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giovedì 22 dicembre 2016

Salute e patriarcato

Salute e patriarcato

author by Melissa Sepúlveda - Solidaridad, Federación Comunista Libertaria 

Ultimamente mi ha piacevolmente sorpreso, dopo diversi anni di sciocchezze femministe, l'esistenza di un'intenzione all'interno del movimento popolare di incorporare nell'analisi e nella prassi una prospettiva femminista.
L'uso di un linguaggio inclusivo durante le assemblee e le riunioni è già una pratica consolidata, tanto che quasi sembra creare imbarazzo la parola di chi non lo utilizza. Tuttavia, nel momento di plasmare questa intenzione nei programmi di lotta dei diversi movimenti sociali che si stanno sviluppando nel territorio cileno e a Wallmapu, la mancanza di strumenti per un'analisi femminista della realtà è evidente.

L'obiettivo di questo articolo è portare allo sviluppo di una costruzione femminista nell'ambito della salute e in particolare al rafforzamento del processo di costruzione programmatica che si sta svolgendo all'interno del movimento "MSpT-Salud para Todas y Todos" (Salute per tutti e per tutte). Per questo è di fondamentale importanza identificare le forme attraverso le quali agisce e si riproduce il patriarcato all'interno delle pratiche di salute, che siano amministrate dai servizi sanitari statali o provenienti da altri attori sociali che accudiscono principalmente donne e bambini/e.
A mio giudizio, un primo punto centrale è riconoscere il patriarcato come un sistema di dominio, differente e anteriore al capitalismo, del quale quest'ultimo si nutre per esercitare lo sfruttamento delle donne e delle bambine in tutto il mondo.
Il modello di salute è direttamente collegato ai sistemi di dominazione imperanti, che articolano la visione del mondo e le relazioni sociali determinando l'economia, la politica e la cultura delle società. Il sistema sanitario, da parte sua, è la materializzazione di questo modello e si esprime attraverso una serie di conoscenze, saperi e pratiche esercitate dentro e fuori dell'istituzione dello Stato per il controllo sanitario della popolazione.
Questo scenario, specialmente nelle società capitaliste, è stato concepito con l'obiettivo di garantire una massa "sana" di lavoratori e di lavoratrici che potesse soddisfare le necessità di produzione e, nel caso delle donne, assicurare la riproduzione della classe lavoratrice. Di conseguenza, il sistema biomedico, centrato sulle patologie dell'individuo, e che ignora quindi le determinati sociali della salute, edifica il sistema sanitario che esiste in Cile, che continua a rimanere lo stesso nonostante i tentativi accademici abbiamo dimostrato la sua insufficienza per ottenere una popolazione più sana, che possa appunto portare a realizzazione i suoi obiettivi produttivi e riproduttivi.
D'altra parte è necessario riconoscere che l'egemonia di questo modello di salute è direttamente collegata alla colonizzazione e al genocidio occidentale, reggendosi sulla lotta contro forme diverse e anteriori di esercitare la pratica medica: ostetriche e guaritrici sono state escluse dal sapere tecnico medico, mentre ogni forma di conoscenza non riconosciuta dagli standard istituzionali di evidenza scientifica è stata rimossa. Pertanto il primo compito è quello di riconoscere, dentro all'analisi del modello di salute in cui viviamo, che questo corrisponde ad un modello patriarcale, capitalista e colonialista.
Propongo di identificare almeno quattro livelli su cui agisce il patriarcato nel modello e nel sistema sanitario egemonico. Questi si relazionano tra loro e si esprimono quotidianamente nella pratica sanitaria.
1) Androcentrismo. Storicamente, il modello biomedico ha un carattere androcentrico, ovvero esso identifica l'uomo come centro della realtà e a partire da lui costruisce l'ambiente, il sistema e la visione del mondo. Il soggetto che usufruisce del servizio sanitario è maschile e in base ad esso si stabilisce l'universalità, essendo incapace di osservare e riconoscere il genere come determinante per le condizioni di salute e di malattia delle persone. Per esempio si ritiene che le donne corrano un rischio maggiore di incorrere in patologie mentali, senza però considerare le condizioni sociali che implicano la prevalenza di patologie psicoaffettive nelle donne. D'altra parte l'approccio del sistema sanitario nei confronti della specificità delle donne è legato soprattutto alla loro funzione riproduttiva, relegandole socialmente al ruolo di madri e di mogli, tanto che la salute, nella medicina occidentale, è orientata principalmente alla riproduzione, ovvero alla gestazione, alla contraccezione, alla pianificazione familiare, e recentemente, alla menopausa.
2) Vincolo patriarcale del sistema sanitario. Affermiamo inconfutabilmente che nella nostra società esiste un rapporto clientelare con il sistema sanitario, proprio del modello del mercato. Ciò che occorre considerare è che questo vincolo è possibile grazie alla relazioni patriarcali, che nascondono molto più che la compravendita della salute, e che esso è si è radicato molto presto nel nostro primo spazio di socializzazione: la famiglia.
Nella struttura familiare chi condensa tutti i poteri è il "padre", incluso il potere di vita e di morte sui figli, sulla/e moglie/i e gli schiavi. La stabilità di questo modello che conosciamo molto bene si basa sulla dipendenza. La condizione di vulnerabilità in cui si trova un corpo malato, fa sì che esso cerchi protezione, e se questo rapporto si riflette chiaramente sugli uomini e sulle donne, queste ultime sono particolarmente dipendenti dal sistema sanitario, poiché sono coloro che lo consultano maggiormente, sia come pazienti che come "accuditrici".
3) Violenza medica contro le donne o altre identità non maschili. Ogni giorno assistiamo alla violazione dei diritti basici nelle pratiche sanitarie, i pregiudizi e la mancanza di una prospettiva di genere dei/delle professionisti/e della salute si traduce in violenza, dove la mancanza di conoscenza dei nostri corpi si trasforma in un terreno fertile per l'autoritarismo medico. Il maltrattamento di donne e transessuali con patologie mentali, necessità speciali o obesità, così come la violenza ostetrica e ginecologica, sono alcuni esempi che svelano l'incapacità di riconoscere le donne e altre identità dentro al sistema sanitario costruito su un modello androcentrico di salute.

4) Soggettività femminile nei processi di salute-malattia. Direttamente collegato al vincolo patriarcale del sistema sanitario è il fatto che noi donne non ci percepiamo e non veniamo identificate socialmente come soggetti con capacità di autodeterminazione, per questo la realizzazione di cambiamenti favorevoli per la nostra salute viene costantemente boicottata. Così per esempio, possiamo affermare che esiste un processo di femminilizzazione dell'obesità nelle società occidentali, particolarmente tra le donne povere, legata ad una bassa autostima e ad una bassa percezione di efficacia nei confronti di cambiamenti nelle abitudini alimentari.
Dobbiamo costruire un nuovo modello e un nuovo sistema di salute, che sia dignitoso per il nostro popolo, che abbandoni la centralità del capitale nei processi di produzione e di riproduzione, rafforzando una prospettiva mirata alla conservazione della salute più che all'amministrazione delle patologie, e che contribuisca attivamente a smantellare le relazioni patriarcali. Questo sarà un lungo cammino di riflessione, autocritica, produzione di saperi nuovi e recupero di saperi ancestrali. Fortunatamente abbiamo fatto i primi passi. L'invito a fare parte di questo processo è stato lanciato.

(traduzione a cura di AL/fdca-Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 21 aprile 2015

28 aprile Assemblea Comitato Salute Pubblica Bene Comune, PN Casa d Popolo ore 20,45

Abbiamo svolto diverse iniziative svolte in questo periodo, tra cui l'importante convegno "Tutta mia la città?" lo scorso 6 marzo a Pn sulla costruzione dll'Ospedale ed il riutilizzo dei padiglioni che resterrano vuoti alal fine di tale costruzione (anzichè abbatterli). Ora vorremmo fare il punto della situazione dell'applicazione della recente legge regionale sulla sanità (L.R. 17/2014) ma anche programmare iniziative per affrontare il tema di servizi carenti/assenti e appunto per bloccare nuovi progetti di edilizia nonostante appunto la futura dismossione di grandi padiglioni (A e B ad esempio) che liberanno grandi voluni. VI INVITIAMO perciò ALL'ASSEMBLEA GENERALE DEL COMITATO SALUTE PUBBLICA BENE COMUNE PER MARTEDì 28 APRILE ALLE ORE 20,45 PRESSO LA CASA DEL POPOLO DI TORRE/PORDENONE via Carnaro 10 con questo ordine di discussione: -- Valutazione della LR n. 17/14 Riforma sanitaria e ricaduta nel pordenonese -- Partecipazione dei cittadini: lettera al Direttore Generale per assemblee distretti -- Edilizia Sanitaria/Cittadella della salute a Pordenone: appello delle associazioni - Varie ed eventuali. VI ASPETTIAMO e se volete fate girare a chi credete interessate/i. Comitato Salute Pubblica Bene Comune

martedì 17 marzo 2015

COMUNICATO STAMPA Comitato Salute Pubblica Bene Comune Pordenone

TUTTA MIA LA CITTA’? Comitati e Associazioni per la partecipazione Esito positivo e molto partecipato (circa 120 persone presenti) lo scorso 6 marzo a Pordenone dell’incontro "Tutta mia la città? rigenerazione e riuso", sul recupero dei padiglioni "A" e "B" dell'Ospedale (che verranno dismessi per l'uso di degenza dopo la costruzione del nuovo), sul grave impatto ambientale dovuto alle demolizioni e sulla dubbia opportunità di costruire ex novo la "Cittadella della Salute". Il ricco dibattito è stato frutto di una collaborazione tra il promotore "Comitato Salute Pubblica Bene Comune" e "Legambiente di Pordenone" - Terraè" - "Ubik Art" - "Grab Group Upgrading Cultures" - "Il ballo della scrivania" - "Ordine degli architetti di Pordenone". Seguie la proposta di dare continuità a tale utile momento di confronto e proseguire la discussione sui suggerimenti emersi anche da parte dei cittadini presenti. Invitiamo a partecipare quante/i interessate/i a un incontro pubblico che si terrà martedì 17 alle ore 18 presso la sede di Parco2 in via Bertossi a Pordenone. Sarà l'occasione di sviluppare e coordinare i programmi e le attività delle singole Associazioni o Comitati in merito alle politiche di territorio, salute pubblica, vivibilità della città, sostenibilità. Insomma potrebbe nascere dal basso un vero e proprio processo partecipativo che coinvolge parti significative del territorio per ripensarne completamente l'uso e il rapporto tra lo stesso e i suoi abitanti. "Comitato Salute Pubblica Bene Comune" - "Ubik Art" - "Grab Group Upgrading Cultures" - "Il ballo della scrivania" - "Legambiente di Pordenone" - "Terraè" e "Ordine degli architetti di Pordenone" Per info mail: referendumospedale@gmail.com, cellulare Michele 3384475550, Pino 3332826906

giovedì 5 marzo 2015

TUTTA MIA LA CITTà ? - pordenone

RIGENERAZIONE & RIUSO URBANO TUTTA MIA LA CITTà ? come riutilizzare gli edifici che si svuoteranno nell’area Ospedale VENERDI’ 6 MARZO ALLE ORE 20,30 - P O R D E N O N E Sala “T. DEGAN” Biblioteca Civica - P.zza XX Settembre GIUSEPPE VESPO urbanista: la città nella città SARA FLORIAN architetto: riuso e riqualificazione DAVIDE LONGHI architetto (Università di Ferrara): rigenerazione urbana con la presenza dEI "PAPU" COMITATO SALUTE PUBBLICA BENE COMUNE referendumospedale@gmail.com -LEGAMBIENTE Circolo di Pordenone -IL BALLO DELLA SCRIVANIA -TERRAè Oficina della sostenibilità

martedì 24 febbraio 2015

NO TAV SI SALUTE

Ogni metro di TAV costa 158.000 euro! 158000:1200 = 131 giornate di ricovero ospedaliero (la prestazione sanitaria più costosa) e chissà quante altre azioni per la prevenzione o di assistenza alla cronicità, si potrebbero fare.... NO TAV SI SALUTE solidarietà alla popolazione della Val di Susa ade

martedì 17 settembre 2013

ILVA UN ANNO DOPO

1500 lavoratori degli stabilimenti della Riva- acciai, e non sappiamo quanti sono i lavoratori dell’indotto, sono stati secondo la dicitura cara alla FIAT “messsi in libertà”. In sostanza gli stabilimenti della riva-acciai situati nel nord italia sono stati chiusi: la più classica delle SERRATE. Una serrata, termine ottocentesco, effettuata da padroni che risultano imputati di disastro ambientale, sottrazione di capitali, corruzione ecc. e che dopo un anno agiscono impunemente, con la copertura mai spezzata del malaffare statale, giocando sulla pelle dei lavoratori e cercando di mettere i lavoratori di questi stabilimenti del nord contro i lavoratori di Taranto. Dopo un anno siamo in piena palude e chi gestisce la partita sono ancora i RIVA con la complicità dello Stato. Ancora oggi in una nota Federacciai (l’associazione che raggruppa i padroni del settore) invocava la libertà d’impresa calpestata dall’azione della magistratura, e Bentivogli responsabile sindacale FIM-CISL invitava a non inasprire i rapporti con l’azienda: “occorre tener aperto il dialogo”. Bisogna aver chiaro che se la classe lavoratrice non esce da questi ricatti, da questo clima di sottomissione e di paura e non riprende il suo ruolo e il suo protagonismo non si esce dal mortifero letargo che il capitale impone. E' inutile proclamare 8 ore di sciopero per lunedì e la manifestazione al ministero: la cassa integrazione non sarà negata, è funzionale al gioco, per l'ennesima volta si esternalizzano i costi ambientali ed economici di una gestione criminale: lo Stato si fa parte in causa e addirittura paga il rilancio dei Riva contro il sequestro dei beni che permetterebbero di pagare la messa in sicurezza di uno stabilimento che continua a fare morti. Sono stabilimenti produttivi e con mercato in ripresa, altro che sciopero: bisogna muovere, occuparli. Non nazionalizzarli, e porli sotto controllo di uno Stato complice dell'attacco e della svendita dei lavoratori e dei loro diritti, ma occuparli e tenerli sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici, gli unici a poterli gestire e ad avere interesse alla produzione materiale di beni in questo paese, al mantenimento di un tessuto produttivo di massa e non solo di nicchia, gli unici come sempre su cui grava la possibilità di ripartire. E questo vale in tutte le realtà a rischio di ridimensionamento o chiusura dove i lavoratori sono ricattati rispetto al posto di lavoro, interi settori come gli elettrodomestici per fare solo un esempio. Una parte consistente della lotta di classe e della sua ripresa oggi si gioca su questo scontro: mantenimento dell’occupazione e ripresa della contrattazione con contenuti autonomi dei lavoratori. Provando ad innestare su questi processi un percorso di ricostruzione del sindacato da parte dei lavoratori, che li metta in grado di difendersi dai ricatti e dalle pressioni, fino al licenziamento, come sa chi si oppone, in fabbrica, allo strapotere dei padroni anche riguardo alle misure di sicurezza oltre che ambientali. Cronaca di questi giorni, come l'attivista sindacale dell'USB a cui a la nostra solidarietà. Le prime vittime dell'ILVA, infatti, e non solo nel subire gli effetti devastanti dell’inquinamento, occorre ricordarlo,sono i lavoratori stessi e le loro famiglie, e solo dalla partecipazione dei lavoratori alla messa in sicurezza e alla bonifica dell'ILVA si potrà pensare a un mantenimento della produzione di acciaio nel nostro paese, necessario per il mantenimento di un livello manifatturiero, sia pure ridimensionato, che non compensi i risparmi sull'ambiente con i costi in tumori e in mazzette. Nello scontro in atto a livello mondiale sulla produzione dell’acciaio, l'Italia è il secondo produttore dopo la Germania e all’undicesimo posto a livello mondiale, accanto a paesi come la Cina, India, Brasile, i principali produttori di acciaio. Inutile sottolineare che tanto dipende dagli spazi che i colossi mondiali dell’acciaio lasciano liberi o sono disposti a negoziare nel medio/lungo periodo, considerando che anche realtà come Turchia e Russia aumentano le produzioni mentre si affacciano paesi africani che subiscono processi di industrializzazione. Non è continuando a giocare al ribasso sulle tutele ambientali e di sicurezza che ci si può illudere di competere con questi paesi. Commissione Sindacale FdCA, 14 settembre 2013

venerdì 6 settembre 2013

comitato per la salute pubblica bene comune - Pordenone 6 - 9 settembre 2013

COMUNICATO STAMPA

Nuovo ospedale di Pordenone: aderiamo a iniziativa di don Albino Bizzotto "un digiuno per l'ambiente". A Pordenone da venerdì 6/9 digiuno a staffetta promosso dal Comitato per la salute pubblica bene comune. Troviamoci tutte/i alle ore 17 del 6/9 a PN piazza XX Settembre per dare il via all'iniziativa.

Come già annuinciato il Comitato per la salute pubblica bene comune si schiera con don Albino Bizzotto, il sacerdote vicentino dei Beati i costruttori di pace, e promuove anche a Pordenone il "digiuno per l'ambiente" unendo ai motivi dell'iniziativa partita da Padova con quelli della  causa  contro il progetto di realizzare il nuovo ospedale di Pordenone in Comina, utilizzando anche il progetto di finanza. Costruire il nuovo ospedale senza cementificare e senza ricorrere ai debiti pubblici verso privati si può! Costa molto meno, con tempi minori ed ha un progetto che in alcune opere è già esecutivo: quello proposto dalla Giunta Illy.

Don Bizzotto il 16 agosto ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la speculazione finanziaria e le grandi opere che distruggono il territorio, dalla Pedemontana veneta al futuro ospedale di Padova. Tutte opere realizzate con progetto di finanza. Il digiuno viene ora portato avanti a staffetta da altre persone.
Il Comitato vuole riportare l’attenzione sull’aspetto sanitario, ambientale e urbanistica nella scelta del progetto del nuovo ospedale. 
Esattamente come dice Don Bizzotto . «Il project financing serve a garantire il capitale privato non il bene comune perché i rischi per il privato sono nulli mentre il pubblico si indebita».  Il sacerdote ha poi evidenziato che «tutti parlano di crescita ma non ci sarà più uno sviluppo quantitativo» e ha citato gli esempi deleteri del progetto di finanza. 
 
A Pordenone l'iniziativa partirà Venerdì 6 settembre ore 17 con l'idea di piantare una tenda permanente in piazza XX Settembre, nel terrapieno verso la Casa del Mutilato (presentate le domande a Questura e Comune, la prima ha già risposto non ponendo alcun ostacolo).
Mentre si stanno definendo i dettagli organizzativi e la "staffetta" delle persone che digiuneranno si invitano tutte/i cittadine/i a partecipare all'iniziativa condividendone lo spirito e se possibile anche il digiuno almeno per una giornata.
All'iniziativa sono bene accette tutte le persone, anche quelle di opinioni diverse, perchè il confronto rende tutte/i più "forti", abbandonando toni denigratori o gratuite offese.
Il Confronto vero, pubblico, delle istituzioni con  cittadine/i dovrebbe essere un elemento reale della vita pubblica, di qualunque Amministrazione, specie sui temi importanti come la salute e la finanza pubblica.
 
Per adesioni all'iniziativa scrivere a referendumospedale@gmail.com 
 
 
 
 
Comitato per la salute pubblica bene comune Pordenone
 

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)