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per giulio

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domenica 19 marzo 2017

L'Europa del capitale, 60 anni di distruzione di diritti e democrazia (Roma 1957 – Roma 2017)

 

































Compie 60 anni il processo di costruzione dell'Unione Europea, iniziato nel 1957 e passato attraverso varie fasi che hanno fatto scempio delle buone intenzioni dei vari movimenti federalisti europei e che oggi alimentano -a destra come in certa sinistra- spinte nazionalitarie e sovraniste che non spostano di un millimetro la questione fondamentale fin dalle origini: il parto tutto capitalistico dello spazio europeo.

Il secondo dopoguerra e gli anni del boom economico
Dopo la 2GM, l'Europa era un territorio desolato, con un bilancio di milioni di morti, città distrutte, miseria generalizzata, forte contestazione sociale, Stati in collasso...
La ricostruzione, finanziata ad est dall'URSS e ad ovest dal Piano Marshall statunitense, comporta però una sorta di riduzione degli Stati europei a protettorati delle due superpotenze.
Gli eventi della fine degli anni '40: inizio della Guerra Fredda nel 1948, la creazione a scopi militari dell'Unione Europea Occidentale sempre nel 1948, la creazione della NATO nel 1949 (e risposta sovietica con il Patto di Varsavia nel 1951) costringono gli Stati europei occidentali in una situazione di debolezza e dipendenza, acuita dalla progressiva perdita dei possedimenti coloniali in Africa ed in Asia e dalla limitatezza dei mercati nazionali di fronte alla concorrenza crescente degli USA, peraltro legittimata dalla nascita dell'OCSE.
Dopo 500 anni l'Europa occidentale non era più il centro del mondo.
Iniziano le pressioni delle élite economiche e finanziarie dell'Europa occidentale sugli Stati di riferimento per affrontare uno scenario di enorme incertezza; Stati che intanto erano diventati (sotto la spinta delle condizioni sociali e delle condizioni geopolitiche) garanti di un nuovo patto tra capitale e lavoro, per gestire il capitalismo keynesiano postbellico.
E' in queste circostanze che nasce il “progetto europeo”, prima con la costituzione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, praticamente la messa in comune di tutta l'industria estrattiva e di base) nel 1951 e poi nel 1957 con la firma del Trattato di Roma, quando sei paesi continentali si dotano di un'Unione Doganale e creano la Comunità Economica Europea (CEE).
Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo danno inizio alla creazione di un mercato superstatale con l'obiettivo di potenziare le imprese nazionali, in modo da poter competere nelle migliori condizioni su scala europea e mondiale.
Nel corso degli anni '60 la CEE diventa volano di un'elevata crescita economica con forte base industriale, di un'intensa urbanizzazione con incremento della motorizzazione ed una parallela disarticolazione del mondo rurale tradizionale. Lo sfruttamento della nuova classe operaia permette processi di accumulazione che accrescono le capacità competitive delle imprese della CEE.
Gli anni '70: la crisi del “dominio dolce”
La crisi del sistema monetario disegnato a Bretton Woods (1944), vale a dire la fine della garanzia aurea per il dollaro (1971) acuisce uno scenario di rivalità tra USA e Stati della CEE. Il tentativo di questi ultimi di dotarsi di una moneta unica per la fine degli anni '70 crea una forte crisi con gli USA, risolta con la rinuncia della Francia di Pompidou alla moneta europea in cambio dell'eliminazione del sistema di cambi fissi risalente al 1945 (previsto dagli accordi di Bretton Woods).
Dal 1973, il dollaro entra così a far parte delle altre valute mondiali come il marco e lo yen, ma da una posizione di egemonia.
Le due crisi energetiche del 1973 e 1979 acuiscono la recessione e la paralisi economica interna agli Stati CEE, comprendenti dal 1973 anche UK, Irlanda e Danimarca.
L'elezione di Reagan alla presidenza USA e della Thatcher a primo ministro dell'UK aprono la strada ad un capitalismo sempre più globalizzato, basato sul crescente predominio dei loro mercati finanziari e su una profonda ridefinizione del ruolo dello Stato e del rapporto capitale/lavoro che prenderà il nome di neoliberismo.
Inizia lo smantellamento delle conquiste sociali.
Gli anni '80: la svolta neoliberista
Le imprese europee transnazionali reagiscono.
Riunitesi nella lobby di pressione ERT (European Round Table of Industrialists) ed appoggiate dalle élite finanziarie, spingono Bruxelles affinchè dia inizio ad una svolta liberista anche nella CEE, puntando ad un mercato unico e successivamente ad una moneta unica, quale unico modo per conservarsi e prosperare nel nuovo mondo della globalizzazione produttiva e finanziaria imposta da USA e UK.
La Commissione Europea promuove una profonda svolta nel progetto europeo originario, quello detto del “dominio dolce”.
Il Consiglio Europeo, infatti, approva nel 1985 l'Atto Unico che istituisce un mercato unico per le merci, i servizi, i capitali e le persone (Schengen, inizio della costruzione della “fortezza Europa”) entro il 1993. Lo spazio sociale europeo promesso all'indomani dell'Atto Unico per alleviare i danni del neoliberismo è rimasto uno slogan opportunistico, mentre si instaura la pratica del “dialogo sociale” (poi ripresa da ogni singolo Stato membro al suo interno) con le organizzazioni sindacali della CES per risolvere i conflitti nel mondo del lavoro, senza ricorrere a fastidiosi scioperi e mobilitazioni.
Intanto la CEE si era ampliata con l'adesione della Grecia (1981), della Spagna e Portogallo (1986).
Cade il Muro di Berlino nel novembre 1989 mentre nei paesi dell'Europa dell'Est avvengono le cosidette Rivoluzioni di Velluto.
Gli anni '90: l'illusione della superpotenza Europa
Nel 1990 viene realizzata l'unificazione della Germania e l'URSS collassa nel 1991.
La svolta neoliberista del “progetto europeo” si rafforza con il Trattato di Maastricht (1991-1993) che prevede la creazione dell'Unione Economica e Monetaria, cioè l'instaurazione di una moneta unica per la fine degli anni '90 (l'euro entrerà in circolazione nel 2002), con tutti i suoi “parametri di convergenza”, vale a dire dei veri e propri vincoli su rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%, rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati), tasso d'inflazione non superiore dell'1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
In più viene introdotto il principio di sussidiarietà che tanto ha contribuito alle privatizzazioni dei servizi pubblici e sociali. In Italia, anche con l'uso capitalistico di molte cooperative che hanno assorbito parte del welfare. 
Dopo Maastricht viene assunta la denominazione di Unione Europea (UE).
Il Trattato di Maastricht è la risposta dell'UE alla fine del bipolarismo mondiale, alla globalizzazione che diventava veramente mondiale, sotto il controllo della sola superpotenza USA.
Il tentativo di costruire organismi intergovernativi per la Politica Estera e di Sicurezza Comune e per la Politica Interna di Giustizia Comune al fine di dare protezione politico-militare alla nuova moneta si rivelarono ben presto impraticabili.
Aderiscono nel 1995 Svezia, Finlandia e Austria, ma già dal 1993 si era deciso per una gigantesca espansione ad Est, verso gli ex-paesi membri del Patto di Varsavia.
L'obiettivo era portare nel mercato della UE quasi 100 milioni di nuovi consumatori, sfruttare forza-lavoro qualificata e molto a buon mercato (in vista delle future delocalizzazioni), acquisire imprese e risorse locali e disinnescare il potenziale militare dell'ex-Patto di Varsavia, sottraendo questi paesi all'influenza della Russia.
Operazione complessa ed arrischiata, visti i rapporti di sostegno militare stabiliti tra questi paesi e gli USA che vogliono un ampliamento della NATO verso l'est europeo.
Si consolida l'intento di creare una dimensione imperialistica europea.
Gli anni 2000: il “dominio forte”
Si apre un periodo segnato dalla cosiddetta Strategia di Lisbona che deve permettere una crescita economica. Questa genererà crescenti disuguaglianze sociali e territoriali, attivando una vera esplosione della urbanizzazione, con una ristrutturazione-terziarizzazione metropolitana causa di crescente dispersione in parallelo al deflagrare della mobilità motorizzata.
E' il periodo in cui si afferma il dominio dell'agrobusiness sul mondo rurale.
L'attentato di New York del 2001 apre una nuova fase militare nella politica internazionale in cui la UE non sarà capace di trovare una posizione autonoma rispetto all'aggressività degli USA.
Il Trattato di Nizza del 2000 e la nuova Costituzione europea (2004) blindano e consolidano l'Europa neoliberista che non ragiona più in termini di “noi”, ma di “dentro”o “fuori” le regole.
Il processo iniziato alla metà degli anni '80 porta Bruxelles ad imporre agli Stati membri lo smantellamento dello “stato sociale”, la cessione crescente di competenze, l'instaurazione della disoccupazione cronica e della precarietà.
La pronta risposta giunta già dalla metà degli anni '90 dal movimento antiglobalizzazione e dai movimenti contro le privatizzazioni di sanità, formazione e sistema pensionistico, contro la dicoccupazione, la precarietà e l'esclusione, portano ad una vera crisi prima e rifiuto poi della “cittadinanza” dentro un'Europa che esclude, precarizza e crea disoccupazione.
Il fronte aperto dal movimento anti-globalizzazione non era contro la moneta unica, ma contro il “dominio forte” del capitalismo liberista europeo ed il “dominio armato” dei singoli Stati membri della UE, coalizzando la classica opposizione di classe con nuove sensibilità sociali ed ambientali che raccoglieranno centinaia di migliaia di attivist* in tutto il mondo, con un forte protagonismo del movimento anarchico.
Purtroppo il portato anticapitalista e socialmente alternativo del movimento antiglobalizzazione non ha avuto il tempo di sedimentarsi livello popolare: la durissima repressione (Genova 2001) e la crisi globale del 2007 lo hanno indebolito, consentendo che maturassero sentimenti “euroscettici” poi evolutisi in formazioni politiche sovraniste e nazionalitarie che da uno scioglimento della UE pensano di riscattarsi dal debito, di tornare a stampare moneta e di murare i confini, ri-alimentando lo statalismo di sempre.
Imperturbabili, le istituzioni europee -sostenute dagli Stati membri- hanno fatto sì che non esista un “immaginario” comune europeo, se non quello fondato sulla paura per “l'altro” sia all'interno che all'esterno dei labili confini della UE.
Nel 2012 viene approvato il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità, il fondo salva-stati a condizioni di prestito durissime, applicato ai famigerati paesi marchiati dallo spregevole acronimo di PIGS.
I PIGS all'interno dell'Unione sono come i migranti che cercano di forzare la “fortezza Europa”: vanno puniti e rinchiusi nel penitenziario del debito se non si possono buttare fuori dall'Europa, salvo pensarne una a due velocità: tema ricorrente invano per tutti gli anni 2000.
La crisi dell'imperialismo europeo appare evidente: per fronteggiare efficacemente lo scontro nel mercato mondiale l'Europa dovrebbe essere unita ma non è ancora capace di esserlo.
Lo stesso UK, dopo la Brexit del 2016, non avrà vita facile nelle trattative per l'applicazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona.
Tutto sommato i sovranisti -a destra come in certa sinistra- fanno il gioco delle istituzioni europee, che non sono altro rispetto agli Stati che le compongono con loro delegati.
Commissione Europea, Consiglio Europero, Eurogruppo sono semplicemente la proiezione politico-economica degli Stati membri a livello della UE.
Per sciogliere la UE, i sovranisti dovrebbero prima prendere il potere nei loro singoli Stati (sono 27) e poi decidere di uscire, se i costi economici, politici e militari lo permetteranno.
Eppure né Syriza in Grecia, né Podemos in Spagna sembrano sognarsi una cosa simile. Forse hanno fatto una botta di conti.
Il 25 marzo 2017 a Roma
E' presumibile attendersi che Roma sarà attraversata da manifestazioni federaliste pro-Europa (magari chiedendo modifiche alle politiche attuali) e da manifestazioni della sinistra sovranista no-global  insieme a manifestazioni della destra sovranista no-global.
Tuttavia la posta in gioco non è la permanenza o meno nell'euro e/o nella UE e nemmeno il no-global di moda oggi, che non mette in discussione il capitalismo, basta che investa in patria.
Lottare contro le politiche della UE, espressione degli Stati che la compongono, significa riaprire una nuova stagione di lotte anticapitaliste.
Tutto ciò comporta una capacità del movimento libertario di offrire un programma complessivo di obiettivi da raggiungere nei maggiori movimenti sociali ed un ammodernamento delle sue proposte rivoluzionarie.
Dobbiamo dimostrarci capaci di raggiungere la più vasta unità d'azione nella creazione di una mediazione strategica che proponga ed effettivamente inizi a garantire un processo di riunificazione del proletariato, che il capitalismo sta lacerando tramite la disoccupazione, la precarietà e l'esclusione.
Questo processo deve evidentemente prevedere una mediazione tra le politiche rivoluzionarie ed il ciclo di lotte attuali. Comporta la creazione di un'area di opposizione -ben al di là del solo mondo del lavoro, comprendente tutti gli aspetti di antagonismo contro il controllo sociale capitalistico e patriarcale- in cui il proletariato ed i movimenti sociali possano realizzare una crescente quantità di auto-organizzazione e di azione diretta ed in cui il ciclo di lotte possa essere patrimonio socializzabile, tramite un'appropriata relazione tra le esperienze proletarie e le proposte rivoluzionarie.
Non è possibile alcuna strategia che coinvolga le richieste ed i bisogni dei settori sociali oppressi senza assumere la parzialità, senza un farsi altro dal corpo sociale, costruendo alterità organizzativa, autonomia, piattaforme unificanti.
Costruire fronti di lotta sociali (sindacale, ambientale, antirazzisti e per la libera circolazione delle persone, anti-patriarcato, per la costruzione di esperienze alternative dal basso nella produzione e negli scambi) attraverso i confini della UE; costruire fronti di lotta politici specifici dei libertari per sostenere le lotte sociali, sono i compiti da darsi per uscire dai confini della dimensione capitalistica dell'Unione Europea.
Alternativa Libertaria/fdca
25 marzo 2017

Sulle tracce di Dolcno e Margherita


mercoledì 15 marzo 2017

17 MARZO: SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA CONTRO LA LEGGE 107


Giovedì 16 marzo 2017 – della contro la legge 107, gli otto decreti attuativi e il modello renziano della cosiddetta “Buona ”, prima che questa inizi a essere applicata in maniera definitiva. Lo hanno proclamato i sindacati di base , UniCobas, Anief, e FederAta per la giornata di venerdì 17 marzo. Sono prevista, per quel giorno, 10 manifestazioni regionali e interregionali lungo l’intero Stivale, in alcuni casi parteciperanno.
La presentazione della mobilitazione con Piero Bernocchi, portavoce nazionale della confederazione Cobas. Ascolta o scarica.
Di seguito il comunicato stampa firmato da Cobas e UniCobas:
Il 17 marzo sciopero generale della scuola contro la legge 107 e gli otto decreti attuativi
Manifestazioni a Roma (MIUR, ore 9.30), Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Catania.
Il Parlamento dovrà decidere nei prossimi giorni se dare parere favorevole agli otto decreti attuativi della legge 107 che, incurante della amplissima opposizione alla legge, il governo Gentiloni ha varato per chiudere definitivamente nella gabbia della “cattiva scuola” renziana docenti, ATA e studenti. Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato e si delinea un infinito percorso di quasi un decennio prima di entrare nella scuola, peraltro a stipendi infimi. Per i diversamente abili, si superano gli attuali limiti di studenti (20 per classe) e si mira a distruggere l’inclusione subordinando il diritto al sostegno a logiche discriminanti  di mero risparmio e a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente. Negli istituti Tecnici, nei licei e in particolare negli istituti Professionali (unificati con la professionale regionale) si aggrava la centralità dell’”alternanza scuola-lavoro”, in una forma sfacciata di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed ATA e la valutazione dello studente in base ad una presunta “cultura del lavoro”. L’”alternanza” diviene addirittura materia di esame alla Maturità, per sostenere la quale è obbligatorio anche aver svolto gli assurdi quiz Invalsi (i cui risultati accompagneranno il curriculum dello studente anche all’Università) così come per l’esame di Terza media, rendendo la valutazione tramite quiz più importante di quella effettuata dai docenti nel percorso scolastico. In quanto al “sistema integrato 0-6 anni”, si abbassa il livello della scuola dell’Infanzia pubblica, con il grave rischio per il personale di trasferimento nei ruoli degli Enti locali, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli.  Insomma, i decreti aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato “bonus” per i docenti “meritevoli” (i cui nomi i presidi tengono nascosti) allo strapotere dei dirigenti, dalla truffa di un “organico di potenziamento” utile solo a ingigantire il demansionamento e la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull’organico triennale, fino all’obbligo di “un’alternanza scuola-lavoro” che mescola l’apprendistato gratuito ed inutile con la cialtroneria di accordi con aziende “amiche” che risparmiano sul personale (“scuola-bottega”). Il tutto provocando un’ulteriore, drammatica dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre meno educatori/trici e sempre più “manovali culturali” tuttofare, a compimento di un ventennio di immiserimento di una scuola, degradata ad azienducola cialtrona, arruffona e clientelare.
Per protestare contro tutto questo abbiamo indetto su tutto il territorio nazionale, insieme ad Anief, Usb, FederAta e Orsa, per il 17 marzo lo sciopero generale della scuola, sciopero da cui si sono sottratti i Cinque sindacati “rappresentativi”, impegnati in una rinnovata pantomima concertativa con la ministra Fedeli, che, per garantirsi tale complicità, ha contato sull’unico “titolo” che aveva a disposizione per la scalata al MIUR, ossia il suo passato ruolo di segretaria generale della Federazione dei Tessili CGIL. Con lo sciopero del 17 marzo, oltre al ritiro delle deleghe, vogliamo che: 1) la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità a tutti/e i/le docenti; 2) i fondi del sedicente “merito” , della Carta del docente e del Fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme a rilevanti fondi da stanziare,  garantisca a docenti e ATA il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia repubblicana; 3) siano assunti i precari – docenti ed ATA – con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; 4) venga ampliato l’organico ATA, resa giustizia agli ATA ex-Enti locali, re-internalizzati i servizi di pulizia, eliminato il divieto di nominare supplenti per gli Amministrativi e Tecnici anche per periodi prolungati, e nominati i supplenti per i Collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni; 5) sia ridata alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l’”alternanza scuola-lavoro” e di determinarne il numero di ore; 6) vengano eliminati i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti; 7) sia restituito ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e applicato un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l’accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola, uno a livello regionale e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai tre livelli.
Nella mattina del 17 marzo si terranno 10 manifestazioni regionali o interregionali a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9.30), Torino (USR Piemonte, C. Vittorio Emanuele, ore 9), Venezia (USR Veneto, Riva de Biasio, ore 10.30), Bologna (P. S. Stefano, ore 9.30), Firenze (P. S. Marco, ore 9), Cagliari (P. Giovanni XXIII, ore 9.30), Napoli (P. del Gesù, ore 9.30), Bari (USR Puglia, V. Castromediano, ore 10), Palermo (P. Politeama, ore 9.30), Catania (P. Stesicoro, ore 9.30).
Piero Bernocchi   portavoce nazionale Cobas
Stefano d’Errico   segretario nazionale Unicobas

venerdì 10 marzo 2017

Precisazioni circa Makhno, Contropiano e le solite calunnie


Stimati compagni della redazione di “Contropiano”,
non ci stupisce né ci indigna che il presidente della Commissione esteri del Senato russo veicoli via Facebook (e dove, altrimenti?) antiche calunnie bolsceviche e liberali circa il compagno Nestor Ivanovic Machno, riprese poi da tal Fabrizio Poggi nel suo articolo “La fede ucraina tra Stepan Bandera e Nestor Makhnò”. Più concretamente ci interessa ristabilire i termini della verità storica, mille volte mistificata dalla storiografia liberale, socialdemocratica e bolscevica.
Il compagno anarchico Nestor Ivanovic Machno era un rivoluzionario internazionalista che combattè, in nome dell’emancipazione dei lavoratori, contro le armate bianche che dilagarono in Ukraina fin dal 1918.  Lo fece a fianco dell’Armata Rossa, con successo e lealtà per quella rivoluzione proletaria che sempre difese: dalle armate controrivoluzionarie e dalle bande di briganti fino all’aggressione sanguinosa da parte del maresciallo Trotzkj che non poteva acconsentire all’autogoverno del proletariato d’Uckraina la cui sanguinosa sconfitta, da parte dell’esercito del nuovo stato sovietico precedeva, nel 1921,  l’insurrezione de Kronstadt contro il super lavoro e il super sfruttamento, il ripristino dei privilegi di classe abbattuti, la fame, la miseria e la morte per la patria socialista”. 
 Queste vicende anticipavano la tragedia del proletariato russo soccombente di fronte all’insorgente capitalismo di stato sovietico e nella sua successiva configurazione imperialistica, alla cui edificazione il bolscevismo non può dirsi estraneo.
saluti libertari

Alternativa Libertaria/FdCA




giovedì 9 marzo 2017

NON UNA DI MENO - UNA MINACCIA CONSERVATRICE CREA NUOVE OPPORTUNITÀ PER UN FEMMINISMO DI CLASSE

UNA MINACCIA CONSERVATRICE CREA NUOVE OPPORTUNITÀ PER UN FEMMINISMO DI CLASSE
Nota delle autrici: questo articolo è stato redatto da Romina Akemi e Bree Busk per Solidaridad, il giornale della organizzazione cilena Solidaridad-Federación Comunista Libertaria. Per questo motivo, alcuni concetti e fatti storici che risultano familiari ai lettori statunitensi vengono spiegati più dettagliatamente.

Nella prima settimana di presidenza di Donald Trump hanno avuto luogo due importanti mobilitazioni, espressione di due visioni radicalmente distinte sui diritti riproduttivi.
La marcia delle donne a Washington nel giorno seguente all'insediamento di Trump è stata una delle manifestazioni più partecipate nella storia degli Stati Uniti. Quello che è cominciato come una chiamata spontanea è cresciuta rapidamente fino a diventare un movimento rappresentativo della crescente preoccupazione nei confronti del programma del nuovo governo. La marcia ha riunito circa 500.000 persone a Washington D.C, con manifestazioni parallele in tutto il paese e nel resto del mondo. Una settimana dopo, ha avuto luogo una mobilitazione molto diversa: la marcia annuale per la vita.
Nonostante questa sia stata considerabilmente minore, ha riunito comunque un buon numero di persone, inclusi personaggi noti del governo Trump. Rompendo il protocollo politico tradizionale, il vicepresidente Mike Pence, un ex-cattolico convertito al cristianesimo evangelico, ha parlato durante la manifestazione dichiarando: "La vita sta vincendo di nuovo negli Stati Uniti".
Negli Stati Uniti, la legalità dell'aborto è affidata alla Roe. v. Wade, una sentenza del 1973 che può essere riconosciuta solo da una nuova decisione della Corte Suprema. Attualmente vi è un vuoto legislativo che il presidente Obama non è stato in grado di riempire nel suo mandato. Durante la sua campagna elettorale il candidato successore Donald Trump aveva espresso l'intenzione di nominare un giudice antiabortista, promessa che è stata ripetuta da Pence e finalmente realizzata il 30 di gennaio con la nomina di Neil Gorsuch. Se verrà confermato il rapporto pubblicato recentemente sulle vicende che hanno portato all'elezione del giudice Gorsuch, la direzione sarà quella di una svolta conservatrice, "votando per limitare i diritti degli omosessuali, mantenere restrizioni sull'aborto e invalidare i programmi di azione positiva (affirmative action)".
Nonostante sia legale, l'accesso all'aborto continua ad esser precario e discontinuo negli Stati Uniti, specialmente per gli abitanti delle comunità rurali. Questo è dovuto in parte al successo del movimento antiabortista, che si è servito di metodi legali o dal basso per ridurre l'accesso all'aborto. Questa tendenza è divenuta particolarmente evidente negli anni '90, quando organizzazioni evangeliche di destra come Operation Rescue, Moral Majority, and the Family Research Council hanno acquisito maggiore importanza. Queste organizzazioni hanno cavalcato la reazione conservatrice di fronte alla rivoluzione culturale degli anni '60, esigendo che si pregasse nelle scuole pubbliche, opponendosi all'educazione sessuale e chiudendo le cliniche per donne. Questo periodo di opposizione tra il conservatorismo religioso e i valori progressisti secolari è chiamato la "Guerra culturale" ("The cultural wars"). In quell'epoca il movimento femminista nordamericano della terza onda era già completamente istituzionalizzato dentro al Partito democratico, e non è stato possibile difendere le conquiste già fatte di fronte ad una tale opposizione.
La marcia delle donne è stata la dimostrazione pubblica in difesa dei diritti riproduttivi più importante nella storia recente. Essa rappresenta la prima chiamata ad un'azione capace di unire trasversalmente donne di ogni razza, classe e tendenza politica dalla sconfitta dell'emendamento sulla legge paritaria (Equal Rights Amendment) della fine degli anni '70. Durante l'ultima decade, le politiche di sinistra negli Stati Uniti sono state dominate dalla politica dell'identità: una teoria politica che enfatizza l'identità razziale, sessuale e di genere a discapito della classe sociale. Le politiche dell'identità inizialmente contribuirono all'analisi e alla decontrazione delle manifestazioni di supremazia bianca e di patriarcato all'interno di organizzazioni e movimenti di sinistra, ma furono adottate presto dai giovani progressisti in ambito accademico. All'interno di questa analisi, il concetto di classe s'intende come un'identità in più, soggetta ad essere discriminata però non sulla base della sua relazione con i mezzi di produzione.
Ciò che era inizialmente uno strumento utile per l'analisi dei disequilibri del potere finì per trasformarsi in una posizione ideologica caratterizzata dalla disunione, dal separatismo e da un localismo estremo. Questi comportamenti politici hanno influenzato fortemente le sinistre istituzionali e rivoluzionarie negli Stati Uniti, bloccando la crescita di movimenti sociali ad ampia base.
Il problema della natura frammentaria della politica dell'identità è stato affrontato mediante l'applicazione del concetto di intersezionalità, una pratica teorica che contiene l'analisi delle identità sociali sovrapposte e dei loro corrispondenti sistemi di oppressione, dominio o di discriminazione. L'intersezionalità è stata pensata per preparare un modello che promuovesse una cooperazione orizzontale e inclusiva all'interno dei movimenti e delle organizzazioni tra le diverse identità. Senza dubbio nella pratica gli attivisti finirono per seguire l'interpretazione secondo la quale tutte le identità e tutte le oppressioni sono collocabili sullo stesso piano, e non si richiede nessun giudizio particolare al capitalismo o allo Stato per completare l'analisi. Come dimostrato nella recenti elezioni negli Stati Uniti, la maggior parte delle persone reagisce alle minacce contro la sua realtà materiale e non in base a considerazioni puramente ideologiche sulla propria collocazione nella complessa gerarchia delle identità oppresse…risulta ironico che la politica "dall'alto" condotta da Trump abbia finito per costringere la sinistra statunitense ad incontrare un'unità che, appena un mese fa, brillava per la sua assenza.
In questo momento non esiste alcuna certezza che la marcia delle donne si possa trasformare in un movimento sociale legittimo. In tutto il paese, i microfoni sono stati monopolizzati dai politici democratici e da celebrità liberali, mettendo l'accento sulla resistenza istituzionale. Questo contrasta con la diversità politica dei partecipanti alla marcia: alcuni esigono riforme, mentre altri chiamano alla rivoluzione. Il fattore unificante è il desiderio collettivo di iniziare una resistenza nelle strade di fronte alla regressione sociale che si sta annunciando. Le femministe rivoluzionarie hanno appena iniziato ad inserirsi in questi spazi politici e il ruolo che ricopriranno non è ancora chiaro. Ciò che risulta chiaro è che la marcia delle donne rappresenta un'opportunità politica per ricostruire un movimento femminista libertario (insieme ad altre lotte che si stanno sviluppando) che ponga domande finalizzate a migliorare la vita dei lavoratori e che si opponga al carattere liberale e capitalista del movimento femminista attuale. Esiste una chiara opportunità per riportare l'attenzione sulle domande classiche di giustizia riproduttiva, uguaglianza economica e fine della violenza patriarcale, e per porre nuove domande con una forza maggiore rispetto ai decenni passati. I nostri sforzi necessiteranno degli elementi migliori dell'analisi intersezionale per impedire che si sviluppino di nuovo le gerarchie che cerchiamo di abolire, però questo è solo il principio. Dobbiamo riconoscere la realtà materiale di coloro che vengono direttamente impattati dal capitalismo patriarcale, e lasciare che questa prospettiva ci guidi nel movimento rivoluzionario che vogliamo costruire.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 3 marzo 2017

8 marzo internazionale

 OTTO MARZO SCIOPERO INTERNAZIONALE DELLE DONNE


La storia dell’8 marzo nel Novecento è quella di manifestazioni e scioperi. Anche dopo la sua consacrazione istituzionale questo giorno rimane quello della lotta femminista internazionale per una società in cui vivere libere da oppressioni patriarcali e capitaliste.

Dallo sciopero femminista USA 1961 contro la guerra, a quello del 1970 “per la pace e l’Uguaglianza”, sino a quello generale del 1975 in Islanda per il riconoscimento del lavoro delle donne, e poi la grande manifestazione in Usa del 1986 “pro Choice”, …
dalle vaste e trasversali manifestazioni italiane per il divorzio e la libertà femminile nel 1972 e nel 1974, a quelle  spontanee per la difesa della Legge 194 nel 1981 (vittoria dei No ai referendum abrogativi) e nel 2008, alla manifestazione contro le disparità sul lavoro, e per inciso contro il governo Berlusconi, indetta da ‘Se non ora Quando’ nel febbraio 2011...
…sino alla grande manifestazione delle donne in Polonia per l’aborto legale, il “Black Monday” di Varsavia del 3 ottobre 2016 ed al “Mercoledì Nero” di Buenos Aires del 19 ottobre 2016 che le donne sudamericane, riunite in “Ni una menos”, hanno lanciato con un grido di rabbia per dire basta alla violenza machista riproponendo il “paro”, lo sciopero, per l’otto marzo,
…alla manifestazione “Non una di meno” a Roma dello scorso 26 novembre che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di donne…
...La manifestazione contro l’elezione di D. Trump, sabato 21 gennaio 2017, ha espresso la protesta contro il sessismo del nuovo presidente, e fatto scendere in strada tante altre voci per un totale di oltre 500mila persone nella sola Washington e oltre tre milioni nell’intero Paese....
Le donne in questi decenni sono scese nelle piazze per reclamare ed esigere la fine dei sistemi di violenza, sia contro il militarismo che contro la violenza domestica e il sessismo…
e la protesta è arrivata con la sua ondata anche in Italia proprio nel momento in cui cresceva il dissenso verso il nuovo “Piano strategico contro la violenza” sulle donne, contestato per i suoi contenuti politici e per gli stanziamenti inadeguati, oltre che per la metodica di approvazione, in primo luogo dalle donne che da decenni lavorano nelle Case rifugio e nei Centri antiviolenza (77 centri riuniti nella associazione DiRE).

Un movimento trasversale di donne formato dalla manifestazione “Non una di meno” dello scorso 26 novembre 2016 a Roma per rivendicare la centralità dell’autonoma voce delle donne nei confronti dei piani governativi promossi al fine di contrastare la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere. Questo movimento si è riunito nuovamente in assemblea a Bologna a febbraio: la piattaforma che è scaturita indica i punti da cui partire per un programma politico femminista ad ampio spettro, inclusivo e radicale, sfociato nella richiesta, plaudita o controversa, alle forze di sindacali di indire per l’otto marzo 2017 uno sciopero di 24 ore.

I punti della piattaforma di NON UNA DI MENO sono:

La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Vogliamo rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà

Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere

La violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività

Contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans

Alternativa Libertaria/FdCA condivide la piattaforma di Non una di meno, partecipa alle mobilitazioni per la sua piena attuazione e con le sue e i suoi militanti contribuisce a costruire momenti di crescita e di affermazione di libertà, giustizia e laicità per tutt*.
8 marzo 2017
Alternativa Libertaria/fdca

giovedì 2 marzo 2017

ultimi report de "Non dite che non lo sapevate"

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Non dite che non lo sapevamo n°526

L'esercito israeliano continua a provocare i Palestinesi di Al Hama e di Ras Al Ahmar nel 
nord della Valle del Giordano. Le autorità puntano a far sì che i Palestinesi 
abbandonino i loro villaggi.

Lunedì 7 novembre 2016, i soldati israeliani sono giunti nell'accampamento palestinese di Al Hama, 
hanno distrutto e confiscato tutte le tende che avevano tirato su dopo l'ultima demolizione. 

Giovedì 10 novembre, i soldati israeliani sono giunti a Ras Al Ahmar ed hanno consegnato ordinanze di sgombero 
per 2 giorni (domenica 11 e lunedì 13 novembre) a tutti gli abitanti. 
Sembra che l'esercito israeliano intenda fare esercitazioni militari su quel sito.


Non dite che non lo sapevamo n°528

I Palestinesi che vivono ad 'Arab Abu Farda,  sono vicini a Moshav Batzra nell'area Sharon 
Nel 1948 erano diventati profughi e si stabilirono a sud-est di Qalqilia. Si comprarono la terra nel 1952.
Venerdì 17 novembre 2016, l'esercito israeliano hanno bloccato l'ingresso del villaggio dalla 
strada 55. L'altro ingresso è solo per i veicoli 4x4. Ora gli autobus ed i camion non possono più entrare o 
uscire.


Non dite che non lo sapevamo n°529

L'esercito israeliano persiste nei suoi sforzi di espellere i Palestinesi dalla Palestina 
settentrionale della Valle del Giordano, ed i coloni ebrei continuano ad invadere le terre 
palestinesi, senza alcun impedimento.
Agli inizi della settimana i soldati israeliani hanno presentato ordinanze di evacuazione provvisoria agli 
abitanti di Ras Al Ahmar. L'esercito prevede 3 giorni di manovre in quell'area. Si pensa 
che saranno avacuati da martedì a giovedì (6-8.12) dalle 9.00 del mattino 
fino alle 5.00 del pomeriggio ogni giorno.
Martedì 29 novembre 2016, i soldati hanno confiscato un altro trattore che appartiene ad un 
palestinese di Ras Al Ahmar.
Lunedì 28 novembre, coloni forse di Mekhola hanno arato campi palestinesi. I 
proprietari hanno mostrato ai soldati i documenti comprovanti una sentenza della Corte Suprema sul loro  
pieno diritto alla terra. I soldati li hanno scacciati e non hanno impedito  
l'invasione dei coloni.
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Mercoledì 30 novembre, agenti del governo scortati dalla polizia hanno demolito ancora una volta 
il villaggio beduino di Al Araqib nel Negev.


Non dite che non lo sapevamo n°530

Martedì 6 dicembre 2016, i soldati israeliani sono giunti nel villaggio di Fassail 
nella Valle del Giordano palestinese e vi hanno demolito 3 unità abitative e due di servizio 
appartenenti a 2 famiglia. Per una di queste famiglie, questa è già la quarta  
demolizione nell'anno. L'altra famiglia è rimasta senza riparo per la notte.
Nello stesso giorno, l'esercito israeliano ha confiscato altri 2 trattori a Ras Al Ahmar, nella 
parte settentrionale della Valle del Giordano palestinese.
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Mercoledì 7 dicembre, agenti del governo scortati dalla polizia sono arrivati per una giornata di  
demolizioni delle località beduine nel Negev. A Sa'wa, a est di Hura, hanno demolito una unità 
abitativa. Nel wadi Gawain (Mulada) a est di Hura, hanno demolito una cisterna di acqua. Ad Al 
Ghara, ad ovest del campo di volo di Nevatim, un beduino è stato costretto a demolire la sua casa con le sue mani 
sotto pressioni della polizia.

Non dite che non lo sapevamo n°531

Lunedì 12 dicembre 2016, due contadini del villaggio palestinese di Turmus 'Ayya 
hanno scoperto che 166 di alberelli di ulivo sono stati sradicati e distrutti sul 
posto. Il sospetto è che i coloni di un avanposto a ovest di Adei siano gli autori del 
crimine.


Non dite che non lo sapevamo n°534

Giovedì 29 dicembre 2016, agenti del governo scortati dalla polizia sono giunti nei villaggi beduini del 
Negev per una giornata di demolizioni. A Bir Hadaj, vicino al kibbutz di Revivim, hanno distrutto 
un'unità abitativa. A A-Sir village, a sud di Beer Sheva, hanno distrutto un'abitazione. Ad 
Al Ghara, vicino il comune di Hura, hanno distrutto un'abitazione. A Khirbet Al Batal, vicino Rahat, 
hanno distrutto un'abitazione. Ad Abu Talul, a sud del comune di Segev Shalom, hanno 
distrutto un'abitazione. Ad Al Humra, vicino Darijat, hanano costretto un uomo a demolire la sua stessa casa.
Giovedì 5 gennaio 2017, ad Al Ukbi vicino Hura, hanno demolito una tenda-ospedale 
(Sig). Ad Al Zarnug vicino Nevatim, hanno distrutto un ovile. Ad Al Fur’a, vicino Arad, hanno 
demolito due abitazioni.



Non dite che non lo sapevamo n°535

Martedì 10 gennaio 2017, truppe israeliane sono venute a chiudere un acquedotto che portava 
acqua da Ras Al Ahmar ad Al Hadidiya nella Valle del Giordano palestinese.

Importante! Un colono nella vicina Roi consuma 450 litri di acqua al giorno. Ad Hadidiya 
un palestinese ne consuma 20 litri al giorno.

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Non ho alcuna idea di cos'altro si potrebbe scrivere sulla situazione di Al Arakib. Giovedì 
12 gennaio 2017, ancora una volta agenti del governo scortati dalla polizia hanno confiscato tre veicoli, una 
cisterna d'acqua ed un carrello, ed ancora una volta hanno demolito il villaggio.



Non dite che non lo sapevamo n°536

L'esercito israeliano ha pianificato di aprire una strada per bypassare il villaggio palestinese di Nabi Elias (a est della 
città di Qalqiliya in Cisgiordania) a vantaggio dei coloni ebrei dell'area. A tal fine ha 
confiscato 104 dunams appartenenti ai villaggi di Nabi Elias, Izbat Tabib e Azoun.

Sabato 7 gennaio 2017, l'esercito ha impedito ad attivisti israeliani per i diritti umani di  
entrare nell'area per manifestare insieme ai Palestinesi.

Lunedì 16 gennaio 2017, l'esercito israeliano ha iniziato a sradicare 1000 ulivi appartenenti  
ai contadini palestinesi dell'area. I soldati hanno arrestato un attivista israeliano, hanno  
fermato un palestinese ed un'altra attivista israeliana. 

 Non dite che non lo sapevamo n°537

Il nuovo avanposto nell'area di Umm Zuka nella Valle del Giordano palestinese è stato 
costruito vicino ad una base militare israeliana. La cosa non ha impedito ai coloni di Umm Zuka 
di sviluppare l'avanposto e -al pari dei coloni dell'avanposto di Al Hama- di cacciare via i pastori 
palestinesi dalle loro terre.
Mercoledì 1 febbraio 2017, i coloni del'avanposto di Al Hama hanno aggredito i pastori 
di Samara. Il giorno dopo quegli stessi pastori sono sttai aggrediti dai coloni di Umm Zuka 
alla guida di un mini-trattore. Sabato 4 febbraio, di nuovo i coloni hanno cercato di aggredire i pastori 
di Samara, Ein Al Hilwa e Makhoul, ma i volontari israeliani che li hanno accompagnati  
hanno impedito l'aggressione. 

 Non dite che non lo sapevamo n°538

Spesso devo scegliere le notizie da diffondere tra tutte quelle che mi giungono. Questa volta 
scelgo di condividere questa determinazione con i miei lettori.
All'inizio della settimana pensavo di scrivere sull'espansione dell'insediamento di Leshem  e dei 
danni che sta provocando al vicino villaggio palestinese di Deir Balut. Ma poi 
sono stato informato della confisca di 326 dunams appartenenti ai villaggi di Jalud e  
Turmus Aya. Poi sono giunte le notizie sulle demolizioni di case a Ras Al Ahmar ed a Kardala nella 
Valle del Giordano palestinese a nord. Ed altre demolizioni nei villaggi palestinesi 
intorno a Gerusalemme che sono stati già annessi da Israele, e su cui si scrive raramente. Dopo 
tutto sono più centrali e quindi più visibili.
Mercoledì 8 febbraio, abbiamo temuto per una nuova demolizione ad Umm Al Hiran nel 
Negev. Che non è avvenuta. Invece è stato distrutto di nuovo Al Arakib. Un container 
è stato distrutto ad Al Zarnouk, ed un residente beduio è stato costretto a demolire la sua casa a
Wadi Al Na'am , ancora nel Negev.
Ditemi allora, su cosa dovrei scrivere?

For further information: amosg@shefayim.org.il

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* From my blog at: http://ilanisagainstwalls.blogspot.com
See at the blog previous reports about the joint struggles the Anarchists Against the Wall 
take part in.
(traduzione  cura di AL/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

 See also: Stories from the year 2100 - 50 years after the revolution
 http://ilan.shalif.com/anarchy/glimpses/glimpses.html
http://ilan.shalif.com/anarchy/glimpses/glimpses-it.html
http://ilan.shalif.com/anarchy/glimpses/glimpses-heb.html

Ahdut (Unity) blog: http://unityispa.wordpress.com/
Ahdut (Unity) Position paper about the Palestinian struggle
English - http://www.anarkismo.net/article/27019
Arabic - http://www.ahewar.org/debat/show.art.asp?aid=430180

Palestina-Israele, celebrazione dei 12 anni di lotta persistente a Bil'in ed una piccola vittoria*

 Palestina-Israele, celebrazione dei 12 anni di lotta persistente a Bil'in ed una piccola vittoria*


I mutamenti regionali ed il nuovo ministro della guerra israeliano che è chiaramente contro l'annessione di
ulteriori parti della Palestina (e persino per rinunciare a parti annesse nel 1948) hanno portato alla 
attenuazione della repressione contro la lotta popolare non armata. Sono mesi che le forze israeliane 
hanno ridotto le provocazioni contro le manifestazioni del venerdì organizzate dagli attivisti dei villaggi e dagli 
anarchici contro il muro. A Bil'in hanno quasi smesso del tutto col lancio di lacrimogeni 
e con l'uso di proiettili, a volte hanno cercato di impedirci di avvicinarci al muro della separazione...  
I partecipanti alla grande manifestazione per il 12° anniversario non hanno visto nemmeno un soldato
se non alla fine della manifestazione quando i ragazzi hanno forzato l'apertura del cancello del muro e da parte dei soldati c'è stata
una delle reazioni più miti che si siano mai viste. Il fallimento del grande progetto degli USA di sovvertire i paesi della
regione esportando terrore (Al Quida, Daesh ed avanguardie sciite) li ha obbligati ad un compromesso 
con l'Iran, sulla Rojava (e probabilmente con Assad in Siria, con la Russia ed i Palestinesi).


Bil'in

Venerdì 18-11-16. Nella 660esima manifestazione settimanale, 7 israeliani con gli anarchici contro  
il muro e 3 attivisti internazionali si sono uniti agli attivisti del villaggio nella manifestazione 
dedicata a all'attivista di Ni'ilin, Saleh Hawaghah, del comitato di coordinamento arrestato poche 
settimane fa con false accuse. Questa settimana le forze di stato ci hanno bloccato sulla strada per 
il muro della separazione vicino al percorso dello smantellato muro della separazione.Durante lo  
scontro hanno minacciato di arrestarci ed hanno fermato un fotografo che hanno 
rilasciato alla fine della manifestazione.
https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10211056344667678
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1022238247885404
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/posts/10209829908037361
https://www.facebook.com/drrateb.aburahmah/posts/10211141940847344
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1064190183680313
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1064187487013916
Manifestazione di venerdì 25-11-16. 7 Israeliani degli anarchici contro il muro 
e 10 internazionali si sono uniti agli attivisti del villaggio nella marcia verso il cancello 
del muro della separazione. Le forze di stato israeliane ci hanno aspettato vicino al cancello e di hanno chiesto 
di far immediatemente ritorno al villaggio sotto minaccia di arresti. Dopo un po' di contrattazione ci
hanno concesso di restare lì a manifestare per 5 minuti poi estesi ad altri  15 minuti. 
Dopo mesi di vani sforzi, il comandante aveva imparato il mio nome, mi si è avvicinato e mi ha preso per un braccio 
lamentandosi che mi stavo trattenendo oltre i 20 minuti concordati ed poi mi ha "sollecitato" a far ritorno al 
villaggio il più rapidamente possibile.
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1070450019720996
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/posts/10209890072421433
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1029448340497728
2-12-16 Nel primo venerdì piovoso dell'inverno, 5 Israeliani e 4 attivisti internazionali si 
sono uniti a 6 attivisti di Bil'in e ad altri 2 attivisti palestinesi nell'ininterrotta catena di 
manifestazioni del venerdì in quasi 12 anni. Quando siamo giunti al cancello del muro della separazione, 
le forze armate israeliane ci stavano aspettando. Come al solito, hanno dichiarato l'area 
zona militare chiusa proibendoci di restare lì. Come al solito hanno minacciato 
di arrestarci. E come al solito noi ci siamo rifiutati di andare via ed abbiamo contrattato un breve tempo di manifestazione. Siamo stati vicino 
al cancello per un po' e poi per un tempo più lungo ma un po' più distanti dai soldati... finchè abbiamo 
ceduto al brutto tempo e siamo ritornati al villaggio.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1035742616534967
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1035734976535731
https://www.facebook.com/drrateb.aburahmah/posts/10211275247659931
9-12-16  Bil'in my love... 9-12-16 manifestazione del venerdì. 9 Israeliani con gli anarchici 
contro il muro si sono uniti ad una quindicina di attivisti internazionali ed agli abitanti di 
Bil'in per la manifestazione contro il muro della separazione, contro i coloni e l'occupazione, ma anche dedicata 
alla memoria del martire Ziad Abu Ein. La polizia di frontiera israeliana ci ha bloccato
vicino alla strada del muro smantellato al memoriale di 
Bassem (Fil.), martire del villaggio. Dopo circa mezz'ora di di confronto con la polizia 
siamo ritornati al villaggio.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1035742616534967
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/posts/10210027712662353
https://www.facebook.com/hamde.a.rahma/videos/1791205911149778/
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1088923011207030
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1042258712550024
16-12-16 Bil'in, manifestazione del venerdì. Come al solito negli ultimi tempi poca gente ma un evento soprendente. 
5 Israeliani degli anarchici contro il muro si sono uniti ai 10 attivisti internazionali 
ed a quelli del villaggio. La manifestazione era dedicata al martire Ziad Abu Ein - 
ucciso in una manifestazione in un altro villaggio. Dopo essersi ritrovati alla querceta di Abo Lamun vicino al 
muro della separazione, abbiamo proseguito lungo il muro verso il cancello nord. Quando eravamo vicini
una piccola unità di soldati ci stava aspettando. Abbiamo avuto un lungo ma tranquillo 
confronto con le forze di stato israeliane. Per più di mezz'ora hanno minacciato di 
arrestarci - chiamando i pacifici attivisti locali ed israeliani per nome... ma hanno 
fermato per un po' solo un attivista internazionale. Hanno anche lanciato un lacrimogeno 
... ci hanno fatto delle foto...ma durante il confronto uno degli attivisti del villaggio 
non si è sentito bene, per cui il comandante ha ordinato ai soldati di portargli una 
bottiglia d'acqua. Dopo quasi 12 anni di manifestazioni del venerdì, ancora soprese.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1047908731985022
https://www.facebook.com/iyad.burnat/posts/1538528076161550
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1047909421984953
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1097377787028219
https://www.facebook.com/abdallah.aburahma.3/posts/1217396558346652
23-12-16 https://www.facebook.com/abdallah.aburahma.3/posts/1224255134327461
https://www.facebook.com/iyad.burnat/posts/1546610808686610
6-1-17 La manifestazione più strana. 7 Israeliani si sono uniti ad altrettanti attivisti internazionali 
ed a quelli del villaggio per la manifestazione settimanale.Punto di incontro il bosco di Abu Lamun per poi
proseguire lungo il muro della separazione fino al cancello con i soliti slogan. Quando siamo arrivati
lì, le forze di stato israeliane ci stavano aspettando con autoblindo fuori dal cancello e di hanno mostrato 
un'ordinanza di zona militare chiusa intimandoci di far ritorno al villaggio - come avevano fatto 
spesso negli ultimi mesi. La sorpresa c'è stata quando di fronte al nostro ignorare l'ordinanza e proseguire verso il 
cancello, loro non hanno mosso un dito. I manifestanti si sono fatti coraggio e sono saliti sulle autoblindo...di fronte 
ad una garbata protesta del comandante delle forze di stato.
Dopo un po' un gruppo di giovani ha iniziato uno scontro con i soldati ai margini della 
manifestazione: hanno lanciato contro i soldati due candelotti e molte pietre. La risposta delle
fore di stato è stata quella di ritirarsi dietro il muro, chiudere il cancello e poi lanciare
candelotti sui giovani. 
Dopo un po', gli attivisti del villaggio sono riusciti a richiamare i giovani e tutti siamo ritornati al villaggio.  
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1118251641607500
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1118252414940756
https://www.facebook.com/iyad.burnat/posts/1572326979448326
https://www.facebook.com/drrateb.aburahmah/posts/10211650196753424
https://www.facebook.com/taki.bornat/posts/1317985974889959
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1118416731590991
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1063592303749998
13-1-17 manifestazione del venerdì: 9 Israeliani con gli anarchici contro il muro (compresi 3 militanti 
dei comunisti-anarchici di Ahdut-Unity) si sono uniti ai 10 internazionali ed agli attivisti del villaggio. 
Il tema della manifestazione era come al solito contro l'occupazione e contro i coloni e in aggiunta 
la menzione di Al Kuds (a Gerusalemme).
Le forze di stato israeliane hanno tenuto un profilo molto basso - muovendosi come se non fossero dietro 
il cancello e senza rispondere ad alcun "invito". Dopo una lunga attesa abbiamo proseguito lungo il muro dal cancello 
ad un punto vicino il parco di Abu Lamun. Lì i giovani hanno scalato 
il muro, mettendovi bandiere palestinesi.
Solo dopo che un ragazzo ha tagliato la ceentralina del sistema elettronico di sorveglianza, i soldati hanno manifestato la loro presenza, 
hanno sparato molti lacrimogeni e persino colpito alla testa con un proiettile uno dei ragazzi 
ferendolo. Dopo i primi soccorsi è stato portato in ospedale.
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1123678464398151
https://www.facebook.com/Mohammed.Yasin.photography/posts/818920364913994
https://www.facebook.com/drrateb.aburahmah/posts/10211717927286645
https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10211649113686533
israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=nEz29xxrQx4
20-1-17
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1074250889350806
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1074251939350701
https://www.facebook.com/drrateb.aburahmah/posts/10211785091925719
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https://www.facebook.com/Mohammed.Yasin.photography/posts/822394744566556
https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10211718915231528 ***********
27-1-17 https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1081191355323426
3-2-17 Oggi grande rabbia contro il muro della separazione e contro i coloni 
- 9 Israeliani, 9 in delegazione da Ramallah, 5 internazionali e circa una dozzina di 
attivisti del villaggio. Abbiamo manifestato lungo il muro fino al cancello - scandendo i nostri slogan. Le 
forze armate israeliane si sono fatte vedere sulla collina dietro il muro della separazione e più tardi 
sul muro stesso, ma astenendosi da qualsiasi azione. Dopo un po' di tempo in cui gli attivisti 
hanno espresso ai soldati cosa pensavano di lor, siamo tornati al villaggio.
https://www.facebook.com/anat.matar/posts/1242941382450068
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1141933162572681
10-2-17 623esima manifestazione del venerdì - in preparazione del prossimo venerdì per la celebrazione dei 12 anni 
di lotta unitaria contro l'occupazione e contro le ruberie dei coloni. 10 Israeliani con gli 
anarchici contro il muro insieme a circa 10 internazionali e ad una delegazione di 10 attivisti da 
Ramallah si sono uniti agli attivisti del villaggio in una manifestazione senza
la presenza delle forze di stato. Solo un autoblindo sulla strada dietro il 
muro ci ricordava che non eravamo da soli... Per preparare la manifestazione ci siamo radunati al bosco di Abu 
Lamun vicino al muro. Abbiamo manifestato da lì - con cartelli e slogan- al cancello nord 
del muro. Dopo aver bussato a lungo sul cancello 
senza ottenere alcuna reazione, abbiamo manifestato lungo il muro verso sud dove ci siamo confrontati 
con alcuni coloni che stavano andando all'altro lato del muro fino alla fine della manifestazione 
chiedendosi se le forze di stato israeliane saranno presenti alla prossime celebrazioni del venerdì. 
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1093589307416964
https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/posts/1148251385274192
https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10211925681960567
Bil'in, venerdì, 17-2-17, 12° anniversario della lotta unitaria contro l'occupazione ed i
coloni. Circa 60 Israeliani degli anarchici contro i muro e gli attivisti locali 
si sono uniti agli attivisti internazionali, ai Palestinesi delle città e dei villaggi dai più vicini ai più lontani. A 
mezzogiorno, abbiamo manifestato dal centro del villaggio con bandiere e striscioni, scandendo slogan contro 
il muro della separazione che ha sostituito quello vecchio. Dopo essersi fermati per un momento al 
muro vicino al bosco di querce di Abu Lamun, abbiamo manifestato lungo il muro fino al  
lato nord. Lì ci siamo fermati un po' di più... ma le forze di stato israeliane se  
ne stavano al di là del muro. Solo alla fine della manifestazione quando i giovani sono riusciti a forzare  
l'apertura del cancello, i soldati hanno reagito. Sono arrivati con gli autoblindo ed hanno attaccato i 
giovani - fermandone 3 per un po'. Due giovani feriti sono stati ricoverati in ospedale.
 https://www.facebook.com/bmansour1/posts/10210965134197289
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210965045635075
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/posts/10210712989633849
https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10211993851864772


Ni'ilin

Venerdì 18-11-16 Manifestazione settimanale in solidarietà con la riabilitazione del prigioniero Khawaja, con immagini riprese dai media 
palestinesi dell'esercito di occupazione 
che spara raffiche di lacrimogeni sui manifestanti provocando casi di soffocamento. Molti non ne possono più 
dell'occupazione, mentre alla fine della manifestazione ci sono state case attaccate da sud da raffiche di
lacrimogeni.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1242672765805122
israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=9YHpGMPUZg4
25-11-16 venerdì
israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=eNCx5p1cf70
09.12.2016 israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=_mUddwzZOkQ
16/12/16 https://www.facebook.com/muhamed.ameera/posts/1287581274647604
24-12-16 israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=TIP0Ozb1vxo
6-1-17 https://antinarrativeblog.com/2017/01/06/%D9%86%D8%B9%D9%84%D9%8A%D9%86-nilin-6-1-2017/
https://www.facebook.com/muhamed.ameera/posts/1319200648152333
13-1-17 https://www.facebook.com/muhamed.ameera/posts/1325480204191044
27-1-17 https://www.facebook.com/muhamed.ameera/posts/1342389562500108
https://www.facebook.com/LunaDitLulu/posts/1834185113502173
https://www.facebook.com/messages/t/100001872326801
https://antinarrativeblog.com/2017/01/28/%D9%86%D8%B9%D9%84%D9%8A%D9%86-nilin-27-1-2017/
3-2-17 https://www.facebook.com/LunaDitLulu/posts/183766642315404
israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=4C1EZZsouZY
David Reeb https://youtu.be/xXT8xBIxNig
02/10/2017 Arbor day: israelpnm https://www.youtube.com/watch?v=5vBmZ8WXTZo


Evacuazione del nuovo "villaggio" palestinese Yasser. III

Ci siamo mossi con diverse decine di attivisti palestinesi della lotta non-violenta contro 
l'occupazione. Abbiamo tirato su una tenda vicino ad un avanposto di coloni israeliani nella 
Valle del Giordano. La protesta era contro tante cose, ma specialmente contro la demolizione di 
edifici nell'area C della Valle del Giordano (32 edifici sono stati demoliti negli ultimi mesi 
nell'area vicina). La costruzione di avanposti da parte dei coloni rende dura la vita 
dei residenti palestinesi e di altri. La nostra protesta è stata dichiarata illegale dalla polizia e 
dai soldati.
Dopo circa 4 ore siamo stati attaccati con grande violenza: percosse con il calcio dei fucili, 
granate assordanti, lacrimogeni, proiettili di gomma e spray al pepe. Due israeliani sono stati arrestati, quattro 
Palestinesi sono stati ricoverati in ospedale e parecchi altri assistiti sul posto. 
https://www.youtube.com/watch?v=XwMcTDJIhe8
https://www.facebook.com/mhmad.hmdan.77/videos/719690671527341/
English http://972mag.com/the-different-ways-israel-treats-jewis…/…/
Arabic http://www.alquds.com/pdf/1479450255423969200/1479450278000/
30-12-16 Ultima manifestazione del venerdì dell'anno. 9 Israeliani e circa una dozzina di attivisti 
internazionali si sono uniti ai residenti nella manifestazione dedicata alla memoria del martire Jawaher 
Abu Rahma ucciso dai lacrimogeni nella manifestazione del 31-12-2010. Dopo esserci radunati nella querceta di Abu Lamun
abbiamo manifestato scandendo slogan lungo il muro della separazione fino al cancello nord. Questo 
venerdì le forze di stato israeliane sono rimaste al di là del muro accusandoci di 
aver violato la nostra dichiarazione di manifestazione non-armata in quanto alcuni giovani lanciavano pietre 
verso il cancello.
Dopo diverso tempo siamo ritornati al villaggio.
https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10211519445124900
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/videos/10210246033200230/
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1058138987628663
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/posts/10210245672471212
https://www.facebook.com/Mohammed.Yasin.photography/posts/811141415691889
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/videos/10210246033200230/
https://www.facebook.com/anatllanat/posts/1058138987628663
https://www.facebook.com/haytham.alkhateeb/posts/10210245672471212
https://www.facebook.com/Mohammed.Yasin.photography/posts/811141415691889

Qaddum

12/27/2016  una dozzina di terroristi mascherati con bastoni ed armi hanno preso in ostaggio un  
bambino di 6 anni mentre mettevano trappole umane durante la manifestazione 
settimanale a Kufr Qaddum https://www.youtube.com/watch?v=uPDo31qEnIY
https://www.youtube.com/watch?v=uPDo31qEnIY
30-12-16 https://www.youtube.com/watch?v=akpXgURVUXs
6-1-17 I residenti stanno cercando di respingere le ruspe israeliane.... che distruggono le loro 
strade ed invadono le terre
https://www.facebook.com/AlMasira.KufurKaddom/photos/a.1448012401887475.1073742093.271405776214816/1448015658553816/?type=3
13-1-17 Scontri tra leoni palestinesi e forze sioniste si sono verificati a Kafr Qaddum, 
durante la protesta pacifica settimanale contro il muro e contro l'occupazione. 
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1464764146878967.1073742095.271405776214816&type=3
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=369862993376166&id=100010574040732
https://antinarrativeblog.com/2017/01/13/%D9%86%D8%B9%D9%84%D9%8A%D9%86-nilin-13-1-2017/
2-2-17 
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1508835995805115.1073742099.271405776214816&type=3
https://www.facebook.com/Akhdut/posts/1556028184422361
https://www.facebook.com/pg/AlMasira.KufurKaddom/photos/?tab=album&album_id=1511022855586429
17_2_2017‎.https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1545506415471406.1073742102.271405776214816&type=3

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)