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giovedì 27 settembre 2018

Privatizzazioni e nazionalizzazioni, a quando l’autogestione?

 

















Il crollo del ponte Morandi di Genova ha provocato 43 morti, e la scia di sangue che ha lasciato ha riportato alla ribalta, o almeno ha fatto riaffiorare, la questione delle privatizzazioni. A quasi vent’anni dalla privatizzazione della rete autostradale italiana ci troviamo infatti ad avere i pedaggi più cari, in un regime di quasi monopolio che si spartisce lauti profitti e non pare proprio intenzionato ad investire in nuove infrastrutture e manutenzioni della rete esistente. È doveroso ricordare che in altri paesi europei la rete autostradale è pubblica e gratuita.
Anche in questo frangente così drammatico il governo, le ha sparate grosse, come sua abitudine e costume, membri dell’esecutivo hanno infatti ventilato l’ipotesi di procedere alla nazionalizzazione della rete autostradale, recidendo i contratti in essere e le concessioni degli appalti agli attuali gestori. Hanno fatto credere che anche una nazionalizzazione, che è un percorso complicato in regime capitalista, diversamente dalla semplicità con cui si è provveduto alle privatizzazioni, si possa  decidere  e  praticare con un semplice impegno amministrativo.  E le grandi sparate del governo populista e autoritario, sempre in tema economico, hanno riguardato inoltre l’ipotesi di nazionalizzare Alitalia e Ilva. Tutto questo tramite uso di social media, fatto su cui dovremo riflettere e discutere più ampiamente. Ora molti hanno dimenticato che sfruttamento e morte avvenivano anche in regime di capitalismo statale, ma non è questo il punto della discussione. Viene elusa, come sempre, la ragione dei fenomeni di privatizzazione economica, dimenticando ed ignorando che il capitalismo è un rapporto sociale, e che i fenomeni di accumulazione che garantiscono la sua sopravvivenza sono molteplici, dalla schiavitù passando per il saccheggio delle risorse naturali, allo sfruttamento dell’uomo e della sua vita, come ci ricordava Harvey in L’enigma del Capitale. Il crollo del ponte di Genova è il prezzo della sopravvivenza del capitalismo.
Le privatizzazioni di sanità, scuola, servizi ed infrastrutture sono parte non divisibile dell’intero fenomeno di sopravvivenza del capitale, si tratta di accumulazione per esproprio. Le ricadute sociali sono quelle drammatiche come quella di Genova di questi giorni, ma sono anche quelle di tutti i giorni, che vediamo sullo sfondo: anche l’inquinamento e le morti sul lavoro dell’Ilva di Taranto, e degli altri luoghi produttivi e non, mostrano la misura della crudeltà di tanta barbarie.
E sappiamo altrettanto bene che se anche tutto fosse pubblico, in regime capitalista non cambierebbe gran che nella la situazione sociale e culturale delle persone: stesso sfruttamento, stessa rapacità della classe dirigente, stessi intrallazzi. A meno che i fenomeni di controllo siano affidati democraticamente a consigli e comitati di difesa che esprimano un potere popolare diretto, mediante la partecipazione attiva alla vita politica e sociale, ma saremmo in questo caso in una fase di cambiamento al momento solo auspicato e ben diverso dall’aizzamento del popolo a cui la propaganda grilloleghista sta cercando di abituarci.
Senza contare, per tornare al presente, la svalorizzazione e la sistematica distruzione di competenze e di strutture che si è esercitata negli Enti e nelle strutture pubbliche, tra gestione clientelare e spoil system, precarizzazione e disinvestimento, una mistura infernale che rende sempre più difficile anche le attività di controllo e vigilanza che una buona gestione anche delle odierne concessioni prevederebbe.
Il governo ha deciso invece di investire tutto sulla propaganda: dopo le prime sparate si è preferito creare ad arte un inesistente caso internazionale sulla pelle di 150 disperati, finito in una tragica burletta a Rocca di Papa grazie a una santa romana chiesa (multinazionale tra le più ricche del pianeta) improvvisamente elevata a Stato comunitario. Ovviamente nessuna nazionalizzazione all’orizzonte, quasi a giustificare l’impotenza politica della classe dirigente collusa, ad affermare ancora una volta che il potere è nelle mani di chi detiene la ricchezza: la levata di scudi del mondo finanziario su ogni ipotesi di nazionalizzazione è stata emblematica, fino a denunciare le esternazioni governative come causa del crollo dei titoli azionari della società Atlantia in Borsa.
E non sarebbe strano scoprire tra qualche anno che una rivalutazione del titolo grazie al ritorno alla partecipazione statale tramite la Cassa di depositi e prestiti, non abbia finito per arricchire qualcuno in particolare.
È utile non dimenticare che il processo di nazionalizzazione dell’energia elettrica durò diversi anni e fu una delle cause che portarono all’olocausto del Vajont (1963).
È utile ricordare che le privatizzazioni in Italia sono avvenute con il classico metodo mafioso che connota il nostro paese, quel tratto bigotto e fascistoide che ci contraddistingue nell’espressione della classe dirigente. La dismissione del patrimonio pubblico ha mostrato una peculiarità tutta italiana completamente priva di pragmatismo, rispetto alla maggioranza dei paesi europei che mantengono la rete autostradale pubblica e gratuita, ma anche scuole, ferrovie e tutte le infrastrutture strategiche. Gli altri sono e restano paesi a capitalismo avanzato, con l’evidenza che la funzione dello Stato è di pieno sostegno alla accumulazione del capitale anche in quei paesi.
La richiesta di nazionalizzare di nuovo infrastrutture e servizi emerge in una fase politica ed economica di forte crisi, è infatti dalla destra reazionaria che avanzano populisticamente richieste in tal senso, quando quella che fu la sinistra ha invece abbracciato da decenni l’ipotesi ordoliberista nel campo europeo e si è di fatto legata alla borghesia finanziaria senza ormai via di ritorno.
Nel frattempo la distruzione di ciò che resta del sistema pubblico avanza inesorabilmente, il potere finanziario ha bisogno del saccheggio sociale, culturale ed ambientale per sopravvivere. C’è chi scopre ora che le privatizzazioni hanno prodotto solo danni, che i benefici hanno garantito solo profitti per pochi e vi è stato un palese peggioramento dei servizi, che privatizzare ha voluto dire sfruttamento del lavoro mediante appalti e subappalti, che le condizioni di lavoratori e lavoratrici, disoccupati/e, non salariati/e sono peggiorate. Eppure era ben evidente da subito, e da subito il percorso di privatizzazione è stato denunciato ed avversato dal movimento di classe.
E ancora oggi l’unica soluzione possibile è quella rivoluzionaria, riaffermare il diritto ad avere una vita dignitosa e dei servizi che funzionino, pubblici e gratuiti, su scala europea, per combattere padroni e governo, per farla finita con il capitalismo, per una società a portata di tutti e di tutte.
Spegniamo i social media e incontriamoci, favoriamo la formazione di assemblee cittadine, di comitati di autodifesa e di quartiere che esprimano un potere popolare diretto; a Genova auspichiamo che le persone si incontrino e discutano di quanto è successo, controllino quanto dovrà essere fatto relativamente agli indennizzi e ricostruzione.
Nessuna sovranità nazionale in salsa complottista riuscirà a dare speranza a chi questa crisi la sta pagando duramente, i lavoratori che comprensibilmente chiedono protezione allo Stato rischiano di cadere nella trappola della reazione, come è avvenuto in Turchia, ad esempio. Il capitalismo ha una dimensione globale, ed è globalmente che si combatte, mantenere vivo l’internazionalismo non è un atto sentimentale, è il metodo per combatterlo, per resistere alla devastazione sociale e per costruire nuovi rapporti di forza.

mercoledì 7 febbraio 2018

5000 a Genova

















Oltre 5ooo persone hanno partecipato, sabato scorso, alla manifestazione convocata dall'assemblea antifascista cittadina in seguito al recente accoltellamento di un compagno da parte di soggetti di Casa Pound. 
 
La mancata adesione di Pd, Anpi e Cgil (molti iscritti e militanti erano comunque presenti) non ha quindi influito sulla partecipazione, che resta il dato più rimarchevole della giornata. Il corteo, partito da piazza De Ferrari, ha toccato le vie dove, negli ultimi tempi, i neofascisti genovesi hanno aperto le loro sedi, ma solo nei pressi della simbolica piazza Alimonda si sono verificati alcuni incidenti non rilevanti (lancio di oggetti) per la vicinanza con la sede di Casa Pound, ultrablindata. 
 
Una esigua parte di manifestanti ha poi danneggiato vetrine di banche e di esercizi commerciali, mentre il grosso del corteo proseguiva verso la destinazione finale. Un fatto molto spiacevole si è verificato all'altezza di piazza della Vittoria dove un ragazzo, presentatosi in corteo indossando una giacca mimetica ed una bandiera italiana, scambiato per un provocatore, è stato aggredito da alcune persone ed è stato trasportato in pronto soccorso, solo dopo si è saputo essere un disabile psichico. 
Il servizio d'ordine allestito e organizzato dall’assemblea ha cercato comunque di gestire la situazione riuscendo ad isolare in coda quelle individualità ritenute più ‘estreme’. 
 
Rimane comunque la forte risposta di una collettività che, anche in assenza di istituzioni formali, autorganizzata ha risposto positivamente, in maniera compatta e sostanzialmente pacifica. 
 
I fatti di Macerata ci danno ragione sulla necessità di un grande spiegamento di forze antifasciste a contrastare una fase storica pericolosa che ha fatto riemergere sentimenti alquanto discutibili tesi ad esaltare l’italianità ad ogni costo e contro chiunque cerchi di abbattere muri anziché erigerli. 
 
Nella giornata del 5 febbraio, sono apparsi degli individui su una scalinata nota di Roma, con uno striscione esaltante la figura di Luca Traini, colui che travestitosi da giustiziere ha seminato il panico nelle vie di Macerata sparando all’impazzata in direzione di persone di colore, sicuramente senza distinguerne nemmeno la nazionalità ma volendo colpire il colore della pelle che per lui, nella sua ignoranza che è purtroppo di tanti, rappresenta la criminalità. 
 
Molta gente sembra ignorare la realtà, ovvero che la criminalità non ha affatto colore e nazionalità ma si sviluppa laddove manca l’informazione e cresce una rabbia fomentata da dei media totalmente asserviti ad un certo potere. 
 
Riteniamo evidente, a monte, un disegno pericoloso che se non cancellato immediatamente porterà a conseguenze ancora più gravi. 
 
Gravissima è già, da parte di molti, il sentirsi legittimati nel mettere in campo azioni xenofobe che incitano all’odio e alla violenza. 
E’ fondamentale più che mai muovere quelle genti, spesso silenziose rispetto al frastuono creato da tal popolino, che fino ad oggi erano sicuri di uno stato di cose che MAI avrebbe risvegliato certe ideologie. 
 
Sabato 10 febbraio si terranno in tutta italia vari presidi e manifestazioni contro il vile gesto di Luca Traini e contro l’emergere di una certa ideologia, Genova che ha già risposto mettendo in campo una grandiosa onda umana il 3 febbraio scorso, ha dimostrato la presenza e la volontà necessarie a sopprimere da subito quelle voci che vorrebbero alzarsi sulle altre, Genova grida no pasaran!

martedì 7 novembre 2017

Nella battaglia dell’acciaio, Genova protagonista contro i licenziamenti!

Lo scontro sull’acciaio è una contesa mondiale che vede, oggi come in altre fasi passate, in primo piano l’Europa con al centro gli stabilimenti siderurgici dell’ex-ILVA.
La reazione dei lavoratori di Genova-Cornigliano, decisa in assemblea, ha portato all’occupazione dello stabilimento, ponendosi come protagonisti di una trattativa in atto che vede come controparte ACELOR-MITTAL (AM), uno dei gruppi mondiali dell’acciaio tra i più aggressivi sul piano delle ristrutturazioni e dei licenziamenti.
La lotta dei lavoratori di Cornigliano dimostra come con la loro grande capacità di mobilitazione e di organizzazione, sono stati in grado a più riprese nei mesi scorsi di coinvolgere l’intera città di Genova e altre categorie di lavoratori ad iniziare dai portuali.
Inoltre sottolineiamo che questi lavoratori hanno saputo, in una fase drammatica, “tenersi” e sviluppare una organizzazione sindacale partecipata e funzionante che altrove purtroppo non esiste più.
Sulla trattativa in atto con AM, il ministro dello sviluppo economico (CALENDA) ha di fatto centralizzato la trattativa su di sè; questo è il ministro più liberista dell’attuale governo, per cui l’azione dei lavoratori ha come centralità la partecipazione e il controllo della trattativa.
Giustamente non si fidano.
Di fronte al licenziamento di 4.000 lavoratori, (da questi calcoli viene escluso l’indotto), di cui 600 solo a Cornigliano, in una realtà come quella di Genova dove la perdita di posti di lavoro è in costante e drammatico aumento, l’occupazione della fabbrica segna un punto di resistenza fondamentale dei lavoratori, del sindacato, e della stessa CGIL.
Ora la battaglia dei lavoratori a Genova deve essere assunta da tutta l’organizzazione sindacale e da tutti i lavoratori e cittadini di Genova in primo luogo.
Non esiste alcuna politica industriale se non si produce acciaio. C’è da augurarsi che la FIOM riesca a portare tutta la CGIL su questa battaglia, affinchè la vertenza contro i licenziamenti diventi il centro dell’ iniziativa di tutto il sindacato.
I lavoratori e gli attivisti sindacali FIOM di Cornigliano assieme decideranno le iniziative dei prossimi giorni. Non faremo mancare la nostra partecipazione, portando la necessaria solidarietà e promuovendo iniziative di sostegno.
CONTRO I LICENZIAMENTI SOLIDARIETA’ DI CLASSE!

mercoledì 2 agosto 2017

SOLIDARIETà ALLA ERICSON GENOVA – CONTRO I LICENZIAMENTI COSTRUIRE PERCORSI DI UNITA’ E DI LOTTA

“Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.”
In questa maniera l’economista Federico Caffè fotografava la situazione del mondo del lavoro agli inizi degli anni 80. Situazione che, da allora, è solo peggiorata. Lo vediamo tutti i giorni in questa città, in cui il calvario di tanti lavoratori e lavoratrici passa attraverso un dedalo di precarietà (a salario ribassato ed improbabili turni di lavoro), spacciata sotto forma di “modernissimi” nuovi tipi di contratto. Si addensano nubi fosche anche su quelle categorie che parevano più tutelate, per le quali il machete liberista disbosca da tempo quei diritti ottenuti con decenni di lotte che negli ultimi 10 – 15 anni sono sotto duro attacco. La furia distruttrice, perpetrata attraverso decreti e leggi di tutti i governi (sia di centrodestra che di centrosinistra) che si sono sin qui succeduti , pare non si sia placata. Lo dimostra il fatto che si sta concedendo potere quasi illimitato di licenziamento, facendo assumere ai datori di lavoro quasi le sembianze di semidei con potere di vita e di morte sui lavoratori.
Solo a Genova, nelle ultime settimane, sono 40 alla Ericsson e 31 alla Gitiesse le procedure di licenziamento avviate. Si profila all’orizzonte una nuova Caporetto della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici che ha molte madri e molti padri ancora, purtroppo, presenti ed “attivi” nel panorama politico nostrano, che cercano di riaccreditarsi come leader e dirigenti di sempre nuovi ma sempre vecchi soggetti politici di sinistra, senza ovviamente alcun riferimento di classe. La difesa è a questo punto necessaria e non passa attraverso sigle sulle quali politicanti, più o meno di professione, mettono il cappello. Siamo noi, lavoratrici e lavoratori, insieme con le fasce più deboli ed emarginate della popolazione, non ultimi gli immigrati, che dobbiamo organizzarci su percorsi di classe, di unità e di lotta. Solo con l’unità tra tutti gli sfruttati si può pensare di risalire la china e costruire un argine all’arroganza padronale.
Alternativa Libertaria/FdCA  Sez. N. Malara – Genova
Genova, 1 agosto 2017

domenica 25 giugno 2017

La fine della democrazia rappresentativa

Rispetto alle ultime elezioni amministrative genovesi, il dato che salta immediatamente agli occhi e che nessun analista politico ha potuto fare a meno di sottolineare è la massiccia astensione. Si tratta di una tendenza in atto da tempo e che va messa in relazione con le continue modifiche al sistema elettorale volte ad escludere fette sempre più consistenti di popolazione, in modo da ridurre la scelta ai soli rappresentanti della borghesia e del capitale. L'abbandono del proporzionale a vantaggio di sistemi maggioritari sempre più escludenti, la personalizzazione delle liste e l'elezione diretta dei sindaci, la pretesa necessità di dover sempre scegliere tra il meno peggio in occasione dei ballottaggi, la consapevolezza che nessun primo cittadino e nessuna giunta tutelerà mai gli interessi dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli ma difenderà sempre gli interessi delle piccole consorterie padronali locali, che decidono ed orientano i giochi in base alle proprie esigenze, stanno determinando una crisi senza ritorno dello stesso concetto di democrazia rappresentativa. Che democrazia rappresentativa è, infatti, quella che non rappresenta larghi strati di popolazione?
La destra di centrosinistra
A Genova l'esperienza fallimentare del sindaco Doria è tangibile. Il sistema di potere che ha tenuto in pugno l'ex primo cittadino durante tutto il suo mandato ha ora l'esigenza di rimanere in sella nel segno della continuità. Per questo ha scelto come candidato sindaco un Crivello, già assessore della giunta uscente, che potrà garantire la realizzazione dei progetti di privatizzazione Amiu – Iren, delle grandi opere come Gronda e Terzo Valico, delle politiche securitarie in città e tanto altro ancora di negativo per i lavoratori e le fasce più deboli della popolazione. Per non perdere la partita (che vede comunque il candidato del centrosinistra sotto di una decina di punti rispetto all'avversario Bucci, del centrodestra), il PD cittadino ed i suoi cespugli chiamano i genovesi al voto facendo leva sull'antifascismo, ricorrendo al solito ricatto “o votate per noi o consegnate la città nelle mani della destra fascioleghista.”
La destra di centrodestra
Dall'altra parte, la peggiore destra che si sia mai vista in città pensa che sia venuto il momento di conquistare finalmente, dopo la Regione Liguria, anche il Comune di Genova. Questa è una destra arrogante, classista, dichiaratamente razzista e xenofoba (basta leggere le recenti esternazioni del presidente della Regione Liguria Toti riguardo agli immigrati), che non fa mistero dei propri programmi reazionari. La destra di Bucci si propone di proseguire con maggior efficacia l'opera di smantellamento dei beni pubblici iniziata dalle precedenti giunte di centrosinistra, di militarizzare il territorio in nome di un malinteso senso di decoro urbano e di una emergenza sicurezza inesistente, di sgomberare i centri sociali, di negare i diritti civili alle persone omosessuali. La sottocultura a cui fa riferimento questa parte politica si è ben manifestata durante il recente confronto pubblico tra i candidati Crivello e Bucci, quando molti sostenitori di quest'ultimo hanno inscenato una indegna gazzarra a suon di slogan truculenti e di saluti romani.
Espressione degli stessi interessi di classe
Ma questa non è altro che la riproduzione, sul piano locale, delle logiche istituzionali a livello nazionale ed europeo. I numeri dell'astensionismo crescono sempre di più in Italia (con l'eccezione di alcuni referendum) ed in molti Paesi dell'UE, perché è ormai forte la consapevolezza, nella popolazione, del primato del capitale finanziario sulla politica. Qualsiasi governo, di qualsiasi colore esso sia, deve sempre fare i conti con compatibilità ben definite che corrispondono, non a caso, agli interessi delle classi dominanti. In Italia, in particolare, l'attacco al mondo del lavoro è assolutamente bipartisan ed anzi gli ultimi governi (Renzi e Gentiloni) gli hanno impresso una decisa accelerazione, con il Jobs Act ed altri provvedimenti. Di pari passo vanno le azioni poliziesche contro chiunque tenti di organizzarsi al di fuori (ed a volte anche al di dentro) del sindacalismo tradizionale e di ribellarsi. La risposta è ormai sempre la stessa, buona per i centri sociali, la “movida” delle città, gli immigrati, gli operai: repressione. Se la sottocultura della destra di centrodestra è quella che ben conosciamo, la sottocultura della destra di centrosinistra è quella di Minniti – Noske, con la sua legge anti- immigrati ed i suoi freikorps di Stato che manganellano studenti ed operai e cercano di impedire anche la libertà di espressione, come è accaduto recentemente durante una manifestazione di Amnesty International a Roma; quella di Madia – Goering, con i suoi ignobili decreti nazisti contro i lavoratori colpevoli solo di ammalarsi gravemente; quella della “buona scuola”, della riduzione dei fondi ai portatori di handicap, del progressivo smantellamento della sanità pubblica, dei progetti di abolizione del diritto di sciopero.
Nessuna alternativa
Al ballottaggio di domenica prossima i cittadini genovesi saranno quindi chiamati a scegliere tra due destre. L'alternativa non esiste. Quella che poteva essere rappresentata dalle liste di sinistra si è suicidata politicamente nella frammentazione e nell'inconsistenza dei programmi, quella del M5S è letteralmente scomparsa (nonostante un incremento di voti rispetto alle amministrative precedenti), vittima delle proprie ambiguità e della propria autoreferenzialità. Chi ha votato queste liste ed il M5S dovrà scegliere forzosamente tra le due destre od astenersi. Chi si è astenuto dovrà decidere se ribadire la sua astensione o scegliere forzosamente tra le due destre. Tertium non datur. Questa è democrazia?
Quindi che fare?
Di fronte al ballottaggio ognuno è libero di decidere se votare od astenersi. Di chi voterà Bucci non intendiamo nemmeno parlare. Chi voterà Crivello e lo farà turandosi il naso, dovrà essere veramente consapevole che servirà a ben poco se non a credere di poter mantenere aperto un canale di dialogo con un'istituzione ostaggio delle consorterie economiche cittadine e del sistema di potere del PD genovese e che potrà, forse, ottenere qualcosa (od impedire arretramenti) sul fronte dei diritti civili ma non certo su privatizzazioni, grandi opere e quant'altro. Chi non voterà dovrà ragionare sul fatto che le massicce percentuali di astensione non sono e non saranno dovute ad una crescita di coscienza politica delle masse ma ad un sistema elettorale escludente ed alla sfiducia generale nelle istituzioni. Perché la democrazia rappresentativa è finita. In un modo o nell'altro non ci sarà comunque da cantare vittoria e l'unica strada da intraprendere sarà quella dell'opposizione politica e sociale, della costruzione di un movimento di classe che unifichi le lotte operaie nei posti di lavoro e sul territorio, che veda uniti italiani ed immigrati, lavoratori garantiti, precari, disoccupati, per la difesa dei propri interessi. Solo così si sconfiggono il razzismo, la xenofobia ed il capitale.
Genova, 23 giugno 2017
ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
Sez. Nino Malara Genova

mercoledì 11 novembre 2015

Per una pedagogia e una scuola libere! - Spazio Libero Utopia Genova 21 novembre ore 15.30

Ciao a tutti. Vorrei ricordare che il 21 novembre presso lo Spazio Libero Utopia ci sarà l'Incontro "PER una pedagogia e una scuola libere!". L'appuntamento è alle 15.30 ma ovviamente daremo tempo ai soliti ritardatari di arrivare iniziando un po' dopo.Qui il link che rimanda a come raggiungere lo spazio in treno o in macchina.

"In un mondo che controlla sempre più la vita delle persone in ogni aspetto e momento, alle quali impone sin dalla nascita determinate regole e leggi la difesa del presente e il contrattacco per un futuro migliore devono avere alla base un lavoro che punti a sottrarre forze ad un sistema che si regge sul modello scolastico attuale.


Esso sin dalle prime classi ci dice che per il nostro bene è necessario essere migliori dei nostri compagni e dei nostri amici perché << nella vita si incontreranno spesso squali in agguato >> e dunque anche noi dobbiamo imparare a diventare predatori. Con questa logica i genitori prima e noi stessi successivamente puntiamo a scalare la montagna della società in modo da arrivare sempre più in alto, diventare sempre più “bravi” facendo entrare nella nostra vita frustrazioni e stress. Per “riuscire” bisogna imparare a obbedire senza contraddire: niente contestazioni a voti, niente ribellioni giovanili. Colui che uscirà dalla scuola sarà un perfetto conoscitore di nozioni, la storia, il diritto o la matematica non avranno segreti per lui, ma sarà una persona vuota che non sa vivere con chi lo circonda e che al lavoro sarà un modello di perfetta sottomissione. Spesso tutto ciò avviene in modo inconscio.

È necessario riprenderci il discorso educativo e lavorare sulle future generazioni lottando il più possibile all'interno della scuola e soprattutto promuovendo nuove forme di apprendimento, che mettano al centro della lezione la persona in sé e non la materia, che aiutino il bambino, il ragazzo a imparare e a comprendere. È importante un nuovo lavoro che punti all'individuo considerandolo parte fondamentale di un gruppo e una delle colonne portanti di esso; combattiamo l'isolamento del “meno bravo” all'interno delle classi e promuoviamo lezioni costruite dall'adulto e dal bambino/ragazzo insieme perché l'interesse è il solo modo per aiutare le persone a essere curiose e a conoscere sempre più.

Il dibattito di un'alternativa vede innanzitutto da una parte chi propone di costruire realtà nuove e libertarie, nelle quali si punta a insegnare al bambino in casa (homeschooling) o in strutture particolari (a Genova per esempio Mareggen); dall'altra vi sono coloro che temono che scuole di questo genere siano troppo elitarie sia dal punto di vista del costo sia dal punto di vista culturale e la cui proposta che portano avanti dunque è una scuola pubblica non statale gestita da consigli di professori, alunni e genitori (ovviamente non devono necessariamente essere presenti tutti e tre i consigli) senza una direzione scolastica a piramide in cui uno solo (il direttore) decide e i consigli sono solo fantasmi.

Come portavoce delle due alternative ci saranno la scuola libertaria Mareggen, officina del crescere di Genova e Alternativa libertariahttps://m.facebook.com/federazione.anarchici

A seguire proiezione del documentario UNLEARNING (https://m.facebook.com/letsunlearning) "

martedì 20 gennaio 2015

solidarietà da Genova - comunicato della Sezione Nino Malara Genova A lternativa Libertaria/FdC A

Aggressione fascista al CS A Dordoni di Cremona Alternativa Libertaria/FdC A - sezione Nino Malara di Genova esprime tutta la propria solidarietà e vicinanza ai compagni del Centro Sociale Dordoni per la vile aggressione subita da parte dei fascisti di Casa Pound. A l compagno Emilio, ora in coma farmacologico, esprimiamo oltre alla solidarietà la promessa di impedire che quanto capitato a lui possa capitare ad altri. Ti aspettiamo nuovamente in forma e accanto nelle nostre lotte Emilio! E’ con ferma condanna e rammarico che ultimamente assistiamo troppo di frequente ad episodi che pensavamo non potessero riproporsi mai più. E’ evidente come quanto stia avvenendo vada di pari passo con una fase storica che vede la perdita di numerosi diritti in ambito lavorativo, sociale e sanitario e, decisamente preoccupante e significativo, lo smantellamento della scuola pubblica con la conseguente impossibilità di offrire una istruzione laica e il più possibile ampia . Tale situazione è terreno fertile per il fermentare di rigurgiti fascisti che trovano, in determinati contesti, l’ambiente idoneo per il reclutamento e lo sviluppo della loro esistenza. E’ ferma intenzione impedire che tali semi germoglino ulteriormente e ci impegneremo affinché vengano sradicati in profondità . Questo è il nostro impegno e la promessa nei confronti di chiunque, insieme ad Emilio, sia stato vittima di questi infami. Le sedi di Casa Pound sono unicamente dimora per la violenza, l’ignoranza e la paura di chi SI VUOLE CREDERE diverso dallo stereotipo distorto di una presunta normalità! Non solo dovrebbero essere chiusi quelli esistenti ma M A I PIU ’ dovrebbero sorgere ulteriori spazi dove possano germogliare le nere idee. Non ci stupisce che ad ogni evento similare, tali soggetti, trovino protezione da parte di forze dell’ordine asservite ad un regime che non teme nemmeno più d’essere riconosciuto quale tale. A lternativa Libertaria/FdC A Sezione Nino Malara Genova

martedì 26 novembre 2013

Da Genova a Bologna - 22/23 novembre 2013

22/23 novembre 2013 I tranvieri di Genova hanno segnato un passaggio importante e guadagnato una posizione fondamentale: hanno bloccato la privatizzazione e non hanno accettato peggioramenti alla loro prestazione lavorativa e questo serve come riferimento al resto del paese. Se non sono i lavoratori dei servizi che si oppongono al disegno del capitale in merito allo stato sociale, non si va da nessuna parte. Resta il punto su come reperiranno le istituzioni i miliardi che occorrono, le linee che verranno appaltate, come evitare una privatizzazione mascherata. Non è finita, da qui fino alla fine del 2014 la partita è aperta, ma tutto questo non spetta ai soli tranvieri, non li si può lasciare soli. E almeno due sono i punti fondamentali: il primo è la ridefinizione della rappresentanza sindacale o la sua ricostruzione non su basi di sigle, ma su basi più aderenti alle necessità; il secondo è una rappresentanza sociale in città che esprima contenuti politici di mantenimento dello stato sociale contro le privatizzazioni, rappresentanza sociale dove i lavoratori siano presenti e determinanti. A Bologna per la dignità per i diritti. Sono state queste le semplici parole d'ordine stampate sul manifesto di convocazione della manifestazione dei facchini della logistica. La manifestazione riuscita di Bologna sta a indicare che la repressione dentro i luoghi di lavoro del settore della logistica fatta di ricatti, servilismi, licenziamenti di delegati e di attivisti sindacali, con l'aggiunta di denunce per i blocchi degli interporti che si esplicita in un attacco diretto alle lotte, non passa, non ha distrutto quello che in questo anno e mezzo di iniziative è stato costruito. La logistica è un settore fondamentale dello scontro/conflitto fra capitale e lavoro che possiamo definire strategico ed importante seguire, capire, per partecipare allo sviluppo delle lotte, delle forme organizzative di costruzione e ricostruzione che la classe mette in campo per rompere il dominio del capitale sulla prestazione lavorativa e la condizione di vita dei lavoratori. La strada sin qui seguita con la costruzione della rappresentanza nelle lotte che pone come punto iniziale la conquista del lavoro contrattato, che rompe la logica del mercato delle braccia e non solo gestito dai padroni, indica un percorso di classe che ci riporta ai fondamentali della organizzazione di resistenza che la stessa ha costruito o meglio costruisce. Pur non credendo ai facili entusiasmi, siamo impegnati e agiamo nella difficile e complessa azione politica di ricostruzione dei rapporti di forza, oggi distrutti. I segnali, quello che la classe ha messo in campo a Genova e Bologna nella settimana trascorsa, vanno con tutto il loro carico di difficoltà e incertezze in questa direzione. Commissione Sindacale Federazione dei Comunisti Anarchici 24 novembre 2013

Genova: lotte nei trasporti

Siglato l’accordo Spetterà ai lavoratori dell’azienda trasporti trarre le conclusioni da un accordo con luci e ombre. Per quel che ci riguarda abbiamo sostenuto la loro battaglia, ci interessa qui fare una riflessione e fissare alcuni punti. La lotta è stata contro i licenziamenti, contro il peggioramento delle condizioni di lavoro, contro la riduzione del salario attraverso l’eliminazione dei contratti sia aziendali che nazionali, contro la perdita delle parti normative,delle tutele e dei diritti. Questo significa per la classe l’azione del capitale di privatizzare, esternalizzare le aziende in capo al “pubblico”, poi le ovvie ricadute sul servizio e i cittadini. Una lotta difensiva sottolineiamo, ma su questo punto occorre chiarire: non esiste una separazione per cui le lotte si dividono in difensive e d’attacco. Oggi occorrerebbero queste ultime, ma il legame risulta connesso in quanto non esiste lo spartiacque; battaglie e lotte di natura differente si intersecano. Per primo i lavoratori hanno preteso che l’azienda rimanga pubblica; secondo che debba essere ricapitalizzata con soldi pubblici che si devono trovare, l’esatto contrario di quello che il capitale sta imponendo. L'esatto contrario di quanto sindaci, governatori, ministri e compagnia cantante vanno a garantire con gli accordi di svendita e distruzione del pubblico a favore dei profitti privati. Non a caso la lotta ha impedito al consiglio comunale di funzionare. Il comportamento del sindaco e compagnia è solo cronaca e non ci interessa. Non è certo la scala locale, un sindaco più o meno amico, che con il patto di stabilità può spostare l'ago della bilancia. Ma perché Genova? Perché la realtà genovese, sul terreno sociale generale e nello specifico di quei lavoratori, è comune alla quasi totalità dell’area economica di riferimento. Genova è una di quelle realtà - ormai sono pochissime nel centro-nord - dove la rappresentanza dei lavoratori non è stata distrutta; sconta, sì, diverse riduzioni e problemi, ma nonostante questo ha comunque una continuità. Quando “partono” lotte con questi contenuti e questa intensità occorre aver chiaro che esiste una rappresentanza che in barba a dirigenti locali e nazionali “farlocchi” si impone: la limitazione del diritto di sciopero nei servizi scompare e si regge per giorni creando attorno alla lotta una forte rete di solidarietà che non è mancata. Un momento di lotta di classe capace di dialogare e costruire movimento, nella speranza che questo passaggio si sedimenti sul terreno della rappresentanza sindacale e sociale. Genova dimostra che si può contrastare l’indirizzo e l’azione del capitale dal basso. Con i lavoratori di Genova oggi possiamo dire che siamo meno deboli sul terreno dello scontro capitale-lavoro. Commissione Sindacale Federazione dei Comunisti Anarchici 23 novembre 2013

I sacrifici dei lavoratori non bastano mai

Sciopero ad oltranza dei lavoratori ATM Genova Questo, in sintesi, il risultato dell'accordo tra AMT e sindacati del 7 maggio scorso: "Un accordo che serve a tappare il buco di bilancio solo per un anno. Toglie ai lavoratori 5 giorni di ferie, integrativi per almeno 1.500 euro ed introduce i contratti di solidarietà. Conferma 230 esuberi fra il personale AMT. Non assicura nulla per il personale degli appalti creando altri esuberi in questo settore. Aumento delle proprietà immobiliari di AMT con conferimento di proprietà da parte del Comune. Il tutto finalizzato alla seconda privatizzazione di AMT." (fonte CUB Trasporti) Per capire la preoccupazione e la rabbia dei lavoratori dell'AMT - in sciopero ormai da 3 giorni - e le dure forme di lotta che hanno scelto, bisogna mettersi nei loro panni. I lavoratori dell'AMT di Genova sono stati traditi. Non sono bastati i sacrifici che hanno sostenuto per salvare l'azienda dal fallimento. Di nuovo, com'era prevedibile, si parla di privatizzazione. Non è una novità. In questo Paese, alla riduzione dei flussi di investimenti dal "centro" alle "periferie" per i servizi pubblici e sociali si risponde tradizionalmente con tagli, esternalizzazioni e privatizzazioni. Alle crisi delle aziende pubbliche si fa fronte solo con i sacrifici imposti ai lavoratori. Si arriva addirittura ad abbandonare a se stessi malati e disabili. Ma ora, a Genova, i lavoratori hanno detto basta. Sfidando le precettazioni, stanno facendo l'unica cosa che abbia senso fare in questa situazione: SCIOPERO AD OLTRANZA. I lavoratori AMT - a cui si sono aggiunti quelli delle altre compartecipate ASTER ed AMIU - vanno sostenuti dalla collettività, che pure sta pagando un prezzo molto alto in questa vertenza. La lotta dei lavoratori di AMT contro la privatizzazione dell'azienda di trasporto urbano deve essere la lotta di tutti. Dovrebbe essere anche la lotta di un sindaco e di una giunta comunale che avevano basato la loro campagna elettorale proprio contro le politiche di privatizzazione. Dovrebbero essere i primi ad alzare la voce contro il Patto di Stabilità, recarsi in Regione ed a Roma per ottenere finanziamenti urgenti ed anche dimettersi, se del caso. Invece, ancora una volta, preferiscono prendere in giro i lavoratori ed i loro elettori, adeguandosi alla ragion di Stato e rimanendo incollati ai loro posti. Noi sosteniamo incondizionatamente la lotta dei lavoratori AMT di Genova. Siamo stati e saremo sempre al loro fianco in piazza per la difesa dei loro salari, dei loro diritti e per la salvaguardia ed il rilancio della mobilità pubblica. AZZERARE CDA ED ENTI BILATERALI INUTILI, ABBATTERE I COSTI DELLA POLITICA E LE SPESE MILITARI, RINUNCIARE ALLE GRANDI OPERE NOCIVE PER L'AMBIENTE. REINVESTIRE NEI SERVIZI PUBBLICI E SOCIALI E NELLA TUTELA DEL TERRITORIO. Sezione N. Malara - Genova Federazione dei Comunisti Anarchici 21 novembre 2013

giovedì 18 luglio 2013

Vuoi un’ala? Vuoi una ruota? Vuoi il casco del pilota? - Genova No F-35

L’Italia sta acquistando 130 aerei militari f 35. Il costo sarà di 15 miliardi di euro (senza contare i costi di manutenzione.)


· Sono aerei da bombardamento, potenzialmente capaci di trasportare ordigni nucleari. L’Italia non dovrebbe possederne alcuno, perché la Costituzione vieta la guerra di aggressione (e questi aerei non servono certamente a difendere il suolo dell’Italia); e perché ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare.

· Il Canada ha già rinunciato ad acquistarli per la loro inaffidabilità tecnica; nessuna penale è a carico di chi decida di rinunciare all’acquisto.

· Un tenace movimento di opposizione cerca di impedire questa spesa immorale ed insensata. Il parlamento vota una blanda ed ambigua mozione che subordina ogni ulteriore acquisto ad una discussione parlamentare; ma il presidente della Repubblica Napolitano riunisce il Consiglio Supremo di difesa ed esautora il parlamento.

· I favorevoli all’acquisto, tra le altre motivazioni, accampano quella dei posti di lavoro che la costruzione degli aerei in corso a Cameri, (Novara) creerebbe. E’ facile rispondere loro che un’analoga spesa nell’istruzione, nell’arte e nel sociale creerebbe altrettanti o più posti di lavoro, in maniera eticamente più accettabile.

Abbiamo deciso di rendere “visibile” l’insensatezza di questa spesa e di solidarizzare con le iniziative in programma in questi giorni a Cameri.

Mercoledì 17 luglio consegneremo simbolicamente ad altrettanti enti ed associazioni “un pezzo” di f35: per esempio un’ala (5 milioni di euro) , la fusoliera (10 milioni di euro), il radar ( 10 milioni di euro), il casco del pilota (430 000 euro), il propulsore (30 milioni di euro); siamo certi che ne faranno buon uso.


A riceverlo, saranno lavoratori/ trici e rappresentanti degli enti interessati.

Gli orari che seguono hanno valore indicativo, e potranno subire variazioni che comunicheremo tempestivamente:

· Ore 13.30: consegna di “un pezzo di f 35” all’ospedale Gaslini (appuntamento di fronte all’ingresso principale, via Gerolamo Gaslini)

· Ore 14.30: consegna di “un pezzo di f 35” all’ospedale San Martino, all’IST ed alle facoltà scientifiche dell’università ( appuntamento di fronte al Pronto Soccorso dell’ospedale)

· Ore 15.30: un pezzo al teatro dell’Archivolto ( appuntamento di fronte all’Archivolto, piazza Gustavo Modena 3)

· Ore 16.30: un pezzo ciascuno a realtà di volontariato e di solidarietà che operano in centro storico: Centro antiviolenza di salita Mascherona, ambulatorio internazionale Città aperta, comunità di San Benedetto ed altre. Apuntamento presso l’ambulatorio di Città aperta, vico del duca 37

· Ore 17.00: un pezzo ad Emergency, ed un pezzo alla consulta per l’handicap. Appuntamento presso l’info point di Emergency, sottopasso della metropolitana piazza De Ferrari

· Ore 17.30: un pezzo al teatro Carlo Felice ed uno ai vigili del fuoco. Appuntamento di fronte al teatro Carlo Felice

La manifestazione si concluderà dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale con la 581° Ora in silenzio per la pace”, www.orainsilenzioperlapace.org durante la quale verrànno illustrate ai passanti le motivazioni dell’iniziativa.



Coordinamento genovese NO F 35





IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)