ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio

domenica 12 luglio 2020

Lettura di Malatesta - Quaderni Storici 2020 n.3






































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Donne in isolamento in tutto il mondo, siamo in prima linea contro il capitalismo

























La violenza sessista è aumentata con il mondo in isolamento. Lontane dalle nostre famiglie e dai nostri amici, noi donne obbligate a convivere con un aggressore, spesso il nostro partner, siamo state intrappolate in una situazione infernale. Le iniziative imposte da più governi in tutto il mondo per fermare la violenza domestica sono state inefficaci, e il problema, lungi dal diminuire, è aumentato! L’isolamento impedisce alle donne vittime di abusi domestici di abbandonare le loro case e di ottenere aiuto dall’esterno, soprattutto perché non possono fare chiamate condividendo lo stesso spazio dei loro aggressori. L’aumento dei femminicidi è stato una realtà sia in America Latina che altrove. Le molestie in strada, invece, non sono state messe sotto chiave! Anche se le strade sono vuote, il confinamento obbligatorio non ha limitato o posto fine alle aggressioni sessuali e sessiste in luoghi pubblici e aperti, al contrario. Con o senza maschera protettiva addosso, fare la spesa, visitare il medico o andare al lavoro, sono diventate attività ideali per i predatori sessuali al fine di avvicinare, infastidire e molestare le donne.
Il lavoro domestico non retribuito svolto quotidianamente da noi donne è aumentato anche durante l’isolamento obbligatorio. Oltre ad assicurarci che i nostri figli siano ben nutriti e facciano i compiti, abbiamo dovuto lavorare da casa, aumentando il lavoro emotivo che dovremmo svolgere. Nei Paesi in cui sono state adottate misure sociali per permettere alle persone di rimanere in casa, sono le donne che guadagnano meno degli uomini che lavorano da casa. Pertanto, poiché gli uomini diventano quasi gli unici a guadagnare, la distribuzione delle responsabilità domestiche è completamente venuta meno.
Alcune donne sono più colpite di altre a causa della crisi in corso. La situazione attuale delle donne rifugiate (che sono stipate nei loro alloggi o centri per rifugiati), donne di colore e dei quartieri popolari, che sono le più esposte al virus, è preoccupante. Avendo un lavoro per lo più informale, non possono rimanere confinate e mantenere un reddito stabile. Allo stesso modo, non possono avere un reddito se si assumono tutte le responsabilità domestiche. Oltre a questo, la militarizzazione della vita quotidiana ha esposto sia i nostri figli che noi alla brutalità della polizia.
Il patriarcato e il capitalismo approfittano del lavoro non retribuito o sottopagato delle donne sotto la bandiera dell’unità nazionale. Siamo particolarmente vulnerabili a questa crisi perché abbiamo più posti di lavoro precari degli uomini e lavoriamo nel settore “essenziale” dell’economia. Quindi molte di noi lavoratrici, che lavorano nei negozi di alimentari, come infermiere, o come insegnanti, sono in prima linea, affrontando direttamente l’epidemia. Questi settori economici, in cui siamo la maggioranza dei lavoratori, hanno tipicamente lavori sottopagati. Tuttavia, le donne che lavorano in questi settori hanno storicamente lottato per avere salari più alti, contro i licenziamenti e la precarietà. Siamo state anche noi, donne, a mettere in pratica la solidarietà e l’aiuto reciproco attraverso le organizzazioni di base. Le istituzioni statali non hanno risposto adeguatamente alla crisi, così le organizzazioni di base, composte principalmente da donne, hanno creato diverse strategie per far fronte alla crisi. Tra queste strategie, vi è la creazione di reti di approvvigionamento, l’apertura di mense per i poveri e la fabbricazione di maschere protettive, tra le altre.
Allo Stato, ai nostri capi, alla polizia, alla violenza sessista, ai razzisti, a coloro che odiano la comunità LGBT diciamo: non ci arrenderemo e lotteremo sempre per rendere visibili le nostre parole e la nostra lotta, contro ogni forma di oppressione.  
Noi siamo in prima linea contro il capitalismo!
☆ Federación Anarquista Uruguaya – FAU (Uruguay)
☆ Federación Anarquista de Rosario – FAR (Argentina)
☆ Grupo Libertario Vía Libre (Colombia)
☆ Union Communiste Libertaire (Francia)
☆ Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)
☆ Libertaere Aktion (Svizzera)
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement – AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda)
☆ Anarchist Unión of Afghanistan and Iran – AUAI
☆ Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation (Germania)
☆ Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)
☆ Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia)
☆ Melbourne Anarchist Communist Group – MACG (Australia)
☆ Workers Solidarity Movement – WSM (Irlanda)
☆ Coordenação Anarquista Brasileira – CAB (Brasile)

 ARTICOLO ORIGINALEqui

domenica 28 giugno 2020

IL FILO DEI GIORNI: 19991-95. LA RESA DEI CONTI



REGISTRAZIONE DELLA PRESENTAZIONE A PALAZZO VENEZIA A NAPOLI DEL LIBRO DI MAURIZIO TORREALTA "IL FILO DEI GIORNI: 19991-95. LA RESA DEI CONTI". INTERVENGONO: GIANNI BARBACETTO DEL "FATTO QUOTIDIANO", IL MAGISTRATO GIANFRANCO DONADIO, IL DEPUTATO PD PAOLO BOLOGNESI, LUIGI DE MAGISTRIS, SINDACO DI NAPOLI.

Un Interessante libro giornalistico uscito nel 2017  sulle ferite ancora aperte della Repubblica

 Basato sulle carte dell'inchiesta (poi archiviata nel 2005) relativa alle azioni della Falange Armata dal 1991 al 1993, il libro ricostruisce in forma romanzata quegli anni segnati dalle stragi e dagli attentati effettuati dalla Falange Armata, all'indomani della rivelazione dell'esistenza della struttura candestina di Gladio e dello scioglimento della Settima Divisione del SISMI da parte dell'allora presidente del consiglio Giulio Andreotti.
Emergono i legami tra i servizi segreti italiani, la CIA, la mafia ed i neofascisti che diedero corpo a Gladio dal 1956 al 1991 allo scopo di impedire con ogni mezzo la possibilità che in Italia le sinistre potessero vincere le elezioni in un contesto di grande protagonismo del movimento operaio e studentesco.
Gli uomini di Gladio, improvvisamente "licenziati" nel 1991 all'indomani della caduta del Muro di Berlino e dell'URSS, si riorganizzano nella Falange Armata e danno vita ad una delle stagioni più sanguinose del terrorismo di stato, [dopo quella degli anni dal 1969 -il 12 dicembre ci fu la strage di Piazza Fontana- al 1978, senza dimenticare la strage del Rapido 904 del 1984, l'anno in cui il PCI sorpassò la DC alle elezioni europee] per assicurarsi che l'uscita dalla prima repubblica non sarà a sinistra e che lo Stato ha ancora bisogno di loro.
E' noto che nel 1994 le elezioni politiche furono poi vinte da Silvio Berlusconi.
Torrealta ricostruisce come presumibilmente si giunse alla cessazione delle azioni terroristiche della Falange Armata nel 1994, attraverso un'indagine condotta al vertice da Carabinieri e DIGOS, ma senza individuazione di colpevoli e senza denunce alla magistratura. Della serie: tu sai che io so, io non mi muovo e non ti muovi più nemmeno tu.
Il che non significa che sia venuta meno una presenza neofascista nel cosiddetto "Stato profondo" che ha caratterizzato la storia della repubblica italiana fin dalla sua nascita.
Infatti è questo soprattutto l'aspetto che ha spinto la sezione di Fano-Pesaro ad organizzare queste presentazioni di pubblicazioni in cui viene documentato il ruolo del neofascismo (dalla X MAS di Valerio Borghese alla Brigata Osoppo alle Brigate Nere ai NAR...a Genova 2001 a oggi)  insieme ai servizi segreti ed alla mafia, come nel caso della produzione del giornalista Pietro Orsatti (vedi il suo ultimo lavoro sulla strage di Portella della Ginestra).
Numerosi gli interventi del pubblico, curioso di saperne di più su episodi quali l'uccisione di Peppino Impastato, l'eccidio di carabinieri ad Alcamo ed a Bagnara di Romagna (probabilmente venuti a conoscenza di depositi di Gladio), il caso Moro.
Torrealta lascia solo cadere lì come Valerio Morucci, esperto armiere delle BR, sia oggi consulente del noto generale Mario Mori, ex-comandante dei ROS ed ex-direttore del SISDE.
Da parte nostra abbiamo portato all'attenzione del dibattito e dell'autore come contemporaneamente alle azioni terroristiche della Falange Armata si consumava una sconfitta strategica per le masse lavoratrici italiane all'indomani degli accordi del luglio 1992 e 1993 tra governo ed oo.ss., provocati dall'uscita dell'Italia dal Sistema Monetario Europeo (1992) con la manovra lacrime&sangue del governo Amato (100mila mld di lire). cfr. http://www.fdca.it/sindacale/governoamato.htm e http://www.fdca.it/sindacale/costolavoro.htm
A cui premettere la fine del PCI nel 1991.

LIBERO PENSIERO Giugno 2020

Segnaliamo l'uscita del nuovo numero di Libero Pensiero n°92 giugno 2020
Direttore: Maria Mantello
 
 N °92 giugno 2020
Sommario
Statuto dei lavoratori - Maria Mantello; La lezione della rivoluzione curda - Stefania Friggeri; Crisi climatica ed ecosistema - Sofia Belardinelli; Rsa dello Scandalo -Antonio Caputo; Case di riposo… eterno - Elvira Nota; Convivere col coronavirus - Giusi Ambrosio; Il Nabucco di Verdi - Bruno Segre; Antisemitismo - Gustavo Ottolenghi;  Strage di Brescia - Maria Mantello

Per la permanenza di ragioni tecniche connesse all'emerga Coronavirus, quali i servizi stampa e spedizione, abbiamo pubblicato la rivista on.line sul nostro sito: 
http://www.periodicoliberopensiero.it/pdf/Libero-Pensiero-92-GIUGNO-2020.pdf

martedì 23 giugno 2020

Il coronavirus rafforza i regimi autoritari - dibattito coronaviruse populismo

Sperando di fare cosa gradita invio in allegato il mio articolo “Il coronavirus  rafforza i regimi autoritari”, pubblicato in «A rivista anarchica» n. 444, giugno 2020.
L’articolo si inserisce nel dibattito sul populismo in corso da tempo, e in particolare si ricollega all’opuscolo da me curato su “Democrazia, Fascismo, Populismo”, I Quaderni della Bussola, n. 1  (supplemento a «Cenerentola» n. 233, maggio 2020).
Segnalo che l’opuscolo stesso, in formato pdf, è consultabile e scaricabile nel sito «La Bussola» (insieme ad aggiornamenti, testi collegati, primi interventi di un dibattito sui temi trattati): https://sito.libero.it/labussola/
Cordiali saluti.
Gianpiero Landi
 

"La vittoria di un perdente": il rap dei nuovi italiani dal corteo Black Lives Matter


5x1000 per la storia di classe e le pratiche di solidarietà libertaria


U.S.A. La rivolta afro-americana, e non solo, scuote i lavoratori sindacalizzati


il pungolo rosso traduce due interessanti contibuti di Jacobin e labor notes























Pubblichiamo tre materiali tratti da Labor Notes e Jacobin, che danno utili informazioni sulle forme di solidarietà con il grande movimento di protesta afro-americano e multicolore nato dopo l’uccisione di George Floyd, che si sono date nelle scorse settimane negli Stati Uniti da parte di lavoratrici e lavoratori iscritti ai sindacati.

1. E’ venuto il momento (gia’ da molto tempo) di redistribuire i finanziamenti osceni per la polizia a favore di scuole, ospedali e autobus, di Samantha Winslow e Alexandra Bradbury, Labor Notes, 4 giugno 2020


2. Le lotte dei lavoratori per George Floyd nelle Citta’ gemelle [Minneapolis e St Louis], di Cherrene Horazuk, Labor Notes, 3 giugno 2020



3. Per spezzare il potere della polizia, dobbiamo mobilitare il potere del lavoro, di Paul Heideman, Jacobin, 3 giugno 2020



ALTERNATIVA LIBERTARIA foglio telematico numero di giugno 2020










In questo numero parliamo delle rivolte in USA e di George Floyd negli articoli:

– L’incendio furioso negli usa

Una morte di troppo

Gli articoli sono leggibili anche sul portale anarkismo.net cliccando sopra ai loro titoli

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mercoledì 10 giugno 2020

Salute: la solidarietà non ha prezzo non eroi ma lavoratori

giovedì 11 giugno / ore 20.30
Collegati a https://meet.google.com/iyy-ytkw-mwd
e partecipa direttamente alla conferenza*:
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Salute: la solidarietà non ha prezzo
non eroi ma lavoratori
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saranno con noi

Pierpaolo Brovedani
/ pediatra ospedaliero /

Adelina Zanella
/ delegata RSU sanità /

Segue dibattito
interventi liberi
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Circolo Libertario E. Zapata
Biblioteca Mauro Cancian





mercoledì 3 giugno 2020

CAMPIONE DI RESISTENZA

Comunisti Anarchici e Libertari in CGIL n. 53 aprile 2020 


 TESTO IN PDF QUI !





 l'apparente paradosso del capitalismo che si rigenera attraverso la distruzione di beni mobili ed immobili, compreso la morte delle persone, tutti considerati alla stessa stregua di merci.


















Questa crisi sanitaria dovuta alla pandemia del Corona virus-19 si somma alla grande crisi economica e finanziaria del 2008, dalla quale il capitalismo mondiale non ne era ancora uscito, e che aveva favorito oltremodo quel rimodellamento dei processi produttivi internazionali che aveva visto la nascita della "fabbrica del mondo" nella Cina ed nelle altre aree geografiche ad essa limitrofa del sud est asiatico quali Vietnam e Cambogia.
Contemporaneammente alcune economie nazionali nel vecchio continente, quali la nostra, hanno visto, dal 2008 e fino alla attuale crisi del coronavirus, uno sviluppo delle esportazioni che hanno garantito il non collasso del nostro sistema produttivo pur in presenza di migliaia di piccole e medie aziende (PMI) che chiudevano, scalzate e sostituite dalle lavorazioni a basso valore aggiunto cinesi, ma sostituite da aziende medie e grandi che si sono collocate nell'ambito dell'esportazioni.
Prima della crisi da corana virus, un terzo dei nostri prodotti venivano esportati. I nostri mercati principali erano e sono ad Ovest ovvero Francia, Germania ed Usa.















Non esportiamo molto in Cina (circa il 3%) ma vendiamo ai tedeschi componenti che vanno a formare le vetture vendute a Pechino e Shangai; tutto il settore dell'automotive, presente nel nostro
Nord Est in particolare già in forte calo ed in crisi dal 2017 /2018 oggi è sostanzialmente fermo.
Stefano Manzocchi del Centro Studi Confindustria, nell'ultimo rapporto presentato il 31 marzo 2020 a proposito di questa ennesima frenata produttiva dovuta alla pandemia affferma: "Si rischiano di perdere oltre 50 miliardi del nostro export"
La tesi prevalente del padronato, a cui in questi giorni ha dato voce e volto Romano Prodi, ex presidente del Consiglio ed ex Presidente della Commisssione Europea, è quella che questa ennessima crisi allenterà e ridurrà le cosidette catene globali di valore (CGV) quelle che in questi anni hanno e sviluppato e favorito la nascita dei famosi corridoi della logistica e dovrà essere maggiormente favorito un commercio internazionale per singole aree economiche, cioè ASIA , Europa, ed USA.
La previsione ma soprattutto l'auspicio è quella che queste diverse aree economiche dovrebbero cercare una sorta di autossufficienza non delegando più ai Paesi asiatici la produzione ad esempio dei principi attivi farmaceutici o della famigerate mascherine e nemmeno delegare ai soli USA la produzione di ventilatori per la respirazione nelle terapie intensive.
Uno scenario di questa natura presuppone una politica industriale coordinata, un "reshoring" (un rientro delle produzioni delocalizzate) diretto verso zone dell'Europa con salari e stipendi ragionevoli e la possibilità di generare, almeno nel campo delle infrastrutture della sanità e del digitale, una domanda europea.
A fronte di questi auspici, Fedele De Novellis "economista partner" di Ref Ricerche, centro studi bocconiano, molto più prosaicamente afferma : "Bisognerà vedere con quale tempo i divesi Paesi e le diverse aree usciranno da questa crisi. Per il settore farmaceutico e l'alimentare è molto probabile che si vada ad una regionalizzazione degli scambi nelle areee Asiatica, Usa e Europa, ma per la grande fame di domanda che ci sarà nessuno vorrà allontanarsi dalle grandi catene del valore " per paura di perdere posizioni.
Come si vede la preoccupazione maggiore del Padronato, anche in questi tempi di crisi ed emergenza sanitaria è l'economia, la loro economia, come conferma l'appello lanciato qualche giorno fa dalle organizzazioni Confindustriali del Nord, che rappresentando il 45% del Pil italiano, tende a condizionare fortemente l'esecutivo ad allargare i cordoni delle attività economiche sospese, affermando che "se le quattro principali regioni del Nord non riusciranno a ripartire nel breve periodo il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore e ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimetterlo in marcia".
a fronte la crisi sanitaria ed economica limiti del riformismo nei confronti delle necessità reali delle masse lavoratici
Similmente al padronato ed ai molti "tink tank" che indirizzano e coadiuano la classe dominante anche le organizzazioni e le strutture di resistenza del movimento operaio, ancora esistenti e maggiormente radicate,sviluppano indicazioni e strategie che a partire dall'emergenza cercano di disegnare una nuova fase economica e politica successiva alla pandemia.
Dalla convinta adesione del Partito Democratico alla logica liberista trasformando nel più accanito sponsor e sostenitore delle privatizzazioni e della deregolamentazione dei servizi e dello stesso "Welfare State" diventato puro contenitore di lobby locali, spesso in lotta fra loro, la CGIL è forse una delle ultime strutture di massa che nella propria elaborazione mantiene ancora un riferimento ed un afflato riformista.
Proprio per questa mantenuta capacità di elaborazione e sopratutto per la presenza tuttora radicata nel mondo del lavoro, la CGIL può condizionare e condiziona anche settori che, come vedremo, si pongono al suo interno su un terreno di classe e in opposizione alla maggioranza.
Il documento dal titolo "Dall'emergenza al nuovo modello di sviluppo. Le proposte della CGIL" rappresenta la summa delle posizioni, potremmo dire, progressiste di sinistra nel nostro paese ed per questo motivo che lo prendiamo a riferimento.
L'analisi centrale del doccumento parte dalla convinzione che un nuovo ciclo economico e sociale internazionale si stia determinando, che le categorie del liberalismo, con la loro esaltazione dello Stato minimo e la riduzione dei diritti universali sia finito; che occorra pertanto una nuova e significativa presenza dello Stato nell'economia che salvaguardi le condizioni di vita dei lavortori attraveso un opera di programmazione e di costante sussidiarità all'iniziativa economica privata.











E' questa la vecchia e logora logica del patto dei produttori di staliniana memoria ed ancor prima di socialdemocratica memoria la quale diversamente declinata rimane sempre comunque l'orizzonte di riferimento anche di settori della sinistra sindacale.
Esponenti di tale area, senza alcun imbarazzo e senza alcun autocritica rispetto ad obiettivi e strategie già percorse nei cicli economici precedenti dove seppur la presenza pubblica fosse stata ampia e larga, (si pensi alle cosidette partecipazioni statali e al suo Ministero di riferimento soppresso solo nel 1993 o tutta l'elaborazione sulle riforme di struttuura del PCI e del movimento sindacale a cavallo degli anni '60/'70 del secolo scorso) non ha impedito lo sviluppo di situazioni di crisi economica e sociale gravissima, affermano che:
"E’ necessario reimpiantare un settore industriale e manifatturiero autoctono, che non sia il pulviscolo delle microaziende. Piccolo (piccolissimo) non è bello. C’è bisogno dello Stato imprenditore. Ma anche Regione e sistema delle autonomie locali debbono svolgere un ruolo decisivo. Bisogna allargare il perimetro pubblico..... La sfida di una nuova Iri, per una Regione come la Toscana che non si è mai veramente ripresa dalla svendita del sistema industriale a partecipazione statale, è una sfida decisiva....Occorre dotarsi di una Agenzia regionale per lo sviluppo che, non solo attraverso un sostegno di tipo finanziario ma raggruppando le partecipazioni ancora detenute da Regione e Comuni in vari settori - non ultimo nelle infrastrutture e nella logistica – agisca come vero e proprio soggetto imprenditoriale. .." (1)
A questa vecchia logica per altro dimostratasi sciagurata e perdente si associa l'ulteriore fallace convincimento che occorra, come classe dei lavoratori, farsi carico non solo degli interessi della sua parte, ma dell'intero Paese per una presunta incapacità storica di porsi come classe dirigente da parte della classe imprenditoriale nazionale. (2) Entrando nel merito del documento della CGIL leggiamo:
"Siamo ad un bivio della storia del nostro paese. .... Infatti, proprio l’emergenza sanitaria, la transizione ecologica e digitale pongono concretamente l’esigenza di un superamento dell’attuale modello di sviluppo fondato solo sull’espansione quantitativa delle merci, sulla produzione e sul consumo di beni prevalentemente individuali, sulla convinzione che la natura sia una risorsa pressoché inesauribile.........Per fare ciò serve un nuovo protagonismo di uno Stato che, non solo in questa fase straordinaria, non può svolgere semplicemente il ruolo di regolatore del «traffico» economico. Deve ergersi ad attore primario, dotarsi di strumenti come l’Agenzia per lo Sviluppo, una nuova IRI, che consentano di ricostruire le filiere produttive indicando le priorità e determinando le necessarie sinergie con il sistema della ricerca e il sistema produttivo.
Questo rinnovato ruolo pubblico non deve riguardare solo le politiche nazionali ma anche quelle europee. È l’ultima chiamata per l’Unione Europea. O ci sono risposte all’altezza della situazione
o non c’è Europa.Non è consentito alzare la bandiera dell’austerità, non sono consentiti
balbettii, ambiguità o vecchie ricette.
È necessario affrontare con estrema forza e rapidità la situazione economica e sociale: occorrono strumenti finanziari come gli eurobond, quale condivisione dei rischi; mutualizzazione del debito, investimenti e nessuna condizionalità e cancellazione del Fiscal Compact.
Occorre essere tutti sulla stessa linea di partenza: regole omogenee sul versante fiscale, rafforzamento del bilancio europeo con imposizione propria, investimenti in welfare e politiche industriali comuni." (3)
E' fin troppo evidente in queste poche righe riportate dal più ampio documento la funzione e la natura duale del sindacato riformista, che da una parte difende gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori ed è, contemporaneamente, agevolatore degli interessi del capitale nazionale risolvendosi in strumento politico di sostegno agli interessi imperialistici della borghesia nazionale.
Tutto il chiacchiericccio sul rafforzamento dell'Eurropa con una propria imposizione fiscale e sulla mutualizzazione del debito è solo un chiacchericcio buono per i comizi televisivi o domenicali in quanto è la lotta di concorrenza quella che spinge le diverse borghesie nazionali a "non allontanarsi dalle catene di valore" come ci ricordava il nosro economista bocconiano e sempre per l'accanita concorrenza fra le diverse borghesie nazionali che le strutture padronali non solo del nord ma tutta la struttura nazionale Confindustria sta facendo una grande presssione per riaprie più arttività possibile rispetto all'accordo raggiunto nel marzo scorso con le organizzazioni sindacali ed il governo.(4)


Di estrema attualità ritorna l’indicazione di Franz Mehring: “ Il modo di produzione capitalistico, che è in se stesso contraddittorio, genera gli Stati moderni e insieme li distrugge. Accentua al massimo i contrasti nazionali, ma trasforma anche tutte le nazioni secondo la propria immagine. Sul suo terreno questo contrasto è insolubile e per causa sua sempre ha fatto fallimento la fratellanza dei popoli tanto proclamata e decantata dalla rivoluzione borghese.
Mentre predicava libertà e pace fra le nazioni, la grande industria faceva di questo mondo un campo di battaglia quale nessun periodo precedente della storia aveva mai visto” (5)
rilanciare la prassi dell'azione diretta come strumento di lotta collettiva e strumento propeudetico ad un nuovo modello di sviluppo
Tale chiarezza di analisi oggi purtroppo è venuta meno, e come abbiamo visto anche nel dibattito e nelle posizioni di compagni e compagne sensibili e vicine alle sorti delle classi lavoratrici e alla sua prospettiva di affrancamento, verifichiamo che c'è chi invoca la necessità di aumenti di competitività e di produttività, poiché il "piccolo non sarebbe bello" e di un rilancio del ruolo programmatore e di indirizzo degli Stati, producendo merci con più valore aggiunto e prospettando, all’interno della competizione globale, una nuova accumulazione fondata sempre più su una ’”economia verde” se non addirittura chi privilegia un ritorno ad economie più piccole, locali, autocentrate, non energeticamente onnivore, rispettose degli equilibri ecologici.
A questi compagni e compagne vogliamo ricordare che le economie locali per potere essere una reale prospettiva di alternativa globale e non rimanere economie di nicchia, o splendide avventure personali per chi le pratica, devono rispondere ai bisogni reali non solo delle comunità, ma porsi immediatamente come modello universale di sviluppo.

 Reclamare la “filiera corta”per gli ortaggi può essere cosa giusta e praticabile, ma altra cosa è garantire un livello standard e universale sui servizi, come l’istruzione, la previdenza, la sanità, la stessa mobilità, che rappresentando appunto diritti universali hanno necessità di essere coniugati globalmente, a meno di non ricadere in una versione edulcorata di sinistra della visione xenofoba e razzista leghista dell’“ognuno è padrone a casa sua”.
Inoltre senza affrontare la questione di quale struttura economica e sociale possa contenere la cosiddetta “filiera corta” o quella cosi detta a “Km.0 “, senza pensare cioè di incidere sul meccanismo di accumulazione del profitto, anzi prospettando, come abbiamo visto possibili alleanze con presunti ceti imprenditoriali illuminati, (il vecchio e logoro patto fra produttori) si possono anche produrre merci ecologiche e meno invasive dal punto di vista energetico ed ecologico, ma la contraddizione tipica della sovrapproduzione di merci, e dello sviluppo diseguale si ripresenterebbe in egual misura.
Ci sarà sempre un paese, una realtà territoriale che ha meno capacità produttive di altre; una classe operaia e masse lavoratici con più o meno diritti garantiti.
Il caos della produzione capitalistica, la ineluttabilità del meccanismo economico e del profitto aziendale, riprodurrebbe inevita- bilmente lotta di concorrenza, impoverimento di settori proletari, sovrapproduzione di merci, crisi economica e sociale.
merci con più valore aggiunto o un maggior conflitto di classe ?
Non a caso agli albori della nascita del movimento operaio organizzato l’Internazionalismo fu individuato come condizione necessaria per una battaglia di affrancamento dal giogo capitalista.
Se il padronato, così come il Governo ha a sua disposizione una massa di lavoratori che accetta di lavorare a ritmi maggiori, di lavorare più a lungo, aumentando gli orari giornalieri, una classe operaia frantumata e ricattata che accetta di lavorare il sabato o le notti aumentando in questo modo la produttività ed il valore aggiunto delle merci, perché innovare ed investire?
Se una nuova generazione di giovani ha oramai acquisito l’ineluttabilità di una prospettiva lavorativa precaria e sempre più incerta, per quale motivo si dovrebbe spendere quantità enormi di soldi per la formazione, per la ricerca di base o per la razionalizzazione dei processi produttivi?
Il determinismo economico della guerra commerciale e del mercato, non giustifi- cherebbe nessun investimento.
Dove si hanno lavoratori deboli ci sono merci con minore valore aggiunto.
Può sembrare un paradosso, ma è il livello della lotta di classe che impone e obbliga a scelte più impegnative dal punto di vista degli investimenti e della razionalizzazione dei processi produttivi.
Aumentare la produttività o il valore aggiunto, come anche una certa sinistra politica e sindacale afferma, è impensabile se al contempo non si tengono fermi i diritti, le condizioni normative e salariali dei lavoratori. Se la borghesia ha a disposizione una massa lavoratrice debole e ricattata, nessun investimento è necessario e possibile. Solo se la lotta di classe ed il conflitto obbligheranno i padroni ad investire ed a razionalizzazione i processi produttivi, l’aumento del valore aggiunto potrà non significare peggiori condizioni occupazionali, normative e salariali.
Maggiore è il conflitto di classe, e maggiori dovranno essere gli investimenti affinché le merci possano avere più valore aggiunto. Ciò significa mantenere fermi i diritti acquisiti, rivendicare sempre più una quota di quel valore aggiunto a favore dei produttori e delle nuove generazioni, distogliere quote di denaro dalle rendite verso i servizi .
Significa avere una politica di parte. Significa svolgere quella funzione "istituzionale" delle strutture sindacali e politiche che si rifanno al movimento operaio e che dovrebbe essere quella di garantire e sostenere sempre migliori condizioni lavorative e salariali dei lavoratori.
Nessuna politica di alleanza interclassista, di solidarietà o responsabilità nazionale può essere un buon viatico per le sorti e le condizione delle classi meno abbienti.

In coclusione prima di un presunto“che fare” diventa prioritario chiedersi quale blocco sociale vogliamo rappresentare. Quali interessi e diritti vogliamo tutelare. Se vogliamo rappresentare e tutelare gli interessi di una nazione, di un continente (l’Unione Europea piuttosto che gli USA o la Cina) con tutta la sua articolazione finanziaria economica e sociale, di gruppi industriali più o meno nazionali, o se ci interessa tutelare realmente gli interessi dei lavoratori, di tutti i lavoratori.
Occorre in sostanza avere rapporti di forza favorevoli alle masse lavoratrici. Occorre avere una classe operaia ed una massa di salariati non frustrati e ricattati dalle condizioni economiche e sociali di miseria in cui vivono.
riprendere la battaglia salariale per la riduzione d'orario a parità di paga
Per far questo occorre che la lotta economica sia vincente.
Per vincere occorre avere una capacità non locale ma nazionale, persino continentale di mettere al centro questioni di redistribuzione del reddito e di stornare quote crescenti di denaro dalla rendita e dal profitto verso i salari.
Occorre cercare di interrompere il determinismo economico dell’attuale sistema economico e sociale. Ripensare ad una stagione centralizzata di lotte e di azione diretta che ridia speranza e dignità alle classi lavoratrici e speranza nel futuro alle nuove generazioni.
Individuare terreni su cui tutta la capacità organizzativa del movimento operaio può autonomamente svilupparsi e vincere, dimostrando non solo una concreta possibilità di cambiamento, ma una completa alterità di modello economico e sociale.
L’organizzazione operaia, ed intendiamo con tale espressione tutte le strutture sindacali e politiche che si richiamano al movimento operaio, con tutti i suoi naturali alleati, giovani, donne, compreso parte delle classi intermedie, oggi sempre più in fase di pauperizzazione, in questo periodi infausto per i meno abbienti e per i lavoratori, organizzi, per esempio, a livello nazionale (basterebbe in tre o quattro grandi centri metropolitani) spacci alimentari, ambulatori medici gratuiti, da collocare nei territori, usando le Case del Popolo, le sedi sindacali, sedi politiche in cui si dispensino cure di base gratuite.
Imponga, con la costituzione di organismi di quartiere nei centri cittadini, il recupero degli alloggi sfitti contro gli sfratti ed impedisca, con la controinformazione, presidi ed occupazioni non violente e costanti dei terreni, la nuova costruzione di periferie degradate o vere e proprie speculazioni edilizie che rimangono vuote per anni, fino a che non venga ripristinato e bonificato tutto ciò che è già costruito.
Mobiliti forza umana e intelligenza con brigate volontarie per la ricostruzione di quei territori degradati o per esempio alluvionati, adottando e ripristinando piazze e strade.
Crei e sviluppi nei servizi, negli enti locali, organismi di controllo e di vigilanza dei lavoratori contro gli sprechi ed il male affare.
Organizzi nel mondo del lavoro tutto, senza aspettare una legge di rappresentanza, la propria rappresentanza in modo capillare; organizzi autonomamente i referendum consultivi sulle piattaforme contrattuali.
Solo in questo modo sarà possibile determinare rapporti di forza favorevoli e conseguentemente sarà forse anche possibile anche una legge sulla rappresentanza sindacale che non sia escludente delle organizzazioni sindacali e dei compagni e compagne più radicali e che come tutte le leggi cristallizza fenomeni già in atto.
Con una prassi di questo genere sarebbe possibile affrontare anche le più circoscritte e complicate crisi aziendali o i presunti fallimenti e/o delocalizzazioni di attività produttive che all'indomani di questa ennesima crisi sanitaria ed economica si ripresenteranno.
Sarebbe infatti possibile ipotizzare occupazioni ed autogestioni di intere filiere produttive, riposizionando e ristrutturando le stesse capacità produttive di questi siti industriali ai fini di una tale attività pubblica.
Ma una tale strategia seppure necessaria non sarebbe sufficiente a modificare i rapporti di forza fra lavoratori e padronato, unico fattore concreto per una possibile ripresa e miglioramento delle proprie condizioni materiali di vita.















Occorre una robusta e decisa ripresa della battaglia salariale rivendicando al contempo un'altrettanta robusta riduzione d'orario a parità di paga.
Nel documento che abbiamo preso come riferimento a questa nostra discussione un tale obiettivo è fortunatamente indicato così come la riduzione a parità di paga è stata ribadita anche nelle ultime scelte congressuali.
Ma dalla pur dichiarazione cartacea non si imposta mai, proprio per quella contraddittorietà di ruolo indicata negli organismi sindacali, una concreta battaglia a livello nazionale perdendo, oltre che i diritti acquisiti e peggiorando le condizioni sociali dei lavoratori, il possibile e necessario aggancio con le nuove generazioni costrette invece a lavori precari, saltuari se non andare all'estero in una sorta di nuova silenziosa emigrazione rendendo fra le altre impossibile e vano il necessario ricambio generazionale anche nelle strutture politiche sindacali.
Nei settori produttivi tutti, sarebbe necessario riprendere la discussione timidamente avviata a seguito dell'ipotesi del salario minimo garantito, sulla riduzione di quei 800 e più contratti registrati al CNEL, la maggior parte "contratti pirata" che possono avere voci salariali inferiori anche del 20% con un differenziale retributivo annuo che può variare dalle 2000 euro alle 3500 euro; una variazione salariale di due o tre mensilità. (6)
Una neccessità quindi di limitare le differenze salariali quanto meno nelle filiere produttive omogenee ricorrendo anche a robuste rinternalizzazioni di lavoratori oggi precari e sottopagati come il settore delle cooperative nei servizi all'industria o bloccando le finte cessioni di ramo d'azienda, utili esclusivamente a dividere e diversificare le condizioni normative e salariali dei lavoratori.
Infine se questa pandemia ha esplicitato un dato è la necessità di avere una sanità pubblica ed efficiente alla quale non è più pensabile ridurre le risorse a favore di strutture private convenzionate.


Prima che tutta la retorica sugli "angeli" del nostro personale sanitario, dei nostri infermieri e dei nostri medici, che pure hanno subito avvenimenti pesanti e luttuosi con centinaia di morti, si spenga occorre una riflessione autocritica da parte della CGIL sul welfare aziendale e sul suo ampio sviluppo nella contrattazione non solo territoriale ma di intere categorie come, per esempio, quella dei meccanici.
Non è più pensabile dopo il corona virus pensare di dare soldi, per altro defiscalizzate da parte dei padroni, alle strutture privater attraverso il welfar aziendale.
Occorre che tutte questi soldi e queste cifre fatte di benefit anche non esclusivamente sanitari, come i buoni benzina per passare alle cure termali, siano rinserite nelle paghe base in modo tale da pesare e contribuire alla future pensioni, così come nel settore specifico sanitario occorre una forte battaglia politica e sindacale per nuove assunzioni, nuove aperture di presidi sanitari territoriali, nuovi medici eliminando il numero chiuso alle facolta universitarie.

NOTE :
(1) La Toscana dopo il coronavirus - di Maurizio Brotini "Sinistra Sindacale" Lavoro Società Sinistra Sindacale Confederale – n 5 del 16 Marzo 2020
(2) Tale prospettiva ben rappresentata negli ultimi anni del Partito Comunista Italiano dalla corrente cosidetta dei "miglioristi" che rappresentavano la destra del partito. Essi erano gli eredi delle posizioni di Giorgio Amendola il quale era orientato verso una forma di socialismo democratico e riformista. Non condividevano la politica sovietica, contrastavano i movimenti di estrema sinistra, e anche le correnti più movimentiste del partito.I miglioristi erano radicati nell'apparato del partito e nella gestione delle cooperative rosse. Furono gli interlocutori privilegiati del Psi di Craxi e del PSDI. Tra gli esponenti di spicco, risultano l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Nilde Lotti, Napoleone Colajanni ed altri nomi illustri che hanno fatto la storia del partito.
(3) "Dall'emergenza al nuovo modello di sviluppo. Le proposte della CGIL" Aprile 2020
(4) per una ulteriore riflesssione sul polo imperialistico europeo cfr. La voce del Padrone "Socialismo o barbarie" . Foglio aperiodico sez Livorno Lucca di AlternativaLivertaria/FdCA - Marzo 2020
(5) “Vita di Marx. Una biografia rivoluzionaria" Franz Mehring Shake edizioni
(6) Cfr Rivista An° 437 Ottobre 2019 Salario minimo orario e lotta di classe. Cristiano Valente.






Solidarietà con la Lotta del Popolo Nordamericano!

























Condanniamo il vile assassinio di George Floyd per mano dei poliziotti di Minneapolis, un altro atto razzista nel cuore di una potenza imperialista mondiale. Un ennesimo caso che si aggiunge all'innumerevole numero di uccisioni di persone di colore e della popolazione afro-americana perpretrate negli Stati Uniti, che continua dai tempi della schiavitù e non si è mai fermato: anche durante il governo di Obama ci sono state decine di uccisioni di giovani neri, come nei tempi razzisti degli anni Cinquanta e Sessanta.
La risposta all’epoca fu un rapido e organizzato sviluppo del movimento nero in tutto il paese; in questi momenti vediamo svilupparsi un enorme movimento di protesta, che rivela che la gente è stanca della violenza e dell'impunità della polizia. Una stazione di polizia di Minneapolis è stata bruciata dai manifestanti e alcune auto della polizia sono state attaccate. L'azione diretta è un'arma di resistenza, che si è moltiplicata in varie città con scontri tra manifestanti e poliziotti, persino Donald Trump ha ordinato all'esercito di scendere in strada e sono stati decisi coprifuoco in 25 città.
Il razzismo, elemento strutturale della società capitalistica, soprattutto nel capitalismo nordamericano, resta purtroppo intatto, ma sta emergendo anche la volontà di resistenza e lo spirito combattivo delle persone di colore e delle classi popolari.
Trump accusa gli anarchici e gli attivisti antifascisti di essere gli istigatori dei disordini. Questo movimento è una rivolta popolare, le decine di migliaia di persone che vi partecipano non sono anarchici o non rivendicano di appartenere a nessuna corrente politica, ma come sempre il potere cerca di trovare i responsabili da incolpare, perché non vengano messe in discussione le questioni strutturali e si arrivi alla conclusione che è lo Stato razzista, patriarcale e capitalista, che opprime e uccide le classi popolari, il vero istigatore delle rivolte.
IL RAZZISMO DEVE ESSERE SEPOLTO INSIEME AL CAPITALISMO. TUTTO IL NOSTRO SOSTEGNO E LA NOSTRA SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO NORDAMERICANO CHE LOTTA CONTRO LA VIOLENZA E GLI ABUSI DELLA POLIZIA E DELLO STATO.
Solo la solidarietà e l'aiuto reciproco ci permetteranno di resistere.

TUTTO IL NOSTRO SOSTEGNO ALLA RESISTENZA DELLE COMUNITÀ NERE!TUTTO IL NOSTRO SOSTEGNO AI NOSTRI E ALLE NOSTRE COMPAGNI/E ANARCHICI E ANARCHICHE NORDAMERICANI/E!
PER IL COMUNISMO ANARCHICO!

☆ Coordenação Anarquista Brasileira – CAB (Brasile)
☆ Federación Anarquista Uruguaya – FAU (Uruguay)
☆ Federación Anarquista Rosario – FAR (Argentina)
☆ Organización Anarquista de Córdoba – OAC (Argentina)
☆ Federación Anarquista Santiago – FAS (Chile)
☆ Vía Libre (Colombia)
☆ Union Communiste Libertaire (Francia)
☆ Embat - Organització Libertària de Catalunya (Catalogna)
☆ Alternativa Libertaria – AL/fdca (Italia)
☆ Die Plattform - Anarchakommunistische Organisation (Germania)
☆ Devrimci Anarşist Faaliyet – DAF (Turchia)
☆ Organisation Socialiste Libertaire – OSL (Svizzera)
☆ Libertaere Aktion (Svizzera)
☆ Melbourne Anarchist Communist Group - MACG (Australia)
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement - AWSM (Aotearoa / Nuova Zelanda)
☆ Zabalaza Anarchist Communist Front - ZACF (Sud Africa)
☆ Anarchist Unión of Afghanistan and Iran - AUAI
☆ Manifesto (Grecia)

mercoledì 27 maggio 2020

#8 #andavatuttomale, riflessioni sulla socialità ai tempi del Covid

Questa epidemia ha origine naturale, non è stata la prima della storia e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima, ciò che la rende straordinaria è che si è manifestata nel pieno della globalizzazione neoliberista, nel quale l’essere umano ritiene “giusto” lo sfruttamento ambientale e tra le persone, aspettando dalla scienza soluzioni immediate e salvifiche di fronte a qualsiasi problematica, senza una partecipazione autogestita.
Da anni le organizzazioni mondiali che si occupano di sanità avevano avvertito sul pericolo di possibili contagi epidemici, gli esempi di Sars e Ebola alcuni dei più noti, ma i governi interessati ad una temporalità connessa alle elezioni e alla logica effimera e disumanizzante della produttività, non avevano programmato alcun piano emergenziale, ben consci di quanta oppressione autoritaria e speculatrice si può mettere in atto in tali momenti.
Siamo altresì consapevoli che a causa del nostro modello economico l’essere umano stia perdendo la sua connotazione di animale sociale, per divenire meramente egoistico ma in questo periodo ha dovuto riscoprire ne* altr* la sua unica possibilità di salvezza, ipocritamente questa solidarietà che spesso i media ci propinano è stata innescata dalla paura ansiogena e dall’incertezza al limite del paranoico.
Interessante è analizzare la tipologia e i contenuti che la comunicazione istituzionale ha manifestato, fin da subito (probabilmente consapevolmente), ha ritardato nel dare risposte il più possibili veritiere e coerenti, poco attenta dunque a non diffondere un’“infezione psichica” allarmistica visto che sappiamo bene quanto una massa presa dal panico sia più facilmente manovrabile.
Il destinatario dei messaggi, degli slogan, delle restrizioni liberticide e degli aiuti economici si riferisce pericolosamente ad un impersonale “cittadino medio”, specificatamente più al suo corpo che alla sua mente in una dimensione di biopotere, con lo scopo di azzerare le diversità, far accrescere o creare disuguaglianze in tutte le sue dimensioni senza considerare alcuna giustizia sociale, non permettere alcuna partecipazione attiva.
Il linguaggio dei mass media ha cercato di interpretare propagandisticamente la situazione, facendo abuso di riferimenti al mondo bellico, riuscendo come nessun altro a creare suggestioni emotive di odio, morte e a far vedere l’“altro” come nemico; in questo caso l’untore dapprima decodificato in colui che aveva tratti fisiognomici asiatici poi in quanti non solo si azzardavano ad uscire di casa, ma lo facevano senza indossare la tanto agognata mascherina, con tutta la sua caratura simbolica che ormai possiede; così facendo però ha fatto accrescere nella popolazione un profondo senso di smarrimento e paura, soprattutto per coloro che stanno passando un periodo di debolezza sia psichica che materiale.
I primi riferimenti valoriali messi in luce nella comunicazione propagandistica stanno riguardando la trilogia tipicamente fascista di dio, patria e famiglia, mutandoli ovviamente in una chiave post modernista e digitale, dimostrata dalle dirette via streaming delle messe e dei discorsi di Papa Francesco, dal patriottismo più becero del tricolore sui balconi, che fa perdere il senso globale dell’evento e per concludere dal rassicurante e ossessivo invito a “restare in casa”.
Facilmente riscontrabili poi altri orientamenti narrativi declinati in tutte le manifestazioni televisive o digitali: nella dicotomica percezione di senso di colpa e ammirazione eroica nei confronti di quant* perdono la vita operando all’interno delle strutture sanitarie; nell’ipocrisia della perdita di intere generazioni di “nonni”, prima troppo spesso dimenticati nelle case di riposo, o comunque attanagliati dalla solitudine; nell'immancabile miopia nel vedere nemica assoluta l’Europa e non il sistema neoliberista che ci domina; nella ritualità quotidiana sull’aggiornamento statistico dei contagi, e su quante denunce sono state redatte; nella diffusione di migliaia di raccolte fondi per l’acquisto di supporti sanitari, al fine di rendere le persone protagoniste senza criticare il sistema sanitario aziendalistico e privatizzato; nell’instillare collettivamente e ciecamente il mantra della riapertura delle aziende, permettendo alle persone di ritornare all’unica dimensione esistenziale del sistema a cui è interessata, cioè quella produttiva; nell’ottimistico giudizio dello strumento de l’e-learning che in realtà accresce disparità materiali e di apprendimento negli studenti.
Questa breve e approssimativa analisi non ha lo scopo di far emergere nuove considerazioni socio politiche, ma forse più di confermare quanto già sapevamo, ma che troppe volte abbiamo accettato con rassegnazione.
E’ arrivato il momento di una profonda rivoluzione culturale, che riesca a cambiare il nostro immaginario riguardo il futuro, accogliendo nuove alternative possibili; in un’ottica in cui la persona è posta nelle condizioni di sviluppare la propria individualità e di vivere una socialità vera, orizzontale e mutualistica; all’interno di una dimensione ecologica come parte della natura, dove il nostro unico possibile vaccino deve essere una dimensione anticapitalistica.

Iniziativa Libertaria - Pordenone
iniziativa libertaria Pordenone



martedì 26 maggio 2020

L’anarchia a suon di musica – di Marco Carminati sul Sole24Ore di domenica 24 maggio2020









“Addio Lugano bella” è forse la più celebre canzone legata ai movimenti anarchici attivi in Europa al tra Ottocento e Novecento. Ma quando e in che circostanza venne composto questo famoso brando? E soprattutto, che ne fu il suo autore? Massimo Bucciantini ha affrontato la questione con il libro dal titolo “Addio Lugano bella. Storie di ribelli, anarchgioci e lombrosiani” (Einaudi), in libreria a partire dal 26 maggio i cui contenuti sono anticipati in un brillante articolo a firma dello stesso Bucciantini che apre le pagine della Domenica del Sole 24 ore.
Cantata fin dai primi del Novecento, “Addio Lugano bella” è stata riscoperta nel secondo Dopoguerra, tanto da diventare uno dei pezzi più noti del repertorio di tanti cantautori nostrani: l'hanno interpretata Giovanna Marini, Francesco De Gregori, Daniele Sepe, Caterina Bueno, Maria Carta, Milva, Vinicio Capossela, Ivan Graziani.







(L’artista Agostino Iacurci ha realizzato nel 2012 il murale Pietro non torna indietro in omaggio a Pietro Gori, autore della canzone Addio Lugano bella )

Il libro che ne racconta la storia prende avvio da una fredda e nevosa sera d'inverno a Lugano, dove un drappello di uomini ammanettati e avvolti nei loro mantelli neri procedono in fila, stretti l'uno all'altro, accompagnati da un gruppo di agenti di polizia. Il loro compito è di scortarli fino alla stazione ferroviaria, e da lì controllare che salgano sul treno diretto a Nord, a Basilea, al confine con la frontiera tedesca. E che nessuno di loro abbia la malaugurata intenzione di tornare indietro. Arrestati e sbattuti in carcere come malfattori, su di loro pende come unica accusa quella di essere potenzialmente sovversivi, quindi indesiderabili: una minaccia per la vita ordinata e tranquilla della città.
Sono italiani, in gran parte giovani, dei quali non resteranno che un nome e un cognome, senza anima né corpo. Tranne di uno, nato a Messina ma da padre e madre toscani, che da alcuni anni è personalità di rilievo, non ancora trentenne ma già segnalato per la sua pericolosità di agitatore nei dispacci delle prefetture d'Italia e Francia. È Pietro Gori, anarchico, conferenziere di grido, dirigente politico ma anche poeta e drammaturgo, penalista e sociologo. Ed è proprio mentre è rinchiuso nelle carceri ticinesi, alla fine di gennaio del 1895, che compone una delle sue canzoni più celebri: Il canto degli anarchici espulsi, meglio nota come “Addio Lugano bella”.

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)