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ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

per giulio

per giulio

giovedì 12 gennaio 2017

Ricostruire opposizione sociale organizzata dal basso.Costruire un progetto collettivo per l’alternativa libertaria.

Ricostruire opposizione sociale organizzata dal basso.
Costruire un progetto collettivo per l’alternativa libertaria.

Renzi è caduto. Le sue politiche no.
In Italia il 2016 si è concluso con la caduta del governo Renzi provocata da un responso referendario negativo sulla riforma della Costituzione proposta al vaglio popolare.
Se l’esito è del tutto apprezzabile, dato che è stato fermato uno dei progetti autoritari capisaldo della politica renziana e del grande capitale, gli eventi successivi (approvazione della Legge di Stabilità e nuovo governo di continuità delle politiche precedenti a fronte di nessun movimento che si alimentasse della vittoria del NO depurandolo dei tanti elementi ambigui e persino fascisti che l’ hanno contrassegnata) hanno confermato che la sconfitta di Renzi si sta trasformando in una rivincita istituzionale.
Infatti nessun segnale si avverte da parte del governo Gentiloni né sulle politiche economiche, né sul ravvedimento necessario per modificare in profondità sia il Jobs Act che la Legge 104 sulla scuola, cioè gli altri due capisaldi autoritari del precedente governo. Mentre non mancano le avvisaglie di una stretta securitaria con la proposta di istituzione dei CIE regionali e l'inasprimento delle espulsioni massa.
La “Buona Scuola” ed il Jobs Act: non bastano i referendum
Incassato il mancato raggiungimento delle firme necessarie a portare a referendum abrogativo la legge sulla scuola (un dato che contrasta molto con la valanga dei NO del 4 dicembre), il governo si concede ora ad una contrattazione mitigatrice sulla mobilità degli insegnanti; ma incombono i decreti delegati su materie come organizzazione del lavoro, retribuzioni, carriere che, sottratte alla contrattazione, non promettono nulla di favorevole per lavoratori e lavoratrici della scuola.
I quali e le quali avranno davanti a sé il duro compito di ricostruire la loro capacità di opposizione e di organizzazione dal basso, dentro e fuori i sindacati, se si vorrà evitare che il lavoro nella scuola della repubblica diventi uno strumento di controllo e di comando dello Stato.
Se questo movimento si svilupperà, con l’appoggio auspicabile anche degli studenti, avrà caratteristiche sociali e politiche che gli permetteranno di articolare il NO del 4 dicembre in un dissenso che trova il suo significato in una visione diversa della scuola e del lavoro nella scuola.
Sul Jobs Act, in attesa del pronunciamento della Corte, è iniziata da guerriglia mediatica e legale del governo che teme un altro voto ostile se si terranno i referendum abrogativi proposti dalla CGIL con oltre 3 milioni di firme raccolte.
Anche in questo caso, non è consigliabile attendere l’indizione della data del voto, bensì ricostruire un movimento di sostegno ai quesiti referendari che riesca da un lato a portare il movimento dei lavoratori ed il movimento sindacale fuori dalle secche in cui è costretto dalla nuova contrattazione imposta da associazioni padronali e Stato, dall’altro a ritessere nei territori il consenso necessario a vincere 2 volte: nel raggiungimento dei quorum prima e nella vittoria dei Sì poi.
Sarebbe un altro segnale che nel NO del 4 dicembre c’erano davvero pezzi di classe lavoratrice e tanto disagio popolare, uniti da una coscienza di lotta e di resistenza, che niente hanno a che fare con la tanta destra e padronato che -ieri ostile a Renzi- non lo sarà affatto domani nei confronti del Jobs Act.
I numeri contro la realtà delle cose
Secondo l'ultimo rapporto dell'ISTAT, il Pil crescerà nel 2017 dello 0,8%: la “crescita” sarà trainata più dalla domanda interna (+1,2%) che dalle esportazioni. Il numero dei posti di lavoro dovrebbe crescere dello 0,6% mentre la disoccupazione dovrebbe calare allo 11,3%. L’inflazione dovrebbe assestarsi allo 0,6%. Meri numeri per nascondere una realtà occupazionale ed economica sempre più grave per milioni di occupati e disoccupati come confermato dalla tante vertenze in corso contro chiusure di aziende e licenziamenti. L’aumento del prezzo del petrolio e l’inefficacia delle politiche monetarie della BCE potrebbero peggiorare ulteriormente il quadro in un contesto internazionale estremamente deteriorato dai mutamenti in atto a livello economico, militare e geo-strategico.
Strettamente correlati ai dati economici vi sono altri due fattori, abilmente usati e strumentalizzati per incutere timore e depotenziare o deviare eventuali movimenti di opposizione sociale: si tratta dell’immigrazione e del terrorismo.
Anche in questo caso occorre un’azione incessante di solidarietà e di organizzazione dal basso, associativo e sindacale, per sottrarre i lavoratori immigrati alla cultura del sospetto e del razzismo che si sta facendo sempre più strada, aumentando le condizioni di sfruttamento e di ricattabilità nei settori in cui è massimamente concentrata la forza lavoro immigrata, così come nei famigerati CIE, dove rischiano anche la morte.
Fare politica libertaria, oltre i referendum e fuori dalle urne elettorali
Tra un referendum e l’altro e l’attesa delle prossime elezioni politiche, vi sono alcune cose da fare a cui i/le militanti anarchic* e gli/le attivist* libertari* non possono sottrarsi:
  • impegnarsi nella vertenzialità nei luoghi di lavoro e nella ricostruzione della capacità di coalizione dei lavoratori nelle singole aziende e nel territori per poter gradualmente ridare forza globale all'organizzazione di massa dei lavoratori;
  • la crisi dei sindacati, tradizionali e/o alternativi, richiede comunque la nostra presenza ed il nostro presidio come iscritti, come delegati e come dirigenti eletti, per ri-costruire capacità di lotta e di rappresentanza dal basso nei posti di lavoro, nella pratica di vertenzialità;
  • ri-costruire nei territori tessuto sindacale e capacità di solidarietà sindacale a partire dalle esperienze conflittuali più avanzate di collettivi, centri sociali, coordinamenti;
  • sostenere la capacità di costruire lavoro tramite la sperimentazione di cooperative autogestite all'interno di un progetto sociale alternativo.













Le possibilità ed i soggetti di resilienza si esprimono oggi soprattutto nelle lotte nel territorio, dal diritto alla casa al diritto alla salute e ad un ambiente sano, dall'opposizione alle grandi opere inutili alle mobilitazioni contro i progetti di sfruttamento scellerato di terre, acque e mari, dall'opposizione alla aziendalizzazione dell'istruzione alle mobilitazioni contro il razzismo; dall'accoglienza dei profughi alla sperimentazione di forme di produzione e distribuzione autogestite.
In questi mesi, in queste lotte, in queste realtà il ruolo degli anarchici e dei libertari è quello di aprire i recinti, di sconfinare, di costruire ponti o trovare guadi, di collegare le realtà conflittuali, le soggettività sociali nella costruzione del potere popolare autogestionario, radicato negli interessi immediati e storici degli sfruttati.
E’ sempre più urgente recuperare capacità di coalizione e di lotta alla base nei luoghi di lavoro e nel territorio, ri-costruire strumenti e metodi di ampia partecipazione dal basso, forme di solidarietà autogestite, forme di vertenzialità conflittuali che facciano crescere coscienza e progettualità.
Per l'alternativa libertaria.
96° Consiglio dei Delegati
Alternativa Libertaria/FdCA
Fano, 7 gennaio 2017

La vita rubata- Vittorio Veneto 14 gennaio

L'associazione culturale per l'inclusione sociale FUORITEMA continua il suo ciclo di iniziative sul tema della psichiatria, o meglio della SALUTE MENTALE.

Siete invitati a partecipare SABATO 14 GENNAIO alle ore 15.30, presso la saletta-teatro della FENDERL, alla presentazione del libro autobiografico di Giuseppe Trevisan "LA VITA RUBATA - Memorie di un quasi adatto tra manicomi elettrici e servizi territoriali difettosi" edito da Futura Edizioni.

Confidiamo nella vostra numerosa presenza e cogliamo l'occasione per augurarvi, ed augurarci, un 2017 ricco di collaborazioni e progetti comuni.



















Il sociologo Dario Marini dialogherà con l'autore:
“Memorie di un quasi adatto tra manicomi elettrici e servizi territoriali difettosi”: è questo il sottotitolo che accompagna il libro La Vita Rubata del sanvitese Giuseppe Trevisan. Una storia di vita personale, e per molti tratti drammatica, che ripercorre l’evoluzione della psichiatria italiana, dai manicomi fino agli attuali servizi di aiuto e sostegno. A curare l’edizione Dario Marini e l’associazione Fuoritema. Il libro, inoltre, è costellato da piccoli cameo: dalla copertina con un ritratto dell’autore realizzato da Italo Michieli, pittore e fotografo citato più volte nel testo, a un ritratto poetico a cura del pittore e poeta Lionello Fioretti. A completare l’opera, un contributo di Giorgio Simon, direttore sanitario dell’AAS5 Friuli Occidentale, che ripercorre la storia dei servizi sanitari dal periodo precedente all’introduzione della legge 180 di Basaglia fino alla situazione attuale e che si conclude con il ricordo di un vecchio poster che girava a Trieste negli anni ’70 e che diceva “La libertà è terapeutica”: “La storia e la scienza – conclude Simon – hanno dimostrato che è vero”.

L'AUTORE:
Giuseppe Trevisan nasce a San Vito al Tagliamento il 2 marzo 1949. Compie studi irregolari, mostrando però attitudine per le materie umanistiche e in particolare per letteratura e poesia. Fin dalla giovinezza conosce il disagio psichico. Entra nel mondo del lavoro provandosi nei più svariati mestieri: ristoratore, agente di commercio, bracciante agricolo e anche “operatore psichiatrico”. Hanno contribuito alla sua formazione artistica e intellettuale i maestri Italo Michieli, pittore, fotografo, poeta (1907-1976), e Lionello (Natale) Fioretti, pittore e poeta (1945-2004). Ha già pubblicato Le lacrime di Dio (2007) e Angeli di Strada (2010). In una terra di poeti che prediligono la lingua friulana, Trevisan scrive in italiano. È alla sua prima opera in prosa.

Per maggiori informazioni:
fuoritema@libero.it

La Rivoluzione Spagnola all'Ateneo degli imperfetti di Mestre





sabato 7 gennaio 2017

Santos, Nobel per la pace: uno schiaffo in faccia alle vittime dei falsi positivi

Alla fine Santos ha ottenuto ciò che desiderava: il premio Nobel per la pace. Naturalmente, la firma dell'accordo di Cartagena del 26 settembre era stato premeditatamente fissato in concomitanza, guarda caso, con la candidatura al Nobel. È che Santos non punta mai su nulla senza avere un scopo, e ancora una volta, come per la sua rielezione a presidente, le FARC-EP lo hanno aiutato a realizzare un sogno. Non il sogno di pace in Colombia, ma il suo sogno personale, al quale sono state finalizzate tutte le sue azioni -anche cose minime, come la scelta delle date per i momenti chiave del processo di pace. Sfortunatamente per le FARC, Santos neanche le ha riconosciute se non di sfuggita ed in modo implicito nel corso della cerimonia per il cessate-il-fuoco. Perché? Se questo premio Nobel dimostra ancora una volta che la pace che si sta costruendo è quella di Santos e che gli insorgenti sono i cattivi del film, allora il rospo può anche essere inghiottito, ma senza concedergli nessun tipo di riconoscimento.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Coloro che ancora sostengono che si tratta di una pace senza vincitori o vinti, di una pace tra due parti uguali, equivalenti, dove regna il  bilateralismo, ecc, non si sono accorti di nulla o non capiscono niente. La comunità internazionale è parte di questa narrazione che si sta forgiando per il post-conflitto: Santos viene considerato con quella stessa ammirazione con cui i bambini nel circo guardano il domatore di leoni. Santos così diventa metà domatore e metà pacificatore. Nelle sue fasi più benevoli, gli piace presentarsi come il padre del figliol prodigo, quello che accetta il ritorno del figlio ribelle nel quadro della società borghese. La dichiarazione del comitato per il Nobel dà l'impressione che Santos sia riuscito come un incantatore di fiere a portare  le FARC-EP a parlare di pace. Così il premio è tutto per lui solo, e per  nessun altro.

La sua vanità ed il suo ego devono essere alle stelle e si starà godendo quel sogno che segue all'aver realizzato tutti gli obiettivi della sua vita. Cioè entrare nel pantheon degli eroi nazionali, al fianco di Bolivar, Santander, Nunez Reyes, come il Presidente della pace in Colombia. Uno di quegli eroi polivalenti che si collocano al di sopra del bene e del male, della destra e della sinistra, come riferimento per l'intera nazione. La sua impopolarità in Colombia, però, gli impedisce al momento di ergersi ad eroe. Per il momento, può condividere il pantheon di personaggi famosi per la comunità internazionale (che, senza dubbio, lo tiene in considerazione più dei colombiani). E diventa così il secondo colombiano a vincere un Nobel dopo Garcia Marquez, quest'ultimo sì ben meritato. Si unisce ad altri personaggi onorati dall'Accademia del Nobel per i loro presunti servizi per la pace nel mondo. Tra cui presidenti degli Stati Uniti come Theodore Roosevelt (sì, lo stesso che ha strappato  Panama alla Colombia e che inaugurò la "diplomazia delle cannoniere"), come Barack Obama (colui che ha rafforzato i programmi nucleari, che è stato attivamente dietro la guerra in Siria e Libia, che ha aumentato la forza delle truppe in Afghanistan e che, essendo il primo presidente nero, ha presieduto l'amministrazione che ha registrato più violenza che mai contro i neri negli ultimi decenni). Da non dimenticare l'eminente diplomatico Henry Kissinger, uno degli ideologi della politica di sterminio in Vietnam. Così, Santos si aggiunge a questi Nobel per la pace le cui mani sono alquanto macchiate di sangue.

Una cosa è riconoscere che Santos - dal suo punto di vista egoistico e dal punto di vista degli interessi comuni del settore oligarchico che egli rappresenta, interessato ad ulteriori investimenti nei territori- ha aperto il tavolo delle trattative con le FARC-EP. Un'altra cosa è dimenticarsi che Santos era ministro stellato della difesa del presidente Uribe nel pieno dello scandalo delle intercettazioni e della parapolítica. Oppure dimenticarsi che è stato lui che ha guidato il bombardamento del territorio ecuadoriano nel 2008, che nella sua campagna si vantava di essere orgoglioso del fatto che la Colombia è visto come l'Israele dell'America Latina e che, come presidente, ha pianto di gioia quando uccise a tradimento al tavolo per l'apertura dei  negoziati, l'indifeso comandante delle FARC-EP Alfonso Cano. Un crimine efferato, che aveva messo a repentaglio la possibilità di far avanzare il processo di pace.


Ma il peggior crimine di cui è stato direttamente responsabile fu la vile e perversa uccisione di migliaia di giovani colombiani nello scandalo dei cosiddetti "falsi positivi" [assassinio di civili innocenti fatti passare per guerriglieri uccisi in combattimento, ndt]. Fu lui che, tramite il macabro conteggio dei morti imposto alla soldataglia quale prova del "successo" [in cambio di benefici,ndt], risultò essere direttamente responsabile per il rapimento e l'uccisione di questi giovani, dando luogo alla catena di menzogne usate per giustificarne la morte, ostacolando la giustizia in migliaia di casi. Non credo che questo Nobel, celebrato dal mondo politico colombiano, sia oggetto di altrettanta celebrazione da parte delle madri di Soacha e delle migliaia di persone che piangono la morte di una persona cara in questo scandalo, che Santos ha sistematicamente ignorato.

Mentre i media hanno sottolineato il discorso di Timoshenko [comandante in capo delle FARC, ndt] a Cartagena solo quando si è scusato, Santos non sente il bisogno di chiedere scusa a nessuno, nemmeno alle vittime di questo crimine contro l'umanità di cui è stato direttamente responsabile. Qui non esiste bilateralismo e tutte le istituzioni stanno cercando di rafforzare l'immagine che l'insurrezione è stata sconfitta militarmente (la paura dei caccia aerei Kfir e le roboanti dichiarazioni dei generali), politicamente (si interpreta esclusivamente ed erroneamente il successo del NO al referendum come un voto di rifiuto verso le FARC-EP) e moralmente (sono loro che devono chiedere scusa, nessun altro). Il premio Nobel per la pace ha appena finito la quadratura del cerchio, come si suol dire. Questo è il trionfo di Santos, della pace di Santos, che è riuscito a pacificare una delle "guerriglie più sanguinarie del mondo", come scrive la rivista Semana [1].

Santos ha detto che questo premio è per tutte le vittime, delle quali  parla in modo neutrale, come se non avesse niente a che fare con esse. Sarebbe meglio che Santos compia un atto di umiltà nella sua vita, che vada a  Soacha a visitare quelle madri che lui ha rifiutato di incontrare e che hanno buttato fuori le sue guardie del corpo con le loro azioni, e chieda perdono tramite loro, a tutte le vittime dei falsi positivi. Che vada a trovare  donne come Alfamir Castillo, il cui figlio è stato ucciso in un falso positivo e che è stata deportata ed esiliata non una ma più volte, solo perchè chiedeva giustizia. E approfittando del momento,  che sta spingendo perchè le FARC-EP dichiarino i loro beni per risarcire le vittime, è il caso di fare in modo che gli 850.000 euro appena consegnati insieme al premio, siano dati a risarcimento delle vittime dei falsi positivi. Perchè loro ne han bisosgno, e non Santos che appartiene ad una delle famiglie aristocratiche più opulente. E 'che l'oligarchia colombiana è avara anche in questo: il denaro per le vittime viene preso dai contribuenti. Cioè, dagli stessi poveri.

Che insulto è questo Nobel per le vittime in Colombia, in particolare per i falsi positivi, così come per migliaia di persone che hanno rischiato la loro vita per chiedere una soluzione negoziata del conflitto, quando Santos andava ripetendo i mantra della sicurezza democratica. Anche in questo caso è chiaro che la popolarità di Santos è inversamente proporzionale tra l'estero e la Colombia. Più è applaudito all'estero, più è impopolare nel suo paese.

José Antonio Gutiérrez D.
7 ottobre 2016


(traduzione a cura di ALternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)


[1] http://www.semana.com/nacion/articulo/firma-de-la-paz-e...95636

martedì 3 gennaio 2017

IO, DANIEL BLAKE (Ken Loach, 2016) di Pino Bertelli



Soltanto in un paese libero l'impostura non gode privilegi,
e non può schivare la persecuzione che l'insegue sotto ogni forma o camuffamento,
non essendo protetta né da una corte, né dalla prepotenza nobiliare, né dall'iniquità d'una chiesa.
(Anthony Ashley-Cooper, III conte di Shaftesbury, 1707)

Sulla burocrazia, sul cattivo governo e sul film di Ken Loach, Io, Daniel Blake… non ci sono governi buoni, il governo migliore è quello che governa di meno o non governa affatto, diceva… ciò che è importante in ogni forma di società è la difesa del bello, del giusto e del bene comune… i deputati, i senatori, gli organi d'informazione e le "mosche cocchiere" della cultura sono tutti a libro paga dell'impero finanziario… alla farsa elettorale dei cretini ci partecipano tutti e tutti stanno al gioco… i terrorismi sono parte del grande spettacolo della globalizzazione e la celebrazione del liberalismo poggia sulla pioggia di "bombe intelligenti" dei paesi ricchi che legittimano il genocidio dei paesi impoveriti… ovunque i diritti dell'uomo sono calpestati, i proclami dei capi di stato, dei primi ministri, dei papi, dei generali… uccidono! Le chiacchiere della televisione e l'imbecillità della Rete, usata come i padroni del web vogliono, impediscono di pensare, di riflettere o d'incazzarsi… tutto è trasformato in uno spettacolo e niente è vero se non passa dall'inginocchiatoio dell'economica politica internazionale.
La twittosfera ha favorito l'emersione di una moltitudine di imbecilli (che forse imbecilli lo erano sempre stati) e sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione e nei luoghi di potere, scriveva, giustamente, Carlo M. Cipolla1… la peste (della stupidità politica) di Camus è ancora contagiosa e continua a diffondersi nei partiti e nella vita quotidiana… gli idolatri, i ruffiani, i servi si riproducono nei miti che sostengono e nessuno sembra chiamarsi fuori dalla barbarie della società consumerista… in verità il totalitarismo moderno teme che un giorno le giovani generazioni possano sommare le loro energie e rompere il meccanismo della ragione imposta… la maggior felicità per il maggior numero passa dalle rovine dell'ordine costituito. Alla maniera di Michel Onfray: «I nani dell'isola di Lilliput riescono a sconfiggere il gigante con una moltiplicazione di legami sottili, una proliferazione di piccole azioni congiunte, una tela di ragno libertaria che passa dall'inerzia al sabotaggio e dalla resistenza sociale al rovesciamento puro e semplice dello stato di cose esistenti»2. In principio è stata la disobbedienza civile, poi la forza radicale e il progresso dello spirito umano che hanno cercato - e qualche volta ci sono anche riusciti - di abolire l'odio dell'uomo sull'uomo e mostrare che il potere non esiste che con il consenso di coloro sui quali si esercita.
Di Io, Daniel Blake. Newcastle. Daniel Blake è un falegname di 59 anni, in seguito a una crisi cardiaca non può più lavorare ed è costretto a chiedere il sussidio statale per invalidità (ma viene respinto e il falegname cerca di fare ricorso). Daniel conosce Katie, giovane madre di due ragazzini… è venuta da Londra per avere una casa popolare… non riesce a trovare lavoro e si rivolge alla "Banca del cibo" per sfamare la famiglia (finirà a fare la prostituta per comprare le scarpe ai figli). Tra Daniel e Katie nasce un rapporto di tenera amicizia e d'indignazione verso la burocrazia disumana del welfare inglese… Daniel non riesce a districarsi tra i computer, la rete e i moduli da riempire… scrive sui muri dell'ufficio statale la sua protesta e chiede un incontro per riesaminare la sua situazione… naturalmente viene arrestato… vende tutti i mobili della casa per sopravvivere e quando va (insieme a Katie) davanti ai giudici del riesame, muore d'infarto nel bagno. Sono pochi i proletari che lo piangono… al "funerale dei poveri" che viene fatto di primo mattino (perché costa poco)… Katie legge una lettera di Daniel, dove il falegname chiede rispetto e dignità anche per un cane e lui è stato assassinato dallo Stato.
Il film di Loach (che ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes per il miglior film) ritorna sulle tematiche del proletariato inglese offeso dalle istituzioni… l'affabulazione è quella del realismo sociale schierato dalla parte dei deboli, degli esclusi, degli offesi… certo non contiene la radicalità di Poor Cow (1967) o la complessità di Family Life (1971), e forse è meno efficace di Riff Raff (1991) o Piovono pietre (1993), tuttavia Io, Daniel Blake resta una critica profonda delle discriminazioni, delle ingiustizie, delle angherie che subiscono i nuovi poveri d'Inghilterra… è un cinema dell'indignazione quello di Loach… dove le vittime finiscono per trovare la loro esistenza nella rinuncia o nella correlazione con chi li malversa… la servitù diventa volontaria sino a quando la parola degli ultimi non si fa coro e dà inizio allo smantellamento della menzogna istituzionale… quando gli uomini sono trasformati in animali sottomessi, ogni forma di dissenso è giustificata… anche quelle più estreme… c'è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, il tempo della falciatura, il tempo del ritorno delle lucciole a maggio. La libertà non si concede, ce la si prende! E i mezzi sono tutti buoni.
Al fondo del film di Loach c'è la libertà di scelta che implica il rispetto… la rivolta dell'inedito… il «divenire rivoluzionario degli individui» (Gilles Deleuze) che dicono no! all'atarassia di un'epoca della disuguaglianza fondata sulla paura e l'esclusione… dove «con un abito da sera e una cravatta bianca, anche un agente di borsa può guadagnare la reputazione di essere civilizzato» (Oscar Wilde) e un politico, quale che sia il profumo griffato che usa, puzza sempre di merda! La storia dell'uomo (come quella dell'arte) presuppone le rotture epistemologiche (della conoscenza certa) che la condizionano… la miseria intellettuale, culturale, politica di questo tempo si evidenzia nel numero di guerre in atto e nell'accettazione del neoliberismo come pratica terroristica del paradiso in terra.
Va detto. La civiltà dello spettacolo si manifesta nell'abbandono mistico alla trascendenza della merce… l'unificazione felice della società consumerista porta alla devozione delle masse verso i padroni dell'immaginario: «Lo spettacolo non canta gli uomini e le loro armi, ma le merci e le loro passioni… dove domina lo spettacolare concentrato domina anche la polizia» (Guy Debord)3. Il capitalismo finanziario/burocratico detiene il lavoro sociale totale e nel suo spettacolo si accompagna alla violenza permanente con la quale impone l'unità della miseria. La rimaterializzazione del reale conduce a una battaglia delle idee e alla sconfitta dell'impotenza… «la rivoluzione politica trasforma il mondo. Essa comincia col trasformare la vita quotidiana» (Henri Lefebvre)4 o viceversa. Passare dalla vergogna alla collera non è solo necessario, ma utile per avvicinare il dogmatismo del potere alla sua fine.
In Io, Daniel Blake la forza discorsiva di Loach è rigorosa, essenziale in ogni inquadratura, e mette in contrasto la follia assistenziale dello Stato con il diritto di avere diritti degli scartati. La sceneggiatura, scritta da Paul Laverty, intreccia dialoghi asciutti ad ambientazioni proletarie e nei corpi, atteggiamenti, posture riprende una concezione della vita giusta che è stata smarrita. Dave Johns interpreta Daniel Blake in maniera misurata… gli sguardi, i gesti, le camminate figurano una povertà che non comprende e riflettono una dignità mai perduta… anche Hayley Squires delinea Katie su registri espressivi davvero alti e la loro semplicità attoriale restituisce alla narrazione il senso di amicizia, di dolcezza, di delicatezza mescolati alla sofferenza come rovina dell'anima. Il montaggio di Jonathan Morris fa da contrappunto all'impalcatura filmica e non ha niente a che vedere con quanto si smercia nella mediocrità televisiva. La fotografia di Robbie Ryan è quasi documentaria… non abbellisce né consacra l'universo emarginato dei protagonisti e insieme alle musiche di George Fenton contribuisce non poco a disvelare il dolore di un'epoca dove il sistema spettacolare ha preso il posto di un'etica del lavoro distrutta dal calcolo egoista dei mercati globali.
Io, Daniel Blake non contiene solo il rigetto della burocrazia, della rapacità del potere o della pratica dell'indifferenza (anche tra gli stessi operai/cittadini)… è un'accusa radicale contro l'immoralità del mondo. Per Loach, a ragione, il bello e il brutto, il male e il bene, il giusto e l'ingiusto… dipendono da decisioni umane, storiche, demiurgiche… i rapporti tra gli uomini sono cancellati a favore di apparati finanziari che costituiscono la legge e le merci sono strumenti dell'inumanità approntati contro l'uomo. I partiti, i politici, le autorità, le economie, i mezzi di comunicazione di massa sono i dispositivi con i quali vengono assoggettati interi popoli e quando non bastano le strutture delinquenziali che li appoggiano, i persuasori dell'ordine costituito mettono in campo la polizia.
Per non dimenticare. Finire ciò che è stato fatto nel maggio '68 è un compito difficile ma non impossibile… l'autorità, l'ordine, la gerarchia, i poteri… sono sempre quelli… si tratta di farli tremare di nuovo… la liberazione del desiderio parte sempre con l'uccisione degli dèi… dopo il '68 nessun nuovo valore ha visto la luce, diceva… e solo il genio collerico libertario può mettere fine alla cartografia della miseria… la critica radicale di tutte le forme di potere implica una crisi profonda: quella del principio di autorità! Il divino, l'ingiusto, il terrore, i valori, la morale… sono confinati in cieli vuoti, e solo l'uomo libero è la misura di tutte le cose! Tutto va rinnovato radicalmente! La libertà, come la verità, può sconfiggere qualsiasi fanatismo… ogni rivoluzione è un'esperienza fraterna e una civiltà felice dipende dal suo conseguimento… che la festa cominci!

Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 13 volte novembre 2016

sabato 31 dicembre 2016

Turchia: condannato a pena detentiva l'editore responsabile del giornale anarchico Meydan

L'inchiesta era partita dall'ufficio del procuratore in capo di Istanbul in relazione al contenuto degli articoli  "Lo Stato non fa che diffondere ed usare la paura", "Proibito fino a nuovo ordine" e "Ricreando la vita" all'interno del n°30 del nostro giornale pubblicato nel dicembre 2015 col titolo "Proibire tutto". Alla sentenza si è giunti dopo quasi un anno di indagini e di udienze.

Con giudizio sommario, ieri il tribunale ha condannato l'editore responsabile del nostro giornale Hüseyin Civan a 1 anno e 3 mesi di prigione con l'accusa di "procurata propaganda dei metodi di un'organizzazione terroristica fondati sulla coercizione, sulla violenza e su minacce tramite la legittimazione o l'apologia o l'istigazione all'uso di tali metodi".

Come mettevamo in rilievo negli articoli messi sotto accusa "Lo Stato non riuscirà mai a mettere in gabbia la passione per la libertà ed il convincimento della libertà nelle persone".
Come giornale anarchico sappiamo che la vita libera in cui crediamo si può conquistare solo tramite la lotta, ecco perchè non smetteremo mai di scrivere ciò in cui crediamo e di farne diffusione. Continueremo a resistere, ad agire ed a scrivere contro l'oppressione, contro la repressione, la carcerazione e gli arresti.
(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

Milano, modello Sala: disperazione sociale, cementificazione selvaggia, crescita letale dell’inquinamento.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (detto Beppe), naviga in cattive acque giudiziarie per qualche incidente di percorso durante la sua gestione di Expo.
Nei suoi primi sei mesi, la giunta che Sala capeggia è riuscita a rendere la vita difficile (a volte impossibile) agli inquilini delle case popolari.
Ha superato le precedenti giunte (che non scherzavano).
Contro questa situazione, è scesa in campo perfino un'area assai moderata (vedi il volantino allegato), come le organizzazioni sindacali degli inquilini, che probabilmente avevano sostenuto la candidatura di Sala a sindaco. Si vede che la porcheria è diventata indigesta anche per chi è abituato a ingoiare (e a FAR INGOIARE) di tutto.
Il sindaco di Expo ha dato un’accelerata alla speculazione immobiliare, ultima spiaggia dell’imprenditoria ambrosiana che ormai è rappresentata dallo stretto connubio tra immobiliaristi e finanzieri (banche).
Entrambi vivono nel terrore che la bolla immobiliare scoppi, svalutando precipitosamente i loro patrimoni. Ma, come una droga, la speculazione vuole nuova speculazione.
La manovra è sotto gli occhi di tutti: provocare il degrado di un quartiere, favorire la svendita degli immobili a vantaggio delle grandi immobiliari, «bonificare» il quartiere, costruire nuovi immobili per i ricchi. Un esempio lampante è quanto è avvenuto nel quartiere Isola. E oggi potrebbe avvenire in via Padova.
Ma fino a quando potrà durare questo gioco perverso e pericoloso?
Per ora, questo è l’esito dell’assalto speculativo alle case dei poveri:
14mila sfratti in esecuzione
23mila famiglie in lista di attesa
80mila case private vuote.
Come si vede, la situazione abitativa potrebbe diventare esplosiva da un momento all’altro.
Si capisce allora perché Sala abbia approfittato dell’omicidio di piazzale Loreto (12 novembre) per invocare l’esercito in città. Che è subito arrivato.
Milano, con il Beppe Sala, si è proposta come modello per l’Italia.
Un bel modello, il risultato è disperazione sociale, cementificazione selvaggia, crescita letale dell’inquinamento.
Dino Erba

venerdì 30 dicembre 2016

A SESTO SAN GIOVANNI QUANDO FERMERANNO JP MORGAN?

NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la voce "Commentario".

A SESTO SAN GIOVANNI QUANDO FERMERANNO JP MORGAN?
Le cose starebbero così: Sesto San Giovanni è come Dodge City e il giovane vicesceriffo, da poco nominato, alla prova del fuoco ha fatto fuori il pericoloso ricercato casualmente fermato. Vabbè.
Il neo-ministro agli Attentati Islamici, Domenico Minniti detto Marco, inizia quindi con un gran colpo di “fortuna” il suo mandato, come del resto molti osservatori avevano facilmente previsto, vista la sua “esperienza di servizi segreti”. Col solito compiaciuto provincialismo 
ci fanno sapere  che l’uccisione del tunisino, presunto attentatore di Berlino, avrebbe procurato all’Italia molti apprezzamenti dalla Germania, con una pioggia di tweet di plauso. (1)
Si aspettano invece con trepidazione i tweet del governo tedesco, della BCE e della Commissione Europea sull’operazione di salvataggio pubblico di Monte dei Paschi di Siena, peraltro “inspiegabilmente” contorta. Si aspetta anche la fine dell’operazione per capire chi lucrerà dal passaggio delle obbligazioni in azioni e poi delle stesse azioni in obbligazioni.
Sul quotidiano confindustriale “Il Sole-24 ore” il commentatore, dopo aver illustrato i termini dell’operazione MPS ed aver constatato il prevedibilissimo squagliamento dei tanto decantati “investitori privati”, si chiedeva con finta ingenuità come mai si sia atteso tanto per compiere un salvataggio pubblico che poteva essere attuato alle medesime condizioni sin dall’estate scorsa. (2)
Molti lettori del quotidiano confindustriale già conoscono la risposta a questa domanda retorica, poiché ancora nel settembre scorso il governo affidava l’intera operazione di salvataggio di MPS alla illuminata consulenza di JP Morgan, la quale con le sue mani sagaci avrebbe dovuto gestire anche il presunto salvataggio da parte di mitici privati. Gran parte della stampa governativa arrivava addirittura a toni celebrativi nel descrivere il rapporto privilegiato instauratosi tra il governo Renzi e la multinazionale bancaria americana. (3)
Si tratterebbe a questo punto di chiarire non solo quanto il governo abbia direttamente elargito a JP Morgan per la sua “consulenza”, ma anche quali e quante operazioni di “insider trading” la stessa JP Morgan abbia potuto compiere sul titolo MPS da quella posizione privilegiata. Alla fine il governo si era comunque deciso a varare un decreto per salvare MPS da cui sembravano uscire immuni i risparmiatori. Su questa questione il PD si gioca la sopravvivenza politica e forse anche fisica, perché finché l’attacco si è concentrato sul welfare e sui diritti del lavoro non si era ancora infranto il nocciolo dell’equilibrio sociale. In Italia un vero welfare pubblico non c’è mai stato, ed il solo welfare funzionante è il risparmio delle famiglie, perciò il “bail-in” attacca il cuore della sopravvivenza sociale.
JP Morgan aveva fatto i suoi sporchi affari, poi era arrivato l’intervento pubblico a sanare la situazione e tutti sembravano felici e contenti. 
Sennonché non appena JP Morgan si è trovata fuori dai giochi MPS, il Super-Buffone di Francoforte, in arte Mario Draghi, ed i suoi buffoni di complemento si sono improvvisamente accorti che le condizioni di ricapitalizzazione della banca avrebbero dovuto essere molto più esose, in base alla regola aurea che col contribuente le regole siano decisamente più severe. (4) 
Ma JP Morgan non è mica il Comune di Roma o il Comune di Milano, perciò non ha da temere dai magistrati neppure un avviso di garanzia. Nel 2014 la Corte di Appello di Milano ha persino assolto JP Morgan ed altre multinazionali bancarie dal reato di truffa ai danni di vari Comuni italiani, annullando la sentenza di condanna in primo grado; una condanna già di per sé ridicola in quanto le banche se la cavavano con una
novantina di milioni di sanzioni varie, a fronte di una truffa miliardaria. (5)
La bufera che investe attualmente la giunta romana della Raggi è diventata il pretesto per i commentatori ufficiali per riciclare la retorica filo-oligarchica già cara ad Eugenio Scalfari. Secondo tali commentatori il tonfo della giunta Raggi dimostrerebbe la necessità della presenza di élite di governo, altrimenti l’alternativa sarebbe il caos e l’improvvisazione. (6)
Intanto il caso della giunta Raggi scoppia dopo l’assalto contro la giunta Marino, anch’essa travolta da una combinazione di scandali pilotati e di colpi di mano istituzionali; e non si può certo dire che Marino non si fosse circondato di assessori dotati delle qualifiche opportune in base ai criteri ufficiali. In realtà ciò che costituisce una élite - ciò che la caratterizza, la legittima e la giustifica come tale -, non è affatto la sua competenza, bensì la sua impunità, come ci insegna proprio JP Morgan.
A questo punto l’unica speranza sarebbe che anche JP Morgan venisse casualmente intercettata da qualche pattuglia a Sesto San Giovanni.
29 dicembre 2016

6)  http://www.lastampa.it/2016/12/22/cultura/opinioni/editoriali/perch-la-politica-ha-bisogno-di-unlite-06rz46qfqSHpnPUbrKQBjJ/pagina.html

un ricordo per Andrea Bellini - di Dino Erba

Lunedì 26 dicembre anche Andrea ci ha lasciato, aveva 65 anni, benvissuti, pericolosamente.
Con Andrea, se ne va un pezzo della mia/nostra gioventù.
Andrea e tanti altri come lui rappresentano l’altro Sessantotto, quello che la storia ufficiale ha voluto nascondere, ponendo sulla scena i Capanna, i Gentiloni & Co. (l’elenco è troppo lungo).
Ci siamo visti l’ultima volta tre anni fa, il 12 dicembre 2013, all’università statale di Milano.
Andrea ci parlò epicamente, secondo il suo stile, della manifestazione del 12 dicembre 1970 a Milano,
la prima commemorazione della strage di piazza Fontana.
Commemorazione malvista e malvissuta da tanti sinistri politicanti che fecero di tutto per irregimentarla.
In tali circostanze, la polizia uccise Saverio Saltarelli, che non voleva farsi irregimentare.
Lascio la parola ad Andrea e ringrazio chi ha trovato e ha diffuso il video di quell’incontro.
Dino
https://www.youtube.com/watch?v=egbQpR3UgRA

giovedì 22 dicembre 2016

Salute e patriarcato

Salute e patriarcato

author by Melissa Sepúlveda - Solidaridad, Federación Comunista Libertaria 

Ultimamente mi ha piacevolmente sorpreso, dopo diversi anni di sciocchezze femministe, l'esistenza di un'intenzione all'interno del movimento popolare di incorporare nell'analisi e nella prassi una prospettiva femminista.
L'uso di un linguaggio inclusivo durante le assemblee e le riunioni è già una pratica consolidata, tanto che quasi sembra creare imbarazzo la parola di chi non lo utilizza. Tuttavia, nel momento di plasmare questa intenzione nei programmi di lotta dei diversi movimenti sociali che si stanno sviluppando nel territorio cileno e a Wallmapu, la mancanza di strumenti per un'analisi femminista della realtà è evidente.

L'obiettivo di questo articolo è portare allo sviluppo di una costruzione femminista nell'ambito della salute e in particolare al rafforzamento del processo di costruzione programmatica che si sta svolgendo all'interno del movimento "MSpT-Salud para Todas y Todos" (Salute per tutti e per tutte). Per questo è di fondamentale importanza identificare le forme attraverso le quali agisce e si riproduce il patriarcato all'interno delle pratiche di salute, che siano amministrate dai servizi sanitari statali o provenienti da altri attori sociali che accudiscono principalmente donne e bambini/e.
A mio giudizio, un primo punto centrale è riconoscere il patriarcato come un sistema di dominio, differente e anteriore al capitalismo, del quale quest'ultimo si nutre per esercitare lo sfruttamento delle donne e delle bambine in tutto il mondo.
Il modello di salute è direttamente collegato ai sistemi di dominazione imperanti, che articolano la visione del mondo e le relazioni sociali determinando l'economia, la politica e la cultura delle società. Il sistema sanitario, da parte sua, è la materializzazione di questo modello e si esprime attraverso una serie di conoscenze, saperi e pratiche esercitate dentro e fuori dell'istituzione dello Stato per il controllo sanitario della popolazione.
Questo scenario, specialmente nelle società capitaliste, è stato concepito con l'obiettivo di garantire una massa "sana" di lavoratori e di lavoratrici che potesse soddisfare le necessità di produzione e, nel caso delle donne, assicurare la riproduzione della classe lavoratrice. Di conseguenza, il sistema biomedico, centrato sulle patologie dell'individuo, e che ignora quindi le determinati sociali della salute, edifica il sistema sanitario che esiste in Cile, che continua a rimanere lo stesso nonostante i tentativi accademici abbiamo dimostrato la sua insufficienza per ottenere una popolazione più sana, che possa appunto portare a realizzazione i suoi obiettivi produttivi e riproduttivi.
D'altra parte è necessario riconoscere che l'egemonia di questo modello di salute è direttamente collegata alla colonizzazione e al genocidio occidentale, reggendosi sulla lotta contro forme diverse e anteriori di esercitare la pratica medica: ostetriche e guaritrici sono state escluse dal sapere tecnico medico, mentre ogni forma di conoscenza non riconosciuta dagli standard istituzionali di evidenza scientifica è stata rimossa. Pertanto il primo compito è quello di riconoscere, dentro all'analisi del modello di salute in cui viviamo, che questo corrisponde ad un modello patriarcale, capitalista e colonialista.
Propongo di identificare almeno quattro livelli su cui agisce il patriarcato nel modello e nel sistema sanitario egemonico. Questi si relazionano tra loro e si esprimono quotidianamente nella pratica sanitaria.
1) Androcentrismo. Storicamente, il modello biomedico ha un carattere androcentrico, ovvero esso identifica l'uomo come centro della realtà e a partire da lui costruisce l'ambiente, il sistema e la visione del mondo. Il soggetto che usufruisce del servizio sanitario è maschile e in base ad esso si stabilisce l'universalità, essendo incapace di osservare e riconoscere il genere come determinante per le condizioni di salute e di malattia delle persone. Per esempio si ritiene che le donne corrano un rischio maggiore di incorrere in patologie mentali, senza però considerare le condizioni sociali che implicano la prevalenza di patologie psicoaffettive nelle donne. D'altra parte l'approccio del sistema sanitario nei confronti della specificità delle donne è legato soprattutto alla loro funzione riproduttiva, relegandole socialmente al ruolo di madri e di mogli, tanto che la salute, nella medicina occidentale, è orientata principalmente alla riproduzione, ovvero alla gestazione, alla contraccezione, alla pianificazione familiare, e recentemente, alla menopausa.
2) Vincolo patriarcale del sistema sanitario. Affermiamo inconfutabilmente che nella nostra società esiste un rapporto clientelare con il sistema sanitario, proprio del modello del mercato. Ciò che occorre considerare è che questo vincolo è possibile grazie alla relazioni patriarcali, che nascondono molto più che la compravendita della salute, e che esso è si è radicato molto presto nel nostro primo spazio di socializzazione: la famiglia.
Nella struttura familiare chi condensa tutti i poteri è il "padre", incluso il potere di vita e di morte sui figli, sulla/e moglie/i e gli schiavi. La stabilità di questo modello che conosciamo molto bene si basa sulla dipendenza. La condizione di vulnerabilità in cui si trova un corpo malato, fa sì che esso cerchi protezione, e se questo rapporto si riflette chiaramente sugli uomini e sulle donne, queste ultime sono particolarmente dipendenti dal sistema sanitario, poiché sono coloro che lo consultano maggiormente, sia come pazienti che come "accuditrici".
3) Violenza medica contro le donne o altre identità non maschili. Ogni giorno assistiamo alla violazione dei diritti basici nelle pratiche sanitarie, i pregiudizi e la mancanza di una prospettiva di genere dei/delle professionisti/e della salute si traduce in violenza, dove la mancanza di conoscenza dei nostri corpi si trasforma in un terreno fertile per l'autoritarismo medico. Il maltrattamento di donne e transessuali con patologie mentali, necessità speciali o obesità, così come la violenza ostetrica e ginecologica, sono alcuni esempi che svelano l'incapacità di riconoscere le donne e altre identità dentro al sistema sanitario costruito su un modello androcentrico di salute.

4) Soggettività femminile nei processi di salute-malattia. Direttamente collegato al vincolo patriarcale del sistema sanitario è il fatto che noi donne non ci percepiamo e non veniamo identificate socialmente come soggetti con capacità di autodeterminazione, per questo la realizzazione di cambiamenti favorevoli per la nostra salute viene costantemente boicottata. Così per esempio, possiamo affermare che esiste un processo di femminilizzazione dell'obesità nelle società occidentali, particolarmente tra le donne povere, legata ad una bassa autostima e ad una bassa percezione di efficacia nei confronti di cambiamenti nelle abitudini alimentari.
Dobbiamo costruire un nuovo modello e un nuovo sistema di salute, che sia dignitoso per il nostro popolo, che abbandoni la centralità del capitale nei processi di produzione e di riproduzione, rafforzando una prospettiva mirata alla conservazione della salute più che all'amministrazione delle patologie, e che contribuisca attivamente a smantellare le relazioni patriarcali. Questo sarà un lungo cammino di riflessione, autocritica, produzione di saperi nuovi e recupero di saperi ancestrali. Fortunatamente abbiamo fatto i primi passi. L'invito a fare parte di questo processo è stato lanciato.

(traduzione a cura di AL/fdca-Ufficio Relazioni Internazionali)

mercoledì 21 dicembre 2016

Come riparare 4 crepe prima che qualcosa si rompa per sempre.

Uno stupro è sempre e comunque un atto fascista, anche se chi lo commette si dichiara antifascista.
L’antifascismo non è soltanto un coro da urlare in “curva” o una toppa da cucire sul bomber.
Essere antifascista è pensare e agire antifascista.
Chiunque stupra è un fascista e noi lo combattiamo in quanto fascista e stupratore.
Chiunque respira, si muove e parla dalla nostra parte della barricata, che si permette di avere atteggiamenti fascisti verrà combattuto in quanto fascista e stupido vacuo pezzo di merda.
Il comunicato di Romantik Punk segue su Anarkismo. Riguarda Parma, ma non solo Parma.
 http://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/blog/2016/12/20/da-anarkismo-by-romantic-punx/
Qui il volantone in pdf
E grazie ad Abbatto i muri

lunedì 19 dicembre 2016

LAVORO: PIU’ VOUCHER E LICENZIAMENTI. IL JOBS ACT PRESENTA IL CONTO.

Finita la droga delle assunzioni a costo zero per le aziende del primo periodo del , quello che resta sono meno assunzioni, il boom dei e un aumento dei licenziamenti per cosiddetti motivi. A certificarlo è l’Osservatorio dei contratti dell’Inps, che nei primi 10 mesi dell’anno conferma la tendenza già emersa a novembre, a partire dalla crescita dei buoni da 10 euro, il cui uso massiccio gonfia i dati sull’occupazione. Da gennaio 2016 sono aumentati del 32,3%: ne sono stati venduti 121,5 milioni, mentre nello stesso periodo del 2015 la loro crescita, rispetto al 2014, era stata pari al 67,6%. I licenziamenti complessivi nei primi dieci mesi del 2016 sono stati 506.938 in crescita del 3,4% rispetto ai 490.039 dello stesso periodo del 2015 mentre registrano un boom i licenziamenti disciplinari, quelli resi possibili proprio dal Jobs Act passati da 47.728 a 60.817.
Per quanto invece riguarda i contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) sono stati più di 1,3 milioni (1.370.320) quelli stipulati nel 2016, mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 1.308.680 con un saldo positivo di 61.640 unità. Un saldo che, però, è peggiore dell’89% rispetto a quello positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi 2015: un calo drastico determinato in particolare dalla riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili, ossia dalla droga del primo periodo targato Jobs Act. E i numeri del 2016 sono peggiori anche rispetto a quelli di gennaio-ottobre 2014 (+101.255 stabili). Per i contratti in apprendistato si conferma il trend di crescita già rilevato, in un anno aumentano di 38.000 unità (+24,5%). Che si tratti però più che altro di contatti precari mascherati lo dimostra il contestuale calo, di ben il 7%, dei contratti stagionali. I contratti stagionali registrano una riduzione del 7,0%.
Questo scenario drammatico non sembra preoccupare troppo il ministro . Il titolare del dicastero del Lavoro ha detto che il governo è pronto a ‘rideterminare dal punto di vista normativo il confine dell’uso dei voucher’, anche senza spiegare come. Per ”Il Jobs Act è stata una buona legge”, una legge che ”ha fatto bene e fa bene al Paese. Quindi oggi io non vedo ragioni per cui dobbiamo intervenire su questo versante. I posti di lavoro li fanno le aziende che crescono, non il governo”.
Il commento di Luca, di Clash City Workers.
http://www.radiondadurto.org/2016/12/19/lavoro-piu-voucher-e-licenziamenti-il-jobs-act-presenta-il-conto/

AMIANTO: TUTTI ASSOLTI I 9 EX MANAGER PIRELLI. PER IL COMITATO “UN CHIARO SEGNALE POLITICO DEL TRIBUNALE”

da radio onda d'urto



















Sono stati tutti assolti  con formula piena i 9 ex manager di Pirelli.
Erano accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime per i 28 casi di operai ammalati o morti  a causa dell’  dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell’azienda tra gli anni ’70 e ’80.
“Sono stati uccisi due volte” il commento dei familiari presenti in aula.  Di un chiaro segnale politico da parte del tribunale di parla invece in un comunicato  il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio che aggiunge ” il segnale politico che sta dando il tribunale è chiaro: questi processi non si devono più fare. Ma noi non ci fermeremo. Non accettiamo che la legge sia sempre con i padroni, noi continueremo a lottare perchè vogliamo giustizia, una giustizia vera che ci dica perchè e chi ha ucciso questi operai”. Ai nostri microfoni le considerazioni di  Michele Michelino Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. Ascolta o scarica 

http://www.radiondadurto.org/2016/12/19/amianto-tutti-assolti-i-9-ex-manager-pirelli-per-il-comitato-un-chiaro-segnale-politico-del-tribunale/

mercoledì 14 dicembre 2016

La caduta di Aleppo Est

Polat Can*
13 dicembre 2016
Aleppo Est è caduta oggi, ma guardando alle ragioni che hanno portato a questa caduta ci si accorgerebbe che essa non era inevitabile a causa della maggiore forza dell'esercito del Baath e dei suoi alleati rispetto alle fazioni islamiste, bensì in ragione di decine di fattori che dalla prima caduta nel 2012 hanno portato a questa seconda caduta della città oggi.
La prima caduta avvenne velocemente, presto ed in modo disorganizzato, mentre questa seconda caduta è giunta tardi, è stata dolorosa e distruttiva; in altre parole: la prima caduta è stata propedeutica alla seconda.
Primo: occorre ricordare che i rivoluzionari criticavano gli abitanti di Aleppo per la loro non partecipazione alla rivoluzione contro il regime Baath, senza riuscire a capire che Aleppo è città di commercio e di industria che necessita di sicurezza, stabilità e di vie di comunicazione aperte.
Secondo: Aleppo è divisa in due distretti; Aleppo est ed Aleppo ovest che non è solo una divisione geografica ma anche sociale e culturale. Aleppo Est è la città dei poveri, dei devoti e pii Sunniti, dei Curdi che vengono dai villaggi di Kobane e Afreen e anche dei Turchi. Uno spezzone di classe lavoratrice povera impiegata nel settore edile e tessile. Dall'altra parte, Aleppo Ovest è la città della classe media e dei dipendenti pubblici, dei ricchi e dei proprietari terrieri che non hanno interesse alcuno per gli slogan politici, vogliono solo la stabilità per prosperare con i loro affari.
Terzo: ad Aleppo ci sono distretti a maggioranza cristiana (Armeni, Assiri, …ecc.) che non hanno mai nutrito simpatia per gli slogan islamisti che hanno deviato la rivoluzione fin dal 2012 e inoltre sono sempre stati diffidenti verso i rivoluzionari che venivano dai villaggi.
Quarto: ci sono i distretti a maggioranza curda, specialmente  Al Ashrafia e Boustan Al Pasha che sono stati i primi a combattere e ad espellere le forze del regime ed i loro teppisti “Shabeeha” nella primavera del 2012 ma che però erano diffidenti verso gli slogan ultra-nazionalisti e sciovinisti dell'opposizione e dei suoi alleati armati supportati dal nemico storico dei Curdi: la Turchia.
Quinto: la caduta di Aleppo Est nel 2012 non fu dovuta a dinamiche interne o a moti autonomi, fu invece l'esito dell'occupazione di forze provenienti da villaggi a nord di Aleppo  (Andan, Hritan, Azaz and Hian)
Sesto: le fazioni islamiche attaccarono e distrussero importanti famiglie e tribù di Aleppo Est con la conseguenza che molti abitanti preferirono allearsi con il regime.
Settimo: una volta che le fazioni islamiche ebbero preso il controllo di Aleppo est, rubarono e saccheggiarono tutto per portarlo in Turchia e rivenderlo a prezzi stracciati, provocando così la distruzione dell'economia e delle opportunità di lavoro su cui gli abitanti contavano per la loro esistenza.
Ottavo: l'opposizione armata era divisa in tante fazioni in conflitto tra di loro per accaparrarsi le spoglie dei saccheggi e dei furti nelle industrie. Queste fazioni erano sparpagliate in base alla loro identità ideologica, politica, geografica o religiosa, oltre che in base alla loro lealtà verso alcuni Stati, verso alcuni partiti politici o verso specifici personaggi.
Nono: la penetrazione di queste fazioni islamiche all'interno di Aleppo e nel corpo dell'opposizione armata impose un nuovo stile di vita agli abitanti ed alle altre fazioni. Il controllo assunto da “Ahrar Al Sham” e da “Al Nusra” ha dato al regime di Assad ed ai Russi l'opportunità e la legittimazione per distruggere la città ed uccidere i suoi abitanti.
Come già detto, la seconda caduta di Aleppo Est ha degli aspetti comuni con la prima caduta. Ma come mai Aleppo è caduta nonostante la presenza di decine se non di centinaia di fazioni con tonnellate di armi provenienti dalla Turchia nonchè finanziate dai Sauditi e dal Qatar e con una propaganda mediatica sulla costituzione di una comune centrale operativa di tutte le fazioni accompagnata da minacce e promesse, insomma perchè Aleppo è caduta?
Primo: per le divisioni tra le diverse fazioni basate sul quale Stato sponsor e sugli interessi di certi Stati nella guerra.
Secondo: perchè il controllo assunto dalle fazioni estremiste islamiche, specialmente da al Quada, aveva appannato l'immagine della resistenza armata globale specialmente in Occidente.
Terzo: Venditori ambulanti, mercanti di pecore e di orzo sono diventati strateghi militari che decidevano i piani militari e comandavano le spedizioni tattiche e strategiche e in seguito sono diventati signori della guerra e dell'autorità locale sottratta ai loro sottomessi.
Quarto: queste fazioni islamiche non combattevano contro il regime, ma per 4 anni hanno fatto guerra contro i Curdi su “Sheikh Maksoud” (Monti Sida) assediando centinaia di migliaia di Curdi ed Arabi, bombardandoli con ordigni chimici e gas, impedendo i rifornimenti di cibo e di medicinali. Secondo me questa è stata la causa più importante della caduta dell'opposizione armata come pure della caduta di Aleppo Est.
Quinto: la resistenza armata era diventata de facto un'agenzia dei servizi segreti turchi che prendeva ordini da questi padroni e la stessa guerra dei Monti Sida fu fatta su ordine della Turchia.
Sesto: le fazioni dell'opposizione hanno iniziato a combattersi l'un l'altra commettendo atrocità contro i civili, tra di loro e contro i Curdi ed i cristiani, al pari di quello che aveva fatto l'ISIS. Hanno massacrato ed ucciso i civili nelle strade, fatto rapimenti e distrutto chiese, preso di mira i Curdi.
Settimo:  a causa delle lotte intestine tra queste fazioni armate, il regime è stato in grado di conquistare “Al Nobel” e “Zahraa” per disconnettere Aleppo da “Azzaz” e dai villaggi settentrionali ed orientali legati alla Turchia.
Ottavo: Molte fazioni della resistenza armata hanno abbandonato le loro posizioni verso il regime dopo il memorandum di intesa russo-turco, per cui il regime ha potuto assediare ed attaccare Aleppo Est.
Nono: la Turchia e l'opposizione siriana in Turchia hanno ingannato la resistenza armata facendole credere un sostegno incondizionato della Turchia nella guerra contro il regime ed un supporto nei negoziati col regime che significava vittoria. La resistenza armata ha creduto a queste bugie ed è rimasta sotto gli isterici bombardamenti russi e del regime senza fare alcun passo avanti sul terreno.
Decimo: i servizi segreti turchi hanno usato la resistenza armata per i loro interessi e l'hanno sostenuta per impossessarsi dell'Accademia Militare  “Ramosa” e della Via per Damasco prima della visita prevista di Erdogan in Russia in modo da metterlo in una posizione di forza nei negoziati con Putin, ma dopo l'incontro Erdogan ha ordinato la fine delle operazioni militari turche ad  Aleppo.
Undicesimo: nel periodo in cui l'opposizione armata stava guadagnando posizioni in Aleppo Ovest, tagliando la Via per Damasco, Erdogan ordinò loro di laciare Aleppo per dirigersi verso Jerablus. Questa manovra è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso portando alla loro sconfitta ed alla vittoria del regime.
Dodicesimo: invece di dirigersi verso Damasco e far cadere il regime di Assad, le migliaia della resistenza armata si diressero verso Sheikh Maksoud, Afreen, Jerablus ed Al Bab per combattere contro il Libero Esercito di Siria e contro i Curdi, obbedendo agli ordini della Turchia.
Tredicesimo: un paio di anni fa, si tenne un incontro tra decine di fazioni che portò all'abbandono dei loro campi di battaglia per dirigersi contro le città curde per occuparle, ma l'esito fu la loro sconfitta a Sere Kaniye, Ramaylan, Qamishlo, Gre Spi a Afrin.
Non solo Aleppo Est è caduta, ma è completamente distrutta. L'economia del maggiore centro economico del Medio Oriente ed uno dei più antichi nel mondo è del tutto distrutta. La caduta di Aleppo Est è la fine del progetto della resistenza armata e dei loro sostenitori turchi, è la caduta dell'Islam politico e della Fratellanza Musulmana, è la caduta delle manovre dello Stato turco e dei suoi mercenari, è la caduta di tutte le forze che hanno attaccato il popolo curdo. L'ho detto e lo ripeto “nessuno riuscirà ad opporsi ed a combattere contro il popolo curdo”.
Infine, l'unico progetto perseguibile è il vero progetto laico e patriottico del popolo curdo, il progetto delle Forze Democratiche Siriane e delle Unità di Difesa del Popolo. Solo un progetto democratico e federalista può ergersi contro l'ISIS e contro i tutti i dittatori per assicurare libertà al Kurdistan ed alla Siria.
(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
*Polat Can è uno dei membri fondatori delle YPG e addetto alle pubbliche relazioni con i media occidentali per anni.

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)