ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta ecologia sociale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ecologia sociale. Mostra tutti i post

martedì 16 marzo 2021

Agroecologia e anarchismo organizzato: Un’intervista con la Federazione Anarchica di Rio de Janeiro (FARJ)

 In risposta al modello industriale e capitalista di produzione alimentare che ha decimato i modi di vita rurali e la nostra madre terra, i movimenti sociali di tutto il mondo hanno identificato l’agroecologia come la loro proposta alternativa per lo sviluppo rurale. Fondata sulle conoscenze contadine e indigene, sulle lotte per la sovranità alimentare e sulla riforma agraria, l’agroecologia è intesa dai movimenti sociali come “uno strumento per la trasformazione sociale, economica, culturale, politica ed ecologica delle comunità e dei territori”. Questa intervista che Black Rose ha condotto nell’estate del 2020 con un militante del Fronte di Lotta Contadina della Federazione Anarchica di Rio de Janeiro (FARJ), esamina il loro lavoro con alcuni dei movimenti sociali del Brasile che lottano per l’agroecologia e la sovranità alimentare. Provenendo da un contesto con movimenti sociali contadini molto sviluppati, FARJ condivide importanti intuizioni da cui i militanti anarchici possono imparare.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUI L'INTERVISTA  <CLICCA>

mercoledì 20 gennaio 2021

Murray Bookchin - Oltre il dominio e la gerarchia, pratiche libertarie per una società ecologica

 


Nel centenario della nascita di Murray Bookchin (New York, 14 gennaio 1921 – Burlington, 30 luglio 2006 ) il Centro Studi Libertari / Archivio Giuseppe Pinelli, in collaborazione con elèuthera editrice, presenta il documentario biografico "Oltre il dominio e la gerarchia, pratiche libertarie per una società ecologica", realizzato da Alex Pasco con le voci narranti di Moreno Agnella e Gianluca Paciucci. Nato in una famiglia di immigrati russi di origine ebraica emigrata per sfuggire alla persecuzione religiosa, alla povertà estrema e alla repressione zarista, Murray Bookchin diventerà uno degli intellettuali libertari più significativi del ventesimo secolo, lasciandoci in eredità la sua possente visione ecolibertaria, fatta di pensiero e azione, di lucidità critica e immaginazione prefigurativa. La 'Rapsodia in blu' di George Gershwin era una delle composizioni preferite di Bookchin, quella che a suo avviso aveva espresso più compiutamente lo spirito dei tempi nei decenni precedenti la seconda guerra mondiale, e per questo motivo è stata inserita nella colonna sonora del filmato. Collezione digitale dedicata a Murray Bookchin: https://centrostudilibertari.it/it/mu...

lunedì 27 aprile 2020

#4 Contro i Virus del Capitalismo, per l'Ecologia Sociale
























------------------------------------------------
La situazione attuale caratterizzata da questa nuova pandemia mette definitivamente a nudo le responsabilità e l'insostenibilità del sistema dominante di produrre, consumare e governare la società umana e il pianeta: capitalismo consumistico e finanziario da una parte e democrazie e totalitarismi più o meno spinti dall'altra, in una stretta relazione che vede le seconde sempre più a servizio delle prime.
Cambiamenti climatici, distruzione degli ecosistemi per lasciare spazio a coltivazioni ed allevamenti intensivi, inquinamento di aria, acqua e suolo, desertificazione, consumo di risorse e produzione di rifiuti oltre la capacità di carico della terra, fame nei paesi poveri e malnutrizione nei paesi ricchi, sfruttamento, disoccupazione, impoverimento e diseguaglianze sociali che interessano fasce sempre più ampie di popolazione, sono la diretta conseguenze di un sistema economico orientato alla perenne ricerca di profitto, in una logica di crescita infinita dei consumi, e di azioni di governo che curano gli interessi di pochi capitalisti, spesso organizzati in società multinazionali a scapito dei cittadini e dell'ambiente in cui vivono.
Anche in riferimento alla pandemia che stiamo vivendo, è ormai da tempo dimostrata la stretta relazione tra la distruzione degli habitat naturali, dovuti all'indiscriminata espansione antropocentrica, per scopi agricoli, industriali ed urbani, e la diffusione di nuovi virus caratterizzati dal cosiddetto “spillover” o salto di specie, conseguenza di un contatto sempre più stretto con una fauna selvatica a cui sono stati tolti i propri spazi di sopravvivenza. L'epidemia di SARS del 2003 ne era già esempio.
La distruzione delle foreste pluviali, come quella Amazzonica, che da sola ospita il 10% delle specie animali esistenti e molte ancora sconosciute, per lasciare spazio alle monocolture di mais e soia, o la cattura e l'allevamento di animali selvatici da vendere vivi nei mercati in alcune zone della Cina, per soddisfare le credenze e il palato di un ceto benestante in forte espansione, sono solo due degli infiniti casi che recentemente hanno trovato l'attenzione dei media.
Inoltre, come dimostrano i report annuali di Lancet Countdown, un gruppo di ricerca interdisciplinare formato da oltre 120 ricercatori provenienti da tutti i continenti e il cui lavoro è coadiuvato da 35 tra università, enti di ricerca e agenzie delle Nazioni Unite, i cambiamenti climatici in atto, oltre alle note e gravi conseguenze ambientali e sociali condizioneranno pesantemente anche lo stato di salute degli esseri umani.
L'innalzamento della temperatura favorirà la diffusione di malattie infettive e microrganismi e aumenteranno i morti per esposizione a polveri sottili dovute all'inquinamento atmosferico, come riportato anche in uno studio redatto dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) che vede l’Italia, con 14.600 decessi, in prima posizione per morti precoci da biossido di azoto e seconda, con 58.000 decessi, per quelli causati dall’eccesso di particolato.
Queste non sono scoperte dell'ultimo minuto, e anche per il COVID-19, la comparsa di una nuova infezione su scala planetaria era già stata prevista da più studi scientifici a livello internazionale; già più di un anno fa alcuni scienziati cinesi lo ipotizzarono mettendo in rapporto le epidemie zoonotiche avvenute negli ultimi decenni e le cause da cui derivarono; nel 2018 un gruppo di ricerca dell'OMS avvisò dello sviluppo di una malattia X con le caratteristiche della pandemia in corso e il CSIS (Center for strategical and international studies) con sede a Washington, l'ottobre scorso, informò il governo statunitense del pericolo imminente, ricostruendone perfino una simulazione.
Ma, nonostante i ripetuti avvertimenti, i governi non hanno preso alcun provvedimento preventivo, men che meno in Italia, dove il sistema sanitario, smantellato dai tagli delle politiche neoliberiste, era già praticamente ridotto all'osso.
Eppure i piani pandemici erano stati redatti da tempo e prevedevano una lunga serie di interventi, tra i quali il monitoraggio delle strutture sanitarie a garanzia dell'accessibilità alle cure. Tuttavia le uniche misure adottate, in sostanza, hanno riguardato l'isolamento sociale (escluse le fabbriche del nord dove i lavoratori sono stati vergognosamente sacrificati al capitale con le conseguenze viste in Lombardia), e il conseguente stato di polizia, che rischia di fare da anticamera a derive autoritarie ed ad una gestione militarizzata della società, in un perpetuo stato di emergenza, vero o presunto che sia.
Comunque, i provvedimenti riguardanti la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente restano disattesi in ogni ambito. Sui luoghi di lavoro dove incidenti mortali, infortuni e malattie professionali continuano ad aumentare nonostante la normativa sulla sicurezza, che dopo decenni si dimostra un completo fallimento; nelle aree urbane ed industriali, abitate da più del 50% della popolazione mondiale, con picchi del 70-80% negli USA ed in Europa, condannata a vivere in un ambiente estremamente inquinato, contro il quale non viene presa alcuna misura che abbia un'efficacia strutturale e, tanto per restare in Italia, i drammatici rapporti annuali dell'ISPRA entrano i conflitto con gli accomodanti controlli effettuati dell'Arpa.
Stesso discorso per le aree rurali, con una agricoltura ad alto uso di concimi e pesticidi che, oltre ad inquinare le falde acquifere e desertificare il suolo, opera sempre più a ridosso delle aree abitate, vedi l'esempio del prosecco nel Veneto o delle mele in Trentino; anche nell'ambito agroalimentare, in mano a poche e potenti multinazionali, il cibo è trattato alla stregua di una merce, soggetta a logiche produttivistiche, consumistiche e speculative, a scapito della qualità e salubrità degli alimenti e in assenza di alcun programma di educazione alimentare. Per cui ciò che dovrebbe essere un diritto universale è trasformato in una delle maggiori fonti di profitto per pochi, con la complicità delle istituzioni. Come nel caso dell'EFSA, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che per le sue valutazioni utilizza i dati forniti dalle multinazionali stesse.
In merito alle periodiche Conferenze sul clima, le cosiddette COP n°, dal Protocollo di Kyoto del 1997 in poi sono risultate una serie di costosi, ipocriti ed inconcludenti congressi, come dimostra l'ultimo fallimento della COP25 di Madrid, in cui, sotto la pressione delle lobbies economiche, gli Stati non hanno trovato gli accordi sul mercato del carbonio.
Ma le gravi conseguenze ambientali dell'attuale modello di sviluppo, sono ormai innegabili e da tempo viene sostenuta da più parti la necessità di una conversione ecologica dell'economia. Le associazioni ambientaliste “istituzionali” (Legambiente, WWF, ecc.) lo propongono da decenni e il problema è stato riconosciuto ufficialmente a livello internazionale con la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, nel giugno 2012. 
Tuttavia, dagli indirizzi che governi e istituzioni hanno impartito alla cosiddetta “green economy,” risulta chiaro che non si tratta di una soluzione, ma di un intervento di politica neoliberale, interno al capitalismo, come risposta alla crisi finanziaria, con la generazione di nuovi mercati, che andrà a beneficio degli stessi che hanno generato il problema. 
Infatti lo sviluppo di tale economia è assegnato alle istituzioni finanziarie e al capitale privato che, in un ottica di mercificazione del capitale naturale e spartizione delle quote del carbonio, lascia in mano al mercato globalizzato il compito di realizzare la neorivoluzione verde. Questo, con la complicità di governi più o meno democratici e più o meno corrotti, incrementerà la privatizzazione di beni comuni come terra, acqua, cibo, risorse energetiche ed ambientali, seppellendo definitivamente i diritti umani ed ambientali dei popoli. 
La ”green economy” non può essere una soluzione perché non mette in discussione il modello economico dominante basato su un’irrazionale produzione di merci, conseguenza dell'idolatrata crescita economica infinita del capitalismo, assunta a dogma unico da ogni governo sulla terra.
Siamo tornati, dunque al punto di partenza.
Ora come non mai, è evidente che le crisi ambientali, economiche, sociali e politiche che imperversano sull'intero pianeta, sono in strettissima relazione tra loro e hanno un bisogno urgente di essere risolte. Ma non possiamo più fidarci di chi ha generato il problema, sarebbe come chiedere alla volpe di proteggere il pollaio.
Non possiamo chiederlo alle istituzioni ipocritamente democratiche o più o meno totalitarie che fanno gli interessi di un capitalismo sempre più predatorio di risorse ambientali ed umane. 
Non possiamo delegarlo ai sindacati di Stato, che da decenni perseguono istanze concertative del tutto favorevoli agli interessi dei padroni capitalisti, a scapito dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, delle condizioni di vita sui luoghi di lavoro e della tutela dell'ambiente.
Non possiamo nemmeno fidarci dell'ambientalismo istituzionale, incline da tempo a mediare le proprie istanze al fine di ottenere delle corsie preferenziali di finanziamento pubblico e delle poltrone negli apparati politico/istituzionali, non mettendo in discussione il sistema capitalista ma promuovendo una green economy ipocrita ed irrealizzabile.
Ora, in merito all'attuale crisi sanitaria globale dilaga il motto che “andrà tutto bene e tutto tornerà come prima”. Ebbene questa è l'ennesima balla che ci stanno raccontando per predisporci ad accettare le inevitabili conseguenze sociali ed economiche che peseranno ancora una volta su noi tutte e tutti, sulle classi più deboli e sullo sfruttamento dell'ambiente che dovrà essere sacrificato all'altare della ripresa economica.
Come nulla sarà come prima, diverse dovranno essere anche le nostre risposte, con lotte e rivendicazioni ancora più incisive e capillari, in ogni quartiere, su ogni territorio e nei luoghi di lavoro.
Dovranno essere diverse anche nelle modalità, organizzandole dal basso, rifiutando il verticismo gerarchico e la delega, in forme autogestite, con la creazione di reti di mutuo appoggio.
Diverse anche nei principi, riconoscendo una volta per tutte che la difesa dell'ambiente non si può disgiungere dalla lotta per una società equa e solidale e viceversa. 
L'ambientalismo è lotta di classe, degli e delle sfruttat* contro gli sfruttatori e le sfruttatrici. L'Ecologia Sociale dovrà essere il nostro principio ispiratore, contro il capitalismo e la falsa democrazia, per un mondo in cui dovrà sparire ogni forma di dominio: dell'uomo sull'uomo, dell’uomo sulla donna e dell'uomo/donna sulla natura.
Iniziativa Libertaria - Pordenone

lunedì 9 novembre 2015

No alla strozzatura, No ai contatori

La Regione Friuli-Venezia Giulia si sta dotando del PRTA (Piano Regionale di Tutela delle

Acque), che nell’ex-Art. 50, nella prima bozza del “Progetto di Piano” prevedeva la strozzatura dei pozzi
artesiani per uso domestico a 0,1 litri al secondo di portata media giornaliera, contro l’attuale di circa 1
litro al secondo. In pratica, ciò significa il rischio d’insabbiamento e dismissione dei pozzi.

Inoltre nel verbale n.30 della IV Commissione Permanente regionale, del 15 gennaio 2014 si
calcava ulteriormente la mano contro le fontane a getto continuo:
“La Commissione condivide pertanto le misure proposte all’articolo 50, tendenti alla limitazione delle
portate prelevate dai pozzi, mediante l’apposizione di dispositivi di regolazione del flusso, atti ad


impedire l’esercizio a getto continuo. La Commissione inoltre valuta […] che il limite di utilizzo medio
giornaliero di cui al comma 4 sia ulteriormente ridotto all’effettivo fabbisogno auspicando, comunque,
il coinvolgimento degli Enti locali nella fase di consultazione pubblica. Si propone anche l’installazione
di contatori per monitorare l’effettivo consumo.”
INCONTRO INFORMATIVO
MERCOLEDI 11 NOVEMBRE
S. VITO AL TAGLIAMENTO

presso la sala Concordia (dietro il Duomo) ore 20 e 30


Nell’estate 2014 è quindi partita una Petizione Popolare in difesa dei pozzi artesiani e il 16
dicembre 2014 sono state presentate oltre 11 mila firme, al Presidente del Consiglio Regionale Franco
Iacop, che si era impegnato all’audizione dei Comitati promotori, prima di ogni decisione delle Regione.
Invece il successivo 30 dicembre, la Giunta Serracchiani ha approvato in maniera quasi occulta, il

Progetto di PRTA. Ora all’Art. 48 (che sostituisce l’Art. 50 della prima versione del PRTA) oltre a
ribadire la necessità della riduzione della portata dei pozzi, si demanda ad un Tavolo Tecnico la
definizione dell’entità della strozzatura stessa. I tempi a disposizione del Tavolo Tecnico sarebbero
quantificabili in circa un anno e mezzo al massimo, ma, come riconosciuto dal CATO ed anche da Gestori
del Servizio Idrico Integrato, come il CAFC, in Provincia di Udine, questo risultato è impossibile perché
i tempi tecnici di una sperimentazione attendibile per verificare gli effetti della strozzatura sui pozzi
artesiani, non possono essere inferiori ai tre/cinque anni.
Inoltre l’Art. 48 è addirittura peggiorativo di quello precedente, perché al comma 2 riappare
l’obbligatorietà di allacciamento all’acquedotto in caso di disponibilità di quest’ultimo sul territorio.

Quindi la politica regionale sembra andare nella direzione di un’acquedottizzazione, più o meno forzata,
con la conseguente chiusura dei pozzi domestici. Provvedimenti del genere non hanno alcuna
giustificazione scientifica, né in termini di ricarica delle falde né in termini di prevenzione
dall’inquinamento. Nella destra Tagliamento urgerebbe piuttosto l’eliminazione delle captazioni a scopo
idroelettrico (Cellina, Meduna), e la drastica riduzione di quelle a scopi industriali, ittici ed agricoli.
Riguardo la qualità delle acque, sono innegabili le responsabilità della mais-coltura intensiva nello
spargere ogni anno tonnellate di fertilizzanti chimici (nitrati) e pesticidi (si ricordi solo il caso atrazina)
nell’alta pianura, destinati a contaminare prima le falde freatiche e poi quelle artesiane.
Attualmente la Regione è in fase di elaborazione delle Osservazioni al Piano trasmesse dagli
interessati entro il 4 agosto 2015, ma è stata rinviata la presentazione pubblica da parte della Regione che era prevista per il 13 ottobre. Sono in corso le riunioni del Tavolo Tecnico (in realtà ferme al mese di
agosto); analizzeremo alcuni verbali nell’incontro qui proposto. Contemporaneamente sul territorio si
cerca di disaffezionare la popolazione dall’utilizzo dell’acqua dei pozzi com’è successo a Sterpo di
Bertiolo, dove il Comune ha posto il cartello di “acqua non potabile” a una fontana pubblica mentre le
analisi dimostrano la perfetta potabilità di quella fonte (vedremo nei dettagli questo caso emblematico).
Chiediamo una moratoria di DIECI anni che consentirebbe di:

1. valutare l’andamento della piovosità a fronte degli indiscutibili cambiamenti climatici in atto;

2. attivare una seria e capillare politica di riduzione e prevenzione dell’inquinamento, a carico
soprattutto del comparto agricolo, del suolo e delle acque superficiali e sotterranee.


mercoledì 3 giugno 2015

TERZA FESTA GAP: SABATO 13 GIUGNO 2015 PORDENONE

Buongiorno, siamo lieti di invitarvi alla Terza Festa Gap - e dell'ecologia sociale e mutualismo - che si terrà il 13 giugno a Cordenons, località Sparesera (lato cimitero, via Mulin Brusà dopo il ponte del Valer). La festa, organizzata insieme al gruppo del Mutuo Soccorso di Cordenons, avrà inizio alle h. 16 con l'apertura dei mercatini delle autoproduzioni, alimentari e di scambio. All'interno della festa ci sarà anche un ‪#‎WORKSHOP‬ di presentazione e spiegazione per le autoproduzioni di microrganismi efficaci (detersivi, lavaggi ecc.) http://microrganismi-efficaci.it/produzione_ema Alle h. 18 si terrà un FORUM in cui discuteremo con voi di importanti tematiche legate all'ambiente e all'alimentazione: approfondiremo cos'è il TTIP, il trattato transatlantico per il libero commercio e la libertà degli investimenti, e quali potrebbero essere le conseguenze se venisse approvato. Poi affronteremo il tema dell'autodeterminazione alimentare e delle resistenze nei territori. Alle h. 21 ci divertiremo insieme con la musica ska/reggae/latino dei Pharmakos in concerto! Durante tutto l'evento sarà attivo un fornito chiosco autogestito e come consuetudine sará possibile prenotare la cena Sociale che verrá servita verso le h 20,00 nel giardino annesso. Il ricavato verrá utilizzato per coprire i costi e finanziare le prossime iniziative Gap. vi ricordiamo che sabato 13 Giugno dalle 16.00 incomincia la festa GAP e dell'ecologia sociale a Cordenons, località Sparesera (lato cimitero, via Mulin Brusà dopo il ponte del Valer). inoltre per la cena sociale bisogna prenotare entro e non oltre mercoledi 10 giugno e comprende: 1°Pasta fredda 2°Frittate con asparagi,formaggi o cipolle 3°Contorni di stagione Pane vino acqua compresi. Il costo è di 10 euro Per info e prenotazioni gapprenotazionipn@gmail.com o chiamare il 3425622991 Michele Nell'allegato trovate il programma della festa e le indicazioni per arrivare alla festa Vi aspettiamo numerosi per una giornata di festa e condivisione!

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)