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per giulio

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venerdì 20 maggio 2011

SOLIDARIETA' CON I 6 STUDENTI DI URBINO DENUNCIATI PER....ANTIFASCISMO

Non vi è città italiana che non abbia lapidi alla memoria di morti
ammazzati dai fascisti.
Dai fascisti di ieri e da quelli di oggi.
Perché il fascismo porta con sé un odio omicida che attraversa i
decenni, un odio di classe, un odio razziale, un odio liberticida.
Ancora oggi in circolazione per le città italiane, ancora oggi in
mezzo alla gioventù europea (come ad Atene in questi giorni) fa
proseliti un'ideologia criminale che si avvale di revisionisti della
storia, del "buonismo" delle istituzioni italiane ed europee, di
minimizzatori (anche nella sinistra, nel sindacato e nella
magistratura) che riducono a "bravate" o ad "atti incresciosi ed
inquietanti" gli assalti ai centri sociali, le aggressioni individuali
agli immigrati, le violazioni di luoghi religiosi dell'ebraismo, le
sfilate e le manifestazioni neonaziste di Forza Nuova autorizzate per
le strade e le piazze italiane, con il pretesto di un comizio
elettorale, di una raccolta di firme, o di una lugubre fiaccolata per
una malintesa giornata del ricordo.
Negli anni '20, gli antifascisti morivano ammazzati dalle camicie
nere, le sedi dei sindacati bruciate, le sedi anarchiche, comuniste,
socialiste devastate, le aggressioni incessanti.
Pure allora il fenomeno venne minimizzato da chi se ne andò
sull'Aventino, prendendo anche le distanze dagli Arditi del Popolo,
unico fronte unitario antifascista che aveva capito quello che stava
succedendo e cercava di rispondere colpo su colpo, come fece Parma che
scacciò Balbo e le sue squadracce.
Un fenomeno, già.., durato 20 anni e che ancora oggi produce metastasi.
Oggi non hanno più le camicie nere, ma giubbotti neri, i gadgets
dell'orrore al collo ed in corpo lo stesso odio, la stessa sete di
violenza, lo stesso "me ne frego" e lo stesso servilismo verso il
ducetto del XXI secolo.
Stanno ritornando, i manovali delle aggressioni per le strade,
l’ideologo di turno in doppio petto in qualche consiglio comunale o
al... parlamento europeo, e solo per la legge dei decimali non
approdati a quel parlamento italiano che li aveva pur ammessi alla
competizione elettorale.
Stanno ritornando ed aprono nuove sedi, magari in un contesto
favorevole come un’amministrazione di centro-destra o all’ombra di
quel garantismo democratico che vorrebbero abolire quanto prima.
Stanno ritornando con il loro sgangherato armamentario fatto di
antiamericanismo ed arianesimo europeo, di antiebraismo e di
filo-Ahmedinejhad, di negazionismo dei lager e dei forni crematori, di
anticomunismo ed antilibertarismo, di maschilismo e odio per gli
omosessuali, di culto dell'autorità e della morte, di naturismo e di
stragismo, di odio razziale e di odio di classe, di nazionalismo e
militarismo.
Oggi sfilano indisturbati, come 90 anni fa. Invadono i locali
pubblici, provocando ed intimidendo; aggrediscono giovani esponenti
politici locali; irridono alla memoria di un paese che credeva di aver
chiuso col passato fascista e che scopre invece che quel passato,
appunto, in questo paese, non passa mai.
Le forze dell'ordine li "proteggono" come 85 anni fa. Mica sono
pericolosi come i manifestanti massacrati a Genova nel 2001!
Le iniziative spontanee di antifascismo e l’autodifesa militante
vengono invece oggi condannate nei tribunali dell'Italia nata dalla
Resistenza. Quella Resistenza che si cerca di cacciare nell'oblio come
una cosa scomoda.
Ma nella storia la rimozione non è un fenomeno "naturale", viene
invece perseguito deliberatamente.
Nella storia i silenzi non sono mancanze, ma cancellazione della memoria.
Ma, intanto, proprio grazie all'oblio, oggi i neo-nazifascisti possono
tornare fuori dalle fogne dove li aveva cacciati la Resistenza
popolare.
Non vogliamo esagerare un pericolo che serpeggia subdolamente nelle
nostre città, ma non vogliamo nemmeno minimizzare. Se antifascista è
la memoria, a maggior ragione lo deve essere l'azione di vigilanza, di
tutela e di prevenzione a difesa della libertà conquistata a costo di
tanti morti.
Facciamo dunque appello alle forze politiche, sociali e culturali
antifasciste, alle organizzazioni dei lavoratori, ai giovani, perché
unitariamente si porti avanti una campagna di sensibilizzazione
antifascista e di rivitalizzazione della memoria collettiva che
sradichi dai nostri territori questo cancro della storia come abbiamo
fatto unitariamente alcuni anni fa, facciamo appello perché si
costituisca un presidio politico e culturale, per proteggere le nostre
persone e le nostre sedi, il nostro diritto a denunciare ed a
contestare il fascismo, affinché la barbarie fascista non abiti più
qui.
Mai più!!!
Federazione dei Comunisti Anarchici
Sezione "Nestor Makhno" di Fano/Pesaro
15 maggio 2011

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