„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
lunedì 6 luglio 2009
72° Consiglio dei Delegati FDCA , 5 luglio Cremona
Individuare nella lotta al razzismo uno degli strumenti fondamentali di ricostruzione dell'opposizione sociale in Italia è uno dei passaggi fondamentali nella mobilitazione che coinvolge tutti coloro che sono impegnati nel ricollocare in una prospettiva di lotta di classe, e quindi di emancipazione dal bisogno, il loro agire politico, per costruire un progetto politico di uguaglianza e di libertà che trovi consenso nella società.Occore prendere atto che già oggi, ma ancora di più nel futuro, siamo immersi in una società multietnica e multiculturale nella quale i vari segmenti, le varie "comunità" che la compongono non parlano un linguaggio comune e sono indotte dall'organizzazione capitalistica del lavoro a cercare modi di organizzazione, di interrelazione, valori, comportamenti tesi alimentare la divisione e la contrapposizione.Le differenze linguistiche, comportamentali, alimentari, valoriali delle popolazioni migranti vengono utilizzate dalla destra non solo per alimentare la paura e criminalizzare i comportamenti di tutti coloro che sono diversi, ma per impedire una ricomposizione degli interessi di classe, per contrastare gli interessi di genere più legati alla natura umana, che potrebbe minacciare il perpetuarsi dei sistemi di sfruttamento delle classi subalterne.
*Le strategie di frammentazione della società*
La progressiva concentrazione di capitali e di ricchezze nelle mani di un numero sempre minore di soggetti, lo sviluppo del capitale finanziario e della speculazione a danno ed a detrimento dei salari e delle pensioni dei lavoratori/trici -spingendoli inesorabilmente verso l'indebitamento ed il ricatto occupazionale/salariale- sono alla base dell'attuale crisi economica che, per essere superata, ha bisogno di una profonda ristrutturazione dei rapporti produttivi e quindi sociale. L'involuzione sempre più autoritaria dei modelli di governo, l'eliminazione di ogni opposizione sociale anche a livello istituzionale è necessaria alle classi dominanti se si vuole gestire una percentuale delle popolazione perennemente ricattata, in quanto collocata sulla soglia di povertà, alla quale si contrappone una popolazione migrante ulteriormente e maggiormente discriminata, ma utilizzata sul mercato del lavoro per mantenere bassi salari e occupazione precaria. Fin qui niente di nuovo ma oggi, utilizzando le classi subalterne contro i migranti si crea uno spazio ulteriore di sfruttamento e di potere che consente di reprimere ulteriormente le classi subalterne frammentate e divise.In tal modo la distribuzione delle popolazioni sul territorio risulta costituita da tante sacche di sfruttati, posti l'un contro l'altro, divisi dalla differenza linguistica, etnica e valoriale, e perciò incapaci di sviluppare quella unità di classe che sarebbe necessaria e naturale sulla base della comune condizione di sfruttamento.Questo modello sociale ha bisogno di un nuovo tipo di Stato che gestisce queste differenze e pertanto in questa fase politica si esaltano le competenze etiche delle istituzioni politiche le quali estendono il principio di ordine pubblico a quello di "ordine morale" e pretendono di governare i diritti di status: negando ai lavoratori immigrati non solo quello di cittadinanza, ma quello di soggiorno, di mobilità, di ricongiungimento coi familiari, all'istruzione, alla salute,....
*Il governo dell'economia e delle coscienze*
Esiste un profondo legame, tra gestione dell'accumulazione e dei suoi processi e strategie di accentuazione delle diversità finalizzate a impedire la ricomposizione di classe. Ad esempio porre l'accento sulla differenziazione in materia religiosa, ricercando in questa strategia il sostegno delle confessioni delle quali si esaltano le diversità e le specificità, differenziandole nel godimento dei diritti e nell'accesso alla libertà di culto significa promuovere aggregazioni solidaristiche su basi confessionali che sono per loro natura interclassiste e che contribuiscono quindi a impedire una ricomposizione degli interessi in relazione alla collocazione dei soggetti nel processo produttivo e nelle dinamiche di accumulazione. Allo stesso modo, fare leva sull'elemento etnico come strumento di coesione e solidarietà significa ancora una volta sviluppare una innaturale alleanza tra soggetti diversi per la loro collocazione di classe.Attraverso queste tecniche si realizza una frammentazione di classe che va ben al di la del dato economico, fino a toccare le corde di sentimenti e volizioni più profonde che riguardano la sfera personale, quella delle tradizioni, dei ricordi, del vissuto individuale e di gruppo.Ecco così gettate le premesse e le condizioni per una legislazione repressiva e razzista, che dalla legge Turco-Napolitano degli anni '90 al decreto Maroni di quest'anno mettono milioni di vite di immigrati alla mercè della casualità, dei mercanti di schiavi, del governo libico, dei respingimenti, dei CPT e dei CIE, della clandestinità perenne da cui non si esce mai o in cui si viene ricacciati dalla perdita del lavoro o della casa. Non più esseri umani, ma semplicemente corpi vaganti tra reclusione e precarietà.Di fronte a questo attacco a tutto campo alla concezione stessa dell'essere umano per come l'abbiamo conosciuta, vacillano le Chiese e le religioni, crollano consolidate alleanze, entrano in crisi sistemi politici. La risposta perciò diventa vaga, sconnessa, disorganica, inefficace, incomprensibile ai nostri stessi referenti sociali.
*L'antirazzismo e la solidarietà come strumenti di lotta politica*
Non basta denunciare le politiche razziste e securitarie del decreto Maroni. Occorre evitare che, grazie a una attenta e martellante opera propagandistica diventino, prima ancora che norme di legge, senso comune, come dimostrato da episodi aberranti già successi.Ciò significa nel concreto Costruire e federare ampi fronti associativi di base misti, sociali e culturali, di immigrati ed italiani per la comune lotta contro il razzismo, l'emarginazione e la clandestinitàfavorire e incentivare la partecipazione dei cittadini di origine straniera alla vita sociale, politica, sindacale, associativa, a prescindere dalla provenienza culturale e geografica
costruire reti di sostegno legale e sociale ai rifugiati, a chi rischia il ritorno nella clandestinità, alle vittime del razzismo
contrastare forme ed espressioni di intolleranza e di razzismo, di controllo del territorio a scopo di pulizia etnica e di repressione,garantire la solidarietà attraverso strutture di sostegno ai clandestini, agli immigrati precari, sfrattati, emarginati costruire una rete di solidarietà nell'accesso al reddito e nel sostegno alle condizioni di vita e di lavoro;lottare per garantire l’accesso ai servizi essenziali del territorio a tutti coloro che lo abitanogarantire i valori culturali di ognuno nel rispetto dei diritti dei minori e della loro libertà di costruzione della propria personalità nella scuola pubblica;riconoscere piena libertà a tutte le confessioni religiose e un regime di pari accesso alla disponibilità di edifici di culto per depotenziarne la carica rivendicativa identitaria
72° Consiglio dei Delegati FdCA
Cremona, 5 luglio 2009
www.fdca.it
Pordenone 16 luglio 2009 CRITICAL MASS AGAINST RACISM!

A Pordenone le ronde (quelle padane) sono state inaugurate 3 anni fa facendo, come prevedibile e da noi annunciato, un FLOP totale perché se è vero che la provincia ha oltre il 14% di migranti è altrettanto vero che non esiste nessuna emergenza e che viviamo in luoghi tranquilli; semmai i problemi sono dentro le mura delle case, soprattutto di italiani, dove i dati di associazioni nazionali confermate dalle questure rilevano un tasso di violenza famigliare alle donne e ai bambini altissimo ma, come spesso accade in un paese bigotto e ipocrita, i “panni sporchi si lavano in famiglia” e si cerca di canalizzare frustrazione e malcontento verso “altri”!
Abbiamo contestato allora queste nuove squadracce moderne e lo faremo oggi dove una legge governativa rischia di trasformare una sceneggiata di folkloristici abbevazzoni nostrani in una gara competitiva tra bande verdi e bande nere e chissà quali altre ancora vorranno infestare le strade di Pordenone con SUV, divise paramilitari e spirito “patriottardo” creando risse, caccia alle streghe e disordini.
Inoltre il reato di clandestinità rappresenta la sintesi di una vocazione razzista figlia di un percorso normativo che con la legge Turco-Napolitano prima,e la Bossi-Fini poi, approda nell’elaborazione di un testo gravissimo equiparando chi non possiede un permesso di soggiorno ad un criminale, al pari di chi ammazza, picchia e ruba senza che, nella realtà, abbia commesso alcunchè ma solo in quanto “straniero”, cioè immigrato.
Il primo effetto di tale politica razzista lo abbiamo potuto apprendere in queste settimane: la chiusura dell’ambulatorio per immigrati clandestini che chiudendo nega ogni possibilità di cura a donne, uomini, anziani e bambini rei di non essere “nessuno” per la legge italiana e quindi invisibili agli occhi di chi potrebbe curarli e salvargli la vita.
Noi abitanti di questa provincia, di ogni colore e lingua, di ogni paese e professione invaderemo pacificamente Pordenone con le biciclette e porteremo in giro le ragioni di una protesta e di una proposta: un manifesto di libertà e uguaglianza contro una legge liberticida e razzista!
Partecipate numerosi, portate le biciclette e fate girare l’appuntamento!
Ci si vede alle 20.30 in P.zza XX settembre a Pordenone.
PORDENONE CITTA’ APERTA, NESSUNA CITTADINANZA AL RAZZISMO,
SIAMO TUTTI CLANDESTINI
per info, adesioni e altro: antironde@gmail.com
giovedì 2 luglio 2009
Cominicato Aranea sulla manifestazione del 4 Luglio
Per la manifestazione del 4 Luglio, come anarchici e anarchiche di questa Rete riteniamo di muovereuna grossa critica all'organizzazione, alla gestione e alla conduzione del movimento "No Dal Molin".Dopo le prime tre grandi manifestazioni nazionali, alle quale gli anarchici hanno apportato un rilevante contributo di partecipazione e solidarietà, abbiamo assistito ad un direzionamento filoistituzionale del movimento da parte di aree riconducibili, in Veneto, ai seguaci ideali di Toni Negri.Prendono, di volta in volta, denominazioni diverse: "tute bianche","disobbedienti", "no global", "verdi" ecc. ma restano comunque gruppi che sovradeterminano e canalizzano la voglia di rivolta, soprattutto giovanile, in percorsi istituzionalizzati ed elettoralistici.Nessun problema fino a quando si tratta semplicemente di scelte di campo diverse, quello che non possiamo accettare è come quest'area politica sfrutta, ignora o discrimina l'anarchismo secondo il tornaconto politico del momento, come streghe per l'inquisizione o per "far numero".Non e' nelle nostre pratiche trasformare il conflitto in spettacolo, tantomeno in presenza di folle di anziani e bambini: non abbiamo bisogno di voti o comparse...La nostra azione e' quotidiana, basata sull'autorganizzazione sociale: ognuno ne e' responsabile, e molti nostre compagne/i pagano a tutt'oggi le conseguenze repressive per questa scelta sovversiva di vita.Per tali motivi pochi anarchici parteciperanno alla manifestazione, e chi lo fara' sara' per ribadire che l'antimilitarismo non e' campo di campagne elettorali, tantomeno teatrino per spettacolarizzare la volontà d'egemonia di certi movimenti.Con la nostra libertà non si gioca
Rete di comunicazione anarchica "Aranea"
http://www.autistici.org/aranea/
COMUNICATO STAMPA , resoconto iniziativa pro-diserzione del 29 giugno ad Aviano
LUNEDÌ, 29 GIUGNO 2009
Disertore col megafono in Base: «Militari americani, fate come me»
L’INIZIATIVA
«Non possono far finire le guerre, nè i politici, nè la gente come noi, ma solo i militari che le combattono». Chris Capps, il disertore dell’associazione “Vetereani iracheni contro la guerra”, ha cercato ieri di convincere i suoi ex colleghi a fare come lui, perchè convinto che solo loro possono bloccare i conflitti.
L’appuntamento, organizzato da Comiutati Unitario contro Aviano 2000, era poco prima delle 11 davanti all’area 1 di via Pedemonte, nella zona dei dormitori. Capps, arrivato da Vicenza, dove ha tenuto una analoga iniziativa, con un microfono, rivolgendosi ai militari, ha lanciato il suo messaggio: ha raccontato la sua storia di disertore dopo un’esperienza in Iraq e una chiamata per l’Afghanistan e ricordato i progetti per questi conflitti di Barack Obama. Ha invitato i militari a uscire e disertare, promettendo aiuto attraverso l’associazione di cui fa parte. «C’è un ragazzo che è arrivato appositamente per ascoltare il mio appello - ha detto -. Lo vogliono dimettere dall’esercito per problemi mentali, e molti ragazzi vengono classificati così». Ha anche affermato che durante le sue iniziative «i militari mi trattano male, ma se parlo con loro al bar sono d’accordo su quanto io sostengo. L’ambiente dentro le basi è oppressivo e controllato ed è difficile parlare con i militari».
Arruolatosi nel 2005, dopo un periodo in Germania è stato mandato in Iraq: «E’ stato qualcosa di inaspettato - ha detto -. Noi eravamo stati preparati per andarci, ma per tornare subito. In Iraq non ero in situazioni pericolose, potevo sentire le esplosioni a Baghdad, ma già dopo pcohi giorni mi ero abituato. Gli unici contatti con gli iracheni, li avevo con quelli che entravano in base, osteggiati dalla popolazione locale perchè considerati collaborazionisti e da noi considerati appartenenti ad un popolo colonizzato». La decisione di “rescindere il contratto con l’esercito” nel momento in cui si è reso conto, stando a quanto ha detto, che c’erano interessi di multinazionali nella guerra.
Dopo una licenza non ha risposto all’invito a presentarsi per l’Afghanistan e ha deciso di cominciare la sua campagna che lo sta portando nella basi americane a invitare a disertare. Invito che ieri è caduto nel vuoto, nonostante la certezza di Capps che almeno uno dei militari in servizio nella base pedemontana sia pronto a lasciare la divisa. In altre strutture, è stato spiegato, c’è stato interesse di qualcuno che si è fermato con lui per sapere come muoversi.
E se qualcuno dei militari Usa è pronto comunque a svestire la divisa, potrà trovare l’appoggio del Comitato Unitario contro Aviano 2000: «Seguitelo - ha detto Stefano Raspa -, noi siamo disposti a supportarvi nella vostra battaglia contro un esercito di morte».
Donatella Schettini
COME UN UOMO SULLA TERRA - su RAI 3
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Gia' alcuni mesi fa abbiamo preso contatto con i registi del video in oggetto x organizzare una prossima proiezione anche a Vittorio Veneto, ora e' un grande piacere segnalarvi che l'interessantissimo documentario verra' trasmesso dalla RAI !PASSATEPAROLA!!!!!!!!
ASS. SENZA FRONTIERE
Dopo decine e decine di proiezioni in tutta Italia Dopo il grande successo della campagna IO NON RESPINGO: COME UN UOMO SULLA TERRA finalmente in onda sulla RAI 9 LUGLIO 2009 RAI 3 ore 23.40 (trasmisisone DOC3) Un occasione di civiltà e informazione per tutta l'Italia. Finalmente anche chi non poteva sapere ora saprà. Chiediamo alle migliaia di persone che da oltre 6 mesi sostengono il film, di diffondere ovunque la notizia: con il passaparola, nei mezzi di informazione, via mail e con il Volantino che potete scaricare sul sito del film: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com Qualche giorno dopo la messa in onda chiuderemo la raccolta delle firme per la petizione e organizzeremo la consegna. Siamo già a 10mila firme. Con la messa in onda e l'aiuto di tutti possiamo crescere ancora. Grazie a tutti
Autori e Produzione COME UN UOMO SULLA TERRA
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
martedì 30 giugno 2009
Iran: una tragedia iniziata 30 anni fa
Con il bagno di sangue crolla in Iran il mito della repubblica islamica del popolo.
Il bagno di sangue con il quale i dirigenti della repubblica islamica stanno schiacciando la pacifica opposizione del popolo mette fine ad ogni pretesa alterità degli Stati di ispirazione islamica rispetto agli Stati cosiddetti "laici" dell'Occidente: quando le classi al potere, siano esse borghesie laiche o religiose, vengono chiamate dal popolo a rispondere in piazza del loro potere, degli abusi, dei privilegi, delle limitazioni della libertà che esse impongono alle opposizioni, allora inizia la repressione più feroce, si spara sulla gente, si lanciano le bestie dei corpi di sicurezza all'assalto per l'annientamento fisico dei manifestanti, siano essi lavoratori, donne, studenti.
Trent'anni fa non eravamo, noi anarchici, tra coloro che a sinistra salutavano la rivoluzione clericale khomeinista, purché anti-imperialista e contro lo scià. Sapevamo che stava per iniziare una tragedia immane per il popolo iraniano, da cui non si sarebbe liberato così facilmente. E' stata negli anni distrutta ogni componente organizzata laica e di sinistra, messa a tacere ogni autonomia sindacale, militarizzata la zona meridionale dei pozzi petroliferi, avviata una politica di posizionamento come potenza emergente a carattere regionale e come stato islamico guida, cogliendo favorevolmente le opportunità concesse dalle due guerre in Irak, dalla guerra in Afghanistan, dalle guerre israeliane in Libano ed in Palestina, dall'emergere della potenza economica cinese.
Una èlite clericale e autoritaria, corrotta e sfruttatrice governa un paese in cui il tasso di disoccupazione è tra il 25-35%, in cui si distribuiscono bonus da 50 a 600 euro a chi appoggiava il presidente Ahmadinejad, in cui costui ha permesso alle banche di stampare carte di credito che hanno indebitato gli iraniani, in cui sono 3-5 milioni di persone che compongono la feroce milizia basiji, in cui il petrolio non crea ricchezza per il paese né dà energia, in cui si sopravvive con i sussidi per il pane e i trasporti. Questa èlite è oggi attraversata da scontri interni che le elezioni presidenziali hanno svelato nella loro durezza. A pagare però sono le migliaia di manifestanti le cui richieste ci appaiono minime, ma sono insopportabili per il potere iraniano se portate con l'azione diretta e dal basso, senza attendere la benevola concessione dall'alto: si chiede di tollerare la libertà di espressione, di non censurare o chiudere i giornali dell'opposizione, di non applicare la pena di morte sui minori, di dare maggiori opportunità di lavoro alle donne nel pubblico impiego, di non incarcerare gli studenti radicali, di dare più tutele alle donne nelle cause di divorzio.
La leadership teocratica guidata dai mullah è favorevole all'ingresso nella OMC, alle privatizzazioni, alle politiche neoliberiste, dispone di una enorme massa di manodopera a basso costo per la penetrazione di capitali cinesi e delle joint-ventures sui corridoi di gas e petrolio che vanno verso est e verso ovest. Gli USA e l'UE lo sanno ed hanno qualche difficoltà ad indignarsi più di tanto.
La solidarietà internazionale è resa difficile dall'isolamento dell'Iran, dai distinguo e dalle esitazioni che si fanno in Occidente, dalle ambiguità del mondo arabo verso l'Iran. Eppure se ci lasciamo intrappolare dalle sottili distinzioni tra "riformisti" alla Mousavi e i "moderati" del clero, dalla saggezza dei mullah di Qom rispetto alla rozzezza di Khamenei, dalla propaganda anti-occidentale ed anti-semita di Ahmadinejad, rischiamo di non vedere quel movimento che sta sfidando il potere dello Stato e che paga con i morti il suo solo osare di chiedere più libertà, più giustizia, più futuro, più vita.
Anche in Iran c'è una borghesia capitalista e sfruttatrice al potere, anche in Iran c'è un clero oscurantista e libertidica, anche in Iran c'è uno Stato violento e repressivo, anche in Iran c'è un popolo che viene oppresso e schiacciato. E allora "intifada" contro la teocrazia di Tehran, resistenza popolare contro gli oppressori e gli assassini. La rivolta iraniana è una rivolta per una speranza di libertà e di giustizia sociale. Ha bisogno di tutta la solidarietà internazionale laica, antistatalista, antiautoritaria.
Federazione dei Comunisti Anarchici www.fdca.itgiovedì 25 giugno 2009
DISERZIONE CHIAMA AVIANO
Chris è a conoscenza di un dissidente all'interno della Base e vorrebbe convincerlo a seguirlo pertanto tenteremo di stabilire un contatto al di fuori.
Invitiamo quindi tutti gli antimilitaristi e i sinceri pacifisti ad intervenire sia la mattina presso la Base e sia al confronto con lui la sera presso il prefabbrikato dove si potrà discutere di guerra, militarismo, diserzione in USA ecc.
domenica 28 giugno 2009
sarà presente ad Aviano e Pordenone
Chris Capps* (USA)
disertore/AWOL (Absent without leave)
ore 10.30
presso AREA 1 (zona dormitorio) ad Aviano
Conferenza stampa e MEGAFONAGGIO PRO DISERZIONE
ore 18.00
presso Prefabbrikato a Villanova di Pordenone
Incontro/dibattito su diserzione/guerra/antimilitarismo
dopo pizza collettiva
Comitato Unitario contro Aviano 2000
Inizativa Libertaria
*BREVE STORIA DI CHRIS
«Mi sono arruolato perche' non avevo soldi per pagarmi l'universita' e i miei familiari non potevano aiutarmi economicamente», racconta Chris Capps, disertore del New Jersey che ora ha 24 anni e vive in Germania con la moglie Meike ma spesso viene in Italia, a Vicenza, per tentare di mettere in piedi una rete di consulenza legale per i suoi ex commilitoni che vorrebbero disertare.
«Finita la scuola ho iniziato a fare dei lavoretti saltuari - racconta - come la consegna delle pizze a domicilio, ma non guadagnavo a sufficienza ne' per iscrivermi all'universita' ne' per andare via di casa, e cosi', a 20 anni, ho scelto di entrare nell'esercito, come del resto fanno molti miei coetanei per ragioni assai simili alle mie. Mi hanno spedito in Germania e, dopo qualche settimana di addestramento, la mia unita' e' stata inviata in Iraq. Sono arrivato a Bagdad, alla base di Camp Victory alla fine di novembre del 2005, proprio nel giorno del Ringraziamento».
A Bagdad il soldato Capps si rende conto in prima persona di come funzionano le cose: corruzione diffusa, affari piu' per gli interessi degli Usa che della popolazione irachena, violenze gratuite sui civili. La svolta pochi mesi dopo, quando un giorno si trova a riallacciare la linea telefonica tra Camp Victory e il carcere di Abu Ghraib. «Ho visto l'indirizzo al quale corrispondeva quel cavo: sapevo quello che avevano fatto i nostri soldati ad Abu Ghraib e in quel momento mi sono sentito anche io complice».
La decisione di lasciare l'esercito e' presa. Chris torna negli Usa in licenza e, quando gli arriva l'ordine di tornare in Germania perche' la sua unita' deve partire per l'Afghanistan, prende contatti con il Military Counseling Network (Mcn, un'organizzazione tedesca che sostiene i disertori) dove gli viene consigliato di non presentarsi cosi' da essere dichiarato Awol (Absent without official leave, cioe' assente senza permesso). «Ho preso un autobus - prosegue Capps - e sono andato fino ad Oklahoma City, dove una comunita' di Mennoniti (un gruppo protestante nonviolento, ndr) mi ha nascosto ed ospitato per qualche settimana, fino alla partenza della mia compagnia. Poi mi sono consegnato all'esercito e, dopo due giorni di detenzione, mi hanno rilasciato e poi “congedato con disonore※.
Nessuna conseguenza penale, quindi: per essere sottoposto alla Corte marziale Chris avrebbe dovuto essere trasferito e processato in Germania, dove era di stanza, una perdita di tempo e una spesa denaro che l'esercito ha evitato anche perche', negli ultimi tempi, gli Stati maggiori preferiscono disfarsi in silenzio dei disertori piuttosto processarli pubblicamente e ammettere l'aumento di diserzioni davanti all'opinione pubblica. Ha pero' perso tutti i sussidi destinati agli ex militari e gli e' stata sospesa l'assicurazione sanitaria.
Oggi Chris Capps fa parte dei €Veterani iracheni contro la guerra€ e si impegna perche' altri soldati statunitensi scelgano di disertare: «secondo me - conclude - questo e' il modo migliore per tentare di porre fine alla guerra»
martedì 23 giugno 2009
Verona videovisioni anarchiche - 24 giugno al circolo Pink , "FUOCO GRECO"
http://www.circolopink.it/
campeggio antimilitarista 25/28 giugno
CAMPEGGIO ANTIMILITARISTA CONTRO LA BASE DI MATTARELLO
GIOVEDI’ 25 GIUGNO DALLE ORE 15,00 ALLE ORE 17,00
IN PIAZZA DANTE A TRENTO (DAVANTI ALLA STAZIONE DEI TRENI)
PRESIDIO CONTRO LA BASE MILITARE DI MATTARELLO E PUNTO DI ACCOGLIENZA PER CHI ARRIVA PER IL CAMPEGGIO ANTIMILTARISTA
Nella zona della stazione non si può parcheggiare, per cui chi arriva in auto (uscita autostradale: Trento centro) parcheggi nei dintorni, poi al presidio gli spiegheremo come raggiungere il campeggio in auto.
Chi arriva dopo le 17,00 chiami il numero 3292134759 per sapere come raggiungere il campeggio. Dalla sera le informazioni saranno anche sul blog romperelerighe.noblogs.org
Comunicato Stampa: 4 luglio? Davvero niente da festeggiare
Non abbiamo mai creduto nella via istituzionale per opporsi a questo drammatico stato di cose, ma abbiamo sempre creduto nei molti disertori e nella lotta dal basso del movimento internazionale contro la guerra e la militarizzazione.
Denunciamo pubblicamente il progetto tentato dal sindaco di Vicenza Variati di spostare a Vicenza Est la nuova base militare USA/NATO dopo aver speculato sulla questione Dal Molin solo per farsi eleggere e mai, come abbiamo più volte detto, per opporsi sinceramente al progetto. Ci chiediamo ancora oggi come una parte del movimento si sia fatto illudere dalla via istituzionale/comunale, invece di promuovere assemblee libere, scioperi e manifestazioni decisive.
Invitiamo la stampa locale a dare voce al dissenso e ad intervistare il giovane Chris Capps
Due gli appuntamenti proposti dal Comitato di Vicenza Est per rilanciare la lotta e l’inospitalità alle basi militari:
Sabato 27 giugno davanti alla base di guerra Ederle per sostenere i disertori e per ricordare che il 4 luglio non c’è niente da festeggiare. Dalle ore 15, entrata Viale della Pace con Chris Capps, ex soldato americano, disertore che ora lavora e vive in Germania.
Domenica 28 giugno davanti alla Pluto nella mattinata per dare nuova forza al movimento contro la guerra.
http://www.comitatoviest.org/ - vicenzaestcomitato@gmail.com
Telefoni: 349 2916878 – 333 3054853
Da Chris Capps:
My name is Chris Capps-Schubert, I am an Iraq Veteran, something which to a small degree I am ashamed of, however I take pride in the fact that I am a deserter of the US Army and that I resisted the Army’s plans for me, which were to make an Afghanistan veteran out of me as well. I am sending this statement to you on a bittersweet and absurd holiday ...
Il mio nome è Chris Capps, sono un ex soldato di stanza in Iraq, qualcosa di cui mi vergogno, ma sono orgoglioso comunque di essere un disertore dell’esrcito USA che ha trovato la forza di resistere ai progetti dell’esercito, che prevedevano anche la mia spedizione in Afghanistan. Vi parlerò di questa ricorrenza dolce-amara e di questa festa assurda
mercoledì 17 giugno 2009
CEN-A BENEFIT PRO COMPAGNI INGUAIATI
venerdì 12 giugno 2009
TREVISO : IL FESIVAL "BASTION CONTRARIO" è STATO ANNULLATO!
INVITIAMO TUTTI, SABATO ALLE ORE 17.00, DAVANTI ALLA STAZIONE FS di TREVISO PER UNABICICLETTATA PER LE VIE DI TREVISO PER DIRE CHE NON ACCETTIAMO QUESTIDIVIETI, PER DIRE CHE VOGLIAMO UNA CITTA' LIBERA, ACCOGLIENTE, CHE SAPPIAVALORIZZARE I MOMENTI CULTURALI, LA SOCIALITA'.E' UNA GIORNATA PER LADEMOCRAZIA DI QUESTA CITTA', NON VOGLIAMO STARE ZITTI!! SU LA TESTA!!!
Per chi non ha la bici, va benissimo a piedi.Troveremo qualche bicicletta inpiù.
http://www.ubiklab.it/
La natura neofascista di casa durden
BL.itz
giovedì 4 giugno 2009
Per un'Europa dei popoli e dei lavoratori
Contro l'Unione Europea,la falsa democraziaed il nuovo ordine sociale
I lavoratori e le lavoratrici d'Europa vengono chiamati/e a votare per il rinnovo di un Parlamento che completa il percorso economico, istituzionale e sociale di Lisbona 2007, che aumenta la precarietà, concentra il potere nella Commissione, distrugge ovunque il welfare.
A queste elezioni europee si giunge nel pieno di una crisi economica globale che in Europa viene affrontata dalle istituzioni europee e dai singoli Stati accentuando le strategie iniziate con il nuovo Trattato di Lisbona entrato in vigore l'1 gennaio 2009 e con il lodo per l'accordo sulla flexicurity firmato dal presidente della Commissione Europea, dalla CES-Confederazione dei Sindacati Europei e dagli imprenditori europei nel 2007.
La UE, i suoi capi di Stato e la sua Commissione hanno capito che coinvolgere i cittadini (sebbene con modalità molto limitate e controllate), comporta il rischio che essi si rendano conto che l'ordine sociale che si va costituendo non ha nulla a che fare con relazioni sociali fondate sul rispetto del diritto di ciascuno di vivere e lavorare in questo spazio chiamato Unione Europea.
Col Trattato di Lisbona, infatti, la Commissione europea ha il "potere assoluto" tramite le sue direttive per garantire "alle imprese europee competitive l'accesso ai mercati mondiali e la sicurezza operativa al loro interno". Inoltre, la Corte di Giustizia garantisce una sola libertà, quella del mercato e la difesa della libera competizione quale condizione per la precarizzazione lavorativa, sociale ed ambientale dei 27 Stati membri.
Col nuovo Trattato si prevede la deregolamentazione di tutta la produzione e dei servizi nella loro più ampia gamma e si consente la pratica applicazione della Direttiva Bolkestein, aprendo così la "porta alla completa privatizzazione della sanità, dell'istruzione, dell'acqua e delle pensioni".
Questa strategia, incurante delle devastazioni della crisi economica globale in atto, spazza via i servizi pubblici (sanità, previdenza, trasporti, istruzione, acqua, casa) sia sul piano simbolico che su quello reale ed introduce il mercato quale strumento per la concessione ("servizi di interesse generale") e per il soddisfacimento (la persona che risparmia potrà accedere alla sanità privata, alla pensione integrativa, ecc.). Questa è l'Europa in vigore dal 1 gennaio 2009, questa è l'Europa che vieta le politiche fiscali di redistribuzione del reddito, che vieta la spesa pubblica, le tutele ed i benefici sociali, ma al tempo stesso ha permesso che al suo interno nascessero i paradisi fiscali. Questa è l'Europa per cui ci si dice di andare a votare.
In questo quadro, il mercato del lavoro e le politiche relative possono essere governate solo dalle regole auree del capitalismo neoliberista: libera deregolamentazione (flessibilità) e precarizzazione totale e diffusa della forza-lavoro (con rimozione di diritti sociali e sindacali).
In un'Europa che si allarga insieme alla crisi globale, questo significa solo due cose: uso del dumping sociale e negazione del diritto di sciopero a chi chiede stesse condizioni di lavoro per le imprese de-localizzate e re-localizzate, tutto nel nome della competizione sociale e dell'economia di mercato.
Con l'accordo sulla flexicurity, la flessibilità di impresa nella gestione della forza-lavoro prevede in realtà una totale libertà nell'organizzazione del lavoro, che contemporaneamente avrebbe lo scopo solo apparente di garantire sicurezza ai lavoratori nella necessaria adattabilità richiesta dai costanti cambiamenti da un lavoro all'altro e durante i periodi di formazione continua.
E' così che nel mercato del lavoro devastato dalla crisi, si rilancia la parola d'ordine della competitività delle imprese, che a sua volta comporta non solo il dumping sociale, quindi la privatizzazione dei servizi essenziali per la popolazione, ma anche e contestualmente uno sforzo per la riduzione del costo del lavoro tramite strumenti connessi a politiche che incrementino la flessibilità, la mobilità della forza-lavoro e la capacità di adattamento.
Germania, Francia e Italia, quali paesi un tempo "forti" nel campo della sicurezza sociale e "duri" in quello del diritto del lavoro, hanno riformato il mercato del lavoro interno, equiparandosi a Spagna, Irlanda e Regno Unito, in aree quali: sussidi di disoccupazione; minore tutela in caso di licenziamento; aumento dell'età pensionabile; contratti flessibili, indebolimento degli ammortizzatori sociale, ecc.
Anche le politiche comunitarie sull'immigrazione rispondono alla logica di mercato e ad una doppia morale: da una parte c'è il bisogno di lavoro extracomunitario dato l'invecchiamento della classe lavoratrice europea (si tratta di forza-lavoro necessaria e sufficiente per garantire il tipo di lavoro precario richiesto dalla competizione); e, dall'altra, ci sono le politiche che negano il diritto alla cittadinanza, alimentano il razzismo con l'accusa di clandestinità, usano la repressione ed il controllo, alimentando relazioni disuguali, aggressive e di sfruttamento tra il Nord ed il Sud, soprattutto, nell'area mediterranea di influenza europea.
La flessibilità di lavoratori europei ed immigrati comporta dunque di fatto la disponibilità di lavoro in armonia con le esigenze della produzione. Per le imprese niente di meglio in tempi di crisi e di taglio di milioni di posti di lavoro. Il mercato del lavoro diventa dunque un mero meccanismo che comunque agisca e si muova, viene governato da regole (leggi, decreti, magistratura ad hoc, direttive, ecc) e da istituzioni, per sottrarsi a qualsiasi conflitto sociale.
E' proprio nell'inseguire questo modello sociale ed economico frammentato che la lotta sociale e sindacale si è dispersa in migliaia di pezzi perdendo la sua efficacia. Occorre invece ricomporre diritti ed interessi immediati dei lavoratori e dei cittadini in un nuova concezione ed organizzazione unitaria ed industriale di tutto il lavoro salariato.
Occorre oggi opporsi alla logica della segmentazione e della flessibilità dei modelli sociali e produttivi del capitalismo globale e battersi risolutamente per i diritti per tutti gli uomini e tutte le donne, diritti sindacali, diritti sociali e civili.
Occorre rimuovere gli ostacoli economici, politici e civili che stanno limitando la libertà e l'uguaglianza nella vita quotidiana, mettere in discussione il loro concetto di partecipazione all'organizzazione dell'ordine sociale. La partecipazione diretta, per noi, è possibile solo sulla base del mutuo appoggio e della solidarietà.
Ai loro concetti di competizione e competitività dobbiamo opporre agli antipodi il nostro concetto e la nostra pratica di solidarietà.
Ogni forza sindacale, sociale e politica coerentemente alternativa deve sostenere i diritti e gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, in una società organizzata sulla base della solidarietà e non della competizione, sulla base del rispetto, della libertà e dell'uguaglianza e non sulla base dell'autoritarismo, dell'individualismo e dell'assenza di democrazia. E allora non vi è che una sola risposta, l'unica possibile sulla base di questi valori e di queste scelte:
MOBILITAZIONE SOCIALE PER
un'Europa dei popoli e dei lavoratori europei e migranti
per difendere il lavoro e la solidarietà,
per rilanciare la democrazia di base e dal basso,
per sviluppare la democrazia diretta nei nostri paesi,
per difendere e creare spazi collettivi di base ed autogestiti nel territorio e nei posti di lavoro, per radicare la lotta anticapitalista e
per costruire l'alternativa libertaria alla barbarie della crisi scatenata dal capitalismo e dagli Stati.
Federazione dei Comunisti Anarchici
01 giugno 2009
Elezioni europee: solo la lotta paga!
Dal 4 al 7 giugno gli elettori europei saranno chiamati a votare per scegliere chi li "rappresenterà" nel Parlamento Europeo. Come comunisti anarchici, noi non riteniamo che le elezioni possano portare a dei cambiamenti reali, dato che preferiamo la democrazia diretta al posto della democrazia rappresentativa. In altre parole, preferiamo che le decisioni che riguardano tutti i lavoratori siano discusse ed adottate dagli stessi lavoratori, collettivamente
Il funzionamento e gli scopi dell'Unione Europea sono del tutto opposti al modello autogestionario e quindi anche agli interessi popolari e dei lavoratori. I leader europei disprezzano a tal punto il popolo che, sebbene possano chiedere la nostra opinione, la sola risposta concessa è quella che fa sua la linea politica della UE, linea che è già stata decisa altrove. Basti pensare al rigetto popolare tramite referendum del Trattato che stabiliva la Costituzione Europea, verificatosi nei paesi della UE in cui si è votato.
Il ruolo del Parlamento Europeo è coerente col sistema che difende gli interessi della classe capitalista. I vertici della UE (la Commissione, il governatore della Banca Europa, ecc.) non sono soggetti ad alcun controllo democratico e sono pesino liberi di difendere i loro interessi contro gli interessi della classe lavoratrice. Lo si vede nella violenza delle politiche di liberalizzazione e di privatizzazione che sono state messe in atto, e nell'austarità monetaria e di bilancio (lanciata col trattato di Maastricht). Nell'attuale periodo di crisi, tali politiche provocano solo ulteriori sofferenze alla classe lavoratrice. Non c'è stato nessun minimo allentamento degli stretti vincoli del Patto di Stabilità, con cui si impongono livelli molto bassi di spesa e di deficit pubblico.E sebbene la Banca Centrale Europea si dica favorevole ad un allentamento dell'austerità monetaria, quello che poi fa è talmente limitato che potrà solo contribuire ad approfondire la crisi in Europa.
L'Unione Europa è una macchina da guerra che viene usata contro i diritti sociali e contro i lavoratori, specialmente contro i lavoratori immigrati: dumping sociale, taglio dei "costo del lavoro", "libera e distorta competizione", caccia agli immigrati, confini chiusi, cooperazione tra le polizie, e così via.
Perciò l'Unione Europa non è un'istituzione neutrale che ha bisogno di un qualche "rimodellamento" della sue politiche - essa è invece al pieno servizio istituzionale del potere capitalista per servire i padroni ed i banchieri.
L'elezione del Parlamento Europeo non cambierà questa situazione in nessun modo. Solo le lotte sociali unitarie di tutti i lavoratori europei in un ampio movimento sociale europeo possono fermare queste politiche ed incoraggiare la crescita di una forza rivoluzionaria contro il capitalismo e le sue isituzioni, per costruire un'altra società.
Una società basata su reali ideali internazionali di libertà, uguaglianza e solidarietà.
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italy)
Alternative Libertaire (France)
Workers Solidarity Movement (Ireland)
Liberty and Solidarity (United Kingdom)
Link esterno: http://www.anarkismo.net
