„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio

giovedì 4 dicembre 2014
VERSO LO SCIOPERO GENERALE E SOCIALE DEL12 DICEMBRE
Renzi è per la prima volta in difficoltà, la sua politica degli annunci non regge più sotto la spinta delle mobilitazioni e della condizione sociale che precipita. Questo è anche il risultato delle lotte di questi mesi contro il Jobs Act e la legge di stabilità.
Persino Squinzi, presidente di Confindustria non si aspettava tanti regali dal governo tutti insieme! Riduzione Irap alle imprese, libertà assoluta licenziamento, demansionamento e spionaggio sui lavoratori aumento tassazione tfr e previdenza complementare.
Anziché sostenere salari e pensioni e combattere la precarietà il governo in continuità con quelli precedenti non ha fatto altro che precarizzare e impoverire ancora di più il lavoro mettendo al centro l’impresa e i suoi bisogni.
Così la crisi non finisce mai!
In questi anni ci hanno raccontato che per il debito dovevamo sacrificare tutto: pensioni, salari, lavoro stabile, vita dignitosa, sanità e scuola pubblica. Poi sarebbe venuto il momento del benessere. La verità è che le loro politiche sono responsabili della crisi e la usano come pretesto il debito per cancellare ogni diritto e conquista sociale del lavoro.
Bisogna cambiare pagina!
La Cgil ha proclamato sciopero generale per il 12 dicembre. È in colpevole ritardo rispetto alla battaglia contro l’approvazione del Jobs Act. La piazza del 25 ottobre e il crescendo di mobilitazioni di questi mesi contro il governo Renzi meritavano ben più determinazione. Ma siamo ancora in tempo per provare a cambiare pagina. Bisogna però rompere con le politiche di queste anni, abbandonare ogni illusione concertativa e costruire un sindacato che sia davvero conflittuale, nella pratica e non soltanto nei proclami in televisione.
Continuare le lotte, fino a imporre politiche diverse
Bisogna dire basta alla moderazione e alla cosiddetta responsabilità grazie alle quali la Cgil non ha combattuto davvero l’aggressione al mondo del lavoro! Bisogna rompere con il sistema delle deroghe al CCNL e con il modello del 10 gennaio che impedisce le lotte.
Abbiamo bisogno di un sindacato democratico, conflittuale e indipendente.
Basta con i sindacalisti che cambiano casacca e da onorevoli votano contro il loro sindacato! Il voto di Epifani a favore del Jobs Act è una vergogna che può essere sanata solo se la Cgil rompe con Epifani e tutto il Pd. Serve un sindacato che sappia dire NO alle richieste delle aziende di ridurre salari e diritti!
Bisogna dare continuità alle lotte, fermarsi darebbe il segnale di una resa che non vogliamo. Costruiamo una mobilitazione senza precedenti, radicale e prolungata, che punti davvero a bloccare il paese e a rompere con le politiche d’austerità che pretendono la cancellazione del nostro modello sociale. A cominciare dal 3 dicembre, con il presidio sotto il Senato per contestare il voto sul Jobs Act.
Mandiamo a casa il governo Renzi!
OPPOSIZIONE CGIL
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