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venerdì 3 marzo 2017

8 marzo internazionale

 OTTO MARZO SCIOPERO INTERNAZIONALE DELLE DONNE


La storia dell’8 marzo nel Novecento è quella di manifestazioni e scioperi. Anche dopo la sua consacrazione istituzionale questo giorno rimane quello della lotta femminista internazionale per una società in cui vivere libere da oppressioni patriarcali e capitaliste.

Dallo sciopero femminista USA 1961 contro la guerra, a quello del 1970 “per la pace e l’Uguaglianza”, sino a quello generale del 1975 in Islanda per il riconoscimento del lavoro delle donne, e poi la grande manifestazione in Usa del 1986 “pro Choice”, …
dalle vaste e trasversali manifestazioni italiane per il divorzio e la libertà femminile nel 1972 e nel 1974, a quelle  spontanee per la difesa della Legge 194 nel 1981 (vittoria dei No ai referendum abrogativi) e nel 2008, alla manifestazione contro le disparità sul lavoro, e per inciso contro il governo Berlusconi, indetta da ‘Se non ora Quando’ nel febbraio 2011...
…sino alla grande manifestazione delle donne in Polonia per l’aborto legale, il “Black Monday” di Varsavia del 3 ottobre 2016 ed al “Mercoledì Nero” di Buenos Aires del 19 ottobre 2016 che le donne sudamericane, riunite in “Ni una menos”, hanno lanciato con un grido di rabbia per dire basta alla violenza machista riproponendo il “paro”, lo sciopero, per l’otto marzo,
…alla manifestazione “Non una di meno” a Roma dello scorso 26 novembre che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di donne…
...La manifestazione contro l’elezione di D. Trump, sabato 21 gennaio 2017, ha espresso la protesta contro il sessismo del nuovo presidente, e fatto scendere in strada tante altre voci per un totale di oltre 500mila persone nella sola Washington e oltre tre milioni nell’intero Paese....
Le donne in questi decenni sono scese nelle piazze per reclamare ed esigere la fine dei sistemi di violenza, sia contro il militarismo che contro la violenza domestica e il sessismo…
e la protesta è arrivata con la sua ondata anche in Italia proprio nel momento in cui cresceva il dissenso verso il nuovo “Piano strategico contro la violenza” sulle donne, contestato per i suoi contenuti politici e per gli stanziamenti inadeguati, oltre che per la metodica di approvazione, in primo luogo dalle donne che da decenni lavorano nelle Case rifugio e nei Centri antiviolenza (77 centri riuniti nella associazione DiRE).

Un movimento trasversale di donne formato dalla manifestazione “Non una di meno” dello scorso 26 novembre 2016 a Roma per rivendicare la centralità dell’autonoma voce delle donne nei confronti dei piani governativi promossi al fine di contrastare la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere. Questo movimento si è riunito nuovamente in assemblea a Bologna a febbraio: la piattaforma che è scaturita indica i punti da cui partire per un programma politico femminista ad ampio spettro, inclusivo e radicale, sfociato nella richiesta, plaudita o controversa, alle forze di sindacali di indire per l’otto marzo 2017 uno sciopero di 24 ore.

I punti della piattaforma di NON UNA DI MENO sono:

La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Vogliamo rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà

Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere

La violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività

Contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans

Alternativa Libertaria/FdCA condivide la piattaforma di Non una di meno, partecipa alle mobilitazioni per la sua piena attuazione e con le sue e i suoi militanti contribuisce a costruire momenti di crescita e di affermazione di libertà, giustizia e laicità per tutt*.
8 marzo 2017
Alternativa Libertaria/fdca

venerdì 27 gennaio 2017

Primo incontro femminista di Solidaridad – Federación Comunista Libertaria

Dal 14 al 15 gennaio 2017, a Valparaíso, si è tenuto l'Incontro femminista nazionale di Solidaridad – Federación Comunista Libertaria.
In queste giornate si sono tenuti ateliers di dibattito sulla relazione tra patriarcato e capitalismo, su cosa intendiamo per femminismo libertario, e delle strategie di lotta femminista, nelle quali ravvisare i concetti di sorellanza, autodifesa e separatismo. Inoltre si è costruita collettivamente una proposta di protocollo contro la violenza patriarcale all'interno  della nostra organizzazione, ben sapendo che come organizzazione mista non ne siamo esenti, e valorizzando la necessità di azioni chiare nel mentre lavoriamo collettivamente e, con una prospettiva autocritica, l'etica e la prassi femminista che deve attraversare tutti gli spazi in cui  viviamo, nel privato come nel pubblico.

Senza dubbio, le approfondite e intense discussioni che siamo riuscite a fare ci consegnano una grande sfida da affrontare, perché ci rendiamo conto che  come forma organizzata, collettiva, ma anche coerente con il femminismo che ci pervade e ci sfida, dobbiamo chiederci come possiamo essere di contributo al superamento del patriarcato, del capitalismo e del colonialismo. Come possiamo comprendere e mettere in pratica l'autodifesa femminista? Come possiamo assumere il separatismo come strategia politica necessaria? Quali sono le sfide che assumiamo da queste riflessioni a livello politico e organizzativo?


A partire da questo incontro, abbiamo rafforzato la nostra convinzione politica della necessità di portare il femminismo in una prospettiva trasversale a tutte le lotte, ponendoci nel nostro territorio e contesto storico, con una prassi coerente che sradichi le forme maschiliste e violente che hanno storicamente avuto il sopravvento  nel processo decisionale. Ci assumiamo questa sfida con coraggio, certi che con la stessa sorellanza, autocritica e l'amore che ha caratterizzato questo primo incontro, siamo in grado di prendere misure ferme per sradicare il patriarcato, dai nostri corpi, dalle nostre file e dalla nostra stessa vita.


Contro la violenza machista, sorellanza ed autodifesa femminista!


giovedì 22 dicembre 2016

Salute e patriarcato

Salute e patriarcato

author by Melissa Sepúlveda - Solidaridad, Federación Comunista Libertaria 

Ultimamente mi ha piacevolmente sorpreso, dopo diversi anni di sciocchezze femministe, l'esistenza di un'intenzione all'interno del movimento popolare di incorporare nell'analisi e nella prassi una prospettiva femminista.
L'uso di un linguaggio inclusivo durante le assemblee e le riunioni è già una pratica consolidata, tanto che quasi sembra creare imbarazzo la parola di chi non lo utilizza. Tuttavia, nel momento di plasmare questa intenzione nei programmi di lotta dei diversi movimenti sociali che si stanno sviluppando nel territorio cileno e a Wallmapu, la mancanza di strumenti per un'analisi femminista della realtà è evidente.

L'obiettivo di questo articolo è portare allo sviluppo di una costruzione femminista nell'ambito della salute e in particolare al rafforzamento del processo di costruzione programmatica che si sta svolgendo all'interno del movimento "MSpT-Salud para Todas y Todos" (Salute per tutti e per tutte). Per questo è di fondamentale importanza identificare le forme attraverso le quali agisce e si riproduce il patriarcato all'interno delle pratiche di salute, che siano amministrate dai servizi sanitari statali o provenienti da altri attori sociali che accudiscono principalmente donne e bambini/e.
A mio giudizio, un primo punto centrale è riconoscere il patriarcato come un sistema di dominio, differente e anteriore al capitalismo, del quale quest'ultimo si nutre per esercitare lo sfruttamento delle donne e delle bambine in tutto il mondo.
Il modello di salute è direttamente collegato ai sistemi di dominazione imperanti, che articolano la visione del mondo e le relazioni sociali determinando l'economia, la politica e la cultura delle società. Il sistema sanitario, da parte sua, è la materializzazione di questo modello e si esprime attraverso una serie di conoscenze, saperi e pratiche esercitate dentro e fuori dell'istituzione dello Stato per il controllo sanitario della popolazione.
Questo scenario, specialmente nelle società capitaliste, è stato concepito con l'obiettivo di garantire una massa "sana" di lavoratori e di lavoratrici che potesse soddisfare le necessità di produzione e, nel caso delle donne, assicurare la riproduzione della classe lavoratrice. Di conseguenza, il sistema biomedico, centrato sulle patologie dell'individuo, e che ignora quindi le determinati sociali della salute, edifica il sistema sanitario che esiste in Cile, che continua a rimanere lo stesso nonostante i tentativi accademici abbiamo dimostrato la sua insufficienza per ottenere una popolazione più sana, che possa appunto portare a realizzazione i suoi obiettivi produttivi e riproduttivi.
D'altra parte è necessario riconoscere che l'egemonia di questo modello di salute è direttamente collegata alla colonizzazione e al genocidio occidentale, reggendosi sulla lotta contro forme diverse e anteriori di esercitare la pratica medica: ostetriche e guaritrici sono state escluse dal sapere tecnico medico, mentre ogni forma di conoscenza non riconosciuta dagli standard istituzionali di evidenza scientifica è stata rimossa. Pertanto il primo compito è quello di riconoscere, dentro all'analisi del modello di salute in cui viviamo, che questo corrisponde ad un modello patriarcale, capitalista e colonialista.
Propongo di identificare almeno quattro livelli su cui agisce il patriarcato nel modello e nel sistema sanitario egemonico. Questi si relazionano tra loro e si esprimono quotidianamente nella pratica sanitaria.
1) Androcentrismo. Storicamente, il modello biomedico ha un carattere androcentrico, ovvero esso identifica l'uomo come centro della realtà e a partire da lui costruisce l'ambiente, il sistema e la visione del mondo. Il soggetto che usufruisce del servizio sanitario è maschile e in base ad esso si stabilisce l'universalità, essendo incapace di osservare e riconoscere il genere come determinante per le condizioni di salute e di malattia delle persone. Per esempio si ritiene che le donne corrano un rischio maggiore di incorrere in patologie mentali, senza però considerare le condizioni sociali che implicano la prevalenza di patologie psicoaffettive nelle donne. D'altra parte l'approccio del sistema sanitario nei confronti della specificità delle donne è legato soprattutto alla loro funzione riproduttiva, relegandole socialmente al ruolo di madri e di mogli, tanto che la salute, nella medicina occidentale, è orientata principalmente alla riproduzione, ovvero alla gestazione, alla contraccezione, alla pianificazione familiare, e recentemente, alla menopausa.
2) Vincolo patriarcale del sistema sanitario. Affermiamo inconfutabilmente che nella nostra società esiste un rapporto clientelare con il sistema sanitario, proprio del modello del mercato. Ciò che occorre considerare è che questo vincolo è possibile grazie alla relazioni patriarcali, che nascondono molto più che la compravendita della salute, e che esso è si è radicato molto presto nel nostro primo spazio di socializzazione: la famiglia.
Nella struttura familiare chi condensa tutti i poteri è il "padre", incluso il potere di vita e di morte sui figli, sulla/e moglie/i e gli schiavi. La stabilità di questo modello che conosciamo molto bene si basa sulla dipendenza. La condizione di vulnerabilità in cui si trova un corpo malato, fa sì che esso cerchi protezione, e se questo rapporto si riflette chiaramente sugli uomini e sulle donne, queste ultime sono particolarmente dipendenti dal sistema sanitario, poiché sono coloro che lo consultano maggiormente, sia come pazienti che come "accuditrici".
3) Violenza medica contro le donne o altre identità non maschili. Ogni giorno assistiamo alla violazione dei diritti basici nelle pratiche sanitarie, i pregiudizi e la mancanza di una prospettiva di genere dei/delle professionisti/e della salute si traduce in violenza, dove la mancanza di conoscenza dei nostri corpi si trasforma in un terreno fertile per l'autoritarismo medico. Il maltrattamento di donne e transessuali con patologie mentali, necessità speciali o obesità, così come la violenza ostetrica e ginecologica, sono alcuni esempi che svelano l'incapacità di riconoscere le donne e altre identità dentro al sistema sanitario costruito su un modello androcentrico di salute.

4) Soggettività femminile nei processi di salute-malattia. Direttamente collegato al vincolo patriarcale del sistema sanitario è il fatto che noi donne non ci percepiamo e non veniamo identificate socialmente come soggetti con capacità di autodeterminazione, per questo la realizzazione di cambiamenti favorevoli per la nostra salute viene costantemente boicottata. Così per esempio, possiamo affermare che esiste un processo di femminilizzazione dell'obesità nelle società occidentali, particolarmente tra le donne povere, legata ad una bassa autostima e ad una bassa percezione di efficacia nei confronti di cambiamenti nelle abitudini alimentari.
Dobbiamo costruire un nuovo modello e un nuovo sistema di salute, che sia dignitoso per il nostro popolo, che abbandoni la centralità del capitale nei processi di produzione e di riproduzione, rafforzando una prospettiva mirata alla conservazione della salute più che all'amministrazione delle patologie, e che contribuisca attivamente a smantellare le relazioni patriarcali. Questo sarà un lungo cammino di riflessione, autocritica, produzione di saperi nuovi e recupero di saperi ancestrali. Fortunatamente abbiamo fatto i primi passi. L'invito a fare parte di questo processo è stato lanciato.

(traduzione a cura di AL/fdca-Ufficio Relazioni Internazionali)

mercoledì 21 dicembre 2016

Come riparare 4 crepe prima che qualcosa si rompa per sempre.

Uno stupro è sempre e comunque un atto fascista, anche se chi lo commette si dichiara antifascista.
L’antifascismo non è soltanto un coro da urlare in “curva” o una toppa da cucire sul bomber.
Essere antifascista è pensare e agire antifascista.
Chiunque stupra è un fascista e noi lo combattiamo in quanto fascista e stupratore.
Chiunque respira, si muove e parla dalla nostra parte della barricata, che si permette di avere atteggiamenti fascisti verrà combattuto in quanto fascista e stupido vacuo pezzo di merda.
Il comunicato di Romantik Punk segue su Anarkismo. Riguarda Parma, ma non solo Parma.
 http://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/blog/2016/12/20/da-anarkismo-by-romantic-punx/
Qui il volantone in pdf
E grazie ad Abbatto i muri

martedì 8 marzo 2016

8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne


Sono questi  tempi di riorganizzazione e di emancipazione per le donne e per la classe lavoratrice.
Nella Giornata Internazionale delle Donne, il movimento delle donne di tutto il mondo celebra le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute in oltre un secolo. Una giornata in cui denunciare l'oppressione che grava sulle donne nella morsa tra capitalismo e patriarcato, una realtà tuttora innegabile per la maggioranza della donne di oggi. 
L'oppressione sulle donne assume varie forme: un padrone sessista, il partner, un compagno. Per noi anarchici c'è un grande lavoro da fare prima che ci sia uguaglianza di genere e nelle relazioni sessuali, nella società, nelle nostre vite e nella più ampia comunità in cui viviamo.
La lotta per l'emancipazione femminile è tutt'una con la lotta militante delle donne per l'auto-organizzazione. La lotta delle donne contro il patriarcato si muove sia contro il patriarcato che contro lo stato. Lo Stato, il capitale ed il patriarcato si alleano reciprocamente per sostenere i padroni che sfruttano le donne e cercano di frammentare la loro resistenza.
Le mobilitazioni per l'8 marzo, come quelle di tuti gli altri giorni, devono sfidare la vacua nozione neoliberista di uguaglianza di genere all'interno di un sistema di generalizzata disuguaglianza. Questa è una giornata di resistenza contro tutte le forme di oppressione.
Nelle regioni della Turchia e del Kurdistan le donne partecipano ad una lunga lotta contro il fascista regime turco, contro il totalitarismo teocratico del cosiddetto "Stato Islamico" e contro il patriarcato. La rivoluzione nelle autonome regioni del Kurdistan è un esempio militante vivente della auto-organizzazione delle donne per l'autonomia sociale, nonostante le perplessità sulle implicazioni di un'alleanza delle YPG-YPJ con l'imperialismo USA.
Che tutte le lavoratrici del mondo si uniscano in questa lotta, per fare di questo giorno una giornata di resistenza. Si onorino le donne assassinate i cui corpi sono gettati nelle strade quale trofei di caccia.
Le donne del Kurdistan siano un punto di riferimento qui ed ovunque per l'emancipazione e la libertà.
Melbourne Anarchist Communist Group
(traduzion a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

giovedì 27 novembre 2014

Oklahoma (USA): l'IWW solidarizza con la campagna #YesAllDaughters contro gli stupri nelle scuole

Oklahoma (USA): l'IWW solidarizza con la campagna #YesAllDaughters contro gli stupri nelle scuole Documento di solidarietà dell'Oklahoma IWW con #YesAllDaughters Studenti e studentesse della Norman High School a Norman, in Oklahoma, usciranno dalle loro classi alle 9.20 di lunedì 24 novembre per essere salutat* da centinaia di attivist* e sostenitori/trici solidali con loro con grande coraggio. Perchè? Per tutto lo scorso semestre, uno studente di 18 anni della Norman High School ha violentato tre studentesse, ha reso pubblico lo stupro ed umiliato le vittime. Queste ragazze hanno subito atti di bullismo e maltrattamenti: una è stata costretta a lasciare la scuola a causa delle continue minacce; un'altra non riusciva più ad entrare a scuola perchè aggredita dagli amici dello stupratore. Ad un'altra che aveva reagito alle molestie è stato chiesto di lasciare la scuola per il resto dell'anno finchè le cose non "andavano a posto". L'amministrazione scolastica ha punito le vittime per auto-difesa e non ha fatto nulla per colpire gli stupri, le aggressioni sessuali e le molestie all'interno della comunità scolastica. Un coraggioso gruppo di studenti/esse, sostenitori/trici ed amici/che delle vittime hanno deciso di prendere l'iniziativa contro questa ingiustizia. Tre settimane fa, dopo riunioni in un caffè ed in casa, un ristretto gruppo organizzativo ha pensato come costringere l'amministrazione ad affrontare la questione. Tramite la cooperazione con attivist* e media locali, è nata la campagna #YesAllDaughters che ha ottenuto quasi 5000 likes in due settimane, portando i media ad interessarsi alla questione (tra cui un gruppo editoriale di Jezebel) e centinaia di studenti/esse e sostenitori/trici a manifestare fuori della scuola il lunedì successivo. In quanto sindacato impegnato nella abolizione del patriarcato e di tutte le forme di sfruttamento, l'Industrial Workers of the World (IWW) si schiera solidale con quest* studenti/esse ed era presente alla manifestazione. Christophe Parsons, delegato per l'IWW dell'Oklahoma IWW, ha fatto parte del gruppo degli organizzatori. Parsons ha dichiarato che: "In quanto amico delle vittime ed in quanto sindacalista rivoluzionario impegnato nella costruzione di un nuovo mondo, l'inazione non era possibile. Sono orgoglioso de* mie* compagn* di scuola e dei/lle sostenitori/trici nel quartiere che si sono strett* intorno a queste ragazze, e sono orgoglioso del mio sindacato che ha dimostrato un'incredibile solidarietà e sostegno per questo evento." "Chiunque nega il ruolo del patriarcato all'interno dell'oppressione, chiunque fa propri l'uguaglianza di genere ed il femminismo non può dirsi rivoluzionario. L'IWW dell'Oklahoma non resterà silente di fronte ad una simile ingiustizia commessa contro le nostre ragazze e che ha colpito la nostra comunità" ha dichiarato Parsons. L'IWW-Oklahoma fa propria la rabbia degli/lle studenti/esse-attivist* e si schiera a fianco della loro lotta e per la lotta di tutte le vittime del patriarcato. #YesAllDaughters ______________________________________________________________________________ Oklahoma Industrial Workers of the World (traduzione a cura di ALternativa Libertaria/fdca-Ufficio relazioni internazionali)

lunedì 4 novembre 2013

Lettera aperta sull'antisessismo

riceviamo e volentieri pubblichiamo . da NEWSLETTER CSA VITTORIA-Milano via Friuli ang. Muratori 43 www.csavittoria.org info@csavittoria.org Come compagne e compagni del C.S.A. Vittoria sentiamo l'esigenza di riprendere un ragionamento che sottolinei la centralità, all'interno del conflitto di classe e della primaria contraddizione tra capitale lavoro, di una presa di coscienza collettiva sul tema del sessimo che, anche negli ambiti del cosiddetto movimento e delle realtà politiche che si pongono quali rivoluzionarie, è troppo spesso marginalizzato. Riteniamo infatti che non rimettere in discussione questo aspetto specifico dello scontro rappresenti un arretramento teorico all’interno di tutti i nostri ambiti di lotta. Siamo consapevoli che questo sarà un documento parziale rispetto a tutto quel mondo di sfruttamento, discriminazione e oppressione che le donne subiscono, come del resto non è nostra intenzione impartire alcuna lezione a nessuno. Ci interessa, invece, riprendere contenuti fondamentali, che sempre ci sono appartenuti e che le donne hanno imposto all’ordine del giorno con tanta fatica e determinazione in quei percorsi dai quali nasciamo e ai quali ci riferiamo ripetutamente, è oggi imprescindibile e improcrastinabile. Pensiamo a un mondo nuovo senza più sfruttati né sfruttatori, senza classi, frontiere, o discriminazioni di genere o fondate su presunte idee di razze differenti. Una nuova società che in tutti i suoi aspetti dovrà per forza di cose essere femminista, scevra da discriminazioni basate sul sesso nella quale l'altra “metà del cielo” sarà a pieno titolo il cielo stesso in una completa parità di aspirazioni, bisogni, dignità nelle differenze. Questi sono i contenuti che dovrebbero caratterizzare ogni nostra lotta che si tratti di picchetti, comunicati, assemblee e chiaccherate: perché è questo essere comunisti/e militanti. Ma ancora una volta siamo purtroppo costretti e costrette nelle assemblee, nelle riunioni, nei picchettaggi e nelle manifestazioni a sentire un linguaggio sessista e omofobo: dai crumiri definiti froci senza che questo infastidisca i/le presenti (che invece si indignano e si scandalizzano solo per epiteti razzisti tra etnie differenti, ma che accettano come normali parole che esprimono discriminazione sessuale); ai cori “figli di puttana” urlati contro le forze del disordine, pessima abitudine che si era riusciti ad estirpare dai cortei ma che purtroppo si ripropone. Non ci possiamo infatti permettere, in nessuna situazione, di abdicare dal nostro ruolo politico di sviluppare la crescita collettiva e di formazione dialettica per superare i troppi retaggi culturali sessisti che permangono tra i lavoratori e lavoratrici, nel mondo della scuola, nel movimento antagonista in genere. Non è sicuramente una questione di moralismo, di buona educazione o di offesa personale, né soprattutto riguarda solo i compagni: troppe volte sentiamo infatti anche le compagne esprimersi con il linguaggio dei padroni, assimilare un linguaggio storicamente costruito per l’uomo e dall’uomo. “Puttana, figli di puttana, mettiamoglielo nel culo, dimostriamo di avere i coglioni” fanno parte, a pari merito, di un linguaggio che racconta una società patriarcale nella quale una parte sta su un gradino più alto dell’altra. Racconta una società dove le donne vivono un doppio sfruttamento come classe e come genere. Il linguaggio, come ben sappiamo, è lo strumento simbolico di rappresentazione del potere, della cultura, dell’educazione, della politica e dell’economia di una società. Identificare il nemico come un “figlio di puttana” è sbagliato perché attraverso il linguaggio si perpetua questa società che fa del patriarcato uno strumento di oppressione delle donne, esattamente come il capitalismo è strumento di oppressione della classe lavoratrice. La tragedia di Lampedusa, il razzismo di stato e gli interessi del capitalismo italiano ed europeo che ne sono stati causa, sono ancora sotto gli occhi di tutti e di tutte. Ma i morti di Lampedusa, questi nostri “fratelli” e tutti gli altri che attraversano il mare, non sono solo degli strumenti per il capitalismo, su quei barconi ci sono anche quelle “sorelle” che poi verranno spesso sfruttate e buttate sulla strada, le tante vituperate “puttane” che vediamo sui nostri marciapiedi, il cui corpo è violentato e umiliato per il piacere maschile. Ma di loro poco si parla se non per fare qualche servizio televisivo che propone l’argomento come il lato oscuro del sesso o ancor peggio qualcosa di “trasgressivo”, ammiccante o pruriginoso. E poco interessa se l'oppressione e lo sfruttamento delle donne fa sempre parte di un'economia capitalistica che sopravvive anche grazie ai profitti accumulati in maniera criminale (parte integrante di questo sistema), e se il patriarcato è ancora un utile strumento per obbligare le donne a sopperire a uno stato sociale che non esiste più e a ingrossare le file dell'esercito di riserva. E quelle donne siamo tutte noi, perché da quando nasciamo a quando moriamo la parola che ci contraddistingue come donne è sempre quella…puttana se sei suora, puttana se attraversi la strada senza guardare il semaforo, puttana se ti hanno violentato, puttana se non ti hanno mai violentato (ma è chiaro che ti piacerebbe), puttana se non fai sesso con qualcuno, puttana se lo fai con chi ti pare, puttana comunque perché quello deve essere il ruolo delle donne. E perché vorremo cancellare l’uso così diffuso di questa parola? Perché si usa “puttana” per umiliare, per ricordare sempre qual è il nostro ruolo nella società e perché la violenza sulle donne non è solo stupro, omicidio, abusi è anche un sistema pubblico e privato fatto di parole, di gesti, di significati e di immagini che impediscono la libera autodeterminazione delle donne. Il progressivo deterioramento dei rapporti umani e sociali ci fa oggettivamente affermare che la società italiana sia oggi permeata da una sorta di assimilazione della corruzione berlusconiana e caratterizzata da un introiettamento di elementi comportamtali e dis-valori da cui anche probabilmente molti compagni e compagne, al di là della professione di comunismo, non sono esenti e questo ad oggi ci fa pensare come non sia più possibile dare nulla per scontato. In questa fase particolare dove l'assassinio di donne, per odio e senso di possesso, è cosi diffuso a tal punto da dover coniare il nuovo vocabolo “femminicidio”, l'uso di un linguaggio che separa, differenzia e inchioda a ruoli, assume una gravità ancora maggiore perché non rappresenta un impegno nel trasformare il presente. Non stiamo dicendo nulla di nuovo, ma di necessario, visto che se anche è vero che il movimento lo ha posto troppe volte come tema di serie B e se gran parte dei movimenti femministi annacquano contenuti radicali e rivoluzionari per essere accettati e sopravvivere cercando il consenso degli uomini, oppure si accontentano di rimanere chiusi in accademie o in linguaggi incomprensibili per molte; è anche vero che milioni di donne vivono oggi la stessa oppressione, le stesse sofferenze, le stesse paure di prima dei movimenti degli anni '70, e ogni donna, benché non lo esprima o usi questa parola, sente una ferita profonda tutte le volte che qualcuno gliela rivolge contro. Siamo consapevoli che leggendo questo documento molti penseranno “ecco la solita rottura” e, ancora una volta, relegheranno questo contenuto alla semplice fissazione di compagne isteriche, bacchettone, bigotte e molto probabilmente represse che non hanno altro a cui pensare che riprendere contenuti che dovrebbero essere scontati. Qualcun altro penserà che tanto sono solo parole, che è solo un'abitudine, che non si può certo imporre un modo di parlare, soprattutto quando è considerato un gergo “normale” che si usa dappertutto e in tutte le strade: si tratta pur sempre di libertà di pensiero… Ma crediamo che continuare a non criticare l'uso di un linguaggio sessista esprima la volontà di non discutere, anche dal punto di vista personale, le contraddizioni di un sistema atavico di privilegio maschile o ancora peggio che escluda un reale rapporto con le masse perché troppo critici o esigenti. Noi abbiamo fatto una scelta di campo, convinti che un nostro ruolo collettivo abbia senso compiuto solo se ci si assume anche la responsabilità di dare un indirizzo complessivo e questo comprende a pieno titolo l'antisessismo. Questo ci ha portato, con rigore dialettico, a far rispettare la nostra impostazione e a imporre, in ogni momento, comprese le serate “ludiche” nel nostro centro, comportamenti consoni ad uno spazio che si pone su un terreno anticapitalista a 360° fino a interrompere concerti e a far volare sonori ceffoni a chi su questa scelta non era disposto neanche a mettersi in discussione. E questo ti fa perdere “l'uno in più” ma ti fa privilegiare la qualità dei rapporti. E questo è molto “scomodo” perché, opportunisticamente, si fa prima a girarsi dall'altra parte, a far finta di niente, perché si passa per moralisti e rigidi anziché rigorosi ma la responsabilità di tutti noi che crediamo di essere “avanguardia rivoluzionaria”, e che scegliamo di combattere questo sistema, è anche e soprattutto quella di costruire nella quotidianità uomini e donne nuove per una reale emancipazione senza la quale ogni nuovo processo rivoluzionario nascerebbe monco. Non c'è rivoluzione senza liberazione delle donne – Non c'è liberazione delle donne senza rivoluzione Le compagne e i compagni del Centro Sociale Autogestito Vittoria. Ottobre 2013

martedì 15 ottobre 2013

"OH , Calcutta !" - rappresentazione teatrale a Sospirolo (BL)

GRUPPO TEATRO 4 – BELLUNO PRESENTA "OH,CALCUTTA!" Liberamente ispirato all'omonimo spettacolo off-Broadway SOSPIROLO (BL) SALA COMUNALE Sabato 19 ottobre 2013 - ore 21.00 Con Claudio Macorig Franca Sitta Marco Sitta Elena Tormen Tecnico audio-video: Sandro Nuzzo Regia: Claudio Michelazzi LA RIVOLUZIONE SESSUALE ARRIVA ANCHE NEL BELLUNESE! Con il termine rivoluzione sessuale si designa un sostanziale cambiamento nella moralità riguardo alla sessualità nei paesi occidentali, che ebbe luogo tra i tardi anni sessanta e i primi anni settanta del ventesimo secolo.La rivoluzione sessuale, sviluppatasi all'inizio negli Stati Uniti d'America, è stata una liberalizzazione, dopo un periodo di chiusura nei confronti della sessualità. Secondo diverse testimonianze, il principale cambiamento non consistette nel fatto che la gente praticasse con maggiore frequenza il sesso o diverse forme di sesso; semplicemente, se ne parlava più apertamente di quanto non facessero le precedenti generazioni. Lo storico David Allyn lo definisce un periodo di coming out: riguardo a rapporti sessuali prematrimoniali, masturbazione, fantasie erotiche, uso della pornografia, e omosessualità.Tutte queste tematiche sono salite alla ribalta negli anni settanta, e sonole protagoniste della celeberrima e controversa rivista off-Broadway "Oh,Calcutta!" da cui hanno preso ispirazione gli attori e il regista per portare anche a Belluno, seppure con qualche anno di ritardo, il vento tumultuoso della rivoluzione sessuale. "Oh, Calcutta! è una rivista composta da una serie di numeri musicali e da sketch teatrali sul sesso e sui costumi sessuali.I bravissimi attori vi faranno vivere momenti esilaranti ed intensi accompagnati da canto e recitazione. Cosa aspettate allora?? Fiondatevi a vedere "Oh,Calcutta". CLAUDIO MICHELAZZI

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)