ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio

venerdì 30 luglio 2010

nucleare sorpassato?, da indymediA

UN ARTICOLO DEL NEW YORK TIMES SU UNO STUDIO AMERICANO
Il solare costa meno del nucleare
Il sorpasso al prezzo di 0,16 dollari a chilowattora. L'energia atomica costerà sempre di più I costi di energia solare e atomica (da Ncwarn.org)NEW YORK - Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari pianificate negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.

martedì 27 luglio 2010

Aziende come caserme . La FIAT sceglie i licenziamenti e la repressione

Dopo le alte percentuali di voti contrari, astenuti e schede bianche a Pomigliano contro l'accordo stipulato con CISL, UIL, UGL e FISMIC, la FIAT ha scatenato una vera e propria azione di rappresaglia contro operai ed attivisti sindacali della FIOM e dello SLAI-Cobas in tutte le fabbriche del paese.

Se a Pomigliano resta alto il clima di intimidazione dopo il coraggioso NO uscito dal referendum, e si teme che con la costituzione della newco, si passi a licenziamenti di massa, a Melfi, a Mirafiori, a Termoli, a Cassino, la FIAT ha risposto pesantemente agli scioperi indetti contro l'aumento dei ritmi e contro il mancato pagamento del premio di risultato, ma soprattutto contro i licenziamenti mirati adottati dall'azienda alla Sata di Melfi, a Mirafiori. Ora è toccato ad un operaio a Termoli. Domani?

Passano i decenni e l'azienda non perde la sua vocazione storica di interprete inflessibile di quella strategia dell'azienda come caserma che ha segnato i corpi e la dignità di generazioni di operai nel tentativo di stroncare - invano - la loro combattività e la loro capacità di organizzare dal basso la lotta e la resistenza fabbrica per fabbrica.

Il piano Marchionne non è altro - dunque - che l'ennesima e più moderna versione di quel disegno padronale che in FIAT non ha mai tollerato alcuna opposizione ai piani di ristrutturazione e di dismissione di forza lavoro, ed ha sempre perseguito il pieno controllo sulla gestione dei tempi e dei ritmi di lavoro e sulle politiche salariali legate alla produttività.

Dopo Termini Imerese, abbandonata dalla FIAT ad un destino di dismissione che sta inesorabilmente per compiersi entro il 2011, con la complicità di istituzioni locali e sindacati collaborativi, ora teme la chiusura anche la fabbrica di Tychy in Polonia, dove il clima di intimidazione si riproduce senza tregua, dopo la lettera di solidarietà degli operai polacchi agli operai di Pomigliano.

La lotta alla FIAT, in Italia e non solo, si pone dunque come dimostrazione della possibilità di mobilitazione e di opposizione operaia ai piani aziendali che, in Italia, come in Polonia ed in Serbia, usano la crisi come arma di ricatto per piegare il lavoro operaio alla logica del profitto e dei dividendi.

Gli operai della FIAT hanno bisogno della solidarietà di tutti i metalmeccanici, di tutti i lavoratori dell'industria e del pubblico impiego; gli attivisti sindacali colpiti dai licenziamenti e dalla repressione hanno bisogno della solidarietà di tutte le organizzazioni sindacali per le quali il conflitto di classe e la partecipazione dal basso alle lotte ed alla resistenza delle strutture sindacali nelle fabbriche costituiscono obiettivi strategici fondamentali.

La solidarietà operaia deve stringersi intorno alle categorie ed ai lavoratori oggi più esposti e più impegnati nel rispondere al pesante attacco portato dal padronato, dal governo di turno, dalla repressione statale che non tollera più manifestazioni, cortei, presidi, slogan e nemmeno un po' di chiasso sotto le finestre del potere.

Solidarietà di classe e conflitto solidale internazionale

Per il reintegro degli operai licenziati,

per impedire la chiusura di fabbriche,

per fermare l'emarginazione di migliaia di lavoratori e lavoratrici dal lavoro produttivo,

per restituire dignità al lavoro,

contro l'annientamento dei diritti e delle libertà dei lavoratori e delle lavoratrici,

contro la trasformazione della cig in mobilità per accelerare le dismissioni di personale,

contro la riduzione in merce e servi delle lavoratrici e dei lavoratori espulsi dalla produzione,

per una grande battaglia salariale alla FIAT, nei metalmeccanici, in tutte le categorie.

Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici

24 luglio 2010

venerdì 23 luglio 2010

iniziative di luglio aggiornate

  • 20,22,26 luglio – Bassano del Grappa

Non deleghiamo a nessuno la difesa dei nostri diritti!!

Dopo anni di iniziative e di lotta siamo riusciti a portare sul banco degli imputati i padroni: il 20,22,26 luglio prossimo si svolgeranno le ultime 3 udienze pubbliche del processo ai dirigenti della TRICOM GALVANICA PM di Tezze sul Brenta imputati di omicidio colposo nei confronti di diversi lavoratori dell’azienda.

Un procedimento che fin dall’inizio ha favorito in tutti i modi gli imputati, con la duplice richiesta di archiviazione, con l’accettazione del rito abbreviato/riduzione di 1/3 della pena), con l’esclusione di alcune parti civili, comitato compreso.

Invitiamo alla mobilitazione per i tre presidi davanti al Tribunale di Bassano previsti nei giorni delle udienze per evitare che ancora una volta la giustizia tenti di insabbiare le responsabilità dei padroni.

20-22-26 luglio 2010 – PRESIDIO davanti il Tribunale di Bassano del Grappa dalle ore 10.00

  • Sabato 24 luglio – Bassano del Grappa, Piazza Libertà – ore 18,00

“SENZA TEMPO” in Concerto
Canzoni popolari di lotta – Banchetti informativi

Comitato di difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio SaluteTezze.Splinder.Com – Salute.Tezze@Libero.it



I N C O N T R I D' E S T A T E
( 3a edizione )


Tonezza del Cimone (VI) - Terrazza di via Roma- Estate 2010

Sabato 24 luglio
Incontro con… FRANCESCO CODELLO

Presentazione dei libri “Anarchismi”(La Baronata) e “Né obbedire né comandare”(Elèuthera)

Sabato 31 luglio
LUIGI FABBRI
“La controrivoluzione preventiva”

Il testo che Fabbri terminò di scrivere sul finire del 1921 recentemente


ristampato da Zero in Condotta. A cura del Nodo Sociale Antifascista Bolognese.

mercoledì 21 luglio 2010

Crisi a Conegliano? - i PARONI A CASA NOSTRA!

perche il lavoro bene comune sia difeso, redistribuito e retribuito. vi invito unitamente al Comitato per il Superamento della Crisi di Conegliano che si compone di lavoratori, cassintegrati, disoccupati, pensionati, studenti…cittadini uniti dalla comune intenzione di costruire un fronte unico a sostegno delle vertenze e delle lotte dei lavoratori sul nostro territorio a partecipare all’assemblea dibattito

i“PARONI A CASA NOSTRA” dall’APE all’INDESIT

giovedì 22 luglio alle ore 21:00 nuovo informagiovani p.le Zoppas (Biscione) a Conegliano

venerdì 16 luglio 2010

LA STRATEGIA DEL VAMPIRO !

Vampiri. Quelli veri. Quelli insaziabili di profitti, di lauti guadagni, di finanziamenti pubblici. Quelli che dopo aver spremuto sangue, sudore e lacrime dai lavoratori e dalle lavoratrici, li gettano per strada come inutili fardelli. Marchionne si nutre di uno stipendio da 5 milioni di euro, Bernabè di 4 milioni. Il primo, dopo avere chiuso la FIAT a Termini Imerese, ha inaugurato la strategia di sfondamento alla FIAT di Pomigliano: addio a norme e diritti conquistati con decenni di lotte sindacali e sociali e licenziamenti per i lavoratori che non ci stanno (vedi Melfi). Il secondo butta fuori dalla Telecom 3700 lavoratori. In entrambi i casi, questi campioni della borghesia buona, tanto cari al centrosinistra, scaricano sui lavoratori i costi di ristrutturazioni e scalate finanziarie sospinte dalla crisi; eppure queste imprese proprio in piena crisi, grazie ai sostegni di banche e governi, continuano a realizzare sontuosi profitti e dividendi per i propri azionisti ( Telecom quasi 2 miliardi nel 2009). Eccola qui la strategia del vampiro. Ecco il salto di qualità dell’offensiva padronale:

usare la crisi come arma di ricatto sociale e usare oggi -come ieri in passato altri governi e lo Stato tutto- l'esecutivo Berlusconi come strumento di sfondamento politico per delegificare sui diritti nel mondo del lavoro.

Il conto a chi guadagna poco più di mille euro al mese e a precari supersfruttati da 700 euro.

Questa offensiva richiede una risposta di pari radicalità. Di fronte ai ricatti ed ai licenziamenti non c’è nulla da negoziare: occorre battersi per il ritiro dei licenziamenti alla Telecom, per la disapplicazione dell’accordo a Pomigliano. La strada del negoziato a partire dai programmi padronali ha condotto milioni di lavoratori in un vicolo cieco. E’ il momento di mettere in campo la propria forza di lavoratori e lavoratrici per un livello di scontro qualitativamente nuovo, di fronte ad un padronato che si permette di farsi beffa dei lavoratori della Telecom annunciando i licenziamenti nello stesso giorno della sciopero aziendale. I padroni capiscono solo il linguaggio del conflitto, tanto più in tempo di crisi.

La vicenda Inse prima e la vicenda Alcoa poi, dimostrano che solo il conflitto organizzato e frontale porta a risultati: paga solo la lotta che non si fa imbrigliare da regole formali di un gioco truccato, che sfida la “legge” della proprietà, che non arretra di fronte alle minacce e alle intimidazioni dello Stato.

Se l’accordo di Pomigliano verrà generalizzato, occorrerà rispondere con una generalizzazione della lotta Fiat, come segnale indicatore per centinaia di vertenze in corso nella difesa del lavoro, per combattere i licenziamenti con la riappropriazione ed autogestione del lavoro nelle aziende che licenziano. Il coraggio dimostrato da quel 40% di NO operaio a Pomigliano, rivela non solo un dissenso sindacale ma un potenziale di ribellione sociale che prosegue con gli scioperi in corso in tutte le fabbriche FIAT.

A cui occorre dare sostegno e sbocco con mobilitazioni sindacali diffuse, dal basso, ricostruendo alla base la capacità di lotta e di rivendicazione.

Per la partecipazione alle lotte, per la democrazia diretta.

Per il lavoro, per il salario, per i diritti e le libertà sindacali.

Commissione Sindacale FdCA

Luglio 2010

martedì 6 luglio 2010

Solidarietà al compagno Fulvio Flammini

CGIL TRENTO: I CAMINIOSTI HANNO SCIOPERATO PRESIDIANDO LA SEDE DELLA CGIL, INCATENANDOSI, PER PROTESTARE CONTRO IL LICENZIAMENTO DEL SINDACALISTA FULVIO FLAMMINI.

Nel pomeriggio di oggi, a seguito di un’assemblea sindacale, i lavoratori della Multipli Arcese Spa apprendendo la notizia dell’allontanamento dal suo incarico di responsabile trasporto merci della Filt Cgil dello storico sindacalista Fulvio Flammini, autorevole figura della sinistra sindacale della Rete28Aprile, hanno attivato una protesta indirizzata ai vertici dell’organizzazione, cantando slogan e legandosi con una catena all’entrata della sede di via Muredei.
I lavoratori hanno chiesto a gran voce e determinazione che Flammini sia confermato nel suo incarico, quale unica garanzia per poter continuare a ricevere da parte della Filt Cgil una tutela contrattuale individuale e collettiva concreta, professionale e di qualità.
Erano presenti anche altri delegati sindacali delle aziende di trasporto, della Trasco Srl, S.A.E. Spa e Corriere Rosa Snc, oltre a lavoratori e sindacalisti della minoranza interna della “La Cgil che Vogliamo”.
Con determinazione i lavoratori del settore stanno raccogliendo firme e hanno già annunciato che se la situazione non si sbloccherà a breve e non si ripristineranno principi democratici e pluralisti con la riconferma di Fulvio Flammini nel suo incarico, si attiveranno per altre e più decise iniziative anche eclatanti.

RSA Multipli Arcese Spa
Rsa Trasco Srl
Rsa S.A.E. Spa
Rsa Corriere Rosa Snc
Trento, 5 luglio 2010

COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO VICENZA EST

Vicenza, con la base militare Dal Molin in rapida costruzione, la città in mano ai militari e le guerre che continuano non c’è nulla da festeggiare ! Il sindaco di Vicenza Achille Variati annuncia in televisione e sulla stampa con grande enfasi e soddisfazione che, dopo il viale della Pace (situato di fronte alla base militare USA Ederle) e il villaggio della Pace (area residenziale dei militari USA) il Governo Berlusconi, per ribadire il concetto, vorrebbe istituire in città anche il Parco della Pace, proprio vicino alla nuova enorme base in costruzione, il Dal Molin.Soddisfatti, anzi molto soddisfatti, i Comitati del No/Presidio permanente (che appoggiano il sindaco) e quelli del Sì alla base militare Dal Molin (dalla parte del Governo). La Caserma Ederle intanto riapre le porte ai visitatori e festeggia il 4 luglio. Il Presidio prepara un concerto.La parola che ricorre più spesso sulla bocca del sindaco Variati e di altri politici è da giorni riconciliazione, bisogno di riconciliazione (che può essere letto più chiaramente: i lavori proseguono rapidi e indisturbati, arrivano nuove truppe per fare la guerra a cui noi non ci siamo mai opposti, nessuno si azzardi a contestare, se stiamo buoni ci danno anche un parco cittadino, questa è la democrazia, anzi di più, diremo che è una grande vittoria della democrazia e della partecipazione). Infatti, questo è stato detto. Nessuna parola sulle vere finalità del progetto di occupazione militare, che vede partecipi e complici le istituzioni ai vari livelli: guerre ai poveri, distruzione sistematica dell’ambiente, occupazione militare crescente del territorio.Si parla pertanto apertamente, dopo tanti doppi giochi e finte opposizioni, di compensazioni ottenute nella trattativa, tra cui una tangenziale, utile proprio, guarda caso, a unire la base 1 e la base 2 di Vicenza, la Caserma Ederle e l’area militare in costruzione Dal Molin. Compensazione o piuttosto integrazione al progetto di città militare?Anche il parco della Pace, se si farà, è in questo contesto torbido e diseducativo, funzionale alla retorica di guerra e alla militarizzazione. Un parco della Pace attaccato a una base di guerra? Perché il Governo e il sindaco insieme lo vogliono se non per coprire oggi e domani le attività delle basi militari? Va detto che non è la prima volta, anzi, che i sostenitori attivi delle guerre e delle basi militari usano il termine pace per perpetrare ingiustizie enormi ed giustificare massacri e devastazioni. Accade continuamente purtroppo, fa parte di una strategia di controllo e disinformazione ben studiata.Lo hanno fatto nel tempo dittature e regimi e lo fanno oggi i paesi della NATO per giustificare le guerre in Medio Oriente e i progetti di controllo militare dell’Africa .... Noi non approviamo questa superficialità e siamo contrari a questi tentativi di falsificare la realtà e ridurre tutto, è proprio il caso di dirlo, al proprio giardino. La nuova grande base militare Dal Molin è in costruzione, fa spavento solo a vederla da lontano e non c’è nulla da festeggiare di fronte all’invasione di soldati che si prospetta.Non vi fate ingannare dal governo, dal sindaco e dai militari che stanno agendo insieme per coprire la realtà: le guerre e le occupazioni continuano drammaticamente, i fatti sono questi. La città di Vicenza ha una base militare in più che si aggiunge alla Ederle, alla Gendarmeria Europea e al COESPU, al sito Pluto e a molte altre strutture collegate fra loro.Non chiudiamo gli occhi, alziamo la testa e lottiamo insieme !

Il Comitato degli abitanti e lavoratori di Vicenza Est - Contro la costruzione di una nuova base a Vicenza - Per la conversione della caserma Ederle ad usi civili

mercoledì 30 giugno 2010

"Vista da tera" di giuseppina casarin all'ateneo degli imperfetti di marghera

Giuseppina Casarin
in
"VISTA DA TERA"

dai racconti di
Agnese e Angela F., Maria G.
riscritti da
Sandra Mangini
con
Paolo Favorido – piano
Simone Nogarin – chitarra
ricerca storica e musicale a cura di
Giuseppina Casarin
Elisa Giolo
Gualtiero Bertelli


SABATO 3 LUGLIO 2010
ore 20.30
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo 209/ Marghera VE

lunedì 28 giugno 2010

La BP arriva nel Mediterraneo

E mentre Obama lancia appelli per un’America ecososostenibile parlando della conversione delle fonti di energia, la BP indisturbata allarga il suo dominio e arriva nel Mediterraneo.

Gli appelli per gli U.S.A. non bastano.
Non accontentano chi capisce che le colpe e i danni delle compagnie petrolifere non si limitano a eventi come la fuoriuscita di greggio nel golfo del Messico, ma sono perpetrati ogni giorno.

Fonte: Giornalettismo.com

Sarebbe di queste ultime ore la notizia, profondamente sconcertante, secondo cui la Bp, la compagnia petrolifera che ha causato il più grande disastro ecologico che la storia recente ricordi, avrebbe firmato un nuovo accordo con la Libia per iniziare delle trivellazioni nel Mediterraneo.

Un dirigente del governo di Gheddafi, infatti, avrebbe da poco confermato che l’accordo tra la British Petroleum e la Libia è stato già chiuso e che lo sfruttamento della costa meridionale del Mediterraneo inizierà a breve.

Il tutto mentre nel Golfo del Messico l’orribile marea nera è ancora sotto gli occhi di tutti.

A quanto pare, il pensiero di un ecosistema distrutto non ha sfiorato nemmeno per un attimo il Capo della Compagnia Petrolifera Nazionale Libica, Shokri Ganhem che, anzi, ha affermato che il disastro in Luoisiana servirà alla Bp per imparare dai propri errori.

Secondo il Wall Street Journal, la Bp avrà il via libera per scandagliare e ricercare il petrolio nella bellezza di almeno cinquantamila chilometri quadrati di area marina.

Secondo Bill Farren-Price, amministratore delegato di un’ agenzia indipendente di consulenza e valutazione in affari petroliferi (la Petroleum Policy Intelligence), la Libia non si tirerà indietro e non si farà influenzare dalla catastrofe avvenuta nel Golfo perché vuole incrementare la sua produzione di petrolio, arrivando ad almeno 3 milioni di barili di greggio al giorno. A riprova di come la fame di oro nero sia capace di svelare palesemente il menefreghismo dei potenti verso la salute del Pianeta.

Inoltre, ora viene il bello (si fa per dire), in base agli accordi stipulati, qualunque cosa dovesse succedere (cioè per intenderci un altro incidente stile Louisiana) Bp dovrà rispondere solo a Gheddafi. In poche parole l’unico che potrebbe esigere la riparazione di eventuali danni al nostro mare è quello che ha voluto più di tutti questo accordo.

Alla luce di tutto questo, e alla luce di tutto ciò che la redazione ha scoperto riguardo la British Petroleum, (in primis il suo essere responsabile di altri disastri ambientali per non aver rispettato le dovute misure di sicurezza) l’indignazione e la rabbia di un nuovo accordo tra questa compagnia petrolifera e la Libia (accordo che appunto porterà la Bp a scavare nel nostro Mediterraneo) lascia il posto a un senso di inquietudine profonda che risiede in alcune, ovvie, domande che noi della redazione (ma lo stesso non può che verificarsi anche per i nostri lettori) ci siamo posti non appena ci è giunta la notizia.

Come è possibile che la Bp, responsabile dell’enorme tragedia del Golfo, abbia ancora la possibilità di trivellare?

Di fronte a un disastro non ancora risolto, (e che è ancora lì che grida vendetta), come è possibile che la British Petroleum sia già riuscita a sistemare tutte le misure di sicurezza dei suoi impianti?

Ma soprattutto: perché nessuno interviene per impedire a questa compagnia di commettere altri disastri?

Quanto meno che vengano fatti i dovuti controlli: al momento, infatti, non vi è in giro alcuna notizia in merito a nuove misure di sicurezza adottate da Bp.

Come può, una compagnia petrolifera, avere tutto questo potere?

In attesa di trovare le risposte a questi interrogativi, il nostro lavoro continuerà a seguire, costantemente, le operazioni della British Petroleum, dovesse finire anche in capo al mondo.


Fonte: laboratorioantispecista.org

venerdì 25 giugno 2010

Domenica 27 giugno - Padova ore 20.40 - Serata di informazione sulle lotte zapatiste in Chiapas

Ore 20.40

Via A. Cornaro 1 (ex macello) Padova

“Chiapas, Perchè?” – I movimenti di lotta e i diritti umani nello stato del Chiapas

Introduzione e proiezione del documentario “Chiapas, perchè?”. Durante la serata interverranno membri di COORDINADORA,
coordinamento di sostegno alla lotta Zapatista, che illustreranno i progetti sviluppati nelle comunità indigene in Resistenza.
Seguirà rinfresco.

giovedì 24 giugno 2010

Pomigliano: vince l' orgoglio operaio.

A Pomigliano l'ultimatum della Fiat è fallito: costringere a barattare il
diritto al salario con la rinuncia ai propri diritti, costringere con un
referendum organizzato dalla azienda ad avallare l'imposizione delle
regole, anzi dimostrarsi felici e contenti con un responso
plebiscitario(superare l'80% di adesioni del si).

No! Tantissimi hanno votato, molti hanno segnato il si sulla scheda per il
bisogno di un reddito nonostante le condizioni capestro.
Tanti dicevano che la Fiat aveva ragione, Ministri, Industriali, Partiti,
Sindacati, giornali e tv, bisognava accettare, era giusto.

L'impresa ha sempre ragione, le sue regole debbono essere valide e
legittime: basta con il diritto di sciopero, basta con le malattie, meno
pause,più ritmi, più straordinari, finiamola con contratti e leggi troppo
garantiste,torniamo agli anni 50.

Insomma facciamo come in Cina, così attraiamo investimenti industriali, gli
diamo in finanziaria anche la possibilità di scegliere il regime fiscale
estero più favorevole.
Solo che in Cina iniziano a scioperare e ottengono gli aumenti.

E a Pomigliano la solitudine della Fiom e dello SlaiCobas non è risultata
così marginale e di pochi esagitati estremisti; infatti il risultato
plebiscitario non c'è stato, il 36% ha rifiutato di sottostare
all'imposizione della Fiat con un no deciso e senza tentennamenti.
La forza-lavoro si può vendere per necessità, ma non svendere al comando
capitalistico.

Nonostante i ripiegamenti,le sconfitte,i tentennamenti,l'isolamento,l'
ORGOGLIO operaio resiste. E anche la solidarietà dei lavoratori da
Mirafiori,a Melfi, alla Piaggio, persino in Polonia,si manifesta con
scioperi.

Il no di Pomigliano può essere l'annuncio che non si possono più cedere
diritti e regole all'impresa e che è il momento di iniziative, lotte e
progetti per riannodare l'unità e la solidarietà di classe .
Affinchè lo sciopero generale del 25 sia un momento di ripresa di un
ciclo di lotte che faccia pagare la crisi a chi non paga mai.

Commissione Sindacale FdCA
Reggio Emilia, 23 giugno 2010

lunedì 21 giugno 2010

SCIOPERO GENERALE

Confederazione Unitaria di Base
Unione Sindacale Italiana - AIT

CONTRO LA MANOVRA TREMONTIPERCHE’ LA CRISI NON LA PAGHINO I LAVORATORI

La manovra Tremonti è (per ora) l’ultima tappa di un percorso di massacro sociale, di una guerra contro i lavoratori, che dura da anni. Un percorso che si è articolato nei tanti decreti dei vari proconsoli di Berlusconi (Brunetta, Tremonti, Gelmini, Sacconi, ecc.), nelle varie finanziarie e nei loro collegati, negli accordi e nei protocolli d’intesa fra le parti sociali e via elencando.Un percorso che ha colpito pesantemente i lavoratori nei salari, nelle condizioni di lavoro, nelle pensioni e nella possibilità di pensionamento, nei diritti individuali e sindacali, nell’erogazione di servizi sociali, ecc.La nuova manovra, che tra l’altro, prevede: tagli alla sanità, blocco dei salari dei dipendenti pubblici per il 2010-2011-2012-2013, riduzione delle finestre di uscita pensionistiche, rateizzazione del TFS, tagli agli enti locali e blocco del turn-over con conseguente peggioramento dei servizi e disoccupazione crescente, non rappresenta niente di nuovo, solo l’ennesima manifestazione d’arroganza e un chiaro messaggio che dice: “i sacrifici continuerete a farli voi, come sempre, serviranno a mantenere i nostri profitti d’azienda, le nostre rendite di posizione, i nostri privilegi di casta”.Questo è quello che sta dietro alle ipocrite dichiarazioni su “l’unità nazionale di fronte alla crisi” e sui “sacrifici distribuiti equamente su tutti gli strati sociali”. Questo e non altro.Prenderne atto è il primo passo. Rispondere con forza e intransigenza agli attacchi è il secondo. Ricostruire l’unità e la solidarietà di tutti i lavoratori, di tutti gli sfruttati, è il terzo.

SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DI 24 ORE VENERDI’ 25 GIUGNO

venerdì 18 giugno 2010

"la controrivoluzione preventiva" saggio di Luigi Fabbri , sul fascismo , un testo illuminante- Padova 19 giugno

Sabato 19 giugno ore 20:40, il Centro di Documentazione Anarchica e il Nodo Anarchico Padovano

vi invitano alla presentazione del libro

"LA CONTRORIVOLUZIONE PREVENTIVA" di Luigi Fabbri

Riflessioni sul Fascismo

-a cura del nodo sociale Antifascista Bolognese-

seguirà momento conviviale

info: aranea@anche.no elcida@iventati.org

lettera dei lavoratori fiat di Tichy (polonia) ai lavoratori fiat di pomigliano

Lettera dei lavoratori Fiat di Tichy (Polonia) ai lavoratori Fiat di Pomigliano

La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d'Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. (...)

(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d'Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)

"La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d'Europa e non sono ammesse rimostranze all'amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

A un certo punto verso la fine dell'anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L'anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo 'Giorno di Protesta' dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l'anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

E' chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

Per noi non c'è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l'azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

Lavoratori, è ora di cambiare."

lunedì 14 giugno 2010

MARTEDI’ 15 GIUGNO ALLE ORE 19.00 DAVANTI ALLA CHIESA VOTIVA A TREVISO ASSEMBLEA INCONTRO PUBBLICO PER IL DIRITTO ALLA CASA

L’11 giugno 2010, 24 lavoratori precari e disoccupati sono stati sgomberati e buttati in strada, senza un minimo di sostegno da parte dei servizi sociali, e adesso stanno resistendo accampati sul sagrato della Chiesa Votiva.
Viviamo in un momento in cui la crisi sta facendo esplodere l’emergenza casa con i lavoratori e le famiglie che non ce la fanno più a pagare mutui ed affitti, con gli sfratti in aumento e nessuna risposta, nessun intervento nessuna politica sulla casa.
L’unica risposta è quella di demandare il bisogno sociale alla polizia, agli ufficiali giudiziari, alle banche che ci pignorano la casa.
Intanto sappiamo che a Treviso ci sono migliaia di case vuote, molte case nuove invendute a causa della crisi, mentre migliaia di famiglie sono senza casa.
A Treviso i posti letto per le emergenze sono solo QUATTRO, ed il Comune di Treviso ha addirittura rinunciato ai soldi erogati pur di non creare posti di accoglienza all’ex caserma Salsa.In città ci sono almeno 250 case di proprietà del comune lasciate sfitte (di cui circa 90 solo in via Bianchini a Santa Bona), ma lasciano questo bene comune al degrado.
Ogni giorno, nel silenzio, ci sono persone che vengono sfrattate, che hanno la casa messa all’asta, che perdono il lavoro e chiedono aiuto per mangiare e per dormire.
E’ il momento di uscire dal silenzio e far sentire la nostra voce perché volere una casa non significa chiedere la carità: la casa è un diritto fondamentale per tutti.

Comitato per la casa – TrevisoVicolo Marco Polo 6 TrevisoTel e fax: 0422 403535; mail: invisibilitreviso@tin.it

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)