„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
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mercoledì 22 febbraio 2017
lunedì 19 settembre 2016
24 settembre a Roma manifestazione "Piazza per il Kurdistan"
CONTRO L’OPPRESSIONE DEL POPOLO CURDO E LE PURGHE DI ERDOGAN CONTRO LE GUERRE ED IL TERRORE IN SIRIA ED IN IRAQ
SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA
AL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO IN ROJAVA
UNICA SPERANZA RIVOLUZIONARIA PER IL MEDIO ORIENTE
PER IL CESSATE IL FUOCO, AIUTI UMANITARI E RICOSTRUZIONE OVUNQUE
SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA
AL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO IN ROJAVA
UNICA SPERANZA RIVOLUZIONARIA PER IL MEDIO ORIENTE
PER IL CESSATE IL FUOCO, AIUTI UMANITARI E RICOSTRUZIONE OVUNQUE
Alternativa Libertaria/fdca aderisce e partecipa alla
manifestazione nazionale del 24 settembre a Roma a sostegno del popolo
curdo, della rivoluzione democratica in Rojava e per la liberazione di
Ocalan.
Il prepotente ingresso della Turchia sui campi di battaglia siriani ha come unico scopo quello di impedire che i cantoni curdi del Rojava nel nord della Siria si saldino un una unità territoriale autonoma ed auto-organizzata nel confederalismo democratico.
L’obiettivo della Turchia è condiviso da tutti gli attori in campo: dal governo di Damasco ai suoi alleati diretti (Russia ed Iran), dai gruppi jihadisti sostenuti dalle monarchie sunnite agli Stati Uniti ed all’Unione Europea, che sono alleati della Turchia nell’ambito della NATO.
Le capacità militari e politiche dei Curdi del Rojava nel combattere, respingere ed incalzare l’ISIS, nel costruire un’alleanza come quella delle Forze Democratiche Siriane e contemporaneamente nell’edificare il confederalismo democratico, hanno dimostrato che può esistere una fondata speranza ed un’alternativa credibile al centralismo di Assad, al terrorismo dell’ISIS&Co., agli interessi delle potenze imperialiste e locali nel costruire un nuovo futuro per la Siria e per il Medio Oriente.
Questa speranza, questa alternativa deve essere sostenuta, perchè introduce elementi di libertà, di laicità, di uguaglianza e di pluralismo in un Medio Oriente storicamente statocentrico e perchè indica una strada rivoluzionaria e libertaria anche per le composite “democrazie” occidentali, incapaci di accogliere i profughi.
Ora, tutto ciò che in Rojava si è costruito è seriamente minacciato dal rapido convergere di interessi geopolitici che nulla hanno a che vedere con la lotta al terrorismo, con la sofferenza del popolo siriano, con i profughi, con la fine del conflitto.
Per questo, il popolo curdo, il confederalismo democratico in Rojava ed uno dei suoi maggiori esponenti come Ocalan hanno bisogno di tutta la solidarietà internazionalista possibile, di tutti gli sforzi possibili per far giungere la voce del popolo curdo in lotta per la sua libertà e di tutto il Medio Oriente in ogni angolo del mondo.
Alternativa Libertaria/fdca ed il movimento anarchico, sostenitori fin dagli inizi del confederalismo democratico curdo, non faranno mancare il loro appoggio.
Roma, 24 settembre 2016
Alternativa Libertaria/fdca
Il prepotente ingresso della Turchia sui campi di battaglia siriani ha come unico scopo quello di impedire che i cantoni curdi del Rojava nel nord della Siria si saldino un una unità territoriale autonoma ed auto-organizzata nel confederalismo democratico.
L’obiettivo della Turchia è condiviso da tutti gli attori in campo: dal governo di Damasco ai suoi alleati diretti (Russia ed Iran), dai gruppi jihadisti sostenuti dalle monarchie sunnite agli Stati Uniti ed all’Unione Europea, che sono alleati della Turchia nell’ambito della NATO.
Le capacità militari e politiche dei Curdi del Rojava nel combattere, respingere ed incalzare l’ISIS, nel costruire un’alleanza come quella delle Forze Democratiche Siriane e contemporaneamente nell’edificare il confederalismo democratico, hanno dimostrato che può esistere una fondata speranza ed un’alternativa credibile al centralismo di Assad, al terrorismo dell’ISIS&Co., agli interessi delle potenze imperialiste e locali nel costruire un nuovo futuro per la Siria e per il Medio Oriente.
Questa speranza, questa alternativa deve essere sostenuta, perchè introduce elementi di libertà, di laicità, di uguaglianza e di pluralismo in un Medio Oriente storicamente statocentrico e perchè indica una strada rivoluzionaria e libertaria anche per le composite “democrazie” occidentali, incapaci di accogliere i profughi.
Ora, tutto ciò che in Rojava si è costruito è seriamente minacciato dal rapido convergere di interessi geopolitici che nulla hanno a che vedere con la lotta al terrorismo, con la sofferenza del popolo siriano, con i profughi, con la fine del conflitto.
Per questo, il popolo curdo, il confederalismo democratico in Rojava ed uno dei suoi maggiori esponenti come Ocalan hanno bisogno di tutta la solidarietà internazionalista possibile, di tutti gli sforzi possibili per far giungere la voce del popolo curdo in lotta per la sua libertà e di tutto il Medio Oriente in ogni angolo del mondo.
Alternativa Libertaria/fdca ed il movimento anarchico, sostenitori fin dagli inizi del confederalismo democratico curdo, non faranno mancare il loro appoggio.
Roma, 24 settembre 2016
Alternativa Libertaria/fdca
mercoledì 15 giugno 2016
Nuovo quaderno di Alternativa Libertaria : Il confederalismo democratico del Kurdistan, l’alternativa libertaria all’ISIS e al massacro del Medio Oriente.
I Quaderni di Alternativa libertaria. Il confederalismo democratico del Kurdistan, l’alternativa libertaria all’ISIS e al massacro del Medio Oriente.
Disponibile su richiesta l’opuscolo che raccoglie materiale sul confederalismo democratico e la situazione geopolitica, in Kurdistan e non solo, apparso a cura di vari autori internazionali su Anarkismo.net dal 2014 al 2016.
Disponibile su richiesta l’opuscolo che raccoglie materiale sul confederalismo democratico e la situazione geopolitica, in Kurdistan e non solo, apparso a cura di vari autori internazionali su Anarkismo.net dal 2014 al 2016.
mercoledì 8 giugno 2016
Così i curdi siriani hanno abbandonato Marx per mio padre
da La Stampa
22/04/2016
CLAUDIO GALLO
http://www.lastampa.it/2016/04/22/cultura/cos-i-curdi-siriani-hanno-abbandonato-marx-per-mio-padre-WOVS5lxc8XH7Iyt75hx9DN/pagina.html
Debbie non è solo la figlia di Murray Bookchin, il teorico del comunalismo. Scrittrice e giornalista, ha pubblicato un libro scottante sul vaccino anti-polio americano infettato da un virus potenzialmente cancerogeno, tra gli Anni 60 e 80. Ma, certo, è anche la figlia di suo padre, appassionata curatrice dell’eredità intellettuale del filosofo, figlio di ebrei russi emigrati in America.
Dal leader del Pkk Abdullah Öcalan ai curdi di Kobane, tutti hanno abbandonato Marx per suo padre: che cos’è il comunalismo?
«Il comunalismo è l’idea che la democrazia funzioni meglio quando i cittadini decidono insieme in assemblee locali. Si guardano in faccia e discutono di argomenti importanti per la comunità, inviano delegati revocabili ai consigli regionali. Il potere resta a livello locale e non è mai trasferito allo Stato-nazione. Mio padre vedeva nelle assemblee la possibilità di formare un senso di cittadinanza sempre più illuminato. La gente dovrebbe reclamare la politica come qualcosa che si pratica invece di votare per qualcuno e sperare in bene. Il comunalismo comprende ciò che mio padre chiamava una "economia morale", in cui la gente decide insieme sull’uso delle risorse naturali per la produzione economica, avendo in mente l’impatto ambientale».
Una visione senza denaro né mercato: com’è possibile?
«Oggi diamo il capitalismo per scontato, ma non è un comandamento di Dio. Nella maggior parte della storia le società hanno funzionato senza. Come mio padre ha sottolineato per la prima volta negli Anni 60, la rotta di collisione del capitalismo con la natura minaccia la sopravvivenza della nostra specie. La sua logica "cresci o muori" impone un incessante sfruttamento delle risorse naturali. La crescita rapace e l’individualismo, a cui ha dato vita, hanno portato al riscaldamento globale che rischia di rendere il pianeta inabitabile per i nostri nipoti. Per ciò che riguarda il denaro, ci sono molti esempi nella storia di persone che hanno lavorato insieme per il bene della società senza doverlo usare: dalle società primitive ai grandi kibbutz israeliani. Il comunalismo crede che, in una società libera, ognuno contribuisca al benessere della società con le sue differenti abilità, interessi e desideri».
Com’è arrivato il comunalismo tra i curdi?
«Quando Abdullah Öcalan fu condannato all’ergastolo, l’avvocato gli portò in prigione molti libri, tra cui alcuni di mio padre tradotti in turco, come L’ecologia della libertà e From Urbanization to Cities (Dall’urbanizzazione alle città).
Öcalan era diventato scettico sul marxismo-leninismo che aveva portato a trent’anni di guerra con lo stato turco. Così si convinse che, abbracciando le idee di mio padre, i curdi avrebbero potuto raggiungere l’autogoverno e una vera democrazia, anche dentro ai confini turchi. Con il concetto di confederalismo democratico, Öcalan ha incorporato il pensiero di mio padre, ma poi ha aggiunto idee originali, specialmente l’enfasi sul ruolo delle donne».
Cosa rimproverava suo padre a Marx?
«Mio padre aveva un enorme rispetto per Marx, ma per lui il marxismo contemporaneo viveva nel passato. La "analisi di classe" e le tattiche impiegate dai rivoluzionari negli Anni 30 andavano superate. Bisognava capire perché i lavoratori non avevano fatto la rivoluzione. Respingeva la visione del proletariato come "classe egemonica". Per lui il cambiamento sociale poteva avvenire soltanto appellandosi alla gente, ai cittadini in quanto parte di comunità che non cercano solo l’eguaglianza economica ma anche aria e acqua pulite, cibo sano, e la fine di tutte le forme di gerarchia e oppressione: razza, etnia, genere... Aveva visto che in Europa Orientale il socialismo non aveva portato la libertà. Credeva che il potere dovesse essere decentralizzato e portato a livello municipale, non consegnato a un partito centralizzato».
Perché i curdi sarebbero così importanti?
«Nel Rojava (l’area curda della Siria ndr) è stata creata una società dove le donne e gli uomini di qualsiasi etnia o religione lavorano insieme per tracciare il futuro delle comunità. La pianificazione economica è attenta all’ecologia, si pratica la forma più democratica di governo esistente, pur in condizioni di guerra. Un esempio affascinante».
Nel 2015, i curdi siriani sono stati accusati da Amnesty si aver demolito le case degli arabi..
«Seguire i progressi del progetto sociale nel Rojava è entusiasmante, tuttavia in condizioni di guerra si compiono errori, che vanno riconosciuti e corretti. Le prove raccolte sollevarono però alcuni dubbi, tra cui la veracità di certe interviste e alcuni aneddoti che non furono confermati. Molti pensano che quei fatti indeboliscano la credibilità del rapporto».
Curdi comunalisti e Washington insieme contro l’Isis: non è una strana alleanza?
«Dovrebbe essere una coalizione naturale, visto che gli Usa e la Ue si presentano come campioni della democrazia. L’Occidente riconosce che i curdi sono i suoi migliori alleati contro l’Isis, teme però che la Turchia spalanchi le porte agli emigranti verso l’Europa. Così si è piegato ai turchi e ha escluso i rappresentanti del Rajava dai colloqui di Ginevra sul futuro della Siria. Hanno chiuso un occhio sul sostegno di Ankara all’Isis e sui bombardamenti turchi delle città curde del Sud-Est, dove, con la pretesa di cercare i terroristi del Pkk, i militari hanno ucciso centinaia di civili innocenti, compresi bambini. Se credessero davvero alla democrazia, americani ed europei dovrebbero invitare i rappresentanti del Rojava a Ginevra e incoraggiare l’espansione del suo modello in Siria. Sarebbe un modo per favorire una soluzione pacifica e democratica che permetta alla gente di rimanere a casa invece di dover fuggire».
Un Rojava autonomo dovrà fare i conti con la Turchia: ci sarà una nuova guerra?
«Sono una giornalista, non un’analista mediorientale, non so predire se ci sarà una guerra. La mia impressione è che la gente abbia ragione a temere la svolta autoritaria di Erdogan. Un regime autoritario porterà più disordini e instabilità. Una cosa negativa per la gente della regione, che mina i nostri sforzi per sconfiggere l’Isis. Spero che i leader occidentali vorranno usare tutto il loro peso per fermare la violenza di Erdogan contro il popolo curdo e insistere per un ritorno al negoziato. È chiaro che la "questione curda" non può essere risolta militarmente. Prima Erdogan riprenderà i negoziati, meglio sarà per la società turca e per il mondo intero».
mercoledì 27 gennaio 2016
Battere l’Isis, fermare Erdogan, sostenere la Rojava
Presidio informativo e di denuncia sulla situazione in Kurdistan e Turchia
Sabato 30 gennaio ore 17, Pordenone, Piazzetta Cavour
Sabato 30 gennaio ore 17, Pordenone, Piazzetta Cavour
sabato 31 ottobre 2015
Turchia/Kurdistan. Contro il fascismo ed il terrorismo di Stato, per la libertà e la ricostruzione di Kobane: solidarietà internazionale!
Turchia/Kurdistan. Contro il fascismo ed il terrorismo di Stato, per la libertà e la ricostruzione di Kobane: solidarietà internazionale!
L'1 novembre la Turchia torna al voto per la seconda volta in pochi mesi.Con queste elezioni l'AKP, il partito del presidente Erdogan, vuole riconquistare quella maggioranza assoluta persa nelle elezioni precedenti, a causa del successo dell'HDP, il partito curdo che aveva superato lo sbarramento del 10%.
La campagna elettorale si è svolta in un clima di terrore.
Dopo gli attacchi omicidi ad Amed (Diyarbakir) e Suruç nei mesi di giugno e luglio, dopo i massacri compiuti dall'esercito turco nelle zone curde come a Cizre, il 10 ottobre un triplo attentato ha colpito al cuore la manifestazione del "blocco della Pace" ad Ankara, provocando più di 125 morti e centinaia di feriti.
Un attentato terroristico contro il movimento dei lavoratori.
Infatti la manifestazione contro gli interventi militari nei territori curdi era stata indetta da due confederazioni sindacali nazionali e da due sindacati dei medici e degli ingegneri/architetti, storicamente vicini all'ala più progressista del movimento sindacale.
Le organizzazioni curde avevano aderito in massa, insieme ad organizzazioni politiche progressiste e rivoluzionarie turche, insieme alla minoranza religiosa alevita.
Questa mobilitazione unitaria per la pace a pochi giorni dalle elezioni era il segno evidente del processo di convergenza di forze di opposizione alla politica repressiva ed omicida dell'AKP.
Di fronte a questa minaccia, dopo la sconfitta elettorale e la perdita di consenso e di voti dell'AKP -dovuta alla repressione contro il movimento di Gezi Park nel 2013, contro la mobilitazione curda per Kobane nel 2014 e contro lo sciopero dei metalmeccanici nel 2015- lo Stato turco ha scelto ancora una volta la carta del terrorismo contro la classe lavoratrice, come spesso ha fatto nella storia del paese.
L'ISIS, a cui si vorrebbe dare la colpa dell'attentato di Ankara come di quello di Suruç, insieme ai Corpi Ottomani (responsabili di 104 attacchi contro sedi curde l'8 settembre scorso), insieme alle milizie sunnite sostenitrici di Erdogan (l'IBDA-C e i Kurds Hezbullah), ai Lupi Grigi, a mafiosi come Sedat Peker (che giusto il 9 ottobre aveva minacciato i Curdi di far scorrere il loro sangue come un fiume), alle Brigate Turcomanne (nemiche dei Curdi a Kobane), sono tutte forze sostenitrici e sostenute dall'AKP nel tentativo di seminare il terrore in Turchia, nel Kurdistan ed in Medio Oriente per inseguire il fosco sogno restauratore della supremazia sunnita nel mondo musulmano insieme ad Arabia Saudita e Qatar.
Un sogno che ha portato Erdogan a puntare sulla distruzione della Siria.
Un sogno che appare ora definitivamente infranto dal recente intervento militare russo.
Un sogno già compromesso dalla vittoriosa resistenza di Kobane e dei Curdi della Rojava all'assedio dell'ISIS e dell'esercito turco.
Il grave pericolo per la classe lavoratrice turca e curda è che l'AKP voglia portare in Turchia quel terrore che ha devastato la Siria, a costo di mettere tutto il paese a ferro e fuoco.
Ci sono tre forze che, unite, potrebbero impedire a Erdogan di realizzare il suo programma liberticida e sterminatore: il movimento popolare di Gezi Park insorto nel 2013 per protestare contro le politiche di devastazione del territorio delle grandi imprese e contro la mancanza di libertà politica ed individuale, il movimento popolare curdo insorto a difesa di Kobane nel 2014, il movimento operaio che nel maggio 2015 ha portato decine di migliaia di metalmeccanici in piazza da Bursa ad altri centri industriali del paese.
La convergenza di queste tre forze potrebbe sconfiggere i piani assolutistici di Erdogan ed aprire in Turchia una fase di conquista di diritti e di libertà finora negati.
Contro il fascismo ed il terrorismo di Stato, solidarietà internazionale con i sindacati, con i lavoratori turchi e curdi uniti, con le forze progressiste e rivoluzionarie, per la libertà e la ricostruzione di Kobane.
Alternativa Libertaria/fdca
venerdì 23 ottobre 2015
martedì 14 aprile 2015
Ponti tra l'anarchismo ed il Confederalismo Democratico
Due interessanti articoli sui ponti tra l'anarchismo ed il Confederalismo Democratico , scriveteci per ricevere il PDF
safigher@gmail.com
Kurdistan: teoria e gineologia
Kurdistan: teoria e gineologia
Il movimento femminile curdo vuole ovviamente distruggere il patriarcato e riferirsi alle esperienze del movimento femminista, ma si sforza anche di costruire una teoria originale adatta al contesto del Kurdistan.
La teoria curda di liberazione delle donne ha un nome: teoria della rottura. I suoi principi essenziali sono: agire indipendentemente dagli uomini, contare sulle proprie forze, sviluppare la propria coscienza di genere, creare organizzazioni delle donne. La liberazione femminile è considerata il fondamento della lotta per la democrazia, la condizione si ne qua non per l'uscita del capitalismo.
L'armarsi delle donne è giustificato in primo luogo dalla legittima difesa contro il sistema di dominio maschile. In effetti la teoria della rottura comprende anche un progetto d'azione delle donne per la trasformazione dell'uomo. Questo significa lottare contro il maschilismo nelle organizzazioni miste e non lasciare agli uomini altra scelta che il cambiamento.
Jin vuol dire donna in kurdo, e la ginealogia è la scienza delle donne . Vuole innalzare la coscienza di genere nelle donne mettendo al centro le loro esperienze, senza sovvenzioni dallo Stato e appoggiandosi unicamente alle proprie forze. La ginealogia vuole far convergere l'esperienza delle donne del mondo piuttosto che accettare la teoria femminile occidentalmente centrata e subire le ricerche androcentriche statali e universitarie.
L'egemonia maschile in campo scientifico ha troppo spesso condotto a trovare degli alibi pseudo scientifici che giustifichino la posizione di secondo sesso accordata alle donne. Ai nostri giorni l'università è uno dei principali rappresentanti del patriarcato. Bisogna rimettere in gioco le verità stabilite e privilegiare le ricerche e la scrittura della storia fatta dalle donne per loro stesse. In questo campo esiste un autentico bisogno di autodifesa. È per questo motivo che sono state istituite le Accademie delle Donne che portano avanti le loro ricerche in tutte le direzioni compresa la critica alle nozioni estetiche e di bellezza costruite a spese della donne.
Arin Mirkam ( pseudonimo collettivo Facebook gallery ed attrici di questo articolo militanti del collettivo solidarietà donne di kobane. Si tratta di un omaggio a Arin Miriam, combattente JPG uccisa a Kobane il 5 ottobre )
tratto dal numero di marzo 2015 di "Alternative Libertaire"
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/Fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
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