„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
giovedì 16 dicembre 2010
Landini a Ponzano , 17 dicembre
La Fabbrica degli Aquiloni di Treviso invita lavoratori, studenti, cittadini
Ponzano Veneto Salone Parrocchiale (g.c.) dietro la Chiesa di Paderno
a partire dalle h 18.30
La democrazia e il lavoro. Precarietà e nuova contrattazione
Storie di quotidiana precarietà
Parteciperanno:
Don Albino Bizzotto
Pres. Ass. Beati costruttori di pace
Maurizio Landini
Segretario Nazionale della FIOM
h 21.30 Parole e Musica- Concerto: Lello Voce (poeta)
Luca Bassanese
Per tutto il tempo della manifestazione saranno in funzione bar e cucina.Scuola
Perchè Gli aquiloni?
Perchè volano. Volano come le idee, i sogni, le speranze di donne e uomini, giovani e adulti, che insieme condividono, insieme progettano e insieme costruiscono. La Fabbirca degli Aquiloni è lo spazio comune dove queste idee possono nascere e decollare, o fare da filo conduttore per altre idee e per aquiloni più grandi. Noi siamo lo spazio per una politica diversa, nuova, che permetta la nascita e la crescita di buone pratiche fatte di discussione ed elaborazione democratica e partecipativa. Vogliamo dialogare e ragionare, criticare e proporre, sognare e fare. Vogliamo ridare alla politica la sua dimensione sociale nel senso più immediato del termine, quella dimensione popolata da persone che non solo condividono le idee, ma per prima cosa condividono se stesse, che si mettono a disposizione di una comunità non solo come portatori di opinioni ma come protagonisti di una realtà migliore.
venerdì 10 dicembre 2010
UNITI CONTRO LA CRISI - Treviso
Una crisi che si traduce in una messa in discussione del tradizionale bipartitismo. Il segnale è che a partire dalle lotte sociali e da una lotta intransigente contro i piani d’austerità e le politiche antipopolari che si può rafforzare e far crescere la sinistra di alternativa, comunista e di classe. Rompere questo dispositivo di potere (“delega” e “rappresentanza”) evitando di essere ancora sudditi, vuol dire farsi carico in prima persona dell'agire politico e sviluppare non solo pensiero, ma anche pratiche di liberazione. La precondizione è costituire un “luogo politico” - Comitato popolare– che nel territorio accolga, spogliati di ogni appartenenza partitica, sindacale, associativa, ogni individuo, ogni sincera compagna, ogni onesto compagno, disponibili tutte e tutti a proporre, organizzare e lavorare per un sistema che dal basso possa affrontare e risolvere i problemi della cittadinanza conferendo autonomia e responsabilità politico-amministrativa nuove ad ambiti istituzionali socio-territorialialmente “partecipati”, imponendo socialmente l'agenda politica. Ad esempio, la zona sx piave, è lo scenario entro il quale muoverci a fronte d'una socialità atonomisticamente frammentata e zone specializzate per funzioni. Costruire un comitato per il superamento della crisi per ogni ambito territoriale può significare costruire un propria capacita di ricomporre politicamente il territorio aggredendone i santuari del potere che da questa parcellizzazione trae beneficio. Sottrarsi ad ogni gioco politico eterodiretto dai “soliti noti” e vivere politicamente ed esclusivamente nello spazio/tempo della comunità in cui si riesce a giocare la propria dimensione popolare delle forme di vita, esigendo “beni comuni” in ogni città del territorio d'appartenenza . . . . E’ necessario porre al centro del confronto politico e sociale le ragioni dei lavoratori/ci, dei precari, dei disoccupati, della sanità, della scuola pubblica, attorno ad una piattaforma di lotta che unifichi tutti gli sfruttate/i in una lotta vera, continuativa, radicale, capace di capovolgere i rapporti di forza e di aprire la via di una vera alternativa. La grande manifestazione operaia del 16 Ottobre, le lotte di resistenza in centinaia di aziende, le mobilitazioni nella scuola e nell’università rivelano le potenzialità di una larga condivisione contro il sistema degli industriali, dei banchieri, dei loro partiti, dei loro governi. Ma c’è bisogno di una sinistra, che abbia il coraggio di battersi contro questo sistema e di favorire una socialità altra
14 dicembre a Roma, proposto da uniti contro la crisi, da treviso il pullman per andare è in tarda serata del 13. Prezzo a persona circa 15-18 euro. Poi se ci sono studenti-disoccupati si vedrà di fare dei prezzi politici.
Sarebbe bello riuscire a portare operai licenziati, in cassaintegrazione, insieme a studenti e precari. Per informazioni chiamare fabio 3493242428
lunedì 6 dicembre 2010
"Il Leone del Deserto" , a Santa Lucia di Piave (TV) , giovedi 9 dicembre
proiezione di FILM storico (il leone del deserto) , sull'occupazione italiana della Libia , un crimine di guerra poco conosciuto
presso il centro sociale comunale "Messina" via Foresto
Iniziativa promosa da realtà associate all'ANPI
seguirà dibattito con storico Daniele Ceschin
martedì 30 novembre 2010
Insieme agli studenti in lotta per un'università di tutti
In questi anni da parte di docenti, ricercatori, precari, personale amministrativo, studenti non si è verificata una risposta unitaria. Oggi, però, alla vigilia dell'approvazione della legge di sistema sull'Università che definisce in modo totale il declino e il totale asservimento della libertà dell'Università alle logiche del capitale, gli studenti hanno deciso di riprendere la lotta.
Leggi tutto... http://www.fdca.it/analisi/universita.htm
mercoledì 24 novembre 2010
30 novembre , a conegliano "il regime dei padroni" di giorgio cremaschi
invita la cittadinanza alla presentazione del libro
IL REGIME DEI PADRONI
di Giorgio CREMASCHI
martedì 30 novembre ore 21.00
AUDITORIUM DINA ORSI via Einaudi 136
CONEGLIANO
ne discutiamo con
Giorgio Cremaschi (FIOM-CGIL)
Sergio Zulian (Unione Sindacale di Base)Said Chaibi (Associazione la nostra generazione)Gaia Righetto (Studentessa)
martedì 23 novembre 2010
27 novembre all'Ateneo degli imperfetti di marghera
SABATO 27 NOVEMBRE 2010
ore 17,30
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo 209 / Marghera VE
non mancate all'appuntamento!
zingari e non zingari
una uguaglianza scomoda. Esperienze
conversazione con
Silvia Vanini
Pierangelo Bertoli
Piero Brunello
venerdi 26 novembre iniziativa a bassano del grappa
“IL COLONIALISMO ITALIANO: TRA VIOLENZE E RAZZISMO”
La politica coloniale italiana è una pagina vergognosa della storia a lungo passata sotto silenzio.
È comune l’idea che in Libia, Somalia, Eritrea ed Etiopia si siano costruite strade, ponti e acquedotti portando la civiltà alle “razze inferiori”. Non fu così. Gli italiani si macchiarono dei più terribili crimini.
Le imprese coloniali della borghesia italiana, liberale prima e fascista poi, ebbero violenti riflessi nella politica interna e acuirono i contrasti fra le classi sociali.
Ancora oggi l’Italia è presente militarmente con diverse migliaia di soldati in paesi esteri, seguendo una logica di “missione di pace” che altro non è che una variante di imperialismo, mascherato da velleità umanitarie. Se prima e durante il ventennio si portava la “civiltà”, oggi si pretende di portare la “democrazia”, ma ci rimettono sempre le classi proletarie dell’uno e dell’altro paese.
Relatore: Gianluca Gabrielli, storico e membro del C.e.s.p. - Centro Studi per la Scuola Pubblica
Sarà presente anche la mostra “Insegnare il razzismo: la storia della scuola italiana e l’immagine dell’Altro”
organizza la serata: ASSEMBLEA ANTIFASCISTA BASSANESE
giovedì 18 novembre 2010
17 giorni di coraggio a Brescia
Brescia - Dopo 17 giorni i migranti sono scesi dalla gru! Ora tocca a noi
L’assemblea anti-razzista di Milano: ora mobilitiamoci ovunque. Intanto arriva la notizia dell’espulsione dei migranti catturati l’8 novembre
Sono scesi. Dopo 17 giorni di coraggio, lì, sospesi ad oltre 30 metri di altezza per la dignità di un permesso di soggiorno, hanno raggiunto il presidio di solidarietà che ha seguito notte e giorno i loro piccoli e precari spostamenti.
Ma nessuno osi dirci che quella discesa è una resa, nessuno provi a convincerci che lottare debba significare logoramento e disperazione.
Ora il compito è di tutti noi, perchè questi 17 giorni di Brescia non cadano nel vuoto consapevoli che ARUN, RACHID, JIMI, SAJAD, già molto hanno fatto, restituendo dignità e respiro alla battaglia per i diritti dei migranti che fino a poche settimane fa sembrava impossibile.
Un appello alla mobilitazione, che facciamo nostro, è arrivato anche dall’assemblea anti-razzista di domenica 14 novedmbre a Milano: mobilitiamoci in ogni città!
La cronaca da Brescia (Radio Onda D’Urto)
Ore 1:07: l’attesa prosegue per la liberazione dei primi due fratelli migranti. Su Radio Onda d’Urto prosegue la diretta ininterrotta da lunedì mattina.
Ore 0:25: Arun e Jimi sono in procinto di uscire dalla Questura. Sajed invece resterà probabilmente lì stanotte, ma è un percorso concordato con solidali e legali: domani mattina infatti dovrebbe presentare la denuncia cosiddetta “articolo 18″, ossia quella verso chi lo ha sfruttato e ingannato. Al momento però dal Cie di via Corelli non arriva la conferma ufficiale che “Mimmo” Mohamed è nel lager di stato.
Ore 0:00: Questa mattina è attesa l’udienza per il processo di Fabio, il compagno ai domiciliari da lunedì scorso.
Ore 23: Rachid è stato portato in ospedale perchè vittima di disidratazione. Nulla di grave. Decine di persone nonostante la pioggia attendono il rilascio di tutti gli altri dopo i procedimenti di identificazione.I legali confermano che Sajad e Jimi dovrebbero uscire a breve. La posizione di Arun è un po’ diversa, perché ha un precedente ostativo. Dovrebbe quindi essere trattenuto per un processo per direttissima domani ma poi rilasciato come gli altri.
Ore 22.15: dalla Questura un aggiornamento con l’avvocato Manlio Vicini: i ragazzi stanno bene, solo Rachid ha avuto un lieve malore dovuto probabilmente dalla disidratazione ma pare nulla di grave.
Ore 22:02: primo appuntamento pubblico dopo la discesa dalla gru, ASSEMBLEA APERTA MERCOLEDì 17 NOVEMBRE AL MAGAZZINO 47 DI VIA INDUSTRIALE, 10.
Ore 22:00: da Milano arriva notizia che Mohamed, “Mimmo”, il migrante fermato oggi in città si trova effettivamente al Cie di via Corelli. L’espulsione può partire dalla giornata di mercoledì.
Ore 21:22: migranti arrivati in Questura con gli avvocati, compagni in afflusso all’esterno. Il pensiero della piazza va ora ai feriti, denunciati, deportati e a Fabio, ancora ai domiciliari dopo le cariche di lunedì. Domattina è atteso il suo processo.
Ore 21:05: grande festa in piazza sotto il diluvio, a migliaia hanno salutato la discesa dei quattro. Centinaia di persone si stanno spostando ora in Questura per accogliere Arun, Rachid, Sajad e Jimi secondo gli accordi DEVONO essere liberati non appena terminate le formalità burocratiche.
Ore 20:53: i migranti sono in auto e vanno verso la Questura. Come da accordi presi e da precisa richiesta dei migranti, con loro ci sono solamente gli avvocati e i funzionari della Digos e non poliziotti e carabinieri nè tantomeno politicanti e presenzialisti dell’ultim’ora.
Ore 20.51: scendono tutti e 4 insieme, sotto li aspettano i loro legali per accompagnarli e dare loro tutela costante anche in Questura, dove probabilmente i quattro verranno portati nei prossimi minuti.
Ore 20.50: scendono dalla gru i migranti in lotta, dal presidio di via San Faustino centinaia di persone urlano “Tutti liberi”.
Ore 20.50: STANNO SCENDENDO DALLA GRU I 4 MIGRANTI
Ore 20.47: ripiegato lo striscione giallo “Lotta dura senza paura” che da 17 giorni stazionava sulla gru
Ore 20:31: sotto la pioggia il presidio aumenta a dismisura. I migranti sulla gru non sono intanto ancora scesi, l’attesa è febbrile. I quattro hanno chiesto gli avvocati da loro nominati (i compagni di “Diritti per tutti”) e non quelli della Cgil che stazionavano in zona. A richiesta della Radio hanno fatto un segnale luminoso per garantire che va tutto bene, si resta in attesa con gli occhi all’insù. Atterrato intanoil primo volo a Il Cairo con 5 migranti deportati. Secondo i familiari e i compagni egiziani che li hanno sentiti, starebbero bene (nel limite del possibile visto il trattamento disumano delle autorità italiane) e a breve dovrebbero uscire dall’aeroporto.
Ore 20:02: Mohammed il compagno migrante che era andato a Milano per contattare Prefettura e Consolato contro la deportazione degli egiziani (poi avvenuta) è stato deportato a sua volta al Cie di via Corelli. A Brescia invece momenti febbrili, i migranti sulla gru stanno comunicando con le comunità migranti e gli avvocati valutando se scendere o meno. Dalla gru scendono pacchi e fagotti. I migranti chiedono i loro avvocati, ossia quelli di “Diritti per Tutti”, respinti invece dagli stessi migranti i tentativi di intromettersi degli avvocati della Cgil. Centinaia e centinaia di persone sotto la pioggia attendono sia in via San Faustino che dietro la gru, in piazzale Cesare Battisti.
Ore 19:00: possibile che i QUATTRO SCENDANO DALLA GRU ALLE 20. I legali stanno comunicando gli accordi presi alla piazza. FONDAMENTALE PRESENZA DI TUTTI E TUTTE SUBITO AL PRESIDIO PER ACCOGLIERE, VIGILARE E PROTEGGERE I QUATTRO MIGRANTI SE DECIDERANNO DI SCENDERE.
Ore 18:40: i compagni che erano in Malpensa si stanno spostando davanti alla Questura di via Fatebenefratelli a Milano per capire cosa sta accadendo a Mimmo, il migrante che era andato a Milano per cercare di contattare autorità italiane ed egiziane in modo che bloccassero le espulsioni. Ora il rischio è che venga espulso pure lui: era in attesa di risposta alla sanatoria, dalla Questura è stato rimpallato all’Ufficio Stranieri per una “notifica”, probabilmente il diniego di sanatoria e la deportazione in un Cie. L’invito a tutti i compagni e compagne è quello di recarsi sotto la Questura.
Ore 18:24: la compagna bresciana fermata oggi a Milano mentre cercava assieme a un migrante del movimento di capire la situazione di chi dai Cie è stato poi deportato dall’Italia è stata rilasciata. Il migrante, invece, è ancora trattenuto per una presunta “notifica” all’Ufficio Stranieri. Il timore è che si tratta della comunicazione del rigetto della sua richiesta di sanatoria. In tal caso c’è il concreto rischio che possa finire nei Cie.
Ore 18:00: dal tavolo in Prefettura garanzie solo personali e locali per i migranti, fumata nerissima invece sulla moratoria chiesta per i fratelli migranti nei Cie, alcuni dei quali già espulsi. Ora i legali di “Diritti per Tutti” si sono recati sotto la gru per riferire ai migranti quanto emerso.
Ore 17.00: si apre in questi minuti un tavolo in Prefettura. Presenti Cgil, Cisl, la Diocesi e i 4 legali dei migranti in lotta sulla gru. Le richieste avanzate per scendere dai 35 metri sono una moratoria sui rigetti della richiesta di sanatoria e sulle espuslioni.
Ore 17.00: Il secondo aereo con a bordo gli altri migranti da deportare in Egitto è pronto alla partenza, anche se avrebbe una mezz’ora di ritardo. In corso ancora, in Prefettura a Milano, contatti per impedire quest’altra espulsione.
Ore 16.20: Ai nostri microfoni, l’avvocato Manlio Vicini, legale di fiducia dei migranti, denuncia tutta la gravità delle espulsioni di oggi davanti ad una situazione tesa come quella che si sta vivendo sopra e sotto la gru.
Ore 16: Seppur con ritardo, l’aereo per Il Cairo è partito con i primi 5 migranti. Restano ancora 4 migranti che dovrebebro essere imbarcati sull’aereo successivo.
Ore 14.45: invitiamo tutti e tutte a raggiungere l’areoporto di Malpensa, da dove dovrebbero essere deportati in Egitto 9 immigrati reclusi nei Cie di Torino e Milano. Gli aerei in partenza sono quelli delle 15.05 e delle 16.45. Poco fa è giunta una telefonata in radio nella quale il fratello di uno degli immigrati che stanno per essere deportati ha affermato che 5 di loro sarebbero dentro l’areoporto e probabilmente fatti partire con l’aereo delle 15.05.
Ore 14.00: è in corso a Milano il presidio sotto il Consolato egiziano per protestare contro il governo del Cairo, che starebbe facilitando le espulsioni degli immigrati deportati nei Cie dopo le cariche di lunedì scorso a Brescia. Si cerca di fare pressioni sui diplomatici perché le espulsioni vengano almeno sospese. Sempre più probabile, secondo le agenzie stampa, che vengano rimandati in Egitto anche i tre detenuti nel Cie milanese di via Corelli. Il rimpatrio sarebbe previsto per le 17 circa. In corso, nelle sede della Prefettura di Milano, anche un incontro fra una delegazione del comitato di sostegno ai migranti sulla torretta di via Imbonati e i vertici prefettizi.
Ore 13.45: ancora un report dall’agenzia Ansa, per smentire chi sostiene che i 4 regazzi sulla gru si stiano muovendo nell’illegalità.
Un gruppo di docenti di materie giuridiche dell’Università di Brescia ha preso posizione a favore della possibilità di concedere il permesso di soggiorno ai 4 lavoratori immigrati appostati in cima ad una gru, a 30 metri da terra, nella città lombarda. Lo si apprende da una nota. Secondo i sei docenti universitari, infatti, “la norma che prevede l’arresto dell’immigrato che non abbia ottemperato all’ordine di allontanamento del Questore ha natura speciale”, tale da “far sorgere dubbi di legittimità costituzionale per violazione dell’articolo 3 della Costituzione”, che prevede “pari dignità sociale” per tutti i cittadini che “sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Inoltre, secondo i docenti universitari, “che le condanne per inottemperanza all’ordine del questore non siano ostative alla regolarizzazione risulta, del resto, dal testo stesso del decreto legge della sanatoria (art. 3 dl 78/2009 convertito con legge 102/2009), laddove si prevede che, sino alla conclusione della procedura di regolarizzazione, siano sospesi tutti i procedimenti amministrativi e penali relativi a violazioni delle norme sull’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale, con esclusione dei soli fatti di ‘tratta dei clandestini’ “. (ANSA).
Ore 12.17: il fratello di uno dei reclusi nel Cie di Torino conferma in diretta ai nostri microfoni: stanno portando i sei egiziani verso l’aeroporto di Malpensa. Anche i media egiziani dicono che gli espulsi sono attesi oggi al Cairo.
Ore 11.40: riportiamo dall’agenzia Ansa l’ennesima provocazione del Viminale.
Brescia - Maroni: senza requisiti nessun permesso di soggiorno
“Continueremo a presidiare con le forze dell’ordine finché la situazione non sarà risolta”: il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è tornato così a parlare degli incidenti a Brescia dove da giorni e giorni alcuni immigrati si sono barricati su una gru. “La violenza che è stata fatta contro le istituzioni a Brescia – ha detto – è inaccettabile. Noi non cediamo ai ricatti”. Ed è per questo che la polizia continuerà a presidiare. Maroni, come aveva già fatto in passato, ha difeso la sanatoria e lo Stato che, a suo dire, non ha truffato nessuno. Lo ha detto invitando, chi è stato truffato da qualcuno, a denunciarlo alle forze dell’ordine. “Noi – ha spiegato – non possiamo disapplicare la legge o applicare una legge che non esiste perché qualcuno tira delle molotov. Chi non ha i requisiti di legge non potrà avere il permesso di soggiorno”. (ANSA).
Ore 11.30: da Torino gli antirazzisti impegnati nel monitoraggio del Cie fanno sapere di aver parlato con alcuni contatti dentro il lager di Stato di corso Brunelleschi. Stando alle loro informazioni, le espulsioni sarebbero imminenti e riguardarebbero 6 reclusi, non 5 come detto in precedenza. Seguiranno ulteriori aggiornamenti. Intanto l’avvocato Vicini continua a fare da ponte per la comunicazione fra chi sta sulla gru e chi sta sotto.
Ore 11.00: ancora momenti di concitazione sotto la gru. Nel cantiere del metrobus, ancora militarizzato, ci sono i rappresentanti sindacali (Galletti e Renato Zaltieri, segretario Cisl), Dress del Coordinamento immigrati Cgil, Tofia dell’Idv, Said del Forum marocchino per l’integrazione, don Mario Toffari e don Fabio Corazzina. In corso c’è nuovamente una trattativa sulla proposta di mediazione avanzata ieri sera da sindacati e curia. Il negoziato ha però escluso le realtà che animano il presidio di solidarietà, almeno fino a quando non si è rusciti a far arrivare sotto la gru l’avvocato Manlio Vicini dell’associazione Diritti per tutti, che i quattro occupanti hanno scelto come loro legale di fiducia. Nel frattempo si cerca di avere notizie più precise sulla sorte dei cinque egiziani reclusi nel Cie di Torino. Don Mario Toffari ribadisce: la Questura di Brescia ha smentito le espulsioni. I cellulari dei nostri contatti dentro il Cie restano però spenti, al contrario dei giorni scorsi.
Ore 10.00: sotto la gru arrivano rappresentanti della Chiesa cattolica bresciana (don Mario Toffari) e della Camera del lavoro (il segretario genarele Damiano Galletti). Dal presidio ci informano che dal basso si sta tentando di convincere i ragazzi sulla gru che non sono in corso espulsioni dai Cie dove sono reclusi gli immigrati bresciani deportati lunedì scorso, dopo le cariche e lo sgombero del presidio di via Porta Pile. Sarebbe stata la Questura di Brescia a smentire le espulsioni in corso. Da Torino, dal Cie di corso Brunelleschi, continuano invece ad arrivare conferme: i reclusi di origine egiziana starebbero per essere rimpatriati.
Ore 9.00: da Torino arriva l’allarme che i cinque compagni egiziani detenuti nel Cie di Corso Brunelleschi stanno per essere espulsi. Poco fa gli è stato detto di prepararsi . La procedura prevede poi il trasferimento verso l’aereoporto della Malpensa.
Ore 1:25: è stata una serata ad altissima tensione, alla fine terminata con una nuova straordinaria mobilitazione sopra e sotto la gru e un piccolo passo avanti sul fronte trattativa. Attorno alle 22.30 una mediazione, avanzata da Cgil, Cisl e Curia è stata presentata sotto la gru ai giornalisti mainstream. Nessuno del presidio, dell’associazione “Diritti per Tutti” e delle comunità immigrate sapeva però nulla dei termini della trattativa. Sono seguiti continui contatti via megafono fra piazza e migranti sulla gru per capire cosa stesse accadendo. L’intento iniziale percepito dal presidio è infatti che si cercasse di fare pressione sui migranti perchè accettassero immediatamente la mediazione nebulosa e scendessero dalla gru senza garanzie precise. Buio totale, inoltre, sul futuro dei migranti nei Cie, su alcuni dei quali pende da domattina il forte rischio di espulsione. Dalla gru sono arrivate grida di un coraggio inaudito: dopo giorni di sofferenze, cibo scarso e nessun contatto con l’esterno, il loro primo pensierio è andato ai migranti nei Cie. “Se domani li espellete – hanno urlato Arun, Jimi, Rachid e Sajad – ci arrabbieremo moltissimo e qui scoppia un casino”. Dopo diversi minuti di confronto fra i mediatori e la piazza, tutti trasmessi in diretta dalla Radio in un crescendo di emozioni, la forza dell’unione di presidio e migranti sulla gru ha imposto una mediazione nella mediazione: nessuna decisione affrettata o immediata, i migranti hanno accettato di far salire sulla gru il testo proposto da Cgil, Cisl e Curia, nominando inoltre come avvocati di fiducia i legali dell’ass. “Diritti per Tutti”. A partire da domani mattina, attraverso una radiotrasmittente che verrà fatta salire dalle forze dell’ordine sulla gru, i quattro fratelli potranno comunicare con gli avvocati e fare tutte le valutazioni del caso.
ARUN, RACHID, JIMI, SAJAD: IL VOSTRO CORAGGIO E’ IL NOSTRO CORAGGIO, SIAMO SEMPRE AL VOSTRO FIANCO!!!!!
venerdì 12 novembre 2010
RIPRENDIAMOCI IL CAMPO DA CALCIO
Festa per gli spazi sociali in Viale San Marco (Mestre).
Nel campo da calcio chiuso da mesi e che non vogliono
piu' riaprire.
Concerto e spritz con i
Red Cross
DJ set
Assalto
Teatro in folle....
In allegato la locandina...
Fai correre la voce... difendere gli spazi in una mestre cementificata
ed avvelenata!!!
mercoledì 3 novembre 2010
Costruire unità e solidarietà per l'alternativa libertaria.
diffusione del mercato si è dissipato, lasciando postumi dolorosi di
contrazione dei mercati, solo apparentemente risolvibili con
l’acutizzarsi della concorrenza e con il dumping sociale
internazionale.
Così il capitalismo, mentre ridisegna la sua geografia, trova una
apparente unità nello scaricare –proprio grazie alla globalizzazione -
la sua crisi finanziaria sulle economie reali di interi continenti e
dei singoli stati.
Perché il capitalismo approfitta da sempre delle crisi per
rigenerarsi, e ristrutturare a suo vantaggio i rapporti di forza
delle classi.
In particolare in tutto l’occidente alla classe lavoratrice viene
imposto di pagare il costo di una crisi che non ha creato, di
accettare un arretramento delle condizioni di vita e di lavoro, un
periodo di transizione di instabilità economica e sociale che
modifica in profondità le condizioni di vita, in nome della
concorrenzalità con aree geografiche a forte crescita e più bassi
costi sociali.
L’attacco è all’intera struttura sociale, ai diritti ed alle certezze
acquisite dai lavoratori con decenni di lotte in periodi di
espansione, un attacco alla presenza stessa di un movimento operaio
organizzato.
Con il doppio obiettivo di abbassare i costi, drenando ingenti risorse
dal salario diretto, indiretto e differito necessarie
all’auto-finanziamento della crisi, e di ricondurre la classe
lavoratrice ad uno stato di ulteriore subordinazione agli interessi
aziendali e quindi del mercato.
I lavoratori e le lavoratrici vengono messi in concorrenza spietata
fra loro per il mantenimento di posti di lavoro sempre più fragili e
meno remunerativi, mentre si cerca di disarticolare ogni risposta
collettiva con l’abbattimento della agibilità sindacale e l’espulsione
dal tavolo della concertazione di ogni sindacato non collaborativo.
A questo si accompagnano processi di riduzione di spazio di
democrazia sostanziali in tutti i paesi europei, favoriti anche
dallo svuotamento del ruolo politico di indirizzo degli Stati , meri
applicatori delle direttive economiche sopranazionali che consistono
in politiche di riduzione della spesa pubblica, essenzialmente dei
servizi, a favore di politiche finanziarie e privatistiche di bilancio
e di gestione del territorio e delle risorse.
Anche qui si cerca di convincere i lavoratori che agire sulla
riduzione dei costi dei servizi pubblici e sulla contrazione della
platea di coloro che ne hanno accesso significhi un risparmio
individuale invece che un impoverimento collettivo, con la riduzione
del salario indiretto e l’aumento del prelievo fiscale. Con il
conseguente ridursi degli spazi di partecipazione politica, ridotta a
culto di personalità o ricerca di posti di potere.
Sul piano sociale l’impoverimento così generato autoalimenta
l’insicurezza, che acuisce i processi di divisione e spinge a
cercare risposte individuali per la sopravvivenza e porta al
degradarsi del territorio e delle relazioni sociali, con l’esclusione
di ogni soggetto che non rientra nella logica della produzione e del
consumo.
Ma l’unità e la solidarietà che scompaiono dai luoghi di lavoro, dai
ranghi del sindacato, dalle lotte nel territorio, dalle manifestazioni
e dagli scioperi, possono essere recuperate, riattivate e re-immesse
in circolo solo con un lavoro capillare in ogni situazione che
richieda la presenza, l’intelligenza politica, la capacità di unire e
non dividere, di sviluppare solidarietà e non competizione, da parte
degli attivisti rivoluzionari.
In questo contesto il ruolo dei Comunisti Anarchici è, ogni giorno,
ovunque siamo presenti,
continuare a diffondere pratiche politiche e relazionali libertarie,
autogestionali e antigerarchiche come metodo,
costruire gradualmente idee ed obiettivi alternativi al capitalismo
ed agli Stati, come nostra piattaforma,
costruire solidarietà e progettualità condivisa anche a livello
internazionale.
Sostenere quelle parti di sindacato e quelle lotte sociali
ancora in grado di sviluppare conflittualità e richiedere
redistribuzione delle ricchezze invece di socializzazione delle
perdite
significa costruire, qui e ora, un’alternativa di classe.
Appoggiare le lotte di difesa dei diritti acquisiti ed il loro
allargamento ai soggetti esclusi,
allargare i diritti di cittadinanza,
combattere le forme di criminalizzazione della povertà che sono alla
base del razzismo sempre più diffuso,
difendere i beni comuni con la rivendicazione di obiettivi unitari
sempre più avanzati
significa costruire qui e ora un’alternativa alla desertificazione e
alla mercificazione del territorio.
Costruire reti e coordinamenti
capaci di federare quelle organizzazioni ed associazioni che si
battono per una medesima prospettiva o che si schierano contro uno
stesso pericolo,
(sia esso tanto il neo-fascismo, il razzismo, il patriarcato,
l’omofobia quanto l’inquinamento, le privatizzazioni, le guerre
dell’imperialismo,…),
soggetti collettivi capaci di sviluppare obiettivi politici,
culturali, economici condivisi
per far crescere le lotte sul territorio che ridisegnino una società
più partecipativa e quindi più giusta,
senza ricadere in meccanismi di delega,
significa costruire l’alternativa libertaria.
Fano 1/11/10
Documento finale approvato dall'VIII Congresso FdCA
lunedì 25 ottobre 2010
Fano: Inaugurazione del centro di documentazione Franco Salomone
Piazza Capuana 4, 61032 Fano
La FdCA-Federazione dei Comunisti Anarchici è lieta di annunciare l'apertura dei locali che ospiteranno il Centro di Documentazione "Franco Salomone", nel pomeriggio di sabato 30 ottobre 2010.
Viene così realizzato l'impegno preso nel lontano 2005 con Franco Salomone, il nostro compianto compagno di lotta e militante comunista libertario savonese scomparso nel 2008. E' grazie a lui che è oggi possibile per la FdCA avere a propria disposizione locali in cui dare spazio e nuovo slancio alle attività politiche e sociali del comunisti anarchici ed al tempo stesso realizzare un ulteriore impegno contratto con il compagno Salomone: quello di raccogliere, conservare e valorizzare a fini storiografici la memoria dell'anarchismo di classe dagli anni '60 ad oggi, nonché la pubblicistica relativa alla storia delle lotte, delle esperienze, dei protagonisti del comunismo anarchico e della sinistra rivoluzionaria.
Sulla base del fondo documentario ereditato dal compagno Salomone, il Centro ha già acquisito il cospicuo fondo OAP/ORA a Bari e si accinge ad acquisire altri fondi e donazioni di attivisti libertari, procedendo alla loro archiviazione e fruizione per ricercatori ed amanti della documentazione storica.
Ma il Centro intende essere anche luogo per attivisti/e libertari e dell'auto-organizzazione sociale con lo sguardo rivolto al presente ed al futuro.
Non solo archivio, dunque, ma luogo fisico e politico in cui la memoria alimenta la ricerca storica ed al tempo stesso si collega alle esperienze dell'oggi, favorendo quel ricambio generazionale di attivisti/e e militanti indispensabile per assicurare continuità al progetto politico-organizzativo dei comunisti anarchici e lunga durata all'anarchismo radicato nelle lotte sociali e politiche della contemporaneità.
L'apertura di questo centro di documentazione è solo l'inizio di un percorso politico con cui si intende promuovere studi e ricerche, allacciare proficui rapporti di collaborazione e progettualità con i tanti centri di documentazione ed archivi del movimento anarchico già esistenti ed operanti a livello locale, nazionale ed internazionale, perché solo la cooperazione può rafforzare il nostro impegno nel raggiungere l'obiettivo che ci prefiggiamo e ci prefiggevamo già all'indomani della Prima Internazionale: essere memoria delle lotte di ieri per essere protagonisti nelle lotte dell'oggi, per l'alternativa libertaria, per l'uguaglianza e la libertà.
PROGRAMMA DELL'INAUGURAZIONE
* Ore 17.00: saluto della FdCA agli ospiti e significato del Centro di Documentazione
* Ore 17.30: intervento di ricordo della figura di Franco Salomone
* Ore 18.00: interventi degli ospiti per saluti o per ricordare la figura di Salomone
A conclusione della serata: buffet
www.fdca.it
fdca@fdca.it
sabato 9 ottobre 2010
Il 16 ottobre con la FIOM
L'accelerazione impressa al disegno autoritario del padronato e del governo attraverso la cancellazione del contratto nazionale dei metalmeccanici, (e l'espulsione di migliaia di lavoratori precari dalla scuola), conferma la volontà del capitale a riscrivere in modo radicale i rapporti sociali con pesanti peggioramenti per il proletariato e per i ceti subalterni negli anni futuri, i diritti conquistati in decenni di lotte sociali vengono cancellati, alle forme di solidarietà dei livelli salariali e normativi con la contrattazione nazionale si impone la differenziazione e precarizzazione più assoluta della vita delle persone, favorendone attraverso l'atomizzazione sociale la totale subalternità al potere politico (lo Stato) ed alle compatibilità del padronato (il capitalismo).
Per questo il 16 ottobre aderiamo e partecipiamo alla manifestazione indetta dalla FIOM, un momento di lotta fondamentale per mantenere aperti spazi di OPPOSIZIONE sociale, per cementare coscienza di classe, per opporsi alle politiche liberiste di un padronato affamatore e di una oligarchia politica in affanno.
Sono sotto gli occhi di tutti i disastri che stanno provocando le scelte di politica economica del governo e la moltiplicazione di situazioni di povertà imposte dalle politiche economiche dell'Unione Europea, in modo particolare nei paesi con maggior debito pubblico (Grecia, Portogallo, Irlanda), dove milioni di lavoratori sono in lotta.
Scioperi generali vengono proclamati ormai mensilmente, mentre in Italia, CISL, UIL ed altri sindacati corporativi si schierano con le scelte degli industriali e del governo, complici di una regressione sociale, ricompensati con la certificazione di un ruolo politico ed un riconoscimento burocratico attraverso la creazione e lo sviluppo degli enti bilaterali.
Le posizioni differenti che si misurano su questa scadenza, sia dalla dirigenza CGIL che da settori del Sindacalismo di Base hanno come obiettivo quello di sottovalutare quell'autonomia ed indipendenza che la FIOM da alcuni anni ha costruito attraverso iniziativa di lotta nelle fabbriche e con una prassi democratica nei luoghi di lavoro.
Il percorso di resistenza avviato dalla FIOM pone in primo piano l'importanza di una iniziativa e unità di classe, per affermare interessi e punti di vista diversi dal capitale e dai suoi servi, gli interessi dei lavoratori, ed è in questa dinamica, che la proposta dei comunisti anarchici, e di tutto l'anarchismo di classe trova terreno di confronto e di lotta, per affermare la nostra irriducibile lotta al capitale ed al governo, per lo sviluppo del sindacalismo conflittuale e di forme di autorganizzazione dei lavoratori per uscire dalla miseria del presente.
Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici
5 ottobre 2010
giovedì 7 ottobre 2010
8 e 15 ottobre: a scuola di resistenza e di opposizione
Licenziamenti di decine di migliaia di precari, dequalificazione della didattica causata dalla flessibilità a cui sono costretti i docenti in esubero, aumento del numero degli alunni per classe e taglio delle ore di cattedre e indirizzi, tagli dei fondi alle scuole per il funzionamento e per la didattica: questo è lo scenario di macerie provocate dall'incessante opera distruttiva della scuola pubblica messa in atto dal governo Berlusconi/Tremonti.
Non si tratta di una particolare cattiveria politica della Gelmini contro una scuola che lei pensa essere figlia del '68, né della avarizia amministrativa di Tremonti o delle burocrazie ministeriali; niente di tutto ciò.
Questo scempio è dovuto all'applicazione tutta italica delle politiche di bilancio varate dall'Unione Europea su indicazione delle agenzie del capitalismo europeo. Il taglio di 8,5 miliardi di euro alla scuola pubblica (mentre i soldi si trovano per le scuole paritarie..., per i bombardieri, per il Ponte, per la TAV...) è la scelta tutta nazionale di recuperare risorse pubbliche dalla spesa pubblica per trasferirle ad impieghi di natura privatistica, siano essi i decreti per pulire i titoli finanziari tossici ancora in circolazione nelle banche, siano essi lo scudo fiscale o il condono di turno, o aiuti indiretti al capitalismo nazionale, più volte richiesti da Confindustria. La distruzione della scuola pubblica sta dentro il più grande disegno di distruzione dei beni pubblici, come in Italia li conosciamo, con tutte le loro contraddizioni, da almeno 50 anni. Al suo posto tanta sussidiarietà, tanti appalti a privati per supplire a beni ed istituzioni pubbliche che cedono il ruolo di servizio universalistico per svolgere quello di agenzie di erogazione di servizi minimi.
Un vero e proprio ritorno ad una società divisa per censo. Non sono più possibili infingimenti.
Bisogna schierarsi contro questo disegno di una scuola ridotta al minimo di finanziamenti e di capacità di erogare formazione, in contro-tendenza rispetto agli altri paesi europei. Bisogna mettersi in gioco nettamente contro questo progetto di distruggere la scuola come presidio laico e pubblico di cultura e di ricchezza sociale pluralista in territori sempre più minacciati da politiche di recinzione etnica e razzista.
Per questo, sosteniamo le due mobilitazioni e gli scioperi indetti per l'8 ottobre e per il 15 ottobre dal sindacalismo di base e quello purtroppo solo orario della CGIL.
Certo, per contrastare le politiche del governo e di CISL-UIL-UGL, sarebbe stato necessario molto probabilmente fare uno sforzo di unità nella data e nelle manifestazioni. Ma in questo caso è necessario mettere in luce il rinnovato protagonismo degli studenti che si mobilitano in gran parte l'8 ottobre ed insieme ad essi i comitati dei precari della scuola e dell'università.
Così come va riconosciuto il ruolo dei tantissimi comitati di genitori e insegnanti che in tante città e province sono molto spesso gli animatori delle iniziative di protesta e di mobilitazione, anticipando ed accompagnando le organizzazioni sindacali.
E' dalla base che può nascere un movimento vertenziale in grado di mettere alle corde i dirigenti scolastici, da quelli regionali a quelli di istituto; chiamare allo scoperto gli amministratori locali, per dare risposte e mettere in atto interventi atti a disinnescare, territorio per territorio, scuola per scuola, questa campagna di impoverimento delle finanze e degli organici, di immiserimento della cultura e della formazione, messa in atto dal capitalismo italiano e dai suoi sodali a Palazzo Chigi.
Per la difesa e la ricchezza della scuola pubblica!
Per il diritto allo studio!
Per la laicità e l'intercultura!
Commissione SindacaleFederazione dei Comunisti Anarchici
sabato 25 settembre 2010
76� Consiglio dei Delegati Comunicato finale
Il �salvataggio� della Grecia ha permesso alla UE di accelerarequell�accentramento di potere nelle mani delle istituzioni politiche efinanziarie europee per restituire alle imprese continentali quellacompetitivit� necessaria a non soccombere nello scontro globale perl�accesso ed il controllo dei mercati mondiali. Va in questo senso lacreazione della �cupola� europea con compiti esecutivi di controllo edi indirizzo contabile sui bilanci degli strati membri.Riduzione del costo del lavoro, riduzione della spesa pubblica,subordinazione della ricerca agli interessi della competizioneeconomica: sono queste le tre cose da fare. Senza discutere, senzavariabili o autonomie concesse agli stati nazionali, tranne il mandatodi distruggere lo stato sociale dove c�� e impedire che si formi dovenon c��.Dalla crisi si esce facendo le stesse cose che l�hanno prodotta,perseguendo nelle stesse scelte che la Banca Europea impone ormai daun lustro: rigore monetarista, aumento della produttivit� emoderazione salariale.Si adeguino le legislazioni sul lavoro troppo garantiste cheintralciano questo corso: i tempi di vita, i tempi di riposo, i tempidi ritiro esistono solo nel grande tempo delle aspettative decisealtrove, della produttivit� e dello sfruttamento; e gli spazi di vitasono ormai gli spazi di lavoro, di ricerca del lavoro.Si trasformino cos� quei milioni di lavoratori/trici della classedei/lle salariati/e e sfruttati/e in milioni di vaganti e precarivenditori della propria forza lavoro, manuale ed intellettuale, tantonel privato quanto nel pubblico, percettori di reddito aintermittenza, titolari di diritti sempre pi� �disponibili�, detentoridi libert� s� ma obbligatorie.Che non siano pi� classe, che non siano pi� possibile fonte di lotte edi organizzazione, spezzata ogni autonomia e criminalizzata ogniresistenza, imbrigliata ogni dirompenza sociale dello sciopero, dellosciopero di categoria e dello sciopero generale.Ogni paese europeo ha i suoi economisti, i suoi legislatori ed i suoisindacalisti impegnati in questa opera di distruzione sociale eculturale.Eppure il terrore finanziario che da Bruxelles si diffonde per tuttal�Europa viene abilmente temperato con bollettini di buone notiziesulla crisi. La Germania che sfonda il 3% della crescita serve acolpevolizzare quei vagabondi di lavoratori greci, spagnoli editaliani, e raramente si dice che la Germania ha un disavanzo doppiodi quello dell�Italia e che �cresce� esportando proprio in�Europa!!Ma la divisione dei lavoratori � una vecchia arma del capitale chefunziona sempre, fino a far pensare che le deroghe ai contrattinazionali siano un bene e non una sonora fregatura!! Come succede inItalia alla FIAT di Marchionne e di CISL e UIL, sempre pi� trasformatida sindacato contrattuale in sindacato di mercato, impegnato acollaborare fattivamente per la difesa della singola azienda o ilsegmento di mercato a scala nazionale.Riuscir� il terrorismo finanziario della UE a convincere i lavoratorieuropei ed immigrati e le loro organizzazioni sindacali che bisognaderogare e poi attenuare e poi abrogare nei codici come nei contrattidi lavoro, di fatto e di diritto, tutto quello che il movimento deilavoratori ha conquistato in questo continente dalla PrimaInternazionale del 1864 ad oggi, lottando contro padroni primaliberisti, poi fascisti, poi socialdemocratici, poi di nuovoneo-liberisti?Noi crediamo di no.Le lotte di risposta e di resistenza ai provvedimenti governativi inGrecia come in Francia, in Irlanda come in Polonia, in Spagna come inItalia, in Ungheria come in Romania, mostrano una classe lavoratriceeuropea non doma, non sottomessa, non disposta a rassegnarsi ad undestino di schiavit�.E� possibile ricostruire una nuova unit� di classe. Ma dovremoprevedere ed evitare gli appetiti individuali alimentati dai contrattiin deroga, contrastare i particolarismi, le reazioni e le divisioni distampo razzista che vogliono i lavoratori immigrati sacrificabili,combattere le sirene di ricchezza localiste che attirano nel proprioterritorio investimenti alla lunga improduttivi ed inquinanti(sindrome yimby).E� allora necessario un grande sforzo di politica di classe che vedale organizzazioni di massa del sindacalismo conflittuale, leorganizzazioni politiche del movimento anarchico di classe, dellasinistra rivoluzionaria, antiautoritaria e libertaria, promuovere,sostenere ed alimentare la resistenza sociale ed economica, nei luoghidi lavoro come nel territorio, nell�opposizione materiale e culturalecontro l�aggressione capitalistica dei diritti, del lavoro,dell�ambiente, della nostra vita di donne ed uomini che vivono elavorano in Europa.A questo lavorano i comunisti anarchici in Italia ed in Europasostenendo e partecipando alle lotte, agli scioperi e allemobilitazioni di questo autunno.Contro il taglio dei diritti sociali, sindacali, ambientali!!Contro le politiche di rientro del deficit pubblico!!Per la redistribuzione della ricchezza, per l�autogestione dellaricchezza sociale ed economica!!Per la libert� l�uguaglianza e la giustizia sociale!!
FdCA � 76� CdD
Fano, 19 settembre 2010_______________________________________________
mercoledì 22 settembre 2010
giornata antinucleare a padava il 26 settembre
Presso la Corte di via Melette a Padova
Dalle 15: Assemblea con mostra e banchetto
dalle 18: concerto con i Cuccioli del maggio
a seguire cenone e proiezioni!
ACNE- Assemblea Contro il NuclEare
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http://www.autistici.org/aranea/