„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
Visualizzazione post con etichetta lotte logistica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lotte logistica. Mostra tutti i post
sabato 8 febbraio 2014
Cile ultime da anrkismo.net
In 14 porti del nord e del sud del Cile sono in corso dal dicembre 2013 degli scioperi dei lavoratori portuali. Il primo sciopero è stato quello di Puerto Angamos nel nord per ottenere la pausa retribuita di mezzora per il pranzo, la possibilità di iscrizione al sindacato per i lavoratori a tempo determinato e la riforma della legislazione del lavoro che risale all'epoca della dittatura. Lo sciopero si è poi esteso ad altre città anche in solidarietà con i portuali di Puerto Angamos, vittime di una brutale repressione poliziesca.
I portuali cileni sono un fattore chiave nell'esportazione di rame. Ogni anno passano 9500 tonnellate di rame per i porti cileni. Lo sciopero coincide inoltre con l'arrivo sulle banchine del grano e della frutta destinati all'esportazione, con costi per il fermo intorno ai 70 milioni di dollari alla settimana per i produttori di frutta. I portuali hanno ricevuto una certa solidarietà nella capitale, mentre nelle miniere di rame e nelle foreste i lavoratori hanno messo in atto azioni per ridurre la produzione.
Andrés Santa Cruz, il capo della Condederazione per la Produzione ed il Commercio (associazione padronale che rappresenta la "comunità imprenditoriale cilena") ha accusato gli anarchici di organizzare gli scioperi.
Gli ha replicato Melissa Sepúlveda, Presidente della Federazione degli Studenti Universitari Cileni (FECh), ella stessa anarchica e militante del Frente de Estudiantes Libertarios e de La Alzada, Acción Feminista Libertaria, con un comunicato stampa in cui sostiene che l'accusa non ha nessun fondamento, rivendicando comunque la libertà di pensiero dei lavoratori in sciopero e denunciando il tentativo di usare il termine "anarchici" per instillare paura -come si è fatto anche per le lotte dei Mapuche- laddove invece i lavoratori lottano per i loro diritti, dimostrando grande coraggio e capacità organizzative in un paese che non consente la sindacalizzazione e rende complicato fare contrattazione.
A Santa Cruz, per il quale se i lavoratori ritengono violati i loro diritti dovrebbero adire le vie legali, la Sepulveda ha replicato che se i lavoratori lo ritengono utile, oltre alle manifestazioni ci sono pure i mezzi legali, anche se il caso di Puerto Angamos ne ha dimostrato l'inefficacia a causa della neutralità assunta dal governo. Infatti alla pausa-pranzo di mezzora retribuita è stato sostituito un bonus minimo.
Ed ai timori della CPC per la sorte delle esportazioni dei beni agricoli bloccati sulle banchine, la Sepulveda ha replicato che proprio per fugare tali preoccupazioni è necessario un urgente intervento del governo nella direzione del riconoscimento delle rivendicazion dei lavoratori, i quali non fanno altro che usare i mezzi di lotta che gli sono propri: le manifestazioni e gli scioperi.
(sintesi da http://www.anarkismo.net/article/26674 e da http://www.anarkismo.net/article/26672 a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)
giovedì 12 dicembre 2013
Domenica 15 dicembre assemblea sulle lotte nella logistica
Ciao,
mentre le prime pagine riportano il “movimento dei forconi”, di una piccola borghesia che si sente minacciata e travolta dalla crisi,
sentiamo l’esigenza di una riflessione su un movimento passato sotto silenzio dai media, ma che prosegue e si espande da due-tre anni, dal Nord al Centro e Sud Italia: il movimento di lotta dei lavoratori della logistica, organizzato dal SI Cobas.
Un settore giovane di classe operaia, in gran parte immigrata, che svolge il lavoro di smistamento di una buona parte delle merci che noi consumiamo, e che ha avviato un ciclo di lotte, spesso dure e lasciando sul campo molti licenziamenti per rappresaglia (dall’Esselunga all’Ikea alla Granarolo), ma che quasi ovunque ha conquistato migliori condizioni economiche e lavorative e il rispetto dei lavoratori prima trattati con metodi schiavistici.
Un movimento che va sostenuto, quale esempio per tutti i lavoratori, e il segnale di una possibile ripresa della lotta di classe in Italia, mentre l’offensiva padronale-governativa tende ad abbassare ovunque le condizioni lavorative al livello dei facchini.
Solo da una ripresa delle lotte operaie potrà ripartire il movimento che metta in discussione il capitalismo e riapra la prospettiva di una società senza classi.
Per questo come comunisti (COC e GCR) riteniamo utile una riflessione su questo movimento e sulle sue prospettive, invitando diversi protagonisti di queste lotte, tra cui il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani.
L’incontro si terrà nella nuova sede di Milano dell’Associazione Eguaglianza e Solidarietà, in via Cadibona 9 (a 8 minuti dalla stazione Vittoria del Passante, lungo viale Molise; fermata Cadibona della linea 90, 93, 91).
Etichette:
anticapitalismo,
assemblea,
lotte logistica,
lotte nella logistica,
si cobas,
sindacale
venerdì 15 novembre 2013
SOLIDARIETÀ AGLI IMPUTATI PER LA LOTTA ALLA BENNET DI ORIGGIO
Lunedì 7 ottobre 2013 sono riprese presso il Tribunale di Busto Arsizio le udienze del processo che vede imputati 20 compagne e compagni del sindacalismo di base e del Coordinamento di sostegno, solidali con la lotta dei lavoratori delle cooperative in appalto ai magazzini Bennet di Origgio iniziata nel mese di luglio del 2008 e durata diversi mesi.
Una dura lotta autorganizzata, risultata vincente, che ha conquistato un deciso miglioramento delle condizioni salariali e normative, che ha rotto l'onnipresente condizione di sfruttamento e schiavitù presente negli appalti della logistica, che ha costretto la cooperativa datrice di lavoro a reintegrare un operaio arbitrariamente licenziato per l'adesione al sindacalismo di base e che ha visto tutti i lavoratori riappropriarsi di quanto negli anni sottratto loro in termini di diritti, salario e sicurezza.
Intendiamo denunciare l'essenza prettamente politica delle accuse contestate a un intero movimento di sostegno delle lotte dei lavoratori delle cooperative che, proprio a partire dalla lotta di Origgio del 2008, si è sviluppato e radicato nell'intero settore della logistica e della distribuzione italiano, confrontandosi con un sistema fondato su rapporti di lavoro schiavistici e di sfruttamento dove il caporalato (più o meno legale) disciplina in maniera fortemente autoritaria la manodopera impiegata.
Non è un caso che le comunicazioni di rinvio a giudizio siano arrivate dopo tre anni e mezzo dagli scioperi di Origgio, proprio mentre si stavano diffondendo le lotte dei lavoratori nel settore della logistica (Esselunga, Ortomercato Milano, il Gigante, DHL), con accuse pretestuose per intimidire i lavoratori e i solidali. A ciò si aggiunge, durante le prime udienze del processo in corso, anche la costituzione di parte civile di Bennet, dell'Italtrans e delle cooperative appaltatrici con richieste di risarcimento del mancato guadagno durante gli scioperi, come monito e deterrente ulteriore per le lotte in corso.
La logistica è divenuto un sistema sempre più centrale e strategico per l'economia italiana, nel quale l'accumulazione del profitto e la valorizzazione del capitale impiegato da committenti e appaltatori sono il risultato di ritmi di lavoro disumani, della pressoché totale assenza di sicurezza e dell'assoluta precarietà dei rapporti di lavoro.
Ma è proprio in tale contesto che i lavoratori addetti hanno costruito un percorso autorganizzato nel quale si riconoscono quali protagonisti diretti per la rivendicazione dei propri diritti, nel quale l'unità e la solidarietà tra lavoratori, seppur di diversi poli e con differenti committenti, è perseguita e praticata nel riconoscersi parte attiva di una medesima classe.
Ecco allora che le lotte degli operai della logistica, soprattutto se immigrati ricattati dalla necessità del Permesso di Soggiorno, assumono un valore strategico sia per tutti i lavoratori che per lo Stato, per i padroni, per le multinazionali che sullo sfruttamento intensivo di questa forza lavoro costruiscono le proprie strategie politiche ed economiche.
Sono questi gli strumenti che, nell'attuale momento di acuta crisi strutturale del capitalismo, rivelano in tutta la sua brutalità l'aggressione di classe portata dal padronato: peggioramento delle condizioni di lavoro, ricatti, licenziamenti politici, pestaggi della polizia, violenza da parte di capi, capetti e caporali, fogli di via, uso strumentale e complice della Commissione di Garanzia per l'arbitraria estensione degli stringenti limiti imposti dalla legge sullo sciopero nei servizi essenziali (cd. legge antisciopero) anche alle operazioni di movimentazione merci.
Come sempre, non si tratta affatto di una “tragedia inevitabile”, ma di una chiara e complessiva scelta strategica dei padroni e dello Stato per ottenere sempre più profitto e superare la crisi mantenendo intatti il loro potere e la loro ricchezza. Tutto ciò con l'esiziale connivenza dei sindacati concertativi (CGIL in testa) esemplificata, in tutta la sua dirompenza, nel recente accordo interconfederale sulla rappresentanza che regolamenterà, con una decisa stretta in senso autoritario, le procedure per la sottoscrizione dei contratti collettivi e la costituzione delle rappresentanze aziendali escludendo dalla formazione i sindacati non firmatari e le organizzazioni dissenzienti e prevedendo sanzioni per scioperi e azioni di contrasto agli accordi raggiunti.
E' quindi evidente che questa lotta, come le numerose altre che si sono succedute in questi anni, non potevano che determinare anche la reazione violenta di un padronato colpito nel proprio comando assoluto sulla forza lavoro. Risposta che non poteva peraltro ottenere che complicità, appoggio e sostegno dalle forze di polizia contro i lavoratori e contro chi pratica in maniera militante la solidarietà di classe.
Rimaniamo convinti che, in una fase di crisi strutturale dell'economia capitalista, ogni conflitto sia da valorizzare e generalizzare per sviluppare un'alternativa reale alla società capitalista .
NO ALLE NUOVE SCHIAVITÙ
CONTRO IL RAZZISMO PADRONALE E DI STATO
CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DI CHI LOTTA
CONTRO L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO
A SOSTEGNO DI TUTTE LE LOTTE DEI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE
LA SOLIDARIETÀ È UN'ARMA, USIAMOLA!
PRESIDIO al TRIBUNALE di BUSTO ARSIZIO
durante le udienze nei giorni:
lunedì 18 novembre ore 10,30/12,30
lunedì 2 dicembre ore 9,30/11,30
lunedì 16 dicembre ore 12
Adesioni
Assemblea delle realtà di movimento della provincia di Varese; Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative; S.I. Cobas; La Sciloria; CSA Vittoria; CUB Reggio Emilia; Sin Base Genova; Confederazione Cobas Pisa; Cobas scuola Varese; Laboratorio Iskra Napoli; Coc - Comunisti per l'organizzazione di classe; Partito Comunista dei lavoratori; Collettivo Lanterna Rossa di Genova; Clash City Worker; Cobas Scuola Milano; CSA Dordoni di Cremona; Unione Sindacale Italiana USI – AIT; Federazione Anarchica Milanese-FAI; G.C.R.Gruppo Comunista Rivoluzionario; Centro Sociale La Forgia di Crema; Laboratorio Crash di Bologna; Libreria Calusca e Archivio Primo Moroni di Milano; A.L.Cobas-Cub Varese
Etichette:
bennet,
lotta,
lotta di classe,
lotte logistica,
origgio,
SCIOPERO,
sindacale,
solidarietà
Iscriviti a:
Post (Atom)