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per giulio

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giovedì 20 maggio 2021

il Martello di carlo Tresca

 


 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Venerdì 21 maggio 2021 ore 18,30: Incontro con Pasquale Iuso e Edoardo Puglielli, mentre
la curatrice del volume Concettina Falcone Salvini, sarà presente con un intervento
scritto.
Il libro, curato con scrupolo, pazienza e passione da Concettina Falcone Salvini di Sulmona, conquistata alla
vita e dalle battaglie politiche e giornalistiche di Carlo Tresca, non è la biografia, di questo intrepido e
coraggioso combattente del proletariato e degli emigranti italo-americani, ma una sorta di autobiografia e
di ampia antologia giornalistica, nella quale è lo stesso Tresca a raccontarsi e a tramandarci, attraverso
brani dei suoi coinvolgenti articoli apparsi su «Il Martello» (il settimanale anarchico «di battaglia»
pubblicato aNew York dal 1917 al 1946), a volte sconosciuti ma interessanti eventi e fatti politici e sociali
del suo tempo battendosi con coraggio contro il fascismo, lo stalinismo e il franchismo.
La particolarità del giornale stava nel fatto che il direttore, non era solo un giornalista, ma il troublemaker
per eccellenza, il più intelligente, agguerrito e seguito tra gli organizzatori sovversivi che avevano
infiammato l'America all'epoca dei grandi scioperi.
Un mito per i lavoratori.Tresca pagherà mortalmente la sua ultima battaglia giornalistica contro gli ex
fascisti italo-americani divenuti democratici. L'11 gennaio 1943 viene barbaramente ucciso a colpi di pistola
in una strada di New York.
Concettina Falcone Salvini (1939) è nata a Gioia dei Marsi e vive a Sulmona. Conquistata dal personaggio di Carlo Tresca,
deviando dalla precedente propensione per la narrativa (Il Niente del Dopo, L’amore è duro come la morte) ha cercato e
visionato il più longevo dei giornali diretto dall’anarchico sulmonese, dalla cui lettura deriva Il Martello e Carlo Tresca.
Pasquale Iuso (1961) è professore ordinario in storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Teramo, studioso dei
movimenti anarchico, comunista e sindacale
Edoardo Puglielli (1977) è docente di filosofia e scienze umane nei licei, collabora come ricercatore con l’Istituto abruzzese per
la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea e con il Centro Studi e Ricerche “Carlo Tresca” di Sulmona

domenica 1 novembre 2020

Il Cantiere - ottobre 2020


 












LEGGILO O SCARICALO QUI

Uscire dalla gabbia dei sacrifici


Questo numero de “il Cantiere” esce in concomitanza dell'inasprimento della epidemia del Covid-19. Abbiamo già scritto sulle responsabilità e delle condizioni in cui le lavoratrici e i lavoratori si sono trovati nell'affrontare il virus. 

Non abbiamo competenze specifiche per dare risposte epidemiologiche, né pensiamo, in questa fase di aggiungere opinioni che vadano a sommarsi alla già confusa letteratura sull'argomento. 

Ci limitiamo a registrare i fatti. Il sistema sanitario è nuovamente in affanno, le terapie intensive rischiano di non essere sufficienti per tutti quanti ne necessitano, il rischio è quello di trovarsi nella condizione di scegliere chi curare e chi no. 

In questa situazione, dove la salute diventa la preoccupazione principale e le incognite della tenuta economica incombono su interi settori produttivi, ogni altro argomento sembra perdere di importanza.  

I richiami per una collaborazione partecipe che dalle istituzioni alla chiesa vengono per battere la pandemia sono pressanti ed evocano ancora una volta l'immagine della barca su cui tutti saremmo imbarcati. 

Una storia che periodicamente si ripete. 

Coloro, lavoratori e ceti popolari, che subiscono le contraddizioni dei sistemi economici- sociali, sono gli stessi che si fanno carico delle conseguenze in termini di fatica, sofferenze e miseria. 

Al riguardo ricordare l'apologo di Menenio Agrippa non è un vezzo storico, quel 494 a.c. segna una data emblematica nella subalternità dei ceti meno abbienti nei confronti dei ceti possidenti. Argutamente Marx commentò che Agrippa non aveva spiegato come, riempiendo la pancia dei patrizi, si potessero nutrire le braccia dei plebei. 

La crisi pandemica non ha intaccato la pervasiva attualità dell'apologo di Agrippa. Non solo braccia che nutrono pance altrui, ma anche una barca che ammesso che vada a fondo vede “schiavi” salariati a svuotare le sentine, mentre sulla tolda i “signori” continuano a gozzovigliare. 

Oggi con linguaggio diverso che cerca di irretire i lavoratori con la prospettiva di un lavoro auto-diretto la Confindustria ripropone lo schema dell'apologo. 

“ Questo moderno “Homo faber” deve sentirsi ed essere partecipe, artefice orgoglioso del processo di creazione del valore.” Confindustria "Il coraggio del futuro. Italia 2030-2050" 29 settembre 2020

Non appare casuale l'utilizzo del latino homo faber che è parte della locuzione latina ”homo faber fortunae suae”, che significa letteralmente «l'uomo è l'artefice della propria sorte». Nella sua espressione originaria la locuzione si riferiva all'essere umano nella sua generalità e sottolineava la capacità dell'uomo di essere artefice del proprio destino, capace di creare, costruire, trasformare l'ambiente e la realtà in cui vive, adattandoli ai suoi bisogni . 

Nello schema di confindustria l'homo faber è quello che fa riferimento al nuovo lavoratore iper flessibilizzato, agile, somministrato, legato all'impresa solo per essere sfruttato e abbandonato alle politiche di sostegno al reddito e quindi alla fiscalità generale quando i profitti calano. L'artefice orgoglioso del processo di creazione del valore è il lavoratore agile prodotto dalla pandemia. “ lo smart working, infatti, può essere un terreno ideale per portare avanti questa maturazione culturale che chiede di “essere” partecipativi: non è certamente foriero di risultati stabili pensare la partecipazione in termini di “avere” – cioè ottenere attraverso la contrattazione –se poi la mentalità di fondo è e rimane quella “antagonista”. “ 

Ancora una volta come nel 494 a.c. si pretende di socializzare la creazione del valore e non si pone la necessità di socializzare la distribuzione della ricchezza. 

La presunta sinistra istituzionale e le stesse confederazioni sindacali hanno accreditato il paradigma “fate sacrifici, accettate riduzioni di salario, precarietà del lavoro, il jobs act e l’economia ripartirà; e se riparte l’economia ci saranno più benefici per tutti.” 

Non farsi ingabbiare in questo schema è il presupposto per lasciare aperta una prospettiva di cambiamento.

 I rapporti di forza non consentono oggi di pensare a grandi battaglie, ma come proviamo ad argomentare negli articoli di questo numero vi sono le potenzialità per avviare una stagione di lotte capace di unificare la classe partendo dalla difesa del contratto collettivo nazionale, dalla richiesta di significativi aumenti salariali e dall'avvio di una vertenza generale sulla riduzione dell'orario di lavoro.

Obiettivo questo ultimo che coniugato a livello europeo può gettare le basi per un nuovo e forte processo di solidarietà internazionale dei lavoratori.

venerdì 10 novembre 2017

BOZZA DI DICHIARAZIONE DELL’ESERCITO INSORTO RIVOLUZIONARIO (MAKHNOVISTA) DELL’UCRAINA

adottato il 20 ottobre 1919 durante una seduta del Soviet rivoluzionario militare
Le classi lavoratrici dell’Ucraina oggi si trovano di fronte ad eventi di enorme importanza e di grandi conseguenze storiche. Senza dubbio, il significato di tali eventi va al di là dei limiti dell’attività dell’esercito insorto rivoluzionario. Ma, a nostro giudizio in quanto avanguardia della lotta in corso, riteniamo nostro dovere spiegare ai lavoratori dell’Ucraina, della Russia e di tutto il mondo, i fini per cui noi combattiamo, nonché la nostra analisi sugli eventi recenti e sulla situazione attuale.
Nel febbraio e nel marzo del 1917, la Russia e l’Ucraina hanno vissuto la Prima Rivoluzione che ha portato alla caduta dell’autocrazia zarista ed ha introdotto un potere politico statale composto inizialmente da personaggi della borghesia della grande industria e successivamente da rappresentanti della media e piccola borghesia. Nessuno di questi due governi ha goduto di una qualche stabilità. Sono bastati otto mesi perché le masse rivoluzionarie rovesciassero queste autorità che non avevano niente in comune con gli interessi e le aspirazioni dei lavoratori.
Già nel luglio del 1917, era evidente la necessità di una Seconda Rivoluzione. Ciò difatti è avvenuto alla fine di ottobre, aprendo la strada alla presa del potere statale da parte del partito Socialdemocratico Bolscevico, che si considerava il rappresentante del proletariato rivoluzionario e dei contadini poveri rivoluzionari o, in altre parole, della rivoluzione sociale. Ben presto, tale partito si è impegnato in una lunga campagna contro tutti i partiti concorrenti al fine di accaparrarsi tutto il potere. Poiché le sue parole d’ordine coincidevano con le aspirazioni delle masse, queste ultime lo hanno sostenuto nel momento cruciale. E così il periodo di otto mesi di governo della coalizione borghese e di rivalità tra i vari partiti politici si è conclusi con la presa del potere da parte del Partito Bolscevico.
Tuttavia, ben presto si è potuto capire che questo partito e questo potere statale – come qualsiasi partito e ogni potere statale – funzionavano solamente per se stessi rivelandosi totalmente impotenti nel raggiungere i grandi obiettivi della rivoluzione sociale: proprio grazie a questo fatto rappresentano oggi un ostacolo alla libera attività creativa delle masse lavoratrici, le uniche capaci di affrontare il compito. È evidente che, controllando l’intera vita economica e sociale, qualunque potere statale inevitabilmente crea nuovi privilegi politici ed economici e mina le fondamenta stesse della rivoluzione sociale.
L’incapacità del Partito Comunista-Bolscevico nell’offrire una via autentica di lotta per il socialismo ha portato naturalmente allo scontento, alla delusione e all’amarezza tra le masse lavoratrici. La disorganizzazione della vita economica, le conseguenze di una cattiva politica agraria, hanno portato a gravi disordini nelle campagne. Le autorità bolsceviche sono riuscite, tuttavia, ad organizzare in Russia un’imponente macchina statale ed un esercito accondiscendente, il quale viene impiegato proprio come ai tempi dello zarismo, ossia per eliminare ogni manifestazione di scontento e resistenza popolare.
Nell’Ucraina la situazione è diversa…..

martedì 7 novembre 2017

L’altra rivoluzione d’ottobre 2 – Tutto il potere ai Soviet!

Nonostante l’influenza dei dirigenti bolscevichi nei Soviet più importanti, la rivoluzione d’ottobre aveva scatenato in tutto il paese la lotta di classe del proletariato e questa si sviluppava unitariamente ed autonomamente nelle forme dell’organizzazione di base della democrazia diretta.
I Soviet restarono comunque i punti centrali dell’auto-organizzazione proletaria e servirono alla classe operaia per esercitare direttamente il proprio potere e la pratica della decisionalità assembleare, nei Consigli creò un vero e proprio fronte proletario che risultava il principale nemico per i piani del partito bolscevico.
Nella pratica, nella vita quotidiana, in fabbrica, nei villaggi, nei quartieri e nei campi i proletari opponevano tendenzialmente una decentrata, federata e pianificata struttura di potere di base economico-politico ai programmi dei bolscevichi miranti a un centralizzato potere politico economico e militare nelle mani esclusive di una minoranza (il partito) che tendeva soltanto ad eliminare ogni istanza unitaria, auto-organizzatrice, autogestionale ed autonoma di una classe che falsamente diceva di rappresentare.
(da Tutto il potere ai soviet! Russia 1917- 1921. Per una critica comunista libertaria al leninismo e allo spontaneismo)

Testi e documenti sulla rivoluzione russa documenti prodotti da diverse organizzazioni comuniste-anarchiche a partire dagli anni 70

L’opuscolo contiene: 
Critica dei comunisti anarchici al socialismo reale, Federazione dei Comunisti Anarchici, Lucca, 1990
Tutto il potere ai soviet! Russia 1917- 1921. Per una critica comunista libertaria al leninismo e allo spontaneismo,Organizzazione Anarchica Marchigiana, Ancona, 1975
La Macnovicina, un esempio di opposizione alla rivoluzione bolscevica, Gruppo Comunista Anarchico di Firenze,1979
Rapporti sociali in URSS, Federazione dei Comunisti Anarchici, 1985
L’opposizione operaia in Russia 1919-1922, Gruppo Libertario del Politecnico di Milano, 1971

mercoledì 1 novembre 2017

L’altra rivoluzione d’ottobre – Atamansha, la vita di Marusya Nikiforova

La storia dimenticata della comandante ucraina, militante comunista anarchica, processata dai bolscevichi e fucilata dai Bianchi in Crimea nel 1919.

L’attivista anarchica ucraina Maria Nikiforova (1887–1919) è stata  a volte paragonata a Giovanna D’Arco. (…..) Ma non c’è nessun culto di Maria Nikiforova. Non ci sono scaffali di libri, in nessuna lingua, dedicati alla sua vita. Sebbene lei abbia avuto un ruolo molto importante nella Rivoluzione Russa del 1917 e nella seguente Guerra Civile, è stata virtualmente espunta dalla storiografia sovietica sul periodo. Un dizionario di biografie della Rivoluzione Russa pubblicato nell’Unione Sovietica, con centinaia di nomi, non ne fa alcuna menzione, nemmeno tra le sole due dozzine di donne inserite. Compaiono eroine bolsceviche come Alexandra Kollontai, Larissa Reissner ed Inessa Armand ma nessuna di queste donne ha mai avuto un comando militare indipendente come fu per la Nikiforova.
Non c’è nessuna ricerca biografica universitaria su Maria Nikiforova, nessuna storiografia della sua vita che possa essere aggiornata e magari reinterpretata (….. )
Persino autori vicini all’anarchismo non ne fanno menzione.
Sebbene lei fosse molto vicina al famoso contadino anarchico Nestor Makhno, è raro trovarla menzionata nei libri sulla figura di Makhno. Eppure nel 1918 la Nikiforova era già famosa come una atamansha (comandante militare) anarchica in tutta l’Ucraina, quando Makhno era ancora un personaggio poco noto, attivo solo nelle retrovie della provincia. La Nikiforova non compare in alcuna opera di Peter Arshinov, di Volin e di Paul Avrich. Alexandre Skirda le dedica solo un capitolo nel suo libro di 400 pagine su Makhno.
Fanno eccezione lo stesso Makhno ed il suo ex-assistente Victor Belash. Nelle sue memorie (che coprono 22 mesi di rivoluzione e guerra civile) Makhno riporta testimonianze di diversi scontri drammatici in cui la Nikiforova ebbe un ruolo dirigente. Anche in Belash, la cui opera è stata salvata dagli archivi della polizia segreta sovietica, compaiono fonti primarie su di lei.
(…..)
Le opinioni politiche di Marusya sono ben note grazie ai suoi numerosi comizi. Il carcere, i lavori forzati e le sue peregrinazioni in vari paesi avevano rafforzato le convinzioni politiche della sua gioventù. Era solita dire: “Gli anarchici non fanno promesse. Gli anarchici vogliono solo che il popolo prenda coscienza della sua situazione e conquisti la libertà con le sue mani.” Il suo credo, espresso più volte, era questo: “Gli operai ed i contadini devono, il più rapidamente possibile, prendersi tutto ciò che essi hanno costruito nel corso dei secoli ed usarlo per i loro propri interessi.”
Nel dicembre 1918, Marusya partecipò al primo Congresso di tutti i comunisti anarchici russi a Mosca. Quello che segue è il suo breve
intervento che è stato riportato nel verbale:
“Guardando al modo in cui gli anarchici vivono la loro vita, mi sento depressa per quante carenze vedo nel loro lavoro. Qual è la causa
di tutto questo? Una mancanza di talento? Ma che non può essere perché non si può dire che non ci sia talento tra gli anarchici. Ma perché poi le organizzazioni anarchiche sono al collasso? Perché, quando gli anarchici hanno seguito la loro coscienza, non hanno ottenuto i risultati che speravamo? Tutto questo non può continuare, gli anarchici devono capire dove sbagliano.
Nell’approcciarsi al loro lavoro, gli anarchici non devono limitarsi alle imprese grandiose. Qualsiasi tipo di lavoro è utile. Sacrificare se stessi è più facile che lavorare costantemente, fermamente, per il raggiungimento degli obiettivi definiti. Tale lavoro richiede una grande capacità di resistenza e un sacco di energia. Gli anarchici non hanno abbastanza capacità di resistenza e di energia e inoltre, devono essere pronti a sottoporsi – da compagni – alla disciplina e all’ordine.
Gli anarchici devono:
1. essere modelli di comportamento (gli anarchici attualmente non sono uniti);
2. distribuire ampiamente la loro stampa;
3. organizzarsi e stare in contatto l’uno con l’altro. Per far questo è necessario avere un registro di tutti gli anarchici, ma abbiamo bisogno di essere selettivi e favorire non tanto quelli che sanno di teoria quanto quelli che possono metterla in pratica.
Il processo della rivoluzione sociale è in corso e gli anarchici devono essere pronti per quel momento in cui dovranno usare tutte le loro forze e ciascuno portare avanti il suo proprio compito, senza sperare di ricevere qualcosa in cambio. Ma il nostro lavoro si deve basare sulla esemplarità, per esempio nella stessa Mosca dovremmo creare una intera rete di orti su basi comuniste. Questo sarebbe il miglior mezzo di agitazione tra la
gente, tra persone che, in sostanza, sono anarchici naturali.”

mercoledì 7 giugno 2017

LA FOTOGRAFIA RIBELLE

È USCITO «LA FOTOGRAFIA RIBELLE»,
IL NUOVO LIBRO di Pino Bertelli
 

mercoledì 2 novembre 2016

Fonti scritte e orali per la storia dell'Organizzazione anarchica marchigiana

Collana OttocentoDuemila, Strumenti, 1

Fonti scritte e orali per la storia dell'Organizzazione anarchica marchigiana
Luigi Balsamini

(BraDypUS Communicating Cultural Heritage, 2016)
L’Organizzazione anarchica marchigiana è stata dal 1972 al 1979 l’organizzazione specifica della tendenza comunista anarchica, esterna alla Federazione anarchica italiana, presente con diverse sezioni sul territorio regionale. Questo libro ne ripercorre la storia attraverso due canali complementari. Nella prima parte viene presentato l’inventario del fondo archivistico riconosciuto di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica delle Marche nel 2013. Il fondo, che è attualmente conservato a Fano presso l’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini, contiene la documentazione prodotta e acquisita dalle diverse sezioni dell’Organizzazione: corrispondenza, documenti interni (circolari, relazioni, verbali di riunioni, resoconti della cassa comune, note), documentazione a stampa (opuscoli, periodici, numeri unici, volantini e manifesti), fotografie. La seconda parte contiene le trascrizioni di ventuno interviste a ex militanti dell’Organizzazione che, nella varietà dei loro attuali punti di vista, danno vita a un affresco corale sul comunismo anarchico marchigiano degli anni Settanta.

 
Indice
  • Introduzione
  •  L’Oam nel contesto storico del movimento anarchico in Italia
  •  Il Patto associativo
  •  Sezione fotografica
  •  Inventario del fondo Oam presso l’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini di Fano a cura di Matteo Sisti
    • 1. Organizzazione anarchica marchigiana
      • 1.1. Carteggio amministrativo
      • 1.2. Documenti a stampa
        • 1.2.1. Fascicoli organizzati per argomento
        • 1.2.2. Fascicoli organizzati per luogo di provenienza
        • 1.2.3. Fascicoli organizzati per tipologia documentaria e autore
      • 1.3. Fotografie
  • Le fonti orali: note metodologiche
  • Interviste
    • 1. Nicola Sabatino
    • 2. Michele Gianni
    • 3. Roberto Bernardini
    • 4. Carlo Migani
    • 5. Federico Sora
    • 6. Anna Maria Della Fornace
    • 7. Gianfranco Careri
    • 8. Tullio Bugari
    • 9. Michel Mattioli
    • 10. Patrizia De Santis
    • 11. Francesco Ribes
    • 12. Massimo Lanzavecchia
    • 13. Patrizio Nocchi
    • 14. Giordano Cotichelli (con testimonianza di Giulio Gabrielloni)
    • 15. Luciana Andreoli e Roberto Magnaterra
    • 16. Sandro Accardo
    • 17. Luigi Andreani
    • 18. Roberto Olivieri
    • 19. Pietropaolo Masè
    • 20. Aurora Maggio
    • 21. Roberto Sabatino
  •  Manifesti, opuscoli e altri documenti
  •  Bibliografia essenziale

mercoledì 31 agosto 2016

“L’ONDA D’URTO. AUTOBIOGRAFIA DI UNA RADIO IN MOVIMENTO”: IL LIBRO SUI TRENT’ANNI DELLA RADIO



















“L’onda d’urto. Autobiografia di una in ”, (Agenzia X, 2016) è il sui primi di Radio Onda d’Urto, realizzato dalla redazione raccogliendo le testimonianze orali di decine di compagni e compagni che hanno attraversato, dal 1985 a oggi, la storia di Radio Onda d’Urto.
COME AVERE IL LIBRO – Lo si può acquistare online, attraverso il sito di AgenziaX (clicca qui), nella sede di Radio Onda d’Urto, in via Luzzago, 2/B a e presto, quando riaprirà, presso la Libreria 47 del CSA Magazzino 47, via Industriale a . A breve, anche nelle librerie.
Assieme a compagne e compagni della Redazione hanno lavorato al libro Marco Philopat e Marc Tibaldi, di Agenzia X, che hanno coordinato e dato alle stampe il volume.
Clicca qui sotto per ascoltare gli audio della presentazione ufficiale del libro, avvenuta il 23 agosto 2016 alla XXV Festa di Radio Onda d’Urto a Brescia:
L’introduzione di Sancho e Andrea, redattori di Radio Onda d’Urto
L’intervento di Marco Philopat, di Agenzia X
L’intervento di Michele ed Elia, redattori di Radio Onda d’Urto


Dalla quarta di copertina:
Un granello di sabbia nell’ingranaggio della costruzione del consenso. Una voce per le realtà di lotta costrette al silenzio. Trent’anni fa, nel 1985, cominciavano le trasmissioni di una radio libera che provava ad accompagnare, oltre la cappa repressiva di quei tempi, i pochi fermenti antagonisti. Intorno all’emittente, che prese il nome di Radio Onda d’Urto, nacque allora una comunità ribelle che riuscì a svilupparsi anche grazie alla presenza attiva in molte espressioni del conflitto di classe. Una realtà che ha saputo rinnovarsi, senza mai snaturare la propria sensibilità costitutiva, muovendosi con originale intelligenza e con una partecipazione orizzontale che non ha paragoni. Dentro e contro le contraddizioni della società, ma soprattutto dentro gli avvenimenti affrontati sulla strada, rielaborati in redazione e irradiati quotidianamente per ascoltatori e sostenitori. Un’area pubblica divenuta nel tempo sempre più vasta, come dimostra la festa di Radio Onda d’Urto che, iniziata nel 1992, è ora un appuntamento estivo imperdibile per migliaia e migliaia di persone. Questa cronaca narrativa è frutto di un lungo lavoro redazionale, tratto dalla rielaborazione delle testimonianze di molti tra coloro che negli anni hanno partecipato al progetto radiofonico….
Clicca qui per leggere l’introduzione del libro.

lunedì 4 luglio 2016

Gli Enragés nella Rivoluzione francese

Chi erano gli Enragés, chi faceva parte del movimento e quali obiettivi si proponevano di realizzare? Mio obiettivo è di fare una breve descrizione del loro pensiero politico lasciando volutamente senza risposta la domanda che da decenni gli storici si pongono: il movimento degli Enragés può essere considerato un predecessore della corrente anarchica?

Gli Enragés nella Rivoluzione francese



“ […] consisteva in leggi non tradotte in effetto, autorità prive di forza e disprezzate, il delitto impunito, la proprietà minacciata, la sicurezza dell’individuo violata, la moralità del popolo corrotta, nessuna costituzione, nessun governo, nessuna giustizia: queste le caratteristiche dell’anarchia”
La frase sopra riportata è una citazione di Brissot rivolta agli oppositori dei Girondini, tra cui gli Enragés, accusati di essere contro ogni forma di autorità.
Ma chi erano questi Enragés, chi faceva parte del movimento e quali obiettivi si proponevano di realizzare? Mio obiettivo è di fare una breve descrizione del loro pensiero politico lasciando volutamente senza risposta la domanda che da decenni gli storici si pongono: il movimento degli Enragés può essere considerato un predecessore della corrente anarchica? La tesi è stata divisa in quattro capitoli. Nel primo vi è una breve descrizione della Rivoluzione francese in quanto mi è sembrato opportuno ricordare come essa sia nata e terminata, e sottolineare le differenze presenti in essa e tra i rivoluzionari, in modo da potervi collocare più facilmente il movimento degli Enragés. Nel secondo vi è una presentazione dal punto di vista storico e del pensiero politico del movimento preso nel suo insieme, cercherò di analizzare quindi i testi degli esponenti più importanti del movimento, quali Jacques Roux, Varlet e Leclerc, senza dimenticare però che molto legata a questi fu la Società delle Repubblicane rivoluzionarie, soprattutto nelle figure di Claire Lacombe e Pauline Léon (oggetto del terzo capitolo). Nel quarto e ultimo capitolo, che ho volutamente chiamato “Conclusione” riprenderò in mano la domanda posta nell'introduzione, ossia se gli Enragés possono essere avvicinati più al movimento anarchico/libertario o a quello comunista, utilizzando pensatori che si sono già pronunciati su questo problema.

Indice

  1. Introduzione
  2. Il movimento degli Enragés
  3. La società delle cittadine repubblicane rivoluzionarie
  4. Conclusioni
  5. Bibliografia
  6. Webgrafia
"Gli Enragés nella Rivoluzione francese" può essere scaricato in formato PDF qui oppure letto online qui.

sabato 18 giugno 2016

Libero Pensiero ... una voce conosciuta





Il virus maschilista alla radice del femminicidio
Imu, la Chiesa deve 100 mila euro di arretrati al Comune di Ferrara
Varata la Legge sul riconoscimento delle
coppie di fatto
RIUSCIRA' L'EUROPA A FERMARE
 IL TTIP?
SCUOLA - SCIOPERO 12 MAGGIO 2016
Predatori d’infanzia e smantellamento dello
Stato sociale

Trivelle, acide battute, quorum
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Italicum, sarà la Consulta a verificarne la costituzionalità
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hanno gli stessi diritti
Basta con la guerra al riconoscimento
delle coppie di fatto
La radice maschilista della violenza è la stessa: a Colonia come contro il Charlie Hebdo...
RU-486, APPELLO DEI MEDICI AL MINISTRO LORENZIN
Marco Parma, scuola pubblica e laicità prese sul serio
Il Vaticano processa Fittipaldi e Nuzzi.
L’Italia istituzionale tace
Prevenzione fanatismo: più scuola statale,
più educazione laica
Parigi sotto la furia del terrorismo islamico
La Consulta cancella il divieto della
selezione degli embrioni
Sul caso Marino il Pd perde anche l’aggettivo “democratico”
Mafia Capitale, il 5 novembre inizia il processo
Famiglie gay. L’indegna guerra
dei reazionari ai figli
Se cade Marino, Buonanotte Roma!
Prima la Costituzione poi il catechismo,
vale anche per le scuole cattoliche
Marino sotto attacco perchè onesto e laico
Bergoglio bifronte?
Legge Bavaglio
Il papa: La Chiesa deve pagare le tasse!

La Chiesa si inchina al “padrino” Casamonica
Le scuole confessionali devono pagare l’ICI
La Grecia voterà se accettare o no i diktat europei
Nozze gay via libera negli States
“Tutti hanno diritto alla ricerca della felicità “
Muore oggi la nostra associata Maria Longo
BOCCIATO IL FINANZIAMENTO ALLE SCUOLE NON STATALI




IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)