„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio

martedì 5 maggio 2015
Attenzione! Fincantieri fa sul serio, e vuole tirarla per le lunghe per stancarci.Per respingere l'attacco di Bono&Co., bisogna cambiare passo,unire i cantieri, farli lottare insieme, stringere i tempi!
Lavoratori e lavoratrici di Monfalcone,
molti di voi ancora non ne sono convinti, lo sappiamo, ma è sempre più evidente che Fincantieri ha deciso di utilizzare questa vertenza per peggiorare in modo drastico le condizioni di lavoro in tutti i cantieri. Molti di voi sono convinti che la sola questione in gioco sia il premio di produzione. Ma non è così! Fincantieri ha presentato la sua contro-piattaforma: è un durissimo attacco a 360 gradi. Il suo primo obiettivo è allungare gli orari senza aumentare i salari, allungarli anche più delle 104 ore l'anno di cui si è parlato finora: all'ultimo incontro il portavoce dell'azienda ha detto chiaro e tondo che l'orario di lavoro dei dipendenti Fincantieri dovrebbe essere più lungo di 300 ore l'anno. Poi, certo, Fincantieri vuole tagliare, o azzerare, il premio di produzione subordinandolo a obiettivi di produttività e di profitti altissimi (e per giunta, segreti); ridurre il costo del lavoro delle imprese di appalto; aumentare i controlli personali; introdurre punizioni per gli scioperi improvvisi; insomma, vuole affermare il suo dominio incondizionato nei cantieri. Sa di essere spalleggiata dal governo Renzi, dalla Confindustria e dai mass media, e forte di questo sostegno, la tira per le lunghe per stancarci e dividerci. Per questo, fino ad oggi, gli incontri con i dirigenti sindacali hanno avuto esito totalmente negativo, e il loro aggiornamento è di mese in mese - il prossimo incontro è per l'11 maggio. Nel frattempo il padrone è passato alle intimidazioni: ha trasferito sei impiegati da Marghera, Riva Trigoso e Monfalcone in altri cantieri; fa pressioni su capi-reparto e capi-squadra dei cantieri perché entrino al lavoro e facciano entrare gli operai; minaccia di trasferire le commesse all'estero.
Ma allora gli scioperi fatti finora sono stati inutili?
Assolutamente no, anzi! La risposta degli scioperi, che in tutti i cantieri (e perfino alla sede centrale di Trieste) sono riusciti molto bene, è stata fondamentale e valida. Il no degli operai e di tanti impiegati all'aggressione di Bono e della sua banda di parassiti è stato chiaro e compatto. E questo dimostra che la forza dei lavoratori c'è. Gli scioperi hanno avvicinato i diversi cantieri, che negli ultimi anni sono andati ognuno per proprio conto, con grande danno per tutti. Ma non sono stati sufficienti, finora, a costringere Fincantieri a ritirare le sue pretese anti-operaie.
Ecco perché ora la lotta, l'iniziativa diretta e auto-organizzata dei lavoratori deve fare uno scatto in avanti senza nessuna delega ai dirigenti sindacali. I dirigenti di Fim e Uilm, infatti, sono già pronti a cedere su tutto il fronte, e quelli della Fiom non hanno alcuna intenzione di dare una vera battaglia, tanto è vero che invece di rafforzare la lotta, si appellano al parlamento e al governo. Ma al parlamento e al governo i bisogni e i diritti dei lavoratori interessano zero, e lo si è visto con l'approvazione a tempo di record del Jobs Act.
Lavoratori e lavoratrici di Monfalcone,
la vertenza con Fincantieri è arrivata ad un momento-chiave. L'azienda prevede di andare avanti per molti mesi, perché sa bene che per chi vive del proprio lavoro 100-200-300 euro il mese in meno in busta paga sono molto pesanti. Ma per i lavoratori continuare a subire questa tattica padronale sarebbe un suicidio. Per respingere la contro-piattaforma padronale e affermare i nostri bisogni sul salario, l'orario, la tutela della salute, la stabilità del lavoro, il rispetto dei contratti nazionali (in particolare negli appalti), la prima cosa che dobbiamo fare è stringere l'unità tra i cantieri, e passare dagli scioperi articolati allo sciopero generale congiunto di tutti i cantieri. E dobbiamo rafforzare l'unità tra lavoratori della Fincantieri e operai degli appalti, integrando in pieno nella lotta le rivendicazioni degli operai degli appalti. Portare le ragioni della lotta a conoscenza degli altri settori della classe lavoratrice e coinvolgere le famiglie dei lavoratori. Per favorire questo processo, è importare costituire in ogni cantiere, come è avvenuto a Marghera due anni fa, un comitato di sostegno interno ed esterno ai cantieri; creare un coordinamento di lotta tra tutti i cantieri; organizzare una manifestazione nazionale a Roma fatta non di delegazioni, ma della massa dei lavoratori Fincantieri e degli appalti per denunciare col massimo di forza il significato politico, generale dell'attacco sferrato dall'azienda e il sostegno che riceve dal governo Renzi.
29 aprile 2015
Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri
Piazzale Radaelli, 3 - Marghera
Info: comitatosostegno@gmail.com
https://pungolorosso.wordpress.com
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