ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA

ADERISCI AD ALTERNATIVA LIBERTARIA/FdCA
O SCEGLI NOI O SCEGLI LORO

campagna contro la contenzione meccanica

per giulio

per giulio

giovedì 16 aprile 2009

Pasqua: medico denuncia una donna straniera che aveva bisogno di cure

Di lei conosciamo solo la nazionalità. E' nigeriana.
Sappiamo che si è rivolta al pronto soccorso di Conegliano (Comune in provincia di Treviso, la città in cui regna quel sindaco che dal palco dei suoi comizi dice che vuole eliminare dalla faccia della terra gli stranieri, quel gentilini che sarà processato il 4 giugno per istigazione all'odio razziale). La donna nigeriana è stata denunciata dal medico "perchè non convinto delle sue generalità". Così ci dicono le fonti stampa tutte vicine al pdl che giustificano il fatto e si premurano a dire che comunque prima sarebbe stata curata e poi trasferita in commissariato dove l'avrebbero riconosciuta come persona che aveva già ricevuto un ordine di espulsione. Così è stata mandata via. Per il medico tanto champagne, premi e cotillon. Anche se ha fatto una cosa che non è ancora prevista dalla legge [ QUI tutti i dettagli su com'e' la legge e come vorrebbero che fosse dopo l'approvazione dell'emendamento della lega]. Anche se non c'e' solidarietà (parola tanto sbandierata in questi giorni) in un gesto del genere. Anche se è da irresponsabili spingere gli immigrati a tenersi le malattie condannandoli a morire in scantinati di fortuna. Anche se oggi è pasqua, cosa che per noi non conta niente perchè non siamo cattoliche ma per quelli della lega che si dicono cristiani dovrebbe contare qualcosa. Vorremmo proprio conoscerlo questo medico e guardarlo negli occhi e capire come può un essere umano fare questo ad un altro essere umano. Come si può giurare di curare chiunque ne abbia la necessità e poi fare una scelta sulla base della razza. Quale sarà la giustificazione questa volta. Sentirà il bisogno di giustificarsi? Cosa sta succedendo in Italia? Dov'e' finita la famosa pietas cristiana, della strafottutissima cultura cristiana che siamo costrett* a subire come si trattasse di "diritto naturale" e viene usata dai moderati reazionari per zittire il buon senso di tanti laici come noi. Dov'e' la binetti, la chiesa, tutti i cosiddetti amanti della vita. Dove sono gli ipocriti. Dove sta la pietà. guardate più spesso questo sito!!!
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/04/13/pasqua-medico-denuncia-una-donna-straniera-che-aveva-bisogno-di-cure

mercoledì 15 aprile 2009

Autogestione della miseria

La rete televisiva statunitense Fox (prop. Murdoch) insieme all'Endemol (quelli di Grande Fratello) lancia un nuovo reality: "Someone's Gotta Go", ossia "qualcuno se ne deve andare". Ogni puntata della nuova reality avrà come protagonista una piccola azienda con una quindicina di dipendenti, in difficoltà a causa della crisi. Obiettivo dello "spettacolo": il licenziamento di uno dei dipendenti, e a decidere saranno gli stessi dipendenti che avranno accesso a tutti gli archivi aziendali sui dipendenti, con informazioni sullo stipendio, cui contratti, le mansioni, e così via. L'ideatore della schifezza difende la sua creazione dicendo che "sarà un'opportunità di promuovere il potere del dipendente". Autogestione della miseria, insomma.
[fonte: http://www.huffingtonpost.com]

martedì 14 aprile 2009

4° edizione torneo antirazzista di calcio a 5

Anche quest'anno si terrà il "Torneo antirazzista di calcio a 5" presso l’impianto sportivo di via Pirandello a Villanova di Pordenone il 29/30/31 maggio 2009. L’iniziativa, nata quattro anni fa su proposta dell’associazione “Dai un calcio al razzismo”, ha riscontrato, nell’arco degli anni, un progressivo interesse da parte di molte realtà sociali, sportive e di pubblico.
La sua formula vincente è di coniugare il torneo di calcio, tifo e colore negli spalti, con momenti di convivialità e confronto attraverso la proposta di concerti musicali, dibattiti, proiezione di filmati ed esposizione di mostre ma non solo: anche l'interesse verso altri sport avrà una sua continuità grazie alla 2° edizione del Torneo di Criket.
Giunti alla 4° edizione di quest'evento, che in questi anni ha veduto realizzarsi diversi incontri in seno ad un territorio che vede una presenza molto alta di migranti (oltre 14%), vogliamo insistere nell'obiettivo di maggior coinvolgimento attivo nell'organizzazione stessa del torneo a partire dalle squadre miste e internazionali affinchè si riesca a migliorare l'incontro di culture e lo sviluppo di una solidarietà senza confini grazie ad un calcio che è prima di tutto gioco e passione.
Il Programma per quest'anno prevede per Venerdi 29 maggio dalle ore 20.00 l'apertura della manifestazione con la presenza di un ospite del mondo dello sport e il sorteggio squadre e dalle ore 21:30 la serata continua con un concerto gruppi locali; per Sabato 30 maggio dalle ore 09.00 avrà Inizio il torneo, alle ore 18.30 Spriz con personaggio dello sport e a seguire dibattito, alle ore 20.30 Concerto con gli Arbe Garbe e alle 23.00 la serata continua con soundsystem; per Domenica 31 maggio dalle ore 09.00 ci saranno le Semifinali, alle ore 14.00/15.00 inizio 2° Torneo di Criket, ore 16.00 Inizio Festa Latina, ore 18.00 ci sarà la Finale del Torneo di calcio a 5 e per le ore 19.00 la Premiazioni e il rinfresco.
Approfittiamo per comunicare l'apertura delle iscrizioni al Torneo per le squadre interessate inviando un email a info@daiuncalcioalrazzismo.org o contattando i numeri di cell. 329.0274834 - 340.5807894 e rinnoviamo a tutta la cittadinanza l'invito a partecipare.

La polizia mente sempre, ma…

un'ottimo articolo di Gennaro Carotenuto sul suo blog

Da Kabul a Strasburgo: la NATO è la guerra!

Lo Stato francese, che ha riunito a Strasburgo i capi di Stato della NATO in occasione del vertice di questa organizzazione al servizio delle politiche imperialiste, ha fatto di tutto perché la contestazione non si potesse esprimere. Da mesi, ha cercato di creare un clima di paura intorno a questa scadenza ed ha cercato di condizionare la popolazione perché accettasse il principio di uno stato d'emergenza (la creazione di vaste zone vietate ai manifestanti a Strasburgo, i controlli incessanti, l'aumento della videosorveglianza, gli arresti preventivi, il blocco dei veicoli dei manifestanti sulle strade di accesso, e così via). Ma 30.000 persone hanno affrontato questi attacchi al diritto di manifestare, manifestando sabato 4 aprile nella capitale alsaziana per denunciare la guerra della NATO in Afganistan e chiedere lo scioglimento di questa organizzazione criminale.Era proprio quello che non sopportavano le autorità francesi, che hanno fatto di tutto per provocare i manifestanti, bloccando gli accessi ai luoghi di assemblea, eliminando i trasporti pubblici per due giorni, e attaccando la manifestazione a colpi di gas lacrimogeni ancor prima della sua partenza. In seguito hanno incanalato il passaggio della manifestazione verso alcune zone spopolate e decentrate della città; poi hanno fatto di tutto per porre fine a questa mobilitazione, circondando i partecipanti, tormentandoli e gassandoli abbondantemente.Alternative Libertaire denuncia questa strategia della tensione che consiste nel mettere una città sotto assedio per suscitare un clima di terrore al fine di giustificare la violenza poliziesca. In tali condizioni, non bisogna poi meravigliarsi che una parte dei manifestanti abbia attaccato alcuni simboli dell'ordine capitalista e della polizia.Questa dimostrazione di forza, degna di uno Stato autoritario non impedirà la futura moltiplicazione delle rivolte, delle lotte e degli scioperi non solo contro un ordine che mira soprattutto a rafforzare i privilegi di una minoranza ma anche a favore di una società egualitaria dove non esistano lo sfruttamento, la discriminazione ed il dominio imperialista.Alternative Libertaire5 aprile 2009Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali
http://alternativelibertaire.org

lunedì 30 marzo 2009

dopo l'inferno di Gaza: INCONTRO CON HAGGAI MATAR-Israeliano, Refusnik, attivista di Anarchici contro il muro

DOPO L'INFERNO DI GAZA
martedì 7 aprile 2009 - ore 20.45
presso il Prefabbrikato - Villanova di Pordenone

Incontro con
HAGGAI MATAR
Israeliano, Refusniks, attivista di Anarchici contro il Muro

Il movimento dei refusniks - israeliani che rifiutano il servizio di leva - nasce nei primi anni ‘70 su impulso dell’organizzazione comunista libertaria che pubblicava la rivista “Matzpen”, un rifiuto nettamente politico. Nel corso degli anni, il movimento ha conosciuto periodi di alti e bassi, con gran parte dei refusniks dichiarando motivazioni pacifiste, oppure rifiutandosi solo di servire nei territori occupati. Ma nel 2001, a 17 anni, Haggai Matar insieme ad altri amici e compagni, obiettori di coscienza per motivi politici, avevano l’idea di dichiarare il loro rifiuto totale di prestare il servizio militare obbligatorio tramite lettera da inviare al governo. Al momento della spedizione, 62 maturandi israeliani avevano firmato la lettera, divenuta famosa nel paese con il nome “Lettera degli Maturandi”. Un anno dopo, un folto gruppo di ufficiali riservisti hanno dichiarato il loro rifiuto di servire nei territori occupati, e il movimento dei refusniks prende una nuova energia.
Matar, insieme ad altri quattro compagni, Matan Kaminer, Noam Bahat, Shimri Tzameret e Adam Maor, ha passato due anni in carcere per il suo rifiuto. Ancora oggi, molti giovani israeliani vengono imprigionati per questo “tradimento della Patria”, ma è un movimento in continua crescita. Attualmente due giovani donne israeliane sono in carcere per il rifiuto, e si prevede una nuova ondata quest’estate di altri maturandi pronti al carcere pur di non sostenere il militarismo e l’occupazione.
Haggai Matar oggi è un giornalista e ha 25 anni. E’ ancora molto attivo nel movimento antimilitarista e contro l’Occupazione, e partecipa all’iniziativa di Anarchici Contro il Muro. Fa parte del Movimento per la smilitarizzazione della società israeliana, New Profile.

infoline:
http://www.zapatapn.org
http://zapatapn.wordpress.com
info@zapatapn.org

venerdì 27 marzo 2009

Comunicato stampa: AVIANO, dal rischio all'opportunità

Ancora una strage scampata. L’incidente a Tamai di Brugnera che ha visto un F-16 in avaria della Base di Aviano sganciare due serbatoi sopra a un casolare di campagna, distruggendo parte del tetto, macchinari, spargendo sulla zona il carburante a composizione segreta, ed arrivando a pochi metri dove un bambino giocava non è che l’ennesimo che la popolazione subisce tra friuli, veneto e trentino. Nel 2007 Un F16 decollato dalla base di Aviano, precipitando, sfiorò le abitazioni di Fusine e Soramaè, piccole frazioni di Zoldo Alto, in provincia di Belluno, per poi disintegrarsi, sotto gli occhi sbalorditi dei residenti, in un bosco vicino. Un elicottero americano Black Hawk partito da Aviano precipitò in Veneto sul greto del Piave, a pochi metri dal ponte dell’autostrada, provocando la morte di alcuni militari americani. La strage non fu scampata invece nel 1998 dai 20 morti del Cermis quando un Prowler della base trancio i cavi della funivia di cavalese dove si trovavano.
In mezzo a questi gravi “effetti collaterali” come si chiamano in gergo militaresco vi sono una miriade di danni causati dall’attività della base di Aviano come l’inquinamento acustico, delle falde e dell’aria, la costruzione di alloggi e viabilità ad hoc per servizi e attività che saranno poi dismesse o comunque inservibili.
E mentre il Comando dell’aviazione USA verifica la possibilità di spostare gli F-16 in Polonia e tutti i danni, compresi i morti ammazzati, non sono di giurisdizione italiana, come si è affrettato a dire il Procuratore Delpino, a testimoniare che “tutto possono e nulla devono” si continua a subire passivamente questi giochi mortiferi invece di fare buon uso di esperienze e strumenti di partecipazione che possiamo usare già oggi.
Come Comititato Unitario contro Aviano 2000 abbiamo organizzato un convegno internazionale a cui è seguito un libro che propone esempi di come sia possibile intraprendere una conversione preventiva su più livelli, nel coinvolgimento delle popolazioni locali a primi ma determinati passi amministrativi comunali e regionali per progettare un futuro senza base cioè senza danni ambientali e senza stragi di civili e soprattutto riqualificando i lavoratori civili della base, sostenendo l’occupazione con un progetto di cittadella del fotovoltaico all’avanguardia in tempi di crsi ecologica ed economica e aumentando la qualità della vita di tutti gli abitanti.
Quando la dignità ed il coraggio prenderanno il posto della rassegnazione?
Comitato Unitario Contro Aviano 2000

mercoledì 25 marzo 2009

SALUD! di e con BEPPE CASALES

SABATO 28 MARZO 2009 - ORE 20.30
presso il Prefabbrikato di Via Pirandello, 22
Villanova - Pordenone
Teatro al Prefabbrikato
SALUD!
di e con BEPPE CASALES

Dicono – e vai tu a sapere se è vero – che Beppe Fanelli è un ingegnere di Napoli. Dicono che un giorno decide di partire per la Spagna. Perché dice che bisogna darsi una mossa. Che non si può star fermi sempre nello stesso posto. Che gli uomini hanno bisogno di incontrarsi. Beppe è uno che non capisce questa cosa del “no”. Diciamo che c’è parecchia gente che non dice mai di “no”. Non dice “no”. Insomma … ci sono alcuni momenti in cui sei incerto. Non sai bene come comportarti. Perché non sai che cosa può accadere se dici “no”. Invece se dici “sì”, beh … sai comunque che male non andrà … o per lo meno sei pronto ad incassare. Fai finta di niente, non è una cosa che ti piace, ma la vita è così, giusto? Te lo devo insegnare io? No, certo che no … e allora che fai? Dici sì, “sì”. È più semplice, più comodo … ma sì, dì di sì, finiamola qua … perché sempre a pensare che potrebbe andare meglio di così, perché sempre pensare che la vita potrebbe andare meglio di così? Così va, e basta.
Allora diciamo che Beppe Fanelli non è che non la capisce questa cosa del “no”… no … non è questo … Gli sta proprio sul cazzo questa cosa del no. Lui dice che bisogna dire “no”. Bisogna avere il coraggio di dire “no”. Dice, è semplice: dici “no”. Eh … è semplice … Non è un vero che è semplice … Lo so. Che magari chissà che pensi di Beppe … Guarda che Beppe Fanelli non è mica uno come gli altri. È un ingegnere che sa le lingue... conosce il francese, l’italiano, e il napoletano. E guarda che per uno che deve partire per la Spagna non è mica poco. [...]

martedì 24 marzo 2009

E' uscisto il numero 2 della nuova serie di ANTIPODI !!

Tema del ultimo numero è : "America oggi"
Innanzitutto il nome . Si parla di America e si dovrebbe , perlomeno parlare di Americhe . Se poi si intende U.S.A. , basta guardarsi una crtina per vedere le reali dimensioni geografiche dell'America del nord rispetto al resto.. per comprendere . Accettare il termine America significa accettare l'imperialismo economico e culturale degli USA , alpari di quelle visioni distorte e ideologizzate che fanno parte del patrimonio della "sinistra" (con i due paradossi dell'antiamericanismo e dell'innamoramento acritico) e della destra.
Il numero analizza i vari aspetti della politica interna e estera degli USA , al di fuori della rappresentazione mediatica che viene data di quel paese . Intendiamo con questo uscire dalla visione del tutto distorta di un paese , da parte di una provincia dell'impero , per analizzare in primis le questioni economiche , e poi , a seguire le contradizioni violente e feroci dell'America profonda (che non è New York..).

Sommario: Saverio Craparo "Once Obama a time..." - Maurizio Galici "Obama si Obama no" - Mauro Lombardi "Una crisi di sistema: dopo tutto sarà diverso" - Francesco Aucone "Un piedone a stelle e strisce" - Giovanni Cimbalo "L'africa val bene una messa" - John Gilbert "Intervista a cura di Adriana Dadà" - Andrea Bellucci "Camminando dalla parte selvaggia" - Silvia Francolini "Le sfumature del nero" - Michele Di Gregorio "Dagli Sweatshop ai Greengrocery , le lotte dei lavoratori immigrati del Lower East Side di New York attraverso le reti comunitarie" - Emila Morelli "Beatnik , hippie , punk:stati di libertà permanente"
Testi e poesie di Eduardo Galeano , Michael McClure , Martin Matz , Fabrizio De Andrè
Le opere di Gianni Dorrigo sono state scelte da Alessandra Borseti Venier

lunedì 23 marzo 2009

venerdì 20 marzo 2009

Sindacalismo autonomo in Algeria: l'esempio del CLA

PORDENONE CITTA’ APERTA CONTRO LA POLITICA DELL’ODIO E DELL’INTOLLERANZA

Venerdì 20 (domani) alle 18.00 a PN in piazzetta Cavour ci sarà un presidio in risposta all'aggressione al giovane gay e disabile. Ci sarà volantinaggio e microfono aperto dove interverranno tutte le realtà che lo hanno organizzato oltre ad un esponente dell'ARCIGAY-LESBICA di Pordenone.

Il pestaggio in piazza XX settembre a Pordenone di un ragazzo disabile e gay ci costringe a fare i conti con i problemi di una provincia tutt’altro che immune da discriminazioni, razzismo e intolleranza.
La nostra solidarietà al ragazzo e alla sua famiglia è motivo di riflessione rispetto ad un fatto che per la sua specificità è doppiamente raccapricciante: pestato perché omosessuale e infierito in quanto incapace di difendersi! Se questo episodio rappresenta sicuramente un aggessione dettata da un odio particolare non può però essere considerato disgiunto da altre aggressioni che da anni avvengono a Pordenone per la stessa matrice culturale che le sostiene. Nel 2008 si è concluso uno dei processi a carico di una banda di neonazisti (assolti per insufficienza di pove) che ha operato in provincia e in collusione con bande simili anche in regione, nel veneto e in trentino e che li han visti protagonisti di un aggressione e accoltellamento ai danni di 3 immigrati all’autogrill di Bolzano.
Gli stessi per anni hanno partecipato ad una sequela di aggressioni a giovani e studenti ritenuti “alternativi” anche solo dall’aspetto ed il caso più eclatante fu il sequestro ed il pestaggio di 3 ragazzi reduci da una festa al parareit (Cordenons), uno dei quali ha riportato la rottura della mascella e la fuoriuscita di un occhio dall’orbita a cui si rispose dopo una settimana con un corteo cittadino di oltre 400 persone. Aggressioni ripetute e continue mai denunciate per paura o sfiducia nei confronti della magistratura. Negli ultimi due anni tra Pordenone e Udine queste aggressioni razziste e politiche si sono moltiplicate e anche la cronoca dei quotidiani ne ha riporate diverse, basta solo cercarle: tra Maniago e Valsavone sono decine i bliz nelle piazze, nei bar o addiruttura presso le case delle vittime, come molti gli atti di vandalismo su monumenti locali dedicati alla resistenza o scritte razziste firmate con SS, celtiche e svastiche sui muri di scuole, dei palazzi della città e presso gli african-shop. Uno dei protagonisti di questa ultima infame aggressione è implicato proprio come autore di queste scritte e ci risulta quindi singolare che questura e comune di pordenone ritengano questi episodi come fatti isolati e addirittura non collegati tra loro se non nella logica di continuare a sedare le coscienze dei più affinchè l’indignazione e la solidarietà non divenga pratica diffusa e soprattutto esca dalle case, dall’omertà e riempia le piazze e le strade di questa città.
Sappiamo bene che il disagio giovanile e sociale se incontra un clima di precarietà in un periodo di grave crisi economica può generare azioni come quella avvenuta in gennaio, ma sappiamo altrettanto bene come questo avvenga se c’è un retroterra comune che canalizza questo disagio contro qualcuno: immigrati, gay, alternativi, barboni e “diversi” in genere.
E questo humus a Pordenone e in provincia non solo c’è ma è diffuso e sostenuto da anni dalla Lega Nord che fa dell’aggressione verbale contro immigrati, rom e “diversi” il proprio cavallo di battaglia, seminando diffidenza, odio e che laddove riveste cariche istituzionali non perde tempo nel trasformare queste istanze discriminanti in leggi ad hoc: dalle politiche del governo che dota i burocrati locali di strumenti di discriminazione legalizzati trasformando medici e operatori sanitari in delatori e spie, vietando le cure ai migranti e ai loro bambini senza permesso di soggiorno, alle ronde razziste, e ai divieti di parti della città per presidi e manifestazioni.
Questa politica dettata dalla paura e dal sospetto, queste pratiche da “caccia alle strege” stanno minando nel profondo interi territori, le relazioni fra gli abitanti, disgregano i legami di solidarietà, accoglienza, mutuo appoggio e aggregano attorno all’etnia, al campanilismo, all’insofferenza e al livore. I sintomi di questa anticamera di fascismo non sono solo il diffondersi di gruppuscoli neofascisti e neonazisti che si sentono legittimati e di azioni che seppur non politicizzate si manifestano veicolando gli stessi “valori” come motivazioni, sono la loro istituzionalizzazione tramite leggi locali e nazionali e non meno preoccupante è l’apatia diffusa, l’indifferenza a fronte di episodi gravi come quelli successi.
Per questo noi vogliamo rioccupare una piazza pubblica, come quella dove il ragazzo è stato picchiato, perché esiste ancora una società che non discrimina, che non odia e che sa resistere.

Coordinamento Donne, Ass.ne Immigrati, Iniziativa Libertaria, Circolo Libertario E. Zapata, Collettivo Studentesco AUT, COBAS scuola, RDB-CUB, Comitato per il 25 aprile, singoli e singole cittadine di Pordenone

giovedì 19 marzo 2009

Appello comunista anarchico contro il vertice NATO

Nell'attuale contesto di crisi, di rarefazione delle risorse naturali e energetiche, le tensioni aumentano tra i grandi poteri per il controllo della pianeta. Per rispondere a questa necessità i paesi occidentali sviluppano il loro braccio armato, la NATO, al fine di portare avanti la loro politica aggressiva ed imperialista (Afghanistan, Irak, Georgia, Ucraina, ecc.). La NATO, che festeggia i suoi sessanta anni d'esistenza, organizza il suo vertice annuale il 3 e 4 aprile sulla frontiera franco-tedesco (Strasburgo e Baden-Baden) sbandierando i vessilli della libertà, della pace e della democrazia.
Fondata nel 1949 per unire il Nord America e l'Europa Occidentale contro l'Unione Sovietica, l'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) deve trovare una nuova legittimità dopo il 1989 con il crollo del blocco dell'Est. Secondo Sarkozy e Merkel, deve prendere in conto "oltre alle questioni militari, [...] la situazione finanziaria internazionale, gli approvvigionamenti energetici o le questioni delle migrazioni"(1). La NATO diviene strumento di dominio globale del capitalismo occidentale.
Mentre le truppe della NATO incarnano un intervento imperialista in Afghanistan, come la coalizione americana in Irak, i popoli subiscono la doppia oppressione delle truppe straniere e dei governi fantocci piazzati per garantire il saccheggio delle risorse da parte delle multinazionali occidentali. Gli obiettivi della NATO sono opposti agli interessi degli/delle oppressi/e, dei loro diritti democratici; in questi paesi dominati, la NATO impedisce la possibilità di auto-organizzarsi per combattere le oppressioni e gestire democraticamente le loro risorse.
Noi combattiamo il dominio delle istituzioni internazionali (NATO, ONU, FMI, G8, G20, OMC, ecc.) che sono gli strumenti del capitalismo per rafforzare lo sfruttamento dei lavoratori, delle lavoratrici e dei popoli.
Noi facciamo appello per le manifestazioni contro la NATO in tutto il mondo e a partecipare al controvertice, nel villaggio alternativo contro la NATO da 1 al 5 aprile, al fine di contrastare le politiche bellicistiche ed imperialiste, con manifestazioni, azioni, incontri e dibattiti.
Contro il capitalismo, l'imperialismo e l'autoritarismo!Ritira delle truppe NATO in tutto il mondo!Solidarietà con i popoli oppressi!Libertà di circolazione delle persone!
Marzo 2009
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa)Alternative Libertaire (Francia)Union Communiste Libertaire (Canada)North-Eastern Federation of Anarchist-Communists (Stati Uniti)Common Cause (Canada)

1. Dichiarazione di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, 4 febbraio 2009.

domenica 4 novembre 2007

Comunicato FdCA


SCIOPERI SENZA ILLUSIONI

Ricostruire l'unità della classe lavoratrice

 

In 10 giorni 4 scioperi, manifestazioni nazionali e regionali. Sembra un autunno di lotta, ma è soprattutto un autunno di rabbia. Hanno iniziato i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego il 26 ottobre, poi quelli della scuola il 27 ottobre. I primi senza un contratto decente, entrambi a chiedere le risorse necessarie nella Finanziaria 2008 per i contratti. Alcuni milioni di lavoratori sempre più sguarniti di difese sul piano salariale ed occupazionale, che vedono saltare interi bienni di rinnovi contrattuali, che poi diventano trienni, che perdono costantemente sullo stipendio tabellare e si "arricchiscono" di voci accessorie, non pensionabili, finalizzate ad una fantomatica produttività, che da anni lavorano fianco a fianco con alcune centinaia di migliaia di colleghi precari, esternalizzati, appaltati, frutto e vittime dei processi di privatizzazione che colpiscono sia i lavoratori che i cittadini, cosiddetti utenti. Ancora una volta è stata la rabbia dei lavoratori ad animare lo sciopero più che un'inesistente intransigenza di CGIL-CISL-UIL, tanto non si rischiava nulla, né la crisi di governo paventata e brandita nei giorni del referendum sul Protocollo del 23 luglio, né una rottura di trattative.

Il 30 ottobre è la volta dei metalmeccanici. Sciopero nazionale per il contratto. Proprio la categoria che ha detto NO nel referendum sul Protocollo del 23 luglio, proprio la categoria più colpita dalla repressione nelle fabbriche, proprio la categoria che oggi vede nella FIOM una determinazione alla lotta superiore al passato, si va a misurare con un padronato tronfio ed arrogante, guidato da una Confindustria determinata a portarsi a casa tutto: dal pieno controllo sulla flessibilità e sugli orari alla riforma della contrattazione. Il salario è, appunto, una variabile conseguente. La riuscita di questo sciopero può rafforzare i lavoratori nelle trattativa, ma senza troppe illusioni; grande sarà il condizionamento dei vertici sindacali confederali su questa trattativa.

Il 9 novembre è la volta dei sindacati di base, per tutte le categorie. Uno sciopero spezzettato in tante manifestazioni regionali, in cui lo sforzo di coordinamento delle tante sigle ha prodotto questa giornata di astensione dal lavoro, ma in cui ancora una volta non vi si scorge un progetto complessivo di alternativa sindacale quanto una dimostrazione di necessaria alterità rispetto alle politiche di partneriato di CGIL-CISL-UIL.

Occorre adesso far sì che la mobilitazione si articoli e coinvolga tutta l'opposizione che viene espressa nei luoghi di lavoro, a partire da tutte quelle realtà in cui il NO al Protocollo ha avuto risultati significativi.

Lo scontro imminente sull'assetto della contrattazione in Italia, sulla struttura del salario e sulla flessibilità collegata alla produttività che produce precarizzazione diffusa, richiede la ricostruzione dell'unità dei lavoratori e delle lavoratrici, la apertura di sinergie e forme di coordinamento produttrici di alternativa, a partire dai luoghi di lavoro, dai territori, fino ad intese a livello nazionale.

E' necessario vincere la lotta salariale per incidere sulla redistribuzione della ricchezza, per portare benefici immediati alle condizioni di vita dei lavoratori. Pura illusione è quella di far crescere i salari solo tramite la riduzione del prelievo fiscale. Si tratta di condurre una grande vertenza per il salario che riguardi tutte le categorie e tutti i lavoratori a tempo indeterminato ed a tempo determinato.

Non aspettiamo la pietà del Governatore della Banca d'Italia, non abbozziamo di fronte alla carità della FIAT. Una classe lavoratrice immiserita dal punto di vista salariale è una classe che ha perso la sua autonomia ed è vittima dei ricatti e delle divisioni.

Per forti aumenti salariali intercategoriali, per le libertà sindacali, per la libertà del nostro tempo di vita.

Per l'unità dei lavoratori e delle lavoratrici.

FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
29 ottobre 2007

 

mercoledì 12 settembre 2007

UN PROTOCOLLO SULL’AUTUNNO

La situazione politico-economica alla fine dell’estate 2007 presenta diversi elementi per essere valutata come decisamente favorevole, (nonostante la recente crisi finanziaria, che verrà scaricata, come sempre, sulle spalle dei lavoratori) sia sul piano strutturale che su quello congiunturale, al sistema capitalistico italiano ed al blocco di potere interclassista, all’interno dei vincoli della Unione Europea. Non altrettanto si può dire per i movimenti di opposizione, disorientati dalle divisioni, dai verticismi e dalle ambiguità.


1. Gli obiettivi strutturali


Il risanamento dei conti pubblici, già avviato con la legge finanziaria del 2007 e confermato dal DPEF che anticipa i contenuti della legge finanziaria 2008, è uno degli obiettivi strategici del governo dell’Unione e della Confindustria, a cui vengono subordinate tutte le scelte tese a fare cassa agendo sia sulla ristrutturazione della leva fiscale che sulla ristrutturazione della spesa pubblica.


Il Protocollo del 23 luglio 2007 sulle pensioni costituisce un ulteriore elemento strutturale, che modifica profondamente il sistema previdenziale pubblico, proseguendo sul percorso della Legge Dini del 1995 ed andando ben oltre gli obiettivi della stessa Legge Maroni del 2005, ma al tempo stesso incanala l’investimento previdenziale dei lavoratori verso il mercato dei fondi pensione, rendendoli tanto “complementari” quanto necessario.


Un ulteriore dato tendente a modificare strutturalmente lo scenario dello scontro di classe riguarda lo svuotamento del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, le cui avvisaglie sono già rinvenibili in alcuni contratti nazionali di categoria firmati alle porte dell’estate (pubblico impiego e scuola; poste; chimici; alimentari…) e incombono sul contratto dei metalmeccanici e di altre categorie.


Un quarto elemento strutturale è dato dal prosieguo del processo di privatizzazione e di liberalizzazione che colpisce risorse pubbliche e collettive, trasformando la piena cittadinanza dei diritti in mera facoltà di accesso al mercato di servizi nazionali e/o locali e precarizzando il rapporto di lavoro di migliaia di dipendenti.


L’effetto combinato di queste scelte strutturali comporta:


-uno spostamento sempre più massiccio di risorse pubbliche verso il sostegno al deficit (dal 3% allo 0% sul PIL), al debito statale (da far calare del 40% pur con l’atteso rialzo dei tassi) ed all’impresa, e di contro un ritiro dello Stato dal “pubblico”


-la scomparsa del salario differito collettivo a favore dell’investimento individuale in fondi pensione


-la scomparsa del salario indiretto sociale a favore dell’investimento individuale in consumi e servizi e quindi in indebitamento (48% sulla retribuzione)


-la contrazione del salario diretto a vantaggio del salario variabile e della corresponsione di una tantum a fronte di incrementi della produttività (+2,9% nel 2006), di flessibilità, di attenuazione delle soglie di sicurezza sul posto di lavoro (incidenti e morti sul lavoro).


Insomma: forse meno irpef, certamente più orario, sicuramente meno salario fisso. Uguale più povertà e più sfruttamento (+3,1% di profitti per le 2015 maggiori imprese italiane nel 2006).


A sostegno di queste scelte, prende forma e consistenza organizzativa il ceto politico-padronal-sindacale che le ha ispirate: il Partito Democratico, destinato ad essere il campione del neoliberismo, dell’europeismo, dell’annichilimento del conflitto sociale, che usa il partneriato con le forze sindacali (che non prevede alcuna forma di controllo dei lavoratori) e, qualora non bastasse, il ricorso alla repressione ed all’emarginazione di attori sindacali sgraditi (vedi nuove regole sulla negoziazione) o di movimenti non-allineati.


2. Gli obiettivi congiunturali


Sul piano economico, il sostegno alla domanda ed al reddito previsto nel DPEF e presente in alcune parti del Protocollo del 23 luglio 2007 (decontribuzione degli straordinari e dei premi d’impresa, aumento delle pensioni minime,…), nonché un’ulteriore operazione sul fisco in finanziaria 2008 sembrano operazioni di carità sociale.


Lo stesso mantenimento dell’impianto della Legge 30 (spostando l’abolizione del lavoro a chiamata ad un decreto specifico, lo staff leasing alla contrattazione, e la reiterazione dei contratti a termine sulla presenza decisiva di un sindacalista!!) sembra rispondere ad una visione contingente ed opportunistica del mercato del lavoro, evitando rigidità –in quantità e qualità- sia sul lavoro a tempo indeterminato che su quello a tempo determinato, in base ad una cultura sempre più diffusa in campo padronale, politico e sindacale che vuole la scomparsa di questa distinzione per abolire d’ufficio la precarietà di alcuni, sostituendola con la flessibilità per tutt*.


Sul piano politico, l’azione del costituendo PD sta portando alla normalizzazione all’interno della CGIL, ma sta costringendo altresì la cosiddetta “sinistra radicale” ad un tentativo di ridefinizione di breve respiro, di carattere reattivo e residuale, privo di una progettualità che vada oltre le necessità elettorali. Al tempo stesso, il ceto politico di questa sinistra che va dal PRC al PdCI, dai Verdi a Sinistra Democratica, più le correnti di opposizione uscite da o rimaste in Rifondazione, messo all'angolo dall’espansione della cultura politico-affaristica che anima il PD, viene scientemente spinto ad occupare lo spazio di un’opposizione sociale molto più ampia e più conflittuale, con la pretesa di moderarla ed ambiguamente rappresentarla.


Il referendum sulla legge elettorale, sostenuto dallo stesso PD, funziona da acceleratore del processo di normalizzazione del quadro politico nella fase attuale.


Sempre sul piano congiunturale si pongono le non-scelte dell’Unione per quanto riguarda i lavoratori migranti, le basi militari e le missioni all’estero, l’ambiente e la laicità. Si attendono tempi più consoni, rapporti di forza più favorevoli ed oppositori più sfibrati.


3. La difficile costruzione di un’opposizione sociale e di classe dal basso, auto-organizzata ed autonoma, libertaria ed antiautoritaria


Se l’attuale situazione politico-economica non è favorevole allo sviluppo di un movimento di opposizione, resistono tuttavia situazioni ed ambiti di conflittualità che oggi si alimentano di due spinte, solo temporaneamente convergenti. La prima spinta è data da quelle forze sociali e politiche che animano le lotte e l’organizzazione di queste per costruire una alternativa al neoliberismo, la seconda spinta è data da quelle forze politiche e sociali che usano le lotte per spostare gli equilibri all’interno del governo dell’Unione ed a proprio vantaggio elettorale nonché per convogliare energie e risorse dei movimenti a sostegno della supremazia del ceto politico partitico-parlamentare di sinistra.


Se il perseguimento di un obiettivo comune è l’elemento di unità di tali movimenti, è tuttavia necessario essere consapevoli che tale unità potrebbe presto essere compromessa da scelte “moderate” di forze verticistiche e concertative.


Si tratta di una situazione che in autunno potrebbe ripetersi più volte in quegli ambiti che, dal passaggio parlamentare dell’accordo sul welfare alla presentazione della legge finanziaria, dalla riforma della contrattazione al rinnovo del contratto dei metalmeccanici, dalla TAV al Dal Molin, dalla questione energetico/ambientale a quella dei migranti, potrebbero dare luogo a mobilitazioni e scioperi, in alcuni casi già annunciati.


Il nostro compito, il compito degli/lle attivist* sindacali anarchic*, quello dei/delle libertar* antimilitarist*, degli attivist* libertar* nelle lotte ambientali e dei diritti, è ora quello di sostenere e difendere la “titolarità” ed il controllo dei soggetti interessati sulle forme organizzative, sulle forme di lotta, sulle decisioni collettive, sulla contrattazione, sui tavoli negoziali di qualsiasi tipo.


Si tratta di lavorare per ri-orientare lo sguardo verso il basso, verso i luoghi decisionali collettivi (le assemblee, i coordinamenti di delegati di base, le strutture autogestite sul territorio, …), verso le dinamiche di sviluppo e crescita della coscienza e della fiducia nella forza dei movimenti alla base, senza guardare verso l’alto alla delega al leader politico o sindacale di turno, non accettando modalità vessatorie nei momenti di consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici, che devono rimanere libere, autonome e democratiche, senza farsi condizionare dalle dinamiche proprie dei livelli dirigenti delle organizzazioni sindacali o dei partiti e ministri della sinistra, ma anche senza cadere nelle strumentalizzazioni sempre in agguato da destra e da parte dello Stato.


Si tratta di un compito difficile e di non breve durata, che richiede umiltà e nessuna scorciatoia avventuristica o autoreferenziale, si tratta di un impegno militante nei luoghi di lavoro come nel territorio, che richiede capacità propositiva per l’unità e per l’alternativa, nei metodi libertari e nei contenuti di classe.


E’ il compito storico dei comunisti anarchici. E’ il nostro compito in questi mesi.


Il Consiglio dei Delegati della FdCA


Firenze, 8 settembre 2007

IX Congresso Nazionale della FdCA

IX Congresso Nazionale della FdCA
1-2 novembre 2014 - Cingia de' Botti (CR)