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lunedì 3 dicembre 2012

Presentazione del Codice Etico per la stampa in caso di Femminicidio. Uno strumento per riflettere sui modi coi quali la stampa presenta i casi di violenza sulle donne redatto da Femminismi.


Venerdì 7 dicembre, ore 18.30, Pesaro, Biblioteca V. Bobbato (Galleria dei Fonditori 64, Centro Commerciale Miralfiore - 1° piano)
Presentazione del Codice Etico per la stampa in caso di Femminicidio.
Uno strumento per riflettere sui modi coi quali la stampa presenta i casi di violenza sulle donne redatto da Femminismi.

Introduce Monia Andreani
, Università di Urbino.
Interviene Maria Teresa Manuelli, giornalista della associazione GIULIA (Giornaliste unite libere autonome).
Aderiscono: UDI Pesaro, Donne in nero Fano, Se Non Ora Quando Pesaro, Centro Antiviolenza Pesaro. Patrocina la Provincia di Pesaro e Urbino.
Giornalisti e giornaliste sono invitati/e a partecipare, per portare testimonianze e discuterne con noi.

Abbiamo cominciato a lavorare sulla complessa tematica della violenza che sfocia nell’omicidio di una donna - come momento terminale di una spirale di odio e violenza maschile nei confronti delle donne –  perché non potevamo più sopportare questo male che attraversa la nostra società e anche il nostro territorio. Infatti anche nella nostra Provincia ci sono stati casi di omicidi di donne che noi non abbiamo dimenticato e che non possiamo dimenticare. Sofia che faceva la ballerina ed è stata uccisa a martellate dal convivente perché “non voleva cambiare vita”: era il 2008, lei aveva 21 anni. Franca aveva 53 anni, il marito è venuto da Padova per freddarla con due colpi di pistola. Varvara era moldava e aveva 45 anni, era il 2005, l’omicida aveva avuto una breve relazione con lei. Tutte e tre uccise a Fano. Mariangela aveva la sua stessa età, è stata uccisa a Urbania da un “amico” a cui aveva “detto di no”, era il 2009. Donatella aveva 36 anni, è stata uccisa dal fidanzato che “aveva paura che lei non lo amasse più” a Saltara. A San Lorenzo in Campo nel settembre del 2011 viene uccisa Gabriella, poi il caso della giovane Andrea di Cagli ad aprile di quest’anno, lei è sopravvissuta.
Abbiamo deciso di chiamare questo tipo di reato con il nome con cui è riconosciuto nel quadro giuridico internazionale – femminicidio – che è ogni reato di violenza fino all’omicidio compiuto contro una donna perché è una donna che si comporta in modo diverso da quello che un uomo pretende da lei e per questo atto di libertà quest’uomo le usa violenza (verbale, fisica, sessuale, economica). Siamo un gruppo di donne e vogliamo dare il nostro contributo per costruire una cultura di libertà per noi donne e per le donne delle generazioni future – una cultura in cui una donna possa immaginare la sua felicità senza essere per forza sottoposta alla tutela o al giudizio di un uomo o di più uomini, una cultura di solidarietà tra donne e di solidarietà con gli uomini che rispettano le donne.
Siamo convinte che per spezzare il circolo continuo di violenza in questi anni, è importante promuovere una comunicazione che abbia il coraggio di dire quello che accade nei casi di violenza maschile contro le donne, quindi che abbia il coraggio civile di non alimentare elementi giustificatori o promuovere in qualunque modo una cultura che attenui il senso di gravità della violenza compiuta dagli uomini contro la vita e la libertà delle donne.
Il Codice Etico è una nostra proposta da discutere e condividere – un documento in sei punti redatto a partire da una disamina del materiale bibliografico internazionale e in particolare dal codice pubblicato da Zero Tolerance.

Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino.
http://femminismi.wordpress.com

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