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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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giovedì 2 marzo 2017

solidarietà alla INNSE di Milano

Il benevolo padrone Camozzi ci ha sommerso di denunce,
lettere di sospensione, multe.
Ci trascina da un’aula all’altra del tribunale del lavoro di Milano.
Per vendicarsi della nostra resistenza allo smantellamento della fabbrica
sta impegnando i giudici di Milano in un lavoro estenuante.
E’ arrivato sino a rifiutare l’arbitrato dell’ispettorato del lavoro e
chiede al giudice di esaminare quasi 40 provvedimenti disciplinari,
dalle multe ai 3 giorni di sospensione.
Come operai della INNSE, oltre alle iniziative sindacali in fabbrica,
ci siamo attrezzati per rispondere legalmente, causa per causa,
udienza per udienza ma tutto ciò ha un costo esagerato.
Il benevolo Camozzi ha tanti soldi da investire in studi legali, guardie,
carte bollate, la sua potenza economica la usa contro di noi.
Noi dovremmo avere il supporto legale della Fiom di Milano,
siamo tutti iscritti paghiamo la tessera in media da 30 anni.
Ma la Fiom ci ha abbandonati da quando abbiamo votato tutti NO
al loro schema di accordo inconsistente.
Non ci rimane nient’altro che la solidarietà degli operai come noi,
dei sostenitori ed anche di chi non è qui,
ma capisce che alla INNSE si sta combattendo
una lotta fra prepotenza e giustizia sociale.
Vi ringraziamo anticipatamente per il vostro contributo.


sabato 31 dicembre 2016

Milano, modello Sala: disperazione sociale, cementificazione selvaggia, crescita letale dell’inquinamento.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (detto Beppe), naviga in cattive acque giudiziarie per qualche incidente di percorso durante la sua gestione di Expo.
Nei suoi primi sei mesi, la giunta che Sala capeggia è riuscita a rendere la vita difficile (a volte impossibile) agli inquilini delle case popolari.
Ha superato le precedenti giunte (che non scherzavano).
Contro questa situazione, è scesa in campo perfino un'area assai moderata (vedi il volantino allegato), come le organizzazioni sindacali degli inquilini, che probabilmente avevano sostenuto la candidatura di Sala a sindaco. Si vede che la porcheria è diventata indigesta anche per chi è abituato a ingoiare (e a FAR INGOIARE) di tutto.
Il sindaco di Expo ha dato un’accelerata alla speculazione immobiliare, ultima spiaggia dell’imprenditoria ambrosiana che ormai è rappresentata dallo stretto connubio tra immobiliaristi e finanzieri (banche).
Entrambi vivono nel terrore che la bolla immobiliare scoppi, svalutando precipitosamente i loro patrimoni. Ma, come una droga, la speculazione vuole nuova speculazione.
La manovra è sotto gli occhi di tutti: provocare il degrado di un quartiere, favorire la svendita degli immobili a vantaggio delle grandi immobiliari, «bonificare» il quartiere, costruire nuovi immobili per i ricchi. Un esempio lampante è quanto è avvenuto nel quartiere Isola. E oggi potrebbe avvenire in via Padova.
Ma fino a quando potrà durare questo gioco perverso e pericoloso?
Per ora, questo è l’esito dell’assalto speculativo alle case dei poveri:
14mila sfratti in esecuzione
23mila famiglie in lista di attesa
80mila case private vuote.
Come si vede, la situazione abitativa potrebbe diventare esplosiva da un momento all’altro.
Si capisce allora perché Sala abbia approfittato dell’omicidio di piazzale Loreto (12 novembre) per invocare l’esercito in città. Che è subito arrivato.
Milano, con il Beppe Sala, si è proposta come modello per l’Italia.
Un bel modello, il risultato è disperazione sociale, cementificazione selvaggia, crescita letale dell’inquinamento.
Dino Erba

giovedì 25 giugno 2015

Lunga vita a RiMaflow

Trezzano sul Naviglio ( Milano ) Il 22 giugno vi è stato il consiglio comunale aperto a Trezzano sul Naviglio, per discutere del futuro della fabbrica recuperata RiMaflow dopo una situazione di blocco delle trattative tra Unicredit Leasing, proprietaria dello stabile, cooperativa RiMaflow e un Comune che, come ci è stato raccontato durante l’incontro organizzato nei nostri spazi, mancava della consapevolezza della crisi e della difficoltà dei lavoratori licenziati dalla precedente proprietà. Dopo un periodo lungo di attesa è stata raggiunta la firma praticamente unanime delle rappresentanze istituzionali (PD, FI, LN, M5S) per chiedere alla Magistratura l’archiviazione delle denunce penali e al sindaco di ritirare le sanzioni amministrative che avevano colpito, in modo fin troppo razionale e molto poco umanità, i lavoratori, non esistendo più le ragioni che le avevano prodotte. Ai lavoratori era stato chiesto di porre fine a tutto ciò che era commerciale e che portava un reddito alle famiglie dei lavoratori (per esempio il mercatino dell’usato). Dal Consiglio comunale i lavoratori sono riusciti a offende il permesso di utilizzare parcheggi comunali per il Mercatino, dunque potranno vedere il futuro un po’ più roseo. Adesso manca solo la firma di Unicredit Leasing per un comodato d’uso gratuito in 12 + 6 mesi dalla firma del protocollo. Noi ci auguriamo che RiMaflow possa continuare a vivere con le proprie gambe e in autogestione ma vogliamo consigliare i lavoratori a stare sempre attenti alle scelte da fare in futuro perchè non vengano utilizzati da partiti, singoli politici, sindacati per campagne elettorali o per ripulirsi un abito fin troppo compromesso. La difesa del proprio futuro dipende da noi stessi e non possiamo permettere ad altri di lucrarci sopra. Spazio Libero Utopia http://utopiagenova.noblogs.org/post/2015/06/25/lunga-vita-a-rimaflow/

giovedì 7 maggio 2015

Alla ricerca di un (reale) conflitto sociale di Thomas Müntzer - Communianet.org

Alla Mayday milanese si è mostrata in piazza una parte importante, determinata e determinante delle soggettività politiche e sociali che si oppongono alle politiche del governo Renzi e alle narrazioni sulle "magnifiche sorti e progressive" che si aprirebbero davanti al nostro paese grazie alla “politica del fare”. Trentamila persone, dipinte dal Presidente del Consiglio e da media compiacenti come “gufi” fuori e contro la storia, come un pittoresco residuo che non riesce a intendere il cambiamento in atto. Al contrario i trentamila in piazza hanno compreso bene la direzione del "cambiamento" imposta da questo Governo. E hanno compreso bene come l'evento Expo – per certi versi episodio "marginale" di fronte a quanto succede nel mondo – sia al tempo stesso simbolo e acceleratore (sul piano politico, economico e ideologico) di tali politiche. La rete milanese NoExpo da sette anni lavora, con tenacia e intelligenza, per demistificare l'evento, rendere chiaro quale sia il suo significato e quali conseguenze sta producendo. Un lavoro che ha prodotto riflessioni, analisi, denunce e che ha provato anche a far circolare proposte alternative, non all'evento in sé, quanto alla narrazione e alle politiche che accelera. Non si può non vedere però che questo lavoro non è bastato a produrre un allargamento significativo della superficie di contatto con i soggetti colpiti da quelle politiche e che in diversi modi avremmo dovuto coinvolgere in maniera diretta e comprensibile: promuovendo pratiche di opposizione e strumenti per l'autorganizzazione e la partecipazione su obiettivi specifici. Un po’ sul modello di quello che abbiamo visto in Brasile per le mobilitazioni contro le politiche prodotte dal Mondiale di calcio. Ma la dimensione dell’autorganizzazione dei soggetti è stata del tutto assente, o quasi. È questo il primo problema che tutti ci dovremmo porre, antecedente alla dinamica fuoriuscita dalla piazza e che in parte ne spiega anche la difficoltà: come si radica socialmente la lotta contro Expo? Il corteo – anche uno importante come questo della Mayday – non è mai il momento principale e nemmeno il più importante in cui si pratica il conflitto, ma deve essere un piccolo evento capace di parlare non solo a chi vi partecipa ma anche, in questo caso, di svelare alla città la realtà nascosta dietro la campagna martellante dei media. Per poter poi rilanciare il conflitto e l’autorganizzazione contro le politiche di precarizzazione, cementificazione e debito imposte da Expo. Tale rilancio dalla may day è stato evidentemente reso più difficile dalle scelte di una soggettività politica organizzata che ha voluto fare di quel corteo un momento di estetica del riot, imponendo una pratica di piazza dentro e contro la volontà della maggior parte delle donne e degli uomini che partecipavano. Non prendiamoci in giro. Ciò che si è visto a Milano non è stata una rivolta spontanea di un conflitto reale, ma la semplice rappresentazione scenica della rivolta, la manifestazione di una forza organizzata che ha voluto spezzare il ritmo e il consenso che in questi anni la rete NoExpo ha cercato di costruire in maniera aperta alle diverse soggettività. Un modo come un altro per mettere il “cappello” ad una manifestazione, in maniera ormai piuttosto vecchia e scontata. Noiosa. Si, noiosa, perché i riot visti a Milano non hanno nulla a che vedere con quanto accade a Baltimora. Un conto è l’espressione di una rabbia diretta, autorganizzata e rivolta direttamente contro ciò che si contesta, altro è una pratica organizzata da una precisa soggettività politica, per di più senza un obiettivo comprensibile. Non ci interessa alcun discorso moralista sentito in questi giorni, né l’idea di dover educare a una presunta "giusta pratica rivoluzionaria". Così come non ci interessano le tante sciocchezze sentite riguardo a infiltrazioni di vario tipo. A noi interessa l’autorganizzazione dei soggetti sociali, e la democrazia dei movimenti, e sono proprio queste le dinamiche del tutto assenti nei fatti della may day. L’autorganizzazione non si organizza, produce le sue forme nelle dinamiche del conflitto, ma in una fase in cui il conflitto reale va ancora costruito le soggettività sociali e politiche devono sapersi coalizzare, mettersi in rete rispettandosi e arricchendosi l’un l’altra. Specie in una fase ben diversa da quella di 10 o 15 anni fa, in cui qualche soggetto, partito o area politica poteva dirsi egemone rispetto ad altre. Non ci interessa separare i buoni dai cattivi, questo giochino lo lasciamo ad altri. A noi interessa avere corrette relazioni nel movimento in grado di rispettarne l’eterogeneità, unico modo in questa fase per costruire reti di opposizione sociale e politiche più larghe e inclusive, in grado di saper allargare la partecipazione conflittuale. Intendiamoci. La scelta della stampa di concentrare tutta l'attenzione sugli eventi e gli "scontri" – già presa nei giorni precedenti inventando inesistenti “assalti” a banche e ritrovamenti di fantasiosi armamentari – è volutamente strabica. Parlare di una città "devastata" e di Milano a “ferro e fuoco” per danni limitati ad un triangolo di vie, fa parte della narrazione tossica che volevano cucire sopra i no Expo, fomentando un’indignazione del tutto sproporzionata e fuori luogo sulla città “violata”. La manifestazione organizzata da PD e maggioranza arancione ha messo in campo un proposta moralistica del tutto ipocrita. Si fomenta l’indignazione per danni economici circoscritti e contenuti nei costi, senza aver provato invece la minima indignazione per i miliardi di euro sprecati da Expo, per quelli finiti in tangenti e corruzione, e senza aver sprecato nemmeno un commento per chi è morto nel cantiere dell’Expo lavorando in condizioni infernali pur di renderlo “fruibile” il primo maggio. Un’ipocrisia che serve solo a contrapporre una presunta "Milano città aperta e solidale" alla possibilità del dissenso, presentandosi di fatto come il solo cambiamento possibile. Così come ci fanno venire l’orticaria le richieste di "condanne esemplari" e l’insistenza sul reato di "devastazione e saccheggio" (con pene che arrivano fino a 15 anni!), dispositivo letale reintrodotto per reprimere i fatti di Genova 2001 e da allora sventolato ad ogni manifestazione con scontri di piazza per criminalizzare il movimento intero, colpendo singole persone e tentando di affrontare una questione politica e sociale sul piano penale. Noi rivendichiamo fino in fondo di aver partecipato all'organizzazione della Mayday e la nostra internità alla rete Attitudine No Expo (che è chiamata ad una difficile e importante discussione, che comincia con il comunicato uscito ieri). Rivendichiamo la scelta di stare in un corteo difficile, per il quale segnali di possibili episodi che non avremmo condiviso c'erano tutti, ma pensiamo sia stata sbagliata la scelta di alcuni di porsi fuori, di subire il ricatto delle possibili "violenze", di non tentare e inventare pratiche autonome, democratiche ed efficaci. Oggi però si impone una riflessione sulle pratiche e sulla capacità di proteggerne il senso collettivo e la possibilità reale di raggiungere gli obiettivi che ci si è dati collettivamente – senza cadere nella scorciatoia (peraltro impossibile da realizzare) della costruzione di servizi d'ordine capaci di risolvere le questioni sul piano "militare". La questione è politica e politicamente va risolta. Una riflessione sulle pratiche che investa i modi con cui si esprime conflitto in un corteo, ma che sappia andare anche al di là interrogando la quotidianità dell'impegno sociale e politico, fatta di riappropriazione, percorsi politici capaci di essere credibili e aperti, relazioni dal basso e conflitto – per radicare socialmente le lotte e ottenere risultati, pur in un contesto non facile. Per questo vogliamo valorizzare quanto la rete ha fatto in questi giorni, oltre al corteo. Stiamo parlando del nostro contributo alla realizzazione della "tavolata popolare" davanti Eataly, insieme allo spazio Fuorimercato e Genuino Clandestino – momento che ha mostrato le alternative che esistono e che vanno costruite ogni giorno. Parliamo delle iniziative della e alla RiMaflow. Parliamo della nostra presenza nella rete NoExpoPride e così via... Pratiche volte a promuovere, salvaguardare e consolidare percorsi sociali, con l'obiettivo di una politicizzazione collettiva. Ogni "coalizione sociale" può essere un terreno dove sperimentare e costruire questa politicizzazione collettiva, se è capace di produrre iniziativa e di includere conflitti, vertenze, pratiche dal basso. I prossimi sei mesi la sfida sarà riuscire a manifestare la nostra opposizione a Expo e a quello che rappresenta oltre la forma corteo e oltre la risposta ad ogni evento. E' la sfida di saper costruire un conflitto sociale reale. Quello che vogliamo e dobbiamo fare è consolidare le reti esistenti, allargare la superficie di contatto con chi è colpito dalle politiche renziane, costruendo spazi per la loro autorganizzazione e insieme capire davvero come quelle politiche incidono sulle nostre vite. Expo esiste e continuerà a esprimere narrazione tossica, ideologia, circuiti di relazioni per il rilancio dei profitti. Noi dobbiamo essere in grado non solo di costruire una diversa narrazione, ma di saperla comunicare; non solo di costruire spazi di riappropriazione, ma di saperli aprire e rendere attraversabili; non solo denunciare le nuove schiavitù e sfruttamento del lavoro, ma di intercettare i soggetti reali favorendone l’autorganizzazione realmente conflittuale.

Lettera aperta ai funzionari e alle funzionarie dello Spettacolo dopo il primo maggio a Milano di Andrea Zappa

Lettera aperta ai funzionari e alle funzionarie dello Spettacolo dopo il primo maggio a Milano http://video.repubblica.it/dossier/expo-milano-2015/noexpo-un-manifestante-a-tgcom24-giusto-spaccare-tutto/199573/198622 http://video.repubblica.it/dossier/expo-milano-2015/parla-lo-studente-che-giustificava-gli-scontri-chiedo-scusa-pronto-a-pulire-la-citta/199621/198670 Cari funzionari e care funzionarie dello Spettacolo, voi avete preso la vita di un ragazzo di provincia e l'avete messa in esposizione nel giorno inaugurale della grande festa autocelebrativa del Tutto e del Nulla. Voi avete preso la vita di questo ragazzo, l'avete messa sul palcoscenico e ne avete fatto la prima Merce in esposizione della grande fiera unidimensionale dell'Impero. In un giornata in cui decine di migliaia di persone protestavano consapevolmente, lucidamente e con un lungo elenco di motivazioni inattaccabili contro la Grande Fiera delle Sorti Progressive di cui voi siete gli entusiasti menestrelli, voi avete reso pubblica, sulle vostre oscene pagine virtuali, solamente la penosa storia di questo ragazzo, usandolo scientemente con l'intenzione di denigrare, ridurre e demolire ogni opposizione ragionata. Ma ciò di cui forse non vi siete resi conto, cari funzionari e care funzionarie dello Spettacolo, è che la vita di questo ragazzo, il vuoto che sta dietro le sue parole, il suo sguardo allucinato sono la denuncia più grande che potevate fare ad Expo perché essi non sono altro che il principale prodotto di Expo, di un Mondo che si fa prima Merce e poi Esposizione, voglioso di mettere in mostra sé in quanto Merce e il proprio mettersi in mostra in quanto Spettacolo. La Merce si fa Spettacolo e lo Spettacolo diventa l'unica vera Merce. Il suo vuoto è il vostro vuoto, è il vuoto in Expo(sizione) della vostra Società (per azioni s'intende) da difendere. Le motivazioni di questo ragazzo, che voi pretendete denigrare, la sua fragilità, che voi avete triturato come un pulcino nel grande Macello della Disinformazione, sono un sotto prodotto di decenni di inebetimento televisivo e di quindici anni di Virtualismo acritico. Questo ragazzo, che verrà presto trascinato in gita scolaresca ad Expo dagli zelanti funzionari e funzionarie del Ministero della Distruzione incaricati del suo indottrinamento, si è sentito finalmente vivo in mezzo al "disastro". Dopo lunghi anni di apprendistato da spettatore o da giocatore virtuale si è sentito per la prima volta attore, parte dello Spettacolo da voi scenografato, al centro di una scena incredibilmente più grande di lui. E ha provato piacere nel prendere parte alla distruzione. E ha provato piacere a raccontervelo, ancora sotto adrenalina, salvo poi chiedere scusa per le parolacce e fare Repubblica ammenda per il padre "incazzato" davanti alle vostre esclusive e viscide telecamere che dopo averlo condannato all'imbecillità gli hanno offerto una pelosa redenzione trasformandolo in figlio di papà che ha sbagliato condendo il tutto con un po' di italiano familismo da sceneggiato. Voi, che siete poi gli stessi che con altre facce, altri abiti e soprattutto altri mandati dai vostri direttori editoriali (c'è un pubblico per ogni manipolazione, quello colto e impegnato che predilige i piatti più raffinati, e quello più becero che si nutre di sensazioni a buon mercato), richiedete interviste all'affascinante anarco-contadino Genuino Clandestino, voi e la vostra Esposizione Universale avete vinto da tempo, e lo sapete fin troppo bene. Ma di una cosa forse potreste continuare ad avere paura. Del fatto che nella vita di questo ragazzo, quegli attimi di distruzione resteranno, forse isolati, come qualcosa di vero, di vivo e di autentico in mezzo a un mare di falsità, di non senso e di alienazione. Ecco, forse questo ricordo incastonato lì nella sua memoria, anche se diventerà il più diligente dei funzionari, resterà sempre una piccola ma inquietante spina nel vostro fianco. Magari. Andrea Zappa

martedì 5 maggio 2015

EXPO 2015: nutrire il capitalismo, energie per lo sfruttamento

1 Maggio manifestazione internazionale a Milano contro un’altra grande opera inutile, contro 6 mesi di menzogne e annichilimento dei diritti, per liberare l’agricoltura dal profitto e dallo spreco Abbiamo davanti a noi 6 mesi per denunciare tutte le nefandezze dell’Expo 2015 di Milano, per mobilitarci ancora in difesa dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, per la diffusione di un progetto alternativo di agricoltura. Questo mostro finanziario ha già sputato truffe, affari, debiti, sfruttamento, repressione e fame camuffata da nobili scopi alimentari. La truffa: gli investimenti previsti si sono ridotti da 20 a 3 miliardi di euro, quelli sul sito prescelto, tra Milano e Rho, da 4 miliardi a 800 milioni. Sono scomparsi il canale e i campi coltivati….sono rimasti solo cemento e padiglioni temporanei. Gli affari: il sito di Expo, pari ad 1.000.000 mq, che come suolo agricolo era valutato 16 euro/mq, è stato venduto dai suoi proprietari a 164 euro/mq alla Arexpo, società pubblica fondata da Comune e Regione, che lo ha acquistato come terreno edificabile. Arexpo si è indebitata con le banche per oltre 300 milioni da restituire nel 2016. Affari anche per gli appalti da centinaia di milioni di euro sul sito Expo 3, sui trasporti (linea 5 della MM, la Bre-Be-Mi e altre autostrade); per la pletora di alti burocrati e consulenti mobilitati da società Expo, Comune, Regione, Alta Autorità anti-corruzione…, per spartirsi i fondi e controllarsi a vicenda. Affari postumi per gli speculatori immobiliari, quando tra 6 mesi metteranno le mani a basso prezzo, su un’area perfettamente attrezzata e infrastrutturata, pronta per costruirci l’ennesimo quartiere di case e uffici di lusso. I debiti: il Comune di Milano si è indebitato non solo per finanziare l’acquisto dell’Area Expo, ma anche per effettuare tutte le opere al servizio di Expo (strade, Linea 5 della MM,..) Questo debito verrà scaricato su aumenti di tasse locali, di tariffe e con tagli dei servizi. Lavoro non pagato e supersfruttato: Expo 2015 è un’occasione d’oro per sperimentare nuove forme di sfruttamento, basate sul lavoro semi-gratuito o gratuito, con orari senza fine e sotto il ricatto di norme anti-sciopero, perché qualsiasi tentativo di difesa dei lavoratori viene considerato criminale e anti-nazionale. Un accordo del luglio 2013 tra società Expo e sindacati confederali prevede di assumere solo per qualche mese 800 apprendisti e stagisti: cioè a paga ridotta o senza paga, con il solo rimborso spese. A cui aggiungere 18.500 “volontari”, che dovrebbero lavorare gratis, ciascuno per due settimane di 40 ore, per “accogliere” i visitatori, durante i sei mesi di Expo. La miriade di imprese di trasporto, ristorazione, logistica, spettacoli, ecc…, utilizzerà manodopera temporanea, appaltata da cooperative ed agenzie di lavoro interinale, oppure lavoratori in nero o assunti a termine grazie al Jobs Act. Altro che 200.000 posti di lavoro!! Controllo statale: installate 550 telecamere ed una nuova centrale della Polizia Locale; opereranno 2500 poliziotti, carabinieri e finanzieri in più di quelli presenti, più 600 militari per il controllo del sito; si prevede che la magistratura debba far fronte a 100 processi per direttissima in più al giorno. Il governatore Maroni ha richiesto di sospendere il trattato di Schengen (libera circolazione nello “spazio europeo”) durante i sei mesi di Expo. Nutrire il pianeta?: il “nobile” pretesto per Expo 2015 è una vera e propria menzogna; centinaia di milioni di esseri umani vivono nell’indigenza ed in uno stato di nociva e deprivata alimentazione, semplicemente perché le imprese agro-alimentari hanno a cuore solo i loro profitti, incuranti della qualità e dei prezzi del cibo, oltre a distruggere o prendere per fame ogni tentativo di costruire filiere alternative nella produzione e distribuzione di cibo. La lotta: dalla privatizzazione e cementificazione dell’ambiente alla corruzione affaristica, dal ricatto occupazionale avallato dagli accordi sindacali alle forme di repressione statale, dalla riproposizione di un modello di agricoltura che produce fame anziché combatterla alle menzogne mediatiche, la lotta contro Expo 2015 si configura come lotta politica globale, che va fatta su tutti i piani, partendo dal terreno fondamentale dei rapporti di classe, dalla difesa degli interessi proletari, con una prospettiva politica, anticapitalistica, antistatale e rivoluzionaria, sostenendo rivendicazioni sul piano locale (utilizzare il ricavato dell’Expo per finanziare un piano-casa sotto controllo popolare, per finanziare trasporti e servizi gratuiti), sfidando le norme anti-sciopero, sostenendo progetti di collettivizzazione della terra e della produzione agricola con una pianificazione condivisa da più soggetti sul territorio, quale reale alternativa per nutrire davvero il mondo. Alternativa Libertaria/Fdca 1 maggio 2015

mercoledì 11 febbraio 2015

Ripresa dalla Great Recession ? - conferenza della rivista e sito COUNTDOWN a Milano

Venerdi 27 Febbraio 2015 ore 18.00 Libreria Odradek Via Principe Eugenio 28, Milano La rivista e il sito web Countdown organizzano una discussione su Ripresa dalla Great Recession ? Per contatti, informazioni e la richiesta dei dati utilizzati : cdownjournal@gmail.com

martedì 11 novembre 2014

Crisi generale e crisi dell’Eurozona

Venerdi 28 Novembre 2014 ore 18.00 Aula magna dell’istituto Carlo Tenca Bastioni di P.ta Volta angolo P.le Biancamano Milano [M2 Moscova; tram 2, 4, 12, 14; bus 43, 57, 94] La rivista e il sito web Countdown organizzano la conferenza-discussione Crisi generale e crisi dell’Eurozona: cause, conseguenze, prospettive Per contatti, informazioni e la richiesta dei dati presentati alla conferenza: cdownjournal@gmail.com

martedì 18 febbraio 2014

COMUNICATO DE IL SINDACATO È UN'ALTRA COSA: INAUDITA AGGRESSIONE A MILANO. CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DI SUSANNA CAMUSSO

Condanniamo la gravissima aggressione subita dal compagno Giorgio Cremaschi e da altre compagne e compagni aderenti al documento congressuale "Il sindacato è un'altra cosa" a Milano, nel corso di un'assemblea CGIL con la presenza di Susanna Camusso. L'assemblea era già di per sé un fatto inusuale, in quanto erano convocate solo categorie con i gruppi dirigenti favorevoli all'accordo del 10 gennaio ed esclusa la FIOM, che aveva protestato pubblicamente. Un gruppo di compagne e compagni aderenti al documento alternativo, tra cui delegati delle categorie formalmente presenti in assemblea e Giorgio Cremaschi, primo firmatario del documento, si è quindi presentato all'incontro. Lo scopo era distribuire un volantino contro l'intesa sulla rappresentanza, che ricordava la singolare coincidenza tra l'assemblea per il si al testo unico sulla rappresentanza ed il 14 febbraio 1984, giorno del Decreto Craxi per il taglio alla Scala Mobile dei salari. Inoltre si volevano esercitare i diritti della minoranza con un intervento nel l'assemblea. I compagni indossavano anche cartelli con il no all'accordo. Il primo problema con il servizio d'ordine è sorto in quanto si voleva impedire ai compagni, che ne avevano pieno diritto, di accedere all'assemblea. Già lì il servizio d'ordine ha esercitato pesanti pressioni. Alla fine ai delegati è stato concesso di entrare purché lasciassero i cartelli. Solo Cremaschi ha potuto conservare il cartello che diceva no all'accordo. Una volta in sala i nostri compagni hanno seguito in assoluto silenzio la relazione e all'apertura del dibattito Nico Vox,delegato della funzione pubblica, ha chiesto di poter intervenire come unico intervento di dissenso tra i tanti già programmati. Subito tutto il gruppo di delegati dissenzienti è stato circondato dal servizio d'ordine che impediva a Nico Vox di avvicinarsi alla presidenza. Susanna Camusso si avvicinava al gruppo e anche a lei veniva rivolta la richiesta che Nico potesse parlare, senza ricevere risposta. Si rispondeva invece dal palco dicendo che si poteva parlare in altre sedi. Alle proteste del gruppo di delegati seguiva una violentissima aggressione da parte del servizio d'ordine. I compagni venivano brutalmente spintonati, insultati minacciati. Giorgio Cremaschi veniva gettato nelle scale e solo per fortuna non ha riportato danni mentre Nico Vox doveva ricorrere all'ospedale. Quello avvenuto è un atto senza precedenti nella vita della CGIL, dove i più aspri dissensi non sono mai stati affrontati con la violenza fisica e le minacce personali. Il senso profondamente antidemocratico dell'accordo sulla rappresentanza inquina già tutta la vita interna della CGIL, ma è evidente che qui si è passato il segno. L'esecutivo nazionale de "Il sindacato è un'altra cosa" esprime piena condivisione e solidarietà verso i compagni Giorgio Cremaschi, Nico Vox e verso tutti gli aggrediti. I compagni colpiti verranno tutelati in tutte le sedi, ma è chiaro che la responsabilità politica della segretaria generale della CGIL è enorme. Al direttivo della CGIL convocato per il 26 febbraio verrà presentata una mozione di sfiducia verso Susanna Camusso che si è rivelata incapace di tutelare i diritti e le libertà degli iscritti alla CGIL e per questo deve dimettersi.

martedì 15 ottobre 2013

FRANCESCO GHEZZI, UN ANARCHICO NELLA NEBBIA - Novità editoriale di Zero in condotta editrice

segnaliamo l'uscita, per Zero in Condotta, del libro di Carlo Ghezzi FRANCESCO GHEZZI, UN ANARCHICO NELLA NEBBIA Dalla Milano del teatro Diana al lager in Siberia pp.124 EUR 10,00 ISBN 978-88-95950-34-1 Francesco Ghezzi è un operaio milanese, un anarchico, fuggito dall’Italia per sottrarsi alla “giustizia” fascista e approdato, dopo lunghe peregrinazioni in vari paesi europei, nell’Unione Sovietica, sicuro di trovarvi condizioni di una vita migliore, e di poter contribuire a quel grande processo di emancipazione sociale che aveva entusiasmato il proletariato di tutti i paesi. Una storia comune, la sua, a quella di altri rivoluzionari che, pur partendo da esperienze diverse, ripararono, col cuore gonfio di speranza, nel “paradiso socialista”. Si sa che per loro le cose non andarono affatto così, perché, nonostante alcuni innegabili miglioramenti nelle condizioni di vita del miserabile proletariato russo, una pesantissima cappa di oppressione si sarebbe abbattuta sulla nuova società, finendo con l’annullare il significato stesso di quella grandiosa esperienza in una paranoica paura verso qualsiasi forma di dissenso se non, addirittura, di critica. Francesco Ghezzi fu una delle tante vittime di questa mostruosa degenerazione, ma fu una vittima indomita e mai rassegnata, una vittima esemplare. Questo libro ne ripercorre la vicenda umana. L'autore Carlo Ghezzi – già segretario generale della Camera del Lavoro di Milano - è legato a Francesco da un vincolo di parentela. È un parente che non dimentica e intende riportare alla luce una memoria storica quanto mai emblematica delle contraddizioni e delle tragedie del Novecento.Molto spesso, quando si affronta una biografia, il rischio dello storico è quello di farsi “coinvolgere” dall’oggetto delle sue indagini, mettendo a repentaglio l’obiettività e la serenità del suo giudizio. Ma in questo caso l’affetto dell’autore risalta proprio come il pregio maggiore dalla narrazione tragica e avvincente dei fatti. È l’affetto di chi sente di condividere l’idealità di fondo del protagonista, ma è anche, soprattutto, il sentimento nutrito per colui che non si è mai conosciuto, ma di cui si avverte ancora forte la vicinanza. per richieste: zic@zeroincondotta.org conto corrente postale n° 98985831 intestato a: Zero in Condotta Casella Postale 17127 - MI 67 20128 Milano cell.3771455118 www.zeroincondotta.org

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)