ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

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O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

per giulio

per giulio

mercoledì 15 febbraio 2017

LAVORARE GRATIS, dalla "buona scuola" all' Alternanza scuola lavoro - Pordenone

Il processo di aziendalizzazione della scuola è stato notevolmente accelerato e riproposto dalla riforma “Buona Scuola” del 2015, la quale comprende in sé anche la famigerata “Alternanza Scuola/Lavoro”.

Il concetto di azienda presuppone il concetto di merce, ma qual è il prodotto, il bene oggetto di acquisto che l’azienda[scuola] si propone di vendere? L’istruzione.
Ma aziendalizzare la scuola significa creare strutture che abbiano come obiettivo primario la “produzione” di reale sapere critico, la “distribuzione” di libera conoscenza, la crescita culturale, sociale e psicologica degli allievi/e, oppure la realizzazione del massimo profitto economico, in un regime di concorrenza spietata?
Probabilmente creare questo tipo di strutture può trasformare in merce l’istruzione.

Ricondurre la scuola in un’ottica aziendale non permette cultura né libera ricerca; in questo modo non si approfondiscono le materie né tantomeno si fonda una ampia e creativa “visione del mondo”, ma si propinano “moduli didattici” che diano un’infarinatura di conoscenze al servizio delle aziende esterne.
E’ possibile che in un simile ambiente si lavori collegialmente o si collabori solidalmente e fraternamente? Oppure ciò porterebbe alla competizione sia tra lavoratori/trici sia tra studenti, al “nascondersi” reciprocamente le conoscenze, al gareggiare contro gli altri “concorrenti” per emergere e scalare posti in “azienda”?

In questo contesto si cala il progetto dell’alternanza scuola/lavoro, ancor più mirato a rafforzare questo processo di adeguazione alla scalata sociale, alla precarietà, alla competizione insana, alla mercificazione dell’istruzione non solo in quanto tale, ma anche delle sue risorse, dei suoi “clienti” , “dipendenti”, “collaboratori”.

Per conoscere e confrontarci su questo tema e per dare voce a chi vive la riforma in prima persona (studenti e lavoratori del settore) vi invitiamo a partecipare all’incontro, in cui tutti potranno offrire riflessioni, esporre esperienze in questi ambiti e/o porre domande al relatore.

Introdurrà la discussione Mauro De Agostini (docente CUB Scuola), vi sarà una proiezione di un breve video inchiesta a studenti sull'Alternanza Scuola-Lavoro nelle scuole di Pordenone. Seguirà Assemblea aperta.

Vi aspettiamo nella saletta del Caffè Municipio!

FUORI DA TUNNEL , viaggio antropologico nella val susa

sabato 18 Febbraio 2017 ore 17,30
                 All’Ateneo degli Imperfetti

presentazione del libro:
Fuori dal tunnel
Viaggio antropologico nella val di Susa
Meltemi editore, Milano 2016

ne discutiamo con l’autore
Marco Aime
docente di Antropologia culturale
presso l’Università di Genova

Non un saggio contro i treni ad alta velocità, ma un lavoro di osservazione partecipante che racconta l’incontro con la popolazione locale e con i militanti arrivati da tutta Europa per dire che la val di Susa non si tocca.

Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 209
30175 Marghera (VE)

tel. 327.5341096
 

mercoledì 8 febbraio 2017

I GIORNI DEI RICORDI - Vittorio Veneto

I GIORNI DEI RICORDI
storia, storiografia e manipolazioni sulle foibe e il confine orientale

Quali processi comunicativi costruiscono una «narrazione» sostitutiva della storia? Come l’immaginario pubblico viene modellato e definito intorno a codici comunicativi empatici? Quale finalità politica sottende a una operazione di questa natura? A queste domande proviamo a a rispondere grazie al lavoro di Federico Tenca Montini, grazie anche suo libro "Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi", (Edizioni Kappa VU), un testo agile che affronta in modo originale i processi di composizione del «discorso pubblico» sulla questione del confine orientale.
Affonteremo poi la questione con Lorenzo Filipaz, triestino e figlio di un esule istriano. Dal ramo materno è di ascendenza slovena. Fa parte del gruppo di inchiesta su Wikipedia «Nicoletta Bourbaki».
In questa occasione esporrà la sua analisi in merito alle manipolazioni politico-mediatiche sorte attorno al Bus de la Lum dall'immediato dopoguerra e fino ai giorni nostri.

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IL PROGRAMMA
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incontro con
- Federico Tenca Montini/ricercatore
autore di "Fenomenologia di un martirologio mediatico.
Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi"
- Lorenzo Filipaz/blogger
membro del gruppo d’inchiesta su Wikipedia “Nicoletta Bourbaki” e collabora attivamente con il Collettivo Wu Ming

seguirà dibattito

sarà presente un banchetto con libri e dossier sul tema

Organizza
NEA (Osservatorio Antifascista del Nord-Est) e Osservatorio Antifascista Vittoriese in collaborazione con ANPI Vittorio Veneto

#11F #VV #igiornideiricordi #OAV #NEA

Humana Natura Mortua, mostra a Mestre

sabato 11 Febbraio 2017 ore 17,30
All’Ateneo degli Imperfetti

 Humana Natura Mortua
                                                                        Mostra eterosegnica, fotografie e disegni,

a cura di
Claudio Bighignoli
chine, matite, elementi naturali
Giulio Spiazzi
macchine fotografiche, immagini in movimento

La mostra rimarrà aperta: lunedì, martedì e mercoledì dalle ore 14:30 alle ore 18:30






















Humana Natura Mortua è una mostra fotografica e di disegno di ritratto, che ha lo scopo di condannare radicalmente la Guerra, nella totalità del suo significato e, in generale, tutte le guerre esistite ed esistenti, tramite una diretta riflessione estetica.

Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 209
30175 Marghera (VE)

tel. 327.5341096

I GIORNI DEI RICORDI - Pordenone

La Casa del Popolo si è offerta di ospitare la nostra conferenza del 10 febbraio sulla complessità del confine orientale “i giorni dei ricordi”. Non avevamo dubbi che la disponibilità di un luogo storico, simbolo ieri della resistenza al nazifascismo e oggi della pluralità di un posto vivo, radicato nel quartiere di Torre senza mai rinunciare ai valori antirazzisti e antifascisti, potesse venire meno.
Ma avevamo un vezzo, una caparbia determinazione a riconoscere nel centro di una città l’accoglienza di quei luoghi che si vantano d’essere centri di cultura, dell’eccellenza della cultura (una città candidata addirittura a "capitale della cultura!). C'eravamo quasi riusciti.
Volevamo avere voce, o meglio, volevamo "dare voce" a vagiti di verità contro una becera propaganda che non conosce rispetto della storia, della ricerca, delle differenze.
Abbiamo trovato conferme di un sindaco e dei suoi sgherri (come altro chiamarli?) piazzati nelle varie poltrone che contano, che nonostante la spolverata liberaleggiante in campagna elettorale ha immediatamente mostrato cosa ci sia sotto: la solita prepotente arroganza del potere, di cui i fascisti han sempre fatto vanto.
E scopriamo che nelle commemorazioni ufficiali tra relatori e relatrici compare un "figlia di esule istriano"...anche tra i nostri relatori c'è un "figlio di esule istriano", evidentemente ci sono figli di serie A e altri di serie B, alcuni possono parlare e altri devono tacere. Se si aggiunge che questa "figlia" è pure una ex collega di partito del sindaco l'imbarazzo e la vergogna per quanto stiamo assistendo raggiunge limiti insperati.
Lo squallido dietrofront del Teatro Verdi ha però fatto emergere le crepe di questa corazzata di mammut parcheggiati in una cristalleria, abbiamo raccolto solidarietà, sostegno persino da parti che non ci aspettavamo. Ci sembra già molto.
La conferenza ci sarà, dunque, il 10 febbraio alle ore 20.45 alla Casa del Popolo, vedremo come risponderà la città.
Se il governo cittadino ha gettato la maschera sulle proprie attitudini autoritarie, pezzi di società, luoghi storici come la Casa del popolo hanno, di fatto, dato una lezione a questi signori: la libertà di parola e di pensiero trovano sempre qualcuno disposto ad accoglierli.
Non ci siamo fermati né ci fermeremo.
Noi ricordiamo tutto!
PnRebel

mercoledì 1 febbraio 2017

WELCOME di Beppe Casales a Pordenone





































venerdì 3 febbraio~ore 20.30
Ridotto del Teatro Verdi ~ Pordenone

"WELCOME"
uno spettacolo di e con Beppe Casales
musiche originali di Isaac de Martin

Il racconto che Beppe Casales porta in scena parte da Idomeni, dal muro che l'europa ha innalzato per fermare le migrazioni lungo la rotta Balcanica. Idomeni è stata per mesi il simbolo negativo e nefasto delle politiche migratorie europee ma dopo Idomeni l'attenzione è tornata a concentrarsi sul mediterraneo, su quei barconi e quelle migliaia di morti. Abbiamo raccontato per 2 mesi, con la campagna #overthefortress, come nel bene e nel male il sud Italia accoglie le migliaia di migranti che sbarcano sulle nostre coste. Ci svegliamo una mattina del nuovo anno con la morte di Sandrine e le forti proteste dei 1400 migranti ospiti nel "ghetto" di Cona, provincia di Venezia. Profondo nord.

ENTRATA LIBERA
Organizza:
Rete Solidale PN
Ass.ne “Dai un Calcio al Razzismo”
Ass.ne Immigrati PN - PnRebel
Circolo Libertario E. Zapata
Alternativa Libertaria/FdCA Pn
ArciPelago Cordenons - Arci Tina Merlin
Rete Studenti Medi Pordenone
Comitato Diritti Civili Prostitute ONLUS

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“Welcome” è uno spettacolo sulle migrazioni umane. Quello che ha prodotto la guerra in Siria è stato definito il più grande movimento migratorio dopo la Seconda Guerra Mondiale. Io penso che il teatro non possa non raccontarlo.
Perciò parto da Idomeni perché da qualche parte bisogna partire. Parto da Idomeni perché è diventato il simbolo di quello che sta succedendo da oltre un anno in Europa: un movimento di uomini donne e bambini che nel cercare pace trovano un muro, un confine chiuso. Parto da Idomeni perché è stato il più grande campo profughi d’Europa. È stato la vergogna dell’Europa. Uno schiaffo alla dignità dell’uomo."
Lo spettacolo nasce dalla partecipazione di Beppe Casales alla campagna di solidarietà attiva e monitoraggio #overthefortress al campo di Idomeni e nei campi governativi greci, e dal sostegno di 85 produttori dal basso che hanno creduto nel progetto. Crediamo che questi passaggi storici non debbano essere raccontati solo attraverso la cronaca dei giornali e delle televisioni. Crediamo che il teatro possa restituire profondità di sguardo alle storie di questi esseri umani. Crediamo che il teatro sia una delle chiavi per capire chi siamo, e cosa sta succedendo intorno a noi.

"Idomeni si è sparsa ovunque. Idomeni è quel confine in cui la nostra vita si incontra con le vite degli altri. Idomeni è un luogo dove è possibile un incontro o uno scontro. Idomeni è una parte fondamentale della nostra vita. Dove siamo disposti a vivere realmente un'esposizione di noi stessi? Dove possiamo rivelarci agli altri senza paura del giudizio? Dove possiamo essere riconosciuti come esseri umani al di là di tutto? Idomeni è il confine tra la nostra vita privata e tutti gli altri esseri umani. Idomeni è il punto in cui inizia tutto. Tutto."

Trailer del film: http://bit.ly/2hUsNbg

Progetto finanziato da 85 produttori dal basso e realizzato in collaborazione con Teatri di Marzo e Fucina Underground. “Welcome” sostiene i progetti #overthefortress, Melting Pot Europa e Refugee Accommodation and Solidarity Space City Plaza – Atene

** L'immagine della locandina è di Tammam Azzam

Contatti:
mail: beppe.casales@gmail.com
web: www.beppecasales.com

venerdì 27 gennaio 2017

Si cobas sciopero politico per Aldo Milani

PROCLAMAZIONE STATO D’AGITAZIONE NAZIONALE SU TUTTE LE FILIERE
Ieri pomeriggio il Coordinatore nazionale del SI COBAS Aldo Milani è stato arrestato nel pieno mandato delle sue prerogative sindacali, a un tavolo di trattativa.
Ritenendo questo Sindacato l’episodio un attacco esplicito e gravissimo sia da parte padronale sia istituzionale alle legittime rivendicazioni delle migliaia di lavoratori suoi iscritti e dei tanti lavoratori che continuano a rivendicare i propri diritti, il SI COBAS, nell’intera sua composizione, darà seguito immediato a ogni iniziativa riterrà opportuna per dare giusta opposizione all’inaudito tentativo di repressione subito.
#### Libero Aldo Milani libero subito ### 
Nel tardo pomeriggio di oggi, 26 gennaio 2016, il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato prelevato dalla Polizia, arrestato e tradotto nel carcere di Modena e a tuttora il suo difensore non è stato messo in grado di contattarlo.
E' evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore.
Dopo le leggi liberticide sul lavoro, dopo la riduzione dei salari alla miseria, quanto i lavoratori hanno conquistato fin qui con le loro lacrime e il loro sangue viene messo nel mirino della repressione immediata che cerca di colpire chiunque osi ribellarsi e, soprattutto, osi praticare un’azione politica che vada nella prospettiva della liberazione dalla schiavitù del salario.
Il disegno repressivo vuole distogliere l'attenzione dalle situazioni di sfruttamento in cui versa il mondo del lavoro e la logistica in particolare: contro questa barbarie si è alzato un movimento di lotta che non ha eguale negli ultimi anni, per durezza delle forme di lotta e per i risultati raggiunti.
La sostanza è semplice: con l'arresto di Aldo Milani si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero!
Se il nemico di classe si illude di sbarazzarsi del SI Cobas decapitando il gruppo dirigente, si sbaglia di grosso!
A quest'attacco politico frontale risponderemo da subito con l'unica arma che gli operai hanno a disposizione: l'autorganizzazione e la lotta.
Proclamiamo quindi fin da ora la mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, e chiamiamo le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi nelle iniziative che nelle prossime ore saranno indette dal SI Cobas contro la repressione e per la liberazione immediata di Aldo.
Seguiranno altre comunicazioni non appena avremo aggiornamenti.
26/01/2016
SI COBAS NAZIONALE

Ritirare urgentemente il provvedimento di sgombero, restituire il maltolto allo spazio popolare Malarlevèt!

Ritirare urgentemente il provvedimento di sgombero, restituire il maltolto allo spazio popolare Malarlevèt!
Lo sgombero, perché tale è a tutti gli effetti quello subito, dalle compagne e dei compagni del Spazio Popolare Malarlevèt, non può segnare la fine di circa 35 anni di intervento politico, di passione, di socialità che hanno arricchito Pesaro e contribuito a costruire relazioni, cittadinanza e coscienza critica e sociale.
Uno spazio aperto ad una gestione collettiva che in questi anni ha cambiato protagonisti, mantenendo sempre costante una tensione verso il rispetto di valori fondamentali come la giustizia sociale, la solidarietà, la difesa dei più deboli e dei beni comuni.
Uno spazio attento a forme di cultura capace di coinvolgere giovani e giovanissimi e di restituire allo stesso tempo prospettiva e memoria storica.
Uno spazio capace di favorire la partecipazione di persone e realtà differenti verso scopi comuni.
Il quartiere di Villa San Martino non può perdere questo luogo di riferimento, simbolo di una socialità giovanile alternativa, che negli ultimi mesi si è impegnata attivamente per portare aiuto e sostegno alle popolazioni colpite dal terremoto in collaborazione con le Brigate di Solidarietà Attiva.
La decisione autoritaria e inopportuna, tra l'altro poco trasparente da un punto di vista amministrativo, di chiudere il Malarlevèt sopprime un luogo di partecipazione, presidio di democrazia reale contro le sempre più minacciose presenze della destra fascista e razzista in questa città.
Chi governa di Pesaro ha fatto la sua scelta: quella di emarginare quella Pesaro popolare e proletaria che non si può permettere costose passerelle in centro.
Ma è sempre in tempo a fare un'altra scelta coerente con la tradizione solidaristica di questa città: restituire al Malarlevèt e a tutti coloro che l'hanno sostenuto e frequentato uno spazio e il diritto ad essere riconosciuti come soggetti protagonisti della vita sociale e politica delle periferie pesaresi.
Alternativa Libertaria/fdca Fano-Pesaro, Unicobas Pesaro, ALLP (Associazione Lavoratori e Lavoratrici Pesaro)

Primo incontro femminista di Solidaridad – Federación Comunista Libertaria

Dal 14 al 15 gennaio 2017, a Valparaíso, si è tenuto l'Incontro femminista nazionale di Solidaridad – Federación Comunista Libertaria.
In queste giornate si sono tenuti ateliers di dibattito sulla relazione tra patriarcato e capitalismo, su cosa intendiamo per femminismo libertario, e delle strategie di lotta femminista, nelle quali ravvisare i concetti di sorellanza, autodifesa e separatismo. Inoltre si è costruita collettivamente una proposta di protocollo contro la violenza patriarcale all'interno  della nostra organizzazione, ben sapendo che come organizzazione mista non ne siamo esenti, e valorizzando la necessità di azioni chiare nel mentre lavoriamo collettivamente e, con una prospettiva autocritica, l'etica e la prassi femminista che deve attraversare tutti gli spazi in cui  viviamo, nel privato come nel pubblico.

Senza dubbio, le approfondite e intense discussioni che siamo riuscite a fare ci consegnano una grande sfida da affrontare, perché ci rendiamo conto che  come forma organizzata, collettiva, ma anche coerente con il femminismo che ci pervade e ci sfida, dobbiamo chiederci come possiamo essere di contributo al superamento del patriarcato, del capitalismo e del colonialismo. Come possiamo comprendere e mettere in pratica l'autodifesa femminista? Come possiamo assumere il separatismo come strategia politica necessaria? Quali sono le sfide che assumiamo da queste riflessioni a livello politico e organizzativo?


A partire da questo incontro, abbiamo rafforzato la nostra convinzione politica della necessità di portare il femminismo in una prospettiva trasversale a tutte le lotte, ponendoci nel nostro territorio e contesto storico, con una prassi coerente che sradichi le forme maschiliste e violente che hanno storicamente avuto il sopravvento  nel processo decisionale. Ci assumiamo questa sfida con coraggio, certi che con la stessa sorellanza, autocritica e l'amore che ha caratterizzato questo primo incontro, siamo in grado di prendere misure ferme per sradicare il patriarcato, dai nostri corpi, dalle nostre file e dalla nostra stessa vita.


Contro la violenza machista, sorellanza ed autodifesa femminista!


venerdì 20 gennaio 2017

CONOSCO UN ALTRO MONTELLO






39° giorno di sciopero della fame in carcere per il rivoluzionario anarchico Umut Fırat Süvarioğulları

Compagno Umut Fırat non sei da solo
In un tempo in cui le lacrime non si sono asciugate e  la rabbia non si è ancora placata per le città distrutte dai carri armati e dai bombardamenti, per le centinaia di persone uccise, per le migliaia di vecchi, bambini, donne ed uomini feriti e sfollati, vivono nella nostra memoria le immagini dei colpevoli che si ricoprono di medaglie; in un tempo in cui i carri armati e gli aerei che hanno distrutto città ed ucciso le persone prendono di mira Ankara ed Istanbul lo scorso 15 luglio, gli eroi vengono accusati di tradimento nel giro di una notte. Migliaia di persone vengono stipate nelle carceri, decine di migliaia hanno perso il loro posto di lavoro.
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"La pratica del colpo di stato reciproco che è una manifestazione della lotta di potere ai vertici dello Stato, ne ha rivelato la parte più oscura: quelle relazioni tra gangs, clero, sette che sono organizzati dentro lo Stato con i loro soldati, la polizia, magistrati apparentemente indipendenti della Suprema Corte e delle Cancellerie, procuratori generali e burocrati, ed il governo razzista, nazionalista, fondamendalista e settario che li usa per il suo potere da 15 anni. Il governo ha iniziato ad organizzare il suo contro-golpe per cementare il suo potere nonostante sia responsabile di tutto quello che abbiamo vissuto, ha aperto il processo di assegnazione dei guardiani nelle imprese per cambiarne il capitale, nei giornali e nelle TV per cambiarne le idee, nelle municipalità e nei partiti per cambiarne la politica, ed ha aumentato la sua repressione su tutta l'opposizione sociale. Mentre governa a colpi di decreti, manovra le masse che manipola con corni di guerra, e sta per cambiare tutta questa geografia in un mare di sangue per il suo potere, le sue ambizioni e per la sua follia.

In quanto essere umano, anarchico rivoluzionario, obiettore totale di coscienza, come individuo che ha passato 23 anni in una cella illuminata sotto il buio di una prigione, io vedo tutte le entità della struttura di potere capitalista, statalista, nazionalista, fondamentalista, settaria e patriarcale quali responsabili di tutto quello che sta succedendo. Inizio lo sciopero della fame per portare l'attenzione su tutto questo, sul prima e sul dopo, per dire che occorre organizzare nuove forme di lotta e di opposizione sociale e perchè si rifletta sulle mie scelte politiche, etiche e di coscienza."

Umut Fırat Suvariogullari, il rivoluzionario anarchico in carcere, già redattore del giornale anarchico Meydan, "trasferito per esilio" dal carcere di Izmir Buca  a quello di Izmir Yenisakran T Type  numero 4, è al suo 39° giorno di sciopero della fame.

Considerando cosa succede in un luogo di oppressione e crudeltà quale è la prigione, i cambiamenti e gli eventi durante lo stato d'emergenza non costituiscono una sorpresa. Il rivoluzionario anarchico Umut Fırat è stato denudato durante le procedure di immatricolazione, ha opposto resistenza perchè il suo corpo veniva toccato senza la sua volontà, ha subito come punizione una restrizione nei colloqui per le visite. Inoltre, la sua identità di anarchico rivoluzionario è stata del tutto ignorata, è stato messo con altri 19 detenuti in una cella che ne può contenere 14, costretto a dormire su letti sporchi di sangue, costretto a stare per anni nelle celle di detenzione dei commissariati.

I rivoluzionari in carcere continuano a vivere in condizioni di restrizioni burocratiche e di deprivazione a causa del nuovo stato d'emergenza, che ha creato una prigione nella prigione, in cui le visite sono possibili due volte al mese per  45-50 minuti, in cui le petizioni vengono ignorate, in cui la repressione e la tortura sono continue.

Le condizioni carcerarie in cui si trova oggi il rivoluzionario anarchico Umut Fırat Suvariogullari sono le condizioni imposte a tutti i rivoluzionari incarcerati durante lo stato d'emergenza. Umut Fırat Suvariogullari, che è al suo 39° giorno di sciopero della fame per difendere la sua identità di rivoluzionario anarchico e per ottenere condizioni di vita sostenibili, sta continuando la lotta contro queste condizioni, per tornare ad essere libero con la sua lotta.

Solidali con la sua lotta!
I cuori rivoluzionari distruggeranno le prigioni!
Compagno Umut Fırat non sei da solo!

DAF - Devrimci Anarşist Faaliyet (Azione Rivoluzionaria Anarchica)
Link esterno: http://anarsistfaaliyet.org/english/comrade-umut-firat-...lone/
(traduzione a cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

il mondo della scuola sciopera


















Comunicato-stampa

Il governo-fotocopia e la ministra Fedeli varano 8 decreti attuativi della disastrosa legge 107 per chiudere definitivamente docenti, Ata e studenti nella gabbia della scuola-azienda.

Fermiamoli! Il 17 marzo sciopero generale della scuola per difendere l'istruzione pubblica

Facciamo appello agli altri sindacati che si oppongono alla 107 e alle deleghe affinché convochino anche essi lo sciopero per il 17 marzo

Incurante della amplissima opposizione alla cattiva scuola della legge 107/2015, che tanto ha pesato sulla sconfitta netta di Renzi nel referendum costituzionale, il governo-fotocopia di Gentiloni ha varato otto decreti applicativi di tale legge, ignorando ogni forma di dialogo con i protagonisti dell'istruzione pubblica e ogni revisione significativa della 107, al di là di caramellose promesse della ministra Fedeli di neo-concertazione con i Cinque sindacati "rappresentativi". Seppure tra fumi di ambiguità le otto deleghe aggravano il già disastroso panorama della107. Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato. Per i diversamente abili, si superano i limiti di studenti previsti dalla L. 517/78 (20 per classe) e si mira a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, introducendo corsi di "aggiornamento" improvvisati per tutti gli insegnanti, per delegare progressivamente tale attività all'intero personale docente. La delega sull'Istruzione professionale punta a parificarla alla Formazione professionale extra-scuola, prevedendo indirizzi di studio minimalisti e meramente esecutivi. Per gli alunni, si ribadisce la centralità dell'"alternanza scuola-lavoro", in una forma scoperta di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed Ata, "contratti d'opera" offerti dalle imprese tramite loro "esperti", la  valutazione dello studente come "bilancio di competenze" in base ad una presunta "cultura del lavoro". E l'"alternanza" viene introdotta con una tesina all'esame di Maturità, per sostenere il quale è obbligatorio aver svolto gli assurdi quiz Invalsi, pur non inseriti nell'esame e  tolti da quello di Terza media, grazie alla nostra mobilitazione di questi anni. In quanto poi al 'sistema integrato 0-6 anni', unificando, sotto l'egida degli Enti Locali, asili-nido, scuole materne comunali e dell'Infanzia statali, abbassa notevolmente il livello della scuola dell'Infanzia pubblica (una delle migliori del mondo), con gravi rischi per i ruoli delle insegnanti, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli, visto che i "poli per l'infanzia" accoglierebbero in un unico plesso o in edifici vicini bambini/e fino a sei anni di età nel quadro di uno stesso percorso educativo. Non ci sarà la "generalizzazione della scuola dell'Infanzia", né la sua "statalizzazione", né la "gratuità" per le famiglie.
Insomma, queste deleghe aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato "bonus" per i docenti "meritevoli" (i cui nomi i presidi tengono nascosti) allo strapotere dei presidi, dalla truffa di un "organico di potenziamento" utile solo a ingigantire la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull'organico triennale, fino all'obbligo di "un'alternanza scuola-lavoro" che mescola l'apprendistato gratuito ed inutile e la cialtroneria di accordi con aziende "amiche". Il tutto provocando un'ulteriore, drammatica dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre meno educatori e sempre più "operai intellettuali" flessibili e tuttofare, a drammatico compimento di un ventennio di  immiserimento materiale e culturale di una scuola che si vorrebbe "azienda" innovativa e che per lo più appare "bottegaccia" cialtrona, arruffona, gestita da presidi-padroni arroganti e incompetenti. Come docenti ed Ata, con il contributo di studenti e cittadini che hanno a cuore la scuola pubblica, abbiamo non più di tre mesi di tempo per respingere queste deleghe e nel contempo far cancellare almeno i punti più disastrosi della 107. Per questo ci assumiamo la responsabilità di convocare per il 17 marzo lo sciopero generale della scuola, facendo appello a tutti i sindacati che si oppongono alla legge 107 e alle deleghe affinché convochino anche essi lo sciopero nella stessa data, per avere un ampio fronte unitario che faccia saltare anche i nuovi "giochi di ruolo" concertativi tra i sindacati "rappresentativi" e la ministra Fedeli, il cui massimo titolo, che ne ha determinato la scalata al MIUR, appare proprio il suo passato ruolo di segretaria generale della Federazione dei Tessili CGIL. Stabiliremo nei prossimi giorni come manifesteremo nella giornata del 17 marzo.
Con lo sciopero del 17 marzo,oltre al ritiro delle deleghe, vogliamo che: 1)
la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando gli incarichi triennali (anche non rinnovabili) decisi dal preside, e garantendo la continuità a tutti i docenti; 2) i fondi del sedicente "merito" , della Carta del docente e del Fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme a rilevanti fondi da stanziare per il contratto,  garantisca a docenti e Ata il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia della Repubblica; 3) venga cancellato il "welfare contrattuale", che destina parte degli aumenti a diritti sociali che devono essere garantiti dallo Stato; 4) siano assunti i precari - docenti ed ATA - con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; 5) venga bloccata la manovra sulle "reti di scuole", ampliato l'organico ATA, re-internalizzati i servizi di pulizia, eliminato il divieto di nominare supplenti per gli amministrativi e tecnici anche per periodi prolungati, e nominati i supplenti per i collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni, resa giustizia agli ATA ex-Enti locali; 6) sia ridata alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l'"alternanza scuola-lavoro" e di determinarne il numero di ore, cancellandone l'obbligo; 7) vengano eliminati i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti; 8) sia restituito ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e applicato un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l'accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai due livelli.

Piero Bernocchi   portavoce nazionale Cobas
Stefano d'Errico   segretario nazionale Unicobas
19 gennaio 2017

Solidarietà con Riccardo Antonini

Cassa di solidarietà tra ferrovieri

Comunicato della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri

MERCOLEDÌ 18 GENNAIO, ALLE ORE 10.00
PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE DI ROMA, PIAZZA CAVOUR 95
UDIENZA CONTRO IL LICENZIAMENTO DEL NOSTRO COLLEGA RICCARDO ANTONINI
Vogliamo iniziare questo nuovo anno augurando a tutti di rafforzare l’arma della solidarietà, elemento fondante della “nostra” Cassa, che oggi vogliamo esprimere e ribadire, in maniera totale e incondizionata, al nostro collega: Riccardo Antonini.
Riccardo è stato addetto alla manutenzione infrastruttura presso Rfi a Viareggio. Ha prestato la sua attività di consulente a titolo gratuito per familiari delle vittime nell’incidente probatorio relativo alla strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e per il sindacato.
Nell’estate del 2011 viene prima diffidato dall’Azienda a porre termine alla sua attività di consulenza, poi viene sospeso per 10 giorni e infine, nel novembre dello stesso anno, viene licenziato in tronco “per essersi posto in evidente conflitto d’interesse con la società”.
A luglio del 2012 inizia il processo; l’Azienda propone una conciliazione in cui sostanzialmente richiede ad Antonini di rinnegare tutto quanto fatto fino a quel momento, Riccardo rifiuta e il 4 giugno 2013 il giudice del lavoro Luigi Nannipieri del Tribunale di Lucca conferma il licenziamento.
Riccardo presenta ricorso. Il giudice Bronzini, presidente della Corte di Appello di Firenze, insieme ai giudici Schiavone e Liscio, neanche discute il caso e respinge il ricorso di Riccardo per inammissibilità confermando il licenziamento.
Nelle sentenze di questi giudici è sancito l’obbligo di fedeltà, la violazione del Codice etico, il conflitto di interessi con l’azienda, i suoi Amministratori delegati di allora, Moretti, Elia, Soprano (imputati, con accuse pesantissime, nel processo per la strage di Viareggio). Riccardo è stato licenziato, e il suo licenziamento confermato, per il suo impegno nella mobilitazione per la sicurezza, la verità e la giustizia, a fianco dei familiari delle vittime. Moretti è stato prima rinominato Ad della holding Fs e poi promosso Ad di Finmeccanica, la più grande impresa del paese.
Il prossimo mercoledì 18 gennaio, presso la Corte di Cassazione di Roma, piazza Cavour 95, alle ore 10.00, si terrà l’udienza per il ricorso presentato da Riccardo contro il suo licenziamento.
Il 31 gennaio è il giorno della sentenza, presso il Tribunale di Lucca, nell’aula del Polo fieristico, del processo di Viareggio, iniziato il 13 novembre 2013. Invitiamo chi può ad essere presente, sarà un momento cruciale ai due appuntamenti, a cominciare da quello del 18 gennaio per sostenere Riccardo.
Facciamo nostre le parole di un familiare che nella strage ferroviaria di Viareggio ha perduto la sorella e i due nipotini, all’indomani del suo licenziamento, ha scritto a Riccardo “… hai scelto la strada più difficile per te e per la tua famiglia, ma hai anche scelto l’unica che può cambiare questo sistema. Ti ringrazio a nome mio e della mia famiglia”.
Ecco, in queste righe si riassume la coerenza e l’impegno di Riccardo Antonini: da quel 29 giugno 2009 non ha mai mollato, nonostante la perdita del posto di lavoro.
È un dovere e una necessità, per quanti non vogliono più accettare che questo sia il paese delle stragi impunite e dei licenziamenti politici!
“La solidarietà è il primo passo verso la libertà!
11 gennaio 2017                                                                     Il Direttivo della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri

LA TRASFORMAZIONE DEI CONTRATTI NAZIONALI DI LAVORO IN SIMULACRI
















Il rinnovo dei CCNL comporta una radicale trasformazione di questi in simulacri, dove tutti i contenuti vengono indirizzati e inviati verso le sedi aziendali o territoriali.
Si potrebbe fissare il punto di arrivo [temporaneo] del CCNL come cornice e smistamento in altre sedi: aziendali, territoriali, enti bilaterali o commissioni nazionali dei contenuti contrattuali.
I punti fondamentali:
– il salario: il suo NON aumento risulta collegato all’IPCA, il tutto stabilito in sede nazionale; il resto -quello reale- in sede aziendale legato alla produttività detassato e de-contribuito sotto varie forme;
– l’organizzazione del lavoro di pertinenza aziendale: orari e tutele, normativa
– il welfare aziendale (wa) che emerge come ruolo corporativo in una situazione di competizione tra le imprese; tra i lavoratori e dentro le stesse imprese [aziendalismo].
Esso riguarda anche i famigliari dei lavoratori: il tutto già ampiamente in funzione nelle grandi e medie imprese e nelle piccole con trend positivi [parti di filiere].
Sottolineiamo l’impatto negativo del welfare aziendale sulla sanità pubblica; così come di altri punti dello stesso wa.
Questa valutazione, già descritta a grandi linee in accadimenti precedenti, possiamo considerarla sindacalmente come un punto di assestamento di carattere generalizzato perseguito e raggiunto dai padroni dopo la vittoria sul campo.
E non necessita di particolari specifici approfondimenti, dato che tutti i contratti sin qui fatti sono d a considerarsi fotocopie [ non a caso].
L’unica eccezione riguarda il pubblico impiego, dove le linee contrattuali, già per altro delineate, appaiono confuse, ma sono da riprendere per PORTARLE in sede attuativa [ il ritardo è a seguito dell’incidente di percorso legato alle vicende del governo].
Quello che sinora non emerge
Due questioni:
1) l’istituzione dei Tavoli Interconfederali per la riscrittura delle relazioni sindacali che prevedono
il “rinnovo” dell’accordo interconfederale [l’ultimo è del luglio 1993] sulle relazioni sindacali oltre ai finora presenti tavoli in 4 settori: commercio (terziario di mercato), industria, artigiani, pubblico impiego.
Si assiste, dunque, ad un ritorno del ruolo delle confederazioni rispetto ad una ormai logora/logorata azione autonoma delle categorie.
Tra le confederazioni e le parti “datoriali” si affronta quella che viene definita dai padroni la nuova realtà, che ovviamente abbisogna di nuove relazioni sindacali, delineando la suddivisione in settori delle attività economiche con specifiche articolazioni.
Le stesse linee le ritroviamo nei contratti rinnovati quindi: i livelli contrattuali con le caratteristiche descritte,il welfare aziendale, enti bilaterali di settore nazionali, osservatorii ecc. e in aggiunta la misurazione della rappresentanza sia per le OO.SS sia per le associazioni datoriali [in sostanza l’estensione dell’accordo del gennaio 2014].
L’avvio di questi tavoli e dei conseguenti accordi e affidamenti, come nel casi del patto per la fabbrica oppure quello del commercio, hanno dato il via allo sblocco dei rinnovi contrattuali.
Se volessimo capire la posizione all’oggi, per concludere questo primo punto, siamo a metà tra un sistema di relazioni USA e quello applicato in Germania.
Viene definita la centralizzazione in capo ai soggetti “costruttori” del modello: cioè in base, ad esempio, a chi può sedersi al tavolo delle trattative.
2) la FIOM
L’attenzione sulla FIOM-CGIL ha tre aspetti introduttivi:
– il rapporto elevato che questa organizzazione ha tra l’alto numero degli iscritti e il numero dei rappresentanti nei luoghi di lavoro [la cosa la poniamo qui in senso numerico];
– la sua strategia contrattuale definita in modo autonomo che l’ha messa in conflitto con i vertici della confederazione negli ultimi 12 anni fino alla metà del 2015;
– la ricerca di rapporto con forme associative e movimenti.
Utilizziamo i primi due aspetti.
a) IL rinnovo dell’ultimo CCNL dicembre 2016 segna il definitivo cambio di strategia dell’organizzazione, considerato da NOI come un evento per molti versi scontato.
Avevamo individuato i due fattori di fondo come concause della messa fuori campo della strategia sindacale, connessi alle trasformazioni in atto e tutt’ora in fase di svolgimento [affermazione del modello esempio industria 4.0].
IL primo fattore sta nella violenta inedita ristrutturazione/ riorganizzazione della manifattura [meccanica ma non solo] con l’accelerazione a seguito del picco di crisi del 2008, lontana dall’essere in una fase di stabilizzazione. Ne conseguono:
– chiusure e ricatto occupazionale, riduzione di organici, l’introduzione massiccia di tecnologia riconducibile all’automazione in senso lato;
– cambio della forma organizzata dell’impresa e modifica della prestazione lavorativa.
Il secondo fattore: lo stato reale del ruolo della rappresentanza/partecipazione con la mancata assunzione dei contenuti peggiorativi della condizione lavorativa derivanti dalle ristrutturazioni, intesa come spinta dal basso sulla quale innestare l’azione rivendicativa sindacale [prevale su questo dentro i luoghi di lavoro il contenuto dei padroni anche ma non solo per paura].
Occorre considerare la difficoltà di comprendere i contenuti dei processi di trasformazione in essere.
b) Alla conclusione si arriva con un aumento progressivo della delega al gruppo dirigente che assume risvolti definitivi nel mandato della trattativa del CCNL.
Dopo 4 anni si modifica una strategia sindacale non più sostenibile.
Dato che non crediamo alle repliche, difficilmente avremo repliche del glorioso passato visto che il termine giusto è sconfitta.
La realtà della classe
Per i comunisti anarchici il sindacato va ricostruito avendo chiaro la realtà della classe, rimanendo dentro la classe, attraverso un’azione di presenza sul territorio con un lavoro costante non episodico con al centro i lavoratori.
Oggi le posizioni che insistono nel NON riconoscimento della sconfitta e si attardano nel “dagli al tradimento dei dirigenti”, sembrano presagire, di conseguenza, che la classe è pronta per una reazione su ampia scala.
Un tuffo nel passato.
96° Consiglio dei Delegati di AL/fdca
Fano, 7 gennaio 2017

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)