ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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giovedì 5 dicembre 2013

ILVA E VIRGOLA di Sergio Bellavita

Nell'agosto del 2012 davanti alla pesante contestazione da parte di centinaia di lavoratori dell'Ilva di taranto del comizio di Cgil Cisl Uil, mi permisi di invitare ad una riflessione profonda il sindacato e a non sottovalutare quel segnale. Quell' invito venne liquidato da Landini, dalla segreteria di Taranto e dalla maggioranza del gruppo dirigente Fiom come un regalo a teppisti da stadio e delinquenti comuni e divenne parte del processo che di li a pochi mesi opero' la mia destituzione da segretario nazionale con la rottura della maggioranza congressuale che aveva retto la Fiom dal 2002. Si e' incaricato il voto degli operai Ilva della scorsa settimana di mostrare quale fosse la reale portata di quel segnale. Oggi gran parte del gruppo dirigente che ha gestito negli ultimi tre anni l'acciaieria di Taranto, a partire dal segretario Landini, ammette la sconfitta e non potrebbe essere diversamente. Tuttavia per la fiom il risultato delle elezioni rsu all'Ilva di taranto non e' solo una semplice, per quanto dura, sconfitta in un rinnovo della rappresentanza sindacale di fabbrica. Non e' un infortunio, un evento che può essere circoscritto a un territorio o a un settore. Se per l'Usb e il sindacalismo di base il risultato dell'Ilva e' una vittoria senza precedenti nel settore metalmeccanico privato, per la Fiom e' il primo vero pesante crollo di consenso tra gli operai negli ultimi vent'anni e come tale ha un valore generale. Ciò accade a tre anni di distanza dal referendum di Mirafiori, da quel no della Fiom a Marchionne che, su Pomigliano e quella resistenza operaia, aveva costruito la straordinaria manifestazione del 16 ottobre 2010 conquistando un consenso tra i lavoratori che andava ben al di la' dei metalmeccanici. E' quindi in questi tre anni di storia sindacale e politica che vanno ricercate le ragioni di una debacle di tali dimensioni. La Fiom non e' sconfitta in quanto incompresa e persino contrastata da un sottoproletariato, anch'esso parte del sistema clientelare costruito dai Riva a suon di milioni di euro, che non ha riconosciuto la radicalità la e determinazione del sindacato, ipotesi a cui qualche dirigente allude. Un'idea alquanto bizzarra che auto assolve i gruppi dirigenti e che prevede come unica soluzione la sostituzione degli operai... La Fiom e' sconfitta perchè vissuta dai lavoratori come parte del palazzo,parte di un teatrino della politica ormai logoro e privo di ogni credibilità, specie quando il teatrino e' condito dalla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che palesano il consociativismo della sinistra politica e sociale cortigiana. Si paga il prezzo dell'accettazione della Fiom dei tanti provvedimenti dei governi a difesa degli interessi dei Riva contro i magistrati che, per l'acciaio e non solo, hanno derogato al diritto alla salute dei lavoratori e della popolazione consentendo di continuare a produrre,inquinare e uccidere. Dialoganti con i governi e i potentati ma durissimi nella gestione della vita interna all'organizzazione, sino al punto da cancellare, destituire parte di delegati e iscritti Fiom all'Ilva. In una vicenda certamente complessa, delicata e tutt'altro che trasparente che, ho gia' avuto modo di richiedere nelle sedi formali, andrebbe indagata con una commissione interna, allo scopo di rendere evidente, una volta per tutte, al comitato centrale della Fiom quanto accaduto a Taranto. Quello che sappiamo con certezza e' che c'e' stato un grande consenso dei lavoratori ai delegati cacciati dalla Fiom e oggi raccolti sotto le bandiere dell'Usb, un'organizzazione che nell'ultimo anno a Taranto ha sostenuto scioperi anche a oltranza,proteste e manifestazioni per il diritto alla salute, alla sicurezza,al lavoro, rivendicando l'esproprio ai Riva dell'Ilva senza demonizzare la questione del reddito. Quello che sappiamo con certezza e' che la parte cacciata e' stata considerata per anni il riferimento di fabbrica della Fiom, il volto barricadero all'Ilva che ha subito licenziamenti, provvedimenti disciplinari e mobbing da parte dell'azienda. Se questo e' il quadro, non e' difficile capire le ragioni del tracollo di consensi tra gli operai e il travaso di voti dalla Fiom all'Usb. Quando un'organizzazione si mostra cosi slegata dalla citta', cosi incapace di misurarsi con la inevitabile complessita' e contradditorieta' di quel rapporto citta' fabbrica, quando i proclami di un nuovo modello di sviluppo si infrangono sulle polveri di un'acciaieria il risultato e' certo. Proprio per questte ragioni il voto Ilva assume un carattere generale. In un quella che poteva essere una vertenza esemplare su salute,ambiente,diritto al lavoro e al reddito, contrasto alle politiche del Governo, nuovo intervento pubblico in economia, denuncia del malaffare padronale e del suo vasto sistema di corruzione la Fiom e' mancata clamorosamente o peggio e' apparsa complice. La sostanza e' che siamo di fronte al primo esplosivo segnale del mesto rientro della maggioranza del gruppo dirigente Fiom in quella normalità "confederale" che e' esattamente la negazione di 15 anni di battaglie dentro e fuori la Cgil. Anche chi non e' addentro ai tecnicismi sindacali comprende senza difficoltà che le parole e le azioni della Fiom di Genova 2001, dei 21 giorni di Melfi,delle lotte per il contratto nazionale, della battaglia contro il protocollo del welfare nel 2007, dell'alterita' alla deriva Cgil consacrata in due congressi su posizioni alternative e cementata da una pratica contrattuale coerente sono ben altra cosa di quelle che accompagnano l'abbraccio all'accordo del 28 giugno che accoglie le deroghe e di quello all'accordo del 31 maggio che cancella le libertà sindacali. I nodi prima o poi vengono al pettine. Il ripetuto utilizzo dell'orgoglio operaio del no a Pomigliano e Mirafiori di tre anni fa non paga più per la semplice ragione che parla di un ricordo appunto, non dell'attualità, non di una pratica che ancora tenta di rispondere alla condizione dei lavoratori in una fase difficilissima. Il ricordo di una radicalità e di una determinazione oggi sacrificata al pragmatismo, alla responsabilità ed al realismo rassegnato dei gruppi dirigenti. Con il voto Ilva e il rientro nella maggioranza Cgil al congresso si certifica la chiusura della lunga stagione Fiom che, dal 1996 al 2011, seppur in maniera contraddittoria, ha segnato la storia sindacale di questo paese impedendo la normalizzazione del quadro sindacale e la corporativizzazione del sistema puntando su democrazia,indipendenza e conflitto. Emendare il documento Camusso e' apporre una qualche virgola a un testo che rivendica la bonta' della propria linea sindacale di questi anni. Guarda caso quella che ha consentito la distruzione del sistema di protezione sociale senza colpo ferire. virgole significative certo, ma pur sempre virgole. Il sindacato e' un'altra cosa. [www.rete28aprile.it]

1 commento:

Gennaro Guadagno ha detto...

Sergio Bellavita,
non e' chiaro che il proletariato industriale
e' alla deriva sociale e politica,
tramite gli agenti partitici e sindacali,
tramite quelli che prima era riformismo rivoluzionario,
poi e' diventato riformismo liberaldemocratico,
poi e' diventato migliorismo e populismo,
prassi
che habbo progressivamente svuotato della volonta' rivoluzionaria la vecchia classe per sé!
Non e' chiaro che oggi,
nel post-socialismo
la dialettica tra le classi
ha cambiato gli attanti della contradizione principale,
che non sono piu' il Proletariato indutriale e la borghesia industriale,
ma sono
IL PROLETARIATO PRECARIO

(il prodotto della pauperizzazione e della precarizzazione del proletariato industriale ad OPERA DELLA BLOCCO STORICO DELL'ALTA BORGHESIA)

E LA BORGHESIA FINANZIARIA.

NON E' CHIARO CHE
IL PROLETARIATO PRECARIO,
la nuova classe in sé,
non potra diventare la nuova classe per sé,
se i suoi intellettuali organici,
continuano a perdersi dietro
IL RIFORMISMO RIVOLUZIONARIO,
E DUNQUE L'INTERCLASSISMO,
INVECE DI FARE UN BILANCIO STORICO DELLA DELEGA,
NON SOLO STATALE
E PARTITICA,
MA SINDACALE,
PRENDENDO COSCIENZA CHE
LA SOLUZIONE NON STA
NELLA FALLITA SPERIMENTAZIONE DELLA LOGICA DEI DUE TEMPI RIVOLUZIONARI,
MA
NELLA MATERIALIZZAZIONE
DEL COMUNISMO DA QUI E DA ORA,
NELLA ELABORAZIONE ED ORGANIZZAZIONEDI UNA PRASSI
COMUNARDA,
DI SOCIALIZZAZIONE DELLECOSE,DEI MESTIERI,
DELLE PROFESSIONI,DEI SERVIZI E DEI POTERI:
CCOME COSTRUZIONE PASSO PASSO DI FORME DI VITA
ANATGONISTE

(proprio come fece la borghesia
PER VINCERE LA SUA LOTTA PER L'EGEMONIA SUL SUO BLOCCO STORICO,IL TERZO STATO,
PER UNIFICARE VITTORIOSAMENTE LE FORZE E LE INTELLIGENZE POPOLARI CONTRO L'ASSOLUTISMO NOBILIARE),

costruzione da adesso di FORME FI VITA AUTONOME ED ANTAGONISTE
COSTRUZIONE DEL TEMPO E DLLO SPAZIO
DI ESSERE,DI PENSARE,DI SENTIRE,DI FARE EGUALITARIO E LIBERTARIO,
ALTRO DA TEMPO E DALLO SPAZIO DI VITA BORGHESE.
COSTRUZIONE,
SENZA LOGICA DEI DUE TEMPI,

I RIVOLUZIONARI
COSA SONO
SE NON I COSTRUTTORI
DI UNA VITA ALTRYISTA E COLLETTIVISTA,
DI UN PRESENTE GUAE E LIBERO,
CONTRO LO STATO DELLE COSE PRESENTE EGOISTA E CAPITASITA?
I COSTRUTTORI DI UN SISTEMA AUTONOMO ED ANTAGONISTA DI INDIVIDUALITA' EGUALI PERCIO' LIBERE,COLLETTIVISTE E PERCIO' LIBERE
CONTRO TUTTI I LADRI NON SOLO DI PLUSLAVORO,MA PLUSMONETA E PLUSPOTERE:
COSTRUTORI D UNA VITA COMUNISTA ED ANARCHICA,INSOMMA,
IN CUI
''I TERMINI DELLA RIVOLUZIONE
SONO IL COMUNISMO E
L'ANARCHISMO'',
come dice Cafiero.

SENZA ANRCO-RIFROMISMO,ANARCO-CAPITALSIMO,ANARCO-SINDACALISMO,
ANARCONIHILISMO DEI SUPER UOMINI,
SENZA
REVISIONISMO ANARCHICO,
COME CI INSEGNA
LA PIATTAFORMA DEI COMUNISTI ANARCHICI?

IX Congresso Nazionale della FdCA

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1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)