Novità editoriali dalla FdCA !!
I Quaderni di Alternativa Libertaria
Il Comunismo Libertario e il regime di transizione Christiaan Cornelissen €4,00
Nestor McNab (a cura di), Manifesto del Comunismo Libertario. Georges Fontenis e il movimento anarchico francese, Centro Documentazione Franco Salomone, Fano 2011
Gli anarchici di piazza UmbertoLa sinistra libertaria a Bari negli anni '70 - di Luca Lapolla , pubblicato dall'Associazione Alternativa Libertaria per conto del Centro Documentazione Franco Salomone, Fano (PU), settembre 2011.
ISBN: 978-88-906411-0-7
271 pp
per maggiori informazioni
http://fdca.it/stampa/novita1011.htm
„La parola comunismo fin dai più antichi tempi significanon un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale mododi ragionare, ma un sistema di completa e radicaleriorganizzazione sociale sulla base della comunione deibeni, del godimento in comune dei frutti del comunelavoro da parte dei componenti di una società umana,senza che alcuno possa appropriarsi del capitale socialeper suo esclusivo interesse con esclusione o danno dialtri.“ Luigi Fabbri
per giulio
venerdì 30 dicembre 2011
mercoledì 28 dicembre 2011
NO AL GOVERNO DI CONFINDUSTRIA, BANCHE E VATICANO
COMITATO NO DEBITO Sinistra Piave
VENERDI 30 dicembre , MATTINA al mercato di CONEGLIANO IN VIA VITTORIO EMANUELE (vicino Bar Alpago) gazebo e volantinaggio contro la manovra Monti e il governo delle banche.
NON MANCARE!
comitatoconegliano@yahoo.it Cell. 339 7203900 - 3397769912
VENERDI 30 dicembre , MATTINA al mercato di CONEGLIANO IN VIA VITTORIO EMANUELE (vicino Bar Alpago) gazebo e volantinaggio contro la manovra Monti e il governo delle banche.
NON MANCARE!
comitatoconegliano@yahoo.it Cell. 339 7203900 - 3397769912
lunedì 26 dicembre 2011
NOI CREDEVAMO su rai3 il 30 dicembre ore 21
«NOI CREDEVAMO»
Finalmente la versione integrale del film di Mario Martone «NOI CREDEVAMO» sarà trasmessa da RAI3 venerdì 30 dicembre 2011 dalle ore 21,05 alle ore 0,20.
Tra i protagonisti del film, che dura oltre tre ore, e molte scene sono state girate nel Cilento, anche dei rivoluzionari cilentani che partendo dalla rivolta del 1828 percorrono l'Italia e l'Europa, incontrando Mazzini, Garibaldi, realizzando l'attentato contro Napoleone III a Parigi, ecc.
La sceneggiatura del film prende le mosse dai libri di Giuseppe Galzerano «Le Memorie di Antonio Galotti e la rivolta del Cilento del 1828» e «I Capozzoli e la rivolta del Cilento del 1828», pubblicati dall'Editore Galzerano, il primo, nel 1998 e il secondo nel 2003; e poi prosegue con il libro di Anna Banti «Noi credevamo», pubblicato dall'Editore Mondadori nel 1967.
Nel film, nelle prime scene Giuseppe Galzerano interpreta il personaggio di Antonio Galotti.
Nelle edicole e nelle librerie sarà in vendita anche il dvd con la versione integrale.
Giuseppe Galzerano editore http://galzeranoeditore.blogspot.com/
(tel. 0974.62028)
Finalmente la versione integrale del film di Mario Martone «NOI CREDEVAMO» sarà trasmessa da RAI3 venerdì 30 dicembre 2011 dalle ore 21,05 alle ore 0,20.
Tra i protagonisti del film, che dura oltre tre ore, e molte scene sono state girate nel Cilento, anche dei rivoluzionari cilentani che partendo dalla rivolta del 1828 percorrono l'Italia e l'Europa, incontrando Mazzini, Garibaldi, realizzando l'attentato contro Napoleone III a Parigi, ecc.
La sceneggiatura del film prende le mosse dai libri di Giuseppe Galzerano «Le Memorie di Antonio Galotti e la rivolta del Cilento del 1828» e «I Capozzoli e la rivolta del Cilento del 1828», pubblicati dall'Editore Galzerano, il primo, nel 1998 e il secondo nel 2003; e poi prosegue con il libro di Anna Banti «Noi credevamo», pubblicato dall'Editore Mondadori nel 1967.
Nel film, nelle prime scene Giuseppe Galzerano interpreta il personaggio di Antonio Galotti.
Nelle edicole e nelle librerie sarà in vendita anche il dvd con la versione integrale.
Giuseppe Galzerano editore http://galzeranoeditore.blogspot.com/
(tel. 0974.62028)
martedì 20 dicembre 2011
Alfa Romeo di Arese:Provocatori in azione.Nella notte i soliti “ignoti” rubano e distruggono alla tenda dei licenziati e alla portineria.
http://www.slaicobas.it/fiat-alfa-romeo-arese/3005-alfa-romeo-di-arese-provocatori-in-azione-nella-notte-i-soliti-ignoti-rubano-e-distruggono-.html
SLAI COBASSindacato dei lavoratori autorganizzati intercategorialeSede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D'Arco NA / Tel. 081 8037023Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529
SLAI COBASSindacato dei lavoratori autorganizzati intercategorialeSede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D'Arco NA / Tel. 081 8037023Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117Sede Alfa Romeo Viale Luraghi Telefax 0244428529
COMUNICATO COMMISSIONE SINDACALE FdCA
"Con i lavoratori, contro la cancellazione dei diritti, per rilanciare la lotta sindacale"
Commissione Sindacale FdCA
Cremona, 17 dicembre 2011
presso il CSA Kavarna, via Maffi, Cremona
CLICCA QUI :
http://www.fdca.it/organizzazione/commissioni/csind-171211-documentofinale.htm
Commissione Sindacale FdCA
Cremona, 17 dicembre 2011
presso il CSA Kavarna, via Maffi, Cremona
CLICCA QUI :
http://www.fdca.it/organizzazione/commissioni/csind-171211-documentofinale.htm
lunedì 19 dicembre 2011
domenica 18 dicembre 2011
A SUD DI LAMPEDUSA proiezione e dibattito
I camion che attraversano il deserto del Teneré; le agenzie di viaggio che da Agadez, nel nord del Niger, organizzano i passaggi; ma soprattutto i rimpatri coatti effettuati dalla Libia sotto le pressioni europee.Questo film racconta la faccia nascosta di un'emigrazione di cui noi spesso vediamo solo l'ultima tappa, lo sbarco nell'isola di Lampedusa.Chi sono questi candidati all'emigrazione? Da dove vengono? E soprattutto, perché emigrano? Girato nel deserto del Sahara nel maggio del 2006, “A Sud di Lampedusa” racconta il vissuto di questi africani in fuga dai loro paesi, per scelta, per disperazione o semplicemente per voglia di avventura.-E' difficile viaggiare con questi camion?- Per noi non è tanto difficile, perchè in qualche modo ci siamo abituati. Ma per qualcuno che lo fa per la prima volta, può essere molto difficile. Un camion serve a trasportare merci, non esseri umani...Cittadino nigerino in viaggio attraverso il deserto
A sud di Lampedusa è un video girato nel deserto del Sahara nel maggio 2006 e realizzato da Andrea Segre in collaborazione con Stefano Liberti e Ferruccio Pastore. Gli autori, con esso, ci consentono di avvicinarci ad una realtà umana di cui in genere conosciamo – ma ‘conoscere’ è un termine forte - solo l’epilogo sulle spiagge di Lampedusa.
PROIEZIONE E DIBATTITO ORGANIZZATI DAL COMITATO PER IL SUPERAMENTO DELLA CRISI DI CONEGLIANO
LUNEDI 19 DICEMBRE ore 20:30 presso INFORMAGIOVANI AL BISCIONE di CONEGLIANO
piazzale ZOPPAS presso stazione delle corriere adiacente stazione ferroviaria Presenterà il filmato un portavoce dei profughi dalla Libia di SuseGhana
A sud di Lampedusa è un video girato nel deserto del Sahara nel maggio 2006 e realizzato da Andrea Segre in collaborazione con Stefano Liberti e Ferruccio Pastore. Gli autori, con esso, ci consentono di avvicinarci ad una realtà umana di cui in genere conosciamo – ma ‘conoscere’ è un termine forte - solo l’epilogo sulle spiagge di Lampedusa.
PROIEZIONE E DIBATTITO ORGANIZZATI DAL COMITATO PER IL SUPERAMENTO DELLA CRISI DI CONEGLIANO
LUNEDI 19 DICEMBRE ore 20:30 presso INFORMAGIOVANI AL BISCIONE di CONEGLIANO
piazzale ZOPPAS presso stazione delle corriere adiacente stazione ferroviaria Presenterà il filmato un portavoce dei profughi dalla Libia di SuseGhana
SOFFIA, SOFFIA ... IL FUOCO AVVAMPA E I POMPIERI SBAGLIANO ESTINTORE
Questa volta non è una metafora, perché il fuoco è stato realmente appiccato, il 10 dicembre in un campo ROM di Torino; come alcuni giorni dopo, a Firenze, si è fatto fuoco su delle persone vere, anche se per molti erano solo dei pezzi di carne sgradevoli alla vista, avevano un nome Samb Modou e Diop Mor e una vita. Il circo mediatico ha subito emesso la sua sentenza, relegando il tutto a concetti astratti come "insana rabbia" e "follia". Un analisi approfondita avrebbe messo nei guai molti, troppi. Si sarebbe dovuto spiegare perché da anni le autorevoli "fonti di informazione" gonfiano oltre modo ogni fatto che ha odore di immigrato, anzi di non occidentale, mentre celano, mascherano ma soprattutto attutiscono ogni singolo caso di razzismo; perché permettono al fascistoide di turno di fomentare la paura, di attrarre la nostra frustrazione su quel bastardo che "ci ruba il lavoro", che "occupa le nostre case popolari", che "è pieno di privilegi" e che "sta portando nel baratro il nostro sistema sanitario". La nostra Regione infatti, da quando ha chiuso l'ambulatorio per i clandestini, ha ottenuto un così elevato risparmio da NON potersi permettere di togliere la tassa nazionale sul ticket sanitario, come inizialmente promesso. E' troppo comodo descrivere il camerata Borghezio come una nota folkloristica, a cui si deve rispondere con una nota di sdegno sì, ma misurata. E' troppo comodo considerare Casseri come "il pazzo omicida/suicida di Firenze" per ridare nuovamente forza e legalità a Casa Pound, che per questo ha preso lo "stimato studioso" Casseri, che partecipava attivamente con la pubblicazione di articoli, saggi antisemiti e biografie di nazifascisti, e lo ha buttato nel cesso retrocedendolo da "intellettuale d'area" a "isolato simpatizzante". Quei "bravi ragazzi" di Casa Pound possono continuare così la loro azione filantropica di revisionismo storico, xenofobia, pestaggi e devastazioni. Del resto sono in buona compagnia, numerose sono le associazioni culturali che rivendicano la libertà di far parlare dei castroni ignoranti come il, per fortuna estinto, sig. Pirina; ancor più numerosi sono gli uomini volenterosi che "ripuliscono" i nostri quartieri dalla "feccia" multicolore. Alcuni poi si mettono la maschera di "esasperati" per buttare molotov su dei lavoratori regolari che mandano i loro figli a scuola e che hanno molte colpe, tra cui quella di vivere in una roulotte, in un posto isolato, spesso senza acqua ed energia elettrica, come è successo a Torino. Gli immigrati morti in Italia sono indistintamente seppelliti sotto la coltre del cordoglio: il cordoglio della Politica, il cordoglio delle Istituzioni! La stessa politica e le stesse istituzioni che attraverso le "leggi" e le "forze dell'ordine" ogni giorno fermano, minacciano e picchiano molti stranieri, colpevoli anche solo di non avere un documento. Che perpetuano la segregazione nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Che speronano e affondano i "barconi", come è successo nel marzo del 1997, provocando l'annegamento di 108 profughi. Che fanno finta di accogliere i richiedenti asilo politico e in realtà ingrassano l'albergatore di turno. Che fanno coincidere, senza diritto di replica, il licenziamento o l'assenza temporanea di lavoro con l'espulsione dai "sacri confini della patria", meglio se si è stati tanti anni in Italia, così in un sol colpo si fotte l'integrazione e, soprattutto, i contributi: l'INPS, democraticamente, ringrazia! Se vivessimo in un mondo capovolto in cui si rispettassero i "modi di vivere e di pensare diversi", purché non lesivi della dignità e della libertà dell'altro; forse la politica e i suoi cani da guardia e di "intrattenimento", si occuperebbero della realtà. Quella realtà che ci vede faticare a fine mese, che vuole per l'ennesima volta immolare i nostri diritti solo per ingrassare le tasche già straboccanti dei padroni. L'equazione non è immigrato = delinquente ma meno salari, pensioni, servizi e diritti = più milioni di euro investiti in opere mastodontiche inutili, più soldi per le spese militari, più privilegi per i pochi e soliti noti, politici industriali banchieri o faccendieri che siano. Questo dovrebbe portare al gesto inconsulto, al raptus folle. L'unico estintore efficace per spegnere una volta per tutte la nostra rabbia, le nostre frustrazioni il nostro malessere costante è quello di scendere in piazza per autorganizzarsi e lottare senza compromessi contro questa società, il suo finto benessere, le sue istituzioni, il suo sistema economico e soprattutto i suoi strafottuti "confini geopolitici".
Noi siamo specie che razza non è!
INIZIATIVA LIBERTARIA Pordenone
Noi siamo specie che razza non è!
INIZIATIVA LIBERTARIA Pordenone
venerdì 16 dicembre 2011
Francesco è libero!
Francesco è libero!
È UFFICIALE: LE AUTORITÀ DI NYALA HANNO CONFERMATO DEFINITIVAMENTE LA NOTIZIA DELLA LIBERAZIONE DI FRANCESCO AZZARÀ
http://www.emergency.it/index.html
È UFFICIALE: LE AUTORITÀ DI NYALA HANNO CONFERMATO DEFINITIVAMENTE LA NOTIZIA DELLA LIBERAZIONE DI FRANCESCO AZZARÀ
http://www.emergency.it/index.html
giovedì 15 dicembre 2011
Un tempo si sarebbe chiamato fascismo
Comunicato Segreteria Nazionale FdCA
Un tempo si sarebbe chiamato fascismo. Non quello che comunemente viene ricordato come l'artefice della guerra mondiale e delle imprese coloniali, e neanche quello quello folcloristico e ormai quasi estetizzato da sessanta anni di marketing neoliberale, ma quello che viene analizzato secondo un sano e mai superato metodo materialista.
In anni non sospetti diversi autori hanno avuto un approccio corretto al fenomeno, da punti di vista diversi ma con la stessa onestà intellettuale, ad esempio Karl Polanyi, che non ha esitato a riconoscere nella crisi economica (e del debito) dovuta agli sforzi bellici dell'imperialismo statuale, la risposta autoritaria del capitale sulle rivendicazioni di giustizia sociale del proletariato, capitale che nella sua forma liberale ha condotto la classe media ad un sostegno aperto e incondizionato al fascismo.
continua sul sito
http://www.fdca.it/antifa/untempo.htm
Un tempo si sarebbe chiamato fascismo. Non quello che comunemente viene ricordato come l'artefice della guerra mondiale e delle imprese coloniali, e neanche quello quello folcloristico e ormai quasi estetizzato da sessanta anni di marketing neoliberale, ma quello che viene analizzato secondo un sano e mai superato metodo materialista.
In anni non sospetti diversi autori hanno avuto un approccio corretto al fenomeno, da punti di vista diversi ma con la stessa onestà intellettuale, ad esempio Karl Polanyi, che non ha esitato a riconoscere nella crisi economica (e del debito) dovuta agli sforzi bellici dell'imperialismo statuale, la risposta autoritaria del capitale sulle rivendicazioni di giustizia sociale del proletariato, capitale che nella sua forma liberale ha condotto la classe media ad un sostegno aperto e incondizionato al fascismo.
continua sul sito
http://www.fdca.it/antifa/untempo.htm
Salviamo il paesaggio Vittorio Veneto 16.12.2011
Salviamo il Paesaggio
Stop al consumo di Territorio
Ne parliamo con due scrittori
INCONTRO DIBATTITO
Con presentazione Appello Nazionale Salviamo il Paesaggio
VENERDI' 16 dicembre Ore 20,45
Biblioteca Civica di Vittorio Veneto
• Negli ultimi 30 anni abbiamo cementificato un quinto dell’Italia, circa 6 milioni di ettari.
• In Italia ci sono 10 milioni di case vuote,eppure si continua a costruire.
• I suoli fertili sono una risorsa preziosissima e non rinnovabile. E li stiamo perdendo per sempre.
NADIA BREDA
Dopo Palù ha pubblicato il suo ultimo lavoro
Bibo. Dalla palude ai cementi. Una storia
esemplare. Cisu Editore 2011
MATTEO MELCHIORRE
Ha appena pubblicato La Banda della superstrada
Menadora-Anzù (con vaneggiamenti
sovversivi). Laterza editore. 2011
descrizione del libro :
Ma è mai possibile che debbano costruirla proprio qua, sotto ai miei occhi? Non è che sia un male peggiore di altri, ma a me non va giù. Passerà di qua, dico, la SS 50 bis/var e verrà costruita dal niente. Cose turpi, inimmaginabili, oblique. Superstrada cane carnefice tu non dovrai avere vita facile, tu avrai in me un fiero oppositore, tu avrai addosso i miei occhi tutti i giorni. Non ti perderò di vista. Giuro morissi: da oggi a quando ti percorreranno i camion non me ne scapperà una. La costruzione della superstrada io l'ho vista iniziare in una giornata di sole finissimo. Annoto la data: 26 aprile 2004." Da quel giorno l'autore e un gruppo di amici decidono di fondare una banda che impedisca la realizzazione del progetto: tirano giù reti di plastica che cingono il cantiere, scrivono sul cemento, tagliano i lacci di filo di ferro che tengono le gabbie dei tondini, arrivano anche a usare le molotov e a farsi sorprendere dai carabinieri con bombolette spray esaurite. Ma soprattutto inventano un finto patrimonio archeologico da tutelare, inviando ai giornali foto di chiodi arrugginiti. Matteo Melchiorre racconta la sua storia di sei anni di riunioni e bevute al bar per decidere che fare, di ritagli di giornale, di inchieste e fotografie, di comitati territoriali, di appalti e subappalti, di avventure e disavventure fino all'apertura della strada, avvenuta di notte senza colpo ferire.
Comitato Salviamo il Paesaggio
con il sostegno di Libreria Fenice e Libreria Il Punto
Tutti sono invitati a partecipare liberamente
Stop al consumo di Territorio
Ne parliamo con due scrittori
INCONTRO DIBATTITO
Con presentazione Appello Nazionale Salviamo il Paesaggio
VENERDI' 16 dicembre Ore 20,45
Biblioteca Civica di Vittorio Veneto
• Negli ultimi 30 anni abbiamo cementificato un quinto dell’Italia, circa 6 milioni di ettari.
• In Italia ci sono 10 milioni di case vuote,eppure si continua a costruire.
• I suoli fertili sono una risorsa preziosissima e non rinnovabile. E li stiamo perdendo per sempre.
NADIA BREDA
Dopo Palù ha pubblicato il suo ultimo lavoro
Bibo. Dalla palude ai cementi. Una storia
esemplare. Cisu Editore 2011
MATTEO MELCHIORRE
Ha appena pubblicato La Banda della superstrada
Menadora-Anzù (con vaneggiamenti
sovversivi). Laterza editore. 2011
descrizione del libro :
Ma è mai possibile che debbano costruirla proprio qua, sotto ai miei occhi? Non è che sia un male peggiore di altri, ma a me non va giù. Passerà di qua, dico, la SS 50 bis/var e verrà costruita dal niente. Cose turpi, inimmaginabili, oblique. Superstrada cane carnefice tu non dovrai avere vita facile, tu avrai in me un fiero oppositore, tu avrai addosso i miei occhi tutti i giorni. Non ti perderò di vista. Giuro morissi: da oggi a quando ti percorreranno i camion non me ne scapperà una. La costruzione della superstrada io l'ho vista iniziare in una giornata di sole finissimo. Annoto la data: 26 aprile 2004." Da quel giorno l'autore e un gruppo di amici decidono di fondare una banda che impedisca la realizzazione del progetto: tirano giù reti di plastica che cingono il cantiere, scrivono sul cemento, tagliano i lacci di filo di ferro che tengono le gabbie dei tondini, arrivano anche a usare le molotov e a farsi sorprendere dai carabinieri con bombolette spray esaurite. Ma soprattutto inventano un finto patrimonio archeologico da tutelare, inviando ai giornali foto di chiodi arrugginiti. Matteo Melchiorre racconta la sua storia di sei anni di riunioni e bevute al bar per decidere che fare, di ritagli di giornale, di inchieste e fotografie, di comitati territoriali, di appalti e subappalti, di avventure e disavventure fino all'apertura della strada, avvenuta di notte senza colpo ferire.
Comitato Salviamo il Paesaggio
con il sostegno di Libreria Fenice e Libreria Il Punto
Tutti sono invitati a partecipare liberamente
martedì 13 dicembre 2011
Il libro Canto Anarchico in Italia
Il Centro di documentazione Anarchico di Padova presenta
Il libro Canto Anarchico in Italia
interverranno Franco Schirone e Santo Catanuto.
Il 17 dicembre alle ore 17in via cornaro 1 (aula B) all'ex-macello.
Vi aspettiamo numerosi con canti e balli anarchici, vino e castagne.
La serata sarà dedicata alla raccolta fondi per il giornale Germinal.
Il libro Canto Anarchico in Italia
interverranno Franco Schirone e Santo Catanuto.
Il 17 dicembre alle ore 17in via cornaro 1 (aula B) all'ex-macello.
Vi aspettiamo numerosi con canti e balli anarchici, vino e castagne.
La serata sarà dedicata alla raccolta fondi per il giornale Germinal.
Nabi Salih, morte di una lanciatore di pietre
Mustafa Tamimi lanciava pietre. Senza nessuna apologia ed a volte senza nessuna paura. Non lo ha fatto solo quel giorno e non lo faceva nemmeno tutti i venerdì. Si celava il viso. Non per paura della galera, che aveva già avuto modo di conoscere dall'interno, ma per preservare la sua libertà, per poter continuare a lanciare pietre e resistere al furto della sua terra. Ed ha continuato a farlo fino al momento della sua morte. ----Il giornale britannico The Daily Telegraph, riporta una dichiarazione presa dal profilo twitter del portavoce del Comando Militare Meridionale israeliano in risposta ai resoconti sulla morte di Tamini: "A cosa stava pensando mentre correva dietro ad una jeep in movimento mentre lanciava pietre se non al fallimento." Così, semplicemente e beffardamente, il portavoce ha spiegato perchè Tamini era da biasimare per la sua stessa morte.
Mustafa Tamimi, del villaggio di Nabi Saleh - figlio di Ikhlas ed Abd al-Razak, fratello di Saddam e Ziad, dei gemelli Oudai e Louai e di sua sorella Ola - è stato colpito alla testa da breve distanza durante la manifestazione di venerdì 9 dicembre. Ore più tardi, alle 9.21 di sabato, è morto per le ferite riportate. Una granata di lacrimogeno gli è stata sparata contro da una distanza di pochi metri da una jeep militare corazzata. Non è stata la paura ad armare la mano di chi lo ha colpito. Chi ha infilato la canna del fucile attraverso la porta del veicolo corazzato ed ha sparato, lo ha fatto con chiaro intento. Il tiratore è un soldato. La sua identità rimane sconosciuta e forse non sapremo mai il suo nome. E forse è meglio così. Identificarlo e punirlo servirebbe solo a coprire i crimini di un intero sistema. Come se l'ndifferente cittadino israeliano, il sergente, il comandante della compagnia, il comandante del battaglione, il comandante di brigata, il comandante di divisione, il ministro della difesa ed il primo ministro non avessero preso parte alla sparatoria.
E allora è proprio come dice il portavoce dell'esercito. Mustafa è morto perchè tirava pietre; è morto perchè osava dire una verità, con le sue mani, in un posto in cui la verità è proibita. Qualsiasi discussione sulle modalità della sparatoria, sulla sua legalità e sull'ordine di aprire il fuoco, presuppone un padrone di casa a cui è impedito di poter cacciare l'invasore. Infatti l'invasore è autorizzato a sparare sul padrone di casa.Il corpo di Mustafa giace senza vita perchè egli ha avuto il coraggio di lanciare pietre nel giorno del 24° anniversario della Prima Intifada, che ha generato i bambini palestinesi delle pietre. Suo fratello Oudai è rinchiuso nel carcere di Ofer e non gli è stato permesso di poter partecipare ai funerali, perchè anche lui è uno che aveva osato lanciare pietre. Ed a sua sorella non è stato permesso di potergli stare accanto negli ultimi istanti, e non perchè fosse sospettata di aver lanciato pietre, ma solo perchè lei è una donna palestinese.Mustafa era un uomo coraggioso, ucciso perchè lanciava pietre e non aveva paura dei soldati armati e seduti al sicuro nelle loro jeep militari corazzate. Il giorno in cui è morto Mustafa, la valle è stata attraversata da un silenzio il cui gelo era inferiore solo agli striduli lamenti della madre di Mustafa, che si levavano di tanto in tanto.Migliaia di lanciatori di pietre hanno partecipato al funerale. E' stato deposto nella tomba di famiglia e le pietre hanno ricoperto il suo corpo. I soldati stazionavano all'ingresso del villaggio. Ma nemmeno l'angoscia ed il dolore della separazione sono manifestazioni tollerabili per l'esercito. I soldati erano pronti a sparare lacrimogeni sui partecipanti al funerale mentre ritornavano a casa. Mentre il soldato che ha colpito Mustafa è a piede libero, sei manifestanti sono finiti dietro le sbarre.Mustafa, camminiamo dietro il tuo corpo con il capo chino e gli occhi pieni di lacrime. Ci sei caro, perchè sei morto lanciando pietre e noi no.
Jonathan Pollak*
Articolo già pubblicato in Haaretz.com on-line, 13.12.11.
L'autore è uno dei fondatori di Anarchici Contro il Muro e portavoce del Comitato dei comitati popolari di base della Cisgiordania.
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali - www.fdca.it)
Related Link: http://awalls.org
Mustafa Tamimi, del villaggio di Nabi Saleh - figlio di Ikhlas ed Abd al-Razak, fratello di Saddam e Ziad, dei gemelli Oudai e Louai e di sua sorella Ola - è stato colpito alla testa da breve distanza durante la manifestazione di venerdì 9 dicembre. Ore più tardi, alle 9.21 di sabato, è morto per le ferite riportate. Una granata di lacrimogeno gli è stata sparata contro da una distanza di pochi metri da una jeep militare corazzata. Non è stata la paura ad armare la mano di chi lo ha colpito. Chi ha infilato la canna del fucile attraverso la porta del veicolo corazzato ed ha sparato, lo ha fatto con chiaro intento. Il tiratore è un soldato. La sua identità rimane sconosciuta e forse non sapremo mai il suo nome. E forse è meglio così. Identificarlo e punirlo servirebbe solo a coprire i crimini di un intero sistema. Come se l'ndifferente cittadino israeliano, il sergente, il comandante della compagnia, il comandante del battaglione, il comandante di brigata, il comandante di divisione, il ministro della difesa ed il primo ministro non avessero preso parte alla sparatoria.
E allora è proprio come dice il portavoce dell'esercito. Mustafa è morto perchè tirava pietre; è morto perchè osava dire una verità, con le sue mani, in un posto in cui la verità è proibita. Qualsiasi discussione sulle modalità della sparatoria, sulla sua legalità e sull'ordine di aprire il fuoco, presuppone un padrone di casa a cui è impedito di poter cacciare l'invasore. Infatti l'invasore è autorizzato a sparare sul padrone di casa.Il corpo di Mustafa giace senza vita perchè egli ha avuto il coraggio di lanciare pietre nel giorno del 24° anniversario della Prima Intifada, che ha generato i bambini palestinesi delle pietre. Suo fratello Oudai è rinchiuso nel carcere di Ofer e non gli è stato permesso di poter partecipare ai funerali, perchè anche lui è uno che aveva osato lanciare pietre. Ed a sua sorella non è stato permesso di potergli stare accanto negli ultimi istanti, e non perchè fosse sospettata di aver lanciato pietre, ma solo perchè lei è una donna palestinese.Mustafa era un uomo coraggioso, ucciso perchè lanciava pietre e non aveva paura dei soldati armati e seduti al sicuro nelle loro jeep militari corazzate. Il giorno in cui è morto Mustafa, la valle è stata attraversata da un silenzio il cui gelo era inferiore solo agli striduli lamenti della madre di Mustafa, che si levavano di tanto in tanto.Migliaia di lanciatori di pietre hanno partecipato al funerale. E' stato deposto nella tomba di famiglia e le pietre hanno ricoperto il suo corpo. I soldati stazionavano all'ingresso del villaggio. Ma nemmeno l'angoscia ed il dolore della separazione sono manifestazioni tollerabili per l'esercito. I soldati erano pronti a sparare lacrimogeni sui partecipanti al funerale mentre ritornavano a casa. Mentre il soldato che ha colpito Mustafa è a piede libero, sei manifestanti sono finiti dietro le sbarre.Mustafa, camminiamo dietro il tuo corpo con il capo chino e gli occhi pieni di lacrime. Ci sei caro, perchè sei morto lanciando pietre e noi no.
Jonathan Pollak*
Articolo già pubblicato in Haaretz.com on-line, 13.12.11.
L'autore è uno dei fondatori di Anarchici Contro il Muro e portavoce del Comitato dei comitati popolari di base della Cisgiordania.
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali - www.fdca.it)
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