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campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

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martedì 26 novembre 2013

mercoledi 27 novembre assemblea comitato ex caserma saksa bene comune , treviso

L’ultima occupazione della Caserma Salsa è stata molto istruttiva da molteplici punti di vista. L’ex Caserma è uno spazio enorme, praticamente un quartiere a due passi dal centro città. E’ un immobile pubblico, abbandonato da vent’anni, un vero e proprio monumento ai fallimenti delle amministrazioni leghiste. Il cosiddetto “decreto del Fare” prevede che le amministrazioni locali possano chiedere di acquisire i beni demaniali “in disuso” facendone richiesta entro il prossimo 30 novembre. Il 9 Novembre Ztl occupa la “Salsa” e avvia un bellissimo percorso di pulizia, riuso e di apertura al quartiere che risponde con grande partecipazione, oltrepassando quei cancelli, facendo rivivere e riappropriandosi di uno spazio che è suo. Proprio grazie ad un nuovo clima in città sembra farsi strada una possibile via d’uscita per risolvere il problema degli spazi sociali. Sono giorni di intense discussioni, in cui il collettivo si rende anche disponibile a cessare l’occupazione (come già fatto all’ex-Telecom in settembre) chiedendo garanzie riguardo alle soluzioni predisposte e chiedendo anche che la “Salsa” sia riconsegnata alla città ed al quartiere. Ed invece, mentre Compiano si fregava decine di milioni di Euro, mentre all’Aeroporto si sforava il numero dei voli previsti per legge, mentre lo stesso Prefetto è abusivo nella sua sede, improvvisamente l’urgenza di legalità spingeva Prefettura e Questura a sgomberare la Salsa in 10 giorni. Ricordiamo che, ad esempio, a Sant’Artemio l’occupazione dei migranti durò circa 4 anni, finché non fu risolta grazie ad una trattativa con l’ULSS (complici dell’illegalità?). Addirittura, secondo un’emittente locale, Prefetto e Questore si permettevano di accusare il Sindaco di essere “troppo permissivo”. La mattina dello sgombero il percorso avviato è stato interrotto dagli agenti di Polizia e, di nuovo, trasformato in un problema di ordine pubblico. A questo punto il collettivo si rende conto che la vera partita che si stava giocando non era più soltanto quella dello spazio sociale ma quella degli enormi interessi che si muovono intorno all’Ex-caserma. Infatti il Demanio, per non far apparire la Salsa “in disuso”, si è inventato la proposta di trasferire i Vigili del Fuoco proprio a Santa Maria del Rovere, una proposta assurda dal punto di vista economico e logistico, ma che sembra fatta apposta per interdirne il passaggio al Comune. Ed ecco un’altra bella storia edificante di legalità: I vigili del fuoco avevano una sede a sant’Antonino che adesso è legalmente chiusa, murata, abbandonata da oltre 15 anni. Si trasferiscono in un immobile costruito negli anni Ottanta dall’Inpdap (soldi pubblici), poi passato al ministero dell’Interno che, nel 2000, l’ha privatizzato vendendolo ad un gruppo di costruttori. Legalmente il pubblico vende al privato e poi gli deve pagare l’affitto (Ottocentomila euro annui, sempre soldi pubblici). Ad un certo punto il Ministero non paga più l’affitto (legalmente?) ed i poveri Pompieri rischiano lo sfratto. Nel 2012 un esponente della RSU dei Vigili del fuoco dichiarava alla stampa: “A prescindere dal fatto che stiamo parlando di un edificio dismesso da anni, così com’è, la Salsa non è adeguabile alle nostre esigenze. Serve un progetto di recupero ad hoc per il quale servirebbero quanti: 8, 10 anni di tempo? E i costi, non credo che si andrebbe sotto i 15 milioni di euro. Se non ci sono i soldi per pagare l’affitto come si può pensare ad un intervento di questa portata.” E poi ancora: “E’ impensabile far uscire in sicurezza i nostri mezzi su quelle strade. Servirebbe una nuova strada per un accesso diretto in Pontebbana“. Allora, in questo tripudio di legalità, si è inserita l’occupazione di Ztl che, di fatto, fungeva da “certificazione” che lo spazio era “in disuso”, e per questo bisognava sgomberare prima del 30 novembre; per amore degli interessi o della legalità? E, guarda caso, il “moroso” dei Vigili del Fuoco è proprio il Ministero dell’Interno, cui fanno capo Prefetto e Questore… In Prefettura si sono negati persino ad un semplice incontro facendo saltare il percorso avviato, il famoso dialogo che sembrava finalmente possibile, e che speriamo riprenda, nonostante tutto. Per questo dovrebbero essere loro a dimettersi, per la gestione irresponsabile di tutta questa vicenda e per il palese conflitto di interessi. Adesso rimangono due grandi questioni aperte. La prima è quella dello Spazio Sociale a Treviso, che siamo sicuri che si risolverà, e che potrà essere benissimo individuato anche in altre zone della città. Ma l’altra questione, ancora più urgente, è che la Caserma Salsa passi al Comune di Treviso affinchè con lo sforzo, la discussione, le energie, la passione di tutti, possa diventare un laboratorio cittadino di innovazione e partecipazione, insomma, un bene comune. QUESTA NON È UNA BATTAGLIA SOLO DI ZTL MA DI TUTTA LA CITTÀ, E NON PERMETTEREMO CHE LE STRANE MANOVRE ATTORNO ALLA “SALSA” IMPEDISCANO QUESTO PROCESSO DI CAMBIAMENTO, RICONSEGNANDO IL NOSTRO PATRIMONIO AL DEGRADO ED ALL’ABBANDONO

Da Genova a Bologna - 22/23 novembre 2013

22/23 novembre 2013 I tranvieri di Genova hanno segnato un passaggio importante e guadagnato una posizione fondamentale: hanno bloccato la privatizzazione e non hanno accettato peggioramenti alla loro prestazione lavorativa e questo serve come riferimento al resto del paese. Se non sono i lavoratori dei servizi che si oppongono al disegno del capitale in merito allo stato sociale, non si va da nessuna parte. Resta il punto su come reperiranno le istituzioni i miliardi che occorrono, le linee che verranno appaltate, come evitare una privatizzazione mascherata. Non è finita, da qui fino alla fine del 2014 la partita è aperta, ma tutto questo non spetta ai soli tranvieri, non li si può lasciare soli. E almeno due sono i punti fondamentali: il primo è la ridefinizione della rappresentanza sindacale o la sua ricostruzione non su basi di sigle, ma su basi più aderenti alle necessità; il secondo è una rappresentanza sociale in città che esprima contenuti politici di mantenimento dello stato sociale contro le privatizzazioni, rappresentanza sociale dove i lavoratori siano presenti e determinanti. A Bologna per la dignità per i diritti. Sono state queste le semplici parole d'ordine stampate sul manifesto di convocazione della manifestazione dei facchini della logistica. La manifestazione riuscita di Bologna sta a indicare che la repressione dentro i luoghi di lavoro del settore della logistica fatta di ricatti, servilismi, licenziamenti di delegati e di attivisti sindacali, con l'aggiunta di denunce per i blocchi degli interporti che si esplicita in un attacco diretto alle lotte, non passa, non ha distrutto quello che in questo anno e mezzo di iniziative è stato costruito. La logistica è un settore fondamentale dello scontro/conflitto fra capitale e lavoro che possiamo definire strategico ed importante seguire, capire, per partecipare allo sviluppo delle lotte, delle forme organizzative di costruzione e ricostruzione che la classe mette in campo per rompere il dominio del capitale sulla prestazione lavorativa e la condizione di vita dei lavoratori. La strada sin qui seguita con la costruzione della rappresentanza nelle lotte che pone come punto iniziale la conquista del lavoro contrattato, che rompe la logica del mercato delle braccia e non solo gestito dai padroni, indica un percorso di classe che ci riporta ai fondamentali della organizzazione di resistenza che la stessa ha costruito o meglio costruisce. Pur non credendo ai facili entusiasmi, siamo impegnati e agiamo nella difficile e complessa azione politica di ricostruzione dei rapporti di forza, oggi distrutti. I segnali, quello che la classe ha messo in campo a Genova e Bologna nella settimana trascorsa, vanno con tutto il loro carico di difficoltà e incertezze in questa direzione. Commissione Sindacale Federazione dei Comunisti Anarchici 24 novembre 2013

Genova: lotte nei trasporti

Siglato l’accordo Spetterà ai lavoratori dell’azienda trasporti trarre le conclusioni da un accordo con luci e ombre. Per quel che ci riguarda abbiamo sostenuto la loro battaglia, ci interessa qui fare una riflessione e fissare alcuni punti. La lotta è stata contro i licenziamenti, contro il peggioramento delle condizioni di lavoro, contro la riduzione del salario attraverso l’eliminazione dei contratti sia aziendali che nazionali, contro la perdita delle parti normative,delle tutele e dei diritti. Questo significa per la classe l’azione del capitale di privatizzare, esternalizzare le aziende in capo al “pubblico”, poi le ovvie ricadute sul servizio e i cittadini. Una lotta difensiva sottolineiamo, ma su questo punto occorre chiarire: non esiste una separazione per cui le lotte si dividono in difensive e d’attacco. Oggi occorrerebbero queste ultime, ma il legame risulta connesso in quanto non esiste lo spartiacque; battaglie e lotte di natura differente si intersecano. Per primo i lavoratori hanno preteso che l’azienda rimanga pubblica; secondo che debba essere ricapitalizzata con soldi pubblici che si devono trovare, l’esatto contrario di quello che il capitale sta imponendo. L'esatto contrario di quanto sindaci, governatori, ministri e compagnia cantante vanno a garantire con gli accordi di svendita e distruzione del pubblico a favore dei profitti privati. Non a caso la lotta ha impedito al consiglio comunale di funzionare. Il comportamento del sindaco e compagnia è solo cronaca e non ci interessa. Non è certo la scala locale, un sindaco più o meno amico, che con il patto di stabilità può spostare l'ago della bilancia. Ma perché Genova? Perché la realtà genovese, sul terreno sociale generale e nello specifico di quei lavoratori, è comune alla quasi totalità dell’area economica di riferimento. Genova è una di quelle realtà - ormai sono pochissime nel centro-nord - dove la rappresentanza dei lavoratori non è stata distrutta; sconta, sì, diverse riduzioni e problemi, ma nonostante questo ha comunque una continuità. Quando “partono” lotte con questi contenuti e questa intensità occorre aver chiaro che esiste una rappresentanza che in barba a dirigenti locali e nazionali “farlocchi” si impone: la limitazione del diritto di sciopero nei servizi scompare e si regge per giorni creando attorno alla lotta una forte rete di solidarietà che non è mancata. Un momento di lotta di classe capace di dialogare e costruire movimento, nella speranza che questo passaggio si sedimenti sul terreno della rappresentanza sindacale e sociale. Genova dimostra che si può contrastare l’indirizzo e l’azione del capitale dal basso. Con i lavoratori di Genova oggi possiamo dire che siamo meno deboli sul terreno dello scontro capitale-lavoro. Commissione Sindacale Federazione dei Comunisti Anarchici 23 novembre 2013

I sacrifici dei lavoratori non bastano mai

Sciopero ad oltranza dei lavoratori ATM Genova Questo, in sintesi, il risultato dell'accordo tra AMT e sindacati del 7 maggio scorso: "Un accordo che serve a tappare il buco di bilancio solo per un anno. Toglie ai lavoratori 5 giorni di ferie, integrativi per almeno 1.500 euro ed introduce i contratti di solidarietà. Conferma 230 esuberi fra il personale AMT. Non assicura nulla per il personale degli appalti creando altri esuberi in questo settore. Aumento delle proprietà immobiliari di AMT con conferimento di proprietà da parte del Comune. Il tutto finalizzato alla seconda privatizzazione di AMT." (fonte CUB Trasporti) Per capire la preoccupazione e la rabbia dei lavoratori dell'AMT - in sciopero ormai da 3 giorni - e le dure forme di lotta che hanno scelto, bisogna mettersi nei loro panni. I lavoratori dell'AMT di Genova sono stati traditi. Non sono bastati i sacrifici che hanno sostenuto per salvare l'azienda dal fallimento. Di nuovo, com'era prevedibile, si parla di privatizzazione. Non è una novità. In questo Paese, alla riduzione dei flussi di investimenti dal "centro" alle "periferie" per i servizi pubblici e sociali si risponde tradizionalmente con tagli, esternalizzazioni e privatizzazioni. Alle crisi delle aziende pubbliche si fa fronte solo con i sacrifici imposti ai lavoratori. Si arriva addirittura ad abbandonare a se stessi malati e disabili. Ma ora, a Genova, i lavoratori hanno detto basta. Sfidando le precettazioni, stanno facendo l'unica cosa che abbia senso fare in questa situazione: SCIOPERO AD OLTRANZA. I lavoratori AMT - a cui si sono aggiunti quelli delle altre compartecipate ASTER ed AMIU - vanno sostenuti dalla collettività, che pure sta pagando un prezzo molto alto in questa vertenza. La lotta dei lavoratori di AMT contro la privatizzazione dell'azienda di trasporto urbano deve essere la lotta di tutti. Dovrebbe essere anche la lotta di un sindaco e di una giunta comunale che avevano basato la loro campagna elettorale proprio contro le politiche di privatizzazione. Dovrebbero essere i primi ad alzare la voce contro il Patto di Stabilità, recarsi in Regione ed a Roma per ottenere finanziamenti urgenti ed anche dimettersi, se del caso. Invece, ancora una volta, preferiscono prendere in giro i lavoratori ed i loro elettori, adeguandosi alla ragion di Stato e rimanendo incollati ai loro posti. Noi sosteniamo incondizionatamente la lotta dei lavoratori AMT di Genova. Siamo stati e saremo sempre al loro fianco in piazza per la difesa dei loro salari, dei loro diritti e per la salvaguardia ed il rilancio della mobilità pubblica. AZZERARE CDA ED ENTI BILATERALI INUTILI, ABBATTERE I COSTI DELLA POLITICA E LE SPESE MILITARI, RINUNCIARE ALLE GRANDI OPERE NOCIVE PER L'AMBIENTE. REINVESTIRE NEI SERVIZI PUBBLICI E SOCIALI E NELLA TUTELA DEL TERRITORIO. Sezione N. Malara - Genova Federazione dei Comunisti Anarchici 21 novembre 2013

mercoledì 20 novembre 2013

Pordenone piazza delle culture antifasciste ed antirazziste

Rivolte del pensiero - presentazione in Ateneo degli Imperfetti di Marghera

la sfida dell’alterità PRESENTAZIONE DEL LIBRO: Rivolte del pensiero. Dopo Foucault, per riaprire il tempo Incontro con l’autore: Mario Galzigna Introduce: Giulia de Lucia Un pensiero in rivolta deve riuscire a dare voce a tutte le istanze, a inventare nuovi attrezzi concettuali - ad esempio la “sintesi disgiuntiva”, di matrice deleuziana e kantiana - capaci di mettere in scena il conflitto senza le cauzioni rassicuranti dell’etica religiosa, senza le risoluzioni pacificatrici della dialettica. SABATO 23 Novembre alle ore 17:30 All’Ateneo degli Imperfetti Come d’abitudine la convivialità post conferenza si regge sulla condivisione del cibo e del bere: è pertanto auspicabile che tutte le persone contribuiscano a rendere ricca e appetitosa la nostra mensa Ateneo degli Imperfetti Diego www.ateneoimperfetti.it Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo, 209 30175 Marghera (VE) tel. 327.5341096 www.ateneoimperfetti.it

Palestina-Israele, non si ferma la lunghissima lotta dei palestinesi per resistere agli sgomberi forzati

Aumentano gli sforzi di stato per estinguere la lotta delle comunità di base ricorrendo come di recente al terrore contro le popolazioni dei villaggi nella speranza che la pressione esercitata sugli attivisti li costringa a rinunciare al confronto con le forze israeliane di occupazione. Dopo esser riusciti a mettere fine alle manifestazioni settimanali di Beit Ummar, ora nutrono maggiori speranze. Tuttavia, l'incremento degli sforzi negli sgomberi in poche aree rurali sembrano sviluppare un effetto opposto. La frustrazione dello stato israeliano si esprime negli sgomberi di massa di decine di migliaia di Beduini all'interno di Israele. Gli eroici villaggi di Bil'in, Ni'ilin, Nabi Saleh, Qaddum, Sheikh Jarrah, colline sud di Hebron ed il comitato di coordinamento della lotta popolare continuano ad aderire alla lotta unitaria insieme agli israeliani di Anarchici Contro il Muro e ad altri attivisti israeliani. Palestesi distruggono la barriera della separazione in due villaggi della Cisgiordania Durante le prime ore di venerdì mattina, palestinesi di tre villaggi hanno preso parte ad una "azione diretta" per distruggere parti della barriera della separazione. A Bir Nabala, situato sull'altro lato della Strada 443, i Palestinesi hanno usato martelli per aprire un buco nel muro, mentre i Palestinesi di Rafat (vicino il carcere militare di Ofer) hanno tagliato 20 metri del recinto di sicurezza che confina col loro villaggio. http://972mag.com/photos-palestinians-destroy-separatio...1937/ L'esercito non c'era durante l'azione e nessun giornalista era stato invitato. A Bil'in è stato rimosso l'intero cancello del muro, lasciando spalancato un buco a sorpresa per i soldati. Palestinesi usano un martello per aprire un varco nel muro della separazione nel villaggio di Bir Nabala in Cisgiordania. (foto: Activestills) Palestinesi in Cisgiordania nel villaggio di Rafat tagliano il recinto della separazione vicino al carcere militare di Ofer. (foto: Activestiils) Per ulteriori analisi ed ultime notizie visitare il profilo +972 Magazine's Facebook oppure su Twitter. La nostra newsletter contiene un esaustivo elenco degli eventi della settimana. 14/11/2013 Bilin, un gruppo di giovani palestinesi organizzati dal Comitato Popolare contro il Muro e gli insediamenti di Bilin lacera un cancello principale del muro israeliano dell'apartheid a Bilin a mezzanotte, e si è poi spostato verso il villaggio per ricordare l'occupazione che continuiamo a rifiutare. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=618144088231911 15.11.2013 Un gruppo di attivisti palestinesi demolisce parte del muro in cemento che isola la città di Gerusalemme dal villaggio di Bir Nabala.. Haitham Khatib https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201788401564725 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201789212905008 Haitham Al Khatib Servizio TV palestinese sulle azioni dirette a contro il muro a Bil'in, Bir Naballa e Rafa'at 17/11/2013. Nuovo raid notturno nel villagio di Bil'in - 6 jeep israeliane hanno scorazzato per il villaggio dalle 2.30 per riprendersi il cancello del muro dell'apartheid "confiscato" il venerdì prima. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=619593028087017 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=648035735241125 https://www.youtube.com/watch?v=aPwVmAKvMvU (Anteprima) Riproduci (Mostra collegamento) تقرير علي دار علي ليلة من التحرير دخلنا فيها القدس ومحيط سجن عوفر ali darali حصريا لتلفزيون فلسطين : ليلة كاملة من العمل ، نشطاء المقاومة الشعبية وبعض المتضامنين ، يهدمون مقاطع من جدار الفصل العنصري في بلدة بير نبالا شمال غرب مدينة القدس المحتلة ، ويقطعون اسلاكا شائكة في محيط سجن عوفر الاحتلالي، فيما ازال عدد آخر بوابة عسكرية على اراضي بلعين . تصوير :محمد راضي / مونتاج : علي الطويل (Mostra collegamento) Lotta dei Beduini Continua lo sgombero strisciante dei cittadini palestinesi dentro i confini israeliani del 1948. Domenica, nella comune di Sdeh Boker, una riunione speciale del consiglio dei ministri ha deciso lo sgombero di 500 persone della tribù di Um Hiran per metterci una città nazional-religiosa. La stessa tribù era stata sgomberata nel 1956 dalla terra degli antenati vicino all'insediamento della comune di Shoval. La manifestazione unitaria davanti alla comune è finita con il fermo di due persone e l'arresto di un membro palestinese del Parlamento. Almeno tre attivisti sono stati arrestati per una protesta contro lo sgombero di due villaggi beduini nel Negev. Il governo israeliano sta tenendo un incontro speciale nel kibbutz di Sde Boker, dove Ben-Gurion si era ritirato e dove è sepolto, per approvare il piano di sgombero. Gli attivisti stanno protestando fuori del kibbutz sede della riunione del governo. Dopo che i Beduini sono stati forzatamente trasferiti in una delle municipalità più povere di Israele, il governo ha pianificato di costruire un insediamento ebraico sulle rovine delle loro case. Ancor peggio, i Beduini di Umm el-Hiran hanno ricevuto dall'esercito l'ordinanza di vivere nell'attuale sito dopo essere già stati sgomberati nel 1948. Ulteriori informazioni su: http://972mag.com/government-to-confirm-destruction-of-...1638/ https://fbcdn-sphotos-a-a.akamaihd.net/hphotos-ak-frc1/...n.jpg https://www.facebook.com/events/645799542106803 Manifestazione a Giaffa contro il Piano Prawer, 16.11.2013 In anticipo sulla "giornata dell'ira" prevista per il 30.11.2013, gli attivisti di Giaffa, sia palestinesi che ebrei, hanno protestato nella storica piazza dell'orologio contro il Piano Prawer che minaccia di sgomberare almeno 30mila Beduini dalle loro case situate in "villaggi non riconosciuti" verso la zona del Naqab / Negev, nel sud della Palestina. Anche prima che il piano venisse sottoposto al voto parlamentare, il governo israeliano aveva già deciso la demolizione dei due villaggi beduini di Umm al-Hiran ed 'Atir, allo scopo di costruirvi Hiran, un insediamento di soli ebrei. https://www.facebook.com/media/set/?set=a.4502263184304...50543 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151667042787554 Bil'in 8.11.13 "Bil'in rivisitata: come cambia la vita quotidiana sotto l'occupazione Partecipare alla manifestazione settimanale contro il muro a Bil’in senza esitazione, mette a nudo le piccole differenze nella routine dell'occupazione e della resistenza. Sono passati due mesi dalla mia ultima visita a Bil’in. Non troppi, ma abbastanza da notare improvvisamente alcuni piccoli cambiamenti occorsi nell'ambiente di vita quotidiano, cambiamenti che le persone possono a volte non notare se ci stai dentro. Il primo lo si nota sulla via da Tel Aviv. Passando per l'insediamento di Hashmonaim sono rimasto sorpreso nel realizzare all'improvviso che c'era un recinto in meno – e questo in una regione in cui recinti e muri tendono a proliferare, non a scomparire. Il recinto in questione separava gli uliveti del villaggio vicino a Ni’ilin dalla strada principale che usano la maggior parte dei coloni. Dopo parecchi anni di costruzione, il muro della separazione a Ni'ilin è stato completato e questi uliveti sono ora irraggiungibili per la maggior parte dei palestinesi; qualcuno deve essersi accorto che il recinto non era più necessario a proteggere la strada. La vista, ovviamente, è più godibile che non attraverso una rete metallica, ma accorgersi che la ratio che sta dietro la sua rimozione è quella di collegare le terre palestinesi alle strade dei coloni continuando a tenere il villaggio isolato, rende le cose un po' più amare. Il secondo lo si avverte dove una volta c'era il posto di blocco di Ni’ilin. Apparentemente, l'intera base militare che comprendeva il posto di blocco è stata di recente privatizzata ed è ora gestita da una agenzia di sicurezza (il cui nome non si trova da nessuna parte) ed il nome è cambiato nel più orecchiabile “Hashmonaim Crossing.” Non un posto di confine, attenzione, dal momento che non si trova su confini riconosciuti a livello internazionale e che ci sono ancora coloni e soldati dall'altra parte. E' solo un "crossing". Un attraversamento. I soldati sono stati veloci nell'aprire il fuoco sul corteo ma il vento a loro sfavorevole ha ridotto gli effetti dei gas. Dopo circa due ore di manifestazione, con saltuarie scariche di lacrimogeni e lancio di pietre da parte dei giovani verso i soldati dietro il muro, siamo ritornati al villaggio. Appena di ritorno dall'aver portato la bandiera nella manifestazione del venerdì n°455 a Bil'in (8/11/2013). Io, altri 5 israeliani, dozzine di residenti di Bil'in e dozzine di internazionali abbiamo evitato per più di un'ora il massiccio lancio di gas lacrimogeni nei pressi del cancello del muro, ma la maggior parte di noi era fuori tiro per le forze di stato. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=615216138524706 https://www.facebook.com/media/set/?set=a.5394354894823...26831 Rani Abdel Fatah https://www.facebook.com/rani.fatah/posts/10202488263711009 Mohammed Basman Yasin https://www.facebook.com/mohamed.b.yaseen/media_set?set...50807 Manifestazione settimanale a Bil'in ..15.11.2013 La manifestazione è iniziata con la preghiera nel querceto di Abu Lamoun, alla presenza di molti locali e molti ospiti. I manifestanti poi si sono diretti verso il buco nel muro. A 100 metri dal muro i manifestanti si sono radunati per ascoltare il comizio di Jibril Rajoub, che è stato leggermente colpito dai gas mentre stava parlando. Poi, mentre i manifestanti avanzavano con prudenza e pacificamente verso i soldati, con i giovani disponibili a non lanciare pietre su richiesta degli organizzatori del corteo, i soldati hanno iniziato a riempire l'aria con i gas. I manifestanti sono stati costretti a ripiegare, un'auto-TV è stata colpita ed ha preso fuoco (per fortuna subito spento), ed i giovani hanno iniziato a replicare con le pietre. Alcuni manifestanti hanno fatto dei graffiti sul muro, inseguiti dai soldati. L'ambulanza aveva il suo da fare, ma per quanto mi consta tutti i feriti sono stati soccorsi. I soldati hanno continuato ad avanzare, sparando gas e proiettili a lungo. Haitham Al Khatib https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201792942278240 Haitham Al Khatib https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201792928357892 https://www.facebook.com/media/set/?set=a.7658912167608...07611 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201792942278240 Attivisti "dipingono" il muro della separazione mentre le forze di stato si scatenano contro il corteo. VIDEO https://www.facebook.com/photo.php?v=504082113032308 Basel Mansour https://www.facebook.com/bmansour1/posts/10202030733322851 MA’SARAH Corteo nell'anniversario del nono anniversario dell'assassinio di Yasser Arafat. Corteo contro il negoziato e per la condanna dell'uccisione di giovani nei checkpoint israeliani in Cisgiordania. Corteo organizzato dalla resistenza popolare contro il muro dell'apartheid. Dopo la preghiera del venerdì il corteo non-violento si è mosso da centro Al-Shomou’ nel villaggio di Ma’sara con la partecipazione di dozzine di locali e di internazionali, che sventolavano bandiere palestinesi, foto-poster dei prigionieri di cui si chiedeva la liberazione insieme alla fine dell'occupazione israeliana. Appena il corteo ha raggiunto l'ingresso di Al- Ma’sara’s in direzione delle terre confiscate dove gli internazionali ed i manifestanti avevano sorpreso le forze di occupazione israeliane organizzando una partita di calcio, i soldati sono arrivati con i loro veicoli dichiarando l'area zona militare chiusa. A quel punto, l'esercito israeliano ha arrestato un attivista francese nel corso di un attacco con scudi di plastica. In questo caso, Mahmoud Zawahrah coordinatore della resistenza popolare contro il muro dell'apartheid e contro gli insediamenti, ha condannato le uccisioni di giovani palestinesi che si verifcano ai checkpoints israeliani, ha affermato che la resistenza andrà avanti finchè l'occupazione sionista israeliana svanirà e sarà finalmente richiesto l'intervento della comunità internazionale per mettere fine all'occupazione israeliana. https://www.facebook.com/AlMasraPress/photos Nabi Saleh La manifestazione settimanale di venerdì 08/11/2013 contro l'occupazione israeliana e contro il furto della terra ha commemorato Yasser Arafat, i cui resti sono stati esumati ed analizzati. L'autopsia ha chiaramente evidenziato che il presidente Arafat morì per cause non naturali, presumibilmente per avvelenamento da polonio. I residenti portavano foto di Arafat per protestare contro la sua uccisione. Insieme a loro attivisti internazionali ed israeliani. Mentre i manifestanti procedevano verso il cancello chiuso vicino alla torre di guardia militare, i soldati hanno disperso la manifestazione con lacrimogeni ed proiettili d'acciaio ricoperti di gomma. https://www.facebook.com/media/set/?set=a.6509254749519...62736 https://www.facebook.com/media/set/?set=a.4465935754603...50543 israel putermam http://www.youtube.com/watch?v=zmW5vyyBTks (Anteprima) Riproduci (Mostra collegamento) village of Nabi Saleh, West Bank, November 8, 2013 yisraelpnm Palestnians, Israeli and international activists march during the weekly protest against the occupation in the West Bank village of Nabi Saleh, November 8, 2013 (Mostra collegamento) 15-11-13 La manifestazione settimanale nel villaggio di Nabi Saleh ha commemorato Rushdi Tamimi, un giovane del posto, padre di un infante, colpito un anno fa dai soldati israeliani durante una protesta contro la guerra su Gaza. Tamimi morì due giorni dopo per le ferite subite e venne seppellito nel cimitero del villaggio, da dove è partita la manifestazione odierna. I residenti, tra cui la famiglia di Rushdi Tamimi, hanno marciato dal cimitero verso il luogo dell'uccisione, portando striscioni con la sua immagine e bandiere palestinesi, sfidando i soldati israeliani che cercavano di reprimere la manifestazione. Hanno sparato lacrimogeni e proiettili d'acciaio ricoperti di gomma contro i manifestanti, residenti ed attivisti sia internazionali che israeliani, uniti nella manifestazione. By: Haim Schwarczenberg https://www.facebook.com/media/set/?set=a.4496547251542...50543 David Reeb http://youtu.be/XZqT8Ndyyoc N'ilin 15-11-12 yisraelpnm https://www.youtube.com/watch?v=-E8irBvFSVY Qaddum Bambini senza infanzia: Oggi a Qaddum: 15/11/2013, alle 9:00, le forze di occupazione hanno invaso il villaggio di Qadum lanciando granate assordanti sulle case ed arrestando 4 bambini: 1 - Ahmed Abd Salam di 5 anni - Ahmad ha detto: "Mi hanno colpito alla gamba destra" 2 - Tariq Hcamt di 9 anni. Tariq ha detto "Mi hanno legato le mani" 3 - Malik Hacamt di 8 anni. 4 - Hussam Khaldun di 8 anni. Li hanno rilasciati dopo ore di detenzione Visualizzare l'occupazione: bambini sotto il regile legale israeliano | +972 Magazine 972mag.com I differenti sistemi legali usati per israeliani e palestinesi vengono usati anche per i bambini. Come +972 ha copiosamente documentato, ci sono bambini palestinesi arrestati dall'esercito ttp://www.facebook.com/avi.shavit.1/media_set?set=a.53...46289 "Guarda il video - nessun ferito, nessun arrestato, Qaddum ha vinto ancora". Odai Qaddomi http://www.youtube.com/watch?v=ie2WFvi6Fh0 (Anteprima) Riproduci (Mostra collegamento) كفر قدوم:مواجهات عنيفة مع الاحتلال في ذكرى استشهاد القائد ياسر عرفات Odai Qaddomi تابعونا على صفحتنا الرسمية الفيس بوك لمعرفة اخر الاخبار ومشاهدة الصور والفيديوهات المسيرة كفرقدوم https://www.facebook.com/AlMasira.KufurKaddom (Mostra collegamento) Qaddum, 15 Novembre 2013 https://www.facebook.com/media/set/?set=a.6539045212982...14816 Shaykh Jarrah I residenti di Sheikh Jarrah stanno continuando i loro presidi nel quartiere ogni venerdì, protestando contro gli sgomberi violenti dalle loro case, contro la presa in possesso del quartiere da parte dei coloni e contro la giudaizzazione di Gerusalemme est. Chiedono sostegno a chiunque voglia sostenere la loro lotta, per essere presenti venerdì 15 novembre al presidio a sostegno della loro lotta. il presidio inizia alle 15.00 nei giardini di Sheikh Jarrah Garden, tra Nablus Road e Dahlmann St. TAMIMI PRESS https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152341565294688 Colline sud di Hebron questa settimana accompagnamento dei contadini e pastori palestinesi in diverse località delle colline sud di Hebron. Ancora maltrattamenti contro i contadini ed i pastori palestinesi da parte dei coloni e dell'esercito. Tel-Aviv-Jaffa Sabato 16-11-13. A mezzogiorno gli attivisti palestinesi di Giaffa con attivisti di Tel Aviv hanno fatto un presidio sotto la torre dell'orologio di Giaffa per protestare contro il piano Praver che prevede lo sgombero di 30mila Beduini. "In anticipo sulla "giornata nazionale dell'ira" del 30.11.2013, gli attivisti di Giaffa, sia palestinesi che ebrei, hanno protestatto nella storica piazza dell'orologio contro il piano Prawer che minaccia lo sgombero di almeno 30mila Beduini dalle loro case in "villaggi non riconosciuti" verso il Naqab / Negev, nella Palestina meridionale. Anche prima che il piano venisse sottoposto al voto parlamentare, il governo israeliano aveva già deciso la demolizione dei due villaggi beduini di Umm al-Hiran ed 'Atir, allo scopo di costruirvi Hiran, un insediamento di soli ebrei." Sabato sera 3 dozzine di attivisti sociali - tra cui una mezza dozzina dei comunisti-anarchici di Ahdut (Unità) e mezza dozzina di altri anarchici, si sono ritrovati davanti alla casa del ministro della giustizia per protestare contro la violenza della polizia ed il fallimento dell'inchiesta interna alla polizia per individuare gli agenti violenti. Dopo una lunga sosta abbiamo manifestato per le strade del quartiere. https://www.youtube.com/watch?v=jODl5e1-RLI (See clearly at 1:04 - 1:08) https://www.facebook.com/media/set/?set=pcb.442695835834758 http://tv.social.org.il/social/2013/11/17/demo-against-...mahas Burqa Da più di 10 anni il villaggio di Burqa vicino Ramallah è isolato dalla città a cui era strettamente collegato. La strada che univa il villaggio alla città e su cui dipendeva economicamente e per i servizi sanitari, è stata bloccata da un'arbitraria decisione dei militari e da allora è chiusa. Il popolo di Burqa deve subire ogni giorno le violenze dei coloni che minacciano la vita dei residenti e sono giunti l'anno scorso persino a bruciare la moschea del villaggio insieme ad alcune auto, mentre in un'altra occasione hanno bruciato 3 auto e fatto un graffito offensivo sulla facciata della ricostruita moschea. 1000 dunam (1 dunam = 1000mq,ndt) delle terre private di Burqa sono state occupate da avanposti dei coloni di Givat Assaf e Migron. La perfiferia di Burqa che è controllata da armati coloni fuorilegge è diventata una zona pericolosa per i residenti, costringendo i pastori del villaggio a rinunciare alla loro attività ed alla loro fonte di reddito. Ed i militari sovraintendono a tutto ciò e proteggono le azioni dei coloni. Burqa è indifesa e nessuno ascolta il suo urlo di dolore. Il popolo di Burqa si è trattenuto per molto tempo. Avevano la speranza che il loro approccio pacifico sarebbe stato colto dai governanti, i quali avrebbero almeno messo fine ad un peggioramento delle cose se non proprio al risarcimento delle ingiustizie. Domani (18-11-13) alle 15.00 ci sarà un meeting a Burqa con i rappresentanti dei villaggi vicini di Dir Dibwan, Ein Yabrud e Bitin. Ci hanno invitato come Anarchici Contro il Muro. ================================= lan Shalif http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/ Anarchici Contro Il Muro http://www.awalls.org Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali

venerdì 15 novembre 2013

coordinare la solidarietà dei territori a favore della vertenza electrolux

Car@ compagn@ anche e soprattutto in considerazione di quanto sta emergendo dal Comitato Aziendale Europeo Electrolux in corso a Berlino, in cui sta emergendo "la volontà esplicitata in modo chiaro dal top management della multinazionale, di voler spostare, in un futuro molto prossimo, investimenti e produzioni nei paesi a basso costo, condannando di fatto a chiusura gli stabilimenti italiani" ti invitiamo a partecipare alla riunione del Coordinamento dei Lavoratori in sostegno della lotta dei lavoratori Electrolux che si svolgerà mercoledì 20 novembre 2013 ore 20.30 a Sacile PN presso il CENTRO GIOVANI ZANCA in Viale Zancanaro 10 vicino palazzo Flangini-Biglia (per chi ha il navigatore: coordinate 45.955401,12.503833). Nella riunione si discuterà dell'organizzazione di specifiche iniziative per cercare di coordinare delegati di fabbrica, disoccupati, precari, giovani, pensionati poveri e cassintegrati delle province di Treviso e Pordenone nella la lotta delle lavoratrici e lavoratori dei due stabilimenti Electrolux di Susegana e Porcia. Non far mancare il tuo prezioso contributo alla discussione.

controculture : dal ribellismo alla sovversione ! tuttinpiedi

Sabato 16 Novembre alle h. 18 presso il tuttinpiedi documentario SkinHead Attitude ed a seguire dibattito tuttinpiedi@gmail.com

SOLIDARIETÀ AGLI IMPUTATI PER LA LOTTA ALLA BENNET DI ORIGGIO

Lunedì 7 ottobre 2013 sono riprese presso il Tribunale di Busto Arsizio le udienze del processo che vede imputati 20 compagne e compagni del sindacalismo di base e del Coordinamento di sostegno, solidali con la lotta dei lavoratori delle cooperative in appalto ai magazzini Bennet di Origgio iniziata nel mese di luglio del 2008 e durata diversi mesi. Una dura lotta autorganizzata, risultata vincente, che ha conquistato un deciso miglioramento delle condizioni salariali e normative, che ha rotto l'onnipresente condizione di sfruttamento e schiavitù presente negli appalti della logistica, che ha costretto la cooperativa datrice di lavoro a reintegrare un operaio arbitrariamente licenziato per l'adesione al sindacalismo di base e che ha visto tutti i lavoratori riappropriarsi di quanto negli anni sottratto loro in termini di diritti, salario e sicurezza. Intendiamo denunciare l'essenza prettamente politica delle accuse contestate a un intero movimento di sostegno delle lotte dei lavoratori delle cooperative che, proprio a partire dalla lotta di Origgio del 2008, si è sviluppato e radicato nell'intero settore della logistica e della distribuzione italiano, confrontandosi con un sistema fondato su rapporti di lavoro schiavistici e di sfruttamento dove il caporalato (più o meno legale) disciplina in maniera fortemente autoritaria la manodopera impiegata. Non è un caso che le comunicazioni di rinvio a giudizio siano arrivate dopo tre anni e mezzo dagli scioperi di Origgio, proprio mentre si stavano diffondendo le lotte dei lavoratori nel settore della logistica (Esselunga, Ortomercato Milano, il Gigante, DHL), con accuse pretestuose per intimidire i lavoratori e i solidali. A ciò si aggiunge, durante le prime udienze del processo in corso, anche la costituzione di parte civile di Bennet, dell'Italtrans e delle cooperative appaltatrici con richieste di risarcimento del mancato guadagno durante gli scioperi, come monito e deterrente ulteriore per le lotte in corso. La logistica è divenuto un sistema sempre più centrale e strategico per l'economia italiana, nel quale l'accumulazione del profitto e la valorizzazione del capitale impiegato da committenti e appaltatori sono il risultato di ritmi di lavoro disumani, della pressoché totale assenza di sicurezza e dell'assoluta precarietà dei rapporti di lavoro. Ma è proprio in tale contesto che i lavoratori addetti hanno costruito un percorso autorganizzato nel quale si riconoscono quali protagonisti diretti per la rivendicazione dei propri diritti, nel quale l'unità e la solidarietà tra lavoratori, seppur di diversi poli e con differenti committenti, è perseguita e praticata nel riconoscersi parte attiva di una medesima classe. Ecco allora che le lotte degli operai della logistica, soprattutto se immigrati ricattati dalla necessità del Permesso di Soggiorno, assumono un valore strategico sia per tutti i lavoratori che per lo Stato, per i padroni, per le multinazionali che sullo sfruttamento intensivo di questa forza lavoro costruiscono le proprie strategie politiche ed economiche. Sono questi gli strumenti che, nell'attuale momento di acuta crisi strutturale del capitalismo, rivelano in tutta la sua brutalità l'aggressione di classe portata dal padronato: peggioramento delle condizioni di lavoro, ricatti, licenziamenti politici, pestaggi della polizia, violenza da parte di capi, capetti e caporali, fogli di via, uso strumentale e complice della Commissione di Garanzia per l'arbitraria estensione degli stringenti limiti imposti dalla legge sullo sciopero nei servizi essenziali (cd. legge antisciopero) anche alle operazioni di movimentazione merci. Come sempre, non si tratta affatto di una “tragedia inevitabile”, ma di una chiara e complessiva scelta strategica dei padroni e dello Stato per ottenere sempre più profitto e superare la crisi mantenendo intatti il loro potere e la loro ricchezza. Tutto ciò con l'esiziale connivenza dei sindacati concertativi (CGIL in testa) esemplificata, in tutta la sua dirompenza, nel recente accordo interconfederale sulla rappresentanza che regolamenterà, con una decisa stretta in senso autoritario, le procedure per la sottoscrizione dei contratti collettivi e la costituzione delle rappresentanze aziendali escludendo dalla formazione i sindacati non firmatari e le organizzazioni dissenzienti e prevedendo sanzioni per scioperi e azioni di contrasto agli accordi raggiunti. E' quindi evidente che questa lotta, come le numerose altre che si sono succedute in questi anni, non potevano che determinare anche la reazione violenta di un padronato colpito nel proprio comando assoluto sulla forza lavoro. Risposta che non poteva peraltro ottenere che complicità, appoggio e sostegno dalle forze di polizia contro i lavoratori e contro chi pratica in maniera militante la solidarietà di classe. Rimaniamo convinti che, in una fase di crisi strutturale dell'economia capitalista, ogni conflitto sia da valorizzare e generalizzare per sviluppare un'alternativa reale alla società capitalista . NO ALLE NUOVE SCHIAVITÙ CONTRO IL RAZZISMO PADRONALE E DI STATO CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DI CHI LOTTA CONTRO L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO A SOSTEGNO DI TUTTE LE LOTTE DEI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE LA SOLIDARIETÀ È UN'ARMA, USIAMOLA! PRESIDIO al TRIBUNALE di BUSTO ARSIZIO durante le udienze nei giorni: lunedì 18 novembre ore 10,30/12,30 lunedì 2 dicembre ore 9,30/11,30 lunedì 16 dicembre ore 12 Adesioni Assemblea delle realtà di movimento della provincia di Varese; Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative; S.I. Cobas; La Sciloria; CSA Vittoria; CUB Reggio Emilia; Sin Base Genova; Confederazione Cobas Pisa; Cobas scuola Varese; Laboratorio Iskra Napoli; Coc - Comunisti per l'organizzazione di classe; Partito Comunista dei lavoratori; Collettivo Lanterna Rossa di Genova; Clash City Worker; Cobas Scuola Milano; CSA Dordoni di Cremona; Unione Sindacale Italiana USI – AIT; Federazione Anarchica Milanese-FAI; G.C.R.Gruppo Comunista Rivoluzionario; Centro Sociale La Forgia di Crema; Laboratorio Crash di Bologna; Libreria Calusca e Archivio Primo Moroni di Milano; A.L.Cobas-Cub Varese

Democrazia o anarchia ?

incontro con Francesco Codello dirigente scolastico introduce Elis Fraccaro Laboratorio Libertario Quali sono le origini della democrazia, quali quelle dell’anarchia? Democrazia e anarchia sono tra loro compatibili? Che differenze esistono tra le idee originarie e le pratiche contemporanee? Queste solo alcune delle domande che vengono discusse in questo incontro, a partire da alcune considerazioni storiche ma, soprattutto, dalle forme che, in paricolar modo, la democrazia ha assunto nel corso del tempo passato ma anche recente. Insomma è possibile pensare un al là della democrazia (l’anarchia) oppure dobbiamo rassegnarci a quella che è stata definita la fine della storia? Dietro la crisi delle democrazia c’è solo rassegnazione oppure è possibile cogliere una sorta di resistenza passiva tendente a proporre, magari sottovoce, una nuova forma di convivenza libertaria? Ci aiuteranno in questa ricerca, peraltro quanto mai aperta e provvisoria, le voci di diversi pensatori provenienti da culture variegate e soprattutto la nostra disponibilità alla riflessione antidogmatica e pluralista. sabato 16 novembre 2013 ore 17,30 Ateneo degli Imperfetti Via Bottenigo 209 / Marghera VE

mercoledì 13 novembre 2013

La montagna e il topolino - comunicato della Commissione Sindacale della FdCA

Sullo sciopero CGIL-CISL-UIL del 14 novembre Semplice liquidare l'indizione di quattro ore di sciopero, in una situazione come quella attuale, con poche righe di commento comprensivo della dovuta dose di ironia e di roboanti accuse al perpetuarsi del tradimento sindacale e in particolare di marca CGIL. Semplice e corretto da un punto di vista di analisi ma servirebbe a ben poco e non sposterebbe alcunchè. Lo sciopero ben inteso non serve a nulla, è sbagliato nei tempi, nella sua organizzazione ma soprattutto nei suoi contenuti, non è inserito in un qualsivoglia progetto sindacale e quindi non avrà alcuna continuità logica come, data la situazione, qualsiasi azione sindacale a maggior ragione se di carattere generale dovrebbe avere. Per di più, con la scusa di rincorrere, o nascondersi dietro, una parvenza di unità sindacale ormai inesistente non solo pare riguardare solo la legge di stabilità a fronte del dramma che vive un numero sempre maggiore di proletari, ma azzoppa di fatto (basta pensare alla mancata estensione all'intero turno per i dipendenti pubblici) qualunque reale possibilità di partecipazione non solo simbolica di delegati e funzionari. Uno sciopero simbolico, quindi, nella più generosa delle interpretazioni, contro una legge di stabilità che come al solito insiste nel taglieggiare i soliti noti, i lavoratori dipendenti, nella speranza che l'unico interlocutore di riferimento, il parlamento , si impietosisca e ascolti i sindacati. La stessa squallida logica che ha portato alla capitolazione nel capitolo precedente, dove abbiamo perso senza battere ciglio le battaglie e sulle pensioni, sul mercato del lavoro, art.18. Eppure sappiamo che nonostante il disagio dei lavoratori e dei delegati a questo sciopero e alle manifestazioni, parteciperanno decine di migliaia di lavoratori e pensionati, disposti ad accontentarsi almeno di questo, con cui avere a che fare per sostenere e costruire iniziative che partano dai territori e si estendano a livello generale, che abbiano come punti immediati il blocco dei licenziamenti, il finanziamento degli ammortizzatori sociali estendendoli a tutti i lavoratori in difficoltà, la battaglia contro la precarietà, la riduzione del prelievo fiscale a carico dei lavoratori, i diritti fondamentali (casa, salute, trasporti), i punti essenziali per impostare immediatamente una battaglia condivisa e credibile. Commissione Sindacale FdCA - 12/12/2013

lunedì 4 novembre 2013

COMITATO SALUTE PIBBLICA DI PORDENONE : incontro con la cittadinanza . dubbi timori e proposte sull'ospedale di via montereale . COME VORREMMO UNA SANITA' PUBBLICA EQUA ED EFFICACE?

Il 7 novembre, il Comitato Salute PUBBLICA Bene Comune, incontra i cittadini residenti nel quartiere ospedale. L'obiettivo è avviare una pratica partecipativa sulla progettazione della sanità e delle sue strutture, attraverso l'informazione, il confronto e la condivisione. ore 20 e 30 oratorio chiesa sacro cuore refendumospedale@gmail.com

Appello Marlane Marzotto,contro il silenzio mediatico aderite anche qui

Diamo spazio e aderiamo a un appello sul caso Marlane Marzotto, da sempre seguito localmente (solo?) dai nostri media. A breve i promotori dell'appello comunicheranno la pagina Facebook su cui aderire. Chi lo volese fare immediatamente invii a cittadini@vicenzapiu.com una mail con oggetto: "aderisco all'appello Marlane Marzotto pubblicato il 2 novembre su VicenzaPiu.com" e nel testo inserisca i suoi dati. Grazie Il direttore Continua il silenzio mediatico sul processo Marlane-Marzotto di Praia a Mare. Un processo che vede imputati proprietari e dirigenti della Marlane, della Lanerossi e della Marzotto difesi da avvocati molto famosi. Gli imputati eccellenti sono accusati di reati quali omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime, disastro ambientale. Sono più di quindici anni che si chiede il diritto costituzionale ad ottenere giustizia per quanto accaduto nello stabilimento calabrese di proprietà prima della Lanerossi e, infine, della Marzotto. Sono più di quindici anni che si tenta di rompere la coltre di omertà e indifferenza che ha nascosto la vicenda e che ha permesso di trascinare il processo per tutti questi lunghissimi anni. I fatti raccontano che tra i circa mille operai che hanno lavorato nello stabilimento Marlane di Praia a Mare, moltissimi si sono ammalati di tumore e decine sono morti (per alcune stime attendibili, le vittime, sono oltre cento). Una percentuale altissima. I fatti raccontano di un grave inquinamento riscontrato nei pressi dello stabilimento calabrese. Un inquinamento tale da iscrivere il sito tra quelli da bonificare quanto prima. I fatti raccontano di innumerevoli tentativi, da parte degli avvocati che difendono gli imputati eccellenti, di rinviare il processo, di sospenderlo, di non farlo svolgere, di arrivare alla prescrizione. I fatti, oggi, raccontano di proposte di patteggiamento rivolte ai parenti delle vittime che si sono costituiti parte civile ai quali viene richiesto di accettare qualche migliaio di euro in cambio del loro ritiro dal processo. Una pressante richiesta di accordo che evidenzia la volontà di sfruttare la rassegnazione e le necessità materiali delle vittime per ottenere in cambio una sorta di "perdono", i vantaggi processuali che ne deriverebbero e, soprattutto, quelle attenuanti che porterebbero ad una probabile diminuzione dei tempi necessari per la prescrizione. Questi sono i fatti. Fatti volutamente ignorati dai più diffusi mezzi di informazione nazionali che si sono limitati a qualche sporadica notizia spesso di difficile comprensione. Così, grazie alla mancanza di informazione (rotta solo dalla caparbietà e dal coraggio di qualche lavoratore sopravvissuto, di qualche sindacato considerato "minore", di qualche associazione ambientalista, di qualche piccolo partito, di qualche giornale a diffusione locale), si conosce poco o nulla di quello che è successo nella Marlane-Marzotto e del processo che si sta svolgendo presso il tribunale di Paola. Noi riteniamo che oggi sia compito soprattutto di chi non è direttamente e personalmente coinvolto nel processo (e che, quindi, non deve decidere se accettare o meno il patteggiamento proposto) esigere che si sappia la verità su cosa è successo nello stabilimento di Praia a Mare e che venga fatta giustizia per quella che è, nei fatti, una delle più grandi e dimenticate tragedie del lavoro avvenuta nel nostro paese. Chiediamo al quelle forze politiche che sono state fino ad oggi silenziose ed assenti, alle associazioni democratiche, alle maggiori organizzazioni sindacali troppo spesso indifferenti, a tutti i cittadini di uscire dal torpore e far sentire la propria indignazione per quanto successo alla Marlane. Chiediamo a tutti di firmare il presente appello per conoscere la verità e ottenere finalmente quella giustizia finora negata alle vittime della Marlane-Marzotto di Praia a Mare. http://www.schiothienepiu.com/leggi/appello-marlane-marzotto-contro-il-silenzio-mediatico-aderite-qui?fb_action_ids=652435794801040&fb_action_types=og.likes&fb_ref=.UnS5xfo4hvU.like&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

Lettera aperta sull'antisessismo

riceviamo e volentieri pubblichiamo . da NEWSLETTER CSA VITTORIA-Milano via Friuli ang. Muratori 43 www.csavittoria.org info@csavittoria.org Come compagne e compagni del C.S.A. Vittoria sentiamo l'esigenza di riprendere un ragionamento che sottolinei la centralità, all'interno del conflitto di classe e della primaria contraddizione tra capitale lavoro, di una presa di coscienza collettiva sul tema del sessimo che, anche negli ambiti del cosiddetto movimento e delle realtà politiche che si pongono quali rivoluzionarie, è troppo spesso marginalizzato. Riteniamo infatti che non rimettere in discussione questo aspetto specifico dello scontro rappresenti un arretramento teorico all’interno di tutti i nostri ambiti di lotta. Siamo consapevoli che questo sarà un documento parziale rispetto a tutto quel mondo di sfruttamento, discriminazione e oppressione che le donne subiscono, come del resto non è nostra intenzione impartire alcuna lezione a nessuno. Ci interessa, invece, riprendere contenuti fondamentali, che sempre ci sono appartenuti e che le donne hanno imposto all’ordine del giorno con tanta fatica e determinazione in quei percorsi dai quali nasciamo e ai quali ci riferiamo ripetutamente, è oggi imprescindibile e improcrastinabile. Pensiamo a un mondo nuovo senza più sfruttati né sfruttatori, senza classi, frontiere, o discriminazioni di genere o fondate su presunte idee di razze differenti. Una nuova società che in tutti i suoi aspetti dovrà per forza di cose essere femminista, scevra da discriminazioni basate sul sesso nella quale l'altra “metà del cielo” sarà a pieno titolo il cielo stesso in una completa parità di aspirazioni, bisogni, dignità nelle differenze. Questi sono i contenuti che dovrebbero caratterizzare ogni nostra lotta che si tratti di picchetti, comunicati, assemblee e chiaccherate: perché è questo essere comunisti/e militanti. Ma ancora una volta siamo purtroppo costretti e costrette nelle assemblee, nelle riunioni, nei picchettaggi e nelle manifestazioni a sentire un linguaggio sessista e omofobo: dai crumiri definiti froci senza che questo infastidisca i/le presenti (che invece si indignano e si scandalizzano solo per epiteti razzisti tra etnie differenti, ma che accettano come normali parole che esprimono discriminazione sessuale); ai cori “figli di puttana” urlati contro le forze del disordine, pessima abitudine che si era riusciti ad estirpare dai cortei ma che purtroppo si ripropone. Non ci possiamo infatti permettere, in nessuna situazione, di abdicare dal nostro ruolo politico di sviluppare la crescita collettiva e di formazione dialettica per superare i troppi retaggi culturali sessisti che permangono tra i lavoratori e lavoratrici, nel mondo della scuola, nel movimento antagonista in genere. Non è sicuramente una questione di moralismo, di buona educazione o di offesa personale, né soprattutto riguarda solo i compagni: troppe volte sentiamo infatti anche le compagne esprimersi con il linguaggio dei padroni, assimilare un linguaggio storicamente costruito per l’uomo e dall’uomo. “Puttana, figli di puttana, mettiamoglielo nel culo, dimostriamo di avere i coglioni” fanno parte, a pari merito, di un linguaggio che racconta una società patriarcale nella quale una parte sta su un gradino più alto dell’altra. Racconta una società dove le donne vivono un doppio sfruttamento come classe e come genere. Il linguaggio, come ben sappiamo, è lo strumento simbolico di rappresentazione del potere, della cultura, dell’educazione, della politica e dell’economia di una società. Identificare il nemico come un “figlio di puttana” è sbagliato perché attraverso il linguaggio si perpetua questa società che fa del patriarcato uno strumento di oppressione delle donne, esattamente come il capitalismo è strumento di oppressione della classe lavoratrice. La tragedia di Lampedusa, il razzismo di stato e gli interessi del capitalismo italiano ed europeo che ne sono stati causa, sono ancora sotto gli occhi di tutti e di tutte. Ma i morti di Lampedusa, questi nostri “fratelli” e tutti gli altri che attraversano il mare, non sono solo degli strumenti per il capitalismo, su quei barconi ci sono anche quelle “sorelle” che poi verranno spesso sfruttate e buttate sulla strada, le tante vituperate “puttane” che vediamo sui nostri marciapiedi, il cui corpo è violentato e umiliato per il piacere maschile. Ma di loro poco si parla se non per fare qualche servizio televisivo che propone l’argomento come il lato oscuro del sesso o ancor peggio qualcosa di “trasgressivo”, ammiccante o pruriginoso. E poco interessa se l'oppressione e lo sfruttamento delle donne fa sempre parte di un'economia capitalistica che sopravvive anche grazie ai profitti accumulati in maniera criminale (parte integrante di questo sistema), e se il patriarcato è ancora un utile strumento per obbligare le donne a sopperire a uno stato sociale che non esiste più e a ingrossare le file dell'esercito di riserva. E quelle donne siamo tutte noi, perché da quando nasciamo a quando moriamo la parola che ci contraddistingue come donne è sempre quella…puttana se sei suora, puttana se attraversi la strada senza guardare il semaforo, puttana se ti hanno violentato, puttana se non ti hanno mai violentato (ma è chiaro che ti piacerebbe), puttana se non fai sesso con qualcuno, puttana se lo fai con chi ti pare, puttana comunque perché quello deve essere il ruolo delle donne. E perché vorremo cancellare l’uso così diffuso di questa parola? Perché si usa “puttana” per umiliare, per ricordare sempre qual è il nostro ruolo nella società e perché la violenza sulle donne non è solo stupro, omicidio, abusi è anche un sistema pubblico e privato fatto di parole, di gesti, di significati e di immagini che impediscono la libera autodeterminazione delle donne. Il progressivo deterioramento dei rapporti umani e sociali ci fa oggettivamente affermare che la società italiana sia oggi permeata da una sorta di assimilazione della corruzione berlusconiana e caratterizzata da un introiettamento di elementi comportamtali e dis-valori da cui anche probabilmente molti compagni e compagne, al di là della professione di comunismo, non sono esenti e questo ad oggi ci fa pensare come non sia più possibile dare nulla per scontato. In questa fase particolare dove l'assassinio di donne, per odio e senso di possesso, è cosi diffuso a tal punto da dover coniare il nuovo vocabolo “femminicidio”, l'uso di un linguaggio che separa, differenzia e inchioda a ruoli, assume una gravità ancora maggiore perché non rappresenta un impegno nel trasformare il presente. Non stiamo dicendo nulla di nuovo, ma di necessario, visto che se anche è vero che il movimento lo ha posto troppe volte come tema di serie B e se gran parte dei movimenti femministi annacquano contenuti radicali e rivoluzionari per essere accettati e sopravvivere cercando il consenso degli uomini, oppure si accontentano di rimanere chiusi in accademie o in linguaggi incomprensibili per molte; è anche vero che milioni di donne vivono oggi la stessa oppressione, le stesse sofferenze, le stesse paure di prima dei movimenti degli anni '70, e ogni donna, benché non lo esprima o usi questa parola, sente una ferita profonda tutte le volte che qualcuno gliela rivolge contro. Siamo consapevoli che leggendo questo documento molti penseranno “ecco la solita rottura” e, ancora una volta, relegheranno questo contenuto alla semplice fissazione di compagne isteriche, bacchettone, bigotte e molto probabilmente represse che non hanno altro a cui pensare che riprendere contenuti che dovrebbero essere scontati. Qualcun altro penserà che tanto sono solo parole, che è solo un'abitudine, che non si può certo imporre un modo di parlare, soprattutto quando è considerato un gergo “normale” che si usa dappertutto e in tutte le strade: si tratta pur sempre di libertà di pensiero… Ma crediamo che continuare a non criticare l'uso di un linguaggio sessista esprima la volontà di non discutere, anche dal punto di vista personale, le contraddizioni di un sistema atavico di privilegio maschile o ancora peggio che escluda un reale rapporto con le masse perché troppo critici o esigenti. Noi abbiamo fatto una scelta di campo, convinti che un nostro ruolo collettivo abbia senso compiuto solo se ci si assume anche la responsabilità di dare un indirizzo complessivo e questo comprende a pieno titolo l'antisessismo. Questo ci ha portato, con rigore dialettico, a far rispettare la nostra impostazione e a imporre, in ogni momento, comprese le serate “ludiche” nel nostro centro, comportamenti consoni ad uno spazio che si pone su un terreno anticapitalista a 360° fino a interrompere concerti e a far volare sonori ceffoni a chi su questa scelta non era disposto neanche a mettersi in discussione. E questo ti fa perdere “l'uno in più” ma ti fa privilegiare la qualità dei rapporti. E questo è molto “scomodo” perché, opportunisticamente, si fa prima a girarsi dall'altra parte, a far finta di niente, perché si passa per moralisti e rigidi anziché rigorosi ma la responsabilità di tutti noi che crediamo di essere “avanguardia rivoluzionaria”, e che scegliamo di combattere questo sistema, è anche e soprattutto quella di costruire nella quotidianità uomini e donne nuove per una reale emancipazione senza la quale ogni nuovo processo rivoluzionario nascerebbe monco. Non c'è rivoluzione senza liberazione delle donne – Non c'è liberazione delle donne senza rivoluzione Le compagne e i compagni del Centro Sociale Autogestito Vittoria. Ottobre 2013

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)