„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
lunedì 23 settembre 2013
Fuorisalone libertario: tre giorni di condivisione e libertà - tirando le somme - comunicato stampa
Nonostante il veto imposto dall’assessorato alla cultura allo svolgimento presso la sala esposizioni della Rocca Malatestiana dell’iniziativa, il Fuorisalone libertario ha concluso ieri felicemente il suo programma.
Si è trattato di un percorso costruito assieme ad altre/i sul lavoro che l’associazione culturale Alternativa libertaria ha svolto durante tutto l’anno, la nostra onlus è sempre inserita nel tessuto culturale della città con l’Archivio biblioteca a Fano 2 e la cogestione della saletta mostre ‘Infoshop’ di via da Serravalle.
Il 6 settembre, nei giardini pubblici antistanti la Rocca in collaborazione con l’Archivio biblioteca “E.Travaglini” , abbiamo svolto la presentazione del libro “Joyce Lussu. Un’eretica del nostro tempo. Gli interventi di Joyce Lussu ai meeting anticlericali”, avevamo scelto un preambolo ironico (“A volte ritornano”) per ricordare il passato di quello spazio storico della città e certo la reazione scomposta dell’assessorato ha dato segno di grande superficialità, ottenendo come risultato di impedire che le relazioni sul libro dedicato a una donna nota in tutto il mondo, e medaglia argento della Resistenza, si svolgessero su un prato nel più assoluto disagio.
Sabato 7, grazie all’ospitalità di casa Archilei, si è svolta la parte centrale dell’iniziativa, “Tutta mia la città”, sull’abitare la città e l’uso degli spazi urbani in tempi di crisi. A condurre il seminario i nostri ospiti di “Babel-abitare critico” Francesca Iovino e Francesco Ronconi noti per aver realizzato strutture per la socialità urbana e progetti di autocostruzione in Europa ed oltre.
Sulla progettazione condivisa degli spazi urbani, sul diritto degli abitanti all’uso della città, sul riciclo e riuso dei materiali e sull’autocostruzione, il seminario è proseguito con un workshop sul concetto di Parco urbano presso il Campo di aviazione, domenica mattina.
Il workshop ha permesso il passaggio di conoscenze ed esperienze importanti; progettare la città diviene un progettare assieme dei cittadini, la cittadinanza torna a discutere delle proprie esigenze di fruizione degli spazi, diviene “cittadinanza creativa”… si confronta con la realtà dei luoghi pubblici presso cui vive cercando di trovare soluzioni concrete al disagio, recuperando luoghi abbandonati ma anche riprendendo potere sugli spazi che le sono stati tolti da chi manovra interessi economici legati alla cementificazione.
Certo il discorso sulla libera fruizione degli spazi pubblici, sul concetto di rispetto e responsabilità dei cittadini che sono in grado di autogestire i luoghi della città è stato tragicamente smentito a Fano dal la censura sul Fuorisalone, in realtà nella nostra città la fruizione dei luoghi pubblici continua ad essere gestita politicamente dal Patrocinio comunale, sorta di “placet” che viene concesso dall’alto. Lo spazio è “concesso” è non è accettata la visibilità vera verso la città di soggetti non uniformi a quello che viene ritenuto il “pensiero unico” dall’amministrazione.
Infine, nonostante l’espulsione dalla Rocca, con l’ardito lavoro della ragazze di Femminismi, è stato possibile per i fanesi vedere almeno due delle tre mostre in programma, domenica pomeriggio presso l’Infoshop di via da Serravalle:
la mostra delle tavole originali del fumetto “Suore Nija” edito da Starcomics (una delle più importanti case editrici di fumetto in Italia), ed “L-volution”, una esilarante mostra delle vignette di Maureen Lister pubblicate dalla rivista lesbica “Towanda!” negli anni ’90.
La presenza di Vanessa Cardinali, artista marchigiana autrice di “Suore Ninja” ha permesso una divertente e gioiosa discussione sulla visione della misoginia vaticana da parte di giovani della generazione anni ’80, con tanto di autografo sugli albi.
Chiediamo a tutti i cittadini e le cittadine fanesi, in conclusione del Fuorisalone, di non accettare la “tutela” morale e politica di questa Giunta comunale sulle proposte culturali pubbliche alla città: è stata tolta alla cittadinanza la possibilità di visitare la Rocca malatestiana usufruendo anche della nostra offerta culturale che è fatta di confronto e apertura alla diversità. Ma questo Fuorisalone è stato un successo che rafforza una visione libertaria degli spazi pubblici e della libertà di parola per promuovere una cittadinanza creativa, la ‘creative citizenship’.
Ringraziamo tutte le associazioni che ci hanno sostenuto e hanno firmato con noi la nota di venerdì scorso.
Alternativa libertaria, 9 settembre 2013.
altlib@altraofficina.it
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ILVA : LA NAZIONALIZZAZIONE COME SOLUZIONE?
Di fronte all'evolversi della tragedia ILVA, da più parti si invoca la nazionalizzazione come risposta alla strafottenza e all'arroganza della famiglia RIVA, una risposta radicale e di classe che tramite esproprio salverebbe capre e cavoli, letteralmente produzione e ambiente. Come quando a suo tempo si parlava di nazionalizzazione delle banche. Peccato che non sia così.
Chi invoca lo Stato a garante della collettiità fa finta di non vedere che sulla questione ILVA (e non solo su questa) il ruolo dello Stato come garante è già stato esercitato in pieno, sia durante la passata nazionalizzazione in passato, dove sono state gettate le basi per il disastro di oggi, sia nei processi di inquinamento che nei ladrocini e in tutte le schifezze che conosciamo, sia nella fase di proprietà di RiVA, a maggior ragione oggi. E da che parte è schierato lo Stato lo sappiamo ben, lo Stato ha sempre continuato a svolgere il suo ruolo fondamentale di garante della finanza mondiale e dei suoi “contratti”e di custode della proprietà del capitale con quel che ne consegue, abbandonando da tempo ogni finzione di terzietà e di forme di inclusione dei lavoratori.
Ma la questione è più generale e vale la pena approfondirla.
Chi conosce la storia del movimento operaio che sulle collettivizzazioni si è innestato lo scontro tra l’organizzazione politica (partito) e organizzazione di resistenza (sindacato), sopratutto nei momenti più alti dello scontro di classe (salvo scomparire del tutto nelle società post- rivoluzionarie dove il sindacato esiste solo formalmente , il partito si fa stato e le istanze dei lavoratori scompaiono).
Ma anche allora la scelta si è sempre posta tra controllo dei lavoratori sui processi di produzione, quindi sul modo di produzione capitalista sino ad attuarne una sua radicale trasformazione, oppure la statalizzazione che in nome degli stessi controlla le fabbriche e più in generale i luoghi di lavoro.
Da un lato il protagonismo dei lavoratori dall’altro lo Stato per il quale i lavoratori sono soggetti da “educare”ben che vada.
Quando nel 1910 in Inghilterra il partito laburista (unico esempio della storia di partito politico direttamente creato dal sindacato, e che rimane di fatto nelle mani del sindacato) propone la nazionalizzazione delle miniere di carbone i minatori del Galles del sud e la UNION che li organizza rispondono con uno sciopero durissimo, dove i lavoratori rispondono politicamente mettendo in circolazione un opuscolo contro la nazionalizzazione e le posizioni di politica sindacali definite ortodosse:
”lo stato è un nemico quanto i padroni i lavoratori devono essere in grado di assumere il controllo della loro industria e di dirigerla con un sistema completo di controllo operaio”.
Ora la situazione è ben diversa, decenni di manovre per estromettere i lavoratori da tutti i processi decisionali, bloccandone qualsiasi intervento diretto, utilizzando tutto, compresa la divisione e l’impotenza delle organizzazioni di rappresentanza sindacale , i ricatti, approfondendo all'esasperazione la contraddizione fra ambiente e lavoro che si è determinata, spingendo i lavoratori del nord colpiti dalla serrata contro quelli del sud, mentre pezzi dello Stato si danno battaglia sopra di loro.
Ma l'unico modo che hanno i lavoratori per uscire da tutto questo non può che passare per la ripresa di protagonismo da parte dei lavoratori: nessuna richiesta di tutela a uno Stato complice del disastro, nessuno sconto e nessuna sudditanza a Riva e ai suoi sgherri nelle fabbriche, ma occupare i 7 stabilimenti chiusi, autorganizzandosi per riprendere le produzioni, denunciando al contempo le insufficienze e le colpevoli omissioni sulla sicurezza ambientale e sul lavoro, costruire e “muovere”da una posizione di forza e di unità dei lavoratori, dal Piemente alla Puglia.
E, intorno, chiedere e ottenere una rete di solidarietà attiva di protezione e di condivisione nei territori, da parte di tutti quei soggetti impegnati da tempo nel costruire forme di costruzione di alternativa economica e sociale. Solidarietà che non mancherà e non può mancare.
CS FdCA, 22 settembre 2013
mercoledì 18 settembre 2013
Camminata antifascista sul Grappa
Domenica 22 settembre
In ricordo delle donne e degli uomini che caddero sotto il piombo nazifascista.
Camminata in grappa
Ritrovo nel parcheggio di San Liberale ORE 10:00!. Qui link e mappa http://goo.gl/maps/3uAoH
Arrivo al Monumento al Partigiano CIMA GRAPPA
Circa 3 ore di cammino. Consigliate scarpe adatte e abbigliamento anti pioggia. PRANZO A SACCO (cioè che ve lo portate voi da casa)
(A)ntifascisti Bassanesi
"Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell’ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto.
La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearità e l’agiografia non servono a capire le cose. Le frasi fatte e le formule ripetute dai palchi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede.
Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente.
Un atto spregiudicato e volontario.
Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire"
martedì 17 settembre 2013
Cattolicesimo e dittatura . sabato 21 settembre 2013 , Venezia , marghera
incontro con
Giovanni Levi
storico e studioso di sistemi ecomici e reti sociali
introduce
Piero Brunello
docente di Storia Sociale
Università di Venezia
sabato 21 settembre 2013
ore 17,30
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo 209 / Marghera VE
Non ci si è mai domandati perché la totalità degli stati cattolici (la Francia è esclusa: è un paese pieno di cattolici ma non è un paese cattolico) dall’Europa all’America latina hanno conosciuto lunghi periodi di dittatura negli ultimi cento anni. La dittatura non è una specialità dei paesi cattolici, ma è necessario riflettere sul fatto che esiste un carattere comune a tutti i paesi cattolici. Per rispondere c’è bisogno di una lettura su tempi lunghi, che indaghi le radici storiche del fenomeno. Il fatto che nei paesi cattolici i singoli debbano continuamente confrontarsi con due sistemi normativi – quello dello Stato e quello della Chiesa – fa sì che le norme politiche e civili siano vissute come moralmente inferiori alle regole della religione cattolica. Debolezze e cattivi comportamenti sono considerati come elementi costitutivi della natura dell’uomo, a cui si chiede pentimento e a cui si concede perdono: e questo crea una sostanziale debolezza del sistema politico e delle istituzioni civili e politiche, che appaiono estranee, ostili, ingombranti. Nei secoli si è venuta così formando un’antropologia cattolica che informa i comportamenti quotidiani, il rapporto tra cittadini e istituzioni, l’atteggiamento nei confronti delle regole e delle infrazioni alle regole, i modi con cui affrontare e risolvere i conflitti. La degenerazione della vita democratica deriva proprio dal senso di impotenza dei cittadini, dalla loro diffidenza, dal disinteresse per istituzioni che non sono state prodotte da loro. Il caso dell’Italia – fino ai giorni nostri – è particolarmente illuminante.
Giovanni Levi
Storico e studioso di sistemi ecomici e reti sociali,
ha insegnato nelle università di Torino e di Venezia.
Tra i fondatori, assieme a Carlo Ginzburg, della
“microstoria”, uno dei contributi più innovativi della
storiografia di fine Novecento, ha diretto la rivista
“Quaderni storici”, e con Ginzburg la collana
“Microstorie” per l’editore Einaudi. E’ stato tra i primi
a promuovere la diffusione della storia orale in Italia.
Tra i suoi libri: L’eredità immateriale. Carriera di un
esorcista nel Piemonte del Seicento (Einaudi, 1985),
tradotto in molte lingue. Con Jean-Claude Schmitt ha
curato l’opera Storia dei giovani (Laterza, 1994).
Piero Brunello
Insegna Storia sociale all’università Ca’ Foscari di
Venezia. Tra i suoi libri più recenti: Storie di anarchici
e di spie. Polizia e politica nell’Italia liberale, Donzelli,
Roma 2009; Ribelli, questuanti e banditi. Proteste
contadine in Veneto e in Friuli (1814-1866), Cierre,
Verona 2011 (1 ed. Marsilio 1981). Nei suoi studi si è
occupato del Quarantotto, di migrazioni, di scrittura,
di storia urbana, di figure e vicende dell’anarchismo,
di culture popolari.
ILVA UN ANNO DOPO
1500 lavoratori degli stabilimenti della Riva- acciai, e non sappiamo quanti sono i lavoratori dell’indotto, sono stati secondo la dicitura cara alla FIAT “messsi in libertà”.
In sostanza gli stabilimenti della riva-acciai situati nel nord italia sono stati chiusi: la più classica delle SERRATE.
Una serrata, termine ottocentesco, effettuata da padroni che risultano imputati di disastro ambientale, sottrazione di capitali, corruzione ecc. e che dopo un anno agiscono impunemente, con la copertura mai spezzata del malaffare statale, giocando sulla pelle dei lavoratori e cercando di mettere i lavoratori di questi stabilimenti del nord contro i lavoratori di Taranto.
Dopo un anno siamo in piena palude e chi gestisce la partita sono ancora i RIVA con la complicità dello Stato.
Ancora oggi in una nota Federacciai (l’associazione che raggruppa i padroni del settore) invocava la libertà d’impresa calpestata dall’azione della magistratura, e Bentivogli responsabile sindacale FIM-CISL invitava a non inasprire i rapporti con l’azienda: “occorre tener aperto il dialogo”.
Bisogna aver chiaro che se la classe lavoratrice non esce da questi ricatti, da questo clima di sottomissione e di paura e non riprende il suo ruolo e il suo protagonismo non si esce dal mortifero letargo che il capitale impone.
E' inutile proclamare 8 ore di sciopero per lunedì e la manifestazione al ministero: la cassa integrazione non sarà negata, è funzionale al gioco, per l'ennesima volta si esternalizzano i costi ambientali ed economici di una gestione criminale: lo Stato si fa parte in causa e addirittura paga il rilancio dei Riva contro il sequestro dei beni che permetterebbero di pagare la messa in sicurezza di uno stabilimento che continua a fare morti. Sono stabilimenti produttivi e con mercato in ripresa, altro che sciopero: bisogna muovere, occuparli. Non nazionalizzarli, e porli sotto controllo di uno Stato complice dell'attacco e della svendita dei lavoratori e dei loro diritti, ma occuparli e tenerli sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici, gli unici a poterli gestire e ad avere interesse alla produzione materiale di beni in questo paese, al mantenimento di un tessuto produttivo di massa e non solo di nicchia, gli unici come sempre su cui grava la possibilità di ripartire.
E questo vale in tutte le realtà a rischio di ridimensionamento o chiusura dove i lavoratori sono ricattati rispetto al posto di lavoro, interi settori come gli elettrodomestici per fare solo un esempio.
Una parte consistente della lotta di classe e della sua ripresa oggi si gioca su questo scontro: mantenimento dell’occupazione e ripresa della contrattazione con contenuti autonomi dei lavoratori.
Provando ad innestare su questi processi un percorso di ricostruzione del sindacato da parte dei lavoratori, che li metta in grado di difendersi dai ricatti e dalle pressioni, fino al licenziamento, come sa chi si oppone, in fabbrica, allo strapotere dei padroni anche riguardo alle misure di sicurezza oltre che ambientali. Cronaca di questi giorni, come l'attivista sindacale dell'USB a cui a la nostra solidarietà.
Le prime vittime dell'ILVA, infatti, e non solo nel subire gli effetti devastanti dell’inquinamento, occorre ricordarlo,sono i lavoratori stessi e le loro famiglie, e solo dalla partecipazione dei lavoratori alla messa in sicurezza e alla bonifica dell'ILVA si potrà pensare a un mantenimento della produzione di acciaio nel nostro paese, necessario per il mantenimento di un livello manifatturiero, sia pure ridimensionato, che non compensi i risparmi sull'ambiente con i costi in tumori e in mazzette.
Nello scontro in atto a livello mondiale sulla produzione dell’acciaio, l'Italia è il secondo produttore dopo la Germania e all’undicesimo posto a livello mondiale, accanto a paesi come la Cina, India, Brasile, i principali produttori di acciaio.
Inutile sottolineare che tanto dipende dagli spazi che i colossi mondiali dell’acciaio lasciano liberi o sono disposti a negoziare nel medio/lungo periodo, considerando che anche realtà come Turchia e Russia aumentano le produzioni mentre si affacciano paesi africani che subiscono processi di industrializzazione. Non è continuando a giocare al ribasso sulle tutele ambientali e di sicurezza che ci si può illudere di competere con questi paesi.
Commissione Sindacale FdCA, 14 settembre 2013
Stati e forze reazionarie: giù le mani dalla rivoluzione siriana
A partire dal marzo 2011, è in corso in Siria un processo rivoluzionario. Il popolo è insorto contro il sanguinario regime fascista di Bashar al-Assad e contro il Partito Ba'ath. Non essendo nè un "complotto imperialista", nè un "complotto islamista" e nemmeno un "complotto sionista", questa rivoluzione popolare sta dentro quella più globale rivolta contro il capitalismo, per la giustizia e la libertà, che si è sviluppata tra gli oppressi e gli sfruttati dall'Egitto alla Cina, dalla Russia alla Turchia, dall'Europa al Brasile, dalla Tunisia alla Siria.
La brutale repressione da parte del "laico" regime fascista
Questa rivolta è stata affrontata con una brutale repressione da un regime che ha scelto di giocare la carta del settarismo religioso mentre si autorappresentava ipocritamente come "protettore delle minoranze", un regime che massacrava i suoi oppositori, fossero adulti o bambini. Questo regime è stato sostenuto dal regime clerico-fascista dell'Iran e dall'imperialismo russo. La repressione ha portato una rivolta che inizialmente era pacifica alla scelta di militarizzarsi, per necessità di autodifesa.
Le strumentalizzazioni delle potenze imperialiste in competizione
Come in ogni processo rivoluzionario, alcune forze, estranee agli scopi rivoluzionari, hanno cercato di strumentalizzare gli eventi allo scopo di far emergere obiettivi che non hanno nulla a che vedere con quella libertà e quella uguaglianza, così tanto perseguite dal popolo siriano insorto.
Al momento della sua militarizzazione, il processo rivoluzionario si è trovato a dover far fronte ad una contro-rivoluzione interna: alcuni movimenti reazionari e clerico-fascisti, finanziati, armati e sostenuti dalla Arabia Saudita, dal Qatar e dalla Turchia ma anche dai miliardari sauditi, hanno cercato fortemente di far deviare il processo rivoluzionario allo scopo di trascinarlo nella regionale contesa politico-religiosa tra fascismo religioso sciita e fascismo religioso sunnita.
Questi movimenti hanno un vantaggio militare sulla laica rivoluzione siriana grazie al loro ruolo quali emanazioni e clienti dei regimi fascisti e dell'imperialismo occidentali, un vantaggio militare che viene usato per soffocare la dinamica rivoluzionaria. Agendo da veri feudali signori della guerra che controllano le loro aree tramite il terrore, queste forze non esitano a spianare la strada all'esercito del regime dietro pagamento in contanti. Tali forze svolgono anche il ruolo di braccio armato della Turchia contro il movimento curdo, massacrando e stuprando su commissione, all'interno della guerra regionale contro il popolo curdo.
Contro-rivoluzione esterna ed interna: Stati e religiosi fascisti uniti contro il popolo curdo ed arabo
Nell'area curda della Siria, nel frattempo, è in corso uno specifico processo rivoluzionario, all'interno della battaglia del movimento popolare curdo per l'autonomia regionale, che si oppone al regime, ma che si rifiuta di sacrificare la causa curda sull'altare del nazionalismo arabo delle ideologie nazionaliste siriane. Questo desiderio di autonomia ha portato i Curdi a doversi scontrare sia col regime che con i reazionari nazionalisti ed islamisti, entrambi oppositori di una terza via per ragioni tra loro diverse.
La Francia ha mantenuto per lungo tempo stretti rapporti col regime siriano. Insieme agli Stati Uniti ed ai loro alleati regionali, Arabia Saudita, Qatar ed Israele, è finita per sostenere la contro-rivoluzione clerico-fascista. Il movimento popolar-rivoluzionario siriano, del tutto laico in sè, si trova invece ad essere deliberatamente isolato da tutte queste forze: il suo obiettivo, l'autodeterminazione del popolo siriano, è una questione di fatto totalmente estranea agli interessi imperialisti in competizione che si stanno affrontando in suolo siriano.
Sia i clerico-fascisti che il regime sono super-armati: il popolo è disarmato
Il flusso delle armi scorre verso i reazionari religiosi e verso i clienti dei fantocci del Consiglio Nazionale Siriano, tramite l'Occidente, la Turchia, l'Arabia Saudita ed il Qatar. Ma le armi arrivano anche al regime grazie all'Iran, alla Cina ed alla Russia.
Il popolo siriano ed i rivoluzionari laici sono i soli, intanto, ad essere senza armi, poichè l'incubo peggiore per entrambi i blocchi imperialisti in competizione è che il popolo possa difendersi da sè, sia contro il regime che contro i clerico-fascisti ed i predatori imperialisti che stanno cercando di scippare la rivoluzione al popolo siriano.
Un intervento contro-rivoluzionario
I recenti successi militari del regime, favoriti da questa devastante politica attuata dai reazionari e dai clerico-fascisti takfiristi, strumenti del Qatar e dell' Arabia Saudita, nonchè degli Stati Occidentali, che sono dovuti al sostegno iraniano e russo, hanno spinto gli Stati Occidentali ed i loro alleati in Medio Oriente a prendere in considerazione un intervento militare: il cui scopo non ha nulla a che vedere col "proteggere il popolo siriano", come essi dicono, quanto piuttosto ha molto a che fare con la loro strumentalizzazione del conflitto all'interno della contesa regionale.
Questo intervento sarebbe un nuovo passo nel tentativo di riprendere il controllo sul processo rivoluzionario e di strumentalizzarlo all'interno della partita geopolitica regionale.
Il popolo siriano che vuole la libertà si trova tra l'incudine ed il martello. Fin dall'inizio del processo rivoluzionario la grande maggioranza del popolo siriano ha dovuto opporsi a qualsiasi intervento esterno, chiedendo solo i mezzi per autodifendersi.
Questi mezzi gli sono stati sempre megati, con la scusa che "non si sapeva in quali mani le armi sarebbero finite". Tuttavia, i clerico-fascisti sono pieni di armi, come pure i soldati del regime. E qui sta l'ipocrisia dei regimi occidentali, dato che il destino del popolo siriano è l'ultima delle loro preoccupazioni.
Dalla nostra parte, dalla parte del popolo, dalla parte della libertà contro tutti gli Stati
Sostenere il movimento popolare siriano, rifiutare tutti gli interventi e la contro-rivoluzione clerico-fascista: questo è l'enorme compito che grava sui lavoratori, soprattutto negli Stati che stanno guidando la contro-rivoluzione, sia sostenendo il regime sia sostenendo le forze reazionarie che puntano ad instaurare una nuova dominazione a spese del popolo.
In Francia, in Russia, in Iran, negli Stati Uniti, in Turchia ed in Israele, deve sentirsi forte la nostra voce:
Tenete le vostre mani sanguinarie lontane dalla rivoluzione siriana!
No al clerico-fascismo, no al fascismo "laico":
Sostenere le rivoluzioni laiche, degli Arabi e dei Curdi.
No ai bombardamenti. Armi per l'auto-difesa popolare del popolo siriano!
Segreteria per le Relazioni Internazionali
Coordination des Groupes Anarchistes, Francia
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)
Link esterno: http://www.c-g-a.org
venerdì 6 settembre 2013
Venti di guerra? Quando gli antimperialisti confondono le carte in tavola, trascurando i proletari - di Dino erba
Venti di guerra?
Quando gli antimperialisti confondono
le carte in tavola, trascurando i proletari
|
N
|
on appena soffian
venti di guerra, gli antimperialisti si destano, animando campagne tanto roboanti
quanto fuorvianti. Nella società capitalistica, la guerra è un’eventualità
permanente che non si ferma certo con le chiacchiere. Lo sappiamo. Da un quarto
di secolo, viviamo in un clima di «guerra infinita», che non è stato scosso
dalle pur vivaci manifestazioni pacifiste, anzi, molti pacifisti si son poi
messi la divisa, passando armi e bagagli al fronte interventista (Do you
remember Bertinotti & Co.?).
Questi frutti marci non turbano gli antimperialisti che proseguono
imperterriti per la loro strada, ripetendo le solite litanie. E lungo la loro
strada perdono ogni riferimento a una visione proletaria della guerra e dei
conflitti sociali che, pur soffocati, l’accompagnano. Riducendo l’internazionalismo
ai rapporti tra nazionalismi, inter-nazionalisti, appunto.
Uno dei cavalli di battaglia degli antimperialisti è la denuncia delle
balle di Washington ... come se esistessero guerre giuste ... E se Obama avesse
ragione? Sarebbe un buon motivo per bombardare Damasco? Lasciamo perdere. Gli
argomenti degli interventisti sono così pretestuosi che se ne è accorto anche
Sergio Romano sul «Corriere della Sera» (Armi democratiche, 1 settembre 2013).
Percorrendo il vicolo cieco pacifista, alcuni antimperialisti giustificano
regimi sanguinari come quello di Assad e, implicitamente, denigrano i «ribelli».
Denigrazione che fa di ogni erba un fascio, mettendo nello stesso calderone i movimenti
popolari contro Assad, cui il crash economico ha dato slancio, e le bande prezzolate che
cavalcano il malcontento al soldo di racket locali e stranieri, con grandi e
piccoli interessi in gioco. A uno sguardo superficiale, i movimenti popolari arabi
e musulmani hanno una parvenza plebea che sommerge la componente operaia e
proletaria. Che però c’è. E se qualcuno si ostina a non vederla, è un problema
suo, ma non è una buona ragione per ignorarla, portando acqua al nazionalismo.
Venti di rivolta
Tra fanatismi religiosi e affarismi di bassa lega, lo scenario sociale
che si delinea � assai intricato, come ha ben dimostrato Michele Basso nel suo Interrogativi
sulle guerre in corso, dell’11 agosto, e in parte anch’io nel mio Egitto è il mondo del 15 agosto. La situazione è contraddistinta
dalla disgregazione nazionale e sociale, che si sta diffondendo a macchia d’olio
dall’Afghanistan al Pakistan dal Medio Oriente al Magreb.
E soprattutto è una situazione che apre nuovi scenari politici, che non possono
essere liquidati con frasette di rito, utili solo a nascondere l’insipienza di
chi le diffonde. Peggio. In realtà gli antimperialisti che sventolano lo
spauracchio delle Potenze imperialiste (Usa
in primis)
sottovalutano (se non ignorano) la questione principale: la crisi
dell’imperialismo. E, di conseguenza, non fanno altro che difendere un
impossibile status quo, ormai a pezzi sotto i colpi della persistente crisi economica. Non per
nulla, dopo la doccia fredda di Cameron, Obama ha preferito rimandare la
decisione dell’intervento al Congresso, per avere la benedizione democratica.
Lasciando Hollande in braghe di tela. Nelle guerre si sa come si entra ma non si
sa come si esce. E se soffiano venti di guerra, soffiano anche i venti della
rivolta proletaria.
Volenti o nolenti, gli antimperialisti privilegiano una visione in cui i
proletari sono subalterni alle classi dominanti. E visto che al peggio non c’è
fine, essi finiscono per legare il proletariato dei Paesi occidentali al carro
delle varie borghesie. Un bel favore! Con l’aria che tira, i padroni
preferiscono veder marce pacifiste piuttosto che proteste operaie, come è evidente
in Germania e in Italia, con la Bonino che paventa la Terza guerra mondiale,
come se già non ci fossimo dentro!
Non solo. I padroni prendono due piccioni con una fava: la pace sociale, oggi, premessa
per un eventuale intervento, domani. Non ci sono santi, solo le lotte
proletarie possono impedire e ostacolare le guerre, tenendo sulla corda i
padroni e i loro governi. Il resto sono chiacchiere inutili e dannose.
Lasciamole a Bergoglio.
Gratta gratta, ci accorgiamo infine che certi antimperialisti, con
l’implicita difesa dei regimi «statalisti» (ormai presunti tali), come quello
di Assad o di Mubarak, lasciano serpeggiare, e non tanto sotto traccia, il
rimpianto per il capitalismo di Stato, alla cui ombra sono cresciuti molti
figli della piccola borghesia antimperialista italiana.
Al banco di prova della solidarietà
Alla visione politica conservatrice (se non reazionaria) prevalente nei
movimenti antimperialisti di matrice pacifista, non basta contrapporre
l’equidistanza proletaria (come per esempio fanno il Centro di iniziativa
comunista internazionalista e altre formazione di tradizione comunista
rivoluzionaria). È una posizione apprezzabile che però scantona il problema
reale: la natura sociale dei tumulti e delle sommosse in corso nei Paesi arabi
e musulmani. Ci troviamo di fronte a una situazione nuova, in rapida evoluzione,
che non si può affrontare con le armi spuntate del Ventesimo secolo.
Tenendo vivo il problema, ci sono cose che già ci toccano molto da
vicino. Un cruciale fronte di lotta proletaria e internazionalista è aperto dai
flussi migratori, destinati a crescere sull’ondata dei conflitti e della
disgregazione sociale dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I profughi
siriani sono già oltre due milioni (su una popolazione di 23 milioni).
Quelli che cercano scampo in Italia, sono destinati a cadere nel pozzo
senza fondo del lavoro nero, grazie al quale si ingrassano padroni e
padroncini, con tutto il codazzo di faccendieri, dai caporali ai funzionari
statali conniventi, con il beneplacito di politicanti e pennivendoli. Contro questo
vero e proprio regime schiavistico, le lotte dei facchini della logistica stanno
dando una prima e importante risposta. Ma le radici del ricatto e del lavoro
nero risiedono nelle leggi razziste sull’emigrazione (la Turco-Napolitano e la
Bossi-Fini), fondate sulla normativa capestro dei permessi di soggiorno, sui
controlli polizieschi e sulla detenzione nei Centri di identificazione ed
espulsione (Cie). Ma anche sui
Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (Cara),
veri e propri lager, in fase d’espansione.
Oggi, queste leggi e queste galere non sono più in grado di controllare
nuovi e maggiori flussi migratori. In agguato ci sono progetti coercitivi che
attendono solo l’occasione per entrare in funzione, magari con il pretesto
dell’emergenza umanitaria e il placet di Cécile Kyenge. Affrontare questa imminente
eventualità, è l’attuale banco di prova per l’internazionalismo e la solidarietà
proletaria. Ed è un primo, concreto passo contro i venti di guerra. Il resto
sono chiacchiere, inutili e dannose.
Dino
Erba, Milano, 3
settembre 2013.
Gruppo Libertario Remo Tartari di Ferrara e Usi - Ait nazionale : Manifesto contro l'intervento militare in Siria
manifesto Usi - Ait contro l'intervento armato in Siria , ripreso dal gruppo libertaio Remo Tartari di Ferrara
http://gruppolibertarioremotartari.blogspot.it/2013/09/contro-la-guerra.html
http://gruppolibertarioremotartari.blogspot.it/2013/09/contro-la-guerra.html
comitato per la salute pubblica bene comune - Pordenone 6 - 9 settembre 2013
COMUNICATO STAMPA
Nuovo ospedale di Pordenone: aderiamo a iniziativa di don Albino Bizzotto "un digiuno per l'ambiente". A Pordenone da venerdì 6/9 digiuno a staffetta promosso dal Comitato per la salute pubblica bene comune. Troviamoci tutte/i alle ore 17 del 6/9 a PN piazza XX Settembre per dare il via all'iniziativa.
Come già annuinciato il Comitato per la salute pubblica bene comune si schiera con don Albino Bizzotto, il sacerdote vicentino dei Beati i costruttori di pace, e promuove anche a Pordenone il "digiuno per l'ambiente" unendo ai motivi dell'iniziativa partita da Padova con quelli della causa contro il progetto di realizzare il nuovo ospedale di Pordenone in Comina, utilizzando anche il progetto di finanza. Costruire il nuovo ospedale senza cementificare e senza ricorrere ai debiti pubblici verso privati si può! Costa molto meno, con tempi minori ed ha un progetto che in alcune opere è già esecutivo: quello proposto dalla Giunta Illy.
Don
Bizzotto il 16 agosto ha iniziato uno sciopero della fame per
protestare contro la speculazione finanziaria e le grandi opere che
distruggono il territorio, dalla Pedemontana veneta al futuro ospedale
di Padova. Tutte opere realizzate con progetto di finanza. Il digiuno
viene ora portato avanti a staffetta da altre persone.
Il
Comitato vuole riportare l’attenzione sull’aspetto sanitario,
ambientale e urbanistica nella scelta del progetto del nuovo ospedale.
Esattamente come dice Don Bizzotto .
«Il project financing serve a garantire il capitale privato non il bene
comune perché i rischi per il privato sono nulli mentre il pubblico si
indebita». Il sacerdote ha poi evidenziato che «tutti parlano di
crescita ma non ci sarà più uno sviluppo quantitativo» e ha citato gli
esempi deleteri del progetto di finanza.
A
Pordenone l'iniziativa partirà Venerdì 6 settembre ore 17 con l'idea di
piantare una tenda permanente in piazza XX Settembre, nel terrapieno
verso la Casa del Mutilato (presentate le domande a Questura e Comune,
la prima ha già risposto non ponendo alcun ostacolo).
Mentre si stanno definendo i dettagli organizzativi e la "staffetta" delle persone che digiuneranno si
invitano tutte/i cittadine/i a partecipare all'iniziativa
condividendone lo spirito e se possibile anche il digiuno almeno per una
giornata.
All'iniziativa
sono bene accette tutte le persone, anche quelle di opinioni diverse,
perchè il confronto rende tutte/i più "forti", abbandonando toni
denigratori o gratuite offese.
Il
Confronto vero, pubblico, delle istituzioni con cittadine/i dovrebbe
essere un elemento reale della vita pubblica, di qualunque
Amministrazione, specie sui temi importanti come la salute e la finanza
pubblica.
Per adesioni all'iniziativa scrivere a referendumospedale@gmail.com
siti disponibili www.beati.eu http://comitatosalute.wordpress.com
Comitato per la salute pubblica bene comune Pordenone
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riapre stagione dell'Ateneo degli Imperfetti di Marghera (VE) 14 settembre 2013
Cari amici e compagni ,
SABATO 14 SETTEMBRE (ORE 17.30),
riprendono le attività dell’Ateneo degli Imperfetti .
Ospiti graditi saranno gli amici del Collettivo artistico “MOKA DA TRE” che
ci accompagneranno per l’intera serata con le loro (straordinarie, stupefacenti ,
coinvolgenti) musiche. Come l’anno scorso ci è sembrato che il miglior modo di
ricominciare il nostro percorso di riflessioni antiautoritarie, fosse una festa. Un
momento giocoso per ritrovarci , per riallacciare quei rapporti di stima e di
amicizia che sono alla base della nostra ricerca comune. Per noi la convivialità
è sempre stata e resta un aspetto sostanziale dei nostri incontri. Sicuramente non
meno importante della conferenza, della presentazione di un libro, di un
dibattito, è il luogo dello scambio per eccellenza, delle relazioni dirette, della
nascita di nuove amicizie.
Da pochi a pochi come suggerisce Goffredo Fofi (cui va tutta la nostra stima) che,
assieme ai molti relatori che hanno animato i nostri incontri, ha contribuito a
valorizzare le iniziative dell’Ateneo sia culturalmente che umanamente.
Come tutti sapete, repetita iuvant, l’Ateneo è un luogo autogestito che trova
sostentamento dalle quote volontarie di pochi militanti . Non abbiamo, né
vogliamo contributi istituzionali . Gelosi di una autonomia e di una indipendenza
irriducibile ed irrinunciabile. Ma proprio perché crediamo fermamente
in questi valori che chiediamo, per la prima volta, una sottoscrizione straordinaria
a sostegno delle attività dell’Ateneo.
Un contributo volontario che auspichiamo serva a sentirsi più partecipi, quanti
amici e compagni , hanno a cuore la continuità di questa, crediamo importante,
iniziativa.
Saluti libertari
Laboratorio libertario - Ateneo degli Imperfetti .
Marghera, 04/09/2013
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 20930175 Marghera (VE)
tel. 327.5341096
SABATO 14 SETTEMBRE (ORE 17.30),
riprendono le attività dell’Ateneo degli Imperfetti .
Ospiti graditi saranno gli amici del Collettivo artistico “MOKA DA TRE” che
ci accompagneranno per l’intera serata con le loro (straordinarie, stupefacenti ,
coinvolgenti) musiche. Come l’anno scorso ci è sembrato che il miglior modo di
ricominciare il nostro percorso di riflessioni antiautoritarie, fosse una festa. Un
momento giocoso per ritrovarci , per riallacciare quei rapporti di stima e di
amicizia che sono alla base della nostra ricerca comune. Per noi la convivialità
è sempre stata e resta un aspetto sostanziale dei nostri incontri. Sicuramente non
meno importante della conferenza, della presentazione di un libro, di un
dibattito, è il luogo dello scambio per eccellenza, delle relazioni dirette, della
nascita di nuove amicizie.
Da pochi a pochi come suggerisce Goffredo Fofi (cui va tutta la nostra stima) che,
assieme ai molti relatori che hanno animato i nostri incontri, ha contribuito a
valorizzare le iniziative dell’Ateneo sia culturalmente che umanamente.
Come tutti sapete, repetita iuvant, l’Ateneo è un luogo autogestito che trova
sostentamento dalle quote volontarie di pochi militanti . Non abbiamo, né
vogliamo contributi istituzionali . Gelosi di una autonomia e di una indipendenza
irriducibile ed irrinunciabile. Ma proprio perché crediamo fermamente
in questi valori che chiediamo, per la prima volta, una sottoscrizione straordinaria
a sostegno delle attività dell’Ateneo.
Un contributo volontario che auspichiamo serva a sentirsi più partecipi, quanti
amici e compagni , hanno a cuore la continuità di questa, crediamo importante,
iniziativa.
Saluti libertari
Laboratorio libertario - Ateneo degli Imperfetti .
Marghera, 04/09/2013
Ateneo degli Imperfetti
Via Bottenigo, 20930175 Marghera (VE)
tel. 327.5341096
lunedì 2 settembre 2013
1° FuoriSalone Libertario "Per non chiudersi dentro" , Fano (PU) 6 - 7 8 settembre 2013
1 ° FUORISALONE
LIBERTARIO. “Per
non chiudersi
dentro”
Fano, venerdì 6, sabato 7, domenica 8 Settembre 2013.
Sala esposizioni Rocca Malatestiana.
Fano, venerdì 6, sabato 7, domenica 8 Settembre 2013.
Sala esposizioni Rocca Malatestiana.
venerdì
6 settembre
-ore
18.30: A volte
ritornano: 1985-2013, Introduzione al
Fuorisalone Libertario.
-ore
19.00:
“Un’eretica
del nostro tempo” -
Gli interventi di Joyce Lussu ai meeting anticlericali
Presentazione
del
libro edito
da Gwynplaine,
con
l’editore Orlando Micucci, Donato Romito, Walter Siri.
sabato
7
settembre
-ore
18.30: Tutta
mia la città, laboratori su: spazi
sociali e
spazi urbani in tempi di crisi
Tavola rotonda e workshop con il collettivo Babel –
Abitare critico
– Sciatto Produzie e le realtà associative attive sul territorio.
Coordina Alternativa
libertaria.
Domenica 8 settembre
-ore
18.30:
“Suore ninja: il Vaticano in salsa manga”
Presentazione del fumetto “Suore
ninja" (Starcomics ),
dialogo con
l'autrice Vanessa Cardinali e Francesca Palazzi
Arduini (Femminismi).
-break a cura degli InFestanti
-break a cura degli InFestanti
-ore
21.30 circa: performances.
Durante
l’iniziativa:
* 40 volumi non più
all’indice, libri d’epoca scelti e schedati da Luigi
Balsamini dell’Archivio bilioteca “E.Travaglini”- Biblioteca
del libero pensiero.
*Joyce Lussu, un’eretica del nostro tempo, mostra sulla scrittrice, saggista, partigiana.
*Suore Ninja, tavole originali di Vanessa Cardinali, “Zombie gay in Vaticano” ed altre.
*L-volution, le vignette di Maureen Lister apparse sulla rivista lesbica “Towanda!”, corredate dalle riviste originali, a cura di Femminismi
*Mutoid must stay: materiali e petizione a favore di Mutonia (Sant’Arcangelo di Romagna).
Libri e riviste anarchiche e libertarie, gadget anticlericali, proiezioni.
*Joyce Lussu, un’eretica del nostro tempo, mostra sulla scrittrice, saggista, partigiana.
*Suore Ninja, tavole originali di Vanessa Cardinali, “Zombie gay in Vaticano” ed altre.
*L-volution, le vignette di Maureen Lister apparse sulla rivista lesbica “Towanda!”, corredate dalle riviste originali, a cura di Femminismi
*Mutoid must stay: materiali e petizione a favore di Mutonia (Sant’Arcangelo di Romagna).
Libri e riviste anarchiche e libertarie, gadget anticlericali, proiezioni.
Collaborano a
questo
Fuorisalone:
- Archivio bilioteca “E.Travaglini”, www.bibliotecaliberopensiero.it
-Anarchici /che Valcesano
-Babel-/Abitare critico, Forte Prenestino Roma, www.babelbabel.net
-Femminismi, www.femminismi.wordpress.com
-Fano in Transizione
-Strictly Inc. , www.strictlyincognito.com
-gli InFestanti - Archivio bilioteca “E.Travaglini”, www.bibliotecaliberopensiero.it
-Anarchici /che Valcesano
-Babel-/Abitare critico, Forte Prenestino Roma, www.babelbabel.net
-Femminismi, www.femminismi.wordpress.com
-Fano in Transizione
-Strictly Inc. , www.strictlyincognito.com
Alternativa libertaria/FdCA, http://www.fdca.it, altlib@altraofficina.it
Fuorisalone
libertario: dai
coraggiosi meeting … alle nuove esperienze di Occupy.
L’associazione Alternativa libertaria propone il
6-7-8
settembre una serie di iniziative che animeranno la Sala esposizioni
della Rocca
Malatestiana di Fano. Un “Fuorisalone” che espone le battaglie che
in realtà facciamo tutti i giorni.
Con un ironico “A volte ritornano”, abbiamo deciso di inaugurare le tre serate in spazio che fu teatro negli anni ’80 di una rivoluzione culturale, i tanto temuti “Meeting anticlericali”, animati proprio dalla corrente libertaria dell’anticlericalismo italiano (nel 1986, proprio nella sala esposizioni al piano superiore della Rocca, l’assemblea fondatrice della Associazione per lo sbattezzo, con presenza di delegati di associazioni da tutt’Italia).
Allora c’era bisogno di discutere e proporre una critica politica all’ingerenza della Chiesa cattolica nella vita del Paese, oggi la chiesa cattolica ha saturato gli spazi politici con un’ingerenza ancora più forte e lobbystica ma ha mostrato aspetti interni paradossali … due Papi che non fanno altro che fare gaffe, … brogli finanziari, … eminenti Monsignori “riordinatori” delle banche vaticane beccati con valigie diplomatiche piene di riviste porno … tutto con buona pace di Comunione e liberazione, che ogni anno rilancia la love story tra D come Dio e D come Denaro.
Legge di Dio o legge dello Stato? Questo il dilemma tragico riproposto anche dalle crisi politiche mediorientali. Nel nostro paese ,che attende la decisione sull’ineleggibilità di un personaggio politico emblema dello stato di eccezione e della iniquità del Potere … possiamo solo appellarci al principio di libertà, ed a un’etica che prescinda da ogni fede ma che guardi ai fatti. Vogliamo e possiamo riprendere in mano idee e pratiche libertarie costruite dal basso attraverso modalità di organizzazione condivise che sappiano scoprire le criticità del potere economico e politico di pochi sui molti (“siamo il 99%” recitava uno slogan delle recenti occupazioni di tante città nel mondo), rimettersi in gioco per discutere a partire da sé delle proprie esigenze rapportandole con quelle degli altri in una visione collettiva, queste le idee centrali del nostro “Fuorisalone”.
Il workshop di sabato 7, con l’aiuto delle architette di “Babel” (Forte Prenestino occupato, Roma), si occuperà ragionare sull’uso collettivo degli spazi urbani in una città che vive la crisi. Partiamo discutendo dell’esempio dalla contestata Rocca malatestiana, oggetto lo scorso anno di un contenzioso con la Giunta comunale fanese.
Uguaglianza di diritti, partecipazione, … crisi. In un momento come questo, quando per rispondere alla “crisi” si fanno avanti le solite “voci forti”, i leader maschi che accentrano l’attenzione dei mass media … noi proponiamo invece il modello partecipativo della “Rete”, le esperienze sia concrete che operate nel web di collaborazione su piattaforme, l’esperienza organizzativa anarchica delle grandi assemblee di Occupy. E una riflessione sul ruolo delle associazioni culturali, soprattutto quelle più giovani, in una società di lavoro interinale e di sfruttamento integrale, in una città senza parco, senza una rete ciclabile vera, con un ospedale svenduto e la continua emigrazione giovanile.
Il contributo fondamentale di Femminismi, che presenta un dibattito e due mostre (Quella sull’album a fumetti “Suore Ninja” e la mostra di vignette lesbiche dell’artista Maureen Lister), l’apporto di materiali del Centro studi E.Travaglini con la collezione di libri d’epoca che ripercorrono al storia del libero pensiero e dell’anticlericalismo in Italia, l’esposizione di gadget e riviste (tra le quali le “Millelire” anticlericali e la “Ministoria dei meetings anticlericali), contribuisce a rendere questo appuntamento, completamente autogestito, un evento realmente aperto al futuro./ Si allega il programma completo dell’iniziativa.
Alternativa libertaria/Federazione dei Comunisti Anarchici
con la collaborazione di Femminismi, Centro studi E.Travaglini/Biblioteca del libero pensiero.
Aggiornamenti del programma anche su: rimarchevole.wordpress.com
Con un ironico “A volte ritornano”, abbiamo deciso di inaugurare le tre serate in spazio che fu teatro negli anni ’80 di una rivoluzione culturale, i tanto temuti “Meeting anticlericali”, animati proprio dalla corrente libertaria dell’anticlericalismo italiano (nel 1986, proprio nella sala esposizioni al piano superiore della Rocca, l’assemblea fondatrice della Associazione per lo sbattezzo, con presenza di delegati di associazioni da tutt’Italia).
Allora c’era bisogno di discutere e proporre una critica politica all’ingerenza della Chiesa cattolica nella vita del Paese, oggi la chiesa cattolica ha saturato gli spazi politici con un’ingerenza ancora più forte e lobbystica ma ha mostrato aspetti interni paradossali … due Papi che non fanno altro che fare gaffe, … brogli finanziari, … eminenti Monsignori “riordinatori” delle banche vaticane beccati con valigie diplomatiche piene di riviste porno … tutto con buona pace di Comunione e liberazione, che ogni anno rilancia la love story tra D come Dio e D come Denaro.
Legge di Dio o legge dello Stato? Questo il dilemma tragico riproposto anche dalle crisi politiche mediorientali. Nel nostro paese ,che attende la decisione sull’ineleggibilità di un personaggio politico emblema dello stato di eccezione e della iniquità del Potere … possiamo solo appellarci al principio di libertà, ed a un’etica che prescinda da ogni fede ma che guardi ai fatti. Vogliamo e possiamo riprendere in mano idee e pratiche libertarie costruite dal basso attraverso modalità di organizzazione condivise che sappiano scoprire le criticità del potere economico e politico di pochi sui molti (“siamo il 99%” recitava uno slogan delle recenti occupazioni di tante città nel mondo), rimettersi in gioco per discutere a partire da sé delle proprie esigenze rapportandole con quelle degli altri in una visione collettiva, queste le idee centrali del nostro “Fuorisalone”.
Il workshop di sabato 7, con l’aiuto delle architette di “Babel” (Forte Prenestino occupato, Roma), si occuperà ragionare sull’uso collettivo degli spazi urbani in una città che vive la crisi. Partiamo discutendo dell’esempio dalla contestata Rocca malatestiana, oggetto lo scorso anno di un contenzioso con la Giunta comunale fanese.
Uguaglianza di diritti, partecipazione, … crisi. In un momento come questo, quando per rispondere alla “crisi” si fanno avanti le solite “voci forti”, i leader maschi che accentrano l’attenzione dei mass media … noi proponiamo invece il modello partecipativo della “Rete”, le esperienze sia concrete che operate nel web di collaborazione su piattaforme, l’esperienza organizzativa anarchica delle grandi assemblee di Occupy. E una riflessione sul ruolo delle associazioni culturali, soprattutto quelle più giovani, in una società di lavoro interinale e di sfruttamento integrale, in una città senza parco, senza una rete ciclabile vera, con un ospedale svenduto e la continua emigrazione giovanile.
Il contributo fondamentale di Femminismi, che presenta un dibattito e due mostre (Quella sull’album a fumetti “Suore Ninja” e la mostra di vignette lesbiche dell’artista Maureen Lister), l’apporto di materiali del Centro studi E.Travaglini con la collezione di libri d’epoca che ripercorrono al storia del libero pensiero e dell’anticlericalismo in Italia, l’esposizione di gadget e riviste (tra le quali le “Millelire” anticlericali e la “Ministoria dei meetings anticlericali), contribuisce a rendere questo appuntamento, completamente autogestito, un evento realmente aperto al futuro./ Si allega il programma completo dell’iniziativa.
Alternativa libertaria/Federazione dei Comunisti Anarchici
con la collaborazione di Femminismi, Centro studi E.Travaglini/Biblioteca del libero pensiero.
Aggiornamenti del programma anche su: rimarchevole.wordpress.com
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lunedì 26 agosto 2013
Dichiarazione di un disertore per coscienza e traditore della "patria" per amore dell'Umanità . Salud , Bradley Manning !
Nei
nostri sforzi di affrontare il nemico abbiamo dimenticato la nostra
umanità. Abbiamo coscientemente annullato il valore della vita umana in
Iraq e Afghanistan… abbiamo ucciso innocenti e, anziché accettarne la
responsabilità, ci siamo nascosti dietro il velo della sicurezza
nazionale e del segreto di Stato allo scopo di evitare di doverci
giustificare. A Guantanamo teniamo rinchiusi da anni prigionieri mai
processati, siamo stati ciechi davanti a torture ed esecuzioni, abbiamo
commesso infiniti altri atti nel nome della guerra al terrorismo. Ma,
come dice, Howard Zinn, non c’è bandiera tanto grande da poter coprire
la vergogna di uccidere innocenti. Quando decisi di rivelare
informazioni secretate, lo feci per amore del mio paese e rispetto per
gli altri… Subirò la mia pena sapendo che a volte si deve pagare un
prezzo elevato per vivere in una società libera. Pagherò volentieri
questo prezzo se ciò significa che potremmo avere un paese concepito
nella libertà e dedicato al presupposto che tutte le donne e tutti gli
uomini sono nati uguali.
(Bradley Manning)
(Dichiarazione
del soldato Bradley Manning all’atto della sua condanna a 35 anni di
prigione per aver diffuso informazioni su crimini di guerra Usa in Iraq,
a partire dal video che mostra piloti d’elicottero mitragliare civili e
giornalisti a Baghdad e gioirne. Prima del processo, condotto da un
tribunale militare, il 25enne Manning è stato tenuto nudo in feroce
isolamento e sottoposto a torture per 1.294 giorni. Salutiamo in lui un
eroe della resistenza umana e auguriamo al suo compagno in eroismo
umanitario, Edward Snowden, protetto dalla Russia, di sfuggire agli
assassini della più grande macchina della morte mai esistita).
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Bradley Manning,
C.I.A.,
Edward Snowden,
U.S.A.
No OGM Pordenone - 1 settembre ore 10 a Vivaro (PN)
BIODIVERSITA' PER LA SOVRANITA' ALIMENTARE
STATO E REGIONE CI STANNO INGANNANDO!!
Mentre
la maggior parte della società civile (8 italiani su 10) si dichiara
contraria agli organismi geneticamente modificati (OGM),
il governo
italiano e la regione FVG, dichiarandosi falsamente contrari, hanno
adottato dei provvedimenti che, di fatto, apriranno le porte alle
coltivazioni transgeniche sul territorio nazionale e regionale.
Il
governo ha emanato un decreto di natura provvisoria e precaria che
impedirà per qualche mese la coltivazione del solo mais ogm Mon810,
lasciando poi alle regioni il compito di applicare le norme per la
coesistenza tra le coltivazioni transgeniche, biologiche e tradizionali.
Nel frattempo, Monsanto ha pronte per la commercializzazione sementi
brevettate con altri marchi aggirando di fatto il decreto.
La
regione, per prima, ha già modificato la legge regionale che vietava la
coltivazione degli OGM, togliendo il divieto ed introducendo le
clausole per la coesistenza tra le colture.
Queste scelte, estremamente pericolose per la salute di tutti i viventi e l'ecosistema, vanno subito contrastate!!
E’
urgente promuovere un sistema agroalimentare rispettoso delle risorse
ambientali, destinato ai reali bisogni del genere umano e non ai
profitti delle multinazionali, sulla base del principio della sovranità
alimentare e della tutela della biodiversità.
Di
conseguenza le colture transgeniche coltivate illegalmente sul
territorio friulano e lasciate impunemente maturare come tre anni fa,
sono lesive dell’ambiente e del diritto alla salute e, pertanto, ne
chiediamo la loro immediata distruzione.
PER QUESTI MOTIVI DOMENICA 1 SETTEMBRE ALLE ORE 10,00 VIENE INDETTO UN PRESIDIO PRESSO L'AREA CIRCOSTANTE IL CAMPO COLTIVATO A MAIS OGM A VIVARO (PN) IN CUI:
- DICHIAREREMO LA NOSTRA CONTRARIETÀ AI PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO E DELLA REGIONE FVG;
- CHIEDEREMO CHE IL TERRITORIO FRIULANO VENGA DEFINITO OGM-FREE, COME PREVISTO DAI REGOLAMENTI COMUNITARI;
- PROMUOVEREMO LA NECESSITÀ DI UN NUOVO MODELLO AGRICOLO;
- CHIEDEREMO CHE LE COLTURE TRANSGENICHE PRESENTI SUL TERRITORIO FRIULANO SIANO IMMEDIATAMENTE DISTRUTTE (se le istituzioni preposte non interverranno, dovrà pensarci la società civile stessa?)
il COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ
segnalazione radiofonica - Sacco e Vanzetti raccontati da Marcello Flores su Radio Rai 3
Il 23 agosto 1927 viene eseguita negli Stati Uniti la condanna a morte nei confronti di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetticon Marcello Flores
Repertorio:
La ballata di Sacco e Vanzetti - II parte, Here's to you (cantata da Joan Baez) e Speranze di libertà (eseguita dall'oboista Gastone Chiarini) sono tratti dalla colonna sonora originale del film Sacco e Vanzetti (1971), di Giuliano Montaldo, composta da Ennio MorriconeL'arringa di Vanzetti, interpretato da Gian Maria Volontè, è tratta dal medesimo film
Marcello Flores insegna Storia contemporanea e Storia comparata alla facoltà di Lettere dell'Università di Siena, dove dirige anche il Master in Human Rights and Humanitarian Action. È stato direttore della rivista "I viaggi di Erodoto" e collabora con la rivista "il Mulino". Fa parte del comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani sull'Armenia. Ha pubblicato: L'immagine dell'Urss. L'occidente e la Russiadi Stalin (il Saggiatore 1990), L'età del sospetto. I processi politici della guerra fredda (il Mulino 1995), 1956 (il Mulino 1996), In terra non c'è il paradiso. Il racconto del comunismo (Baldini&Castoldi 1998), Storia, verità, giustizia. I crimini del xx secolo (a cura di, Bruno Mondadori 2001), Il secolo-mondo. Identità e globalismo nel XX secolo (il Mulino 2002), 1917 (Einaudi, 2007), Il genocidio degli Armeni (Il Mulino, 2007), Storia dei diritti umani (Il Mulino, 2007), La fine del comunismo (Bruno Mondadori, 2011).
.
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-acba8a7b-26ed-4911-8672-792b2ca563b7.html
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