ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio
Visualizzazione post con etichetta si cobas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta si cobas. Mostra tutti i post

venerdì 16 febbraio 2018

Solidarietà ai tre licenziati FCA da parte degli "STATO SOCIALE" dal teatro Ariston di Sanremo

Da Pomigliano a Sanremo, la lotta operaia non si processa: Mimmo, Antonio e Marco liberi subito!
Dopo più di 6 ore i tre operai FCA del SI Cobas sono ancora sequestrati in stato di fermo al commissariato di Polizia di Sanremo, con l'accusa di aver violato l'articolo 650 del codice penale in quanto "rei" di aver turbato le disposizioni di sicurezza previste dal Festival.
Evidentemente l'iniziativa dei musicisti dello Stato Sociale, che si sono esibiti dal palco dell'Ariston utilizzando i nomi dei 5 reintegrati di Pomigliano erigendoli a simbolo dell'odierna condizione di schiavitù in cui versano milioni di operai e di sfruttati, deve avere urtato la suscettibilità dei piani alti del potere economico e istituzionale...
Da quanto abbiamo appreso, sembrerebbe che nei confronti dei 3 operai sia stato emesso un foglio di via per tre anni dalla città di Sanremo: la stretta repressiva del Piano-Minniti continua a colpire in maniera implacabile contro il movimento operaio e le lotte sociali.
Il SI Cobas nazionale, nell'esprimere il massimo sostegno all'iniziativa degli operai FCA e al gesto de Lo Stato Sociale, chiede l'immediata liberazione di Mimmo, Antonio e Marco, e nei prossimi giorni intensificherà le iniziative di lotta e di denuncia contro il Piano-Marchionne e le ristrutturazioni negli stabilimenti FCA di Pomigliano, Melfi, Cassino, Termoli e Mirafiori che a breve porteranno a nuovi, pesanti tagli di organico. In queste settimane, su iniziativa del SI Cobas, gruppi di operai stanno iniziando a confrontarsi e ad agire unitariamente a prescindere dalle sigle sindacali d'appartenenza per dare una risposta compatta alle manovre aziendali.
Per questi motivi rilanciamo la mobilitazione verso la manifestazione nazionale del 24 febbraio a Roma che ci vedrà in piazza contro sfruttamento, razzismo e repressione e per la costruzione di un fronte anticapitalista di opposizione dal basso alle politiche padronali e al teatrino elettorale del 4 marzo.
SI Cobas nazionale

Di seguito il comunicato della band Lo Stato Sociale apparso su facebook

Come si chiama quella figura retorica tale per cui una parte vale per il tutto?
La storia di Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto è l'esatta trasformazione in realtà di questo artificio linguistico. Cinque operai che subiscono da anni una vessazione non accettata nemmeno dai tribunali a cui si sono rivolti, vincendo la causa contro il Golia chiamato FCA e che vengono tenuti lontani dalla fabbrica perché sgraditi.
Attraverso questo artificio abbiamo pensato di poter portare sul palco dell'Ariston le istanze di milioni di lavoratori, precari, disoccupati. Perché come ci ha detto Domenico: "le lotte funzionano solo dal basso verso l'alto e noi vorremmo che tutte le persone salissero sulla torre dei potenti per essere tutti uguali". Ci siamo conosciuti e raccontati davanti ad un caffé, lontani dalle telecamere e dai microfoni. Ci siamo presi del tempo per guardarci in faccia perché prima di ieri esistevamo reciprocamente solo nei racconti degli altri, nei filmati, negli articoli di giornale.
E quindi le canzoni possono far succedere delle cose? A quanto pare si e non si tratta del secondo posto al Festival, si tratta della possibilità di coprire le distanze e di prendersi sotto braccio, come faresti con un amico verso il bar o in una piazza piena come quella di ieri a Macerata. Nicola fa spesso questa domanda: "i luoghi sono di chi li possiede o di chi li abita?", a noi piace pensare che i luoghi siano di chi li abita, le città siano di chi le vive, i posti di lavoro di chi vuole condurre una vita gratificante anche in quella sede. Per troppo poco tempo abbiamo abitato quel palco e per troppo poco tempo abbiamo vissuto Sanremo assieme a Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto che sono venuti a trovarci per fare due chiacchiere e farci fare due risate rivelandoci il segreto della loro lotta: continuare a divertirsi malgrado tutto.
Ci siamo detti cose belle e importanti che terremo per noi: perché è giusto, perché per ognuno di noi hanno assunto sfumature differenti e queste righe non sono la sede per parlarne.
Sono arrivati con uno striscione e delle magliette stampate per l'occasione con la scritta: "Sanremo chiama, Pomigliano risponde". Sembra il titolo di un poliziesco anni '70 e invece è il riassunto di come dieci persone apparentemente distantissime possano trovare un percorso comune.
Come dice l'antico motto: together we stand, divided we fall.
P.S. apprendiamo solo ora che qualche minuto fa, cercando di portare la loro storia sul truck di Radio2, sono stati fermati e scortati in caserma. Non siamo esperti giuristi ma ci sentiamo di esprimere loro la nostra solidarietà, conoscendo la bontà delle loro intenzioni.

Lo Stato Sociale

martedì 7 novembre 2017

27 ottobre e 10 novembre, lavoratrici e lavoratori in sciopero generale

In una realtà mediaticamente costruita per criminalizzare il diritto di sciopero, per raffreddare il conflitto sociale e sindacale all’interno di protocolli punitivi, per impedire l’esercizio del diritto di coalizione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro, ogni indizione di sciopero assume il grande valore di restituire voce e protagonismo alle donne ed agli uomini, nativi ed immigrati, che vivono di lavoro salariato, di precariato, di pensioni insufficienti, di sussidi, di assistenza, di disoccupazione, spesso in condizioni di ricatto e di vessazione come nel settore della logistica.
Sono queste le voci e questi i protagonisti che il 27 ottobre ed il 10 novembre sciopereranno e manifesteranno per rivendicare la restituzione del maltolto in questi lunghi anni di crisi, la redistribuzione della ricchezza prodotta in un paese che si dice sia uscito dalla crisi, l’universalismo di diritti e tutele per poter vivere bene.
Ancora una volta sarà la generosità di lotta e la consapevolezza dei propri interessi di classe di migliaia di lavoratrici e lavoratori che daranno la cifra delle due giornate di sciopero.Sono questi i corpi, questi i sorrisi, questa la rabbia, questa la voglia di coalizzarsi e di contare che fanno di ogni sciopero un pezzetto della lunga storia della lotta di classe.
Avrebbe potuto essere una sola grande giornata di sciopero con tutte le sigle del sindacalismo alternativo unite nell’indizione, ma così non è stato nonostante tentativi di unità.
Tuttavia, sebbene la doppia indizione potrebbe far perdere in incidenza alle mobilitazioni previste, rimane attesa una significativa partecipazione a queste prime due date di sciopero, di manifestazione, di lotta e di autodeterminazione in una situazione di feroce ristrutturazione capitalistica ancora in atto dopo 9 anni di crisi.
Le piattaforme presentate per le due giornate di sciopero risuoneranno negli slogan, poi bisogna lavorare per l’unità dei lavoratori, per l’unità di classe.
Alternativa Libertaria sosterrà ove possibile le giornate del 27 ottobre e del 10 novembre.
Segreteria Nazionale
di Alternativa Libertaria/fdca
24 ottobre 2017

venerdì 27 gennaio 2017

Si cobas sciopero politico per Aldo Milani

PROCLAMAZIONE STATO D’AGITAZIONE NAZIONALE SU TUTTE LE FILIERE
Ieri pomeriggio il Coordinatore nazionale del SI COBAS Aldo Milani è stato arrestato nel pieno mandato delle sue prerogative sindacali, a un tavolo di trattativa.
Ritenendo questo Sindacato l’episodio un attacco esplicito e gravissimo sia da parte padronale sia istituzionale alle legittime rivendicazioni delle migliaia di lavoratori suoi iscritti e dei tanti lavoratori che continuano a rivendicare i propri diritti, il SI COBAS, nell’intera sua composizione, darà seguito immediato a ogni iniziativa riterrà opportuna per dare giusta opposizione all’inaudito tentativo di repressione subito.
#### Libero Aldo Milani libero subito ### 
Nel tardo pomeriggio di oggi, 26 gennaio 2016, il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato prelevato dalla Polizia, arrestato e tradotto nel carcere di Modena e a tuttora il suo difensore non è stato messo in grado di contattarlo.
E' evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore.
Dopo le leggi liberticide sul lavoro, dopo la riduzione dei salari alla miseria, quanto i lavoratori hanno conquistato fin qui con le loro lacrime e il loro sangue viene messo nel mirino della repressione immediata che cerca di colpire chiunque osi ribellarsi e, soprattutto, osi praticare un’azione politica che vada nella prospettiva della liberazione dalla schiavitù del salario.
Il disegno repressivo vuole distogliere l'attenzione dalle situazioni di sfruttamento in cui versa il mondo del lavoro e la logistica in particolare: contro questa barbarie si è alzato un movimento di lotta che non ha eguale negli ultimi anni, per durezza delle forme di lotta e per i risultati raggiunti.
La sostanza è semplice: con l'arresto di Aldo Milani si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero!
Se il nemico di classe si illude di sbarazzarsi del SI Cobas decapitando il gruppo dirigente, si sbaglia di grosso!
A quest'attacco politico frontale risponderemo da subito con l'unica arma che gli operai hanno a disposizione: l'autorganizzazione e la lotta.
Proclamiamo quindi fin da ora la mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, e chiamiamo le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi nelle iniziative che nelle prossime ore saranno indette dal SI Cobas contro la repressione e per la liberazione immediata di Aldo.
Seguiranno altre comunicazioni non appena avremo aggiornamenti.
26/01/2016
SI COBAS NAZIONALE

mercoledì 18 marzo 2015

QUANDO I PADRONI HANNO PAURA .. 13 LICENZIAMENTI POLITICI ALLA RHIAG DI SIZIANO

Da sempre i padroni giocano sulla povertà, sulla precarietà e sulle paure della classe operaia, soprattutto quella immigrata, imponendo salari da fame e condizioni di totale sottomissione, facendo crescere insieme ai loro profitti un settore parassitario (le finte cooperative che imperversano ovunque) il cui unico vero ruolo è stato quello di esercitare il massimo controllo sugli operai stessi per impedirne qualunque forma di opposizione sindacale Grosso modo questa è la storia anche alla Rhiag di Siziano (hinterland di milano-sud), hub di smistamento nazionale di pezzi di ricambio auto destinati a raggiungere concessionarie in tutta Italia. Qua gli operai lavorano da anni a 900€ al mese (1350 se si fanno 11 ore al giorno sabato compreso) senza ferie, 13ma, 14ma, né indennità malattia. Ma l’onda lunga del movimento dei facchini e della loro organizzazione nei Cobas raggiunge anche questo angolo di periferia producendo un primo sciopero a fine febbraio, con un picchetto sostenuto dagli operai della Dielle, della SDA e della DHL che ha paralizzato la Rhiag per quattro ore Un duro colpo per l’economia e l’immagine aziendale, ma, soprattutto, per gli assetti politico-sindacali che ne salvaguardano gli interessi e che ruotano intorno alla compagine sindacale para-fascista dell’UGL, con tanto di caporali-rappresentanti sindacali pronti allo scontro fisico (anche se il giorno dello sciopero, manco a dirlo, hanno trovato pane per i loro denti) Dopo essersi arroccata, insieme ai propri dirigenti sindacali dell’UGL, a difesa dell’ennesimo contratto capestro (uno dei tanti contratti pirata fuori legge), l’azienda decide quindi di passare al contrattacco, licenziando in tronco tutti i 13 iscritti al SI.Cobas promotori della ribellione sindacale per aver…danneggiato gli interessi societari Una mossa apparentemente forte ma, in realtà, alquanto azzardata, palesemente illegittima e figlia della paura di vedersi rompere le uova (d’oro) nel paniere e di dover rispondere di oltre 8 anni di attività illegali non solo verso i lavoratori ma anche verso lo stesso stato borghese (il lavoro viene in buona parte retribuito con voci che sfuggono alla contribuzione fiscale, e si verificano assunzioni di persone sotto falso-nome) Ovviamente il SI.Cobas ha già aperto la vertenza legale contro questi licenziamenti palesemente discriminatori, così come si sta promuovendo una causa per il recupero delle differenze retributive maturate dal 2010 ad oggi (parliamo di una media di 5.500€ annui di “estorsione salariale”). Ma quel che più conta, come sempre, è saper affrontare i nodi politico-sociali che emergono dalla lotta di classe. Una lotta che, giustamente, non fa distinzioni di colore politico nell’affrontare la classe padronale. In questo caso però, ci sentiamo in obbligo di rafforzare l’appello alla solidarietà di classe con un accalorato invito a tutti i sinceri anti-fascisti affinché appoggino questa battaglia e rispondano alla chiamata che, nel giro di poco tempo, i licenziati del SI.Cobas faranno per sferrare, proprio davanti a quei cancelli, un duro colpo alla reazione di destra filo-padronale che, tra l’altro, non ha mancato di far giungere precisi segnali di guerra, con minacce dirette a delegati e dirigenti del SI.Cobas. SI.Cobas Milano, 13 marzo 2015

giovedì 5 marzo 2015

Ennesima aggressione a un delegato SI.Cobas

Ennesima aggressione a un delegato SI.Cobas Comunicato stampa Questa sera, alle 18,30, giunto sotto casa dopo il rientro dal lavoro, Flavius Rad, delegato SI.Cobas presso l'Italia Logistica di Peschiera Borromeo, è stato aggredito e pestato a tradimento da due ignoti. Flavius, fondatore del Cobas in Italia Logistica, promotore del Cobas alla RHIAG di Siziano teatro di recenti scontri con i caporali legati all'UGL (sindacato para-fascista), ha dovuto ricorrere al ricovero ospedaliero. Questo ennesimo episodio di violenza, dalla matrice palesemente politica, si inserisce nel solco della sistematica violenza con cui il padronato (nelle sue svariate forme e componenti) cerca di fronteggiare la reazione operaia allo sfruttamento, che trova attualmente nel SI.Cobas un evidente punto di riferimento. I risultati sindacali e politici raggiunti dal movimento che da oltre 6 anni sta attraversando i magazzini della logistica di mezza Italia danno in ogni caso ragione a chi ha deciso che non si può, e non si deve, arretrare di fronte alle intimidazioni che l'avversario di classe utilizza per difendere i propri profitti. La risposta a questa vile aggressione troverà risposta adeguata solo se l'insieme degli operai organizzati, troverà ancor più forza e motivazioni per approfondire la battaglia già in corso. Chiunque sia il mandante dell'aggressione, non possiamo far altro che rafforzare la nostra battaglia contro un'intera classe che opprime gli operai, nella certezza di avere gli strumenti per relegarla nel museo della storia in quanto espressione delle peggiori nefandezze di cui l'umanità è stata capace. Sciopero! Questa era e rimarrà la nosta arma fondamentale. Non mancheremo di continuare ad usarla, consapevoli che il prezzo che saremo costretti a pagare non è nulla rispetto al futuro di libertà e giustizia (quella vera) per cui ci battiamo Solidarietà con Flavius Basta con la violenza padronale Costruiamo scioperi e autorganizzaione operaia dappertutto Esecutivo nazionale SI.Cobas

lunedì 23 febbraio 2015

CARBONE ED ENERGIA PROLETARIA - Appello dei minatori polacchi Non sparate sugli operai! Non utilizzate le istituzioni dello Stato contro chi protesta

www.combat-coc.org 18 febbraio 2015 Bacino minerario slesiano, Sud della Polonia. Il 7 gennaio 2000 minatori hanno rifiutato di scendere sottoterra, nella miniera di Brzeszcze. È una delle 14 miniere della Kompania Weglowa, il maggior gruppo minerario europeo, in grado sfornare fino a 34 milioni di tonnellate di carbone, grazie al sudore dei suoi 64 000 minatori. Protestano contro la preannunciata chiusura di 4 miniere del gruppo, quelle di Brzeszcze, Bytom, Ruda Śląska e Gliwice, con la perdita di 5000 posti di lavoro, in una regione dove l’industria mineraria è il maggior datore di lavoro. Ma la perdita complessiva per la regione potrebbe essere di 20 000 occupati dato che ogni occupato nelle miniere ne genera fino a tre in settori collegati. La lotta si è velocemente diffusa a tutti i quattordici siti e poi all’intera regione mineraria. Ha coinvolto i lavoratori di altri due grandi gruppi, Jastrzębska Spółka Węglowa e Katowicki Holding Węglowy, ed è stata rafforzata con varie manifestazioni di protesta, dallo sciopero della fame di 19 minatori al blocco della ferrovia, e dall’appoggio della popolazione. I leader sindacali dei minatori hanno minacciato uno sciopero di solidarietà dei salariati delle ferrovie, dell’energia e delle poste; le organizzazioni sindacali regionali hanno dichiarato la disponibilità ad uno sciopero generale se la situazione si fosse aggravata. In diecimila, minatori e cittadini ordinari, hanno manifestato ad esempio nella città di Bytom, dove la disoccupazione ha raggiunto il 21% a seguito delle ristrutturazioni del settore carbonifero negli anni Novanta. Ora si prospetta un’altra ondata di ristrutturazioni e tagli occupazionali. Il carbonifero polacco era già in difficoltà per la competizione del carbone russo, meno caro, per quella con le energie alternative, in crescita negli altri paesi europei. A peggiorare la competitività delle miniere polacche si è aggiunto di recente il crollo del prezzo del carbone in Europa, -25% in due mesi, provocato dal forte afflusso di carbone americano abbandonato dagli Usa a favore del petrolio e gas da scisto, e di recente anche del calo del prezzo internazionale del petrolio. Il governo polacco vorrebbe diminuire il surplus di carbone sul mercato per farne risalire il prezzo. I lavoratori in sciopero hanno dovuto affrontare sia la violenza del padronato che quella dello Stato che ha fatto intervenire le forze speciali anti-sommossa con pallottole di gomma da 37 mm. Una ventina gli scioperanti feriti, alcuni gravemente. Lo Stato è ricorso anche alla “giustizia” per dichiarare illegale lo sciopero e ha minacciato di far pagare ai dirigenti operai della lotta le perdite subite dal gruppo minerario, che ammonterebbero a diversi milioni di euro. Il 17 gennaio si è giunti ad un accordo quadro tra sindacato e governo, il quale ha garantito di non ricorrere alla repressione contro gli scioperanti. Con questo accordo però il governo ha ottenuto quello che desiderava: le quattro miniere che dovevano essere chiuse saranno invece privatizzate. Era questo il vero obiettivo della “messinscena” negoziale. La legge di recupero per il minerario è in realtà stata scritta dal Boston Consulting Group (BCG). Il parlamento polacco si è limitato, con una seduta di emergenza, ad approvare il piano di privatizzazione di questa società di consulenza, che è anche al servizio dei profitti di grandi gruppi capitalistici come IBM, Tata, Group, il ministero russo dell’Energia. Le miniere sono così state trasferite ad una società statale per la ristrutturazione delle miniere, SRK, al fine di ricapitalizzarle con denaro pubblico. Tre di esse saranno poi trasferite alla società statale Weglokoks, che probabilmente verrà privatizzata già quest’anno. Ha avanzato un’offerta di acquisto per le tre miniere Universal Energy, di proprietà dell’uomo d’affari polacco più ricco, Krzysztof Domarecki. Un altro magnate polacco, Jan Kulczyk, sta incassando enormi profitti dall’importazione di carbone dalla Russia. L’accordo quadro prevede inoltre la possibilità di erogare aiuti statali alle industrie ad alta intensità energetica. Evidentemente i risultati dell’accordo non hanno soddisfatto i minatori. Infatti il 28 gennaio sono scesi di nuovo in sciopero e hanno organizzato azioni di protesta i lavoratori della società mineraria Jastrzebska Spólka Weglowa (JSW). Causa immediata il licenziamento di nove attivisti sindacali della miniera Budryk, per aver aderito ad uno sciopero di solidarietà. Tra le richieste del comitato intersindacale di sciopero composto dai cinque sindacati:[1] l’allontanamento dell’amministratore delegato di JWS, il rispetto dell’accordo collettivo rescisso da JWS, e il reintegro degli attivisti sindacali di Budryk. Il 12 febbraio JSW ha comunicato che intende riaprire i negoziati con i rappresentanti sindacali, che la settimana precedente avevano accettato un piano di riduzione dei costi per circa 140 milioni di zotly (circa pari a €33,5 milioni). La proprietà intende introdurre la domenica lavorativa, e modificare le regole per il pagamento dei bonus annuali, impegnandosi a retribuire il 40% entro il 13 febbraio. Ancora da stabilire se e quando verrà riconosciuta la parte restante. Lo sciopero è durato 46 giorni. La lotta in difesa dell’occupazione condotta dai minatori polacchi, che hanno fatto appello ed ottenuto la solidarietà di reti sindacali internazionali, ha conquistato una vittoria, seppure parziale e temporanea. Basta poco perché le leggi del mercato capitalistico rimettano in discussione le conquiste raggiunte. Ma le lotte messe in campo possono raggiungere un risultato permanente, la consapevolezza che senza un’organizzazione politica autonoma contro l’intero sistema economico e sociale, in Polonia, come in Italia, queste ferree leggi capitalistiche non potranno essere messe nella soffitta della storia. ********************************************** Da quanto ci risulta, i licenziamenti sono stati ritirati. Di seguito l’appello alle organizzazioni operaie internazionali emesso dal sindacato “Agosto 80” (WZZ « Sierpien 80 ») Appello dei minatori polacchi Non sparate sugli operai! No utilizzate le istituzioni dello Stato contro chi protesta Il 12 febbraio il tribunale ha dichiarato illegale lo sciopero di diverse migliaia di minatori della Compagnia carbonifera di Jastrzebie (Jastrzebska Spolka Weglowa, JSW), nel Sud della Polonia. Nella stessa giornata la città è stata percorsa da una manifestazione delle moglie e dei figli dei minatori, a sostegno dei loro cari in lotta. Le autorità non arretrano davanti a nulla per spezzare questo sciopero che dura da 16 giorni. Forze speciali, mandate contro i minatori, hanno cercato di schiacciare la protesta con inaudita brutalità, utilizzando, senza neppure addurre alcun pretesto, i cannoni anti-sommossa da 37 mm con proiettili di gomma, i cannoni ad acqua e i gas lacrimogeni. Più di 20 minatori sono stati feriti, alcuni gravemente. I procuratori hanno nel contempo aperto procedimenti contro gli organizzatori della protesta, minacciandoli di conseguenze finanziarie legate alle perdite della compagnia interessata dallo sciopero. Tra i perseguiti, il sindacalista Krzysztof Labadz, uno dei dirigenti dello sciopero di sette ani fa’ della miniera “Budryk”, durato 46 giorni. I minatori in sciopero esigono l’allontanamento del CEO della società, Jaroslaw Zagorski, la cui gestione ha portato la società sull’orlo del baratro. Il governo, nonostante possegga più della metà delle azioni della società, non vuole cedere. I minatori e le loro famiglie sono determinati. Difendono i loro posti di lavoro ma anche il diritto di protestare per tutti i lavoratori polacchi. Facciamo appello ai sindacati e alle organizzazioni sociali di tutta l’Europa perché sostengano la nostra lotta e ci facciano giungere lettere di sostegno. Solo la solidarietà internazionale, come nel caso della Grecia, può fare arretrare i dictat dei neoliberali al governo. Solo assieme possiamo affrontare la loro offensiva anti-sociale in Europa. Boguslaw Zietek Presidente del sindacato libero “Agosto 80” (WZZ « Sierpien 80 ») 12 febbraio 2015 Di seguito l’appello della Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta, con le prime organizzazioni firmatarie Polonia : appoggio ai lavoratori in sciopero A fine gennaio la direzione della società mineraria JSW (Jastrzebska Spolka Weglowa) ha licenziato 9 attivisti sindacali della miniera di Budryk. La loro “colpa”? Aver organizzato la solidarietà con i lavoratori di altre quattro miniere di carbone dell’impresa KW (Kompania Weglowa). Lo sciopero di solidarietà di Budryk (e di altri siti) ha contribuito alla vittoria dei lavoratori di KW: i padroni hanno fatto retromarcia sulla chiusura delle miniere, sui licenziamenti dei lavoratori. Negli accordi firmati il governo si impegnava anche che non ci sarebbe stata repressione nei confronti dei lavoratori che avevano partecipato ai diversi scioperi e manifestazioni. Attaccando i militanti sindacali di diverse organizzazioni (OPZZ, Solidarnosc, Sierpen 80) la direzione attaccava tutti i minatori. Lasciando fare, il governo attaccava tutti i minatori. Le organizzazioni della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta sostiene le migliaia di lavoratori in lotta. Nel passato questi compagni hanno mostrato la loro capacità di condurre grandi lotte, sull’esempio dei 46 giorni di sciopero del 200 7/2008. Siamo solidali con i minatori in lotta, chiediamo che le loro rivendicazioni siano soddisfatte, esigiamo il ritiro dei licenziamenti. I minatori sono in sciopero dal 28 gennaio. Ciò ha drammatiche conseguenze per loro, alcuni dei quali stanno facendo per giunta uno sciopero della fame, e per tutti i loro familiari che vivono nella miseria. Alla violenza padronale si aggiunge quella dello Stato esercitata dalle forze di polizia che sono arrivati a sparare proiettili di gomma di 37mm contro i lavoratori riuniti davanti alla sede di JSW. C’è una decina di feriti, di cui alcuni gravi. Lo Stato è anche ricorso alla “giustizia” per dichiarare “illegale” questo sciopero. Noi affermiamo che spetta agli scioperanti decidere del loro sciopero, e a nessun altro! Tutte le organizzazioni sindacali polacche sostengono lo sciopero. Noi, organizzazioni della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta: · Siamo altrettanto solidali, · Facciamo conoscere in ciascuno dei nostri paesi la situazione dei minatori e la repressione esercitata dai padroni e dallo Stato polacco, · Facciamo appello all’insieme del movimento sindacale internazionale a manifestare il suo appoggio ai minatori di Jastrzebie in sciopero. Per la Rete internazionale di solidarietà e di lotta: Central Sindical e Popular - Conlutas (Brasile) Union syndicale Solidaires (Francia) Confederación General del Trabajo (Stato spagnolo) Sindacato Intercategoriale Cobas – SI Cobas (Italia) SIAL Cobas (Italia)

giovedì 12 dicembre 2013

Domenica 15 dicembre assemblea sulle lotte nella logistica

Ciao, mentre le prime pagine riportano il “movimento dei forconi”, di una piccola borghesia che si sente minacciata e travolta dalla crisi, sentiamo l’esigenza di una riflessione su un movimento passato sotto silenzio dai media, ma che prosegue e si espande da due-tre anni, dal Nord al Centro e Sud Italia: il movimento di lotta dei lavoratori della logistica, organizzato dal SI Cobas. Un settore giovane di classe operaia, in gran parte immigrata, che svolge il lavoro di smistamento di una buona parte delle merci che noi consumiamo, e che ha avviato un ciclo di lotte, spesso dure e lasciando sul campo molti licenziamenti per rappresaglia (dall’Esselunga all’Ikea alla Granarolo), ma che quasi ovunque ha conquistato migliori condizioni economiche e lavorative e il rispetto dei lavoratori prima trattati con metodi schiavistici. Un movimento che va sostenuto, quale esempio per tutti i lavoratori, e il segnale di una possibile ripresa della lotta di classe in Italia, mentre l’offensiva padronale-governativa tende ad abbassare ovunque le condizioni lavorative al livello dei facchini. Solo da una ripresa delle lotte operaie potrà ripartire il movimento che metta in discussione il capitalismo e riapra la prospettiva di una società senza classi. Per questo come comunisti (COC e GCR) riteniamo utile una riflessione su questo movimento e sulle sue prospettive, invitando diversi protagonisti di queste lotte, tra cui il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani. L’incontro si terrà nella nuova sede di Milano dell’Associazione Eguaglianza e Solidarietà, in via Cadibona 9 (a 8 minuti dalla stazione Vittoria del Passante, lungo viale Molise; fermata Cadibona della linea 90, 93, 91).

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)