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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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venerdì 19 settembre 2014

Nè ucraini nè russi!

Sviluppiamo il nostro progetto, quello della rivoluzione sociale! Quando alcuni mesi fa scrivemmo "Preparativi di guerra in Ucraina e Russia: realtà o show?" intendendo dire che stavano maturando le condizioni per un nuova guerra, molti compagni espressero dubbi o anche disaccordo verso un comunicato così categorico. Ora possiamo dire che il conflitto in Ucraina è chiaramente passato dalla fase "fredda" a quella "calda" e che ciò di cui siamo testimoni nell'est del paese è proprio guerra in tutti i sensi.(1). Da Lugansk al confine con la Russia a Mariupol sul Mar Nero due forze militari si affrontano in scontri quotidiani nel tentativo di ampliare l'area di controllo, combattendosi sul terreno e nel cielo, nelle campagne come nei centri industriali, con le artiglierie che bombardano i villaggi, gli aerei che bombardano le città (col pretesto che il nemico usa gli abitanti come scudi umani), mentre uomini, donne e bambini muoiono sotto le bombe ed i missili. In 4 mesi di conflitto armato sono state uccise più di 2000 persone tra civili e militari e 6000 sono i feriti; 117.000 proletari sono stati sfollati ed altri 730.000 si sono rifugiati in Russia. Mentre stavamo scrivendo questo articolo, sono stati trovati dei corpi morti per le strade di Donetsk, persone cadute nella stringente offensiva governativa. In quello stesso testo di mesi fa scrivevamo che la sola risposta del proletariato alla guerra è quella di organizzare la diserzione rivoluzionaria, cioè praticamente rifiutarsi di unirsi ad uno schieramento o all'altro, per creare al contrario collegamenti tra i proletari di entrambi i lati attraverso la lotta contro le borghesie. Dopo 3 mesi da quel testo, si rende necessario, con lo sviluppo delle cose, questo post-scriptum. Le nostre informazioni si basano su diverse fonti (che trovate in nota), dai blog militanti ai media ufficiali. Questa breve descrizione degli eventi in Ucraina ha richiesto ore ed ore di attento lavoro, cercando informazioni, leggendo vari testi, guardando diversi video, comparando dati differenti, ecc. Vorremmo mettere in evidenza due cose: la prima per dire che gli eventi che descriviamo qui e che non sono stati coperti dalla BBC o da Euronews non per questo non sono accaduti nè ce li siamo inventati (varie fonti di sinistra e media sia ucraini che russi ne hanno dato informazione). La seconda per dire che è chiaro che le notizie che abbiamo dall'Ucraina siano caotiche, incomplete ed a volte contraddittorie. Il che tuttavia non significa che dovremmo smettere di cercare di capire cosa sta accadendo lì. Crediamo che dovremmo porci di fronte ad una selezione di informazioni da parte dello stato con una posizione critica e radicale in quanto movimento anti-capitalista; dovremmo sviluppare e condividere informazioni ed analisi che guardano al mondo attraverso il prisma della prospettiva rivoluzionaria. L'ideologia di guerra (tanto quella basata sulla difesa dell'unità nazionale dello stato quanto quella basata sul diritto all'autodeterminazione e ad un atteggiamento filo-russo) si sta radicando in Ucraina: organizzazioni della società civile organizzano raccolte di fondi per sostenere l'esercito, i popi benedicono le armi da una parte e dall'altra e la televisione trasmette continuamente le immagini di nonnine che offrono ai soldati il loro ultimo barattolo di conserva di frutta. Non tutti i proletari però si lasciano prendere il cervello dalla propaganda di guerra da questa o da quell'altra parte, non tutti i proletari vogliono sacrificarsi per "la loro patria". Espressioni di rifiuto effettivo della carneficina della guerra appaiono in numero sempre più consistente e su entrambi i fronti ci sono grandi difficoltà nel reclutare nuova forza-lavoro per questo reciproco massacro. Migliaia di soldati dell'esercito ucraino che il governo aveva inviato per l'operazione anti-terrorista (ATO) nell'est del paese, hanno disertato o sono passati dall'altra parte con tutto l'equipaggiamento, compresi carri armati ed autoblindo. E' il caso della 25sima brigata aereo-trasportata ucraina (truppa d'elite per eccellenza), i cui soldati di leva sono stati accusati di "manifestazione di codardia" durante i combattimenti a Kramatorsk, che si è dissolta il 17 aprile con la motivazione di rifiutarsi di "combattere contro altri ucraini". Il caso più recente è quello di un'unità di 400 soldati che hanno disertato e trovato riparo in Russia dopo essersi trovati senza munizioni sotto un pesante fuoco nemico. Questi soldati che, come la Russia ha già comunicato, verranno estradati in Ucraina, hanno dichiarato che preferiscono essere processati per diserzione piuttosto che continuare ad uccidere o ad essere uccisi sul fronte orientale. Tutti i disertori hanno dichiarato che non vogliono combattere contro "il loro popolo" ed hanno anche denunciato le disperate condizioni di vita nell'esercito: paga e cibo da pidocchiosi, quando c'era, ecc. Altre unità non sono state nemmeno dispiegate al fronte orientale per la loro inaffidabilità. Così come non riuscì all'ex-presidente Yanukovych di usare queste truppe per reprimere i manifestanti, nemmeno l'attuale governo osa usarle sapendo quanto sia ai minimi la loro lealtà. Circa 1000 soldati nella regione di Volhynia si sono ammutinati a Mykolayiv il 29 maggio scorso. Soldati di leva del 3° battaglione della 51esima brigata si sono rifiutati di essere rimandati al fronte, hanno rifiutato di obbedire ai loro superiori ed hanno iniziato a scaricare il pesante equipaggiamento ed altro materiale già pronto per il trasporto. Gli avevano promesso, dopo che avevano subito pesanti perdite in uno scontro con i separatisti vicino al villaggio di Volnovakha, di poter tornare nelle caserme della base di Rivno. Invece erano stati spostati da est a sud e poi di nuovo ad est di modo che le autorità potevano alla fine annunciare loro che dovevano continuare l'addestramento prima di tornare al fronte. “Avendo perso ogni fiducia nei generali alla luce degli ultimi eventi a Volnovakha e durante i funerali a Rivne, di fronte al tradimento dei generali, i soldati hanno iniziato una aperta ribellione”. (3) Si è ammutinato anche il 2°battaglione della 51esima brigata che stava nelle caserme di Rivno nello stesso periodo e che aveva visto i funerali dei soldati del 3° battaglione uccisi nella battaglia di Volnovakha a causa della caotica e inetta conduzione delle operazioni. “I generali dicevano di andare a nord poi a sud fino al punto che i soldati erano pronti a sparargli. Poi hanno indossato i giubbotti antiproiettili per paura delle schegge". (4). Circa 1200 soldati si sono ammutinati rifiutandosi di essere trasferiti a Mykolayiv. “Hanno promesso quando ci hanno chiamato che saremmo andati sul confine bielorusso. Eravamo pronti, ma non ad andare da quei pagliacci di Donbas!” (5) Una ribellione simile si è verificata anche a Poltava il 28 maggio. Quattro giorni prima, dopo che erano stati uccisi 6 soldati originari della regione di Volhynia, le madri, mogli e parenti dei soldati della 51esima brigata hanno bloccato le strade nella regione di Volhinya per protestare contro un ulteriore distaccamento dell'unità a Donbas (6). Manifestazioni e proteste organizzate dalle mogli e da altri parenti delle reclute che hanno chiesto il ritorno a casa dei soldati o che hanno cercato di bloccarne la partenza per il fronte si sono diffuse in altre regioni dell'Ucraina (Bukovina, Lviv, Kherson, Melitopol, Volhynia etc.). Le famiglie dei soldati hanno bloccato le strade con tronchi d'albero nella regione di Lviv ai primi di giugno. (7). Una manifestazione di parenti ha bloccato l'ingresso dell'ufficio-leva a Lviv alcuni giorni dopo.(8). A Iavorivo (regione di Lviv) dei familiari hanno occupato un campo militare d'addestramento della 24esima brigata meccanizzata chiedendo un rinvio della loro partenza per il fronte. (9). Manifestazioni di parenti a Dnepropetrovsk e Kharkov chiedevano il ritorno dei soldati nelle caserme delle regioni di origine (10). Le donne di Kharkov hanno occupato l'aereoporto militare. L'ufficio leva a Kherson è stato occupato dalle madri e dalle mogli dei soldati. Chiedevano la fine della guerra con slogan come: “Donne contro la guerra”, “Dove fanno il servizio militare i figli degli oligarchi?” oppure “I nostri figli non sono carne da cannone”.(11). A Chernovtsy le donne hanno bloccato la superstrada per Zhitomir per parecchi giorni chidendo il ritorno a casa dei soldati.(12). Il 24 giugno dei parenti hanno bloccato il 125° km della superstrada Kiev–Chop, esponendo striscioni con scritto: “Riportate a casa i nostri figli, mandate al fronte i figli dei generali“.(13). L'8 giugno, un gruppo di 100 parenti di soldati hanno bloccato le truppe della unità militare 3033 con base a Melitopol, nella regione di Zaporozhe. La protesta riuscì ad impedire la partenza dei soldati per il fronte. I parenti dei soldati hanno preso parte anche al movimento di protesta contro la propaganda di stato che li definisce come "separatisti filo-russi": “Ieri le notizie parlavano di un blocco di separatisti filo-russi davanti al cancello di una caserma. Ma non c'era nessun riferimento alla Russia davanti a quel cancello! Noi vogliamo solo che le famiglie non perdano chi procura loro il pane quotidiano. (…). Donetsk è un massacro ed i nostri figli hanno solo 20-21 anni. (…) Lo vedete, siamo delle madri! Come possono chiamarci separatisti!”, aveva dichiarato una delle donne presenti al blocco.(14). Il 15 luglio le madri e le mogli dei soldati in partenza per il fronte hanno protestato davanti la base militare di Ternopil.(15) E non è la prima volta che le famiglie dei soldati si confrontano con un'azione militare. Durante il periodo che portò alla fine alla caduta dell'ex-presidente Janukovych, i parenti ed altre persone avevano organizzato dei meetings davanti alle caserme, per discutere coi soldati su quello che stava davvero succedendo per le strade e per spingerli a rifiutarsi di partecipare a potenziali azioni contro i manifestanti. Nel frattemo altri uomini vengono arruolati. Anche se l'arruolamento dovrebbe essere fatto sulla base di un tesserino militare obbligatorio, il governo li fa passare per volontari. “Noi non siamo volontari (...) non vogliamo uccidere nessuno (...) non andremo da nessuna parte, ci toglieremo le uniformi e torneremo a casa”, hanno dichiarato delle reclute che protestavano in una manifestazione a Lviv.(16) Dopo che il decreto presidenziale di Poroshenko sulla terza ondata di mobilitazione delle forze militari è diventato operativo il 24 luglio, con l'invio di altre migliaia di proletari al fronte, sono scoppiati disordini in diverse località dell'Ucraina occidentale animati da nuova forza: nel villaggio di Voloka l'intera popolazione ha fatto resistenza al reclutamento di 50 uomini. “Loro hanno cominciato, che siano loro a trovare la soluzione. Moriremo ma non faremo partire i nostri figli. Lo devono capire e non devono venire qui con le loro cartoline di chiamata”, ha dichiarato un anziano manifestante.(17). I parenti dei soldati hanno bloccato una strada vicino al villaggio di Korovia il 25 luglio chiedendo la fine della mobilitazione e piuttosto l'invio al fronte dei figli delle autorità (18). Nello stesso giorno è stata bloccata dalle famiglie dei soldati una strada nel distretto di Obukhivs, vicino Kiev. I blocchi sono continuati in 7 villaggi anche il 28 luglio nella regione della Bukovina e di nuovo sulla superstrada Kiev – Chop. Durante una manifestazione contro la guerra davanti ad un ufficio-leva a Novoselytsa i manifestanti hanno malmenato un consigliere distrettuale che cercava di parlare con loro (19). Gli abitanti di parecchi villaggi della regione di Ivano-Frankivsk hanno occupato l'ufficio del distretto militare ed hanno bruciato le cartoline di chiamata alla leva ed altri documenti sulla mobilitazione. La stessa cosa è successa nello stesso giorno a Bogorodchany (20). In diversi villaggi la gente in massa ha bruciato i documenti di leva mandati per posta (21). A Mukachevo, in Transcarpazia la situazione è diventata tale che il comandante miltare preoccupato dal proseguimento delle proteste ha sospeso la mobilitazione e promesso che nessuno dei soldati del posto sarebbe stato mandato al fronte in futuro (22). Altre mobilitazioni militanti contro la guerra si sono avute nella regione di Zaporozhe il 4 agosto, mentre il 5 agosto c'è stata una manifestazione davanti al parlamento di Kiev (23). Ma se Kiev non può fare affidamento sul suo esecito regolare, ci sono sempre gli eserciti privati di alcuni oligarchi e poi c'è la Guardia Nazionale, una milizia di volontari formata principalmente dai nazionalisti del partito Pravyi Sektor (Settore di Destra) e del partito Svoboda (Libertà) durante le proteste contro Janukovych. Le nuove unità della Guardia Nazionale non sono addestrate per azioni militari, quanto per la repressione di proteste di massa e di scontri di piazza, come ha dimostrato la loro parata a Kiev alla fine di giugno. Ecco perchè, centinaia di fascisti della assemblea nazional-socialista e patrioti ucraini già in giugno avevano attaccato a Kiev una manifestazione contro l'operazione anti-terrorismo. Eppure nemmeno i membri della Guardia Nazionale sono esenti dalle contraddizioni che toccano entrambi i campi. Radio Free Europe ha recentemente diffuso un video (24) che mostra una recluta della Guardia Nazionale prendersela col governo che non riesce a fornire ai volontari cibo, acqua ed armi a sufficienza: “Siamo usati come carne da cannnone” dichiara. Le condizioni materiali al fronte sovrastano anche coloro che pensano di essere ideologicamente al di sopra di esse. Ci sono anche mercenari da tutto il mondo che combattono dalla parte di Kiev, sono stati assunti per il governo da agenzie private (si parla di truppe mercenarie dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, dalla ex-Yugoslavia, ma anche dall'Africa equatoriale). Il reclutamento di nuovi combattenti non cresce come vorrebbero i signori della guerra di entrambe le parti. La maggioranza dei minatori della regione di Donbas continua a rifiutarsi di schierarsi. Invece stanno formando unità di auto-difesa sia contro i separatisti che contro le truppe governative. Una di queste unità si è scontrata con i separatisti impedendogli di far scoppiare una mina nel villaggio di Makiivka. A Krasnodon, nella regione di Lugansk, in maggio i minatori hanno fatto uno sciopero generale e preso il controllo della città. Si erano apertamente rifiutati di schierarsi sia coi i separatisti “anti-Maidan” di Lugansk, sia con gli oligarchi di Maidan che stanno a Kiev, chidendo piuttosto aumenti salariali e la fine della assunzione di forza-lavoro per le miniere tramite agenzie interinali (25) I minatori di 6 miniere del bacino di Donbas avevano iniziato uno sciopero alla fine di maggio chiedendo la fine dell'operazione anti-terrorismo nell'est del paese ed il ritiro dellae truppe (26). Si trattava di una iniziativa autonoma e non un'idea degli armati della Repubblica Popolare di Donetsk come alcuni media hanno raccontato. Secondo gli scioperanti la guerra rappresenta un danno per la stessa esistenza delle miniere e non porta altro che disoccupazione. “Lunedì 26 maggio, quando l'esercito ucraino iniziò a bombardare le città, i minatori non tornarono al lavoro dato che il "fattore esterno" delle ostilità quasi alle porte di casa faceva seriamente aumentare il rischio di incidenti sul lavoro. Per esempio, se una bomba avesse colpito la centrale elettrica, i minatori sarebbero rimasti intrappolati sottoterra, con conseguente morte”(27). Lo sciopero era stato indetto da 150 minatori della miniera Oktyabrskiy e si era diffuso con un effetto a catena negli altri siti di Donetsk (Skochinskiy, Abakumov, “Trudovskaya”, ecc.) ma anche alle cockerie di altre città, in particolare Ugledar (“Yuzhnodonbasskaya no. 3”). Nelle miniere di proprietà di Rinat Achmetov, l'uomo più ricco dell'Ucraina e proprietario di un impero economico che controlla praticamente l'intera parte orientale del paese, i minatori sono stati obbligati a continuare a lavorare, scendendo in miniera nonostante i bombardamenti vicini in corso. Grazie anche all'iniziativa dei minatori di Oktyabrskiy (e senza nessun appoggio della Repubblica Popolare di Donetsk) il 28 maggio si è tenuta una manifestazione contro la guerra con parecchie migliaia di partecipanti (28). Il 18 giugno parecchie migliaia di minatori hanno manifestato per la fine immediata delle operazioni militari nel centro di Donetsk. I manifestanti dichiaravano di non essere separatisti, ma gente comune di Donbas. Hanno anche detto che se il governo di Kiev non avesse accolto le loro richieste, avrebbero preso le armi. I separatisti come pure gli oligarchi filo-Kiev cercano di manipolare ed interpretare queste caotiche e contraddittorie assemblee secondo i loro interessi. Rinat Achmetov, l'oligarca di Donetsk si è dunque organizzato il suo "sciopero" per una Ucraina unita, mentre i separatisti dall'altra parte cercano di far passare le manifestazioni dei minatori come un'espressione delle posizioni filo-russe dei lavoratori di Donbas. Nonostante gli slogan nazionalisti o separatisti che appaiono nelle manifestaioni dei minatori, i lavoratori non sono molto disposti ad unirsi alla Milizia Popolare di Donbas. Uno dei comandanti separatisti, Igor Girkin, si è recentemente lamentato che la gente del posto prende le armi dalla sua armeria non per usarle al servizio delle milizie separatiste, ma per portarsele a casa per proteggere le loro famiglie ed i loro villaggi dal conflitto (29). I separatisti perciò continuano a fare affidamento su locali gang criminali a pagamento per tenere il controllo degli edifici governativi, delle stazioni di polizia, delle armerie, delle arterie stradali e delle comunicazioni in questa operazione che dura da mesi nella regione di Donetsk e Lugansk. La maggioranza delle forze separatiste è senza dubbio composta da mercenari che vengono dalla Russia, in particolare i veterani della guerra in Cecenia. Il vero movimento contro la guerra, il movimento della diserzione rivoluzionaria può avere successo se riesce a diventare non solo di massa e generalizzato, ma anche ad organizzarsi ed a darsi delle strutture. Abbiamo ben poche informazioni sulle strutture organizzative di questo movimento in Ucraina. Possiamo dedurre l'esistenza di alcune strutture dagli stessi eventi (il ripetersi di manifestazioni o di scioperi di parecchie migliaia di persone non può essere il risultato di una spontanea esplosione di rabbia, lo stesso vale per le proteste dei parenti dei soldati, che richiedono un certo livello di coordinamento e di cooperazione organizzata nei contenuti e nella prassi), mentre l'esistenza di altre strutture formali o informali viene confermata da informazioni incomplete che abbiamo raccolto sul campo. Alcune associazioni già esistenti si sono trasformate in strutture dedicate ad attività contro la guerra – vedi nella regione di Donetsk la Comunità dei Genitori “Kroha” (30) che ha pubblicato il 10 giugno un appello pacifista, ancorchè limitato e contraddittorio: “Noi, genitori della regione di Donetsk, facciamo appello a voi, politici, esponenti pubblici, persone responsabili. Aiutateci a salvare la gente di Sloviansk, di Krasny Liman, di Kramatorsk, a fermare le operazioni militari. Ci serve il vostro aiuto nel far sapere la verità su quello che sta succedendo in queste città. Da molte settimane la gente vive sotto un incessante fuoco di artiglieria. Ci sono morti tra i civili. Alcuni bambini sono stati feriti; tre di loro sono morti. Case, ospedali, asili e scuole sono a rischio di crollo. Le persone, bambini compresi, vivono in una costante situazione di stress, riparandosi per ore negli scantinati dai bombardamenti incessanti. (…) Vi chiediamo di salvare le vite di queste persone e di fermare le operazioni militari”(31). Un'altra associazione, le Madri di Donbas dichiara: “Noi vogliamo solo vivere! Noi gente comune: mariti e mogli, genitori e figli, fratelli e sorelle. Noi, civili pacifici siamo ostaggio del conflitto nella nostra regione, siamo le vittime degli scontri militari. Siamo stanchi di aver paura e desideriamo la pace. Vogliamo vivere nelle nostre case, passeggiare per le strade delle nostre città, lavorare per le imprese e le organizzazioni della nostra regione e coltivare la nostra terra (...) Noi, madri di Donbas, insistiamo nel chiedere uno stop immediato all'operazione anti-terrorismo e ad ogni altra azione militare nella nostra regione! (…) Siamo certe che il conflitto nel nostro paese possa essere risolto pacificamente! Fermate la guerra! Basta con i bambini morti! Salvate il popolo di Donbas!”(32). La Voce di Odessa ha organizzato una manifestazione contro la guerra il 13 luglio. I manifestanti urlavano slogan come “siamo contro la guerra!”, “Stop ATO nell'est!” oppure “Vogliamo la pace!” Il flash mob faceva sentire registrazioni di fuoco di artiglieria e l'impatto sui civili (33). A Kharkov, il 20 giugno, le associazioni contro la guerra (tra le altre Il Movimento delle Donne di Kharkov “Kharkivianka”) hanno organizzato una manifestazione davanti alla fabbrica di carri arrmati VA Malyshev. Questa fabbrica ha ricevuto una commessa per 400 autoblindo da mandare al fronte. I manifestanti chiedevano la cancellazione della commessa ed urlvano slogan come "No alla guerra" e "Fermate questo massacro senza senso!"(34) Intanto la situazione sociale ed economica in tutta l'Ucraina continua a peggiorare. La svalutazione della moneta, l'aumento dei prezzi dei beni fondamentali, dei trasporti e dei servizi, il taglio della produzione in molte imprese hanno portato ad un forte impoverimento dei salari reali stimato intorno al 30-50% in meno. Il governo di Kiev, sotto la pressione delle istituzioni finanziarie internazionali deve adottare una serie di misure di austerità che peggioreranno ulteriormente le condizioni di vita del proletariato, ed allo stesso tempo si sta preparando la più grande ondata di privatizzazioni degli ultimi 20 anni. il governo centrale ha interrotto fin da maggio il pagamento degli stipendi per i dipendenti pubblici, gli assegni sociali e le pensioni nei territori che non sono più sotto il suo controllo, per cui migliaia di lavoratori sono senza reddito. La situazione è peggiore nelle regioni segnate dalle operazioni militari: niente energia elettrica e scarsità di cibo e di medicinali. Il malcontento sociale precipitato da questa situazione alla fine emerge. Oltre agli scioperi dei minatori nella parte orientale dei paese, anche i proletari delle regioni occidentali iniziano ad averne abbastanza. i minatori di Krivoy Rog hanno iniziato uno sciopero a tempo indeterminato in maggio chiedendo un doppio aumento dei loro salari. Hanno iniziato ad organizzare milizie armate di autodifesa. Nella loro dichiarazione diretta ai lavoratori europei descrivono gli oligarchi russi ed ucraini, da qualsia parte stiano (separatisti o con Kiev) come la ragione principale della crisi: “Ci rivolgiamo a voi con un appello a sostenere la nostra lotta contro gli oligarchi, quelli che hanno portato l'Ucraina all'attuale crisi e che continuano l'opera di destabilizzazione, minacciando di provocare una guerra fratricida nel paese con evidenti conseguenze catastrofiche per tutta l'Europa”(35). Parecchie manifestazioni per "dignitose condizioni di vita", contro l'aumento dei prezzi e per l'aumento dei salari e delle pensioni si sono tenute in diverse città di tutto il paese. (Serie di azioni contro l'aumento dei prezzi degli alloggi e delle tariffe si sono avute per esempio a Kiev alla fine di giugno ed a luglio. L'1 luglio si è tenuta una manifestazione contro l'aumento dei prezzi a Kharkov. La più grossa manifestazione finora si è tenuta a Kiev il 24 luglio con gli slogan “Tagliate gli oligarchi, non il popolo” e “Non derubate i cittadini comuni”.)(36) Ai primi di agosto, l'ultimo pugno di resistenti che ha continuato ad occupare Piazza Maidan a Kiev (“perchè nulla era cambiato!”) è stato aggredito da due battaglioni della Guardia Nazionale per sgomberarli. Lo sgombero era stato ordinato dal nuovo sindaco Vitali Klitchko, cosa che dimostra ancora una volta come le promesse di un politico borghese (agli inizi dell'anno aveva chiesto agli occupanti di non lasciare la piazza "finchè non ci fossero stati veri cambiamenti nel paese”) riguardano solo coloro che gli prestano fede... Violenti scontri tuttavia sono scoppiati durante lo sgombero, cosa di cui i media borghesi internazionali non hanno parlato ancora una volta, dato che il governo di Kiev è un alleato dell'Occidente e che il "grande orrore" può essere a carico solo dei separatisti dell'est e della Russia. La Repubblica Popolare di Donetsk cerca di frenare il movimento dei minatori che si cura più dei propri interessi materiali piuttosto che di qualsiasi ideologia, e nel frattempo si barcamena tra le richieste degli scioperanti a cui aveva promesso la nazionalizzazione dei complessi industriali e gli interessi degli oligarchi a cui aveva promesso l'inviolabilità della proprietà privata. Il movimento contro la guerra, anche se così limitato nello spazio e nei contenuti, gli scioperi dei lavoratori e le manifestazioni non a carattere ideologico ma per gli interessi materiali del proletariato da entrambe le parti, confermano tutto ciò che avevamo scritto nel nostro precedente testo: “(…) l'espandersi della guerra imperialista (...) non significa necessariamente il crollo del proletariato. Infatti, storicamente, se la guerra in prima istanza significa un crollo relativo, essa può anche dialetticamente determinare un riemergere delle lotte sempre più forte quanto più la guerra mostra le contraddizioni e le brutalità immanenti al sistema capitalista”. Eppure ci troviamo ancora una volta a dover fare i conti con quei cosiddetti "rivoluzionari" che difendono l'operazione anti-terrorismo di Kiev, perchè ritengono che possa permettere un ritorno ad una “normale” lotta di classe. Ancora ci tocca leggere notizie (anche se frammentarie e contraddittorie) su "anarchici“ attivi nelle strutture dell'amministrazione separatista, perchè le ritengono un male minore rispetto al governo di Kiev. Noi non sosteniamo in nessun modo la guerra con le sue atrocità e siamo consapevoli del fatto che ogni conflitto militare comporta un peggioramento delle condizioni di vita dei proletari. Ed in quanto comunisti non possiamo assumere la tesi per cui potremmo prevenire un conflitto militare schierandoci con una o l'altra delle parti belligeranti. Il proletariato non ha nessun interesse nel preservare le attuali o le precedenti condizioni della sua miseria. Il ruolo del proletariato in ogni guerra è quello di esplicare un'azione unitaria e senza compromessi dei proletari di una e dall'altra parte contro entrambi i campi in guerra della borghesia. Lottare contro la guerra significa diserzione rivoluzionaria! Per un fronte rivoluzionario proletario contro la borghesia di entrambe le parti! Contro la guerra, azione diretta, sabotaggio, sciopero generale e conflittuale! Solidarietà di classe con i disertori rivoluzionari di tuti i campi! Třídní Válka (Guerra di Classe) Agosto 2014 (traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali) Link esterno: http://www.autistici.org/tridnivalka/neither-ukrainian-...sian/

1 commento:

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IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)