ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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martedì 7 novembre 2017

27 ottobre e 10 novembre, lavoratrici e lavoratori in sciopero generale

In una realtà mediaticamente costruita per criminalizzare il diritto di sciopero, per raffreddare il conflitto sociale e sindacale all’interno di protocolli punitivi, per impedire l’esercizio del diritto di coalizione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro, ogni indizione di sciopero assume il grande valore di restituire voce e protagonismo alle donne ed agli uomini, nativi ed immigrati, che vivono di lavoro salariato, di precariato, di pensioni insufficienti, di sussidi, di assistenza, di disoccupazione, spesso in condizioni di ricatto e di vessazione come nel settore della logistica.
Sono queste le voci e questi i protagonisti che il 27 ottobre ed il 10 novembre sciopereranno e manifesteranno per rivendicare la restituzione del maltolto in questi lunghi anni di crisi, la redistribuzione della ricchezza prodotta in un paese che si dice sia uscito dalla crisi, l’universalismo di diritti e tutele per poter vivere bene.
Ancora una volta sarà la generosità di lotta e la consapevolezza dei propri interessi di classe di migliaia di lavoratrici e lavoratori che daranno la cifra delle due giornate di sciopero.Sono questi i corpi, questi i sorrisi, questa la rabbia, questa la voglia di coalizzarsi e di contare che fanno di ogni sciopero un pezzetto della lunga storia della lotta di classe.
Avrebbe potuto essere una sola grande giornata di sciopero con tutte le sigle del sindacalismo alternativo unite nell’indizione, ma così non è stato nonostante tentativi di unità.
Tuttavia, sebbene la doppia indizione potrebbe far perdere in incidenza alle mobilitazioni previste, rimane attesa una significativa partecipazione a queste prime due date di sciopero, di manifestazione, di lotta e di autodeterminazione in una situazione di feroce ristrutturazione capitalistica ancora in atto dopo 9 anni di crisi.
Le piattaforme presentate per le due giornate di sciopero risuoneranno negli slogan, poi bisogna lavorare per l’unità dei lavoratori, per l’unità di classe.
Alternativa Libertaria sosterrà ove possibile le giornate del 27 ottobre e del 10 novembre.
Segreteria Nazionale
di Alternativa Libertaria/fdca
24 ottobre 2017

domenica 13 marzo 2016

18 marzo sciopero generale contro la guerra e l'autoritarismo del mondo del lavororo





 
 
 
 
 
Il SI Cobas, La Cub e l’USI-Ait hanno indetto per l’intera giornata di Venerdì 18 Marzo uno Sciopero Generale Nazionale, che vedrà i due cortei principali snodarsi tra le vie di Milano e Napoli.

 

Con questo sciopero ci opponiamo

·           alle legislazioni degli ultimi decenni e in particolare al Jobs Act che hanno cancellato diritti conquistati con la lotta, liberalizzato i licenziamenti, reso precari tutti i contratti di lavoro esistenti,

·           agli accordi tra padroni e sindacati venduti che espellono la democrazia e il dissenso dai luoghi di lavoro.

 

Nello stesso tempo lo sciopero si propone di  unificare le lotte, diffuse ma frastagliate, di quei settori che si oppongono alla brutale offensiva del grande capitale e del suo governo e in molti casi riescono a strappare miglioramenti,(vedi accordi della logistica) per generalizzarle agli altri settori e creare un fronte di classe.

All’offensiva interna contro i lavoratori corrisponde un’offensiva esterna degli Stati imperialisti per imporre e spartire il loro dominio sul mondo. Per questo la nostra lotta è tutt’uno con la lotta contro tutte le guerre di oppressione che alimentano il terrorismo  e minacciano esperienze   rivoluzionarie dal basso (es. a Kobane nel Rojava).

Quindi un forte NO A OGNI INTERVENTO MILITARE ITALIANO, in Libia o altrove!

Chiediamo la cancellazione delle pessime riforme sulla scuola che hanno sottratto risorse a quella pubblica per privilegiare le private e che l’hanno sottomessa agli interessi speculativi delle aziende, regalandovi manodopera gratuita con l’alternanza scuola-lavoro.

Rivendichiamo una sanità gratuita e di qualità, un reddito dignitoso per disoccupati e precari, un aumento delle pensioni e l’uguaglianza per gli immigrati.

Lottiamo contro inquinamento e devastazione ambientale, commessi in funzione degli interessi del capitalismo, per la difesa della salute.

Lottiamo per il  diritto all’abitare, negato dalle politiche antipopolari dei governi che, per favorire la speculazione edilizia, svendono le case popolari ai privati e criminalizzano gli occupanti in stato di necessità con minacce e sgomberi militarizzati.

 

Contro questo crescendo di macelleria sociale ai danni dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, dei disoccupati, degli inquilini è necessario unirci e lottare.

venerdì 15 gennaio 2016

CENTO ANNI DI STORIA OPERAIA: LA CAMERA DEL LAVORO DI SESTRI PONENTE E L'UNIONE SINDACALE ITALIANA di GUIDO BARROERO.

Una storia d'altri tempi, una storia di cui abbiamo perso la memoria. La
storia della Camera del Lavoro di Sestri, roccaforte del sindacalismo
rivoluzionario fino all'avvento del fascismo, è stata dimenticata (o
rimossa) per troppi anni. L'ultimo lavoro di Guido Barroero la riporta a
noi, per restituirci quei momenti e quei lavoratori che, con loro
continuo impegno, seppero costruire un sogno.


Con questa breve introduzione è stata presentata nel genovesato la ricerca storica , ultima fatica , di un sindacalista di base , militante anarchico e compagno conosciuto per il suo duplice lavoro di storico e sindacalista , Guido Barroero . Il volume fu pensato come contributo specifico all'interno di quelle pubblicazioni previste per il centenario del Unione Sindacale Italiana (aderente all'Associazione Internazionale dei Lavoratori/AIT) . Come "Almanaco di Guerra di Classe" e "Le Figure storiche dell'U.S.I." oppure "Il sindacalismo rivoluzionario in Puglia dalle origini alla settimana rossa"
 
Il lavoro sulla camera del lavoro di Sestri Ponente come focus sulla provincia italiana operaia e il suo protagonismo nella storia dimenticata di questo paese , la storia fatta dagli oppressi contro le classi dominanti , la storia della loro emancipazione  . Un lavoro bello perchè utile sia per la testimonianza che per la caparbietà a non voler rinunciare a metodi e prassi da sempre connaturali alle classi subalterne , il mutualismo e la lotta di classe autogestionaria.
Si racconta la storia per trarne una morale come nel classico pedagogismo e questa storia è storia di uomini e donne che non vollero chinare il capo o togliersi il cappello ma che per un giorno , per un solo giorno cercarono di rovesciare i termini della situazione sociale e della loro condizione .
" Cento anni di storia operaia "       
  
è in distribuzione presso Arti e Mestieri USI AiT, il libro costa 15,oo euro compreso di spedizione.
il libro va richiesto tramite e-mail inviata a rivoltalibera@libero.it


 
 
 
Post Scriptum
 
 
Da sempre gli scritti di Barroero , siano essi articoli o saggi si sono contraddistinti per meticolosa  grammatura e posatura , dando spessore alla sua militanza , purtroppo va constato la cattiva scelta da parte dell'editore e committente della stampa , ovvero il sindacato Arti e Mestieri Usi Ait , nel introdurre nell'opera dispense oltre che prefazione orientate ad rinverdire recenti polemiche interne legate alla fine della segreteria dello stesso Barroero  e alla vita associativa . Detto ciò la ricerca di Barroero , recentemente scomparso , riamane valida , cosi come non c'era bisogno di aggiungere altro sulla antipatica vicenda della scissione di "arti e mestieri" dal resto dell'USI AIT
 

 
 


martedì 22 settembre 2015

Sanità e terzo settore - contributi tavola rotonda sulla sanità pubblica e universale , Pordenone 13 settembre 2015

Relazione di Luca Meneghesso (USI AIT Trieste) su Sanità e Terzo settore alla tavola rotonda sulla sanità pubblica organizzata dalla FdCA tenuta a Pordenone il 13 settembre 2015. Scarica il pdf. http://www.usi-ait.org/index.php/sanita/53-nazionale/1000-sanita-e-terzo-settore

Riflessioni Sulla situazione a livello sanitario - contributi dibattito tavola rotonda sulla sanità del 13 settembre 2025 - Pordenone

Contributo del compagno Lusi Corrado della USI AIT Sanità di Firenze per la tavola rotonda del 13 settembre scorso su sanità pubblica e universale organizzata a Pordenone dalla sezione nord est de Alternativa Libertaria / FdCA ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Riflessioni Sulla situazione a livello sanitario Vorrei Partire dal presupposto che lavorare per vivere è un oltraggio alla dignità della persona. Per me questo è sempre stato un principio indiscutibile. Questo insulto si rende ancora più evidente quando timbriamo il cartellino non avendo facoltà e diritto di decidere di cosa e di come produrre. Su questo concetto si fonda la democrazia borghese e la società capitalista. Nostro compito e dovere morale è trovare delle strategie per ribaltare questo sistema e neutralizzare questa forma contemporanea di schiavitù. Nella società moderna ogni essere umano, dal momento in cui mette piede al mondo dovrebbe avere alcuni diritti universali che dovrebbero essere inalienabili, tra di questi il diritto alla salute. Questo diritto e questo principio viene ribadito da tutti quotidianamente raccontando addirittura di mondi da favola, tuttavia specialmente noi che operiamo in ambito sanitario sappiamo molto bene che ogni governo, seppur sbraitandolo come intoccabile e difeso lo nega sistematicamente disattendendo ogni promessa fatta. Questo diritto viene anche sancito dall’articolo 32 della costituzione italiana. Quello a cui stiamo assistendo oggi in ambito sanitario è un qualcosa di diabolico e perverso. Per il capitale la medicina diventa uno strumento di profitto, per cui i bisogni del capitale saranno prioritari rispetto a quelli dell’utenza. Secondo i dati ISTAT l’11% degli italiani, pari a ben sei milioni di cittadini rinuncia alle cure nonostante ne abbia effettivo bisogno, per motivi economici. L’attacco allo stato sociale, portato avanti da una sinistra istituzionale sempre più asservita ad una destra protagonista e regista dello smantellamento della sanità pubblica sta già facendo pagare costi salatissimi. una salute merce, una sanità profitto, una prevenzione azzerata, una qualità assistenziale inesistente perché basata su carichi di lavoro insopportabili e su una precarizzazione totale di ogni diritto dei lavoratori. La concessione ai privati dell’intera gestione degli ospedali è un qualcosa di diabolico. La sanità pubblica, da fabbrica di prestazioni che ha tenuto conto dell’efficienza e non delle esigenze dell’utenza nella ”efficacia” delle sue offerte, si trasformerà in maniera progressiva in una enorme fonte di guadagno per la sanità privata, la quale verrà finanziata e favorita da un pubblico sempre meno capace e desideroso di rispondere al diritto di salute. Non voglio parlare di numeri, in quanto ormai tutti gli addetti ai lavori e comitati vari di lotta che stanno nascendo nei vari territori ne hanno ben chiari con gli effetti ad essi correlati. Vorrei concentrarmi su un altro punto e cioè di iniziare a valutare se vi sia anche da noi la possibilità di pensare in altri termini per un cambiamento radicale del modello sanitario e sul concetto di salute. Sono fermamente convinto che la risposta all’attacco sociale portato avanti indistintamente dai vari governi che si sono succeduti nel corso di questi ultimi decenni è stato un vero e proprio fallimento. Sebbene non sia in questo contesto che dobbiamo analizzare circa le motivazioni e sulle responsabilità, dobbiamo tuttavia avere la consapevolezza e la volontà di andare oltre. Dal momento che come Anarcosindacalisti non cerchiamo di andare contro il sistema, ma bensì di andare fuori dal sistema stesso, dopo anni di proteste fallimentari credo sia arrivato il momento di agire. Occorre dare delle proposte diverse e più consone a ciò che rappresentiamo. Crediamo sia necessaria un’altra idea di salute, un altro modello che apra la via allo sviluppo di un sistema di salute al margine del modello egemonico. Questo è ciò che noi perseguiamo. Noi ambiamo ad un percorso che vada in tutt’altra direzione e che stia in relazione alla necessità di rompere definitivamente con il sistema statale classico il quale ha drammaticamente fallito. Un sistema che non poteva altro che fallire in quanto non stava al servizio dei bisogni dei cittadini ma bensì all’interno di una logica disumana che mercifica il diritto alla salute. Le trasformazioni subite negli ultimi anni dal sistema sanitario hanno generato un servizio pubblico che, per far quadrare i conti, risponde alle logiche gestionali prima che alla domanda di salute. Una sanità gestita nella società alla quale aspiriamo, una società solidaria e umana davvero. Questo cosa vuol dire; Si tratta di prendere atto che a fronte di tagli alla sanità come ad altri servizi, nonchè ai rovesci della produzione nelle attuali crisi economiche, oltre alle lotte rivendicative di resistenza sociale si possano valutare e rendere pratiche forme di riappropriazione diretta anche in ambito sanitario. Dobbiamo essere consapevoli che un altro modello è possibile e le varie esperienze in alcuni paesi lo dimostrano ampiamente. Come USIS ci stiamo lavorando da tempo ed abbiamo in mente un progetto di sperimentazione che verrà presentato al prossimo nostro congresso di settore. Carissimi noi non vogliamo soffermarci sulla bellezza delle idee e sulle parole. Per quanto mi riguarda L’autogestione della salute è un’aspirazione giusta e necessaria per l’insieme della società, che richiede lo sviluppo di centri di salute all’altezza di questa svolta. Abbiamo sempre sostenuto che la salute non può essere un affare ed una merce, pertanto neanche le nostre coscienze possono essere mercanzie al servizio dello Stato, delle industrie farmaceutiche, e del resto dell’apparato sanitario dominante. Non possiamo tuttavia evitare l’importante lotta che si sta sviluppando in seno alla sanità pubblica, contro il percorso perverso intrapreso verso la redditività della salute tramite la riconversione del pubblico in privato. Pensiamo che la lotta non deve essere però solo per il recupero di un luogo di lavoro o di un ospedale privatizzato. Crediamo sia necessaria un’altra idea di salute, un altro modello che apra la via allo sviluppo di un sistema di salute al margine del modello egemonico. Un modello di sanità pubblica cooperativista per la difesa della salute come diritto. Un modello che deve basarsi sulla costruzione e sull’azione partecipativa come parte dello sviluppo umano dell’individuo in tutte le sue dimensioni . Un processo sperimentale collettivo d’insieme con l’obiettivo che le persone possano lavorare in forma sinergica e creativa per dare gestazione ad una società libera. In questo contesto noi crediamo si debba valorizzare ed intervenire dove poter praticare un’idea differente del diritto alla salute, coniugando un’attività concreta di intervento nel territorio con una battaglia politica più generale di trasformazione sociale. Un luogo in cui l’attività svolge anche un ruolo di comunicazione e non di pura osservazione. Un tentativo di unire un concetto di cura e di prevenzione con la denuncia degli abusi di una sanità permeata di profitti, sempre più inaccessibili per i poveri, sempre più a misura di ricchi e assicurazioni private. Il progetto che noi abbiamo in mente nasce dalla convinzione che sia possibile e necessario vivere in modo autonomo e autogestito, dal momento che gli stati ed il sistema hanno smesso di essere un servizio per i cittadini. Se ognuno di noi cambiasse il proprio atteggiamento e smettesse di appoggiarsi alle strutture di potere, potremmo invertire rotta e decidere coscientemente cosa vogliamo e cosa no. I progetti di autogestione che anche come USI sanità ci proponiamo di promuovere mirano alla costruzione di un’informazione diversa finalizzata al reale coinvolgimento dei soggetti, per diventare luogo di autorganizzazione dei bisogni reali. Su questo spirito e sotto questa ottica dobbiamo svolgere permanentemente questo lavoro. Nostra funzione insieme a tutti quei soggetti interessati è di valorizzare questa nuova idea di salute pubblica, ponendosi come obiettivo di dare praticità ad un progetto e fare in modo che non rimanga soltanto forma astratta. In questo contesto non dobbiamo inventarci niente di nuovo, così come non dobbiamo partire completamente impreparati. Dobbiamo confrontarci ed organizzarci. Ci sono molte esperienze a cui poter fare riferimento e da cui attingerne il lavoro e la programmazione per poterla sviluppare ed analizzare anche nel nostro ambito. Abbiamo rivolto per esempio particolare attenzione sull’approfondimento alle esperienze spagnole di autogestione della sanità, che non si limitano soltanto a far fronte a necessità causate dalla crisi, ma propongono un nuovo modello sanitario. Le strutture sanitarie autogestite infatti non devono essere soltanto una risposta a dei problemi che hanno a che fare unicamente con le cura medica, o per riempire il vuoto lasciato dallo stato. Quello che pensiamo è ad un progetto creato mediante un assemblea generale di vicini, progetti sociali e collettivi che vivono e agiscono dentro ai territori che tenga di conto dall’assistenza sanitaria di base, all’ aiuto immediato gratuito e appoggio psicologico fino alla promozione del concetto di una sanità aperta a tutti gli individui senza discriminazioni per razza, colore, origine,identità sessuale o religione. Ciò che deve spingere maggiormente i suoi partecipanti nell' agire politico è il concetto di solidarietà reciproca, contrario ad una visione egoistica o di assistenzialismo filantropico, dato il fatto che tutti possiamo essere migranti, senza tetto,lavoratori precari e senza accesso al sistema sanitario. Per questo ciò che dobbiamo applicare nella pratica è la forma nella quale ci piacerebbe vedere la sanità gestita nella società alla quale aspiriamo, una società solidaria e umana davvero. Riteniamo che il nostro progetto di autogestione debba altresì essere cellula viva di resistenza sociale e di emancipazione contro le barbarie contemporanee,cosi come la collaborazione con le assemblee popolari e i sindacati di base. In ultimo Credo sia importante precisare e tenere conto che, considerando il diritto alla salute come un diritto fondamentale e inalienabile dell’individuo e della collettività, sia opportuno sottolineare che parlare ed attivarsi alla sperimentazione autogestionaria nella sanità non vuole e non deve essere considerata come un’attività sostitutiva ai servizi offerti dal SSN e neppure una attività di generico volontariato, ma una forma di autorganizzazione sociale, solidale e mutualistica. Considero questa battaglia come la fase iniziale di un obiettivo cui raggiungere per l’estensione dei diritti e delle garanzie di cittadinanza per tutti ed un punto di informazione e discussione intorno al tema della salute e del diritto alla cura. Se la salute quindi per quanto ci riguarda è un diritto di carattere pubblico, un bene comune né statale né corporativo, ma bensì di tutti cittadini, come anarcosindacalisti abbiamo il diritto di promuoverlo con ogni mezzo a noi più consono. Corrado Lusi

venerdì 3 ottobre 2014

TUTELE CRESCENTI O CRESCENTI PERDITE DEI DIRITTI?

E’ un curioso modo di ragionare quello del sig. Renzusconi il cui governo sta varando una legge in parlamento per togliere ai nuovi assunti a tempi indeterminato la tutela dell’art.18 (o meglio quella che rimane dopo la legge Fornero), sostituendola con un sistema di cosiddette “tutele crescenti” per cui in caso di licenziamento ingiustificato il lavoratore/trice verrà risarcito con un contributo in denaro crescente, legato all’anzianità nell’azienda, anziché con il reintegro. E tutto questo viene presentato dalla bella faccia tosta del premier Renzi come fosse un grosso favore nei confronti dei lavoratori e lavoratrici, anziché un regalo verso l’ ingordigia famelica dei padroni d’impresa e delle loro associazioni. Ha mai sentito parlare il sig. Renzusconi del significato della parola ricatto, condizione in cui vive un dipendente quando può essere licenziato senza motivazione in qualsiasi momento, soprattutto se si azzarda a rivendicare i propri diritti e la dignità nel suo posto di lavoro? Sicuramente le condizioni in cui Renzusconi opera e governa di garanzie ne ha più che in abbondanza. Siamo sicuramente di fronte ad un atto di estremo autoritarismo, per non dire molto peggio, dal momento che la approvazione di questa legge significa un colpo di spugna che modificherà, in modo gravemente peggiorativo, tutti i contratti di lavoro fin’ora in vigore, frutto di anni di lotte e di mediazioni fra le parti, azzerando tutte quelle parti che limitano il periodo di prova, prima della dell’assunzione, a poche settimane o al massimo pochi mesi a secondo dei livelli categoriali. Solo adesso si è risvegliata la Camusso, la “bella addormentata nel bosco” (in buona compagni con Angeletti e Bonanni), accusando il “premier” di logica thatcheriana. Anche la cosiddetta “punta avanzata” del sindacalismo confederale, il segretario della Fiom Landini, osa nei confronti di Renzi, con il quale si è trovato spesso a colloquiare, definire la sua una “presa per il culo”. Ma Cgil, Cisl, Uil se la sono ampiamente meritata questa presa per i fondelli: nel mentre Renzusconi dichiarava apertamente, e continua a farlo, che del giudizio nel sindacato se ne frega senza alcuna risposta dignitosa e adeguata; nel mentre procedeva incontrastato nell’approvazione del Jobs Act (riduzioni di diritti) e preannunciava già da mesi di introdurre la “contro-riforma” delle cosiddette “tutele crescenti”, senza che da parte confederale ci fosse una adeguata e reale risposta. Che poi Renzusconi si permetta il lusso di tirare in ballo le responsabilità dei confederale nella divisione dei lavoratori/trici tra maggiormente tutelati e quelli senza tutela se lo meritano pure per la loro ignavia accondiscendenza. Ma non si può certo dimenticare che proprio i suoi attuali alleati di governo, e il suo stesso partito, hanno promosso proprio quelle leggi, e continuano tutt’ora, che hanno prodotto quel disastro di precarietà senza tutele che si è così rapidamente diffuso. Cosa può recriminare Renzusconi quando ci propone un modello per appianare le differenze togliendo diritti a chi ce l’ha, invece di darli a chi non li ha ancora. Ma Renzi nel suo giochetto delle tre carte sa benissimo come stanno le cose: la vittima sacrificale sarà ancora una volta la classe lavoratrice, perché è quanto richiesto dai padroni e dalle loro associazioni ed è il diktat imposto dalle politiche dalla U.E. Ancora una volta Cgil, Cisl e Uil staranno a guardare, concedendosi qualche aziona dimostrativa come prevede il copione della finta opposizione. Ancora una volta la domanda che ci si pone, rivolta al sindacato conflittuale e all’intera area dell’opposizione sociale: se non ora quando?. Enrico Moroni

martedì 3 dicembre 2013

ANNOTAZIONI SANITARIE - gruppo libertario Remo Tartari di Ferrara

ANNOTAZIONI SANITARIE Premessa In questi mesi il Gruppo Libertario Remo Tartari è più volte tornato sulla questione del disfacimento del sistema sanitario provinciale ad opera di nani, ballerine e sicari del sistema che in nome dell'autoconservazione non esitano un attimo a sacrificare i diritti del popolo per un garantirsi un futuro che non gli appartiene. Scenario La lotta per la salvaguardia del San Camillo di Comacchio che dura da 13 anni e non arretra di un millimetro, le lotte intraprese da nuovi comitati per la salvaguardia dell'Ospedale del Delta a Lagosanto, quello di Copparo e di Argenta hanno preso in contropiede il sistema politico-consociativo dell'Emilia-Romagna. Il sistema abituato a decenni di impunità anche attorno alle più grandi porcate a scapito dell'interesse collettivo, complici una classe politica di nominati e cooptati ben attenti a mantenere la massa nell'ignoranza attraverso basse strategie tipo “divide et impera”, si trova in una situazione che oggettivamente non è più in grado di gestire. Questa incapacità di gestire il malcontento si evince da una serie di elementi facilmente deducibili da tutti coloro che prestano un minimo di attenzione ai fatti: a) 15 anni fa l'azione dei comitati per il diritto alla salute sarebbe semplicemente passata sotto silenzio in ossequio al miglior centralismo democratico e consociativo di togliattiana memoria [ricordiamo che nel silenzio più totale l'Ospedale di Cento ha semplicemente sbattuto fuori a calci nel sedere l'A.S.L. per passare ad una gestione privata], al contrario oggi La Nuova Ferrara, Estense.com, Il Resto del Carlino e Telestense danno sempre maggior spazio a queste inedite dinamiche della nostra terra; b) Un tempo il sistema non provava neppure a difendersi, adesso assistiamo pure, giusto per fare l'esempio più simpatico, a Nicola Zagatti [cofondatore del Comitato per la Salvaguardia dell'Ospedale del Delta] che via facebook sbertuccia la presidente della provincia estense Marcella Zappaterra ... una comica! Altro siparietto che denota la bassezza morale del meccanismo agit-prop Pdino è il tentativo semi-abortito di creare un contro-comitato di nani, ballerine e postulanti guidati da qualche kommissar che vuole tentare la scalata. Noi sappiamo. Noi vi osserviamo; c) la crisi sta mettendo a dura prova il sistema clientelare e consociativo che nel bene e nel male ha ammansito la popolazione in questi decenni: oggi il buon ufficio del piccolo palazzo periferico o del partito [o meglio la cricca dei postulanti] nella ricerca del lavoro conta poco o nulla, e quando conta penso che i più avveduti ci pensino due volte prima di fare la classica “raccomandazione”, quindi è ovvio che le sparate ad effetto e/o ideologiche non contano un bel niente. Sono finiti i tempi in cui in nome del partito ci si faceva anche umiliare pubblicamente: per questioni anagrafiche qual tipo di persona è ormai sotto un metro di terra; d) il “Sistema Emilia” è in crisi. A Ferrara e provincia, probabilmente l'unica vera zona che ha beneficiato poco o nulla della grande abbuffata, la cosa è ancora più evidente: mentre da Bologna a Piacenza il sistema emiliano ha prodotto un certo circolo virtuoso, in provincia di Ferrara il benessere emiliano è arrivato solo di striscio; e) quando si parla di “Sistema Emilia”, si parla ovviamente del contraltare al sistema democristiano ormai decotto [vedi Lombardia e fine ingloriosa di Formigoni] voluto dal partito azienda PCI-PDS-DS-PD. Questo sistema sta collassando, non solo per colpa della crisi economica, ma soprattutto perché questo sistema è ormai ingestibile anche dal punto di vista sociale e politico: attualmente nel PD assistiamo alla resa dei conti fra i due veri potentati del partito ossia l'area toscana e quella emiliana, con la prima che avanza come uno schiacciasassi e la seconda in ritirata indecorosa [per la prima volta]; f) in questa situazione abbastanza disgustosa anche istituzioni quali Questura e Prefettura collezionano una figuraccia dietro l'altra: si trovano nella posizione scomoda di dover puntellare un sistema ormai putrescente. Non credano che vietando o mettendo paletti a manifestazioni di dissenso dei vari comitati, ponendosi come mediatori spesse volte tutt'altro che imparziali, si mantenga un'immagine positiva; semmai si sta dimostrando il contrario. E noi congoliamo! Pericoli e antidoti I comitati di salvaguardia dei vari ospedali a rischio chiusura si muovono in un orizzonte che vede i partiti di maggioranza in crisi di credibilità e immersi in un clima da resa dei conti interna, quelli di opposizione semplicemente sono degli sprovveduti e verosimilmente degli incapaci conclamati che non vedono l'ora di sostituirsi ai primi per gestire a loro favore un sistema del quale neppure comprendono fino in fondo la complessità. La classe politica è delegittimata? Allora perché non legittimarsi gettandosi in questa lotta per il diritto alla salute? Destra, pseudo-rivoluzionari, sinistra defenestrata, giustizialisti, tutti lì ad aderire sperando forse, anche se non tutti, un futuro tornaconto. Stiano attenti i comitati che i politici di TUTTI gli schieramenti possono essere cavalli di Troia pronti a snaturare qualsiasi lotta legittima per il proprio vantaggio. L'unico antidoto, forse il più bel regalo che il movimento anarchico contemporaneo può dare ai comitati sorti in ogni dove, è la proposizione di un sistema basato sulla libera discussione in cui vengono definiti i percorsi di lotta, un sistema autogestito in cui i politici/politicanti sono svuotati di ogni possibilità di strumentalizzazione e se necessario isolati come elementi portatori di pratiche consociative ed autoritarie. Un sistema autogestito della lotta non può e non deve ragionare in termini localistico-campanilistici: Comacchio, Lagosanto, Argenta, Copparo, ecc. . Nelle altre regioni italiane ormai si ragiona in termini regionali, nel nostro caso ragionare in termini di provincia sarebbe già un ottimo punto di partenza. A margine ricordiamo, giusto per chi non lo sapesse, che il buon Paolo Saltari fu costretto ad abbandonare Pordenone (fu messo in libertà via fax senza troppi complimenti) proprio per la coalizione dei comitati che misero alle strette il potere politico/politicante. Noi anarchici e i comitati Inutile dire che il movimento anarchico estense è in crisi: meglio la delega all'autorganizzazione, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo piuttosto che la solidarietà e l'autogestione. In definitiva fino a oggi è stato meglio lo schifo che ci troviamo a fronteggiare piuttosto che una società libera ed eguale. Come direbbe Giordano Bruno: “È cosa normale che le pecore ch’hanno il lupo per governatore, vegnano castigate con esser vorate da lui.”. Qualcosa sta cambiando? Difficile dirlo. Gli anarchici non sono certo un “partito”, almeno non nel senso corrente del termine, tuttavia riteniamo con le nostre poche forze che sia opportuno ed eticamente più rispettoso verso i comitati, aderire come semplici individui senza palesare eccessivamente la nostra adesione politica: non vogliamo certo sentire qualche trombetta di regime che accusa il buon Manrico Mezzogori, Nicola Zagatti, ecc. di essere dei pericolosi anarchici. Finché i comitati si muoveranno in un orizzonte di rottura con il sistema il nostro appoggio silente sarà incondizionato e totale. Aforisma Si può essere anarchici o meno, ma guardando al passato, al presente incerto ed al futuro probabilmente molto gramo, pensiamo che questa “chicca” sia di puro buonsenso. “Non chinarsi davanti a nessuna autorità, per quanto rispettata; non accettare nessun principio, finché non sia stabilito dalla ragione.” Pëtr Kropotkin

venerdì 6 settembre 2013

Gruppo Libertario Remo Tartari di Ferrara e Usi - Ait nazionale : Manifesto contro l'intervento militare in Siria

 manifesto Usi - Ait contro l'intervento armato in Siria , ripreso dal gruppo libertaio Remo Tartari di Ferrara

























http://gruppolibertarioremotartari.blogspot.it/2013/09/contro-la-guerra.html

lunedì 18 marzo 2013

Caso Aldo Milani comunicato Usi AIT


A PIACENZA SI UTILIZZANO LEGGI FASCISTE PER CONTRASTARE LA LOTTA DEI LAVORATORI 
E’ di una gravità inaudita il “foglio di via” adottato dalla questura di Piacenza nei confronti del Coordinatore Nazionale del SI.Cobas, Aldo Milani. Con tale provvedimento lo si obbliga per 3 anni a non mettere piede nel comune di Piacenza. Sta anche arrivando l’informazione che altri due attivisti sindacali di Cremona e di Crema sono destinatari del medesimo provvedimento restrittivo.
Quella del “foglio di via” è una norma che risale al periodo fascista, già utilizzata “impropriamente” per allontanare persone scomode.
Per la prima volta viene utilizzata per impedire l’esercizio dell’attività sindacale ad un suo Rappresentante.
E’ evidente che siamo di fronte ad un atto di “abuso illegale” a scopo repressivo da parte dell’autorità costituite, allo scopo di proteggere l’affarismo losco delle cooperative che curano la distribuzione delle merci per conto delle grandi catene dei supermarket. Nel caso specifico si proteggono gl’interessi della multinazionale svedese IKEA che ha dovuto fronteggiare una grande lotta negli appalti della propria distribuzione merci, costringendo all’assunzione dei licenziati e al riconoscimento dei diritti contrattuali dei lavoratori.
La tempestività del provvedimento è sicuramente volta ad intimidire l’azione dello sciopero nazionale nel settore della logistica proclamato per il 22 marzo dalle assemblee dei lavoratori promosse dal SI.Cobas e da Adl Cobas.
Siamo sicuri che queste azioni palesemente intimidatorie non impediranno la crescita di questo importante movimento di lotta, composto in maggioranza da immigrati, in un fondamentale settore.
L’Unione Sindacale Italiana sostiene fortemente le lotte dure e sacrosante di questi lavoratori supersfruttati e si schiera apertamente contro questi gravissimi provvedimenti repressivi che si ispirano al regime fascista di cui utilizzano le leggi.
Il Segretario USI – AIT
Enrico Moroni

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)