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lunedì 28 maggio 2012

“Noi anarchici e contro la violenza. I terroristi di Genova sono leninisti” Tommaso Canetta

“Noi anarchici e contro la violenza. I terroristi di Genova sono leninisti”
Tommaso Canetta
La Federazione Anarchica Italiana, la più importante del paese,
rifiuta la violenza in quanto forma di prevaricazione («La violenza è
la forma più grave di prevaricazione e per noi libertari è
inaccettabile» spiegano a Linkiesta). L'attentato di Genova a Roberto
Adinolfi, dicono, non è quindi degno degli anarchici, ma anzi sarebbe
di carattere "leninista". E la qualifica di “leninista” per un
anarchico non è un complimento.

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POLITICA
25 maggio 2012 - 14:09
«L’anarco-insurrezionalismo è l'unico terrorismo che può offendere
questo Paese. Non è più il fenomeno brigatista o il terrorismo
internazionale», dichiara oggi il capo della polizia Antonio
Manganelli. Sul banco degli imputati, in particolare, c’è il Fai
(Federazione Anarchica Informale), un’organizzazione eversiva e
terroristica che ha rivendicato nel corso degli anni recenti diversi
attentati. L’ultimo, quello più clamoroso, è stata la gambizzazione a
Genova di Roberto Adinolfi, manager dell’Ansaldo.

Ma l’anarchia, come ideale, non è sinonimo di violenza, anzi. La
Federazione Anarchica Italiana (la sigla è sempre Fai, ma ha ben poco
a che spartire con gli omonimi terroristi) è il più importante gruppo
anarchico del paese. Sul proprio sito, nella sezione “programma” -
stilato nel 1919 da Errico Malatesta – spiega a quale obiettivo devono
tendere gli anarchici: «Si tratta di cambiare il modo di vivere in
società, di stabilire tra gli uomini rapporti di amore e solidarietà
(…) e questo non è cosa che si possa imporre colla forza, ma deve
sorgere dalla coscienza illuminata di ciascuno ed attuarsi mediante il
libero consentimento di tutti». Non esattamente la premessa ideologica
di un’associazione terroristica. L’unica concessione all’uso della
violenza è nell’ultimo paragrafo del programma, dove si ammette che è
possibile la lotta «pacifica o violenta, secondo le circostanze»
contro il governo e i proprietari.

Al numero di telefono indicato per la Federazione Anarchica Torinese,
una delle più importanti del Fai, risponde la voce roca di Maria
Matteo. Quando le si chiede: «parlo con la responsabile?» risponde:
«noi anarchici non abbiamo un responsabile o delle gerarchie». Per
quanto riguarda l’uso della violenza, come impostazione teorica,
spiega: «Il nostro fine è radicale, cioè la trasformazione della
società in direzione dell’uguaglianza, con l’abolizione della
proprietà e dello Stato, per dare a tutti la libertà. Un fine di
questo tipo, per sua natura non può essere perseguito con la violenza.
Un sistema dittatoriale si può imporre, ma come si può imporre la
libertà?». Quell’accenno alla violenza al termine del programma fa
riferimento a circostanze eccezionali. «Se in futuro – prosegue Maria
Matteo – ci fossero le condizioni per costruire una società diversa, e
lo Stato usasse la violenza per non farsi abbattere, sarebbe
giustificabile l’uso della forza per difendersi. Quando i padroni
usavano i fascisti per reprimere le insurrezioni in fabbrica nel ’20,
ci siamo difesi. Durante la Resistenza abbiamo combattuto. È una
questione di contemperare l'etica della convinzione con l'etica della
responsabilità, ma la nostra impostazione resta in ogni caso
antiviolenta. La violenza è la forma più grave di prevaricazione e per
noi libertari è inaccettabile».

Una rigorosa impostazione culturale, da cui discenda una linea
politica di azione di un certo tipo. Non certo assimilabile a quella
della Federazione Anarchica Informale. Arrivando all’attualità, e in
particolare al caso di Genova, Maria Matteo non nasconde la sua
irritazione: «Trovo sorprendente che qualcuno spari in una gamba a un
uomo, e nel comunicato di rivendicazione, a parte le prime righe,
dedichi tutto il resto del documento a insultare il resto del mondo
anarchico. Più che della questione nucleare mi sono sembrati
interessati a farsi uno spot pubblicitario».

Che poi si spari per la questione nucleare, per questa signora
anarchica è ancor più sorprendente. «In Italia la popolazione è sempre
riuscita a bloccare il nucleare, con la partecipazione e la protesta
pacifica. Questa azione violenta non è di carattere anarchico, ma
leninista: pensano di potersi porre alla guida perché loro hanno
capito tutto e gli altri niente. Ma non è con azioni di questo tipo
che si modifica l’atteggiamento delle persone». La qualifica di
“leninista” per un anarchico non è un complimento. Pur riuniti in
origine nell’Internazionale, gli anarchici si sono allontanati da
socialisti e comunisti quando è diventata evidente la deriva
autoritaria e oppressiva delle altre ideologie. E proprio questa è
l’accusa rivolta agli attentatori: «Hanno compiuto un’azione
deprecabile, una violenza non giustificata e di tipo avanguardista»,
conclude Maria Matteo: «noi non la condividiamo in alcun modo».

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/anarchia-violenza#ixzz1w5uX6uNp

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