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campagna contro la contenzione meccanica

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domenica 8 novembre 2015

Quella fabbrica a Casale Monferrato

Quella fabbrica a Casale Monferrato
                                  Storia e storie di una tragedia ancora in corso

Una leggera nebbia circonda Casale Monferrato.
Si attraversa il lungo ponte sul Pò e ci si trova in un agglomerato medievale.
"La città più importante dopo Torino all'epoca del regno di Savoia" ci precisa l'assessore all'ambiente di Casale con una punta d'orgoglio.
"La capitale del cemento", soggiunge il compagno Nicola Pondrano, alla fine 
del '800.
Ci dirigiamo verso il quartiere dove sorgeva la fabbrica Eternit; ha un volto inquietante,forse perchè fra le sue macerie inneggiano i nomi di migliaia di morti.
Nel  1906 Adolfo Mazza acquista il brevetto di Ludwig Hatschek( miscela di acqua ,cemento e amianto) denominata eternit,dal latino aeternitas(eternità) e realizza lo stabilimento di Casale dove l'anno successivo avvierà la produzione della miscela per la realizzazione di coperture ondulate,lastre e tubi.
Un ruolo di rilevante importanza a Casale ( oltre il fiume e il gran numero di fabbriche di cemento) lo gioca la ferrovia per il trasporto delle materie prime(amianto) proveniente da Africa,Russia,Canada e Brasile tramite il porto di Genova, sia per il trasporto dei prodotti finiti.
L'amianto è un minerale molto resistente al fuoco,all'attrito e agli acidi;esso è
costituito da un insieme di fibre/filamenti di forma longitudinale,all'apparenza innocue  perchè di dimensioni microscopiche( 335000 fibre in un cm) ma  realtà molto pericolose se inalate perchè raggiungono le vie respiratorie in profondità provocando il mesotelioma(tumore maligno che colpisce la pleure,fibrosi polmonari(asbetosi),tumori polmonari. 
La latenza di queste patologie,soprattutto per il mesotelioma,vede trascorrere da circa 15 anni fino a molti decenni dal periodo di esposizione all'insorgenza del tumore.
Tra il 1950 e il 1960  Eternit  divenne lo stabilimento di cemento-amianto più grande d'Europa e al suo interno contava circa 2000 dipendenti.
L'azienda rappresentava un futuro di benessere stabile e duraturo per se e per i propri figli non più costretti a spezzarsi la schiena ,come braccianti nei campi.
La fabbrica a Casale è il progresso e il futuro;tutto quello che offriva Eternit era buono:lo stipendio,i prodotti lavorati usati nelle case e nei luoghi pubblici e dati molte volte ai lavoratori e al comune gratuitamente,l'asilo,la befana  e le borse di studio per i figli dei lavoratori ,un ritrovo per il dopo-lavoro ,etc. Questo era motivo di vanto e di orgoglio per i lavoratori a tal punto che per essere assunti "pagavano" ben 3 mensilità.
Ma qualcosa di strano accadeva ai lavoratori di quella fabbrica:morivano!
Ovviamente tutti dobbiamo morire ,ma i lavoratori dell' Eternit morivano prima di raggiungere la pensione ed tutti soffrivano di una forma di disturbo  respiratorio.
Si sapeva che l'ambiente all'interno della fabbrica era saturo di polvere bianca e per questo  che i lavoratori percepivano un compenso copioso d' indennità polvere .
Nel 1961 ci fu in azienda un agitazione sindacale basata sulla questione ambiente di lavoro ma fu subito repressa dalla polizia con scontri e arresti.
Solo negli anni 70 con la conquista dello statuto dei lavoratori,la costituzione dei consigli di fabbrica e le commissioni ambientali nelle aziende che iniziarono la battaglie contro l'amianto  e si acquisì  la consapevolezza che l'amianto fosse cancerogeno e che provocava un terribile tumore dall'esito infausto:il mesotelioma.
L'allarme arriva da 2 sindacalisti,Bruno Pesce e Nicola Pondrano , da un prete operaio padre Bernardino Zanella  che avviò un indagine conoscitiva interna alla fabbrica ,sulle condizioni di vita dei lavoratori tramite la compilazione di un questionario e dall'operaio Mario Pavesi scomparso nel'82 causa il mesotelioma,stessa fine riservata più avanti alla figlia,alla sorella,al nipote e al cognato di quest'ultimo.
Nicola,eletto nel consiglio di fabbrica nel '75 ,accorgendosi che all'entrata della porta di continuo apparivano annunci funebri di colleghi deceduti decise di passare dalla tendenza di monetizzazione di ogni disagio individuato ,alla richiesta di rimozione di tali situazioni ritenute pericolose. Cominciarono all'interno della fabbrica assemblee nei reparti e scioperi  per la tutela della salute a fronte della constatazione delle malattie polmonari che i lavoratori contraevano,anche se allora si parlava soltanto di polvere nei polmoni.
L'Eternit come risposta minacciò di togliere l'indennità polvere,allora di 24000 Lire,  creò il SIL(servizio di salute ,igiene,lavoro)con lo scopo di fornire informazioni false ai lavoratori,incentivò i lavoratori con latte di olio extra-vergine di oliva,promosse licenziamenti e vessazioni ai delegati sindacali CGIL.
"Quando mi presentai in assemblea con 700-800 persone che vi partecipavano,ho rischiato il linciaggio dai lavoratori" ci dice Nicola.
"L'azienda era riuscita a creare fra i lavoratori pregiudizi anti-sindacali,anti-operai e anti-comunisti .A Casale dalla nostra parte solo qualche medico e compagni ambientalisti" ci dice Bruno .
Bruno Pesce segretario della camera di lavoro del comprensorio di Casale,grazie alla sua autonomia non solo rispetto alle linee nazionali CGIL ma anche a quelle provinciali riuscì a tramutare in azione politica e lotta sindacale ,obbiettivi noti e chiari a chi viveva in contatto con l'eternit.
Pondano viene chiamato da Pesce in distacco sindacale e nominato direttore Inca con l'obbiettivo di rendere più forte l'impegno del sindacato nella battaglia per la tutela dei lavoratori. Ma la vera svolta avviene nel 1981 quando Nicola viene a sapere  che l'Eternit avrebbe licenziato 120 dipendenti con le dimissioni incentivate,bastava l'impegno di questi lavoratori  di rinunciare di presentare all'Inail la domanda di ricoscimento di indennità di chi ha avuto a che fare con la polvere di amianto.
"Non potevano farla franca" ci dice Bruno ,"soprattutto perchè   promuovendo licenziamenti ,con la minaccia occupazionale non avrebbe investito sulla tutela e la sicurezza dei lavoratori.
I due sindacalisti riuscirono a convincere più della metà dei lavoratori licenziati ad avviare contenziosi con l'Inail ;riuscirono ad informare l'opinione pubblica e nel 1982 portando alla luce  le statistiche di centinaia malattie polmonari e i decessi conducibili all'esalazione di amianto.Dati che un paio di anni dopo sarebbero apparsi sui quotidiani nazionali.Quelli che decisero di affiancarli in quella campagna donchisciottesca erano pochi e utilizzavano ogni assemblea pubblica per dire che di amianto si moriva.Nicola e Bruno decisero poi di organizzare un pullman per Roma per portare la loro protesta fin sotto le finestre della direzione dell'Inail con 36 malati di asbetosi e 200 firme di lavoratori con gravi problemi d'insufficienza respiratoria.La direzione dei sindacati confederali corse a Roma per cercar una mediazione fra le parti ,ma i casalesi non vollero sentir ragione.Questa iniziativa destò grande attenzione nell'opinione pubblica a tal punto che venne promossa un indagine dall'istituto di medicina del lavoro dell'università di Pavia dove nonostante i macchinari della fabbrica furono fermati dall'azienda e i reparti furono rimessi a lucido,il rapporto finale confermò che la presenza di fibre d' amianto era ovunque e il livello di pericolosità era tale da costringere il medico a trasmettere gli atti della sua indagine alla procura della repubblica.In più in un altra ricerca si stabilì che le polveri venivano spazzate dai venti e portate a spasso nella città.
QUINDI SI MORIVA DENTRO E FUORI DALLA FABBRICA.
Non c'era caseggiato in cui non vi fosse un malato di mesotelioma.Forte la testimonianza di due malati che con l'Eternit non avevano nessun rapporto,ma vivevano a Casale.
Si stima che a Casale siano morte 2000 persone causa amianto e i mesotelioma ancora in crescita, 50 a Casale ogni anno  e dove si prevede  un picco di decessi per mesotelioma nel 2020 e 1500 in Italia.
Chiusa nel 1986 su istanza fallimentare,l'Eternit si sbarazzò del limone ormai spremuto:350 lavoratori disoccupati e abbandonò lo stabilimento e le aree circostanti un centinaio di tonnellate di amianto sparse ai quattro venti.
Il resto è cronaca giudiziaria conclusa il 23 febbraio 2015 con la prescrizione dei reato do disastro ambientale e la cancellazione dei risarcimenti alle parti civili.
Qualche info riguardo l'ultimo proprietario di Eternit: Stephan Schmidheimy oggi è rappresentante dell'ONU per lo sviluppo sostenibile,azionista di Nestlè è uno degli uomini più ricchi del pianeta.

Alternativa Libertaria/Federazione dei Comunisti Anarchici
Trento

martedì 6 ottobre 2015

Sull'intervento di Putin in Siria

Le classi dirigenti del Medio Oriente sono molto agitate in questi giorni, al pari delle loro controparti occidentali ed "internazionali", di fronte alla decisione di Putin di intervenire direttamente in Siria. Infatti, questo è il modo in cui loro "intendono" e fanno politica: combattere contro i loro contendenti regionali per conquistare l'egemonia regionale, appoggiati da schieramenti internazionali reciprocamente opposti.  E' chiaro che la decisione di Putin comporta un'escalation del conflitto in corso tra gli schieramenti locali ed internazionali in campo, in Medio Oriente ed in particolare in Siria. L'Iran, ed ovviamente Assad, Hezbollah ed il governo iracheno hanno ben accolto l'intervento russo, sostenendo che contribuirà a contenere il “terrorismo”, fino a sconfiggerlo. Dall'altra parte, i rivali del regime iraniano: Erdogan , i re ed i principi degli Stati del Golfo hanno condannato gli attacchi russi; ed hanno auspicato che vengano interrotti. Qualcuno ha minacciato per la Russia una sconfitta simile a quella subita in precedenza in Afghanistan. In Occidente ci sono state diverse reazioni: alcuni si sono infuriati per l'iniziativa russa, altri si sono dimostrati indifferenti. Ben presto i capi religiosi si sono uniti allo show: il portavoce della Chiesa Ortodossa russa ha definito questa guerra come una guerra "santa". Gli ha risposto il portavoce dei Fratelli Musulmani siriani, il quale ha dichiarato la jihad dalla sua residenza a Istanbul chiedendo ai Siriani di combattere gli aggressori con tutti i mezzi possibili. Alcuni accademici Sauditi  gli hanno subito fatto eco. Anche "politici" ed "intellettuali" si sono arruolati volenterosi nel conflitto: sproloquiando di un'altra guerra sulle pagine dei giornali o dei siti web, una guerra che non sparge una sola goccia di sangue, ma che uccide ogni segno di solidarierà umana e di naturale empatia umana tra la gente comune, le vere vittime di tutti questi stupidi conflitti. Ma qui i libertari si trovano di fronte ad un dilemma in una situazione in cui forze autoritarie si combattono l'un l'altra per il solo scopo dell'egemonia sulle masse. Assad o ISIS sono entrambi forze ultra-totalitarie, quasi fasciste nella struttura della loro demagogia e della repressione. Chi li appoggia: sia i mullah iraniani sia i loro rivali in Arabia Saudita, Turchia e Qatar sono governanti dispotici. E allora da che parte stare in questo conflitto? Naturalmente, questo non è mai un problema per gli autoritari: seguiranno chi li possa portare al potere, pretendendo che questo è negli "interessi reali" della nazione o del popolo, oppure della Umma, o della classe, ecc. Essere autoritari è sempre più facile, un lavoro semplice…
Era la stessa situazione ai tempi della guerra fredda, due potenze autoritarie si combattevano per l'egemonia mondiale, ed ognuna diceva di combattere per la "vera libertà".
E quando tu sei il "buono", che combatte contro i "cattivi", allora non puoi che fare solo cose "buone", fosse pure uccidere, distruggere o reprimere.
Così, il sistema repressivo dei gulag, i processi-spettacolo a Mosca, la caccia alle streghe di McCarthy, ecc, potevano essere giustifcati.
Fino ad ora centinaia di migliaia di Siriani, gente comune, sono morti, milioni sono gli sfollati, ed ancora ci tocca ascoltare solo due versioni sulle loro sofferenze: chi da un lato  accusa il nemico di tutte le atrocità e chi nega le atrocità commesse dagli "amici" salvo parlarne come inevitabili effetti collaterali. Gli attacchi aerei degli USA uccidono civili innocenti, al pari di quelli russi. Anche i bombardamenti di Assad o gli attentati suicidi dell'ISIS uccidono indiscriminatamente. Dopo che la rivoluzione siriana è degenerata in guerra civile, dopo che le masse in rivolta o i loro comitati di coordinamento e le loro milizie locali e decentrate inizialmente note come Libero Esercito di Siria sono state sostituite dai gruppi semi-regolari dei signori della guerra, apppoggiati dai despoti della regione, i rivoluzionari siriani si sono ritrovati in una situazione difficilissima: non possono accettare la vittoria del dittatore, al tempo stesso sapevano benissimo che la sconfitta di Assad non significava la liberazione delle masse dalla dittatura ma la sua sostituzione con un altro dittatore.
Ciò che è rimasto del Libero Esercito Siriano e delle milizie locali e decentralizzate che avevano iniziato a combattere la forza militare dell'esercito di Assad spalancando autostrade per il risveglio e l'insorgenza degli jihadisti, è degenerato in bande di delinquenti guidate da signori della guerra che obbediscono agli ordini dei loro finanziatori (i quali sono in genere i ricchi despoti confinanti) i quali perseguono l'egemonia e la ricchezza anche alle spalle degli stessi vicini che dichiarano di voler difendere.
E col peggiorare delle condizioni di vita delle masse siriane, causato dall'intervento di tutte le potenze in gioco, la forza e la volontà di combattere del popolo è rapidamente scemata e quasi scomparsa, dal momento che si lotta per la mera sopravvivenza. Quale allora la situazione per i rivoluzionari ed ovviamente per le masse?
Ebbene, mentre le alte speranze di emancipazione sono sfumate, dobbiamo essere franchi con noi stessi e con il popolo ed iniziare a costruire le lotte del futuro.
Stare con Assad o con l'ISIS o con i signori della guerra non significa lottare per noi stessi.
Nemmeno lo schieramento guidato dall'Iran o quello guidato dai Sauditi meritano che si muoia per loro.
Inoltre, noi non nutriamo nessuna illusione su un possibile accordo "di pace". Che significherebbe un nuovo status quo , una nuova repressione, una nuova dittatura, che scambia la sicurezza con la sottomissione, come tutti fanno con i comuni cittadini siriani.
Invece del confessionalismo, che si è dimostrato essere forte, un'arma decisiva nelle mani del dittatore o delle classi dirigenti che si oppongono a lui, noi perseguiremo un nuovo movimento di liberazione, non multi-confessionale come rottura liberale, ma del tutto anti-confessionale; non semplicemente laico, ma libertariamente laico ed antagonista non solo al fondamentalismo islamista ma anche al laicismo "autoritario" di alcuni ben noti dittatori come Ataturk , Nasser , Assad , etc
Noi non ci schiereremo e chiederemo alle masse di fare lo stesso.
Schierarsi significa solo giustificare omicidi, repressione ed autoritarismo.
Noi vogliamo la libertà, la giustizia, una vita dignitosa, per tutti. Nessuno tra gli schieramenti autoritari può offrire tutto questo alle masse. Ma solo egemonia. E noi ci opponiamo a loro, li condanniamo in blocco, li riteniamo responsabili della critica situazione in cui vivono oggi le masse siriane.
Mazen Kamalmaz
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

mercoledì 23 settembre 2015

VIAREGGIO BRUCIA

sabato 26 settembre - ore 18.00 saletta incontri ex convento san Francesco - PORDENONE 29 Giugno 2009: VIAREGGIO BRUCIA Lo strano caso di Riccardo Antonini e di una strage annunciata Interverranno: Riccardo Antonini, ex ferroviere licenziato dall'allora amministratore di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e 2 esponenti dell'associazione "Il mondo che vorrei", per raccontare la strage di Viareggio e quello che è successo dopo, dal punto di vista legale e non solo e della decisione di un ferroviere di fare la cosa giusta, anche a costo di perdere il lavoro. Organizza: Collettivo Riff Raff

giovedì 27 agosto 2015

ELETTRODOTTI/Poche chiacchiere l'elettro-mostro va demolito!!

Riceviamo e pubblichiamo LA BANDA DEL RICATTO L'abitudine a farla franca e l'arroganza del potere fanno brutti scherzi a chi li esercita senza ritegno. Ma se il lestofante ha le sue disgustose ragioni, ben più penoso è il comportamento dei suoi complici, specie se sono a carico del pubblico erario. Rabbiosa e persino minacciosa la reazione della TERNA: altro non poteva essere quella di una Società abituata a passare sulla pelle delle popolazioni rurali, pronta ad abusare dei beni comuni e a dettare legge a schiere di politici e servi istituzionali. Lo ha fatto agitando lo spettro del blackout, quando sa perfettamente che se ciò dovesse avvenire, sarà da imputare esclusivamente alla sua ricattatoria volontà. Ebbene, lo ha fatto scientemente con calcolato cinismo per spaventare la gente comune e dare benzina agli incendiari della stampa asservita al potente di turno. Cosicché, anziché inchinarsi davanti ad una sentenza inequivocabile e riflettere sui gravissimi abusi che se ne deducono, la reazione della TERNA pesca nel torbido. Non essendo riuscita ad addomesticare il tribunale amministrativo come hanno potuto fare al TAR del Lazio, oggi si arrampicano sugli specchi e screditano il Consiglio di Stato accampando un illusorio vizio di forma che si dicono certi di impugnare in Cassazione, ben sapendo che non c'è Cassazione che tenga davanti alle sentenze di Palazzo Spada. Abituata a farla da padrona con tutti, nelle sue deliranti affermazioni si è fatta infine scudo del problema occupazionale e delle ripercussioni economiche che ne deriverebbero. Ma dove hanno toccato il fondo è stato nel momento in cui hanno tirato in ballo “12 anni tra concertazione, autorizzazioni e cantieri...” : ben sapendo di aver fatto carne di porco della democrazia partecipata. Ogni persona seria, con un briciolo di onestà intellettuale e un minimo di cultura della legalità avrebbe accolto la sentenza del Consiglio di Stato con un senso di gratitudine e di liberazione. Non così è stato per la Televisione di Stato e per qualche altro disgustoso organo di “disinformazione” che ha rilanciato il ricatto, tale e quale è stato divulgato dalla TERNA: con una sudditanza che non ha nulla a che vedere con il dovere di cronaca e senza porsi minimamente il dubbio di aver dilatato un allarme sociale di inaudita gravità. Inaudita altera parte e senza il benchè minimo distinguo a dimostrazione di essere parte e complice... per giunta con il denaro del contribuente. Da subito si è levata la canizza dei complici che hanno lasciato impronte indelebili lungo un percorso costellato di nefandezze, omertà e ignobili silenzi. C'è poco da illudersi: per loro è arrivato il momento di fare quadrato, di latrare frasi sconnesse che alludono allo sviluppo, al futuro e non certo allo Stato di diritto. E' arrivato il momento del boia chi molla! Perché affermandosi la verità e il diritto, potrebbe crollare il palco della assuefazione costruito in anni di cocenti delusioni, di politici venduti, di un associazionismo paramafioso che ha portato la popolazione verso una arrendevole sfiducia nei confronti di tutto: delle istituzioni e soprattutto nei confronti della giustizia e dei propri diritti. Ridare fiducia e dignità alla gente vorrebbe dire sottrarla a quella sindrome di Stoccolma che la fa stare dalla parte dei delinquenti o, se vogliamo da quella analoga sindrome del cornuto che si preoccupa di non tornare a casa prima che se ne vada l'amante della consorte. Tutti hanno constatato lo scempio subito dal paesaggio invaso dai mostruosi piloni e anche coloro i quali si riempiono la bocca di economia verde, di valori aggiunti e vanno all'EXPO a nascondere la loro perfidia dietro gli slogan della sostenibilità e delle eccellenze, oggi avrebbero avuto la possibilità di ravvedersi e di capitalizzare una sentenza che riafferma la legalità e con essa le qualità di un territorio che può essere fonte di ricchezza morale ed economica. Invece, messo in dubbio il sistema e le rendite di posizione, latrano i caporioni e per induzione latrano anche i servi che non vogliono dispiacere ai padroni e che sotto sotto non vogliono ammettere di essere stati i fautori della loro sudditanza. Tralasciamo le considerazioni e gli slogan da bar sport dell'imberbe presidente degli industriali, cui non possiamo certo addebitare quella vistosa e giovanile inesperienza sufficiente ad attirare l'interesse del Veneto Messaggero. Dagli industriali ci saremmo attesi ben altri livelli e un atteggiamento consono al loro ruolo e alla gravità del momento. Ma a dir poco scandaloso è stato il latrare dei sindacalisti, spinti sulle barricate dalla TERNA stessa con il presupposto della perdita occupazionale che la sentenza comporterebbe. Ebbene, non li abbiamo mai visti contestare un'impresa che sapendo a priori della sentenza avversa ha giocato il tutto per tutto per accelerare i lavori, senza la benché minima logica funzionale se non quella di creare il fatto compiuto per poter irridere la legge e farsi scudo dei servi sciocchi. Eppure non li abbiamo visti nei cantieri a prendere atto che le maestranze erano per la stragrande maggioranza forestieri e forse non tutti in regola, molti i peruani... Si sarebbero accorti delle disumane e pericolosissime condizioni di lavoro cui erano sottoposte per fare presto, convinte che la sentenza avversa dovesse arrivare a inizio settembre grazie ad una non casuale negligenza della cancelleria del Consiglio di Stato. Altrimenti, vedendoli lavorare a sessanta metri d'altezza come quel povero Cristo morto precipitando dal Pilone della TERNA in Abbruzzo, avrebbero dovuto rivolgersi all'Ispettorato del lavoro, come abbiamo fatto noi soli. Andando per i cantieri, si sarebbero anche accorti di essere inseguiti da un tale che a scanso di equivoci e di denuncia, ad ogni buon conto teneva in mano una mazzetta pronta all'uso... Noi che abbiamo creduto nella legalità e nella non violenza, noi per la medesima ragione domani li denunceremo per procurato allarme sociale ! Tibaldi Aldevis Comitato per la Vita del Friuli Rurale www.facebook.com/comitato.friulirurale

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)